Fiume (Croazia)

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Fiume
città
(HR) Rijeka
Fiume – Stemma Fiume – Bandiera
panorama di Fiume
panorama di Fiume
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione Primorje-Gorski Kotar County coat of arms.png Litoraneo-montana
Amministrazione
Sindaco Vojko Obersnel
Territorio
Coordinate 45°20′N 14°23′E / 45.333333°N 14.383333°E45.333333; 14.383333 (Fiume)Coordinate: 45°20′N 14°23′E / 45.333333°N 14.383333°E45.333333; 14.383333 (Fiume)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 44 km²
Abitanti 175 486 (31-03-2011, censimento 2011)
Densità 3 988,32 ab./km²
Altre informazioni
Lingue croato, italiano
Cod. postale 51000
Prefisso 051
Fuso orario UTC+1
Targa RI
Nome abitanti Fiumani
Patrono santi Vito e Modesto e san Crescienza
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Fiume
Fiume
Sito istituzionale

Fiume (in croato Rijeka; in ungherese Fiume, originariamente Szentvit; in sloveno Reka; in tedesco Sankt Veit am Flaum o Pflaum, desueto; nei dialetti locali croati Reka o Rika), con 175.486 abitanti nel 2011, è la terza città della Croazia per popolazione dopo Zagabria e Spalato. Situata sull'Adriatico (Golfo del Quarnaro), è capoluogo della Regione litoraneo-montana, sede universitaria ed arcivescovile.

Già parte dell'impero austriaco, appartenne ai dominii ungheresi degli Asburgo d'Austria dal 1779 al 1919, allo Stato libero di Fiume dal 1920 al 1924 e al Regno d'Italia dal 1924 al 1945 come capoluogo dell'omonima provincia, per poi passare alla Jugoslavia e quindi dal 1991 alla Croazia.

Il suo toponimo latino originario è Tarsatica (da cui il nome del rione Tersatto); successivamente si chiamò Vitopolis e Flumen (o anche San Vito al fiume).

Divisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Fiume non è diviso in insediamenti (naselja)[1]. La città è invece suddivisa in 33 rioni (Mjesni odbori)[2] dotati di consigli rionali e di un certo grado di autonomia amministrativa[3], elencati di seguito. Tra parentesi il nome in lingua italiana.

  • Banderovo (Montegrappa)
  • Belveder (Belvedere[4])
  • Brajda-Dolac (Braida-Dolaz)
  • Brašćine-Pulac (Brascine-Pulaz o Malburgo)
  • Bulevard
  • Centar Luka (Centro Porto), sede civica e municipale
  • Centar Sušak (Centro Sussak o Sussag, Sussa o anche Sansego di Fiume)
  • Draga (Draga)
  • Drenova (Drenova)
  • Gornja Vežica (Vesizza superiore)
  • Grbci (Gherbizzi o Gherbzi, Gherbaz)
  • Kantrida (Cantrida già Borgomarina)
  • Kozala (Cosala)
  • Krimeja (Crimea)
  • Mlaka (Mlaca)
  • Orehovica (Orecovizza)
  • Pašac (Passaz o Pasciaz)
  • Pećine (Pecine)
  • Pehlin (San Giovanni[5])
  • Podmurvice (Gelsi)
  • Podvežica (Vesizza inferiore)
  • Potok (Fiumara)
  • Školjić (Scoglietto[4])
  • Škurinje (Scurigne[4])
  • Škurinjska Draga (Valscurigne)
  • Srdoči (Sérdoci)
  • Sveti Kuzam (San Cosimo)
  • Sveti Nikola (San Nicolò)
  • Svilno (Svilno)
  • Trsat (Tersatto)
  • Turnić (Torretta)
  • Vojak (Casermetta[6])
  • Zamet (Zamét)

Vecchie Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1936 il vecchio comune di Fiume (Provincia del Carnaro [Fiume]) aveva una popolazione totale di 53.896 residenti ed era suddiviso in 2 frazioni.[7]:

Comuni, Frazioni e Abitati popolazione residente totale centri urbani case sparse
Fiume 53.896 53.388 508
Fiume 53.401 52.893 508
Drenova 495 495 --

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dai Romani agli Asburgo[modifica | modifica wikitesto]

Il posto dell'odierna città era anticamente abitato dalla tribù illirica dei Liburni: conquistato dalle legioni della Repubblica romana nel 60 a.C. fu fondato il municipio con il nome di Tarsatica.

Nel medioevo la città passò sotto il successivo controllo franco, e poi del vescovo di Pola dal 1000: in questo periodo la città si governò da comune autonomo raggiungendo una notevole prosperità commerciale favorendo anche l'immigrazione di mercanti italiani. Fiume poi diventò ungherese prima di finire all'Austria degli Asburgo nel 1471. Nel XVII secolo il commercio fiumano si estese sino in Puglia quindi aumentò l'immigrazione marchigiana e veneta. La Repubblica di Venezia non ne ebbe mai il controllo se non per una brevissima parentesi nel 1508, ma la distrusse due volte. Tra le tante lingue parlate in città si usò, soprattutto sino alla fine della seconda guerra mondiale ma ancora attualmente nell'ambito della componente autoctona italiana residente in città, il fiumano: una variante locale del veneto "da mar" con influenze di altre lingue, prevalentemente il croato e in misura minore il tedesco[8]. L'uso scritto della lingua prima latina e poi italiana è attestato da tutte le più antiche fonti: fra le carte latine del cancelliere Del Reno di Modena (1436-1461) sono conservati i primi documenti scritti in lingua volgare degli archivi fiumani, allegati ad una carta notarile: si tratta di una tariffa del pesce e di un inventario delle cose preziose della chiesa parrocchiale di Fiume, dalle quali si deduce che il popolo conoscesse la lingua italiana. A partire da questo periodo, i documenti in italiano volgare si susseguono in gran numero: particolarmente indicativo un proclama latino del 1575 che si dice esser stato spiegato in lingua italiana "per la migliore comprensione del popolo". Nel 1599 il consiglio civico di Fiume ordinò al suo magistrato di redarre in futuro i propri atti in italiano invece del latino, per farli comprendere a tutti. D'altro canto, nelle scuole cittadine s'insegnava tanto in italiano che in "illirico" (lingua croata). Al principio del XIX secolo, l'uso della lingua italiana era presente non solo negli affari della pubblica amministrazione, ma anche nei contratti privati così come nei contadi slavi circostanti di Castua, Grobnico, Tersatto, Buccari e Vinodol le persone colte conoscevano il dialetto romanzo di Fiume. Nel contempo, rimane nell'alto golfo del Quarnaro - come pure in Istria ed anche nella zona di Trieste - una costante traccia scritta della presenza del glagolitico, il più antico alfabeto slavo conosciuto, diffuso in iscrizioni, epigrafi, libri e documenti di vario tipo. A Fiume in glagolitico sono rimaste poche tracce: un'iscrizione del 1561 sull'architrave della porta d'una casa nella zona del duomo di San Vito e un registro di Sante Messe del 1605. D'altro canto, prove indirette dell'utilizzo pubblico della lingua slava sono rinvenibili nelle diverse richieste dei vescovi della zona perché nelle chiese fiumane si utilizzasse la liturgia in latino al posto di quella illirica, o - viceversa - la richiesta dei sacerdoti locali perché se ne permettesse l'uso[9].

Mappa asburgica in ungherese di Fiume (1890)
Un viale del centro cittadino negli anni '10 del XX secolo

Dal 1471 fino al 1648, Fiume fece parte integrante dell'austriaco Ducato di Carniola, successivamente divenne città direttamente inclusa nella provincia dell'Austria inferiore con capoluogo Graz. L'imperatrice d'Austria Maria Teresa la cedette al Regno d'Ungheria nel 1776, dapprima inserendola nell'ambito amministrativo della Croazia, ma nel 1779 - a fronte delle incessanti ed energiche proteste dei Fiumani - la annetté direttamente al Regno d'Ungheria quale Corpus separatum. Costituita come porto franco nel 1719, passò a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo da mano austriaca a mano francese, di nuovo austriaca e quindi di nuovo ungherese. Durante la rivoluzione ungherese del 1848 la città venne occupata militarmente dai croati fedeli agli Asburgo, che la tennero per quasi vent'anni reclamandone l'annessione al Regno di Croazia nell'ambito dell'Impero: fu invece restituita alla corona ungherese - ancora come Corpus Separatum - per la terza e ultima volta nel 1867.

Sotto il governo ungherese la città prosperò in un clima di delicato equilibrio e di tensioni mai sopite, principalmente tra gli italiani e i croati: simbolo della lotta nazionale fra le due componenti fu l'incendio del ginnasio croato cittadino del 12 luglio 1867. Anche nei decenni successivi si assistette ad episodi di violenza di carattere nazionale, come i tumulti causati da un gruppo di dalmati croati aderenti all'associazione nazionalistica Sokol che di ritorno dal loro congresso a Zagabria per esser imbarcati verso la Dalmazia (5 settembre 1906) assalirono al grido di "Viva Fiume croata!" diversi luoghi pubblici di ritrovo locali come "Il caffè d'Europa" in pieno centro[10] e le proprietà dei cittadini del Regno d'Italia residenti a Fiume. I disordini si susseguirono per più giorni[11], sollevando un'ondata d'indignazione in Italia, proteste diplomatiche e una campagna di stampa nella quale i giornali italiani adombrarono l'ipotesi di un complotto ungaro-croato. Gli ungheresi favorirono l'elemento italiano per contrapporlo alle continue rivendicazioni croate sul possesso della città, allo scopo di garantire la sovranità ungherese sul principale porto del regno. Purtuttavia anche quello che venne chiamato idillio fra ungheresi ed italiani s'incrinò fortemente a seguito del tentativo d'imposizione in città dell'ordinamento scolastico ungherese (1898), che gli italiani videro come un attentato alla tradizionale autonomia cittadina e alla propria identità nazionale: fu in quegli anni che a Fiume sorsero le prime organizzazioni irredentistiche italiane, sostenute anche dai 10-11.000 istriani italiani risiedenti nel grande emporio quarnerino[12]. Il notevole sviluppo portuale, l'espansione generale dei commerci internazionali, il collegamento della città (1873) alle ferrovie austriache e ungheresi, contribuirono alla rapida crescita demografica: dai 21.000 abitanti del 1880 agli oltre 50.000 dell'immediato periodo anteguerra. Al censimento del 1910 - l'ultimo svoltosi sotto la sovranità ungherese - a Fiume risultarono residenti 49.806 abitanti, dei quali 24.212 italofoni (48,61%) e 12.926 croatofoni (25,95%). Il resto degli abitanti era diviso fra diverse componenti linguistiche: grande era la presenza fra i censiti di abitanti non pertinenti al Regno d'Ungheria (oltre 16.000), fra i quali un notevole gruppo di italiani del Regno d'Italia[13].

La prima guerra mondiale e la questione di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Impresa di Fiume.

La sconfitta dell'Impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale e la sua conseguente disintegrazione portarono alla costituzione di due amministrazioni rivali (italiana e croata), l'una favorevole all'unione all'Italia e l'altra alla nascente Jugoslavia. Il Patto di Londra, stipulato fra l'Italia e le potenze dell'Intesa non prevedeva l'assegnazione della città all'Italia, in quanto Fiume avrebbe dovuto rimanere l'unico porto in mano all'Impero austro-ungarico, del quale, nel 1915, non si poteva prevedere la dissoluzione. Difatti fino al 1921 il nuovo stato ungherese continuò a considerare la città come parte dell'Ungheria, come enclave, seppur non la potesse controllare direttamente.

Già nell'ottobre 1918 a Fiume si era costituito un Consiglio nazionale di cui fu nominato presidente Antonio Grossich, che il 30 ottobre proclamò l'annessione al Regno d'Italia.[14] Ad aprile del 1919 Giovanni Host-Venturi iniziò a creare una Legione fiumana costituita da "volontari per difendere la città dal contingente francese di occupazione", ritenuto filo-iugoslavo.[15]

La maggioranza della popolazione del "corpus separatum" (costituito dalla città e un piccolo territorio circostante) era di lingua italiana[16]; gli iugoslavi la ritenevano però propria replicando che l'area rurale circostante Fiume fosse compattamente slava e che pure l'origine di molti fiumani fosse croata e che l'italianità di Fiume fosse semplicemente il frutto della egemonia culturale ed economica degli Italiani. Il confine del "corpus separatum" verso est era delimitato dalla Fiumara (detta anche fiume Eneo, la cui foce era l'antico porto cittadino): il sobborgo adiacente, immediatamente oltre il ponte (Sušak, in italiano Sussak, oggi quartiere cittadino) era inoltre a netta maggioranza croata.

Nel frattempo in Italia la questione di Fiume ebbe molta risonanza e si sviluppò, specie fra i reduci, un forte movimento annessionista che considerava la "vittoria mutilata" qualora non si fosse ottenuto l'annessione della città e di altri territori anche non previsti dagli accordi di Londra. Da un punto di vista diplomatico la vicenda diventava complessa anche perché gli stati Uniti (sulla scorta dei 14 punti del presidente Wilson), erano favorevoli a definire frontiere etnicamente equilibrate tra le nuove nazioni, e la "linea Wilson" tra Italia e Jugoslavia non comprendeva non solo Fiume, ma nemmeno la Dalmazia settentrionale e la parte orientale dell'Istria, la cui annessione all'Italia era prevista dal patto di Londra.

Dal punto di vista militare, dopo una breve occupazione serba arrivarono in città delle truppe italiane, parti di una forza internazionale anglo-franco-statunitense che occupò la città a novembre del 1918). Le truppe italiane rimasero in città come parte di tale forza d'occupazione, mantenendo però di fatto una totale libertà d'azione. A luglio del 1919 si registrarono dei gravi scontri fra militari italiani e francesi che coinvolsero anche la popolazione locale: nove soldati francesi vennero uccisi. la successiva inchiesta ad opera di una commissione internazionale propose delle misure draconiane, che vennero presto messe in opera: scioglimento del Consiglio Nazionale Italiano, costituzione di una polizia locale sotto il comando di un ufficiale inglese, destituzione del generale Grazioli dal comando. In tali frangenti sorse nell'ala irredentista dei fiumani, capeggiata da Host-Venturi, l'idea di chiedere al poeta Gabriele D'Annunzio - principale propugnatore dell'annessione di Fiume all'Italia e da anni instancabile irredentista - di occupare la città manu militari.

Reggenza Italiana del Carnaro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Reggenza Italiana del Carnaro.

I negoziati sul futuro di Fiume che si svolgevano a Parigi e che vedevano la fortissima contrapposizione fra le richieste annessionistiche italiane e jugoslave si interruppero bruscamente quando, il 12 settembre 1919, una forza volontaria irregolare di nazionalisti ed ex-combattenti italiani composta da circa 2500 legionari, guidata da Gabriele D'Annunzio e partita da Ronchi di Monfalcone (ora Ronchi dei Legionari in ricordo dell'impresa di Fiume), occupò la città chiedendone l'annessione all'Italia. Ai costanti rifiuti del governo italiano D'Annunzio si risolse a proclamare la Reggenza Italiana del Carnaro.

Le valutazioni storiografiche sull'impresa fiumana differirono radicalmente nel tempo. Da un lato la si ritenne tradizionalmente una sorta di prova generale per la successiva Marcia su Roma fascista, mettendo in luce i tratti di continuità fra l'arditismo fiumano e lo squadrismo fascista e le connessioni ideologiche fra D'Annunzio e Mussolini. In anni più recenti sono stati invece messi in luce anche gli aspetti anarco-libertari della Reggenza, la cui costituzione - approntata dal socialista rivoluzionario Alceste De Ambris (legionario fiumano con D'Annunzio) e chiamata Carta del Carnaro - presentò dei tratti particolarmente innovativi ed avanzati per l'epoca, quale la definizione dello stato dannunziano come democrazia diretta che prevedeva il decentramento dei poteri, la parità dei diritti senza distinzione di sesso, razza, lingua, classe o religione, il diritto al lavoro correttamente retribuito, la pensione di vecchiaia per tutti, l'habeas corpus, il risarcimento dei danni per abuso di potere, il suffragio universale, l'istruzione gratuita, la libertà d'espressione e di stampa, il riconoscimento del divorzio e l'abolizione dell'esercito in tempo di pace[17].

Lo stesso Lenin sostenne la Reggenza dannunziana, e come riferì Nicola Bombacci, contestando l'inattività dei socialisti italiani definì polemicamente D'Annunzio come l'unica persona in grado di portare avanti la rivoluzione in Italia.[18]

L'appoggio leninista venne ricambiato: la Reggenza del Carnaro fu infatti il primo regime al mondo a riconoscere l'Unione Sovietica. Bisogna anche ricordare che il mercantile Persia con 1300 tonnellate di armamenti da portare ai controrivoluzionari russi fu abbordato dal capitano Giulietti e dagli uscocchi di D'Annunzio e fu dirottato a Fiume, accolto dal D'Annunzio stesso con tutti gli onori.

Il Trattato di Rapallo e la costituzione dello Stato Libero di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Rapallo (1920), Stato libero di Fiume e Natale di sangue.
Carlo Sforza

A Fiume ci si trasferiva dall'Italia anche per godere di libertà e diritti che non erano concessi all'interno dei confini del Regno, come, ad esempio, la possibilità di divorziare.[19] Tuttavia il Governo italiano non permetteva di ottenere nuovamente la cittadinanza italiana a chi vi avesse rinunciato al fine di conseguire il divorzio all'estero (allora non previsto dalle leggi italiane), e tra questi numerosi erano gli italiani che avevano acquistato la cittadinanza fiumana, a discapito di quella italiana, proprio a tal fine.[19] Anche il premio Nobel Guglielmo Marconi e la sua prima moglie, l'irlandese Beatrice O'Brien, divorziarono il 12 febbraio 1924 nella città libera di Fiume. Solo nel 1924, con la definitiva annessione, tutti i fiumani giunti dall'Italia riacquisirono la cittadinanza italiana.[19]

Con l'insediamento al governo di Giovanni Giolitti (15 aprile 1920), il Ministero degli Esteri italiano fu affidato a Carlo Sforza. Diplomatico di carriera, Sforza si adoperò affinché i rapporti tra l'Italia e il governo jugoslavo, nonostante l'iniziativa dannunziana, si avviassero verso la normalizzazione. I due governi, infatti, decisero di incontrarsi in territorio italiano, a partire dal 7 novembre 1920, a Villa Spinola (oggi conosciuta anche come Villa del trattato), presso Rapallo. Le trattative durarono pochi giorni e il 12 novembre 1920, con la sottoscrizione del trattato di Rapallo, l'Italia e il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni riconobbero consensualmente Fiume come stato libero e indipendente e stabilirono i propri confini (fissati allo spartiacque delle Alpi Giulie, con la contestuale rinuncia da parte del'Italia della parte della Dalmazia occupata con il Patto di Londra, salvo Zara e l'isola di Lagosta).

In base all'art. IV del Trattato lo Stato libero di Fiume aveva per territorio il cosiddetto "Corpus separatum", "delimitato dai confini della città e del distretto di Fiume", ed una striscia costiera che le avrebbe garantito la continuità territoriale con il Regno d'Italia. Le parti si accordarono, inoltre, per la costituzione di un Consorzio italo-slavo-fiumano per la gestione del porto della città adriatica, a tutela del suo sviluppo in collegamento con l'entroterra. La città di Fiume acquisiva, quindi, uno status internazionale simile a un Principato di Monaco sul Mare Adriatico[20].

D'Annunzio però negò validità al trattato di Rapallo e rifiutò di lasciare la Reggenza: seguendo il proprio tratto retorico e roboante emise un proclama nel quale affermò di ritenere Fiume in guerra con l'Italia, dando ordine di distruggere tutti i ponti sulla Fiumara e di approntare una serie di caposaldi lungo il perimetro cittadino, oltre a diverse barricate in alcuni punti della città. Fiume fu completamente circondata dal Regio Esercito e il mattino della vigilia di Natale fu sferrato l'attacco, che comprese anche un cannoneggiamento dal mare e provocò una cinquantina di vittime (Natale 1920) e l'allontanamento dei legionari (Natale di sangue).

Nel gennaio 1921 nella città venne costituito un governo provvisorio che aveva il compito di preparare la costituzione dello Stato Libero e il 24 aprile 1921, si svolsero le prime elezioni parlamentari, alle quali parteciparono gli autonomisti e i Blocchi Nazionali pro-italiani. Il Movimento Autonomista ricevette 6558 voti e i Blocchi Nazionali (Partito Nazionale Fascista, Partito Liberale e Partito Democratico) 3443. Presidente divenne il capo del Movimento Autonomista, Riccardo Zanella. La larga vittoria autonomista lasciò disorientati i nazionalisti, che reagirono provocando una serie di disordini di piazza che resero estremamente difficoltosa l'azione politica del nuovo governo: il 3 marzo 1922 i nazionalisti (riuniti in un'organizzazione definitasi "Comitato di Difesa Cittadino") si impadronirono del potere con un colpo di stato. Zanella e i suoi partirono per l'esilio, ricostituendo una sorta di "governo all'estero" con sede a Porto Re (Kraljevica), in territorio jugoslavo. Questa scelta diede agio ai nazionalisti di fomentare ancor di più le accuse ai zanelliani - già sorte nel periodo precedente ed ampiamente sfruttate per motivi propagandistici - di connivenza con i croati e di tradimento dello spirito italiano della città.

Fiume italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Provincia di Fiume.

Lo scopo dei nazionalisti filoitaliani rimaneva sempre lo stesso: annettere Fiume al Regno d'Italia. A seguito della cacciata di Zanella e del suo governo, vennero pertanto presentate diverse richieste d'intervento italiano, ritenute necessarie per mantenere l'ordine in città e garantire la sopravvivenza stessa del porto. Alla fine il governo italiano colse la palla al balzo e decise di inviare a Fiume il generale Gaetano Giardino, che dal 17 settembre 1923 divenne governatore militare con il compito di tutelare l'ordine pubblico.

Lo stato di fatto rese inapplicabile il trattato di Rapallo, di conseguenza italiani e jugoslavi iniziarono un'ulteriore trattativa sulle sorti di Fiume. Col Trattato di Roma, siglato il 27 gennaio 1924 veniva quindi sancita l'annessione di Fiume all'Italia e il 16 marzo il re Vittorio Emanuele III giungeva nella città. In base al trattato la città veniva assegnata all'Italia, mentre il piccolo entroterra con alcune periferie, Porto Baross, incluso nella località di Sussak e le acque del fiume Eneo, cioè l'intero alveo e il delta, venivano ceduti alla Jugoslavia); il governo dello Stato Libero di Fiume considerò tale atto giuridicamente inaccettabile continuando a operare in esilio da Porto Re.

Gli accordi raggiunti vennero regolati con alcune clausole da una Commissione mista per l'applicazione del trattato; tali clausole vennero ratificate dalla Convenzione di Nettuno il 20 luglio 1925.[21] Dopo l'annessione al Regno d'Italia, Fiume divenne capoluogo di provincia.[22]

Dal 1930 la denominazione venne cambiata in Provincia di Fiume/Provincia del Carnaro (FM). In quegli anni ripresero i traffici portuali, che fecero divenire lo scalo primario nell'Adriatico. Negli anni '30 si sviluppò il settore industriale, grazie ai contributi dell'IRI. Durante la seconda guerra mondiale fu sede di un importante silurificio, che forniva la metà dell'intera produzione italiana di siluri.

Bombardamenti aerei su Fiume nel 1944 da parte di aerei della RAF

A seguito dell'aggressione delle forze dell'Asse alla Jugoslavia (6 aprile 1941), il paese collassò venendo occupato militarmente ed in seguito smembrato: la Provincia di Fiume fu notevolmente allargata (Trattato di Roma (1941)), includendo l'area della Kupa e le isole di Veglia ed Arbe. Dopo l'armistizio italiano dell'8 settembre 1943, Fiume fu occupata dai tedeschi ed inserita nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico: formalmente sotto la giurisdizione della RSI, il potere reale rimase sempre saldamente nelle mani dei tedeschi, a capo di un'amministrazione creata ad hoc con alla testa il Gauleiter Friedrich Rainer, che si avvalse della collaborazione di una serie di funzionari italiani.

L'annessione alla Jugoslavia[modifica | modifica wikitesto]

L'epilogo della seconda guerra mondiale vide ancora una volta il destino della città determinato da una combinazione di forza e diplomazia. Le truppe jugoslave avanzarono ai primi di maggio del 1945 fino a Trieste, Fiume fu presa il 3 maggio, ma la cessione alla Jugoslavia fu formalizzata solo nel Trattato di Pace di Parigi dalle forze alleate il 10 febbraio 1947. Dal primo giorno dell'occupazione Fiume fu sottoposta ad un regime di governo militare che si protrasse per quasi due anni. In questo periodo avvenne una serie di epurazioni e di omicidi mirati ad eliminare non solo le persone compromesse col fascismo e con gli occupatori tedeschi, ma anche ogni possibile oppositore al progetto di annessione alla Jugoslavia della città, nonché all'instaurazione di un regime marxista ispirato apertamente all'URSS di Stalin. Vennero perciò uccisi sia alcuni dei vecchi podestà fascisti (Riccardo Gigante, Carlo Colussi, Gino Sirola) che i capi del vecchio movimento autonomista fiumano (Nevio Skull, Mario Blasich, Giuseppe Sincich ed altri), che per quanto in alcuni casi notoriamente antifascisti vennero apertamente accusati dai comunisti jugoslavi di filofascismo, attendismo ed attività antipopolari. Fra gli uccisi dagli jugoslavi - all'incirca seicento[23] - vi furono anche l'ebreo antifascista reduce da Dachau Angelo Adam, membro del CLN fiumano e trucidato con la moglie e la figlia diciassettenne, l'altro membro del CLN Matteo Blasich - che secondo gli jugoslavi si sarebbe suicidato nella soffitta di una palazzina sede dell'OZNA (la polizia segreta comunista jugoslava) per sottrarsi ad un arresto per furto - come pure il dirigente comunista fiumano Rodolfo Moncilli, ucciso dall'OZNA nell'ambito del tentativo del Partito Comunista Croato di annientare il Partito Comunista Fiumano[24]. La grande maggioranza della popolazione italiana esodò dalla città fra il maggio del 1945 e il 1948.

Alla fine degli anni quaranta Fiume venne ripopolata massicciamente con abitanti provenienti dalle più disparate regioni della nuova Jugoslavia di Tito. Il primo decennio del dopoguerra fu molto difficile: le distruzioni operate dai tedeschi si accompagnarono alla sparizione dell'imprenditoria e del commercio privato, attività in massima parte in mano agli italiani ed espropriate seguendo i principi del marxismo. Nello stesso tempo, si susseguirono continui processi epurativi fra le maestranze e gli uffici pubblici, decisi per i più disparati motivi allo scopo di rafforzare il potere del nuovo regime ma aventi l'effetto di distruggere completamente le basi economiche e quindi la possibilità di permanenza della popolazione italiana, con un'oggettiva valenza snazionalizzatrice[25]. Tutto ciò causò un blocco quasi totale delle attività, cui si cercò di ovviare anche col trasferimento a Fiume di gruppi di operai specializzati italiani di Monfalcone, attratti dal progetto di edificazione di una società ispirata ai principi marxisti e fedeli al Partito Comunista Italiano e all'Unione Sovietica di Stalin. I "monfalconesi", ideologicamente vicini a Stalin, furono però perseguitati dall'apparato jugoslavo dopo la rottura politica Tito/Stalin del 1948: diversi furono deportati nell'isola-gulag jugoslava di Goli Otok, molti rientrarono più o meno clandestinamente in Italia o fuggirono in altri stati del blocco sovietico o anche - in misura minore - in altre regioni della Jugoslavia. Nella fase più acuta della questione triestina, nel corso di manifestazioni di piazza a seguito di un comizio antiitaliano vennero prese d'assalto e distrutte da una folla inferocita tutte le insegne in lingua italiana dei negozi, delle scuole, delle insegne, delle vie cittadine (9-10 ottobre 1953): fu la fine del plurisecolare uso pubblico della lingua italiana nella città di Fiume[26].

All'inizio degli anni sessanta la città ritrovò lo slancio economico, seguendo le sorti del porto, il maggiore scalo jugoslavo.

Fiume nella nuova Croazia indipendente[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1991, in seguito alla disgregazione della Jugoslavia, Fiume entrò a far parte della nuova Croazia indipendente.

La città dovette sopportare nuovamente le difficili condizioni derivanti da una guerra, e immancabilmente il porto ne subì i peggiori contraccolpi: i traffici - già colpiti dalla crisi economico/finanziaria dell'ultima Jugoslavia - subirono un ulteriore tracollo; per anni Fiume si resse con le provvidenze statali, con il commercio e con la residua industria. La favorevolissima posizione geografica però, nel momento in cui le condizioni politiche interne ed internazionali resero la situazione più tranquilla, permise a Fiume di riprendere in pochi anni il suo ruolo di porto principale della Croazia. La costruzione dell'autostrada Fiume-Zagabria e i vari progetti di sviluppo intrapresi dalla giovane Repubblica di Croazia dimostrano una volta in più l'importanza strategica di Fiume nel contesto dell'intero bacino dell'Adriatico.

Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Torre civica
Palazzo Ploech
  • Palazzo del Municipio (ex sede del Banco di Roma)
  • Palazzo dell'archivio di Stato
  • Palazzo Modello
  • Palazzo del Governo
  • Palazzo di Giustizia
  • Palazzo Adria
  • Palazzo Ploech
  • Palazzo della Filarmonica
  • Palazzo Baccich
  • Palazzo della Scuola media superiore italiana
  • Casa veneziana
  • Casa Rinaldi

Edifici religiosi[modifica | modifica wikitesto]

La cattedrale di san Vito

Nel maggio 2009 è iniziata la costruzione della moschea cittadina presso il rione di Plasse San Giovanni (Rujevica)[27].

Altri luoghi[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro nazionale Ivan De Zajc
  • Museo di Storia e Marineria
  • Torre civica
  • Arco Romano
  • Mercati centrali
  • Resti delle mura civiche
  • Ruderi dei mulini lungo il corso dell'Eneo
  • Rampa di lancio dell'ex Silurificio

La popolazione[modifica | modifica wikitesto]

All'ultimo censimento del 2001, la maggioranza della popolazione si è dichiarata croata per l'80,39%. L'1,92% (2763 persone) della popolazione si è dichiarata di nazionalità italiana. I serbi rappresentano il 6,21% dei residenti. L'1,46% si è dichiarato "altro", mentre gli indecisi sono il 5,05%. Altri gruppi nazionali rilevanti sono i bosniaci (1,37%) e gli sloveni (1,09%). Gli altri gruppi etnici sono presenti in numero meno rilevante[28].

Per quanto riguarda la ripartizione linguistica le percentuali sono leggermente diverse:

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Censimento Croazia 2001
93,00% madrelingua croata
1,91% madrelingua italiana
0,96% madrelingua slovena
0,98% madrelingua albanese
0,79% madrelingua serba

Gli italiani[modifica | modifica wikitesto]

Teatro Nazionale Croato HNK Ivan pl.Zajc, sede anche del Dramma Italiano

Già maggioranza in città, la popolazione italiana di Fiume scelse in gran parte la via dell'esodo, sparpagliandosi in tutta l'Italia (soprattutto a Trieste, Venezia, Roma, Genova) e oltre oceano (Australia, Canada, Argentina, Brasile, Uruguay). Tra le persone nate a Fiume, che si sono distinte grazie alle proprie capacità e talento, ricordiamo il linguista Giovanni Frau, il politico Leo Valiani, gli atleti Abdon Pamich (marciatore), Ezio Loik, Antonio Vojak, Rodolfo Volk, i fratelli Mario e Giovanni Varglien, Marcello Mihalic e Giovanni Udovicich (calciatori), Gianni Cucelli e Orlando Sirola (tennisti), la regista Luciana d'Asnasch Veschi, la scrittrice Marisa Madieri, il poeta Valentino Zeichen, il giurista Danilo Zolo, lo scrittore e storico Amleto Ballarini, i narratori Osvaldo Ramous e Diego Zandel (nato in un campo profughi da genitori fiumani), lo scrittore e politico Sergio Travaglia.

A cavallo tra il 1946 e il 1948 Fiume fu la città maggiormente interessata dall'arrivo nella Jugoslavia di Tito di alcune migliaia di emigranti italiani, perlopiù lavoratori dei cantieri navali di Monfalcone e Trieste, che vi si trasferirono principalmente per motivazioni ideali e politiche, contribuendo come operai specializzati e tecnici al rilancio del cantiere navale 3 maggio (3 Maj).

Oggi la Comunità degli Italiani di Fiume (CI di Fiume) conta 7360 iscritti e ha sede nell'antico Palazzo Modello (un edificio monumentale, che in origine era la sede del Circolo degli ufficiali della Marina austroungarica e poi sede della Regia marina), a qualche centinaio di metri dalla Torre Civica, uno dei simboli storici della città. Secondo il censimento croato del 2011 gli italiani di Fiume sono 2445, ossia l'1,9% della popolazione fiumana (128.624 abitanti), mentre 2276 (1,77%) dichiarano d'essere di madrelingua italiana[29]. Fra i fiumani italiani del secondo dopoguerra (autoctoni o arrivati in città per motivi politico/ideali) sono da ricordare l'artista Romolo Venucci, gli scrittori Lucifero Martini e Giacomo Scotti.

A Fiume ha sede pure la casa editrice EDIT proprietaria del quotidiano in lingua italiana La Voce del Popolo, del quindicinale Panorama, del periodico per ragazzi Arcobaleno (ex Il Pioniere) e della rivista culturale Battana. L'EDIT pubblica i libri di testo destinati alle scuole italiane di Croazia e Slovenia e libri (quasi esclusivamente scritti in lingua italiana o nelle versioni locali del dialetto veneto) di autori italiani residenti in Croazia e Slovenia.

A Fiume esistono quattro scuole elementari (otto anni dell'obbligo) e una scuola media superiore italiane, rispettivamente la SEI Dolac, la SEI San Nicolò (ex Mario Gennari), la SEI Gelsi, la SEI Belvedere e l'SMSI di Fiume (conosciuta da tutti in città con il nome di "Liceo"). Alla SMSI gli alunni possono scegliere quattro indirizzi di studio: ginnasio generale, ginnasio matematico-scientifico, indirizzo alberghiero-turistico (tutti corsi quadriennali) o scuola commerciale (corso triennale). Presso le scuole italiane le lezioni di tutte le materie, ad eccezione della lingua croata, vengono svolte in lingua italiana. Nell'ambito dell'insegnamento della lingua inglese le traduzioni vengono fatte dall'inglese all'italiano e viceversa (la stessa prassi vale anche nel caso dell'insegnamento del francese, del tedesco e del latino).

Nel 2003 papa Giovanni Paolo II durante la sua terza visita pastorale in Croazia (si trattò del suo centesimo viaggio all'estero), si fermò a Fiume. Durante la celebrazione della messa svoltasi nell'ampio piazzale del Delta (tra il Canale morto e la Fiumara (o Eneo)), il papa si rivolse in italiano alla comunità autoctona.

Storia dell'industria fiumana[modifica | modifica wikitesto]

La storia del gas a Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º agosto 1852 a Fiume vennero accesi 226 lampioni alimentati a gas. Nello stesso anno nel rione di Scoglietto (oggi Skoljić) fu realizzata la prima officina del gas del capoluogo del Quarnero. L'impianto venne trasferito nel 1874 nel rione di Mlaka (considerato all'epoca molto distante dal centro abitato), dove è rimasto fino alla fine del 2006. Nel 1923 il sistema della produzione del gas e della sua distribuzione si sviluppò e assunse la forma che quasi invariata si è mantenuta fino ad oggi. In quel periodo il gas iniziò ad essere utilizzato prevalentemente per la preparazione dei cibi e in misura sempre più ridotta per l'illuminazione. L'ultimo lampione a gas della città fu spento nel 1939. Nel 1995 il cosiddetto gas cittadino o gas città iniziò ad essere rimpiazzato dal gas misto, una fase intermediaria necessaria all'introduzione del metano. Il 27 novembre del 2006 l'officina del gas per la produzione di gas città è stata disattivata. Un importante impulso alla metanizzazione di Fiume si verificò nel 2003 quando la Città diede il proprio assenso all'aumento di capitale della società municipalizzata Energo S.r.l., un'operazione da 12 milioni di euro, alla quale aderirono anche investitori italiani. Dal 2003 al 2006 sono stati realizzati 136 chilometri di gasdotti urbani (il costo dei lavori è stato di circa 101 milioni di kune, circa 13,8 milioni di euro). Alla fine del 2006 i consumatori di gas erano 16.500.

L'invenzione del siluro[modifica | modifica wikitesto]

Il primo primitivo siluro fu inventato dal fiumano Giovanni Luppis attorno al 1860 e fu quindi perfezionato, sempre a Fiume, dal britannico Robert Whitehead, che subentrò a Luppis nello sviluppo dell'arma. Fu sempre a Fiume che Whitehead aprì la “Whitehead & Co.”, che produsse ed esportò la nuova, rivoluzionaria arma, presso le marine militari di tutto il mondo.

I cantieri navali[modifica | modifica wikitesto]

Grande importanza ha avuto e ha tutt'ora l'industria cantieristica navale, ancora oggi sono attivi i cantieri "Victor Lenac" nella baia di Costrena e il "3 maggio" a Cantrida.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il HNK Rijeka è il principale club calcistico cittadino, che milita nella PRVA NHL, il massimo campionato croato.

Fiume, durante il periodo italiano, fu sede dell'Unione Sportiva Fiumana, che si sciolse alla fine della seconda guerra mondiale, dopo il passaggio della città alla Jugoslavia.

La squadra di pallacanestro è il Kvarner 2010, mentre fino al 2009 la principale squadra era KK Rijeka, fallito per ragioni finanziarie.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda la Casa della Vergine Maria nel 1291 fece tappa a Tersatto, oggi quartiere di Fiume, prima di portarsi ad Ancona e quindi a Loreto, dove è ancora oggi.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Fiume è gemellata con:[30]

Persone legate a Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Tra i fiumani (compresa Susak) importanti si ricordano:

I governanti e sindaci di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Fiume.

Ricorrenze e date significative per la città[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 giugno, festa di San Vito, il Santo patrono della città (celebrata a livello cittadino).
  • 6 giugno 1659, l'imperatore Leopoldo I d'Asburgo conferisce a Fiume il diritto di fregiarsi dell'aquila bicipite (simbolo araldico degli Asburgo) come stemma cittadino.
  • 23 aprile 1779, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria conferisce a Fiume lo status di Corpus Separatum.
  • 12 novembre 1920, viene proclamato lo Stato libero di Fiume. La sua bandiera venne issata davanti alla sede della Società delle Nazioni.
  • 24 gennaio 1924, in base agli accordi di Roma Fiume viene annessa al Regno d'Italia, perdendo alcune parti del suo territorio comunale a favore del neonato stato jugoslavo.
  • 3 maggio 1945, i partigiani jugoslavi occupano Fiume.
  • 10 febbraio 1947, la città viene definitivamente ceduta ed annessa alla Jugoslavia. Fiume e Sussak vengono fuse in un'unica città: l'odierna Fiume.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frazioni della Regione litoraneo-montana
  2. ^ Elenco comitati rionali Città di Fiume (in croato)
  3. ^ Comitati rionali Città di Fiume (italiano)
  4. ^ a b c Belvedere, Scoglietto e V. p. Scurigne in: Stadtplan von Fiume, Horst F. Meyer + Dieter Winkler: In allen Häfen war Österreich, 1900
  5. ^ Trattato di Roma (1924)/Nettuno (1925), articolo 8 p. 6
  6. ^ La Voce del Popolo, 2008 – “Demolito l'ingresso dell'ex caserma di Tersatto”
  7. ^ VIII Censimento Generale della Popolazione - 21 aprile 1936, XIV - Fascicolo 31 PROVINCIA DEL CARNARO (FIUME) - Tipografia Ippolito Failli, Roma 1937 ANNO XV
  8. ^ Nicola Pafundi, Dizionario fiumano-italiano italiano-fiumano, Associazione Libero Comune di Fiume in Esilio, Padova 2011; Salvatore Samani, Dizionario del dialetto fiumano, Società di Studi Fiumani, Roma 2007 (seconda edizione 2008).
  9. ^ Tutte queste notizie in Giovanni Kobler, Memorie per la storia della liburnica città di Fiume, Stabilimento Tipo-litografico Fiumano di Emidio Mohovich, Fiume 1896, pp. 182 ss.
  10. ^ Un conflitto a Fiume provocato da Croati. Cinquanta feriti, in La Stampa, 6 settembre 1906 p. 2.
  11. ^ La caccia agli italiani in Dalmazia. Ville ed esercizi saccheggiati, in La Stampa, 8 settembre 1906, p. 1.
  12. ^ Una storia di quel delicato periodo - dalla quale sono state tratte le varie informazioni qui riportate - in Gianluca Volpi, Fiumani, ungheresi, italiani. La formazione dell'identità nazionale a Fiume nell'epoca dualista (1867-1914), in Marina Cattaruzza (cur.), Nazionalismi di frontiera. Identità contrapposte sull'Adriatico nord-orientale : 1850-1950, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2003, pp. 47-72.
  13. ^ I dati dei censimenti in Guerrino Perselli, I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Unione italiana di Fiume - Università Popolare di Trieste, Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, Rovigno 1993.
  14. ^ Leandro Castellani, "L'impresa di Fiume", su Storia illustrata n° 142, settembre 1969 p. 34: "La cittadinanza .. aveva proclamato fino dal 30 ottobre 1918, all'indomani del conflitto, la propria volontà di unirsi all'Italia."
  15. ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, 2008 Cles (TN) p. 223.
  16. ^ In un censimento promosso dal Consiglio Nazionale Italiano cittadino nel 1918, dopo la fuga di funzionari ungheresi e croati, il 62,4% della popolazione risultò italofona.
  17. ^ Sul tema si veda Claudia Salaris, Alla festa della rivoluzione. Artisti e libertari con D'Annunzio a Fiume, Il Mulino, Bologna 2002.
  18. ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, 2008 Cles (TN) p. 247: "Lo stesso Bombacci nel dicembre 1920 affermò che "il movimento dannunziano è perfettamente e profondamente rivoluzionario. Lo ha detto anche Lenin al Congresso di Mosca". In effetti sembra che Lenin avesse definito D'Annunzio "l'unico rivoluzionario in Italia", ma per bollare l'inettitudine dei socialisti, più che per lodarlo".
  19. ^ a b c I fiumani per elezione, CNR - Istituto di Studi Giuridici Internazionali.
  20. ^ Carlo Sforza, L'Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi, Mondadori, Roma, 1945, pagg. 95 e succ.ve
  21. ^ - Accordi di Nettuno, Italia - Regno serbo-croato-sloveno, 20 luglio 1925
  22. ^ Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947) – (Società di Studi Fiumani Roma, Hrvatski Institut za Povjiest Zagreb – pubblicazioni degli archivi di Stato – Sussidi 12) Cartina della Provincia di Fiume, p. 25
  23. ^ Amleto Ballarini e Mihael Sobolevski, Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947), Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione generale per gli archivi, 2002, pp. 199-209. URL consultato il 4 febbraio 2015.
  24. ^ Liliana Ferrari, Fiume 1945-1947, in AA.VV. Storia di un esodo. Istria 1945-1956, IRSML Friuli Venezia Giulia, Trieste 1980, p. 78 ss..
  25. ^ Egidio Ivetic (cur.), Istria nel tempo. Manuale di storia regionale dell'Istria con riferimenti alla città di Fiume, Unione Italiana di Fiume - Università Popolare di Trieste - Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, Rovigno 2006, pp. 609-611.
  26. ^ Luigi Lusenti, La soglia di Gorizia. Storia di un italiano nell'Istria della guerra fredda, Comedit Editore 2008, p. 123; AA.VV., Istria, Fiume, Dalmazia, laboratorio d'Europa. Parole chiave per la cittadinanza, Editoriale Umbra, Perugia 2009, p. 83.
  27. ^ "Moschea a Fiume: a maggio il via alla costruzione" - Il Piccolo, 20 aprile 2009, di Andrea Marsanich
  28. ^ Censimento 2001
  29. ^ I dati del censimento sono statti dal sito ufficiale dell'Ufficio Croato di Statistica.
  30. ^ città gemellate dal sito ufficiale. URL consultato il 24 luglio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ilona Fried, Fiume, città della memoria 1868/1945, Colloredo Montalbano (UD), Del Bianco editore, 2005.
  • Anna Di Gianantonio, Alessandro Morena, Tommaso Montanari, Sara Perini, L'immaginario imprigionato Dinamiche sociali, nuovi scenari politici e costruzione della memoria nel secondo dopoguerra monfalconese, Monfalcone, Consorzio culturale del Monfalconese e Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, 2005.
  • Giacomo Scotti, Goli Otok, italiani nel gulag di Tito, Trieste, Edizioni Lint, 2002.
  • Giulio Vignoli, I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Giuffrè, Milano, 1995.
  • Giulio Vignoli, Gli Italiani dimenticati, Giuffrè, Milano, 2000.
  • Dario Alberi, Dalmazia, storia, arte, cultura, Edizioni Lint Trieste, ISBN 978-88-8190-244-6
  • Dario Alberi, Istria, storia, arte, cultura, Edizioni Lint Trieste, ISBN 978-88-8190-232-3
  • Silva Bon, Le comunità ebraiche della Provincia italiana del Carnaro Fiume e Abbazia (1924-1945), Società di studi Fiumani, Roma 2004.
  • G. La Perna, Pola, Istria, Fiume, Mursia, Milano ISBN 978-88-425-2833-3
  • Mario Dassovich, Il Quarnero fra geografia e storia. Il golfo, le riviere, le isole, la città capoluogo (1896-2008), Del Bianco, Udine 2009, ISBN 978-88-95575-15-5
  • Antonella Ercolani, Da Fiume a Rijeka. Profilo storico-politico dal 1918 al 1947, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009, ISBN 978-88-498-1979-3
  • Fiume. Crocevia di popoli e culture- Rijeka. Raskrižje naroda i cultura, atti del convegno internazionale tenutosi a Roma 27 ottobre 2005, Società Studi Fiumani, Roma 2007.
  • Mimmo Franzinelli, Paolo Cavassini, Fiume. L’ultima avventura di d’Annunzio, Mondadori, Milano 2009, ISBN 978-88-04-59474-1
  • Dino Renato Nardelli, Giovanni Stelli, Istria Fiume Dalmazia laboratorio d’Europa. Parole chiave per la cittadinanze, Editoriale Umbria, Perugia 2009.
  • Giuseppe Parlato, Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento, Cantagalli, Siena 2009, ISBN 978-88-8272-487-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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