Storia della Calabria

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1leftarrow.pngVoce principale: Calabria.

La storia della Calabria inizia undici millenni addietro. Il suo territorio è stato abitato da una serie vastissima di popoli antichi, quali Aschenazi, Ausoni-Enotri (Itali, Morgeti, Siculi), Lucani, Bruzi, Greci e Romani; nel Medioevo da Bizantini e Normanni; poi, seguendo le sorti del Regno di Napoli, da Angioini ed Aragonesi; infine ha trovato la sua collocazione odierna prima nel Regno d'Italia, poi nella Repubblica Italiana.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del mesozoico la Calabria faceva parte di un vasto Continente chiamato "Tirrenide"[1], che a metà del Terziario sprofondò nel mare, mentre l'Italia andava assumendo la sua attuale sistemazione geologica.

Le alte cime riemerse costituivano importanti isole, quali l'Aspromonte, le Serre, la Sicilia, la Sardegna e tante altre. Durante il Pliocene i mari interni, in seguito a prolungate alluvioni, si colmarono di quei sedimenti che formano le attuali pianure.

Nel Quaternario, era delle grandi glaciazioni, circa un milione e mezzo di anni fa, all'opera di riempimento si aggiunse il fenomeno dei terrazzi, un lento processo di sollevamento delle coste marine.

Quando il clima divenne più mite, in quei luoghi ricchi di boschi e di acque apparve una fauna eccezionale (come l'Elephas Antiquus, l'Equus Caballus e vari tipi di rinoceronti), preziosa riserva di carne per l'uomo nelle sue forme primitive.

In Calabria, durante il Paleolitico inferiore, l'Homo erectus è testimoniato a Casella di Maida e a Rosaneto di Tortora,rispettivamente circa 500.000 e 250.000 anni or sono. Detto uomo si nutriva di caccia, di bacche, di frutti e radici; gli utensili che usava erano di legno e di pietra, come dimostrano i ciottoli tagliati su una o su entrambe le facce della prima località e le famose "amigdale" della seconda. Mentre le fasi del Paleolitico inferiore e medio ("era dei Neanderthal") evidenziano un lento progresso tecnico e biologico, quelle del "superiore" rivelano una grande accelerazione. Alla lavorazione dell'osso, 40.000 anni fa, si aggiunse la costruzione di imbarcazioni, alla nutrizione di carne si associò quella della pesca.

I primi insediamenti preistorici[modifica | modifica wikitesto]

La prima testimonianza di presenza umana in Calabria è il famoso bos primigenius della Grotta del Romito di Papasidero, rinvenuto nel 1961 e datato dagli esperti ad oltre 9.000 anni prima di Cristo, di cui oggi si conserva una riproduzione al Museo Nazionale di Reggio Calabria. In varie località calabresi sono stati rinvenuti segni di presenza umana in età paleolitica e mesolitica: a Casella di Maida (CZ), a Tortora, a Praia a Mare, a Scalea, a San Nicola Arcella, a Sant'Eufemia, a Briatico, sul Monte Poro, a Rosarno, ad Archi di Reggio Calabria. All'età neolitica risalgono invece gli insediamenti di Favella della Corte, Cassano all'Ionio, Amendolara, Curinga, Girifalco e Acri. Inoltre due importanti necropoli neolitiche sono state rinvenute a Torre Galli e Torre Mordillo.

Popoli mitologici[modifica | modifica wikitesto]

Gli Aschimenazi[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni storici quali il Perrizzi, l'Aceti, l'Amato, il Gallo, il Curia, sostengono con varie argomentazioni che molte città in Calabria, furono fondate in tempi remotissimi da Bescio Aschenazzi (altri Ascemez, Aschenel) pronipote di Jafet, (figlio di Noè il quale ebbe sette figli i quali discendenti popolarono l'Europa e l'Asia occidentale) il quale, dopo la catastrofe deluviana, sedotto dai vasti orizzonti, dalla bellezza del suolo calabro, venne per primo ad abitarvi nel 1900 a.C. (Beroso, Caldeo, Tomeo, Aceti), come pure si ritiene che la stessa città di Bisignano sia stata fondata proprio da Bescio Aschimenazi con l'antico nome di Bescia, che poi i romani mutarono in Besidia.

Gli Itali[modifica | modifica wikitesto]

« […] come dopo la morte di Enotrio, Enotria hebbe altro nome, e fù chiamata Italia, e Morgetia, e dopo questo nome fù detta Sicilia, Chonia, Iapigia, e Salentia , e poscia cogionta in un nome fù detta Magna Grecia »
(Girolamo Marafioti, Croniche, et antichita di Calabria pag.20, Padova, Ad instanza de gl'Uniti, 1601.[2])

Secondo i Greci, la regione sarebbe stata abitata, prima della colonizzazione, da più comunità, tra cui gli Ausoni-Enotri (coltivatori della vite), che furono gli Itali, Morgeti, Siculi, i Choni. E proprio dal mitico sovrano Italo[3], la Calabria fu detta "Italia". Ma chi era in realtà, Italo? Solo una figura mitologica e leggendaria, o un vero e proprio fondatore del primo assetto politico ed etnico della Calabria? Ormai i ricercatori propendono per la seconda ipotesi, collocando la presenza di Re Italo nella prima metà del XV secolo a.C. Antioco di Siracusa, considerato il primo storico dell'Occidente ce lo raffigura come "Un Re buono e saggio, capace di sottomettere le popolazioni vicine facendo uso di volta in volta della persuasione e della forza", Italo il Re degli Enotri che mutarono il loro nome in Itali, suo figlio Italo Morgete, da lui furono detti Morgeti (San Giorgio Morgeto).

Popoli dell'età del bronzo[modifica | modifica wikitesto]

Ausoni ed Enotri.

"Ausoni" (in greco antico Αὔσονες) era il termine greco originale per il latino "Aurunci"[4]. Era un nome applicato dagli scrittori greci per descrivere le diverse popololazioni italiche che abitavano le regioni centrali e del sud Italia.[5] Il termine era usato specialmente per indicare la particolare tribù che Livio chiamava gli Aurunci, ma più tardi fu applicato a tutti gli italiani. "Ausonia" divenne un termine poetico in greco e in latino, per l'Italia stessa.[6]

Le prime colonie greche, stanziatesi nel territorio italiano, incontrarono tre principali popolazioni: Ausoni, Enotri e Japigi.[7] Gli Ausoni erano una popolazione osca, poche e frammentarie sono le testimonianze che ci sono giunte da alcuni storici greci e latini.

Dionigi di Alicarnasso (1 11,2-4; 12,1):

Gli Arcadi, primi tra gli Elleni, attraversato l'Adriatico si stanziarano in Italia, condotti da Enotro, figlio di Licaone, nato 17 generazioni prima della guerra di Troia..., giunse all'altro mare, quello che bagna le regioni occidentali d'Italia. Questo si chiamava Ausone dagli Ausoni che abitavano le sue rive;... e fondo' sulle alture piccoli centri abitati vicini gli uni agli altri, secondo la forma di insediamento consueta tra gli antichi. E la regione occupata, che era vasta, fu chiamata Enotria ed enotrie tutte le genti su cui regnò[8].

Da questi pochi frammenti ricaviamo che gli Ausoni erano stanziati in Calabria già intorno al XVI secolo a.C. (una generazione è pari a 30 anni circa).

Di origine indoeuropea, gli Ausoni, esistevano già intorno al 1600 a.C., cioè all'inizio del Bronzo medio. L'Ausonia era il loro territorio, si estendeva dal basso Lazio fino alla Calabria, abitavano le terre della Campania fino al fiume Sele; gli Enotri vivevano nel territorio a sud e gli Japigi nell'attuale Puglia (ad essi si affiancava un'altra popolazione enotria, quella dei Choni). Fra queste, quelle degli Ausoni e degli Enotri rappresentano, secondo le fonti, le più antiche popolazioni italiche dominanti ed avevano nell'VIII secolo a.C. ormai raggiunto una loro stabilità territoriale.

Dagli Ausoni agli Enotri[modifica | modifica wikitesto]

Dionigi di Alicarnasso (1 II, 2-4; 12,1 vg), nelle fonti storiche.

« Gli Arcadi primi tra gli Elleni, attraversato l'Adriatico si stanziano in Italia, condoto da Enotro, figlio di Licaone, nato 17 generazioni prima della guerra di Troia... giunse all'altro mare, quello che bagna le regioni occidentali d'Italia. Questo si chiama Ausonia dagli Ausoni che abbitavano le sue rive;... e fondò sulle alture piccoli centri abitati vicini gli uni gli altri, secondo la forma di insediamento consuete dagli antichi. E la regione occupata, che era vasta, fu chiamata Enotria ed enotrie tutte le genti su cui regna »

Da questa citazione di Dionigi di Alicarnasso, ricaviamo che gli Ausoni[9] erano gente del regno degli Enotri, e che erano stanziati in Calabria, nella zona di Reggio Calabria già intorno al XVI secolo a.C.

Strabone (VI 225 vg) ne da conferma e indica gli Ausoni come fondatari della città di Temesa (citata anche da Omero nell'Odissea).

Secondo Catone (origini III vg) li pone anche a Tauriana (l'attuale Palmi).

E Diodoro Siculo dice che gli Ausoni erano stanziati nel territorio di Reggio Calabria.

La città di Chone (l'attuale Cirò), si trova nel territorio dell'alto Ionico calabrese, era abitato dalla popolazione degli Enotri-Choni.

La Città di Crotone, era abitata da popolazione enotra.

Gli Enotri sono un'antica popolazione dell'Italia preromana stanziata, attorno al XV secolo a.C., in un territorio di notevoli dimensioni, che da questi prese il nome, Enotria (dal nome di Enotro figlio di Licaone), comprendente le attuali Campania meridionale, parte della Basilicata e la Calabria. Dionigi di Alicarnasso dice che gli Enotri, sono i più antichi colonizzatori provenienti dalla Grecia.[10]

La Calabria fu detta Italia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i Greci,la regione sarebbe stata abitata, prima della colonizzazione, da più comunità, tra cui gli Ausoni-Enotri (coltivatori della vite), che furono gli Itali, Morgeti, Siculi, i Choni. E proprio dal mitico sovrano Italo[11], la Calabria fu detta "Italia". Ma chi era in realtà, Italo? Solo una figura mitologica e leggendaria, o un vero e proprio fondatore del primo assetto politico ed etnico della Calabria? Ormai i ricercatori propendono per la seconda ipotesi, collocando la presenza di Re Italo nella prima metà del XV secolo a.C. Antioco di Siracusa, considerato il primo storico dell'Occidente ce lo raffigura come "Un Re buono e saggio, capace di sottomettere le popolazioni vicine facendo uso di volta in volta della persuasione e della forza", Italo il Re degli Enotri che mutarono il loro nome in Itali, suo figlio Italo Morgete, da lui furono detti Morgeti (San Giorgio Morgeto).

Arrivo degli Enotri a Reggio Calabria e il nome Italia[modifica | modifica wikitesto]

Si era dunque formato nei secoli anteriori allo sbarco dei greci un agglomerato più ampio con il nome di Rhegion (Ρηγίων), e prima ancora noto come Erythrà (Ερυθρά), abitato in epoche diverse da popoli appartenenti alle stirpi degli Ausoni, degli Enotri e infine degli Itali-Morgeti.

Dionigi di Alicarnasso e Diodoro Siculo ci dicono che gli Ausoni erano stanziati nella zona di Reggio già intorno al XVI secolo a.C. Mentre gli Itali, secondo molte fonti tra cui lo stesso Dionigi di Alicarnasso, Tucidide e Virgilio, dicono che questi ultimi erano un ramo degli Enotri, e che i Morgeti non avevano seguito la maggioranza del loro popolo nel passaggio alla vicina Sicilia (dando poi il loro nome all'isola).

Il piccolo nucleo rimasto al di qua dello Stretto era stato governato da un Re-Patriarca che con saggezza e generosità aveva conquistato il cuore dei propri sudditi, entrando nella leggenda popolare e nel mito come Re Italo (suo figlio Morgete fu Re dei Morgeti). Alla sua morte i sudditi avevano deciso di assumere il nome di Itali. E con il tempo il territorio della punta dello stivale prospiciente lo Stretto aveva preso il nome di "Italia".

« Italo, uomo forte e savio. »
(Dionigi di Alicarnasso)
« Quella regione fu chiamata Italia da Italo, re arcade. »
(Tucidide)
« Nell'Italia vi sono ancora dei Siculi e il paese fu chiamato Italia da Italo, un re dei siculi che aveva questo nome. »
(Tucidide, Storie VI,4,6)
« Dagli Enotri cólta, prima Enotria nomossi: or, com'è fama, preso d'Italo il nome, Italia è detta. »
(Virgilio, Eneide III, 164)

Secondo altre fonti questo nome era legato a una delle fatiche di Eracle contro Gerione. Certo è però che l'arrivo dei greci non fece scomparire tale nome, anzi si espanse offrendo una illuminante testimonianza della straordinaria mescolanza di culture, tradizioni e riti religiosi tra le popolazioni autoctone e i nuovi arrivati che si realizzò con l'arrivo dei greci. Da una felice combinazione di diverse culture quindi scaturì quella tipica civiltà meticcia dei Greci d'Occidente, che più tardi si sarebbe guadagnata la definizione di Magna Grecia.

Con il passare del tempo il nome Italia si consolidò nell'uso comune cominciando a definire gli abitanti delle città-stato del Mezzogiorno prima come Italioti, poi Italici con l'arrivo dei Romanie, solo molto tempo dopo avrebbe risalito la penisola per definirla "Italia" nella sua interezza con la conquista della Gallia Cisalpina da parte di Giulio Cesare.

Arrivo degli Enotri a Catanzaro e il nome Italia[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al X secolo a.C., giunsero nell'area catanzarese gli Enotri, che da un secolo circa si stavano stabilendo in Italia. L'integrazione con le popolazioni locali fu pacifica e consentì un ulteriore aumento della popolazione soprattutto sulla costa. Alcuni ritrovamenti di antiche necropoli con iscrizioni riconducibili a questo popolo, sono avvenuti nell'attuale quartiere Germaneto, in un'area adiacente all'antica Scolacium lungo il fiume Corace[12]. In questo periodo l'intero istmo di Catanzaro fu dominato dagli Enotri, capeggiati dal Re Enotrio Italo, che si stanziò definitivamente nella terra tra i due golfi, come affermano chiaramente Antioco da Siracusa e Aristotele:

« "L'intiera terra fra i due golfi di mari, il Nepetinico e lo Scilletinico, fu ridotta sotto il potere di un uomo buono e saggio, che convinse i vicini, gli uni con le parole, gli altri con la forza.

Questo uomo si chiamò Italo che denominò per primo questa terra Italia. E quando italo si fu impadronito di questa terra dell'istmo, ed aveva molte genti che gli erano sottomesse, subito pretese anche i territori confinanti e pose sotto la sua dominazione molte città". »

(Antioco di Siracusa V secolo a. C.)
« Italo, re degli Enotri, da lui in seguito presero il nome di Itali e Italìa l'estrema propaggine delle coste europee polo a delimitata a Nord dai golfi [di Squillace e di S.Eufemia], di lui dicono che abbia fatto degli Enotri, da nomadi che erano degli agricoltori stabili, e che abbia imposto loro nuove leggi, istituendo tra l'altro per primo le sissizie »
(Aristotele, Politica, VII, 10, 2-3)

Il reale motivo per cui gli Enotri si stabilirono definitivamente in quest'area fu la sconfitta subita dai Lucani, in Puglia, Basilicata e Calabria settentrionale che spinsero questo popolo a scendere fino ad occupare parte della Calabria centro-meridionale fino all'attuale zona della piana di Gioia dove presero il nome di Ausoni da Re Siculo Ausone[13] figlio di Re Enotrio Italo.

Secondo Strabone,Italo fu il fondatore di Pandosia Bruzia, la capitale del suo Regno ,probabilmente da identificare con la città odierna di Acri.

Gli insediamenti dei Bruzi e dei Greci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Magna Grecia.

Nell'anno 744 a.C. un gruppo di coloni calcidesi fondò la città di Rhegion (oggi Reggio Calabria) all'estremità meridionale della penisola calabrese. Poco dopo, sempre i calcidesi fonderanno Zancle (oggi Messina) dall'altra parte dello stretto, assicurandosi il dominio su quel braccio di mare. Più tardi i coloni calcidesi di Rhegion e Zancle fonderanno Metaurus (Gioia Tauro).

Nel 710 a.C. coloni ioni fondarono Sybaris nella fertile pianura omonima alla foce del Crati. Da questa colonia avrà origine in seguito la fondazione di Paestum (in Lucania), di Laos (alla foce dell'omonimo fiume) e di Scidros (tra Cetraro e Belvedere Marittimo). Colonie ioniche furono Clampetia (nell'area tra Amantea e San Lucido), Temesa (tra Amantea e Nocera Terinese), Terina (nella piana di Sant'Eufemia), Krimisa (Cirò Marina), Petelia (Strongoli), .

Nel 743 a.C. coloni achei fondarono invece Kroton (oggi Crotone), sulla punta oggi conosciuta come capo Colonna. Crotoniati e Sibariti diventeranno col tempo strenui rivali. Ma intanto i crotoniati fondano le colonie di Kaulonia (presso l'odierna Monasterace Marina) e Scillezio (Squillace). Attorno al 700 a.C. coloni crotoniati fonderanno Bristacia, oggi Umbriatico.

Attorno al 680 a.C. coloni giunti dalla Locride greca fondarono Locri Epizhephiroi, presso l'attuale Locri. Colonie dei locresi furono Hipponion (Vibo Valentia) e Medma (Rosarno).

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Bruzi.

Il popolo dei Bruzi, affine ai confinanti Lucani, si dichiarò indipendente dai "cugini" d'oltre-Pollino attorno al IV secolo a.C., costituendosi in stato confederato. La capitale dei federati era Consentia, l'attuale Cosenza, mentre altre località importanti erano Pandosia Bruzia (città di cui si sono perse le tracce, alcuni riferimenti storici la ubicano fra i comuni di Castrolibero, Marano Principato e Marano Marchesato),altre recenti scoperte archeologiche ubicherebbero la città di Pandosia Bruzia nei pressi dell'attuale città di Acri, Aufugum (Montalto Uffugo), Argentanum (San Marco Argentano), Bergae, Besidiae (Bisignano), Lymphaeum (Luzzi).

La Calabria greca e bruzia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 560 ed il 550 a.C. si combatté la decennale guerra tra Kroton e Locri Epizefiri che si risolse con la battaglia sul fiume Sagra, che vide uscire vincitrice l'alleanza tra reggini e locresi.

Nel 510 a.C. i bellicosi crotoniati assalteranno la vicina Sibari, e affronteranno i sibariti sul fiume Trionto, in uno scontro epico tra 100.000 crotoniati e 300.000 sibariti. La vittoria nonostante tutto arrise ai dori, che occuparono Sibari saccheggiandola per ben 70 giorni e deviando sui ruderi della città le acque del fiume Crati.

Nel 444 a.C. coloni ateniesi e peloponnesiaci fonderanno, sul sito della distrutta Sibari, la colonia di Turii, per volere di Pericle nel piano di distensione correlato alla pace dei trent'anni nella Guerra del Peloponneso.

Nel 338 a.C. Locri chiede aiuto a Dionisio tiranno di Siracusa contro le mire espansionistiche di Reggio (non più alleata dei locresi) e di Crotone. I siracusani interverranno nella penisola calabrese sconfiggendo i crotoniati sul punto più stretto del fiume Sagra oggi Allaro ed occupando per dieci anni Crotone, evento che mise fine al potere dei crotonesi; simile sorte toccò a Reggio che pur avendo resistito ai numerosi attacchi di Dionisio di Siracusa, nel 386 a.C. dopo undici mesi d'assedio fu presa dai siracusani, e per alcuni anni anch'essa indebolita nel suo potere politico.

La Calabria romana[modifica | modifica wikitesto]

La conquista romana[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 280 ed il 275 a.C. si combatte la guerra Tarentina, fra Roma e Taranto. Quest'ultima chiede aiuto a Pirro re dell'Epiro, che nel 280 assieme agli alleati Bruzi e Lucani sconfigge i Romani nella battaglia di Heraclea, grazie alla presenza degli elefanti. Ma Pirro verrà sconfitto successivamente dai romani a Maluentum (oggi Benevento), nel 275, e si ritirerà verso la Sicilia dove Siracusa necessitava di aiuto contro i cartaginesi. Transitando per la Calabria, si dice che l'armata di Pirro saccheggiasse il santuario di Proserpina a Locri, incappando - si dice - nell'ira degli dei. Ciò, unito al fatto che Roma aveva stretto alleanza con alcune delle ultime poleis della Magna Grecia, tra cui Reggio, fecero sì che Pirro rientrasse in patria. Così tra città confederate e colonie verso il 272 a.C. i romani si erano assicurati il dominino su tutto il Sud continentale della Penisola Italiana.

Nel 270 a.C. le terre di proprietà dei Bruzi verranno sequestrate dal Senato e accorpate all'ager publicus. La maggior parte dell'attuale Sila (dal latino silva, cioè "bosco" e che in origine comprendeva anche l'attuale Aspromonte) viene a far parte del patrimonio del popolo romano.

Tra il 264 e il 251 a.C. si combatte in Sicilia la Prima Guerra Punica, tra Roma e Cartagine, che si concluderà con la creazione della provincia romana della Sicilia. In seguito alla provocazione cartaginese con l'assedio di Sagunto, in Spagna, scoppierà nel 217 a.C. la Seconda guerra punica. Il generale cartaginese Annibale dopo aver preso Sagunto e Marsiglia valicherà le Alpi e sconfiggerà i Romani sul fiume Trebbia, sul Ticino, sul lago Trasimeno e nel 216 a.C. a Canne, in Puglia. Quindi farà una breve incursione sull'Agro Romano prima di ritirarsi a Capua per i famosi ozi.

Tra 205 e 204 a.C., in seguito alle folgoranti vittorie romane in tutti gli scenari di guerra, Annibale si ritirò in Calabria, punì le città di Turii e Petelia, fedeli a Roma, e premiò i suoi alleati Bruzi. Inoltre fece scrivere una storia delle Guerre Puniche di parte cartaginese, e ordinò fosse conservata nel tempio di Hera Lacinia a Crotone così che i Romani non potessero falsare la storia della guerra. Plutarco, scrivendo la sua opera, attinse anche da quella fonte. Ma i Romani sono alle porte: nell'estate 204 a.C. arrivano in Calabria e rendono i Bruzi schiavi per punirli della loro ribellione. Vasti latifondi sono requisiti e assegnati a esponenti dell'aristocrazia romana.

Dal 186 a.C. scatta in tutta la Magna Grecia la repressione dei Baccanali, e del culto di origine greca di Bacco, nell'ambito di un piano di de-grecizzazione del Mezzogiorno d'Italia.

L'età repubblicana[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 136 e il 132 a.C. in Sicilia si combatte la prima guerra servile. Lo schiavo siriano Euno raccoglie circa 200.000 servi proclamandosene re e per ben quattro anni tiene testa alle legioni romane dalle piazzeforti di Enna e Tauromenio. Alla fine Roma schiaccia la repressione e fa crocifiggere 20.000 schiavi in tutta l'isola. La guerra servile fu l'espressione del malcontento della classe degli schiavi, privi di diritti e sui quali poggiava l'intera economia romana.

Ancora nel 132 a.C. il console Popilio Lenate ordina la costruzione della Via Capua-Rhegium, nota anche come Via Popilia che, ricalcando il tracciato oggi occupato dall'Autostrada A3 e dalla Strada Statale 18 Tirrena giungeva fino a Reggio. In questo periodo le principali località della Calabria sono Cosenza, Crotone, Temesa, Turii, Vibo Valentia e Reggio.

Tra il 91 e l'89 a.C. venne combattuta la guerra sociale, al termine della quale il Senato romano attribuì agli italici la cittadinanza romana.

Tra il 73 ed il 71 a.C. si combatté la seconda guerra servile, durante la quale il gladiatore trace Spartaco radunò attorno a sé decine di migliaia di schiavi disperati, anche molti Bruzi, e partì da Capua tentando una disperata marcia verso settentrione sconfiggendo molte legioni romane. Ma l'intervento di Lucio Licinio Crasso stroncherà in una battaglia sul fiume Sele, in Campania, ogni pretesa di Spartaco e dei suoi. 6000 schiavi verranno crocifissi lungo la Via Appia.

La Magna Grecia è commiserata da Marco Tullio Cicerone in una lettera del 44 a.C. scritta dalla Calabria, durante il viaggio verso la Grecia che l'oratore intraprese nella confusa situazione determinatasi dopo l'assassinio di Cesare alle Idi di marzo.

L'età imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel riassetto della geografia politica italiana, Ottaviano Augusto accorperà Calabria e Basilicata nella Regio III Lucania et Bruttii, con capoluogo e sede del corrector a Reggio, maggiore città della Regione.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regio III Lucania et Bruttii.

Sempre Augusto esilierà la figlia Giulia, colpevole di un'eccessiva vivacità sentimentale, a Reggio.

Nel 61 Paolo apostolo transita un giorno per Reggio, diretto a Roma. Il Cristianesimo si propagherà in Calabria nei centri portuali e lungo la Via Popilia, aree vitali della regione romana.

L'imperatore Traiano farà aprire durante il suo governo la via Traianea, che è ricalcata grossomodo dalla vecchia Strada Statale 18 Tirrena a mezza costa.

Nel 305 il patrizio calabrese di origine bruzia Bulla si ribella all'Impero Romano con 600 cavalieri e 5.000 fanti. Verrà sconfitto dalle milizie imperiali, ma Roma non potrà mai controllare del tutto le foreste della Sila.[14]

Il 1º ottobre 313 Costantino I promulga l'editto di Milano a favore del Cristianesimo, che inizia sempre più a diffondersi tanto che nel 391 l'imperatore Teodosio I la proclamerà religione di Stato. È priva di fondamento la notizia che nel 363 Basilio Magno sia sbarcato in Calabria. Si trovava allora a Cesarea. Furono i suoi discepoli che a partire dal secolo IX fondarono vari monasteri e cenobi, mettendo le basi della grande tradizione monastica calabro-greca.

Nel 365 un devastante terremoto accompagnato da un maremoto sconvolge il Mediterraneo meridionale, prostrando le località costiere calabresi.

L'Impero romano si divide in due tronconi. Il ramo d'Occidente, retto da Onorio con capitale a Ravenna, subisce nel 410 l'invasione dei Visigoti di Alarico che saccheggiano Roma e marciano poi verso il Sud. La leggenda vuole che Alarico muoia a Cosenza, venendo seppellito alla confluenza tra Crati e Busento sotto i due fiumi.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La dominazione bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Calabria.

La Calabria fu scarsamente toccata dall'invasione gotica e perciò i calabresi accolsero bene il generale bizantino Belisario che era sbarcato a Reggio nel 536 d.C. e avanzò fino a Napoli lungo la costa tirrenica.[15]

I Bizantini diedero un nuovo impulso alla vita della Calabria: fondarono città (Nepezia, oggi Amantea) e vescovadi di rito greco (Tropea, Gerace, Rossano, Nicastro). Sotto la dominazione dell'Impero Bizantino nella Thema di Calabria fiorì particolarmente l'eremitismo: cenobi eremitici sono la famosissima Cattolica di Stilo, e molti altri meno noti sparsi nella Locride e nella valle del fiume Stilaro, a Rossano e sull'Aspromonte reggino.[16]

La discesa dei Longobardi venne arrestata dai Bizantini solo con grandi difficoltà:[17] ma Costantinopoli non poté evitare del tutto gli attacchi dei Saraceni.

Nell'812 d.C. si registrò la prima incursione saracena sulle coste calabresi, che colpì Reggio, capitale del Thema; l'ultima ci sarà solo nel 1793, a danno di Pizzo e Tropea. Certo la presenza araba fu sempre limitata negli spazi e nel tempo, perlopiù consistendo, appunto, in incursioni e saccheggi. Vennero catturate in modo effimero dagli Arabi Tropea, Santa Severina e Amantea[18] dall'839 all'885. La conquista della Calabria da parte dei guerrieri normanni vassalli del papa emarginò il pericolo arabo.

La dinastia normanno-sveva[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Calabria.

Roberto il Guiscardo nel 1050 scese in Calabria: si insediò a Sant'Antonio di Stribula, presso Castrovillari, e poi scese fortificando San Marco Argentano diretto verso sud: qui assediò Cosenza, Amantea ed Aiello Calabro[19]. Nel 1057 arrivò in Calabria anche Ruggero d'Altavilla, che aiutò il fratello Roberto a conquistare Squillace. Nel 1061, con un lungo assedio e la presa di Reggio era terminata la conquista della Calabria, e Roberto se ne proclamò Duca costituendo il Ducato di Calabria con capitale a Reggio.

Con i Normanni iniziò lo smantellamento della rete delle diocesi e dei cenobi di rito greco, voluto dai sovrani e avallata dai Papi: vennero fondate nuove diocesi di rito latino (Mileto, Bagnara Calabra, San Marco Argentano) mentre le vecchie vennero latinizzate (Reggio nel 1082) e sorsero nuovi conventi di monaci latini (Serra San Bruno, Abbazia di Santa Maria della Sambucina); molte vecchie diocesi greche vennero accorpate a diocesi già latinizzate (Amantea-Temesa fu nel 1094 unita a Tropea). L'ultima diocesi greca, Gerace, verrà affidata a un vescovo latino nel 1482. Il passaggio definitivo avvenne nel 1573, quando fu Bova ad abbandonare il rito greco.

Quando divenne Re di Napoli Federico II di Svevia, iniziò per la Calabria un periodo di prosperità: il re svevo si installò a Melfi, nella vicina Basilicata, e curò la fondazione del Castello e del Duomo di Cosenza, della fortezza di Rocca Imperiale sullo Ionio: e i calabresi rimasero sempre fedeli agli Svevi, anche dopo la morte di Corradino di Svevia ucciso per ordine di Carlo I D'Angiò, che nel 1269 prese il potere a Napoli. Varie saranno le rivolte in Calabria contro il dominio angioino: nel 1270 ad esempio il re ordinerà al conte di Catanzaro, Pietro Ruffo, di reprimere la rivolta di Amantea che resistette valorosamente.[20]

Il periodo vicereale[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo dei Borbone[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dal Secondo dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tirrenide su Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 20 giugno 2014.
    «Residui ultimi della Tirrenide, in parte interamente isolati, in parte saldati oggi alla penisola italiana, sarebbero la Corsica, la Sardegna, le isole dell'Arcipelago Toscano, le Alpi Apuane, l'Argentario, il Circeo, la Calabria, ecc.».
  2. ^ Girolamo Marafioti pag.20,Padova, Ad instanza de gl'Uniti, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, 1975 e 1981. Consultabile on line in Google Libri
  3. ^ http://xoomer.virgilio.it/hdlcam/italo.htm.
  4. ^ I due nomi, sebbene usata in modo diverso, erano semplicemente forme diverse per dire la stessa cosa, come la lettera -R-era una variante comune per la -S- in latino(Aurunci-Auronici-AUruni-Ausuni.). Questo aveva notato dagli stessi Romani:
    « In multis verbis, in quo antiqui dicebant s, postea dicunt r... foedesum foederum, plusima plurima, meliosem meliorem, asenam arenam. »
    (Varr. De lingua Latina, VII, 26.)
    veda Rotacismo
  5. ^ Encyclopædia Britannica, s. v. "Aurunci," http://www.britannica.com/EBchecked/topic/43464/Aurunci.
  6. ^ Encyclopædia Britannica, s. v. "Aurunci," http://www.britannica.com/EBchecked/topic/43464/Aurunci.
  7. ^ Antonio Floccari storia di Cinquefrondi
  8. ^ Dionigi di Alicarnasso 1 11,2-4; 12,1
  9. ^ http://www.summagallicana.it/lessico/a/Ausoni.htm.
  10. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romane I 13.2 vg
  11. ^ http://xoomer.virgilio.it/hdlcam/italo.htm.
  12. ^ Maiuri, "Arte e civiltà nell'Italia antica"
  13. ^ Secondo
  14. ^ Caligiuri, p. 15
  15. ^ Edward Gibbon (Storia della Decadenza e caduta dell'Impero Romano, vol. II, pagine 1544-1545), scrive addirittura che i calabresi, i quali «abborrivano il nome e la religione dei Goti, si valsero dello specioso pretesto che le loro mura rovinate non si potevano difendere».
  16. ^ Jacques Le Goff ha scritto che «La Calabria è la patria dell'eremitismo occidentale».
  17. ^ Si suppone che il confine tra i territori del Ducato di Benevento e i territori del Thema di Calabria corresse presso l'attuale paese di Longobardi (Italia).
  18. ^ "Amantea" è tra l'altro il nome arabo dell'antica Nepezia: viene da Al Mantiah, La Rocca. Gabriele Turchi, Storia di Amantea, Cosenza 2002.
  19. ^ Nell'assedio di Aiello morirono due familiari del Guiscardo: Ruggero Estobleaut e Gilberto d'Altavilla, suo nipote, che vennero seppelliti nell'abbazia di Sant'Eufemia.
  20. ^ Ma alla fine anche Amantea dovette cedere: e i traditori vennero rinchiusi nel castello di Aiello e straziati: inoltre venne fondato nel territorio amanteote il castello di Belmonte, come "guardiano" della vicina città.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Caligiuri, Breve storia della Calabria. Dalle origini ai giorni nostri, Roma, Newton & Compton editori, 1996, ISBN 88-8183-479-0.
  • Salvatore Settis (a cura di), Storia della Calabria, diretta da Gaetano Cingari; poi da Augusto Placanica, Vol. I; La Calabria antica, Roma-Reggio Calabria, Gangemi Editore, 1988, ISBN 88-7448-158-6.
  • Augusto Placanica (a cura di), Storia della Calabria, diretta da Gaetano Cingari; poi da Augusto Placanica, Vol. II; La Calabria moderna e contemporanea. Età presente; approfondimenti, Roma-Reggio Calabria, Gangemi Editore, 1988, ISBN 88-7448-703-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]