Basovizza

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Basovizza
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Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: Italia
Regione:
Friuli-Venezia Giulia
Provincia:
stemma Trieste
Comune:
Trieste
Coordinate: 45°39′N 13°50′E / 45.64444, 13.83556Coordinate: 45°39′N 13°50′E / 45.64444, 13.83556
Altitudine: 377 m s.l.m.
Superficie: km²
Abitanti:
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Giorno festivo:
Pref. telefono: 040 CAP: 34012
Frazione
Posizione della frazione sulla mappa dell'Italia
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Basovizza (Bazovica in sloveno) è una frazione del comune di Trieste, nella zona nord-est, sull'altopiano del Carso, a 377 metri di altitudine. È abitata prevalentemente da appartenenti alla comunità linguistica slovena.

Uno degli edifici più pregevoli della frazione è la chiesa di Santa Maria Maddalena Penitente costruita nel 1857 al posto del precedente edificio di culto, del 1335.

Nei pressi della località, oltre alla tristemente famosa foiba, si trova un monumento che ricorda quattro antifascisti sloveni condannati a morte dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato nel 1930.

Indice

[modifica] La foiba

La cosiddetta foiba di Basovizza è nella realtà il pozzo minerario Šoht, scavato all'inizio del XX secolo per l'estrazione del carbone e poi abbandonato per la sua improduttività.

[modifica] L'infoibamento

Il monumento in onore delle vittime delle foibe situato vicino alla cava di Basovizza

Secondo la versione accettata dalla quasi totalità degli storici e da tutti i rappresentanti delle istituzioni politiche italiane, nel maggio 1945 vi venne occultato un numero imprecisato di cadaveri di prigionieri, militari e civili uccisi dall'esercito jugoslavo. Storici come Raoul Pupo, Roberto Spazzali, e Guido Rumici sostengono che è impossibile calcolare il numero esatto dei corpi infoibati.

Questa tesi è sostenuta anche dalla documentazione raccolta dagli alleati anglo-americani oltre che dalle testimonianze del parroco di S. Antonio in Bosco, don Malalan, e di Corgnale, don Virgil Šček. Le due testimonianze riferivano di processi lampo (a loro dire regolari) di agenti dell'Ispettorato locale e di militari, anche tedeschi, tenuti dall'armata jugoslava.

Tale tesi si appoggia anche sulla considerazione che il pozzo minerario prima del 1945 era profondo 228 metri, mentre dopo il 1945 i metri erano diventati 198, per cui si hanno 250 metri cubi riempiti con materiali che, secondo questa interpretazione, erano corpi umani.

Le autorità italiane quando firmarono il trattato di Parigi (1947) presentarono ufficialmente un documento con queste testimonianze del massacro.

[modifica] La tesi negazionista

La tesi della fossa comune è comunque contestata da una parte nettamente minoritaria di ricercatori. Questa stessa critica contesta fortemente le testimonianze maggiori portate a sostegno della tesi opposta in quanto si sostiene furono testimonianze "non oculari" dell'esecuzione, ma solo del processo. Le persone identificate dai due parroci come "infoibate" a Basovizza, secondo la documentazione jugoslava, risultavano però essere state giustiziate nei territori interni della Slovenia, oppure risultavano essere morte in prigionia a Borovnica.

Secondo la giornalista Claudia Cernigoi (ex esponente del Partito della Rifondazione Comunista) un rapporto dell'esercito alleato del 24 luglio 1945 affermerebbe che in uno scavo della foiba erano stati trovati solo alcuni resti umani. Inoltre nel 1954 sarebbero stati effettuati degli scavi nel pozzo che, pare, abbiano raggiunto la profondità di 225 metri senza rilevare la presenza di resti umani nella cavità.

[modifica] Lo stato attuale

Le autorità amministrative, comunque, non permettono ancora un'adeguata ispezione della cavità anche perché tra il 1954 e il 1957 la cosiddetta foiba venne adibita a discarica comunale e sui 500 metri cubi della discordia ci sono diverse decine di metri di detriti vari, infatti nel 1957 il pozzo era diventato profondo solo 135 metri rispetto ai 198 metri del 1945.

Nel 1980 la foiba è stata riconosciuta come monumento d'interesse nazionale e nel 1991 vi ha fatto visita il presidente Francesco Cossiga.

Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha dichiarato il pozzo minerario, poi definito foiba, di Basovizza monumento nazionale con decreto datato 11 settembre 1992.

Il 10 febbraio 2007 dopo una serie di lavori di recupero e di restauro dell'area monumentale presso la foiba di Basovizza è stato ufficialmente inaugurato il nuovo sacrario in onore dei martiri delle foibe.

[modifica] Il monumento ai "martiri di Basovizza"

Il 6 settembre 1930 furono fucilati nel campo di Basovizza (slov. Bazoviška gmajna) quattro antifascisti sloveni, condannati nello stesso anno dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Nel decennio che precedette la seconda guerra mondiale, i quattro fucilati (i membri del TIGR Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Zvonimir Miloš e Alojzij Valenčič) divennero un simbolo dell'antifascismo sloveno con il nome di "eroi di Basovizza". La stessa voce di Bazovica (il nome sloveno della località) si estese fino a diventare un vero e proprio sinonimo del sentimento antifascista e antinazista delle popolazioni slovene. Il toponimo Bazovica dette perciò nome a molte associazioni, a un giornale (stampato dal 1941 al 1944 al Cairo, Egitto) e a una canzone popolare. Nell'immediato dopoguerra, le associazioni slovene locali costruirono un monumento ai quattro fucilati. Ogni anno vi si svolge un atto di commemorazione, al quale accudiscono, negli ultimi anni, anche rappresentanti dello stato sloveno.

[modifica] Il centro di ricerca

Per approfondire, vedi la voce Sistema Trieste.

Negli ultimi anni è diventato un importante centro per la fisica sperimentale grazie alla costruzione del Laboratorio di luce Sincrotrone ELETTRA.

Nei pressi della frazione si trova anche l'osservatorio astronomico di Trieste.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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