Venezia Giulia
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| Venezia Giulia | |
|---|---|
| Città principali (1936)[1] | Trieste (252.303), Fiume (56.686), dal 1947 alla Croazia, Pola (54.495), dal 1947 alla Croazia, Gorizia (51.485), Zara (22.983), dal 1947 alla Croazia. |
| Stati succ. del Regno d'Italia | |
| Superficie (1936) | 8.953,38 km² |
| Abitanti (1936)[2] | 977.257 |
| Lingue: | italiano e altri idiomi neolatini fra cui il veneto, il friulano[3], il bisiaco, l'istrioto e l'istrorumeno[4]. Fra gli idiomi del gruppo slavo: sloveno e croato |
La Venezia Giulia, anche detta Carsia Giulia (Venezia Giulia in inglese, Vignesie Julie in friulano, Venesia Jułia in veneto, Julisch Venetien in tedesco), Julijska Krajina in sloveno e croato, è una regione geografica compresa tra le Alpi Giulie e il Mare Adriatico, dal Golfo di Trieste, alla Punta Promontore (estremità meridionale dell'Istria), al Golfo di Fiume e alle Isole del Quarnaro. Come si vedrà in seguito, i suoi confini non sono storicamente ben definiti. I suoi abitanti sono detti giuliani[5].
Indice |
[modifica] Storia
I territori inclusi nella Venezia Giulia, che iniziò ad essere indicata con tale nome fin dal 1863, furono indefiniti e mutevoli, anche a causa del mutare delle condizioni politiche e delle differenti ideologie che hanno contraddistinto lo sviluppo storico della regione.
[modifica] La prima definizione della Venezia Giulia
Il nome Venezia Giulia fu proposto senza alcuna finalità irredentista, ma con l'intenzione di marcare l'italianità culturale dell'allora Litorale Austriaco, dal glottologo goriziano Graziadio Isaia Ascoli nel 1863[6]. Il nome derivava dalla Regio X, una delle regiones in cui Augusto divise l'Italia intorno al 7 d.C., successivamente indicata dagli storici come Venetia et Histria. Il suo territorio corrispondeva alle antiche regioni geografiche della Venezia e dell'Istria. L'Ascoli divise il territori della Regio X in tre parti (le cosiddette Tre Venezie): la Venezia Giulia (Friuli orientale, Trieste, Istria, parti della Carniola e della Iapidia), la Venezia Tridentina (il Trentino e l'Alto Adige) e la Venezia Propria (Veneto e Friuli centro-occidentale). È da tener presente che nel momento in cui l'Ascoli suggeriva il nome Venezia Giulia (1863), l'attuale Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli e Istria, facevano parte dell'impero d'Austria. La stessa Venetia et Histria era inoltre alquanto più vasta del territorio che l'Ascoli definiva con il termine di Venezie, comprendendo anche le attuali province lombarde di Brescia, Cremona e Mantova.
Ecco come l'Ascoli ripartì il territorio, identificando di conseguenza la Venezia Giulia:
| « Noi diremo "Venezia propria" il territorio rinchiuso negli attuali confini amministrativi delle province venete; diremo "Venezia Tridentina" o "Retica" (meglio "Tridentina") quello che pende dalle Alpi Tridentine e può avere per capitale Trento; e "Venezia Giulia" ci sarà la provincia che tra la Venezia Propria e le Alpi Giulie ed il mare rinserra Gorizia, Trieste e l'Istria. Nella denominazione comprensiva "Le Venezie" avremo poi un appellativo che per ambiguità preziosa dice classicamente la sola Venezia Propria, e perciò potrebbe stare sin d'ora, cautamente ardito, sul labbro e nelle note dei nostri diplomatici. Noi ci stimiamo sicuri del buon effetto di tale battesimo sulle popolazioni a cui intendiamo amministrarlo; le quali ne sentono tutta la verità. Trieste, Roveredo, Trento, Manfalcone, Pola, Capodistria, hanno la favella di Vicenza, di Verona, di Treviso; Gorizia, Gradisca, Cormons, quella d’Udine e di Palmanova. Noi abbiamo in ispecie ottime ragioni d’andar sicuri che la splendida e ospitalissima Trieste s'intitolerà con gaudio orgoglio la Capitale della Venezia Giulia. E non ci resta che di raccomandare questo nostro battesimo al giornalismo nazionale; bramosi che presto sorga il dì in cui raccomandarlo ai Ministri e al Parlamento d’Italia e al valorosissimo suo Re. » | |
Negli anni in cui fu proposto dall'Ascoli il nome Venezia Giulia, come anche in quelli successivi, gli irredentisti italiani non erano concordi sui territori che avrebbero dovuto essere oggetto delle rivendicazioni nazionali sul confine orientale. Per molti aderenti, o futuri aderenti, al movimento irredentista, e anche per alcune personalità politiche non ascrivibili a tale movimento (fra cui Giuseppe Mazzini e il liberale di idee moderate Ruggero Bonghi), il Litorale Austriaco[8] o Litorale Adriatico[9], avrebbe dovuto entrare a far parte, interamente, o nella sua quasi totalità, del giovane Regno d'Italia. Altri ritenevano invece che anche la Dalmazia costiera facesse parte delle "terre irredente". Le rivendicazioni più estreme di questi ultimi presero piede soprattutto a partire dall'ultimo ventennio del XIX secolo, ma furono politicamente fatte proprie dal Regno d'Italia solo negli anni che precedettero la Grande Guerra[10].
[modifica] Prima della Prima guerra mondiale
La denominazione ascoliana non si impose tuttavia con immediatezza, anche se alcuni irredentisti iniziarono ad utilizzarla in conferenze e testi fin dagli anni ottanta dell'Ottocento[11]. Tali territori furono infatti definiti, oltre che Venezia Giulia, in molte maniere: Litorale Veneto orientale, Litorale triestino, Litorale Veneto Istriano, Istria e Trieste, Litorale delle Alpi Giulie, Frontiera orientale e Regione Giulia.
Ai primi del Novecento la contrapposizione ideologica tra irredentisti italiani e lealisti asburgici (in massima parte appartenenti al gruppo etnico tedesco e a quelli sloveno e croato) iniziò ad esprimersi anche sotto un profilo terminologico: i secondi preferivano continuare ad usare la denominazione Litorale Austriaco, mentre i primi rivendicavano la legittimità della definizione di Venezia Giulia. Esemplare in questo senso è la diatriba tra il conte Attems - rappresentante del governo austriaco a Gorizia - e l'irredentista Gaetano Pietra. Il primo nel 1907 negava decisamente l'esistenza di una Regione Giulia:
| « Finalmente non posso fare a meno di contestare la legalità della denominazione di Regione Giulia ai nostri paesi, denominazione inammissibile poiché la Contea Principesca di Gorizia-Gradisca con il Margraviato d'Istria e con la città immediata di Trieste costituiscono il Litorale ma non la Regione Giulia. » |
Gaetano Pietra si era opposto dicendo che:
| « A noi suona meglio il nome di Venezia Giulia perché ha in sé tutta l'armonia delle memorie! e noi, lo diciamo anche altrove, sentiamo tutta la tenerezza delle memorie patrie! D'altronde abbiamo anche un convincimento: L'aquila ha battuto alte le penne dalle nostre alpi al mare nostro, e tutta ancora la terra risuona della voce della grande madre latina — l'artiglio del leone ha stampato la sua impronta sul petto degli abitanti e l'anima della Dogale palpita nel cuore dei popoli! Ora di tali fatti compiuti, pur sopprimendo anche nel nome gli ultimi esteriori vestigi rimangono le profonde indelebili impressioni nelle coscienze! E noi siamo sicuri della coscienza nazionale di nostra gente per preoccuparci, come ha mostrato d'altro canto il rappresentante del governo, perché il nostro paese venga indicato, da chi proprio lo desidera, con un nome, secondo noi, meno eufonico di Venezia Giulia e sia pure non di nostra favella! » |
Solo agli inizi del Novecento si venne sempre più imponendo la denominazione di Venezia Giulia. In Friuli (dove nei periodi seguenti si ebbero le maggiori opposizioni all'uso del termine Venezia Giulia), la denominazione di Venezia Giulia non veniva avvertita negativamente, tant'è vero che la rivista udinese Pagine Friulane recensì in termini molto positivi la ristampa dell'opera del liberale Bonghi intitolata proprio Venezia Giulia[12]. Se è vero che gran parte della classe dirigente friulana di allora non si oppose al nome Venezia Giulia, è però da ricordare che alcuni intellettuali friulani fin da quegli anni rivendicavano un'autonomia all'interno dello Stato italiano. Tali rivendicazioni si ripresentarono anche dopo la prima guerra mondiale, in virtù del ricongiungimento della parte orientale della regione e dell'indubbia lealtà dimostrata dal Friuli al resto d'Italia durante la grande guerra mediante i sacrifici e le privazioni sofferte dalla propria popolazione in un conflitto da molti considerato l'ultimo atto del risorgimento nazionale[13]. Com'è noto, durante il ventennio fascista gli avvenimenti presero una piega che rese impossibile non solo l'autonomia della regione, ma anche lo sviluppo della vita democratica e delle libertà civili e politiche in tutta l'Italia.
[modifica] Periodo interbellico
| 1. La Venezia Giulia secondo Cesare Battisti (1920) 2. La Venezia Giulia all'interno dell'opera enciclopedica La Patria pubblicata sotto gli auspici della Reale Società Geografica Italiana |
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Al termine della prima guerra mondiale la denominazione di Venezia Giulia venne ad essere adottata in forma semiufficiale per designare tutti i territori ad est del Veneto precedentemente posti sotto sovranità austriaca e annessi dall'Italia. Questi comprendevano, oltre a tutto l'ex Litorale Austriaco (tranne il comune istriano di Castua e l'isola di Veglia, andati al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni), alcune zone della Carniola (i distretti di Idria, Postumia, Villa del Nevoso e alcuni villaggi del Tarvisiano) e della Carinzia (la maggior parte della Val Canale), nonché in certi contesti la città dalmata di Zara[14]. Il Tarvisiano e ad alcuni comuni della bassa friulana ex-austriaca (Cervignano, Aquileia, ecc.), furono però incorporati nella prima metà degli anni venti nella Provincia di Udine (anche se solo a partire dal 1925 iniziarono ad apparire in tutte le mappe ufficiali o semiufficiali e nelle rilevazioni statistiche come facenti parte di tale provincia), e vennero in tal modo a perdere, anche nell'immaginario collettivo, le proprie connotazioni giuliane, mentre Fiume, annessa al Regno d'Italia nel 1924 passò a formar parte a pieno titolo della Venezia Giulia.
Anche durante il fascismo la denominazione di Venezia Giulia venne utilizzata inizialmente per designare l'insieme dei territori annessi all'Italia dopo la Prima guerra mondiale lungo il confine con il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (successivamente divenuto Regno di Jugoslavia): una buona esemplificazione di questo concetto di Venezia Giulia è data dalle mappe pubblicate da Battisti nel 1920 [15]. Tale territorio è la sommatoria di parti di diverse zone geografiche (Trieste, Istria, Friuli orientale, Carniola, Carinzia meridionale, ecc). Successivamente all'VIII Congresso Geografico Italiano (marzo-aprile 1921), il nome Venezia Giulia invece, andò sempre più a identificare, per i geografi, le province del "Friuli (Udine), Gorizia, Trieste, Istria (Pola) e la Liburnia (Carnaro)". In tal senso venne quindi definita nell'ampia opera enciclopedica La Patria. Geografia d'Italia, pubblicata in venti volumi dall'UTET sotto gli auspici della Reale Società Geografica Italiana nella seconda metà degli anni '20[16].
Il termine Venezia Giulia come unità amministrativa provinciale fu adottato ufficialmente solo per un breve periodo (fra l'ottobre 1922 e il gennaio 1923, prima che iniziassero a funzionare le appena create province di Pola e di Trieste). In Italia le Regioni come enti autonomi furono infatti istituite con lo Statuto speciale per la Sicilia (1946), prima, e la Costituzione repubblicana (1948) poi. Anteriormente a tali date le Regioni erano solamente realtà geografico-fisiche e statistiche, dal momento che sul piano politico-amministrativo l'Italia riconosceva solo tre enti territoriali: Stato, Comuni e province. Durante il periodo fascista il termine di Venezia Giulia si utilizzò diffusamente e nei più svariati contesti (geografici, storici, socioculturali, ecc.). L'impiego reiterato di tale termine venne associato dalle minoranze etniche slovene e croate presenti sul territorio (e apertamente perseguitate dal regime), come un evidente tentativo di cancellare anche nominalmente la propria presenza dalla Regione.
[modifica] Seconda guerra mondiale
Durante la Seconda guerra mondiale, dopo l'invasione della Jugoslavia nell'aprile 1941 da parte dell'Italia e della Germania, la Provincia di Fiume venne ingrandita e la Venezia Giulia si accrebbe dell'entroterra fiumano.
Come conseguenza dello smembramento della Jugoslavia nel 1941 si modificarono (e crearono) le seguenti Province del "Compartimento statistico della Venezia Giulia":
- la Provincia di Fiume (o del Quarnaro) (1924-1947), detta dal 1930 "Provincia del Carnaro", comprendeva Fiume, la Liburnia (con la città di Abbazia) e l'alta valle del Timavo (con la città di Villa del Nevoso). Dopo il 1941 la sua superficie verrà ampliata con l'inclusione di tutto l'entroterra orientale di Fiume, arrivando anche a comprendere le isole di Veglia ed Arbe e la città di Buccari. Faceva parte del "Compartimento statistico della Venezia Giulia".
- la Provincia di Lubiana (1941-1943) comprendeva la Slovenia centro-meridionale ed aveva, essendo abitata da sloveni, come lingue ufficiali l'italiano e lo sloveno. Fu inclusa nel "Compartimento statistico della Venezia Giulia".
- la Provincia di Zara (o della Dalmazia) (1920-1947) che comprendeva fino al 1941: il comune di Zara, e le isole di Cazza e Lagosta (distanti 200 km da Zara), Pelagosa (distante 250 km da Zara) e l'isola di Saseno, di fronte all'Albania a ben 525 km da Zara e faceva parte del "Compartimento statistico della Venezia Giulia". Dal 1941 al 1943 la provincia comprendeva Zara e il suo entroterra, più le isole davanti a Zara che passarono sotto sovranità italiana, divenendo parte, assieme alle province di Spalato e Cattaro, del Governatorato di Dalmazia.
Nel settembre 1943 la Venezia Giulia fu occupata dalle truppe tedesche, pur senza essere formalmente annessa al Terzo Reich. Passò comunque in quello stesso mese a dipendere dal gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer, nominato per l'occasione commissario supremo del Litorale Adriatico.
Alla fine della Seconda guerra mondiale la questione della Venezia Giulia fu oggetto di attenzioni internazionali, essendo le province di Zara, Pola, Fiume, Gorizia e Trieste (nonché parti della provincia di Udine) reclamate dalla Jugoslavia in quanto "terre slave". In questo contesto si inserisce anche la nascita della definizione slovena Julijska krajina. In realtà già durante il ventennio fascista questo nome fu molto utilizzato dagli sloveni e croati dei territori annessi all'Italia, nelle denominazioni delle loro organizzazioni. Così ad esempio, nel 1932, l'associazione degli esuli sloveni e croati in Jugoslavia fu denominata "Unione degli emigranti jugoslavi dalla Julijska krajina". Questa definizione non è, come spesso si crede, la traduzione slovena di "Venezia Giulia", mancando la parola "Venezia": è invece un nome creato dagli sloveni in alternativa all'osteggiato "Venezia Giulia".È dalla denominazione slovena che deriva quella inglese di "Julian March", scelta alla conferenza di Parigi come la denominazione più "neutrale" della regione contesa tra Italia e Jugoslavia. [senza fonte]
[modifica] Dalla nascita della Repubblica Italiana ad oggi
| « Per i triestini Gorizia è Venezia Giulia, per i friulani è Friuli, per gli sloveni semplicemente roba loro. » | |
Con la fine della Seconda guerra mondiale e la costituzione della Repubblica Italiana, il nome Venezia Giulia fu utilizzato per la prima volta in una denominazione amministrativa. Infatti la Costituzione repubblicana prevedeva la creazione della Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia, nata dall'unione della Provincia di Udine con quello che rimaneva all'Italia delle terre conquistate alla fine della Prima guerra mondiale. La decisione di introdurre il nome Venezia Giulia nella denominazione ufficiale della costituenda regione dipese da motivi politici: si intendeva, infatti, sottolineare che l'Italia rivendicava i territori il cui status non era ancora stato definito (Trieste e Istria settentrionale) [17].
La decisione di creare una regione così denominata innescò per la prima volta nella storia la tensione tra il Friuli (che reclamava una regione propria) e Trieste [18].
Tale tensione (che si acuí nei primi anni sessanta quando la Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia venne effettivamente costituita) si tradusse anche nell'opposizione, da parte friulana, alla legittimità storica dell'uso del termine Venezia Giulia ed in divergenze di pensiero sulla delimitazione dei due territori. Dal punto di vista friulano, infatti, la Venezia Giulia attualmente corrisponde alla sola provincia di Trieste. Dal punto di vista dei triestini e di un certo numero di goriziani, invece, essa includerebbe in parte, o intieramente, anche la provincia di Gorizia. Un caso a sé stante è rappresentato dal comune di Marano Lagunare, che seppur situato in provincia di Udine è di lingua e tradizioni venete. Gli stessi maranesi preferiscono definirsi veneti piuttosto che friulani[19]. Va pertanto sottolineato che le due entità storico-territoriali possono considerarsi, almeno secondo alcune accezioni, parzialmente sovrapposte.
Oggi, quindi, la regione Venezia Giulia è, per molti, quanto rimane del Territorio libero di Trieste assegnato all'Italia alla fine della seconda guerra mondiale e, secondo un'opinione diffusa, anche di parte di quella di Gorizia (in particolare la sua parte venetofona, e cioè la Bisiacaria), che pur faceva anticamente parte del Friuli storico. Per quanto riguarda sia Grado che Marano Lagunare, la loro appartenenza alla Venezia Giulia è oggetto di discussioni. Pur essendo infatti i due centri venetofoni, (anzi, Grado è la patria del massimo poeta italiano in lingua veneta del Novecento, Biagio Marin), furono anch'essi secolarmente legati al Friuli e al suo Stato patriarcale.
[modifica] Assetti politici e popolazione
Fino al termine della prima guerra mondiale la Venezia Giulia era un territorio dell'Austria-Ungheria (il Litorale austriaco). In seguito al Trattato di Rapallo, nel 1920 venne annessa al Regno d'Italia, che creò le province di Gorizia (che fino al 1927 formò la "Provincia del Friuli" con quella di Udine), Trieste, Pola e successivamente (1924) Fiume.
Al momento del passaggio all'Italia la popolazione italofona (integrata generalmente da tutti coloro che parlavano, accanto all'italiano, anche il veneto nelle sue varianti, e il friulano) e quella di lingua slovena o croata erano le predominanti: gli Italiani risiedevano per lo più nelle città e lungo la costa, mentre la Carniola, l'Istria interna e l'entroterra carsico, erano abitati prevalentemente da Sloveni e/o Croati. Trascurabile la popolazione di lingua istrorumena, concentrata intorno al comune di Valdarsa.
Come si è detto, la Venezia Giulia non assunse mai consistenza giuridica prima del 1946. A partire dal 1925, il territorio dei comuni della Venezia Giulia venne definitivamente ripartito in 5 province italiane:
- Provincia di Gorizia tra Friuli orientale, Carso settentrionale e Alpi Giulie;
- Provincia di Trieste, che si sviluppava tra Carso centrale, litorale da Grado a Muggia;
- Provincia di Pola, comprendente tutta l'Istria tranne la costa del Quarnero e le isole di Cherso e Lussino;
- Provincia di Fiume, che si sviluppava tra Carso meridionale, Quarnero, ultime Alpi Giulie;
- Provincia di Zara, comprendente la città con le isole di Lagosta e Pelagosa.
Con il Trattato di Parigi (1947), l'Italia perdette interamente le province di Pola, Fiume e Zara, e gran parte del territorio di quelle di Trieste e Gorizia.
Le politica fascista di italianizzazione forzata delle terre di recente conquista provocò l'emigrazione di un gran numero di tedeschi, sloveni e croati. Molti militari e funzionari pubblici, fra cui la quasi totalità degli insegnanti di lingua slovena e croata furono licenziati o allontanati in vario modo e sostituiti da italiani. L'emigrazione del bracciantato agricolo, dal resto d'Italia alla Venezia Giulia, fu irrilevante, mentre un certo numero di lavoratori dell'industria e di portuali trovarono impiego nei cantieri di Monfalcone, nella zona industriale di Trieste e nei porti di Trieste, di Pola e (successivamente) di Fiume. Dopo la seconda guerra mondiale la massima parte della regione è passata a Slovenia e Croazia, allora parti della Jugoslavia. In quel periodo si verificò l'emigrazione massiccia del gruppo etnico italiano (270.000 profughi circa secondo le stime del Ministero degli esteri italiano, 250.000 secondo le stime dell'Opera Profughi[20], 190.000 secondo gli studi condotti in Slovenia e Croazia, 301.000 secondo recenti studi storico-statistici[21]), dovuta sia alle persecuzioni titine che ad altre cause, non ultime quelle di indole economica e sociale. Anche un certo numero di croati e di sloveni abbandonò la Venezia Giulia annessa e/o amministrata dalla Jugoslavia perché contrari al regime dittatoriale instaurato da Tito.
[modifica] Cronologia (1915-1975)
- 26 aprile 1915 - L'Italia firma il Patto di Londra. Il patto prevedeva l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria Ungheria in cambio di ampliamenti territoriali nell'Adriatico orientale. Si trattava di un patto segreto che non prevedeva l'annessione della città di Fiume.
- 24 maggio 1915 - L'Italia entra in guerra contro l'Austria. L'Istria, Trieste e la Contea di Gorizia e Gradisca fanno parte del territorio amministrativo austriaco del Litorale Adriatico, Fiume è corpus separatum sotto sovranità ungherese. Oltre duemila irredentisti giuliani, dalmati e trentini disertano l'esercito austriaco per arruolarsi nell'esercito italiano (tra questi Nazario Sauro, Cesare Battisti, Francesco Rismondo e Fabio Filzi);
- 4 novembre 1918 - L'Austria Ungheria firma l'armistizio con l'Italia che occupa i territori assegnatele dal Patto di Londra;
- 12 settembre 1919 - 25 dicembre 1920 - D'Annunzio occupa Fiume partendo con 7.000 volontari da Ronchi, instaurando la Reggenza italiana del Carnaro.
- 13 luglio 1920 - inizio degli atti di violenza anti-slava da parte delle Squadre d'azione fasciste (incendio del Narodni dom)
- 12 novembre 1920 - Trattato di Rapallo tra l'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni: il trattato assegna all'Italia tutto l'ex Litorale Adriatico (escluso il comune istriano di Castua e l'isola di Veglia), la parte occidentale della Carniola (Postumia, Idria, Villa del Nevoso, Vipacco, Sturie), Zara e le isole di Lagosta e Pelagosa. Fiume è dichiarata città libera;
- 24 - 29 dicembre 1920 - Nel cosiddetto Natale di Sangue le truppe regolari dell'esercito italiano guidate dal generale Enrico Caviglia espellono D'Annunzio e i suoi legionari dalla città di Fiume; viene instaurato lo Stato libero di Fiume, previsto dal Trattato di Rapallo;
- 20 marzo 1921 - Le terre assegnate all'Italia dal Trattato di Rapallo vengono ufficialmente annesse;
- 15 maggio 1921 - Fatti di Maresego, primo scontro violento tra i fascisti e la locale popolazione slava in Istria (cinque morti);
- 19 gennaio 1922 - Viene fondato in Istria il centro di Valdarsa (oggi Šušnjevica), l'unico comune dell'Istria abitato da istrorumeni che raggiunse i 3.000 abitanti nel 1942;
- 28 ottobre 1922 - Marcia su Roma e ascesa al potere del fascismo;
- 7 novembre 1922 - Un decreto sopprime i commissari delle nuove province; verranno create le province di Gorizia, di Trieste, di Pola, di provincia di Zara e, successivamente, di Fiume;
- 23 dicembre 1923 - La Riforma Gentile sopprime lo sloveno e il croato come lingua d'insegnamento nelle scuole;
- 1924 - Patti di Roma tra Mussolini e lo jugoslavo Nikola Pasić: lo Stato libero di Fiume viene diviso: i due terzi dello stato passano all'Italia, il resto (il quartiere di Susak a est della Fiumara e la zona portuale di Porto Baros) al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni;
- 1926 - Il territorio di Cervignano del Friuli passa dalla provincia di Gorizia alla provincia di Udine;
- 1927 - Vengono italianizzati i cognomi di origine non-italiana (slava e tedesca); dissolvimento delle ultime organizzazioni slave;
- 1927 - Nasce l'organizzazione antifascista e irredentista sloveno-croata TIGR, che intraprende una lotta armata contro il regime;
- 1928 A partire dall'anno scolastico 1928-1929 viene sancito l'obbligo di impartire le lezioni presso tutti gli Istituti pubblici di ogni ordine e grado esclusivamente in lingua italiana. L'italianizzazione dell'istruzione spinge molti insegnanti di madrelingua slovena o croata ad emigrare in Jugoslavia.
- 11 febbraio 1929 - In seguito alla firma dei Patti Lateranensi l'italianizzazione si diffonde anche nel campo ecclesiastico: rimozione dell'arcivescovo di Gorizia Francesco Borgia Sedej (1931) e del vescovo di Trieste Luigi Fogàr (1936), entrambi contrari alle politiche di snazionalizzazione di sloveni e croati.
- 9 settembre 1930 - Il Primo processo di Trieste si conclude con la condanna a morte per atti terroristici di quattro antifascisti sloveni da parte del Tribunale speciale per la difesa dello Stato;
- 10 giugno 1940 - L'Italia entra nella Seconda guerra mondiale;
- 6 aprile 1941 - Invasione della Jugoslavia da parte delle truppe dell'Asse; l'Italia ottiene la Carniola Inferiore ("Provincia di Lubiana"), la parte costiera della Dalmazia centrale, la maggioranza delle isole dalmate e le Bocche di Cattaro. All'Italia viene inoltre conferito il protettorato sul Montenegro, e ad un membro della casa Savoia - Aimone d'Aosta - viene offerta la corona del Regno di Croazia; infine, quasi tutto il Kosovo e la parte occidentale della Macedonia jugoslava passano all'Albania.
- 14 dicembre 1941 - Il Secondo processo di Trieste si conclude con la condanna a morte di quattro antifascisti sloveni, l'imprigionamento e il confino di numerosi antifascisti sloveni e croati, sempre per reati connessi al terrorismo;
- inizio 1942 - Graduale diffusione del movimento partigiano sloveno nel Goriziano e, successivamente, sul Carso;
- inizio 1943 - Prime azioni partigiane in Istria;
- 8 settembre 1943 - Il Regno d'Italia esce sconfitto dalla Seconda guerra mondiale; nell'Istria centro-meridionale si verificano i primi casi di violenza contro civili italiani; l'esercito del Terzo Reich occupa l'intera Venezia Giulia, integrandola nella zona d'operazione del Litorale Adriatico, che diventa teatro di una feroce guerra partigiana;
- settembre e ottobre 1943 - Vengono scoperte dalla Wehrmacht le prime foibe
- 31 ottobre 1944 - Zara è la prima città giuliana a venir occupata dai partigiani jugoslavi;
- 1 maggio 1945 - La massima parte della Venezia Giulia viene occupata dall'esercito jugoslavo. Parti delle province di Gorizia e di Trieste vengono liberate dagli Alleati, ma i due capoluoghi sono saldamente in mano ai partigiani jugoslavi (entrati a Trieste ancor prima delle truppe neozelandesi del generale Freiberg). Stessa sorte per Fiume e per la città di Pola, che però sarà successivamente consegnata da Tito agli anglo-americani, che a loro volta la riconsegneranno alla Jugoslavia nel 1947;
- estate 1945 - In alcune zone della Venezia Giulia (e particolarmente in quelle sotto controllo alleato) si iniziano a riportare alla luce i cadaveri di molti infoibati;
- 10 febbraio 1947 - L'Italia firma il Trattato di pace con gli Alleati, nel quale è prevista la cessione della maggior parte della Venezia Giulia, ad esclusione di parti della provincia di Gorizia. Viene creato il TLT costituito da territori facenti parte delle provincie di Trieste e di Pola. Tale territorio verrà suddiviso in due zone: la Zona A, amministrata da un governo militare alleato, e la Zona B, sotto controllo jugoslavo;
- 5 ottobre 1954 - Con il Memorandum di Londra l'Italia torna ad amministrare la zona A del TLT, incorporandola di fatto nel proprio territorio nazionale. Anche la Jugoslavia, che già amministra dal 1947 la zona B, procede ad annetterla de facto nel proprio Stato;
- 10 novembre 1975 - Con il trattato di Osimo l'Italia e la Jugoslavia si riconoscono mutuamente de jure la piena sovranità sulle rispettive zone amministrate, appartenenti precedentemente al Territorio libero di Trieste. I confini fra i due paesi, sanciti il 5 ottobre 1954 dal Memorandum di Londra, vengono dichiarati pertanto definitivi. Con il trattato di Osimo viene sancita ufficialmente la perdita, da parte dell'Italia, di oltre il 90% del territorio giuliano.
[modifica] Lingue e dialetti
| Per approfondire, vedi le voci Lingua italiana, Lingua veneta, Friulano goriziano, Dialetto bisiaco e Lingua slovena. |
Nell'attuale Venezia Giulia l'Italiano, lingua ufficiale dello Stato italiano, è la lingua più diffusa, con uno status dominante e viene parlata, accanto ad altre lingue neolatine e/o loro dialetti, dalla gran maggioranza della popolazione.
I dialetti romanzi parlati sono di tipo veneto: il triestino è una parlata che ha sostituito il tergestino, che era un più antico idioma retoromanzo (strettamente imparentato al friulano). Infatti dopo il 1719 - anno in cui Casa d'Austria scelse Trieste per costruire il suo principale porto commerciale - la popolazione triestina passò dai seimila abitanti del 1740 agli oltre duecentomila di metà Ottocento, provocando un cambio linguistico determinato dalla massiccia immigrazione di popolazioni di lingua veneta coloniale provenienti principalmente dalla costa istriana. Costoro emigravano a Trieste attratti da migliori prospettive di lavoro. L'antico dialetto tergestino di tipo retoromanzo continuò ad essere utilizzato ben oltre questa sostituzione, per circa un secolo, solo come lingua nobiliare.
Parimenti anche a Muggia era diffuso un idioma retoromanzo, il muggesano, che sopravvisse lungamente al tergestino, spegnendosi solo con la morte del suo ultimo parlante, Giuseppe de Jurco, nel 1887. Attualmente a Muggia, l'unico comune istriano rimasto all'Italia dopo l'ultima guerra, si parla un dialetto istroveneto profondamente influenzato dal triestino
Il dialetto bisiaco è invece un idioma risultato della progressiva venetizzazione della popolazione originariamente friulanofona e, in minor misura, slovenofona, storicamente appartenente al Friuli. La dominazione veneziana (che aveva in Monfalcone una strategica enclave in questo estremo lembo della pianura friulana) e la vicinanza di Trieste venetizzarono in tal modo la parlata originaria, la cui origine risulta in parte dalla persistenza di un certo numero di elementi lessicali del friulano nonché dello sloveno, anche dall'esistenza di piccole isole linguistiche friulane sparse nel proprio territorio, oggi in fortissimo regresso e sopravviventi solo nell'area prossima all'Isonzo e slovene adiacenti al Carso. Secondo una teoria, confermata da documenti e sostenuta da molti linguisti e storici, l'attuale dialetto bisiaco deve la sua origine ad un ripopolamento in età rinascimentale del territorio oggi chiamato Bisiacaria, e fino ad allora abitato esclusivamente da friulanofoni e, in minor misura, da sloveni. I nuovi arrivati, di parlata veneta e veneto-orientale (un modello veneto diffuso all'epoca in Istria in Dalmazia), non erano in numero sufficiente per dar vita ad una sostituzione linguistica (come invece accadrà a Trieste a partire dal 1800). Per cui si ebbe, sul piano linguistico, una lenta fusione con la precedente realtà friulanofona/slavofona. Da qui la forte presenza del sostrato friulano e sloveno, sia nel lessico che nella morfologia nel bisiaco parlato, fino almeno agli anni anni trenta e quaranta del Novecento. Oggigiorno il dialetto bisiaco ha perso molte delle proprie connotazioni originarie e risulta essere fortemente triestinizzato, tanto che molti parlanti ritengono che la parlata tradizionale della propria terra sia ormai quasi scomparsa.
Vi è quindi il gradese, una variante veneta arcaica parlata a Grado e nella sua laguna e ritenuta endemica della località, similmente alla parlata (ancor più arcaica) della vicina località lagunare friulana di Marano. Il Gradese e, più in generale, il veneto-coloniale, ha avuto come massimo esponente il poeta Biagio Marin.
Lo sloveno, è, nella maggior parte delle zone in cui è diffuso, lingua amministrativa e di cultura insieme all'italiano. Parlate slovene sono utilizzate nell'entroterra carsico italiano e nella stessa città di Trieste. Lo sloveno, nonostante il grande afflusso di esuli istriani nel secondo dopoguerra (particolarmente accentuato nel decennio 1945-1955) in zone etnicamente slovene fin da età medievale, continua ad essere lingua maggioritaria in 3 dei 6 comuni che compongono la provincia di Trieste, oltreché nelle frazioni carsiche del capoluogo giuliano (Villa Opicina, Basovizza, ecc.) e nel Carso goriziano. Esistono anche scuole in lingua slovena. Tale lingua è forse parlata da circa il 4% degli abitanti delle provincie di Trieste e Gorizia[22], tuttavia, secondo alcune fonti, il loro numero è alquanto superiore. Lo stesso Ministero dell'Interno calcola che nelle province summenzionate siano presenti 36.000 sloveni, pari a circa il 9% della popolazione complessiva[23].
Inoltre, considerando l'intera provincia di Gorizia (e non solo la Bisiacaria) come facente parte della Venezia Giulia, bisogna aggiungere lo sloveno, parlato nel Collio, sul Carso goriziano e nella città stessa, nonché la lingua friulana diffusa, da sempre, nella parte settentrionale della provincia e nel capoluogo (nella sua varietà goriziana).
[modifica] Elenco dei comuni già appartenti alla regione
| Per approfondire, vedi la voce Elenco dei comuni della Venezia Giulia italiana. |
Il territorio della Venezia Giulia, durante la sua appartenenza all'Italia tra il 1919 e il 1947 era suddiviso in 128 comuni ripartiti, dal 1927, fra 5 province. Dopo la Seconda guerra mondiale, da cui l'Italia era uscita sconfitta, 98 comuni (fra cui 3 intere province) furono assegnati dall'Accordo di Pace di Parigi - 10.2.1947 - completamente alla Jugoslavia. Nel 1947, con la firma del Trattato di pace, Trieste, assieme ad alcune località situate in una stretta fascia costiera, divenne indipendente sotto il controllo militare alleato con la costituzione del Territorio libero di Trieste (diviso fra la zona A - Trieste e dintorni - e zona B - Istria nord-occidentale). Come conseguenza, il mandamento di Monfalcone, corrispondente alla Bisiacaria, venne restituito alla provincia di Gorizia cui era stato legato per secoli. Con il Memorandum d'intesa di Londra del 5 ottobre 1954, l'amministrazione civile della zona A del Territorio Libero di Trieste fu assegnata all'Italia, salvo alcune rettifiche territoriali a favore della Jugoslavia che però costrinsero le autorità garanti a tracciare una nuova linea di confine, sostitutiva della precedente demarcazione tra le zone A e B. Successivamente, con il Trattato di Osimo del 1975, tale confine, considerato, anche per motivi di ordine interno, provvisorio dalle due parti per oltre vent'anni (1954-1975), venne reso definitivo dall'Italia e dalla Jugoslavia.
[modifica] Note
- ^ Popolazione presente. I dati sono estratti da: AA.VV. Calendario Atlante De Agostini 1939, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1938
- ^ Popolazione residente. I dati (con la città di Zara inclusa dagli autori nel computo) sono estratti da: AA.VV. Calendario Atlante De Agostini 1939 (pag. 57), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1938
- ^ La lingua friulana ha una notevole diffusione in provincia di Gorizia, entità politico-territoriale facente anche parte del Friuli storico
- ^ La lingua istrorumena è oramai parlata da poche centinaia di persone (2008) nell'Istria croata e rischia l'estinzione
- ^ Si segnala, inoltre, che nel sito ufficiale internet dell' Associazione giuliani nel mondo è presente la seguente definizione di giuliani: «I giuliani nel mondo sono gli emigranti di lingua, cultura e nazionalità italiana originari dalle provincie di Trieste e Gorizia,...gli esuli provenienti dall'Istria, da Fiume, dalle Isole del Quarnero e dalla Dalmazia,....nonché i loro discendenti» Cfr. il sito ufficiale dell'Associazione giuliani nel mondo
- ^ Come acutamente è stato osservato da Marina Cattaruzza: «La definizione...elaborata dall'Ascoli non si collocava in un'ottica separatista. Si trattava pittosto, per il glottologo goriziano, di dare maggiore visibilità alla componente italiana nella monarchia asburgica, evidenziandone le ascendenze romane e venete...» Cit. tratta da: Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale (pag. 20), Bologna, Società editrice Il Mulino, 2007, ISBN 978-88-15-12166-0. E sempre Marina Cattaruzza: ...Graziadio Ascoli aveva coniato il termine Venezia Giulia, con cui intendeva dare espressione all'appartenenza culturale al Litorale alla Nazione italiana.. (Cit. tratta da Nazionalismi di frontiera, pagina 11 introduzione a firma di Marina Catturazza, a cura di Marina Cattaruzza, Soveria Mannelli, Robbettino editore, 2003
- ^ Una versione leggermente diversa dell'articolo apparve ne La strenna dell'esule, pubblicata a Roma nel 1879
- ^ Così denominato ufficialmente dagli austriaci fin dalla sua costituzione nel 1867
- ^ Tale denominazione era utilizzata preferentemente dagli italiani della regione
- ^ Sull'atteggiamento sostanzialmente contrario a rivendicazioni sulla Dalmazia a partire dagli anni della Triplice Alleanza (1882) si veda L. Monzali, Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla Grande Guerra, Firenze, Le Lettere 2004
- ^ Si veda a questo proposito l'opera di taglio irredentista di P. Fambri La Venezia Giulia. Studi politico-militari, Venezia, Naratovich 1885
- ^ Notiziario, Pagine Friulane, a. V (1892), n. 1, pag. 4
- ^ Fra i friulani che non condivisero gli ideali e le scelte della propria classe dirigente né tantomeno quelli irredentisti, si segnala, al termine della Prima guerra mondiale, il noto naturalista e intellettuale Achille Tellini (1866-1938) che teorizzò la nascita di una "nazione ladina" la cui funzione storica doveva essere quella di costituire un'oasi di pace al centro dell'Europa. Cfr. a tale proposito: 1) Donato Toffoli La patrie ladine. Cualchi note su la figure di Achille Tellini, pubblicato sulla rivista della Società Filologica Friulana G. I. Ascoli (Ce fastu?, 2007/1); 2) Donato Toffoli, saggio La Venezia Giulia: una questione friulana pubblicato in AA.VV, Venezia Giulia. La regione inventata, Udine, Kappa Vu, 2008; 3) la voce dedicata ad Achille Tellini nella WP in lingua friulana. All'epoca ci fu una forte polemica sulla stampa locale e il Tellini fu accusato dal Giornale di Udine di anti-italianità
- ^ In prevalenza Zara veniva indicata come città della Dalmazia e non della Venezia Giulia. Si veda a tal proposito G.Dainelli, Fiume e la Dalmazia, Torino, UTET 1925
- ^ Battisti Cesare (1920), La Venezia Giulia. Cenni Geografico-statistici illustrati da 15 figure con 11 tavole geografiche a colori, Novara, Istituto Geografico De Agostini
- ^ S.Squinabol-V.Furlani, Venezia Giulia, Torino, UTET 1928. La precedente citazione è contenuta a p. 3 di questo volume
- ^ 1) Tessitori T. (cur.) (1947), Come nacque la Regione Friuli - Venezia Giulia. Documenti e note, Udine, Del Bianco.
2) Coloni A. (1982), Motivazioni di carattere interno ed internazionale alla base dell'istituzione della Regione Friuli - Venezia Giulia, Tesi di laurea discussa all'Università di Trieste, Facoltà di Scienze Politiche.
3) Coloni A. (1987), Spoglio dei quotidiani triestini nel biennio 1946-1947, in: Agnelli A., S. Bartole (cur.) , La Regione Friuli - Venezia Giulia. Profilo storico-giuridico tracciato in occasione del 20° anniversario dell'istituzione della Regione, Il Mulino, Bologna, pp. 225-266 - ^ 1) D'Aronco G. (1983), Friuli. Regione mai nata. Venti anni di lotte per l'autonomia (1945-1964), Clape Culturâl Furlane Hermes di Colorêd, s.l..
2) di Caporiacco G. (1978), Venezia Giulia: la regione inesistente. Online: www.friulistorico.com.
3) Di Giusto S. (1997), L'autonomismo friulano 1945-1964, in: Friuli e Venezia Giulia. Storia del '900, Libreria editrice Goriziana, Gorizia, pp. 453-464. - ^ Cfr. a tale proposito il sito ufficiale del Comune di Marano Lagunare
- ^ Cfr.: Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio, Milano, Rizzoli 2005 ISBN 88-17-00562-2, pp. 188-190
- ^ O. Mileta Mattiuz, Popolazioni dell'Istria, Fiume, Zara e Dalmazia (1850-2002). Ipotesi di quantificazione demografica, Trieste, ADES, 2005, p. 29
- ^ Cfr. il sito:L'Aménagement Linguistique dans le Monde
- ^ Cfr. a tale proposito: Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio (pag. 304), Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2
[modifica] Bibliografia
- AA.VV Venezia Giulia. La regione inventata, a cura di Roberta Michieli e Giuliano Zelco, Edizioni Kappa Vu, 2008, ISBN 88898084121
- Elio Apih, Italia, fascismo e antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943), Roma-Bari, Laterza, 1966
- Almerigo Apollonio, Dagli Asburgo a Mussolini. Venezia Giulia 1918-1922, Gorizia, ARCI -LEG, 2001
- Silvano Bacicchi, Boris M. Gombač, Dario Mattiussi, La deportazione dei civili sloveni e croati nei campi di concentramento italiani: 1942-1943, i campi del confine orientale, Gradisca d'Isonzo, Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale L. Gasparini, 2004
- Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, Bologna, Società editrice Il Mulino, 2007, ISBN 978-88-15-12166-0
- Marina Cattaruzza, Marco Dogo, Raoul Pupo (a cura di), Esodi, trasferimenti forzati di popolazione nel Novecento europeo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2000
- Giuseppe De Vergottini, La Storiografia sulla Questione Giuliana, Bologna, Lo Scarabeo, 1997
- Paolo Fambri, La Venezia Giulia, studi politico-militari con prefazione di Ruggero Bonghi, Venezia, Ed. Naratovich, 1880
- Galliano Fogar, Sotto l'occupazione nazista nelle province orientali (II edizione), Udine, Del Bianco, 1968
- Jože Pirjevec e Milica Kacin-Wohinz, Storia degli sloveni in Italia, 1866-1998, Venezia, Marsilio, 1998
- Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio, Milano, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-00562-2
- Raoul Pupo, Guerra e dopoguerra al confine orentale d'Italia (1938-1956), Udine, Del Bianco, 1999
- Fulvio Salimbeni, Graziadio Isaia Ascoli e la Venezia Giulia, Quaderni Giuliani di Storia (pag. 51 e seguenti), 1, 1980/1
- Giorgio Valussi, Il Confine nordorientale d'Italia, Trieste, Ed. Lint, 1972
- Angelo Vivante, Irredentismo adriatico, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1984
[modifica] Voci correlate
- Cherso
- Cultura dei castellieri
- Diffusione dello sloveno in Italia
- Esodo dei cantierini monfalconesi
- Esodo istriano
- Fiume
- Foibe
- Friuli-Venezia Giulia
- Friuli
- Goriziano sloveno
- Istria
- Italianizzazione (fascismo)
- Lussino
- Storia di Trieste
- Venetia et Histria
- Venezia (regione)
- Zara

