Storia della Calabria

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1leftarrow.pngVoce principale: Calabria.

La storia della Calabria ebbe inizio undici millenni addietro. Il suo territorio è stato abitato da una serie vastissima di popoli antichi, quali Aschenazi, Ausoni-Enotri (Itali, Morgeti, Siculi), Lucani, Bruzi, Greci e Romani; nel Medioevo da Bizantini e Normanni; poi, seguendo le sorti del Regno di Napoli, da Angioini ed Aragonesi; infine ha trovato la sua collocazione odierna prima nel Regno d'Italia, poi nella Repubblica Italiana.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del mesozoico la Calabria faceva parte di un vasto Continente chiamato "Tirrenide"[1], che a metà del Terziario sprofondò nel mare, entre l'Italia andava assumendo la sua attuale sistemazione geologica.

Le alte cime riemerse costituivano importanti isole, quali l'Aspromonte, le Serre, la Sicilia, la Sardegna e tante altre. Durante il "Pliocene" i mari interni, in seguito a prolungate alluvioni, si colmarono di quei sedimenti che formano le attuali pianure.

Nel Quaternario, era delle grandi glaciazioni, circa un milione e mezzo di anni fa, all'opera di riempimento si aggiunse il fenomeno dei terrazzi, un lento processo di sollevamento delle coste marine.

Quando il clima divenne più mite, in quei luoghi ricchi di boschi e di acque apparve una fauna eccezionale (come l'Elephas Antiquus, l'Equus Caballus e vari tipi di rinoceronti), preziosa riserva di carne per l'uomo nelle sue forme primitive.

In Calabria, durante il Paleolitico inferiore, l'"homo erectus" è testimoniato a Casella di Maida e a Rosaneto di Tortora,rispettivamente circa 500.000 e 250.000 anni or sono. Detto uomo si nutriva di caccia, di bacche, di frutti e radici; gli utensili che usava erano di legno e di pietra, come dimostrano i ciottoli tagliati su una o su entrambe le facce della prima località e le famose "amigdale" della seconda. Mentre le fasi del Paleolitico inferiore e medio ("era dei Neanderthal") evidenziano un lento progresso tecnico e biologico, quelle del "superiore" rivelano una grande accelerazione. Alla lavorazione dell'osso, 40.000 anni fa, si aggiunse la costruzione di imbarcazioni, alla nutrizione di carne si associò quella della pesca.

I primi insediamenti preistorici[modifica | modifica wikitesto]

La prima testimonianza di presenza umana in Calabria è il famoso bos primigenius della Grotta del Romito di Papasidero, rinvenuto nel 1961 e datato dagli esperti ad oltre 9.000 anni prima di Cristo, di cui oggi si conserva una riproduzione al Museo Nazionale di Reggio Calabria. In varie località calabresi sono stati rinvenuti segni di presenza umana in età paleolitica e mesolitica: a Castella di San Pietro a Maida, a Tortora, a Praia a Mare, a Scalea, a San Nicola Arcella, a Sant'Eufemia, a Briatico, sul Monte Poro, a Rosarno, ad Archi di Reggio Calabria. All'età neolitica risalgono invece gli insediamenti di Favella della Corte, Cassano all'Ionio, Amendolara, Curinga, Girifalco e Acri. Inoltre due importanti necropoli neolitiche sono state rinvenute a Torre Galli e Torre Mordillo.

Popoli mitologici[modifica | modifica wikitesto]

Gli Aschimenazi[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni storici quali il Perrizzi, l'Aceti, l'Amato, il Gallo, il Curia, sostengono con varie argomentazioni che molte città in Calabria, furono fondate in tempi remotissimi da Bescio Aschenazzi (altri Ascemez, Aschenel) pronipote di Jafet, (figlio di Noè il quale ebbe sette figli i quali discendenti popolarono l'Europa e l'Asia occidentale) il quale, dopo la catastrofe deluviana, sedotto dai vasti orizzonti, dalla bellezza del suolo calabro, venne per primo ad abitarvi nel 1900 a.C. (Beroso, Caldeo, Tomeo, Aceti), come pure si ritiene che la stessa città di Bisignano sia stata fondata proprio da Bescio Aschimenazi con l'antico nome di Bescia, che poi i romani mutarono in Besidia.

Gli Itali[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i Greci,la regione sarebbe stata abitata, prima della colonizzazione, da più comunità, tra cui gli Ausoni-Enotri (coltivatori della vite), che furono gli Itali, Morgeti, Siculi, i Choni. E proprio dal mitico sovrano Italo[2], la Calabria fu detta "Italia". Ma chi era in realtà, Italo? Solo una figura mitologica e leggendaria, o un vero e proprio fondatore del primo assetto politico ed etnico della Calabria? Ormai i ricercatori propendono per la seconda ipotesi, collocando la presenza di Re Italo nella prima metà del XV secolo a.C. Antioco di Siracusa, considerato il primo storico dell'Occidente ce lo raffigura come "Un Re buono e saggio, capace di sottomettere le popolazioni vicine facendo uso di volta in volta della persuasione e della forza", Italo il Re degli Enotri che mutarono il loro nome in Itali, suo figlio Italo Morgete, da lui furono detti Morgeti (San Giorgio Morgeto).

Popoli dell'età del bronzo[modifica | modifica wikitesto]

Ausoni ed Enotri.

Gli insediamenti dei Bruzi e dei Greci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Magna Grecia.

Nell'anno 744 a.C. un gruppo di coloni calcidesi fondò la città di Rhegion (oggi Reggio Calabria) all'estremità meridionale della penisola calabrese. Poco dopo, sempre i calcidesi fonderanno Zancle (oggi Messina) dall'altra parte dello stretto, assicurandosi il dominio su quel braccio di mare. Più tardi i coloni calcidesi di Rhegion e Zancle fonderanno Metaurus (Gioia Tauro).

Nel 710 a.C. coloni ioni fondarono Sybaris nella fertile pianura omonima alla foce del Crati. Da questa colonia avrà origine in seguito la fondazione di Paestum (in Lucania), di Laos (alla foce dell'omonimo fiume) e di Scidros (tra Cetraro e Belvedere Marittimo). Colonie ioniche furono Clampetia (nell'area tra Amantea e San Lucido), Temesa (tra Amantea e Nocera Terinese), Terina (nella piana di Sant'Eufemia), Krimisa (Cirò Marina), Petelia (Strongoli), .

Nel 743 a.C. coloni achei fondarono invece Kroton (oggi Crotone), sulla punta oggi conosciuta come capo Colonna. Crotoniati e Sibariti diventeranno col tempo strenui rivali. Ma intanto i crotoniati fondano le colonie di Kaulonia (presso l'odierna Monasterace Marina) e Scillezio (Squillace). Attorno al 700 a.C. coloni crotoniati fonderanno Bristacia, oggi Umbriatico.

Attorno al 680 a.C. coloni giunti dalla Locride greca fondarono Locri Epizhephiroi, presso l'attuale Locri. Colonie dei locresi furono Hipponion (Vibo Valentia) e Medma (Rosarno).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bruzi.

Il popolo dei Bruzi, affine ai confinanti Lucani, si dichiarò indipendente dai "cugini" d'oltre-Pollino attorno al IV secolo a.C., costituendosi in stato confederato. La capitale dei federati era Consentia, l'attuale Cosenza, mentre altre località importanti erano Pandosia Bruzia (città di cui si sono perse le tracce, alcuni riferimenti storici la ubicano fra i comuni di Castrolibero, Marano Principato e Marano Marchesato),altre recenti scoperte archeologiche ubicherebbero la città di Pandosia Bruzia nei pressi dell'attuale città di Acri, Aufugum (Montalto Uffugo), Argentanum (San Marco Argentano), Bergae, Besidiae (Bisignano), Lymphaeum (Luzzi).

La Calabria greca e bruzia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 560 ed il 550 a.C. si combatté la decennale guerra tra Kroton e Locri Epizefiri che si risolse con la battaglia sul fiume Sagra, che vide uscire vincitrice l'alleanza tra reggini e locresi.

Nel 510 a.C. i bellicosi crotoniati assalteranno la vicina Sibari, e affronteranno i sibariti sul fiume Trionto, in uno scontro epico tra 100.000 crotoniati e 300.000 sibariti. La vittoria nonostante tutto arrise ai dori, che occuparono Sibari saccheggiandola per ben 70 giorni e deviando sui ruderi della città le acque del fiume Crati.

Nel 444 a.C. coloni ateniesi e peloponnesiaci fonderanno, sul sito della distrutta Sibari, la colonia di Turii, per volere di Pericle nel piano di distensione correlato alla pace dei trent'anni nella Guerra del Peloponneso.

Nel 338 a.C. Locri chiede aiuto a Dionisio tiranno di Siracusa contro le mire espansionistiche di Reggio (non più alleata dei locresi) e di Crotone. I siracusani interverranno nella penisola calabrese sconfiggendo i crotoniati sul punto più stretto del fiume Sagra oggi Allaro ed occupando per dieci anni Crotone, evento che mise fine al potere dei crotonesi; simile sorte toccò a Reggio che pur avendo resistito ai numerosi attacchi di Dionisio di Siracusa, nel 386 a.C. dopo undici mesi d'assedio fu presa dai siracusani, e per alcuni anni anch'essa indebolita nel suo potere politico.

La Calabria romana[modifica | modifica wikitesto]

La conquista romana[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 280 ed il 275 a.C. si combatte la guerra Tarentina, fra Roma e Taranto. Quest'ultima chiede aiuto a Pirro re dell'Epiro, che nel 280 assieme agli alleati Bruzi e Lucani sconfigge i Romani nella battaglia di Heraclea, grazie alla presenza degli elefanti. Ma Pirro verrà sconfitto successivamente dai romani a Maluentum (oggi Benevento), nel 275, e si ritirerà verso la Sicilia dove Siracusa necessitava di aiuto contro i cartaginesi. Transitando per la Calabria, si dice che l'armata di Pirro saccheggiasse il santuario di Proserpina a Locri, incappando - si dice - nell'ira degli dei. Ciò, unito al fatto che Roma aveva stretto alleanza con alcune delle ultime poleis della Magna Grecia, tra cui Reggio, fecero sì che Pirro rientrasse in patria. Così tra città confederate e colonie verso il 272 a.C. i romani si erano assicurati il dominino su tutto il Sud continentale della Penisola Italiana.

Nel 270 a.C. le terre di proprietà dei Bruzi verranno sequestrate dal Senato e accorpate all'ager publicus. La maggior parte dell'attuale Sila (dal latino silva, cioè "bosco" e che in origine comprendeva anche l'attuale Aspromonte) viene a far parte del patrimonio del popolo romano.

Tra il 264 e il 251 a.C. si combatte in Sicilia la Prima Guerra Punica, tra Roma e Cartagine, che si concluderà con la creazione della provincia romana della Sicilia. In seguito alla provocazione cartaginese con l'assedio di Sagunto, in Spagna, scoppierà nel 217 a.C. la Seconda guerra punica. Il generale cartaginese Annibale dopo aver preso Sagunto e Marsiglia valicherà le Alpi e sconfiggerà i Romani sul fiume Trebbia, sul Ticino, sul lago Trasimeno e nel 216 a.C. a Canne, in Puglia. Quindi farà una breve incursione sull'Agro Romano prima di ritirarsi a Capua per i famosi ozi.

Tra 205 e 204 a.C., in seguito alle folgoranti vittorie romane in tutti gli scenari di guerra, Annibale si ritirò in Calabria, punì le città di Turii e Petelia, fedeli a Roma, e premiò i suoi alleati Bruzi. Inoltre fece scrivere una storia delle Guerre Puniche di parte cartaginese, e ordinò fosse conservata nel tempio di Hera Lacinia a Crotone così che i Romani non potessero falsare la storia della guerra. Plutarco, scrivendo la sua opera, attinse anche da quella fonte. Ma i Romani sono alle porte: nell'estate 204 a.C. arrivano in Calabria e rendono i Bruzi schiavi per punirli della loro ribellione. Vasti latifondi sono requisiti e assegnati a esponenti dell'aristocrazia romana.

Dal 186 a.C. scatta in tutta la Magna Grecia la repressione dei Baccanali, e del culto di origine greca di Bacco, nell'ambito di un piano di de-grecizzazione del Mezzogiorno d'Italia.

L'età repubblicana[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 136 e il 132 a.C. in Sicilia si combatte la prima guerra servile. Lo schiavo siriano Euno raccoglie circa 200.000 servi proclamandosene re e per ben quattro anni tiene testa alle legioni romane dalle piazzeforti di Enna e Tauromenio. Alla fine Roma schiaccia la repressione e fa crocifiggere 20.000 schiavi in tutta l'isola. La guerra servile fu l'espressione del malcontento della classe degli schiavi, privi di diritti e sui quali poggiava l'intera economia romana.

Ancora nel 132 a.C. il console Popilio Lenate ordina la costruzione della Via Capua-Rhegium, nota anche come Via Popilia che, ricalcando il tracciato oggi occupato dall'Autostrada A3 e dalla Strada Statale 18 Tirrena giungeva fino a Reggio. In questo periodo le principali località della Calabria sono Cosenza, Crotone, Temesa, Turii, Vibo Valentia e Reggio.

Tra il 91 e l'89 a.C. venne combattuta la guerra sociale, al termine della quale il Senato romano attribuì agli italici la cittadinanza romana.

Tra il 73 ed il 71 a.C. si combatté la seconda guerra servile, durante la quale il gladiatore trace Spartaco radunò attorno a sé decine di migliaia di schiavi disperati, anche molti Bruzi, e partì da Capua tentando una disperata marcia verso settentrione sconfiggendo molte legioni romane. Ma l'intervento di Lucio Licinio Crasso stroncherà in una battaglia sul fiume Sele, in Campania, ogni pretesa di Spartaco e dei suoi. 6000 schiavi verranno crocifissi lungo la Via Appia.

La Magna Grecia è commiserata da Marco Tullio Cicerone in una lettera del 44 a.C. scritta dalla Calabria, durante il viaggio verso la Grecia che l'oratore intraprese nella confusa situazione determinatasi dopo l'assassinio di Cesare alle Idi di marzo.

L'età imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel riassetto della geografia politica italiana, Ottaviano Augusto accorperà Calabria e Basilicata nella Regio III Lucania et Bruttii, con capoluogo e sede del corrector a Reggio, maggiore città della Regione.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regio III Lucania et Bruttii.

Sempre Augusto esilierà la figlia Giulia, colpevole di un'eccessiva vivacità sentimentale, a Reggio.

Nel 61 Paolo apostolo transita un giorno per Reggio, diretto a Roma. Il Cristianesimo si propagherà in Calabria nei centri portuali e lungo la Via Popilia, aree vitali della regione romana.

L'imperatore Traiano farà aprire durante il suo governo la via Traianea, che è ricalcata grossomodo dalla vecchia Strada Statale 18 Tirrena a mezza costa.

Nel 305 il patrizio calabrese di origine bruzia Bulla si ribella all'Impero Romano con 600 cavalieri e 5.000 fanti. Verrà sconfitto dalle milizie imperiali, ma Roma non potrà mai controllare del tutto le foreste della Sila.[3]

Il 1º ottobre 313 Costantino I promulga l'editto di Milano a favore del Cristianesimo, che inizia sempre più a diffondersi tanto che nel 391 l'imperatore Teodosio I la proclamerà religione di Stato. È priva di fondamento la notizia che nel 363 Basilio Magno sia sbarcato in Calabria. Si trovava allora a Cesarea. Furono i suoi discepoli che a partire dal secolo IX fondarono vari monasteri e cenobi, mettendo le basi della grande tradizione monastica calabro-greca.

Nel 365 un devastante terremoto accompagnato da un maremoto sconvolge il Mediterraneo meridionale, prostrando le località costiere calabresi.

L'Impero romano si divide in due tronconi. Il ramo d'Occidente, retto da Onorio con capitale a Ravenna, subisce nel 410 l'invasione dei Visigoti di Alarico che saccheggiano Roma e marciano poi verso il Sud. La leggenda vuole che Alarico muoia a Cosenza, venendo seppellito alla confluenza tra Crati e Busento sotto i due fiumi.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La dominazione bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Calabria.

La Calabria fu scarsamente toccata dall'invasione gotica e perciò i calabresi accolsero bene il generale bizantino Belisario che era sbarcato a Reggio nel 536 d.C. e avanzò fino a Napoli lungo la costa tirrenica.[4]

I Bizantini diedero un nuovo impulso alla vita della Calabria: fondarono città (Nepezia, oggi Amantea) e vescovadi di rito greco (Tropea, Gerace, Rossano, Nicastro). Sotto la dominazione dell'Impero Bizantino nella Thema di Calabria fiorì particolarmente l'eremitismo: cenobi eremitici sono la famosissima Cattolica di Stilo, e molti altri meno noti sparsi nella Locride e nella valle del fiume Stilaro, a Rossano e sull'Aspromonte reggino.[5]

La discesa dei Longobardi venne arrestata dai Bizantini solo con grandi difficoltà:[6] ma Costantinopoli non poté evitare del tutto gli attacchi dei Saraceni.

Nell'812 d.C. si registrò la prima incursione saracena sulle coste calabresi, che colpì Reggio, capitale del Thema; l'ultima ci sarà solo nel 1793, a danno di Pizzo e Tropea. Certo la presenza araba fu sempre limitata negli spazi e nel tempo, perlopiù consistendo, appunto, in incursioni e saccheggi. Vennero catturate in modo effimero dagli Arabi Tropea, Santa Severina e Amantea[7] dall'839 all'885. La conquista della Calabria da parte dei guerrieri normanni vassalli del papa emarginò il pericolo arabo.

La dinastia normanno-sveva[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Calabria.

Roberto il Guiscardo nel 1050 scese in Calabria: si insediò a Sant'Antonio di Stribula, presso Castrovillari, e poi scese fortificando San Marco Argentano diretto verso sud: qui assediò Cosenza, Amantea ed Aiello Calabro[8]. Nel 1057 arrivò in Calabria anche Ruggero d'Altavilla, che aiutò il fratello Roberto a conquistare Squillace. Nel 1061, con un lungo assedio e la presa di Reggio era terminata la conquista della Calabria, e Roberto se ne proclamò Duca costituendo il Ducato di Calabria con capitale a Reggio.

Con i Normanni iniziò lo smantellamento della rete delle diocesi e dei cenobi di rito greco, voluto dai sovrani e avallata dai Papi: vennero fondate nuove diocesi di rito latino (Mileto, Bagnara Calabra, San Marco Argentano) mentre le vecchie vennero latinizzate (Reggio nel 1082) e sorsero nuovi conventi di monaci latini (Serra San Bruno, Abbazia di Santa Maria della Sambucina); molte vecchie diocesi greche vennero accorpate a diocesi già latinizzate (Amantea-Temesa fu nel 1094 unita a Tropea). L'ultima diocesi greca, Gerace, verrà affidata a un vescovo latino nel 1482. Il passaggio definitivo avvenne nel 1573, quando fu Bova ad abbandonare il rito greco.

Quando divenne Re di Napoli Federico II di Svevia, iniziò per la Calabria un periodo di prosperità: il re svevo si installò a Melfi, nella vicina Basilicata, e curò la fondazione del Castello e del Duomo di Cosenza, della fortezza di Rocca Imperiale sullo Ionio: e i calabresi rimasero sempre fedeli agli Svevi, anche dopo la morte di Corradino di Svevia ucciso per ordine di Carlo I D'Angiò, che nel 1269 prese il potere a Napoli. Varie saranno le rivolte in Calabria contro il dominio angioino: nel 1270 ad esempio il re ordinerà al conte di Catanzaro, Pietro Ruffo, di reprimere la rivolta di Amantea che resistette valorosamente.[9]

Il periodo vicereale[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo dei Borboni[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dal Secondo dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tirrenide in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 20 giugno 2014.
    «Residui ultimi della Tirrenide, in parte interamente isolati, in parte saldati oggi alla penisola italiana, sarebbero la Corsica, la Sardegna, le isole dell'Arcipelago Toscano, le Alpi Apuane, l'Argentario, il Circeo, la Calabria, ecc.».
  2. ^ http://xoomer.virgilio.it/hdlcam/italo.htm.
  3. ^ Caligiuri, p. 15
  4. ^ Edward Gibbon (Storia della Decadenza e caduta dell'Impero Romano, vol. II, pagine 1544-1545), scrive addirittura che i calabresi, i quali «abborrivano il nome e la religione dei Goti, si valsero dello specioso pretesto che le loro mura rovinate non si potevano difendere».
  5. ^ Jacques Le Goff ha scritto che «La Calabria è la patria dell'eremitismo occidentale».
  6. ^ Si suppone che il confine tra i territori del Ducato di Benevento e i territori del Thema di Calabria corresse presso l'attuale paese di Longobardi (Italia).
  7. ^ "Amantea" è tra l'altro il nome arabo dell'antica Nepezia: viene da Al Mantiah, La Rocca. Gabriele Turchi, Storia di Amantea, Cosenza 2002.
  8. ^ Nell'assedio di Aiello morirono due familiari del Guiscardo: Ruggero Estobleaut e Gilberto d'Altavilla, suo nipote, che vennero seppelliti nell'abbazia di Sant'Eufemia.
  9. ^ Ma alla fine anche Amantea dovette cedere: e i traditori vennero rinchiusi nel castello di Aiello e straziati: inoltre venne fondato nel territorio amanteote il castello di Belmonte, come "guardiano" della vicina città.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Caligiuri, Breve storia della Calabria. Dalle origini ai giorni nostri, Roma, Newton & Compton editori, 1996, ISBN 88-8183-479-0.
  • Salvatore Settis (a cura di), Storia della Calabria, diretta da Gaetano Cingari; poi da Augusto Placanica, Vol. I; La Calabria antica, Roma-Reggio Calabria, Gangemi Editore, 1988, ISBN 88-7448-158-6.
  • Augusto Placanica (a cura di), Storia della Calabria, diretta da Gaetano Cingari; poi da Augusto Placanica, Vol. II; La Calabria moderna e contemporanea. Età presente; approfondimenti, Roma-Reggio Calabria, Gangemi Editore, 1988, ISBN 88-7448-703-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]