Immigrazione in Italia

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L'immigrazione in Italia, se ci si riferisce allo stato unitario, appare come un fenomeno relativamente recente, che ha cominciato a raggiungere dimensioni significative all'incirca nei primi anni settanta, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia italiana nei primi anni del XXI secolo[1]. Secondo Eurostat, nel 2012 l'Italia era il terzo Paese europeo per numero assoluto di stranieri residenti, con 4,8 milioni, dopo Germania (7,4 milioni) e Spagna (5,6 milioni) insieme al Regno Unito (4,8 milioni). In termini percentuali invece si collocava all'undicesimo posto.[2].

Stranieri residenti in Italia nel 2013 per paese di provenienza

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'Italia, per gran parte della sua storia dall'unità in poi, è stato un paese di emigrazione e si stima che tra il 1876 e il 1976 partirono oltre 24 milioni di persone[3] (con una punta massima nel 1913 di oltre 870.000 partenze), al punto che oggi si parla di grande emigrazione o diaspora italiana[4].

Per tutto questo periodo, il fenomeno dell'immigrazione era stato invece pressoché inesistente, ove si eccettuino le migrazioni dovute alle conseguenze della seconda guerra mondiale, come l'esodo istriano o il rientro degli italiani dalle ex-colonie d'Africa. Tali fenomeni tuttavia avevano un carattere episodico e non presentavano sostanziali problemi d'integrazione dal punto di vista sociale o culturale. L'Italia rimase tendenzialmente un paese dal saldo migratorio negativo; il fenomeno dell'emigrazione cominciò ad affievolirsi decisamente solo a partire dagli anni sessanta, dopo gli anni del miracolo economico[5]

In particolare, nel 1973, l'Italia ebbe per la prima volta un leggerissimo saldo migratorio positivo (101 ingressi ogni 100 espatri), caratteristica che sarebbe diventata costante, amplificandosi negli anni a venire. È da notare tuttavia che in tale periodo gli ingressi erano ancora in gran parte costituiti da emigranti italiani che rientravano nel Paese, piuttosto che da stranieri[5]. Il flusso di stranieri cominciò a prendere consistenza solo verso la fine degli anni settanta, sia per la "politica delle porte aperte" praticata dall'Italia, sia per politiche più restrittive adottate da altri paesi[5]. Nel 1981, il primo censimento Istat degli stranieri in Italia calcolava la presenza di 321.000 stranieri, di cui circa un terzo "stabili" e il rimanente "temporanei". Un anno dopo, nel 1982 veniva proposto un primo programma di regolarizzazione degli immigrati privi di documenti, mentre nel 1986 fu varata la prima legge in materia (L 943 del 30.12.1986) con cui ci si poneva l'obiettivo di garantire ai lavoratori extracomunitari gli stessi diritti dei lavoratori italiani[5]. Nel 1991 il numero di stranieri residenti era di fatto raddoppiato, passando a 625.000 unità.

Negli anni novanta il saldo migratorio ha continuato a crescere e, dal 1993 (anno in cui per la prima volta il saldo naturale è diventato negativo), è diventato il solo responsabile della crescita della popolazione italiana.

Nel 1990 veniva emanata la cosiddetta legge Martelli, che cercava per la prima volta di introdurre una programmazione dei flussi d'ingresso, oltre a costituire una sanatoria per quelli che si trovavano già nel territorio italiano: allo scadere dei sei mesi previsti vennero regolarizzati circa 200.000 stranieri, provenienti principalmente dal Nordafrica[5].

Nel 1991 l'Italia dovette anche confrontarsi con la prima "immigrazione di massa", dall'Albania (originata dal crollo del blocco comunista), risolta con accordi bilaterali. Negli anni seguenti ulteriori accordi bilaterali verranno stipulati con altri Paesi, principalmente dell'area mediterranea. Secondo dati stimati dalla Caritas, nel 1996 erano presenti in Italia 924.500 stranieri[5].

È del 1998 la legge Turco-Napolitano, che cercava di regolamentare ulteriormente i flussi in ingresso, cercando tra l'altro di scoraggiare l'immigrazione clandestina e istituendo, per la prima volta in Italia, i centri di permanenza temporanea per quegli stranieri "sottoposti a provvedimenti di espulsione". La materia sarà tuttavia regolamentata nuovamente nel 2002, con la cosiddetta legge Bossi-Fini, che prevede, tra l'altro, anche la possibilità dell'espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica.

Alla data del censimento della popolazione del 2001 risultavano presenti in Italia 1.334.889 stranieri, mentre le comunità maggiormente rappresentate erano quella marocchina (180.103 persone) e albanese (173.064)[6]; tale valore, nel 2005 era giunto a 1.990.159, mentre le comunità albanese e marocchina contavano, rispettivamente 316.000 e 294.000 persone[7].

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Numero e provenienza[modifica | modifica sorgente]

Stato 2005[7] Variazione
2005-2011
(%)
2011[8] 2013[9][10]
Romania Romania 248.849 289,3 968.576 1.072.342
Marocco Marocco 294.945 53,4 452.424 513.374
Albania Albania 316.659 52,4 482.627 497.761
Cina Cina 111.712 87,9 209.934 304.768
Ucraina Ucraina 93.441 114,8 200.730 224.588
Filippine Filippine 82.625 62,4 134.154 158.308
India India 54.288 123,0 121.036 150.462
Moldavia Moldavia 37.971 244,9 130.948 149.231
Egitto Egitto 52.865 70,9 90.365 123.529
Tunisia Tunisia 78.230 35,9 106.291 121.483
Bangladesh Bangladesh 37.785 118,2 82.451 113.881
Polonia Polonia 50.794 114,6 109.018 111.121
Perù Perù 53.378 84,8 98.630 109.374
Serbia Serbia
Montenegro Montenegro
Kosovo Kosovo
58.174 38,1 80.320 106.498
Sri Lanka Sri Lanka 45.572 77,9 81.094 98.679
Pakistan Pakistan 35.509 113,2 75.720 97.921
Senegal Senegal 53.941 50,1 80.989 92.371
Ecuador Ecuador 53.220 72,2 91.625 90.300
Macedonia Macedonia 58.460 53,8 89.900 83.448
Nigeria Nigeria 31.647 69,4 53.613 66.631
Ghana Ghana 32.754 43,1 46.890 56.021
Bulgaria Bulgaria 15.374 232,6 51.134 55.378
Nota: le comunità sovraelencate costituiscono quasi l'85% degli stranieri residenti in Italia al 1º gennaio 2011.

Secondo i dati Istat relativi al bilancio demografico nazionale, alla data del 1^ gennaio 2013, risultavano residenti in Italia 4.370.317 stranieri[11], pari al 7,4% della popolazione totale, con un incremento, rispetto all'anno precedente, del 8,3% (335 000 persone), in frenata rispetto all'aumento registrato nel corso del 2009 (+343.000) ed in generale il più basso dal 2006. L'incremento della popolazione straniera residente verificatosi nel corso del 2010 è dovuto non soltanto a nuovi arrivi ma anche ad un saldo naturale positivo di circa 73 000 unità (risultanti da 78 000 nati contro appena cinquemila morti)[12]. In diminuzione va conteggiata l'acquisizione della cittadinanza italiana di quasi 66 000 stranieri. Il fenomeno delle naturalizzazioni, seppure in costante aumento negli ultimi anni (+11,1% rispetto al 2009) è tuttavia ancora limitato. A titolo di paragone si consideri che in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 000 cittadinanze[12].

È da notare tuttavia che il dato complessivo degli stranieri presenti nel territorio nazionale è stato corretto al ribasso in seguito al censimento generale ISTAT del 2011 della popolazione italiana, secondo il quale risultavano presenti 4.029.145 stranieri alla data del 9 ottobre di tale anno, valore pressoché triplicato rispetto a quello del precedente censimento dell'ottobre del 2001[13][14]. La differenza rispetto al dato proveniente dalle anagrafi, già riscontrata per tutti i dati demografici anche nei precedenti censimenti, dipende generalmente da errori o mancanze nell'aggiornamento delle anagrafi comunali nei dieci anni che intercorrono tra un censimento e l'altro[15].

La popolazione straniera presenta un'età media decisamente più bassa di quella italiana; nel 2009 i minorenni erano 932.675 (il 22% del totale) mentre gli stranieri nati in Italia (le cosiddette seconde generazioni) erano ormai 573 mila[16], cioè il 13,5% del totale degli stranieri. In particolare, gli stranieri nati in Italia nel 2010 hanno rappresentato il 14% del totale delle nascite, un'incidenza circa doppia rispetto a quella degli stranieri sul totale della popolazione residente[12].

I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale. La Fondazione Ismu-Iniziative e studi sulla multietnicità con una sua ricerca del 1^ gennaio 2008[17] stima la presenza di un 17,9% in più di immigrati irregolari presenti sul territorio italiano (circa 650.000).

Analizzando le zone di provenienza, si nota come negli ultimi anni ci sia stato un deciso incremento dei flussi provenienti dall'Europa orientale, che hanno superato quelli relativi ai paesi del Nordafrica, molto forti fino agli anni novanta. Ciò è dovuto in particolare al rapido incremento della comunità rumena che, in particolare nel 2007, è all'incirca raddoppiata, passando da 342.000 a 625.000 persone e rappresentando quindi la principale comunità straniera in Italia. Ciò è dipeso, verosimilmente, dall'ingresso della Romania nell'Unione Europea che ha facilitato i flussi e dall'affinità linguistica. Al 1º gennaio 2011 i romeni, con quasi un milione di residenti, rappresentano la prima comunità straniera (oltre un quinto degli stranieri presenti in Italia)[12]. Accanto ad essi le principali comunità straniere presenti in Italia sono quella albanese, marocchina, cinese ed ucraina[12]. Al 1º gennaio 2011, circa la metà dei residenti stranieri proviene da Paesi dell'Europa orientale, in particolare un quarto da Paesi di quella regione che hanno aderito all'Unione europea tra il 2004 ed il 2007.

Un discorso a parte merita la comunità zingara sul territorio italiano, ripartita tra Rom (più diffusa al Centro-Sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione) e in minor misura Sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo). Stime approssimative riportano 120.000 unità, di cui circa 70.000 di cittadinanza italiana.[18]

La tabella a destra riporta il numero di cittadini stranieri residenti in Italia suddivisi per cittadinanza per gli anni 2005 e 2011. Come si può notare, le comunità che hanno registrato un aumento maggiore provengono dall'Est Europa (in ordine, Romania, Moldavia, Bulgaria, Ucraina e Polonia) e dall'Asia meridionale (rispettivamente, India, Bangladesh e Pakistan). Contenuto, invece, è stato l'afflusso di nuovi tunisini, serbi e senegalesi.

Nel 2012 secondo il 22° Dossier Statistico Immigrazione2012[19] in Italia vi sono 5.011.000 cittadini stranieri regolarmente soggiornanti (pari al 8,2% della popolazione totale). A inizio 2013 secondo i dati l'Istat ed Eurostat[20] (ma anche secondo l'ambasciata rumena a Roma, il Ministero italiano per le Pari Opportunità, la Caritas Italiana e quindi secondo la relazione a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS del 22 marzo 2013[20]) in Italia risiedono 1.072.342 cittadini rumeni (che costituiscono circa il 21% della popolazione straniera in Italia e circa l'1,7% sul totale della popolazione residente in Italia); ciò fa si che in Italia risieda quasi il 45% dei circa 2,5 milioni di cittadini della Romania espatriati, residenti nell'Unione Europea. Inoltre secondo i dati dell’agenzia di statistica europea Eurostat, tra il 2010 e il 2012 la collettività romena in Italia è aumentata del 20,8%, superando nelle statistiche ufficiali, come già detto sopra, di gran lunga il milione di presenze (1.072.342).

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Anche la distribuzione sul territorio italiano è fortemente disomogenea: nel Nord-ovest risiede il 35% degli stranieri, nel Nord-est il 26,3%, nel Centro il 25,2% e nel Mezzogiorno e isole il 13,5%. Nel 2010, tuttavia, come già nel 2009, l'incremento della popolazione straniera è stato più consistente nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord[12].

All'interno di tale distribuzione si nota inoltre una forte disparità tra i capoluoghi di provincia (con maggiori presenze) e le zone rurali. Tra le province italiane, quella con la comunità straniera più grande è, al 1º gennaio 2011, quella di Milano (407.191), seguita da quella di Roma (405.657), quindi le province di Torino (198.249) e Brescia (160.284)[16].

Nonostante ciò, le province che hanno avuto gli incrementi percentuali maggiori rispetto al 2009 sono proprio quelle centro-meridionali e insulari (Taranto: +33,3%; Nuoro: +17,4%; Caltanissetta: +16,3%; Cosenza: +15,7%)[16].

Percentuale di stranieri sul totale della popolazione regionale nel 2011.

I comuni italiani con più cittadini stranieri residenti, al 1º gennaio 2011, sono nell'ordine[21]:

I capoluoghi di provincia italiani con la più alta percentuale di stranieri residenti sul totale della popolazione, al 1º gennaio 2011, sono nell'ordine[21]:

Appartenenza religiosa[modifica | modifica sorgente]

La Moschea di Roma, la più grande d'Europa. L'islam è la religione più diffusa tra la popolazione straniera dopo il cristianesimo

Secondo l'ultimo dossier statistico presentato da Caritas e Fondazione Migrantes nell'ottobre 2011, al 31/12/2010 i cristiani sono la prima comunità straniera d'Italia, seguiti dai musulmani. I 4.570.317 immigrati censiti in Italia a quella data risultavano infatti così suddivisi[22]:

  • Cristiani: 2.465.000, di cui:
    • Ortodossi: 1.405.000
    • Cattolici: 876.000
    • Protestanti: 204.000
    • Altri: 33.000
  • Musulmani: 1.505.000
  • Atei / Non religiosi: 196.000
  • Induisti: 120.000
  • Buddisti: 89.000
  • Animisti: 46.000
  • Ebrei: 7.000
  • Altri: 144.000

Immigrazione clandestina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Immigrazione illegale#L'immigrazione illegale in Italia.

Minori stranieri in Italia[modifica | modifica sorgente]

Alunni con cittadinanza non italiana
nel sistema scolastico italiano
Dati Ministero dell'Istruzione[23]
2012-2013 786 630
2011-2012 755 939
2010-2011 710 263
2009-2010 673 800
2008-2009 629 360
2007-2008 574 133
2006-2007 501 420
2005-2006 431 211
2004-2005 370 803
2003-2004 307 141
2002-2003 239 808
2001-2002 196 414

Nel 2010, gli stranieri residenti in Italia risultavano significativamente più giovani dei cittadini italiani, con un'età mediana di 32,5 anni contro 44,3. Si tratta della quarta comunità straniera più giovane tra i Paesi dell'Unione europea contro la seconda popolazione nazionale più vecchia (dopo la Germania).[24]

La presenza di allievi privi di cittadinanza italiana è in costante aumento nel sistema scolastico italiano, rappresentando oggi il 9%, con punte prossime al 10% nella scuola dell'obbligo. La loro presenza però è concentrata soprattutto nelle regioni settentrionali e in particolare in alcune aree urbane, cosicché in talune scuole la percentuale risulta significativamnte più elevata.

Questi alunni rappresentano oltre 200 paesi, ben il 45% di loro proviene da soli 3 stati (Romania, Marocco e Albania). Circa l'81% di loro proviene da 19 stati (Romania, Albania, Marocco, Cina, Moldavia, Filippine, India, Ucraina, Ecuador, Peru, Tunisia, Pakistan, Macedonia, Egitto, Bangladesh, Senegal, Nigeria, Polonia, Ghana). Occorre tuttavia tenere presente che quasi la metà di questi alunni, oltre 371.000, sono nati e cresciuti in Italia, parlano l'italiano come prima lingua e sono comunque bilingui, solo a causa di una legislazione basata esclusivamente sullo ius sanguinis viene loro attribuito lo status di "straniero".[25]

Altre caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La popolazione straniera residente in Italia ha un livello di educazione simile a quello della popolazione Italiana. Fonti Istat e Banca d'Italia riportano come il 39,4% della popolazione italiana abbia un diploma di scuola media superiore a fronte del 38,9% della popolazione straniera. Gli italiani in possesso di laurea invece si attestano intorno al 12,5% contro il 10,2% degli stranieri[26].

Richiedenti asilo[modifica | modifica sorgente]

Da non confondersi con la maggioranza degli stranieri, immigrati in Italia quasi sempre per motivi economici, i richiedenti asilo sono stranieri che hanno chiesto all'Italia protezione ed ospitalità in base alle convenzioni internazionali, perché perseguitati nel loro paese di origine per le loro opinioni, o la loro attività politica o religiosa, ovvero perché provenienti da zone di guerra totalmente insicure, o ancora oggetto di discriminazioni o persecuzioni per motivi di appartenenza etnica. Se in questa categoria rientravano nel secolo scorso prima persone rimpatriate da ex colonie italiane (accusati di collaborazionismo con i colonizzatori italiani) e poi persone perseguitate nell'Est Europa per l'opposizione ai regimi comunisti ivi allora imperanti, nel nuovo secolo la provenienza è prevalentemente da zone di guerra, soprattutto Somalia, Sud Sudan, Eritrea e Siria,[senza fonte] non senza la presenza di perseguitati per motivi politici o religiosi.

Condizione economica degli stranieri[modifica | modifica sorgente]

Un rapporto dell'Istat relativo agli anni 2008/2009 sugli stranieri nati all'estero e residenti in Italia[27] rileva che due terzi sono immigrati per motivi di lavoro.

Le condizioni economiche delle famiglie straniere sono in generale peggiori di quelle delle famiglie italiane. Infatti, le prime dispongono di un reddito netto mediano di 14.469,00 euro contro i 24.631 dei secondi. Le famiglie con un reddito netto più vicino a quello delle famiglie italiane sono, tra le comunità più numerose, quelle albanesi (70,1% del reddito medio delle famiglie italiane), filippine (68,3%) e cinesi (67,1%). Al contrario, quelle più lontane dal tenore di vita degli italiani sono le famiglie ucraine (40,8%), moldave (48,6%) e romene (47,6%).

Nel complesso, quasi la metà (49,1%) delle famiglie composte da soli stranieri è a rischio povertà (tale percentuale è il 17,4% per le famiglie di soli italiani). Come nel caso degli italiani, tuttavia, il rischio povertà è considerevolmente più elevato al Sud che al Centro o al Nord.

Tuttavia, le condizioni economiche degli stranieri migliorano con l'allungarsi della permanenza in Italia. Infatti, il reddito di una famiglia di soli stranieri residente nel Paese da più di 12 anni è in media superiore del 40% rispetto a quello di una famiglia arrivata da soli due anni. Inoltre, le entrate delle famiglie straniere dipendono per oltre il 90% da redditi da lavoro, mentre per le famiglie italiane tale quota si attesta solo al 63,8%. I redditi da capitale incidono appena per l'1,1% (contro il 5,5%) e le pensioni contano solo per l'1,9% (contro quasi il 30% delle famiglie italiane). Da osservare anche che il possesso di una laurea si traduce, in media, in un reddito solo dell'8% più elevato rispetto a quello di chi possiede la licenza elementare. Gli italiani laureati, al contrario, guadagnano in media il 75% in più di quelli con una licenza elementare.

L'immigrazione nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Filmografia sull'immigrazione in Italia.

Negli ultimi anni, l'immigrazione è diventata un tema ricorrente nel cinema italiano, fino quasi a rappresentarne un genere a parte[28]. Uno dei primi film ad affrontare le problematiche relative all'immigrazione, in quel caso albanese, è stato Lamerica di Gianni Amelio (1994). Nell'ultimo decennio in particolare, tra i film incentranti su tematiche migratorie si trovano Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana (2005), Le ferie di Licu di Vittorio Moroni (2006), Cover-boy di Carmine Amoroso (2006), Bianco e nero di Cristina Comencini (2008), Cose dell'altro mondo di Francesco Patierno, Il villaggio di cartone di Ermanno Olmi (2011) e Terraferma (2011) di Emanuele Crialese. Il regista veneziano Andrea Segre si è spesso concentrato sui temi relativi all'immigrazione nei suoi documentari (tra cui Come un uomo sulla terra, diretto insieme a Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer nel 2008), fino a dirigere e presentare alla 68ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il suo primo lungometraggio di fiction, Io sono Li (2011). È da notare che la maggior parte dei film sull'immigrazione sono realizzati da registi italiani, non essendoci ancora in Italia una generazione di cineasti di seconda generazione[29].

Media Etnici[modifica | modifica sorgente]

Babel, prima canale televisivo dedicato agli stranieri in Italia

I media etnici rappresentano una delle fonti principali di informazione per gli immigrati in Italia: si contano più di 150 testate, di cui 65 a mezzo stampa, 59 radiofoniche, 24 format televisivi e siti web tematici dedicati agli stranieri in Italia. Questi i dati[30] elaborati dal Cospe, Cooperazione per i Paesi emergenti, che segnala i casi di Stranieri in Italia, network etnico fondato nel 2000 da Francesco Costa e ISI Media, con 22 testate in lingua diffuse in tutta Europa, “Speciale Mondinsieme. Per partecipaRe la città” in allegato a La Gazzetta di Reggio Emilia e Metropoli, edito con la Repubblica. Le principali fonti di informazione online sono rappresentate dal network Ethnoland, rivista bimestrale di informazione e di servizio a cura di Otto Bitjoka e da Edgar Meyer, Stringer.it e il network stranieriinitalia.it, presente sul web con il portale e la rete di siti in lingua[31]. Inoltre, Babel è il primo canale televisivo in Italia dedicato ai temi dell'immigrazione e trasmette dalla piattaforma digitale Sky dall'8 novembre 2010.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes 2006.
  2. ^ [1]
  3. ^ Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976, Roma, Cser, 1978
  4. ^ http://www.migranti.torino.it/Documenti%20%20PDF/italianial%20ster05.pdf
  5. ^ a b c d e f Stefano Baldi, op cit.
  6. ^ Rapporto Istat - 14º Censimento della popolazione: dati definitivi. Cittadini stranieri residenti (dati 2001).
  7. ^ a b Rapporto Istat - La presenza straniera in Italia - Dati 2005
  8. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  9. ^ ISTAT - Cittadini non comunitari al 1º gennaio 2013
  10. ^ Dati al 1º gennaio 2012 per Romania, Polonia e Bulgaria
  11. ^ Rapporto ISTAT - Popolazione straniera residente in Italia al 1º gennaio 2011
  12. ^ a b c d e f ISTAT - La popolazione straniera residente in Italia (dati 1º gennaio 2011)
  13. ^ ISTAT - 15º Censimento generale della popolazione e delle abitazioni - Struttura demografica della popolazione
  14. ^ ISTAT - 15º Censimento generale della popolazione e delle abitazioni - Il censimento della popolazione straniera
  15. ^ OSTAT - L’Istat diffonde la popolazione legale dei comuni italiani
  16. ^ a b c Rapporto Istat - La popolazione straniera residente in Italia al 1º gennaio 2010
  17. ^ Fondazione Ismu- Ricerca 1-I-08. URL consultato il 12 luglio 2009.
  18. ^ UNICEF: Rom in Italia. URL consultato il 10-1-2008.
  19. ^ http://www.stranieriinitalia.it/images/schedadossier30ott2012.pdf.
  20. ^ a b http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/2013_Romania_Scheda%20socio-statistica.pdf.
  21. ^ a b ISTAT - Popolazione straniera residente al 1º gennaio per età e sesso. URL consultato il 25 settembre 2011.
  22. ^ http://www.dossierimmigrazione.it/docnews/file/pres2011-religioni.pdf
  23. ^ Ministero dell'istruzione
  24. ^ Population and social conditions
  25. ^ http://www.repubblica.it/scuola/2013/11/16/news/quasi_800_mila_gli_alunni_stranieri_in_italia_ma_tanti_nascono_nel_nostro_paese-71098516/?ref=HREC1-11 La Repubblica !6 novembre 2013]
  26. ^ L'Immigrazione in Italia: Minaccia o Risorsa? - www.quattrogatti.info
  27. ^ I redditi delle famiglie con stranieri
  28. ^ L'immigré vedette américaine de la Mostra de Venise (Le Monde)
  29. ^ Gli immigrati nel cinema italiano (missioni-africane.org)
  30. ^ Alen Custovic, Il successo dei media etnici, 16 marzo 2010.
  31. ^ CNR, I giornali degli stranieri in Italia, 7 giugno 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Stefano Baldi, Raimondo Cagiano de Azevedo, La popolazione italiana verso il 2000. Storia demografica dal dopoguerra ad oggi, Il Mulino, 1999. ISBN 88-15-06246-7.
  • Fadi Hassan, Luigi Minale - Immigrazione in Italia: risorsa o minaccia?, 2010, www.quattrogatti.info.
  • AA.VV - I costi dell'immigrazione - Quaderni Padani n. 98Luigi, 2011.
  • Carlo Maccheroni e Arnaldo Mauri (Eds), Le migrazioni dall'Africa mediterranea verso l'Italia, Giuffrè, Milano, 1989, ISBN 88-14029337.
  • Arnaldo Mauri, "Squilibri demografici e immigrazione: il caso dell'Italia", Studi Economici e Sociali, Vol. 24, n. 4, 1989. [2]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]