Lavoro nero

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Con la locuzione lavoro nero o lavoro irregolare si intende un rapporto di lavoro nel quale un datore di lavoro, sia esso una persona fisica o giuridica, si avvale di prestazioni professionali e/o lavorative di un lavoratore senza riconoscere a questi alcuna copertura previdenziale, di garanzia, e di tutela previste dalla legge, e senza pagare le imposte previste dalla legge, in virtù di un'assenza di un contratto di lavoro ufficiale ovvero non registrato e dunque giuridicamente nullo/irregolare per le vigenti norme del diritto del lavoro.

Il fenomeno ancora oggi non presenta una definizione giuridica univoca nei vari ordinamenti guiridici statali.

Caratteristiche generali[modifica | modifica sorgente]

Solitamente, e da un punto di vista più sociologico, viene considerata lavoro nero quell'attività a scopo di lucro di tipo sia dipendente che indipendente realizzato in violazione della legge.

Il lavoro nero può presentare orari di lavoro non conformi alla normativa, l'esercizio di attività che eludono il diritto fiscale, il diritto delle assicurazioni sociali, il diritto della concorrenza e il diritto in materia di stranieri.

Vi sono pertanto due tipologie di lavoro nero:

  • quello subito ovvero il lavoratore è costretto a essere pagato senza regolarizzazione contrattuale o fiscale (e, quindi, pensionistica e assicurativa) "in cambio" di un lavoro. Questa è la situazione tipica di coloro i quali vorrebbero lavoro come dipendenti o parasubordinati nei confronti di un'impresa ma questa non vuole assumerli;
  • quello preteso dal soggetto stesso che ha un interesse a essere pagato in nero (totalmente o parzialmente). Questo accade nel mondo del lavoro autonomo (per lo meno da parte di coloro i quali lavorano per persone fisiche, dato che le aziende non hanno alcun vantaggio a pagare in nero i lavoratori autonomi o comunque è assai complesso effettuarlo in pratica). Oppure è il classico caso del cosiddetto "doppio lavoro" cioè quello svolto da lavoratori dipendenti (pubblici e privati) fuori dal normale orario lavorativo.

Disciplina normativa nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Francia[modifica | modifica sorgente]

Ai sensi del Codice del Lavoro Francese (art. L. L8211-1, e seguenti) viene definito talvolta anche come "Lavoro irregolare", ricorda il "Travail illégal", il lavoro illegale, del nuovo codice.

Recita l'art. L8211-1 del Code du Travail:[1]

« 1. Sont constitutives de travail illégal, dans les conditions prévues par le présent livre, les infractions suivantes:
  1. Travail dissimulé ;
  2. Marchandage ;
  3. Prêt illicite de main-d'oeuvre ;
  4. Emploi d'étranger sans titre de travail ;
  5. Cumuls irréguliers d'emplois ;
  6. Fraude ou fausse déclaration prévue aux articles L. 5124-1, L. 5135-1 et L. 5429-1. »

Nonché l'art. L 125-1: [2]

« 1. Toute opération à but lucratif de fourniture de main-d'oeuvre qui a pour effet de causer un préjudice au salarié qu'elle concerne ou d'éluder l'application des dispositions de la loi, de règlement ou de convention ou accord collectif de travail, ou "marchandage", est interdite.

2. Les associations d'ouvriers qui n'ont pas pour objet l'exploitation des ouvriers les uns par les autres ne sont pas considérées comme marchandage. »

Italia[modifica | modifica sorgente]

Un primo tentativo di definizione si deve al decreto legge 22 febbraio 2002 n. 12 convertito in legge 23 aprile 2002 n. 73 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, recante disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare),[3] che all'art. 3 commi 3, 4 e 5 così disponeva:

« 3. Ferma restando l'applicazione delle sanzioni previste, l'impiego di lavoratori dipendenti non risultanti dalle scritture o altra documentazione obbligatorie, è altresì punito con sanzione amministrativa dal 200 al 400 per cento dell'importo, per ciascun lavoratore irregolare, del costo del lavoro calcolato sulla base dei vigenti contratti collettivi nazionali, per il periodo compreso tra l'inizio dell'anno e la data di constatazione della violazione.

4. Alla constatazione della violazione procedono gli organi preposti ai controlli in materia fiscale, contributiva e del lavoro.
5. Competente alla irrogazione della sanzione amministrativa di cui al comma 3 è l'Agenzia delle entrate. Si applicano le disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni, ad eccezione del comma 2 dell'articolo 16". »

La legge 28 luglio 2006, n. 248, (il cosiddetto decreto Bersani del 2007) con l'art. 36-bis, comma 1, ha modificato l'articolo in parola, sanzionando l'illecito con la sanzione amministrativa pecuniaria dal € 1.500 ad € 12.000, eliminando la presunzione iniziale per il periodo di sanzione della violazione, caduto sotto le censure della Corte costituzionale, nonché spostando la competenza dell'irrogazione della sanzione dall'Agenzia delle entrate alla Direzione provinciale del lavoro, a cura degli Ispettori del lavoro, e sottoponendolo alla legge 24 novembre 1981 n. 689 (Legge di depenalizzazione) anziché al d.lgs. n. 472/1997, recante l'ordinamento generale delle sanzioni amministrative tributarie.

« ... 3. Ferma restando l'applicazione delle sanzioni già previste dalla normativa in vigore, l'impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria è altresì punito con la sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo. L'importo delle sanzioni civili connesse all'omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore di cui al periodo precedente non può essere inferiore a euro 3.000, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata.

4. Alla constatazione della violazione procedono gli organi preposti ai controlli in materia fiscale, contributiva e del lavoro.
5. Alla irrogazione della sanzione amministrativa di cui al comma 3 provvede la Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente. Nei confronti della sanzione non è ammessa la procedura di diffida di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124. »

In sostanza, si ritiene che sia definibile come "lavoro nero" la situazione in cui un lavoratore sia sconosciuto alle autorità statali competenti, perché non registrato presso i Centri per l'Impiego, presso gli Istituti previdenziali (INPS, INAIL, ENPALS, ecc.). Non dà luogo, invece a lavoro nero o irregolare il mancato o ritardato pagamento dei contributi previdenziali.

La definizione di "lavoro nero" o "lavoro irregolare" acquista importanza al fine della delimitazione della normativa suindicata, la legge n. 248/2006, art. 36-bis, che sanziona pesantemente tale attività. Infatti, la legge dispone che sia punito con sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.500 a € 12.000, l'impiego di personale non risultante dalle scritture o altre documentazione obbligatoria, cui poi viene aggiunta una maggiorazione di € 150 per ogni effettiva giornata di lavoro irregolare.
La sanzione tende pertanto ad essere molto alta, soprattutto se riferita ad anni di lavoro irregolare, e la locuzione "impiego di personale", tende ad ampliare l'ambito di applicazione della norma, non limitandolo esclusivamente al lavoro subordinato ex art. 2094 c.c.

Tuttavia, ai sensi della sentenza della Corte suprema di cassazione n. 9599/2013 del 19 aprile 2013 la prestazione di lavoro subordinata sottesa all'attività svolta dal prestatore può essere regolarizzata e portare all'instaurazione di un rapporto di lavoro valido e riconosciuto ai sensi di legge.
Occorre però, per far valere tale diritto, addurre testimonianza degli altri dipendenti e produrre documentazione aziendale firmata dall'interessato dalla quale si evinca che il lavoratore abbia nel corso del suo lavoro osservato gli orari di lavoro e le direttive impartite, al pari dei colleghi assunti in maniera regolare.[4][5]

Casisistica[modifica | modifica sorgente]

Vi sono anche casi di "nero" parziale ovvero solo alcuni componenti dello stipendio sono erogate in maniera fraudolenta, con la partecipazione e l'interesse del lavoratore.

Un classico esempio sono le false trasferte: datore di lavoro e lavoratore si accordano perché una parte dello stipendio sia erogata, falsamente, sotto forma di trasferte. Il vantaggio è per impresa e dipendente, dato che le trasferte non sono soggette a tassazione e non vi è l'obbligo (attualmente) di registrazione analitica delle stesse.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tradotto in italiano: 1. Costituiscono lavoro illegale, alle condizioni previste dal presente libro, i seguenti illeciti:
    1. Lavoro dissimulato;
    2. Mercanteggiamento;
    3. Illecita prestazione di manodopera;
    4. Impiego di stranieri senza permesso di lavoro;
    5. Irregolare cumulo di impieghi;
    6. Frode o falsa dichiarazione prevista dagli articoli L. 5124-1 (sanzioni per indebita percezione di benefici), L. 5135-1 (sanzioni per indebita percezione di TFR) e L. 5429-1 (sanzione per indebita percezione di indennità di disoccupazione)
  2. ^ Tradotto in italiano: 1. Qualunque operazione con scopo di lucro di fornitura di manodopera che possa causare un pregiudizio al dipendente e che possa portare all'elusione dell'applicazione di disposizioni di legge, di regolamento o contrattuali o di un accordo collettivo di lavoro, o al "mercanteggiamento", sono vietate. 2. Le associazioni sindacali che non hanno per oggetto lo sfruttamento degli operai non sono considerati come "mercanteggiamento".
  3. ^ Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 24 aprile 2002
  4. ^ Il lavoratore in nero è equiparato a quello subordinato a tempo indeterminato : come fare a chiedere la regolarizzazione del rapporto di lavoro 27/04/2013
  5. ^ Lavoro - Diritti e garanzie paritarie per il lavoratore in nero e quello subordinato 01/05/2013

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]