San Mauro Marchesato
| San Mauro Marchesato comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Michele Mario Rajani Levino (PD) dal 08/06/2009 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 39°6′0″N 16°55′0″E / 39.1°N 16.91667°ECoordinate: 39°6′0″N 16°55′0″E / 39.1°N 16.91667°E | ||||
| Altitudine | 288 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 42 km² | ||||
| Abitanti | 2 174[1] (31-05-2012) | ||||
| Densità | 51,76 ab./km² | ||||
| Comuni confinanti | Cutro, Roccabernarda, Santa Severina, Scandale | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 88831 | ||||
| Prefisso | 0962 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 101020 | ||||
| Cod. catastale | I026 | ||||
| Targa | KR | ||||
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) | ||||
| Nome abitanti | sanmauresi | ||||
| Patrono | Maria SS. del Soccorso | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di San Mauro Marchesato nella provincia di Crotone |
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| Sito istituzionale | |||||
San Mauro Marchesato è un comune di 2.174[1] abitanti della provincia di Crotone.
Indice |
Storia [modifica]
Nel parlare di San Mauro si legge (annuario scolastico “La scuola in Calabria”, Istit. Edit. “La scuola Campana”, Napoli, 1926, p.383): “La sua fondazione si fa risalire alla sconfitta toccata da Annibale presso la città di Cotrone (odierna Crotone), 196 anni avanti Cristo, per opera dei componenti di una colonia della Mauritania, sfuggiti all’orrenda carneficina di Annibale, e che si rifugiarono sul monte Chibano presso Seberina, mettendosi sotto la sua protezione. La colonia conservò per molti secoli il nome Mauritania; indi si disse Maurum e nell’era cristiana San Mauro, a cui venne aggiunto l’appellativo di Marchesato perché situato nel centro dell’antico Marchesato di Cotrone.” Mettendo da parte la poco chiarezza sintattica del brano e sorvolando sulla presunta sconfitta di Annibale presso Crotone che non ci fu, da quanto se ne sa l’efferata strage ordinata dal duce cartaginese nei pressi di Crotone prima di lasciare per sempre il suolo dell’Italia ebbe come vittime le bande italiote che si erano rifiutate di seguirlo in Africa. Non vi è cenno, nel racconto liviano (XXX libro) che un qualsiasi reparto dei Mauri si fosse sottratto all’imbarco.
Uno storico latino aggiunge: “Dispersa l’inutile turba di militi sotto aspetto di presidi nei borghi più importanti dell’agro bruzio, i quali in piccolo numero erano trattenuti più dalla paura che dalla fedeltà, trasporto in Africa i reparti migliori che erano nell’esercito, dopo avere ordinato di uccidere iniquamente nel tempio di GiunoneLacinia, inviolato fino a quel tempo, molti di stirpe italica che, rifiutandosi di seguirlo in Africa, vi si erano ritirati.” Correva l’anno 2003 avanti Cristo e non il 196… Volendo aderire ad ogni costo alla tesi dei Mauri fondatori di S.Mauro, occorrerebbe pensare che Annibale avesse inviato a Siberene o “Severiana”, “un oscuro villaggio ignoto alle fonti classiche”, per custodirla, ma col segreto proposito di sbarazzarsene, un piccolo contingente di Mauri ammalati o feriti irrecuperabili, e che poscia la cittadina li avesse relegati a San Mauro. La tradizione, così come ci è stata presentata, ha tutta l’aria di essere stata montata dalla fantasia di un noto arciprete, studioso di classici. In effetti l’autentica tradizione popolare afferma tuttora e con semplicità che il paese venne fondato dagli Africani che negli antici tempi invasero le nostre terre e che il loro capo, tal Mauro, avrebbe dato il suo nome al paese.
Nel IX secolo, troviamo Siberene, in seguito detta S.Severina, sede di un emirato arabo per circa mezzo secolo. Verso l’anno 840, salvatasi a stento Crotone, cadde anche Leonia, piccola fortezza più a valle di S. Severina. Essa fu rasa al suolo ed è da pensare che che una fine simile facessero i piccoli vicinissimi villaggi. Dopo tanti tentativi fatti dai Bizantini di scacciare gli arabi da S.Severina, correndo l’anno 885 arrivò il valoroso Nicodemo Foca che riuscì nell’impresa. C’è chi dice che l’esercito di bizantini fosse un’accozzaglia di predoni, peggiori degli stessi arabi, e che nel loro passaggio ghermirono nelle campagne migliaia di Italiani fra i sudditi fedeli all’imperatore. Niceforo, sicuro di incontrare nelle sue milizie altro che disobbedienza ed indisciplina, lasciò fare. Quando fu richiamato in patria, egli ricondusse il suo esercito a Brindisi per imbarcarlo, trascinandosi dietro il miserabile gregge dei prigionieri pronti ad essere venduti sui mercati dell’Oriente. Ma lì Niceforo diede l’ordine preciso che i soldati fossero i primi ad imbarcarsi. Non appena le truppe furono tutte sulle navi, fece tirare le ancore e spiegare le vele lasciando sulla riva i prigionieri italiani ed arabi, tutto ad un tratto restituiti della libertà.
Potrebbe darsi che, una tribù moresca, ormai dimentica della terra d’origine ed affratellata dalla lunga convivenza e dai comuni pericoli corsi, col beneplacito del popolo severinate e consenziente le autorità bizantine, sia rimasta nelle vicinanze della città e vi abbia fondato o ripopolato il casaletto che, col suo nome arabo “Mawru”, poscia grecizzato e latinizzato, avrebbe conservato il ricordo imperituro dell’evento. Da notar che il fatto non era insolito, se si considera che i Normanni, allorché s’impadronirono della Calabria, trovarono da noi abitatori delle più varie estrazioni: greci, latini, arabi, slavoni, ungari, longobardi, ebrei. È a questo stato di cose che risale la vera tradizione popolare sammaurese. Secondo alcune fonti, non molto dopo la conquista di Niceforo Foca, a causa della caduta di tutta la Sicilia sotto il dominio degli Arabi, arrivarono in Calabria, dalla vicina isola, numerosi profughi cristiani trovandosi buona accoglienza nella diocesi di S.Severina e in quelle vicine. Il paesello dei Mauri, secondo la consuetudine bizantina di dare il nome dei Santi ai luoghi di recente fondazione, fu detto “S.Mauro”, evidentemente per una ragione di omofonia. L’attuale nostra S.Mauro si può tranquillamente considerare, con al sua ubicazione su una collina circondata da valli e dirupi, un tipico “castello” bizantino. L’insediamento in loco di una popolazione greco-bizantina o la bizantinizzazione della popolazione raccogliticcia ivi residente è resa manifesta soprattutto dalla toponomastica rurale. Si sa che i nomi dati ai terrini sfidano i secoli. Nei documenti del ‘500 e del ‘600 ed ancora oggi sono stati rilevati: “Caravà”, “Ramadà”, Caladìa”, “Varvariti”, Castellace” e tanti altri. Sopra tutti i toponimi emerge il più antico e il più noto di essi, “Caravà”, che servì a distinguere la nostra Sa. Mauro dall’altra presso Corigliano: “San Mauro de Carava” è inciso sul sigillo dell’Università e lo si legge spesso nei registri Angioni,Aragonesi e successivi. Gli arabi o Mauri, si attribuisce il diritto di priorità nella fondazione della cittadina attuale, è noto come essi abbiano poco influito sulla toponomastica dei nostri luoghi. Il paese è situato a circa 60 km dalla Sila e a 26 km dal mare. Il clima è afoso nella stagione estiva e mite in quella invernale, con temperature che in estate possono raggiungere e superare i 35° mentre di inverno difficilmente si scende sotto lo 0.
Stemma del comune [modifica]
Troncato, nel 1° d’azzurro al Santo di carnagione, mitrato d’oro, impugnante con la destra un pastorale pure d’oro; nel 2° d’argento al castello di rosso, murato di nero, torricellato di tre torri, quella centrale più elevata, merlate ciascuna di tre alla guelfa. Ornamenti esteriori da Comune.
Gonfalone comunale [modifica]
Drappo troncato, di bianco e d’azzurro, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento: Comune di San Mauro Marchesato. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento.
Personalità legate a San Mauro Marchesato [modifica]
- Raffaele Poerio (San Mauro Marchesato, 5 aprile 1897 - Genova, 23 settembre 1979), medico. Sindaco di San Mauro Marchesato nel 1926, venne nominato presidente nazionale dell’ACMI nel 1966.
- Leonardo Gallucci (Aprigliano, 1911 - Plen i Kleve, 2 dicembre 1940), perito agrario. Tenente dell’Esercito italiano, combatté sul fronte greco-albanese. Dopo la sua morte, fu onorato della medaglia d’oro al valor militare.
- Rosario Marescalco, cavaliere ufficiale. Fu podestà di San Mauro Marchesato dal 1927 al 1937. Durante il suo mandato arrivarono in paese per la prima volta la luce elettrica e l’acqua alle fontane pubbliche.
Feste e ricorrenze [modifica]
S.Giovanni Battista (Patrono) - 24 Giugno. Per il giorni dedicato al patrono di S. Mauro Marchesato sono previsti soltanto riti religiosi.
Madonna del Soccorso - Prima Domenica di Giugno. È la festa più partecipata che si svolge in paese. Per l’occasione si accendono le luminarie e le strade vengono invase dai colori delle bancarelle. Oltre ai tradizionali riti religiosi sono previsti intrattenimenti folcloristici, giochi popolari, concerti e lo spettacolo dei fuochi d’artificio.
San Francesco di Paola - 14 Agosto. La festa è preceduta da un triduo. Dopo la celebrazione della messa si accompagna la statua del santo in processione. Il rientro nella chiesa madre è salutato da alcuni botti beneaugurati.
Manifestazioni [modifica]
Estate Sanmaurese - Agosto. Nelle piazze principali del paese, nel mese di Agosto, si svolgono concerti di musica leggera con artisti di fama internazionale. Ma le serate più partecipate sono quelle in cui si tiene il “Festival della Canzone Inedita” e la “Festa dell’Emigrante”.
Amministrazione [modifica]
Evoluzione demografica [modifica]
Abitanti censiti[2] 
Note [modifica]
- ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2012.
- ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
Altri progetti [modifica]
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