Diocesi di Trieste

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Diocesi di Trieste
Dioecesis Tergestina
Chiesa latina
Trieste Cattedrale di San Giusto frontside.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Gorizia
Regione ecclesiastica Triveneto
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo
(titolo personale)
Giampaolo Crepaldi
Vicario generale Pier Emilio Salvadè
Vescovi emeriti Eugenio Ravignani
Sacerdoti 132 di cui 83 secolari e 49 regolari
1.679 battezzati per sacerdote
Religiosi 58 uomini, 174 donne
Diaconi 15 permanenti
Abitanti 241.800
Battezzati 221.700 (91,7% del totale)
Superficie 134 km² in Italia
Parrocchie 60
Erezione VI secolo
Rito romano
Cattedrale San Giusto
Santi patroni San Giusto
Indirizzo Via Cavana 16, 34124 Trieste, Italia
Sito web www.diocesi.trieste.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2011 * *
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Trieste (in latino: Dioecesis Tergestina) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Gorizia appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2010 contava 221.700 battezzati su 241.800 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo (titolo personale) Giampaolo Crepaldi.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La diocesi comprende i comuni di Trieste, Muggia, San Dorligo della Valle e Monrupino. I comuni di Duino-Aurisina e Sgonico, pur facendo parte della provincia di Trieste, appartengono all'arcidiocesi di Gorizia.

Sede vescovile è la città di Trieste, dove si trova la cattedrale di San Giusto.

Il territorio è suddiviso in 60 parrocchie e 8 decanati.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Trieste divenne sede episcopale verso la fine del VI secolo: primo vescovo documentato è Frugifero, che fu vescovo tergestino all'epoca dell'imperatore Giustiniano I, e più precisamente tra il 542 e il 565. Inizialmente era suffraganea del patriarcato di Aquileia; ma all'epoca dello scisma dei Tre Capitoli (579), avendo aderito allo scisma entrò a far parte della giurisdizione del patriarcato di Grado. Il vescovo Firmino abiurò lo scisma e per questo motivo ricevette delle lettere di lode e di approvazione da parte di Gregorio Magno.

Tra il tardo impero e l'alto medioevo il territorio diocesano si ridusse per l'erezione delle diocesi di Cittanova, di Pedena e di Capodistria.

A partire dall'anno 948 i vescovi ottennero il potere temporale dal re Lotario II che concesse l'indipendenza della diocesi dalla corona, per il territorio fino a tre miglia fuori dalle mura cittadine; vi rinunceranno formalmente nel 1236, anche se le lotte con il comune continueranno nel corso del Trecento.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dominio vescovile a Trieste 948-1295.

Nel 1180 il patriarca di Grado rinuncia alle sedi istriane e Trieste ritorna sotto la giurisdizione metropolitica del patriarcato di Aquileia.

Il vescovo Ulrico De Portis (metà del XIII secolo) vendette al comune di Trieste il diritto all'elezione dei giudici, il diritto alla decima ed il diritto di battere moneta. Alla fine del secolo il vescovo Brissa de Toppo concluse il periodo del potere temporale dei vescovi vendendo per 200 pezzi d'argento i rimanenti diritti politici.

Si deve al vescovo Rodolfo Morandino de Castello Rebecco (1304-1320) la costruzione della chiesa capitolina di san Giusto.

Per tutto il Medioevo il diritto di elezione del vescovo spetta al capitolo della cattedrale; nel 1459 il diritto di elezione viene conferito all'imperatore.

Nel Cinquecento a Trieste si diffusero le idee del luteranesimo, ma dopo il concilio di Trento la diocesi rientrò pienamente nell'ortodossia cattolica, grazie all'opera del vescovo Nicolò Coret (1575-1591), temibile avversario dei luterani, e all'apostolato dei Cappuccini e dei Gesuiti, presenti rispettivamente dal 1617 e dal 1619.

Nel 1719 Trieste divenne porto franco e conobbe una rapida crescita con l'insediamento di fedeli di molte religioni.

In seguito alla soppressione del patriarcato di Aquileia del 1751, divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Gorizia.

Nel 1784 la diocesi di Trieste subì numerose cessioni territoriali allo scopo di farne coincidere il territorio con i confini politici. Porzioni del territorio diocesano triestino passarono alle diocesi di Cittanova, Capodistria, Parenzo e Lubiana; d'altro canto incorporò porzioni dell'Istria che appartenevano alle diocesi di Parenzo e Pola e la gola di Prosecco, che apparteneva all'arcidiocesi di Gorizia.

L'8 marzo 1788 la diocesi fu soppressa ed il suo territorio incorporato in quello di Gradisca eretta il 19 agosto dello stesso anno. Tuttavia, dopo soli tre anni, il 12 settembre 1791 fu ripristinata con la bolla Ad supremum di papa Pio VI e resa suffraganea dell'arcidiocesi di Lubiana; la diocesi di Pedena, anch'essa soppressa nel 1788, rimase incorporata nel territorio triestino. Il 19 agosto 1807 divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede.

Il 30 giugno 1828 in virtù della bolla Locum beati Petri di papa Leone XII le diocesi di Trieste e di Capodistria furono unite aeque principaliter; contestualmente fu soppressa la diocesi di Cittanova ed incorporata in quella di Trieste. Due anni dopo, il 27 luglio 1830, divenne nuovamente suffraganea dell'arcidiocesi di Gorizia per effetto della bolla Insuper eminenti Apostolicae dignitatis di papa Pio VIII.

Dal 1867 fino al collasso dell'impero Austro-Ungarico i vescovi di Trieste siedono come membri della Camera dei signori d'Austria, il senato imperiale.

Nel 1919 il vescovo Andrej Karlin, sloveno, si dimise a seguito di un'aggressione da parte di un gruppo di irredentisti. Nello stesso anno sulla cattedra triestina siederà un vescovo italiano, dopo quasi novant'anni di episcopati sloveni, tedeschi e croati.

Il 25 aprile 1925 cedette una porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Fiume; un'altra pozione di territorio fu ceduta a Fiume nel 1934. In compenso, il 20 febbraio 1932 in seguito alla bolla Quo Christi fideles di papa Pio XI incorporò il decanato di Postumia, che era appartenuto alla diocesi di Lubiana.

Il vescovo Luigi Fogar, per la sua opposizione al regime fascista, dovette dare le dimissioni nel 1936.

Dopo la seconda guerra mondiale, a seguito del trattato di pace del 10 febbraio 1947, una larga parte del territorio diocesano si venne a trovare in territorio jugoslavo; furono perciò erette due separate amministrazioni apostoliche per la zona in territorio sloveno e per quella in territorio croato.

Nel difficile e teso clima del dopoguerra il vescovo Antonio Santin subì una violenta aggressione a Capodistria nel giugno 1947; la Congregazione Concistoriale dovette intervenire ufficialmente ricordando che a norma del diritto canonico coloro che commettevano queste violenze sarebbero incorsi nella scomunica.[1]

Il 17 ottobre 1977, due anni dopo il trattato di Osimo, in forza della bolla Prioribus saeculi di papa Paolo VI, le diocesi di Trieste e di Capodistria furono separate e rese autonome; e contestualmente vennero introdotte delle modifiche territoriali per far coincidere i territori delle due diocesi con quelli degli Stati.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Persone legate alla diocesi[modifica | modifica sorgente]

Santi e beati della diocesi[modifica | modifica sorgente]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

La diocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 241.800 persone contava 221.700 battezzati, corrispondenti al 91,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 370.000 380.000 97,4 230 165 65 1.608 90 510 59
1970 300.000 310.000 96,8 262 187 75 1.145 98 571 53
1980 273.500 284.700 96,1 233 150 83 1.173 102 565 56
1990 247.500 253.346 97,7 213 137 76 1.161 4 90 331 60
1999 219.715 237.289 92,6 174 112 62 1.262 6 71 245 60
2000 242.000 251.500 96,2 184 119 65 1.315 7 76 245 60
2001 217.818 236.253 92,2 180 120 60 1.210 8 75 263 61
2002 217.818 236.253 92,2 159 110 49 1.369 10 63 186 61
2003 217.818 236.253 92,2 180 115 65 1.210 9 76 166 61
2004 219.000 243.903 89,8 166 106 60 1.319 10 66 182 60
2010 221.700 241.800 91,7 132 83 49 1.679 15 58 174 60

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Acta Apostolicae Sedis 39 (1947), p. 273.
  2. ^ Dopo Frugifero Gams e Kandler mettono un Geminiano; tuttavia questo presunto vescovo è omesso da Ughelli, da Cappelletti e da Lanzoni, per i quali Geminiano fu un presbitero non un vescovo.
  3. ^ Alcune cronotassi distinguono due vescovi di nome Bernardo.
  4. ^ Eletto nel 1190, è confermato dal patriarca di Aquileia nel 1192.
  5. ^ Chiamato Givardus Arangone da Gams.
  6. ^ Sarebbe lo stesso Arlongo von Wocisperch del 1254.
  7. ^ Eubel e Gams ammettono un solo vescovo di nome Rodolfo (Pedrezzani), già sulla cattedra triestina nel 1302 e deceduto nel 1320.
  8. ^ Fu anche vescovo di Vienna (1522 - 1523).
  9. ^ Il 5 novembre 1721 l'imperatore eleggeva come vescovo Wolfgang Weichard, non confermato dalla Santa Sede.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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