Fiume (Croazia)

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Fiume
città
(HR) Rijeka
Fiume – Stemma Fiume – Bandiera
panorama di Fiume
panorama di Fiume
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione Primorje-Gorski Kotar County coat of arms.png Litoraneo-montana
Amministrazione
Sindaco Vojko Obersnel
Territorio
Coordinate 45°20′N 14°23′E / 45.333333°N 14.383333°E45.333333; 14.383333 (Fiume)Coordinate: 45°20′N 14°23′E / 45.333333°N 14.383333°E45.333333; 14.383333 (Fiume)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 44 km²
Abitanti 128 735 (31-03-2011, Censimento 2011)
Densità 2 925,8 ab./km²
Altre informazioni
Lingue croato, italiano
Cod. postale 51000
Prefisso 051
Fuso orario UTC+1
Targa RI
Nome abitanti Fiumani
Patrono ss. Vito e Modesto

s. Crescienza

Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Fiume
Sito istituzionale

Fiume, in croato Rijeka, in ungherese Fiume (originariamente Szentvit), in sloveno Reka; in tedesco Sankt Veit am Flaum o Pflaum (ormai desueto, gli si preferisce l'endonimo Rijeka), nei dialetti locali croati Reka o Rika, 128.735 ab. nel 2011, situata sull'Adriatico (Golfo del Quarnero), è la terza città della Croazia per popolazione dopo Zagabria e Spalato, sede universitaria ed arcivescovile.

Già appartenente all'Impero austro-ungarico (dal 1779 al 1919), Stato libero di Fiume dal 1920 al 1924 e italiana dal 1924 al 1947 (capoluogo dell'omonima provincia), dal 1947 al 1991 fece parte della Jugoslavia; è croata dal 1991.

Il suo toponimo latino originario è Tarsatica (da cui il nome del rione Tersatto); successivamente si chiamò Vitopolis e Flumen (o anche S.Vito al fiume).

Divisione Amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Fiume appartenne all'Impero austro-ungarico (dal 1779 al 1919), allo Stato libero di Fiume dal 1920 al 1924 e al Regno d'Italia dal 1924 al 1947 (capoluogo dell'omonima provincia).

Vecchie Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1936 il vecchio comune di Fiume (Provincia del Carnaro [Fiume]) aveva una popolazione totale di 53.896 residenti ed era suddiviso in 2 frazioni.[1]:

Comuni, Frazioni e Abitati popolazione residente in complesso popolazione residente dei centri popolazione residente delle case sparse
Fiume 53.896 53.388 508
Fiume 53.401 52.893 508
Drenova 495 495 --

Rioni[modifica | modifica wikitesto]

La città di Fiume è divisa in 33 rioni (Mjesni odbori):

  • Belvedere[2] (Belveder)
  • Braida-Dolaz (Brajda-Dolac)
  • Brascine-Pulaz o Malburgo (Brašćine-Pulac)
  • Bulevard
  • Cantrida già Borgomarina (Kantrida)
  • Casermetta[3] (Vojak)
  • Centro Porto (Centar Luka), sede civica e municipale
  • Centro Sussak o Sussag o anche Sansego di Fiume, noto pure come Sussa (Centar Sušak)
  • Cosala (Kozala)
  • Crimea (Krimeja)
  • Draga (Draga)
  • Drenova (Drenova)
  • Gelsi (Podmurvice)
  • Gherbizzi [o Gherbzi, Gherbaz] (Grbci)
  • Mlaca (Mlaka)
  • Montegrappa (Banderovo)
  • Nocera Inferiore o Orecovizza (Orehovica)
  • Passaz o Pasciaz (Pašac)
  • Pecine (Pećine)
  • Fiumara (Potok)
  • San Cosimo (Sv. Kuzam)
  • San Giovanni[4] (Pehlin)
  • San Nicolò (Sv. Nikola)
  • Scoglietto[2] (Školjić)
  • Scurigne[2] (Škurinje)
  • Sérdoci (Srdoči)
  • Svilno (Svilno)
  • Tersatto (Trsat)
  • Torretta (Turnić)
  • Valscurigne (Škurinjska Draga)
  • Vesizza inferiore (Podvežica)
  • Vesizza superiore (Gornja Vežica)
  • Zamét (Zamet)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dai Romani agli Asburgo[modifica | modifica wikitesto]

Il posto dell'odierna città era anticamente abitato dalla tribù illirica dei Liburni: conquistato dalle legioni della Repubblica Romana nel 60 a.C. fu fondato il municipio con il nome di Tarsatica.

Nel medioevo la città passò sotto il successivo controllo franco, e poi del vescovo di Pola dal 1000: in questo periodo la città si governò da comune autonomo raggiungendo una notevole prosperità commerciale favorendo anche l'immigrazione di mercanti italiani. Fiume poi diventò ungherese prima di finire all'Austria degli Asburgo nel 1471. Nel XVII secolo il commercio fiumano si estese sino in Puglia quindi aumentò l'immigrazione marchigiana e veneta. La Repubblica di Venezia non ne ebbe mai il controllo se non per una brevissima parentesi nel 1508, ma la distrusse due volte. Tra le tante lingue parlate in città si usò, sino alla fine della seconda guerra mondiale, il fiumano, ossia il veneto "da mar", del quale esiste anche un dizionario fiumano/italiano ed è una parlata tuttora usata dai membri della minoranza italiana.

Ma la lingua originale di Fiume, che implica la sua latinità originaria, sembra fosse il quarnerino, dialetto della famiglia ladina, parlato, sembra, fino al XIX secolo, anche se non ha lasciato tracce scritte.

Mappa asburgica in ungherese di Fiume (1890)
Un viale del centro cittadino negli anni '10 del XX secolo


Dal 1471 fino al 1648, Fiume fece parte integrante dell'austriaco Ducato di Carniola, dopo divenne città direttamente inclusa nella provincia dell'Austria inferiore con capoluogo Graz. L'imperatrice d'Austria Maria Teresa la cedette al Regno d'Ungheria nel 1776, dapprima inserendola nell'ambito amministrativo della Croazia, e poi, a fronte delle incessanti ed energiche proteste di Fiumani, nel 1779 annettendola direttamente, quale Corpus Separatum, al Regno d'Ungheria. Costituita come porto franco nel 1719, passò tra il XVIII e il XIX secolo da mano austriaca a mano francese, di nuovo austriaca, e quindi, dopo le rivolte ungherese e italiana del 1848, subì l'occupazione da parte delle unità croate dell'esercito imperiale incaricate della repressione e subì la dominazione croata fino al 1867, quando fu restituita alla corona ungherese, sinché venne unita, come Corpus Separatum, a quest'ultimo regno per la terza e ultima volta nel 1870.

Sotto il governo ungherese la città prosperò in un clima di generale tolleranza e di equilibrio tra i vari gruppi etnici, anche se la maggioranza di sentimenti italiani si oppose sempre con fermezza ai tentativi di introduzione dell'ungherese (o del croato) come lingua ufficiali affiancate all'italiano.

Il notevole sviluppo portuale, l'espansione generale dei commerci internazionali, il collegamento della città (1873) alle ferrovie austriache e ungheresi, contribuirono alla rapida crescita demografica: dai 21.000 abitanti del 1880 agli oltre 50.000 del 1910.

La prima guerra mondiale e la questione di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impresa di Fiume.

La sconfitta dell'impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale e la sua conseguente disintegrazione portarono alla costituzione di due amministrazioni rivali (italiana e croata), l'una favorevole al'unione all'Italia e l'altra alla nascente Jugoslavia. Il Patto di Londra, stipulato fra l'Italia e le potenze dell'Intesa non prevedeva l'assegnazione della città all'Italia, in quanto Fiume avrebbe dovuto rimanere l'unico porto in mano all'Impero Austro-Ungarico, del quale, nel 1915, non si poteva prevedere la dissoluzione. Difatti fino al 1921 il nuovo stato ungherese continuò a considerare la città come parte dell'Ungheria, come enclave, seppur non la potesse controllare direttamente.

Dopo una breve occupazione italiana, una forza internazionale anglo-franco-statunitense ri-occupò la città (novembre 1918) e il suo futuro venne discusso alla conferenza di pace di Parigi (1919).

La maggioranza italiana in città[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza della popolazione del "corpus separatum" (costituito dalla città e un piccolo territorio) era di lingua italiana e di sentimenti profondamente filo-italiani, mentre gli iugoslavi la ritenevano propria replicando che l'area rurale circostante Fiume fosse compattamente slava e che pure l'origine di molti fiumani fosse croata e che l'italianità di Fiume fosse semplicemente il frutto della egemonia culturale ed economica degli Italiani. Il confine del "corpus separatum" verso est era delimitato dalla Fiumara (detta anche fiume Eneo, la cui foce era l'antico porto cittadino): il sobborgo adiacente, immediatamente oltre il ponte (Sušak, in italiano Sussak, oggi quartiere cittadino) era a maggioranza croata.

Inoltre già nell'ottobre 1918 a Fiume si era costituito un Consiglio nazionale di cui fu nominato presidente Antonio Grossich e che il 30 ottobre proclamò l'annessione al Regno d'Italia.[5]. A Fiume, già ad aprile Giovanni Host-Venturi iniziò a creare una Legione fiumana costituita da volontari per difendere la città, in particolare dal contingente francese di occupazione, ritenuto filo-iugoslavo.[6]

Nel frattempo in Italia la questione di Fiume ebbe molta risonanza e si sviluppo, specie fra i reduci, un forte movimento annessionista che considerava la vittoria "mutilata" qualora non si ottenesse l'annessione della città (e di altri territori e colonie che non erano previsti all'Italia). Da un punto di vista diplomatico la vicenda diventava complessa anche perché gli stati Uniti (con i famosi 14 punti del presidente Wilson), erano favorevoli a definire frontiere etnicamente equilibrate tra le nuove nazioni. e la linea "Wilson" tra Italia e Jugoslavia non comprendeva Fiume all'Italia e nemmeno alcuni territori già promessi con il patto di Londra.

La linea "Wilson" si basava sul principio di compromesso, lasciando tanti italiani in Jugoslavia quanti Jugoslavi in Italia, ma era all'epoca improponibile perché avrebbe umiliato l'Italia, che aveva contribuito fortemente alla vittoria, entrando in guerra in base al Patto di Londra.

Reggenza Italiana del Carnaro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reggenza Italiana del Carnaro.

I negoziati si interruppero bruscamente quando, il 12 settembre 1919, una forza volontaria irregolare di nazionalisti ed ex-combattenti italiani composta da circa 2500 legionari, guidata dal famoso poeta Gabriele D'Annunzio, partita da Ronchi di Monfalcone (ora Ronchi dei Legionari in ricordo dell'impresa di Fiume), occupò la città chiedendo l'annessione all'Italia. Ai costanti rifiuti del governo italiano D'Annunzio si risolse a proclamare la Reggenza Italiana del Carnaro.

L'ispirazione ideologica nazionalista di tale Stato lo ha fatto considerare da alcune correnti storiografiche come un possibile modello di riferimento per il regime fascista in Italia, che riprese alcuni dei suoi aspetti.

Alcuni storici, come diverse fonti, sostengono che i primi ad adottare il saluto romano furono proprio l'immaginifico scrittore ed i suoi seguaci a Fiume. L'italianità della città era rivendicata con orgoglio dagli stessi abitanti, i quali erano per la maggior parte italiani (nei risultati del censimento ungherese del 1910: il 48,6% di lingua materna italiana; il restante 51,4% era diviso in varie etnie. Nel censimento promosso dal Consiglio Nazionale Italiano cittadino nel 1918, su una popolazione totale leggermente diminuita per la fuga di funzionari ungheresi e croati: 62,4% italofoni; 37,6% altri).

Correnti storiografiche più recenti e più approfondite (tra i quali Francescangeli e Salaris) ricordano il contenuto Libertario e Democratico della Libera Repubblica di Fiume, la cui costituzione fu redatta da Alceste De Ambris, sindacalista rivoluzionario e sarebbe più avanzata in senso democratico e progressista della stessa Costituzione Italiana.

Lo stesso Lenin sostenne la Reggenza dannunziana, e come riferì Nicola Bombacci, contestando l'inattività dei socialisti italiani definì polemicamente D'Annunzio come l'unica persona in grado di portare avanti la rivoluzione in Italia.[7].

L'appoggio leninista venne ricambiato: la Reggenza del Carnaro fu infatti il primo regime al mondo a riconoscere l'Unione Sovietica. Bisogna anche ricordare che il mercantile Persia con 1300 tonnellate di armamenti da portare ai controrivoluzionari russi fu abbordato dal capitano Giulietti e dagli uscocchi di D'Annunzio e fu dirottato a Fiume, accolto dal D'Annunzio stesso con tutti gli onori.

Il Trattato di Rapallo e la costituzione dello Stato Libero di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattato di Rapallo (1920), Stato libero di Fiume e Natale di sangue.
Carlo Sforza

Con l'insediamento al governo di Giovanni Giolitti (15 aprile 1920), il Ministero degli Esteri italiano fu affidato a Carlo Sforza. Diplomatico di carriera, Sforza si adoperò affinché i rapporti tra l'Italia e il governo jugoslavo, nonostante l'iniziativa dannunziana, si avviassero verso la normalizzazione. I due governi, infatti, decisero di incontrarsi in territorio italiano, a partire dal 7 novembre 1920, a Villa Spinola (oggi conosciuta anche come Villa del trattato), presso Rapallo. Le trattative durarono pochi giorni e il 12 novembre 1920, con la sottoscrizione del trattato di Rapallo, l'Italia e il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni riconobbero consensualmente Fiume come stato libero e indipendente e stabilirono i propri confini (fissati allo spartiacque delle Alpi Giulie, con la contestuale rinuncia da parte del'Italia della parte della Dalmazia occupata con il Patto di Londra, salvo Zara e l'isola di Lagosta).

In base all'art. IV del Trattato lo Stato libero di Fiume aveva per territorio il cosiddetto "Corpus separatum", "delimitato dai confini della città e del distretto di Fiume", ed una striscia costiera che le avrebbe garantito la continuità territoriale con il Regno d'Italia. Le parti si accordarono, inoltre, per la costituzione di un Consorzio italo-slavo-fiumano per la gestione del porto della città adriatica, a tutela del suo sviluppo in collegamento con l'entroterra. La città di Fiume acquisiva, quindi, uno status internazionale simile a un Principato di Monaco italofono sul Mare Adriatico[8].

Al rifiuto di D'Annunzio, di lasciare la "Reggenza", Fiume fu completamente circondata e il mattino della vigilia di Natale fu sferrato l'attacco, che provocò una cinquantina di vittime (Natale 1920) e l'allontanamento dei legionari (Natale di sangue).

Lo Stato libero di Fiume poté così essere costituito, con a capo l'autonomista Riccardo Zanella.

A Fiume ci si trasferiva dall'Italia anche per godere di libertà e diritti che non erano concessi all'interno dei confini del Regno, come, ad esempio, la possibilità di divorziare.[9] Tuttavia il Governo italiano non permetteva di ottenere nuovamente la cittadinanza italiana a chi vi avesse rinunciato al fine di conseguire il divorzio all'estero (allora non previsto dalle leggi italiane), e tra questi numerosi erano gli italiani che avevano acquistato la cittadinanza fiumana, a discapito di quella italiana, proprio a tal fine.[9] Anche il premio Nobel Guglielmo Marconi e la sua prima moglie, l'irlandese Beatrice O'Brien, divorziarono il 12 febbraio 1924 nella città libera di Fiume. Solo nel 1924, con la definitiva annessione, tutti i fiumani giunti dall'Italia poterono riacquistare la cittadinanza italiana.[9]

Fiume italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Provincia di Fiume.

Il 3 marzo 1922, esponenti in parte fascisti e in parte ex legionari dannunziani, aderenti al movimento politico dei Blocchi Nazionali, destituirono con un colpo di Stato il governo di Riccardo Zanella. Dopo varie vicissitudini il governo italiano decise di inviare a Fiume il generale Gaetano Giardino, che dal 17 settembre 1923 divenne governatore militare con il compito di tutelare l'ordine pubblico.

Successivamente, con il Trattato di Roma, siglato il 27 gennaio 1924 veniva sancito il passaggio di Fiume all'Italia e il 16 marzo il re Vittorio Emanuele III giungeva nella città. In base al trattato la città veniva assegnata all'Italia, mentre il piccolo entroterra con alcune periferie, Porto Baross, incluso nella località di Sussak e le acque del fiume Eneo, cioè l'intero alveo e il delta, venivano annessi alla Jugoslavia); il governo dello Stato Libero di Fiume considerò tale atto giuridicamente inaccettabile continuando a operare in esilio dalla Jugoslavia, nella vicina località di Portorè (Kraljevica).

Gli accordi raggiunti vennero regolati con alcune clausole da una Commissione mista per l'applicazione del trattato; tali clausole vennero ratificate dalla Convenzione di Nettuno il 20 luglio 1925.[10]. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, Fiume divenne capoluogo di provincia.[11]

Dal 1930 la denominazione venne cambiata in Provincia di Fiume/Provincia del Carnaro (FM). In quegli anni ripresero i traffici portuali, che fecero divenire lo scalo primario nell'Adriatico. Negli anni '30 si sviluppò il settore industriale, grazie ai contributi dell'IRI. Durante la seconda guerra mondiale fu sede di un importante silurificio, che forniva la metà dell'intera produzione italiana di siluri.

Bombardamenti aerei su Fiume nel 1944 da parte di aerei della RAF

La Provincia di Fiume fu allargata nel 1941, includendo l'area della Kupa e le isole di Veglia ed Arbe. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Fiume fu occupata qualche settimana dai tedeschi, invece che dai croati di Ante Pavelić, quando nell'ottobre 1943 passò sotto la giurisdizione della RSI, fino all'agosto 1944, quando anche formalmente cessò l'amministrazione italiana, nonostante truppe della repubblica di Salò restassero insieme all'amministrazione tedesca.

L'annessione alla Jugoslavia[modifica | modifica wikitesto]

L'epilogo della seconda guerra mondiale vide ancora una volta il destino della città determinato da una combinazione di forza e diplomazia. Questa volta le truppe jugoslave avanzarono ai primi di maggio del 1945 fino a Trieste, Fiume fu presa il 3 maggio. Circa 600 furono i civili italiani che scomparvero nel biennio 1945-1947 ad opera del regime di occupazione jugoslavo. [1] . La cessione alla Jugoslavia fu formalizzata dal Trattato di Pace di Parigi dalle forze alleate il 10 febbraio 1947: i diplomatici presero atto dello stato di fatto. I primi anni dopo il 1945 furono veramente difficili e da Fiume esodò la maggioranza della popolazione, coinvolgendo oltre quarantamila cittadini (più del 70% della popolazione precedente il 1945).

Alla fine degli anni quaranta la zona del Golfo di Fiume venne ripopolata massicciamente con abitanti provenienti dalle più disparate regioni della nuova Jugoslavia di Tito. Il primo decennio del dopoguerra fu molto difficile: le distruzioni operate dai tedeschi si accompagnarono alla sparizione dell'intero ceto dirigente cittadino (eliminato o esodato), cui si aggiunse la fuga della massima parte degli impiegati, dei commercianti, degli operai del porto e delle fabbriche fiumane. Tutto ciò causò un blocco quasi totale delle attività cittadine, cui si cercò di ovviare anche col trasferimento a Fiume di gruppi di operai specializzati italiani di Monfalcone (fu il cosiddetto "controesodo"), attratti dal progetto di edificazione di una società ispirata ai principi marxisti e fedeli al Partito Comunista Italiano e all'Unione Sovietica di Stalin. I "monfalconesi", ideologicamanete vicini a Stalin, furono perseguitati dall'apparato jugoslavo, dopo la rottura politica Tito/Stalin del 1948 e molti rientrarono in Italia o emigrarono in Romania e in misura minore in altre regioni della Jugoslavia o altri stati del blocco sovietico.

Nel 1953, a causa del "clima" derivante dalla questione di Trieste ancora irrisolta, gli italiani rimasti in Jugoslavia e soprattutto a Fiume subirono ancora gravi conseguenze. In città vennero smantellate da facinorosi tutte le targhe e le insegne bilingui di aziende e negozi, ancora numerose. Le autorità non intervennero o lo fecero debolmente. La città assunse rapidamente un carattere monolingue croato, anche se la minoranza italiana, in proporzione sempre più ridotta, conservò scuole e istituzioni.

All'inizio degli anni sessanta la città ritrovò lo slancio economico, seguendo le sorti del porto, il maggiore scalo jugoslavo.

Nel giugno 1991, in seguito alla guerra e alla disgregazione della Jugoslavia, Fiume entrò a far parte dell'indipendente Croazia.

La città dovette sopportare nuovamente le difficili condizioni derivanti da una guerra, e immancabilmente il porto ne subì i peggiori contraccolpi: i traffici - già colpiti dalla crisi economico/finanziaria dell'ultima Jugoslavia - subirono un ulteriore tracollo; per anni Fiume si resse con le provvidenze statali, con il commercio e con la residua industria. La favorevolissima posizione geografica però, nel momento in cui le condizioni politiche interne ed internazionali resero la situazione più tranquilla, permise a Fiume di riprendere in pochi anni il suo ruolo di porto principale della Croazia. La costruzione dell'autostrada Fiume-Zagabria e i vari progetti di sviluppo intrapresi dalla giovane Repubblica di Croazia dimostrano una volta in più l'importanza strategica di Fiume nel contesto dell'intero bacino dell'Adriatico.

Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Torre civica
Palazzo Ploech
  • Palazzo del Municipio (ex sede del Banco di Roma)
  • Palazzo dell'archivio di Stato
  • Palazzo Modello
  • Palazzo del Governo
  • Palazzo di Giustizia
  • Palazzo Adria
  • Palazzo Ploech
  • Palazzo della Filarmonica
  • Palazzo Baccich
  • Palazzo della Scuola media superiore italiana
  • Casa veneziana
  • Casa Rinaldi

Edifici religiosi[modifica | modifica wikitesto]

La cattedrale di san Vito

Nel maggio 2009 è iniziata la costruzione della moschea cittadina presso il rione di Plasse San Giovanni (Rujevica)[12].

Altri luoghi[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro nazionale Ivan De Zajc
  • Museo di Storia e Marineria
  • Torre civica
  • Arco Romano
  • Mercati centrali
  • Resti delle mura civiche
  • Ruderi dei mulini lungo il corso dell'Eneo
  • Rampa di lancio dell'ex Silurificio

La popolazione[modifica | modifica wikitesto]

All'ultimo censimento del 2001, la maggioranza della popolazione si è dichiarata croata per l'80,39%. L'1,92% (2763 persone) della popolazione si è dichiarata di nazionalità italiana. I serbi rappresentano il 6,21% dei residenti. L'1,46% si è dichiarato "altro", mentre gli indecisi sono il 5,05%. Altri gruppi nazionali rilevanti sono i bosniaci (1,37%) e gli sloveni (1,09%). Gli altri gruppi etnici sono presenti in numero meno rilevante[13].

Per quanto riguarda la ripartizione linguistica le percentuali sono leggermente diverse:

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Censimento Croazia 2001
93,00% madrelingua croata
1,91% madrelingua italiana
0,96% madrelingua slovena
0,98% madrelingua albanese
0,79% madrelingua serba

Gli italiani[modifica | modifica wikitesto]

Teatro Nazionale Croato HNK Ivan pl.Zajc, sede anche del Dramma Italiano

Nel 1910 la maggioranza degli abitanti del comune era di madrelingua italiana, 24.212 cittadini, seguiti dalle minoranze croata e ungherese. Con l'annessione alla Jugoslavia la popolazione italiana della città ha scelto in gran parte la via dell'esodo e si è sparpagliata in tutta l'Italia (soprattutto a Trieste, Venezia, Roma, Genova) e oltre oceano (Australia, Canada, Argentina, Brasile, Uruguay). Tra le persone nate a Fiume, che si sono distinte grazie alle proprie capacità e talenti, ricordiamo il linguista Giovanni Frau, il politico Leo Valiani, gli atleti Abdon Pamich (marciatore), Ezio Loik, Antonio Vojak, Rodolfo Volk, i fratelli Mario Varglien e Giovanni Varglien, Marcello Mihalic e Giovanni Udovicich (calciatori), Giovanni Cucelli e Orlando Sirola (tennisti), la regista Luciana d'Asnasch Veschi, la scrittrice Marisa Madieri, il poeta Valentino Zeichen, il giurista Danilo Zolo, lo scrittore e storico Amleto Ballarini, il narratore Diego Zandel, lo scrittore e politico Sergio Travaglia.

A cavallo tra il 1946 e il 1948 Fiume fu la città maggiormente interessata dall'arrivo nella Jugoslavia di Tito di alcune migliaia di emigranti italiani, perlopiù lavoratori dei cantieri navali di Monfalcone e Trieste, che vi si trasferirono principalmente per motivazioni ideali e politiche, contribuendo come operai specializzati e tecnici al rilancio del cantiere navale 3 maggio (3 Maj).

Oggi la Comunità degli Italiani di Fiume (CI di Fiume) conta 7360 iscritti e ha sede nell'antico Palazzo Modello (un edificio monumentale, che in origine era la sede del Circolo degli ufficiali della Marina austroungarica e poi sede della Regia marina), a pochi passi dalla Torre Civica, uno dei simboli storici della città. Secondo il censimento del governo di Zagabria, invece gli italiani di Fiume sono circa 2300, ossia l'1,9% della popolazione fiumana.

A Fiume ha sede pure la casa editrice EDIT proprietaria del quotidiano in lingua italiana La Voce del Popolo, del quindicinale Panorama, del periodico per ragazzi Arcobaleno (ex Il Pioniere) e della rivista culturale Battana. L'EDIT pubblica, inoltre, (in lingua italiana) i libri di testo destinati alle scuole italiane di Croazia e Slovenia e libri (quasi esclusivamente scritti in lingua italiana o nelle versioni locali del dialetto veneto) di autori italiani residenti in Croazia e Slovenia.

A Fiume esistono quattro scuole elementari (otto anni dell'obbligo) e una scuola media superiore italiane, rispettivamente la SEI Dolac, la SEI San Nicolò (ex Mario Gennari), la SEI Gelsi, la SEI Belvedere e l'SMSI di Fiume (conosciuta da tutti in città con il nome di "Liceo"). Alla SMSI gli alunni possono scegliere quattro indirizzi di studio: ginnasio generale, ginnasio matematico-scientifico, indirizzo alberghiero-turistico (tutti corsi quadriennali) o scuola commerciale (corso triennale). Presso le scuole italiane le lezioni di tutte le materie, ad eccezione della lingua croata, vengono svolte in lingua italiana. Nell'ambito dell'insegnamento della lingua inglese le traduzioni vengono fatte dall'inglese all'italiano e viceversa (la stessa prassi vale anche nel caso dell'insegnamento del francese, del tedesco e del latino).

Una particolarità di numerosi italiani autoctoni di Fiume, come pure della Dalmazia, è l'avere cognomi che finiscono in "-ch", desinenza di origine slavomeridionale, ma anche riconducibile all'antico dalmatico, che aveva cognomi terminanti appunto in "-ch"

La presenza della minoranza italiana è testimoniata oggi nell'inno in croato della sua squadra di calcio (HNK Rijeka) che in una delle strofe inizia con Forza Fiume, in italiano e le stesse parole Forza Fiume possono essere lette sugli striscioni dei tifosi della minoranza.

Nel 2003 papa Giovanni Paolo II durante la sua terza visita pastorale in Croazia (si trattò del suo centesimo viaggio all'estero), si fermò a Fiume. Durante la celebrazione della messa svoltasi nell'ampio piazzale del Delta (tra il Canale morto e la Fiumara (o Eneo)), il papa si rivolse in italiano alla comunità autoctona.

Storia dell'industria fiumana[modifica | modifica wikitesto]

La storia del gas a Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º agosto 1852 a Fiume vennero accesi 226 lampioni alimentati a gas. Nello stesso anno nel rione di Scoglietto (oggi Skoljić) fu realizzata la prima officina del gas del capoluogo del Quarnero. L'impianto venne trasferito nel 1874 nel rione di Mlaka (considerato all'epoca molto distante dal centro abitato), dove è rimasto fino alla fine del 2006. Nel 1923 il sistema della produzione del gas e della sua distribuzione si sviluppò e assunse la forma che quasi invariata si è mantenuta fino ad oggi. In quel periodo il gas iniziò ad essere utilizzato prevalentemente per la preparazione dei cibi e in misura sempre più ridotta per l'illuminazione. L'ultimo lampione a gas della città fu spento nel 1939. Nel 1995 il cosiddetto gas cittadino o gas città iniziò ad essere rimpiazzato dal gas misto, una fase intermediaria necessaria all'introduzione del metano. Il 27 novembre del 2006 l'officina del gas per la produzione di gas città è stata disattivata. Un importante impulso alla metanizzazione di Fiume si verificò nel 2003 quando la Città diede il proprio assenso all'aumento di capitale della società municipalizzata Energo S.r.l., un'operazione da 12 milioni di euro, alla quale aderirono anche investitori italiani. Dal 2003 al 2006 sono stati realizzati 136 chilometri di gasdotti urbani (il costo dei lavori è stato di circa 101 milioni di kune, circa 13,8 milioni di euro). Alla fine del 2006 i consumatori di gas erano 16.500.

L'invenzione del siluro[modifica | modifica wikitesto]

Il primo primitivo siluro fu inventato dal fiumano Giovanni Luppis attorno al 1860 e fu quindi perfezionato, sempre a Fiume, dal britannico Robert Whitehead, che subentrò a Luppis nello sviluppo dell'arma. Fu sempre a Fiume che Whitehead aprì la “Whitehead & Co.”, che produsse ed esportò la nuova, rivoluzionaria arma, presso le marine militari di tutto il mondo.

I cantieri navali[modifica | modifica wikitesto]

Grande importanza ha avuto e ha tutt'ora l'industria cantieristica navale, ancora oggi sono attivi i cantieri "Victor Lenac" nella baia di Costrena e il "3 maggio" a Cantrida.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il HNK Rijeka è il principale club calcistico cittadino, che milita nella PRVA NHL, il massimo campionato croato.

Fiume, durante il periodo italiano, fu sede dell'Unione Sportiva Fiumana, che a fine della seconda guerra mondiale, dopo il passaggio della città alla Jugoslavia si sciolse.

La squadra di pallacanestro è il KK Rijeka.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda la Casa della Vergine Maria nel 1291 fece tappa a Tersatto, oggi quartiere di Fiume, prima di portarsi ad Ancona e quindi a Loreto, dove è ancora oggi.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Fiume è gemellata con:[14]

Persone legate a Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Tra i fiumani (compresa Susak) importanti si ricordano:

I governanti e sindaci di Fiume[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Fiume.

Ricorrenze e date significative per la città[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 giugno, festa di San Vito, il Santo patrono della città (celebrata a livello cittadino).
  • 6 giugno 1659, l'imperatore Leopoldo I d'Asburgo conferisce a Fiume il diritto di fregiarsi dell'aquila bicipite (simbolo araldico degli Asburgo) come stemma cittadino.
  • 23 aprile 1779, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria conferisce a Fiume lo status di Corpus Separatum.
  • 12 novembre 1920, viene proclamato lo Stato libero di Fiume. La sua bandiera venne issata davanti alla sede della Società delle Nazioni.
  • 24 gennaio 1924, in base agli accordi di Roma Fiume viene annessa al Regno d'Italia, perdendo alcune parti del suo territorio comunale a favore del neonato stato jugoslavo.
  • 3 maggio 1945, i partigiani jugoslavi occupano Fiume.
  • 10 febbraio 1947, la città viene definitivamente ceduta ed annessa alla Jugoslavia. Fiume e Sussak vengono fuse in un'unica città: l'odierna Fiume.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ VIII Censimento Generale della Popolazione - 21 aprile 1936, XIV - Fascicolo 31 PROVINCIA DEL CARNARO (FIUME) - Tipografia Ippolito Failli, Roma 1937 ANNO XV
  2. ^ a b c Belvedere, Scoglietto e V. p. Scurigne in: Stadtplan von Fiume, Horst F. Meyer + Dieter Winkler: In allen Häfen war Österreich, 1900
  3. ^ La Voce del Popolo, 2008 – “Demolito l'ingresso dell'ex caserma di Tersatto”
  4. ^ Trattato di Roma (1924)/Nettuno (1925), articolo 8 p. 6
  5. ^ Leandro Castellani, "L'impresa di Fiume", su Storia illustrata n° 142, settembre 1969 p. 34: "La cittadinanza .. aveva proclamato fino dal 30 ottobre 1918, all'indomani del conflitto, la propria volontà di unirsi all'Italia."
  6. ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, 2008 Cles (TN) p. 223
  7. ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, 2008 Cles (TN) p. 247: "Lo stesso Bombacci nel dicembre 1920 affermò che "il movimento dannunziano è perfettamente e profondamente rivoluzionario. Lo ha detto anche Lenin al Congresso di Mosca". In effetti sembra che Lenin avesse definito D'Annunzio "l'unico rivoluzionario in Italia", ma per bollare l'inettitudine dei socialisti, più che per lodarlo".
  8. ^ Carlo Sforza, L'Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi, Mondadori, Roma, 1945, pagg. 95 e succ.ve
  9. ^ a b c I fiumani per elezione, CNR - Istituto di Studi Giuridici Internazionali
  10. ^ - Accordi di Nettuno, Italia - Regno serbo-croato-sloveno, 20 luglio 1925
  11. ^ Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947) – (Società di Studi Fiumani Roma, Hrvatski Institut za Povjiest Zagreb – pubblicazioni degli archivi di Stato – Sussidi 12) Cartina della Provincia di Fiume, p. 25
  12. ^ "Moschea a Fiume: a maggio il via alla costruzione" - Il Piccolo, 20 aprile 2009, di Andrea Marsanich
  13. ^ Censimento 2001
  14. ^ città gemellate dal sito ufficiale. URL consultato il 24 luglio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ilona Fried, Fiume, città della memoria 1868/1945, Colloredo Montalbano (UD), Del Bianco editore, 2005.
  • Anna Di Gianantonio, Alessandro Morena, Tommaso Montanari, Sara Perini, L'immaginario imprigionato Dinamiche sociali, nuovi scenari politici e costruzione della memoria nel secondo dopoguerra monfalconese, Monfalcone, Consorzio culturale del Monfalconese e Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, 2005.
  • Giacomo Scotti, Goli Otok, italiani nel gulag di Tito, Trieste, Edizioni Lint, 2002.
  • Giulio Vignoli, I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana, Giuffrè, Milano, 1995.
  • Giulio Vignoli, Gli Italiani dimenticati, Giuffrè, Milano, 2000.
  • Dario Alberi, Dalmazia, storia, arte, cultura, Edizioni Lint Trieste, ISBN 978-88-8190-244-6
  • Dario Alberi, Istria, storia, arte, cultura, Edizioni Lint Trieste, ISBN 978-88-8190-232-3
  • Silva Bon, Le comunità ebraiche della Provincia italiana del Carnaro Fiume e Abbazia (1924-1945), Società di studi Fiumani, Roma 2004.
  • G. La Perna, Pola, Istria, Fiume, Mursia, Milano ISBN 978-88-425-2833-3
  • Mario Dassovich, Il Quarnero fra geografia e storia. Il golfo, le riviere, le isole, la città capoluogo (1896-2008), Del Bianco, Udine 2009, ISBN 978-88-95575-15-5
  • Antonella Ercolani, Da Fiume a Rijeka. Profilo storico-politico dal 1918 al 1947, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009, ISBN 978-88-498-1979-3
  • Fiume. Crocevia di popoli e culture- Rijeka. Raskrižje naroda i cultura, atti del convegno internazionale tenutosi a Roma 27 ottobre 2005, Società Studi Fiumani, Roma 2007.
  • Mimmo Franzinelli, Paolo Cavassini, Fiume. L’ultima avventura di d’Annunzio, Mondadori, Milano 2009, ISBN 978-88-04-59474-1
  • Dino Renato Nardelli, Giovanni Stelli, Istria Fiume Dalmazia laboratorio d’Europa. Parole chiave per la cittadinanze, Editoriale Umbria, Perugia 2009.
  • Giuseppe Parlato, Mezzo secolo di Fiume. Economia e società a Fiume nella prima metà del Novecento, Cantagalli, Siena 2009, ISBN 978-88-8272-487-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]