Storia della Toscana

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1leftarrow.pngVoce principale: Toscana.

La Storia della Toscana abbraccia un lunghissimo periodo di tempo, che spazia dal II millennio a.C. ai giorni nostri.

La Regione Etruria all'epoca dell'imperatore Augusto

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Le più antiche testimonianze del popolamento umano in Toscana, risalgono addirittura al Paleolitico. La specie più antica, del genere Homo, rappresentata in Toscana, è quella dell'uomo Homo Heidelbergensis, i cui strumenti in pietra sono invece stati ritrovati in abbondanza nella vicina Valle dell'Arno e nell'area costiera livornese. Anche ben documentata è la presenza di Homo neanderthalensis, che visse nell'area all'incirca tra i 90.000 a 40.000 anni da oggi. Industrie in pietra scheggiata appartenutegli sono state rinvenute nel Mugello, nel senese, in particolare sul Monte Cetona, nell'area delle Apuane, nel livornese, nella Valle del Serchio e nel corso inferiore dell’Arno. Fasi successive, tra cui la fase nota come Uluzziano, sono documentate in Toscana nella Grotta La Fabbrica, a Indicatore (Arezzo), San Romano (Pisa), Salviano e a Maroccone (Livorno). Le prime fasi culturali legate invece a Homo sapiens sono dette Aurignaziano e Gravettiano, e sono testimoniate in Toscana, presso Laterina, presso Montelupo e a Monte Longo, vicino Arezzo.

Neolitico[modifica | modifica wikitesto]

Nel VI millennio a.C. appare in territorio toscano la cosiddetta cultura della ceramica cardiale che segna l'introduzione della rivoluzione neolitica. In questa fase le comunità della Toscana interagiscono con quelle delle isole tirreniche: arcipelago toscano, Corsica e Sardegna con cui intrattengono importanti "scambi commerciali", in particolare di ossidiana. Seguirà nel neolitico medio la fase detta della "ceramica lineare"[1].

Calcolitico ed età del bronzo[modifica | modifica wikitesto]

Nel calcolitico fra il III e il II millennio a.C. la Toscana e il Lazio settentrionale sono caratterizzate dalla cultura del Rinaldone che in seguito incorporerà al suo interno elementi della cultura del vaso campaniforme. A questo periodo risalgono anche le statue stele della Lunigiana.

Nell'età del bronzo finale (1200-1000 a.C. circa) si diffonde la cultura protovillanoviana, forse collegabile alla discesa delle popolazioni italiche, che mostra varie similitudini con la cultura dei campi di urne dell'Europa centrale. Viene succeduta dalla cultura villanoviana a partire dal X secolo a.C. circa.

Civiltà Villanoviana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Civiltà villanoviana.

Fra il X e l'VIII secolo a.C., l'età del ferro trova la sua massima espressione nella civiltà villanoviana (preceduta nel bronzo recente dalla cultura protovillanoviana), che ha preso il nome da Villanova (una frazione di Castenaso), un insediamento di grande interesse archeologico, dove sono state trovate lance, spade, pettini e gioielli di ogni tipo. Questa è una dimostrazione dei progressi che erano stati fatti nell'estrazione e nella lavorazione dei metalli, di cui era particolarmente ricco il sottosuolo della regione.

Etruschi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etruschi e Etruria.
Sito archeologico della necropoli di Populonia

Verso l'VIII secolo a.C. appaiono le prime testimonianze della presenza, in tutto il territorio dell'Italia Centrale, di un popolo misterioso e straordinario: gli Etruschi. Da essi, l'attuale territorio regionale prese il nome di Etruria, Tuscia per i Romani e successivamente Tuscania e Toscana.

La loro provenienza è ancora un mistero per gli storici, non sono arrivati integri fino a noi testi letterari in lingua ma un nutrito corpus di oltre 13 000 iscrizioni che presenta un problema di comprensione, in quanto le iscrizioni sono prevalentemente a carattere religioso o funerario; si ipotizza possano essere originari della Lidia, in Asia Minore. Altri autori invece li ritengono popolazioni autoctone che hanno subito influenze esterne. Non è un mistero che all'interno delle più antiche tombe etrusche siano state rinvenute suppellettili, armi e oggetti di fattura sarda. È archeologicamente provato che questo popolo, più avanzato di quello etrusco, abbia colonizzato le coste della Toscana e creato importanti insediamenti nel I millennio a.C., sino a spingersi in Campania. Attorno al VI secolo a.C., gli Etruschi raggiunsero il culmine della loro potenza, con possedimenti che andavano dalla Pianura Padana alla Campania; costruirono strade, tra le quali si sono ben conservate le Vie Cave (tra Sovana, Pitigliano e Sorano), bonificarono paludi ed edificarono grandi città tra la Toscana e il Lazio, come Arezzo, Chiusi, Volterra, Populonia, Vetulonia, Roselle, Vulci, Tarquinia, Veio e Volsinii.

II livello di civiltà raggiunto da questo grande popolo è testimoniato dagli eccezionali reperti archeologici, sparsi in un territorio vastissimo e ritrovati nelle tombe - di ogni tipo e dimensione - delle necropoli, straordinarie ed incredibili città dei morti. Inoltre si osservano interessantissime similitudini - inconsuete per il Mediterraneo del tempo- tra i diritti degli uomini e quelli delle donne; interessante per esempio che la moglie potesse godere dell'eredità del marito o che potesse partecipare ai banchetti sullo stesso letto del suo uomo, o assistere agli spettacoli accompagnandosi al marito. La cosa era talmente diversa dall'usuale che per i Romani il termine etrusca poteva facilmente essere usato come un sinonimo di prostituta.

Oltre agli Etruschi, la Toscana fu anche abitata nel nord della regione da tribù Liguri (Apuani, Magelli, Casuentini, Friniati, Ilvati) che hanno lasciato graffiti sui monti e solo poche tracce archeologiche. Si ritiene che la Toscana, prima dell'arrivo degli Etruschi, fosse abitata dagli Umbri, antica popolazione di origine indoeuropea. Gli Etruschi sconfissero gli Umbri e ne conquistarono 300 città, come ricorda Plinio il Vecchio, costringendoli a spostarsi oltre la riva orientale del Tevere.

Romani[modifica | modifica wikitesto]

L'Acropoli della città di Cosa
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conquista romana dell'Etruria e Etruria.

Nel III secolo a.C. gli Etruschi furono sconfitti dalla potenza militare di Roma e, dopo un primo periodo di prosperità, dovuto allo sviluppo dell'artigianato, dell'estrazione e della lavorazione del ferro, dei commerci, tutta la regione decadde economicamente, culturalmente e socialmente. Nel 180 a.C. i Romani, per disporre della Liguria nella loro conquista della Gallia, dovettero deportare 47.000 Liguri Apuani, irriducibili ribelli, confinandoli nell'area sannitica compresa tra Benevento e Campobasso. Anche la Toscana venne così conquistata dai Romani, che si insediarono presso le preesistenti località etrusche, oltre a fondare nuove città come Florentia e Cosa, attualmente una delle meglio conservate con le mura, il foro, l'acropoli e il capitolium, sorto originariamente come Tempio di Giove, oltre ad avere una propria monetazione.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Tuscia e Marca di Tuscia.
Antica mappa del centro storico di Pisa
La Pieve di San Donato a Porrona presso l'omonimo castello medievale

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente la regione venne enormemente spopolata e passò attraverso la dominazione ostrogota e bizantina, prima di divenire oggetto di conquista da parte dei Longobardi (569), che la eressero a ducato con sede a Lucca.

Marchesato di Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta dei Longobardi per opera di Carlo Magno, il ducato divenne contea e successivamente marchesato di Lucca. Nell'XI secolo il Marchesato passò agli Attoni, grandi feudatari Canossiani, che possedevano anche Modena, Reggio Emilia e Mantova. A quella famiglia apparteneva la famosa Contessa Matilde di Canossa, nel cui castello avvenne l'incontro fra il papa Gregorio VII e l'imperatore di Germania, Enrico IV. Siamo nel periodo storico dell'incastellamento, legato a esigenze difensive e di comando territoriale, che determinò attraverso la logica feudale seguita anche da dislocazioni di abbazie e celle del clero, quegli insediamenti medievali sparsi che oggi distinguono gran parte della Toscana: merita qui ricordare i castelli e i conseguenti borghi fortificati di Monteriggioni, Brolio, Lucignano, Poppi, il Castello di Oliveto presso Castelfiorentino, Radicofani, Trequanda, Volterra, il Castello Malaspina di Massa, Fosdinovo, Gargonza, Vicopisano, Lari, Monsummano, Montevettolini, il Castello di Bibbione presso San Casciano in Val di Pesa, il Castello di Nipozzano, Bucine, Montalcino, Piancastagnaio, oltre ai numerosi castelli della provincia di Grosseto.

La repubblica marinara di Pisa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di Pisa.

Nell'XI secolo Pisa divenne la città più potente e importante della Toscana, forte vittorie contro i Saraceni, tra cui la liberazione di Palermo e Reggio Calabria, e la conquista delle Baleari. Il dominio della Repubblica Marinara si estende su tutta la Toscana tirrenica, le isole dell'Arcipelago Toscano e le isole di Sardegna e Corsica. A sud è presente il dominio degli Aldobrandeschi, importante casata di origine longobarda, che controllava la parte meridionale delle attuali province di Livorno e Siena, oltre all'intera provincia di Grosseto fino all'Alto Lazio, entrando spesso in conflitto con il Papato, fino all'emergere della città di Siena, che più tardi entrerà in competizione con Firenze.

L'affermazione dei liberi Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Fiorentina, Repubblica di Lucca e Repubblica di Siena.

Attorno al XII secolo inizia il periodo dei Liberi Comuni e Lucca diventa il primo comune in Italia. Nascono le prime forme di democrazia partecipativa e le associazioni di arti e mestieri, che fecero della Toscana un irripetibile esempio di autonomia culturale, sociale ed economica. Nei primi decenni del XIII secolo, sorsero in Toscana anche i primi studium universitari, quello di Arezzo nel 1215, seguito pochi anni più tardi dallo studium senese (1240), ancora oggi attivo come università.

Umanesimo, Rinascimento e la dinastia medicea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Granducato di Toscana e Medici.
Cosimo I de' Medici, Granduca di Toscana

Prima con Dante Alighieri e con Giotto nel Trecento, poi nel Quattrocento con altri grandi artisti, la Toscana, ed in particolare Firenze, diedero un determinante contributo al Rinascimento Italiano. Divenuta entità politicamente autonoma a partire dal XII secolo la Toscana si frammentò anch'essa in una miriade di stati tra i quali la Repubblica di Firenze e la Repubblica di Siena erano le più importanti. In particolare la fioritura dei commerci a Firenze portò la città a divenire centro finanziario di importanza europea, con dinastie di banchieri quali i Bardi, i Peruzzi e i Medici stessi, che per tutto il periodo medievale prestavano soldi ai grandi sovrani nazionali europei per finanziare le loro guerre. L'unificazione toscana sotto un'unica città iniziò con la politica espansionistica fiorentina già del XIV secolo, quando la repubblica iniziò a fagocitare i territori toscani in successione, frenata solamente dalla repubblica di Siena. Durante il XV a secolo ci fu l'avvento al potere della famiglia Medici che, come le maggiori famiglie fiorentine, si era arricchita con le banche. Essa cominciò ad ottenere rilevanza politica dentro le istituzioni repubblicane a partire dalla metà del XV secolo, con Cosimo il Vecchio che, nonostante opposizioni di altre famiglie (che lo fecero imprigionare in Palazzo Vecchio), riuscì ad assicurarsi il quasi totale controllo degli organi repubblicani, consolidando il potere della famiglia al punto che alla sua morte le redini del potere passarono nelle mani del figlio Piero de' Medici. Questo periodo, compreso tra la morte di Cosimo e quella del nipote Lorenzo il Magnifico, è considerato il periodo di maggiore splendore artistico, culturale e politico della signoria fiorentina che, con la sapiente opera di Lorenzo, seppe diventare l'ago della bilancia nella frammentata e litigiosa Italia del XV secolo. A partire da Lorenzo, il potere mediceo si consolidò (a parte due interruzioni repubblicane dal 1498 al 1502 e dal 1512 al 1530) e Cosimo, discendente di un ramo cadetto della famiglia, ottenne il titolo prima di Duca di Toscana, poi nel 1569 il titolo di Granduca di Toscana. In questo momento tutta l'area toscana, eccetto Lucca che rimase una repubblica autonoma, Piombino che costituiva un principato a sé stante, e l'area di Orbetello e Monte Argentario collocata nello Stato dei Presidii, era sotto la signoria fiorentina essendo caduta la repubblica di Siena nel 1555 nelle mani degli ispano-fiorentini che dal 1557 ne ebbero la sovranità. La famiglia Medici continuò a regnare sopra la Toscana ininterrottamente fino al 1737, sopravvivendo come famiglia stentatamente essendo divenuta cronica la mancanza di eredi maschi già a partire da Francesco I (1574-1587). L'ultimo granduca della famiglia fu Gian Gastone de' Medici che, probabilmente di orientamento omosessuale, non ebbe eredi. L'ultima della famiglia Anna Maria Luisa, elettrice Palatina che si occupò del Granducato dalla morte del fratello, riuscì grazie alla sua lungimiranza a fare sì che l'immenso patrimonio artistico che era nei secoli divenuto patrimonio della famiglia non potesse essere portato via da Firenze nemmeno dai futuri regnanti che il Granducato avrebbe avuto.

Le innovazioni dei Lorena[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Asburgo-Lorena (Toscana).

Il Granducato di Toscana, alla morte di Gian Gastone e in seguito agli sconvolgimenti a livello europeo dovuti alla guerra di successione polacca, fu inserito in un gioco di equilibri tipicamente settecentesco, per cui il governo della regione passò alla famiglia dei Lorena, in particolare a Francesco Stefano di Lorena, già marito di Maria Teresa d'Asburgo, imperatrice d'Austria. Egli non mise mai piedi né in Toscana né a Firenze, e ne lasciò l'amministrazione al figlio Pietro Leopoldo. La più importante innovazione voluta dai Lorena, proprio grazie a Pietro Leopoldo, fu l'abolizione (per 4 anni, fino al 1790 quando fu ripristinata) della pena di morte nel Granducato di Toscana, per l'epoca una innovazione di non poco rilievo. Il provvedimento entrò in vigore il 30 novembre 1786 e, prendendo spunto da questo, è stata istituita in tempi recenti la Festa della Toscana, che si tiene ogni anno nel giorno di tale anniversario. L'unica interruzione alla sovranità lorenense fu la parentesi napoleonica che durò fino al 1814, quando sul serenissimo trono granducale fu restaurato Ferdinando III figlio di Pietro Leopoldo. L'ultimo Granduca di Toscana fu il figlio di Ferdinando, Leopoldo II, che regnò fino all'ingresso del territorio toscano nel nascente stato unitario italiano. Il periodo lorenense fu per la Toscana un periodo illuminato, a partire dal governo di Pietro Leopoldo (che riformò l'ordinamento giudiziario), fino all'ultimo granduca che ottenne risultati molto positivi, con la costruzione delle prime ferrovie toscane, la razionalizzazione del territorio con la creazione del catasto e la bonifica della Maremma. Inoltre, nonostante il periodo storico inducesse i sovrani a un controllo repressivo sullo Stato, non ebbe mai atteggiamenti reazionari. Dopo le rivoluzioni del 1848-1849, il ritorno di Leopoldo venne tuttavia supportato da una guarnigione austriaca che gli alienò le simpatie popolari. Nel 1859, quando la Toscana stava per entrare nel regno dell'Italia del Nord, non si oppose in maniera tenace alla sua destituzione, ma partì da Firenze lasciandola pacificamente nelle mani dei rivoluzionari. La curiosa espressione usata nell'occasione, dato che era iniziata la rivolta alle cinque del mattino, fu che alle sei dello stesso mattino, quando il granduca partì da Firenze, la rivoluzione se ne andò a fare colazione.

Risorgimento e unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo napoleonico e nel primo periodo del Risorgimento Italiano, in Toscana trovarono asilo politico patrioti e scrittori.

Il passaggio dal Granducato di Toscana allo Stato Unitario Italiano fu frutto di una incruenta rivoluzione e di un plebiscito, promosso il 15 marzo 1860 dal Governo Provvisorio Toscano, che decretò l'annessione al Regno di Sardegna e quindi al nascente Regno d'Italia.

Nei primi anni di Unità, in Toscana ci fu un forte movimento federalista e autonomista che unì tutti coloro che - dai cattolici, ai garibaldini, agli ex-mazziniani, dai codini e legittimisti ai democratici, dai cattolici agli autonomisti - si opponevano al centralismo amministrativo piemontese e auspicavano un assetto federale dello Stato. Tale partito (tra i cui esponenti si ricordano Giuseppe Montanelli, l'allievo di Carlo Cattaneo, Alberto Mario, Luigi Castellazzo, Giuseppe Mazzoni, Clemente Busi, Eugenio Alberi, Padre Bausa O.P., Luigi Alberti, Giuseppe Corsi, l'arcivescovo di Pisa Cosimo Corsi, ecc.) rappresentò la più importante alternativa al partito moderato-liberale del governo unitario (tra i cui espenenti c'era Bettino Ricasoli), ed ebbe alcune riviste di un certo prestigio come La Nuova Europa (federalista-democratico), La Patria e Firenze (federalista-cattolici)[2].

In attesa del trasferimento della capitale a Roma, cosa che avvenne nel 1870, Firenze ospitò il governo della nazione per cinque anni, divenendo il centro, oltre che della cultura, della politica italiana. Nel contesto degli avvenimenti contestativi post-unificazione è stata inserita dagli storici l'avventura mistico-rivoluzionaria di David Lazzaretti, un predicatore che riuscì a muovere le folle della zona del monte Amiata e della Toscana meridionale in nome di una alternativa religiosa e sociale, a fronte non tanto dei nuovi assetti nazionali, ma soprattutto della fragilità sociale di quel territorio e del declino dei costumi del clero romano. Per aver organizzato una processione su Arcidosso, in cui le istituzione e la borghesia di allora paventavano assalti alla proprietà privata come prodotto un socialismo che allora era solo agli albori, venne ucciso dalla forza pubblica nel 1878[3].

Gli intenti unitari, insieme agli accordi di pace Prussia, Austria e Regno d'Italia (che portarono al definitivo riconoscimento dell'Italia sabauda), tolsero al partito federalista-autonomista ogni possibilità di manovra e conseguentemente si sciolse, riportando i vari gruppi politici che lo componevano nell'alveo della reazione, del moderatismo-liberale e del movimento democratico (il gruppo della Nuova Europa di Alberto Mario e Giuseppe Mazzoni si portò su posizioni che saranno quelle della Lega Internazionale dei Lavoratori[4]).

La storia della Toscana si identifica, da questo momento, con quella dello Stato Italiano, di cui fa parte, pur conservando una sua specificità che la distingue da tutte le altre regioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il neolitico in Italia centrale - facies tirrenica
  2. ^ Arnaldo Salvestrini, Il movimento antiunitario in Toscana (1859-1866), Firenze: Olschki Editore, 1967
  3. ^ Giacomo Barzellotti, "Monte Amiata e il suo profeta", Milano, F.lli Treves, 1910
  4. ^ Francesco Leoni, Storia dei partiti politici, Guida Editore, 2001

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]