Via Appia Antica
| Via Appia Antica | |
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Via Appia: regina viarum
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| Localizzazione | |
| Stato attuale | |
| Regione | Lazio Campania Puglia Basilicata |
| Informazioni generali | |
| Tipo | strada romana |
| Utilizzatore | Repubblica romana poi Impero romano |
| Lunghezza | 360 miglia romane |
| Inizio | Roma da Porta Capena |
| Fine | Brindisi (Brundisium) |
| Funzione strategica | collegamento con le città a sud di Roma e con il mar Adriatico meridionale |
| Inizio costruzione | 312 a.C. |
| Termine costruzione | dopo il 244 a.C. |
| Costruttore | Appio Claudio Cieco |
| Condizione attuale | tratto iniziale a Roma ben conservato. Molti ponti e tratti ancora visibili. |
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Dictionary of Greek and Roman Geography, 1854[1] |
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La via Appia Antica è una strada romana che collegava Roma a Brindisi, il più importante porto per la Grecia e l'Oriente nel mondo dell'antica Roma. L'Appia è probabilmente la più famosa strada romana di cui siano rimasti i resti, la sua importanza viene confermata dal soprannome con il quale i Romani la chiamavano: regina viarum.
Indice |
Storia [modifica]
I lavori per la costruzione iniziarono nel 312 a.C., per volere del censore Appio Claudio Cieco (Appius Claudius Caecus, appartenente alla Gens Claudia), che fece ristrutturare ed ampliare una strada preesistente che collegava Roma[2] alle colline di Albano. I lavori di costruzione si protrassero fino al 190 a.C., data in cui la via completò il suo percorso fino al porto di Brindisi.
Nel 71 a.C., 6.000 schiavi si ribellarono sotto la guida del celebre Spartaco (Spartacus). Dopo la cattura e la morte dello schiavo, tutti i ribelli vennero a loro volta catturati e crocifissi lungo la strada fino a Pompei.
La strada fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano, Adriano.
Dopo la caduta dell'Impero Romano, la strada cadde in disuso per molto tempo, fino a quando Papa Pio VI ordinò il suo restauro e la riportò in attività.
Dal porto di Brindisi salpò Federico II in direzione della Terra Santa; nel Medioevo, l'Appia divenne con la via Traiana, la via dei crociati.
La strada dimenticata per secoli fu riscoperta durante il periodo rinascimentale.
Ampie parti della strada originale si sono preservate fino ad oggi, ed alcune sono ancora oggi usate per il traffico automobilistico (per esempio vicino a Velletri). Lungo la parte di strada più vicina a Roma si possono ammirare numerose tombe e catacombe romane delle prime comunità cristiane.
Negli anni '50 e '60 sul tratto urbano della Via Appia Antica si realizzano ville esclusive che diventano residenza dell'alta società romana. Sull'Appia antica si trovano, tra le altre, le ville di Gina Lollobrigida, Valentino, Franco Zeffirelli, Little Tony.
Itinerario [modifica]
Il percorso originale dell'Appia Antica, partendo da Porta Capena, vicino alle Terme di Caracalla, collegava l'Urbe a Capua (Santa Maria Capua Vetere) passando per Aricia (Ariccia),[3] il Foro Appio, Anxur (Terracina) nei pressi del fiume Ufente,[2] Fundi (Fondi), Itri, Formiae (Formia),[2] Minturnae (Minturno),[2] e Sinuessa (Mondragone).[2][4]
Da Capua proseguiva poi per Vicus Novanensis (Santa Maria a Vico) e superando la Sella di Arpaia raggiungeva, attraverso il ponte sul fiume Isclero, Caudium (Arpaia) e di qui, costeggiando il monte Mauro, scendeva verso Apollosa ed il torrente Corvo, su cui, a causa del corso tortuoso di questo, passava tre volte, utilizzando i ponti in opera pseudosidoma di Tufara Valle, di Apollosa e Corvo. Questi furono distrutti durante la seconda guerra mondiale e sono stati ricostruiti insieme a quello sul fiume Isclero con la massima fedeltà: i primi due a tre arcate e l'ultimo a due. Con l'eccezione del ponte di Tufara Valle, tutti gli altri sono stati ricostruiti nel luogo originario.
È dubbio quale percorso seguisse l'Appia da quest'ultimo ponte fino a Benevento, rimane però accertato che essa vi entrava passando sul Ponte Leproso o Lebbroso, come indicato da tracce di pavimentazioni che conducono verso il terrapieno del tempio della Madonna Delle Grazie da cui poi proseguiva nel senso del decumano, cioè quasi nel senso dell'odierno viale San Lorenzo e del successivo corso Garibaldi, per uscire dalla città ad oriente e proseguire alla volta di Aeclanum (Mirabella Eclano), come testimoniano fra l'altro sei interessanti cippi miliari conservati nel Museo del Sannio.
L'Appia raggiungeva poi il mare a Tarentum (Taranto),[2] passando per Venusia (Venosa) e Silvium (Gravina). Un'importante stazione era presente nella città di Uria (Oria) e da qui terminava a Brundisium (Brindisi)[2] dopo aver toccato altri centri intermedi.
La Via Appia Traiana avrebbe poi subito dopo collegato in maniera più lineare Benevento con Aecae (Troia), Canusium (Canosa) e Barium (Bari).
Tecniche adottate [modifica]
| Per approfondire, vedi Ingegneria militare romana. |
La strada fu costruita con perizia e precisione degna dei migliori ingegneri moderni tanto da essere percorribile con ogni tempo e mezzo grazie alla pavimentazione che la ricopriva. Mentre sul semplice sterrato infatti gli agenti atmosferici, primo fra tutti la pioggia, rendevano difficile il cammino dei mezzi di trasporto a ruote, la presenza delle grandi pietre levigate e perfettamente combacianti che costituiscono il fondo della via permetteva la circolazione in qualunque condizione meteorologica. La pavimentazione poggiava a sua volta su di uno strato di pietrisco che colmava una trincea artificiale che assicurava la tenuta del drenaggio.
Si trattava di una tecnica nuova e rivoluzionaria e fu a partire da una tale innovazione che la Repubblica e l'Impero Romano poterono costruire la vastissima rete stradale del mondo romano. Quasi sempre rettilinea, larga circa 4.1 metri (14 piedi romani), misura che permetteva la circolazione nei due sensi, affiancata sui lati da crepidines (marciapiedi) per il percorso pedonale, l'Appia si meritò ben presto l'appellativo di regina delle strade (regina viarum). Sulla Via Appia apparvero per la prima volta le pietre miliari.
Archeologia della strada [modifica]
Alcuni monumenti nel tratto cittadino (fino al IV miglio) [modifica]
- Da Porta Capena a Porta San Sebastiano
- Terme di Caracalla
- Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo
- Chiesa di San Cesareo de Appia
- Casina del cardinale Bessarione
- Oratorio dei Sette Dormienti
- Sepolcro degli Scipioni
- Colombario di Vigna Codini
- Arco di Druso
- Da Porta San Sebastiano al IV miglio
- Porta San Sebastiano
- Sepolcro di Geta
- Sepolcro di Priscilla
- Chiesa del Domine quo vadis
- Colombario dei Liberti di Augusto
- Ipogeo di Vibia
- Catacombe di San Callisto
- Catacombe di Vigna Randanini
- Catacombe e basilica di San Sebastiano
- Circo di Massenzio
- Mausoleo di Romolo
- Mausoleo di Cecilia Metella, Castrum Caetani e Chiesa di San Nicola a Capo di Bove
- Torre di Capo di bove
- Basolato romano
- Sepolcro di Hilarus Fuscus
- Tomba di Annia Regilla
- Tumuli degli Orazi e dei Curiazi
- Villa dei Quintili
- Casal Rotondo
- Dal IV miglio a Frattocchie
- Sepolcro a torre
- Sepolcro in opera mista
- Sepolcro a tempietto
- Colombario
- Torre Selce
- Epigrafe di C. Atilius Euhodus
- Acquedotto dei Quintili
- Sepolcro del vaso di alabbastro (VII miglio)
- Sepolcro a esedra
- Tomba a edicola
- Mausoleo
- Sepolcro a tumulo
- Tempio di Ercole (VIII miglio)
- Tomba a edicola
- Berretta del Prete
- Resti di copertura di sepolcro
- Tomba di Gallieno (IX miglio)
- Sepolcro a tumulo "Monte di Terra"
- Sepolcro a tumulo
- Mausoleo circolare "La Mole"
- Sepolcro con torretta a Frattocchie (XI miglio)
La nuova via Appia ed il parco archeologico [modifica]
| Per approfondire, vedi Strada Statale 7 Via Appia e Parco naturale regionale Appia antica. |
Una nuova via Appia venne costruita da Roma a Brindisi quasi-parallelamente a quella originale nel 1784.
Visto l'interesse storico e la mole dei reperti archeologici presenti lungo la via, è stata proposta molte volte l'istituzione di un'area protetta che permetta di preservare e fruire di queste ricchezze. Ormai storiche sono le battaglie promosse da Antonio Cederna.
Attualmente esiste il Parco naturale regionale Appia antica, istituito il 10 novembre 1988, con un'area di circa 3.500 ettari ed esteso nei comuni di Roma, Ciampino e Marino.
Galleria fotografica [modifica]
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L'altra colonna sorregge sant'Oronzo a Lecce.
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Le due colonne che attestano la fine della Via Appia al porto di Brindisi.
Note [modifica]
Bibliografia [modifica]
- Fonti antiche
- Fonti storiografiche moderne
- Tomassetti, Giuseppe. 2: Via Appia, Ardeatina ed Aurelia. Firenze, L. S. Olschki, 1979. ISBN 88-222-2879-0.
- Stazio, Attilio. Via Appia: da Roma a Brindisi attraverso Capua e Benevento. Napoli, Edizioni del sole, 1987.
- Roma, Touring club italiano, 1999, ISBN 88-365-1324-7
- Sulla via Appia da Roma a Brindisi. Le fotografie di Thomas Ashby 1891-1925, "L'Erma di Bretschneider", 2003
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Via Appia Antica
Collegamenti esterni [modifica]
- Tutti i monumenti geo-localizzati con vista satellitare su Info.roma.it
- Sito ufficiale del Parco Regionale dell'Appia Antica
- Il Parco Regionale dell'Appia Antica nel sito dei parchi italiani
- Culturanuova Srl Arezzo Rilievo fotogrammetrico del Mausoleo di Cecilia Metella e del Castrum Caetani (vedi: exempla/Archeologia)
- Applicazione multimediale 3D per ragazzi realizzata con il Parco Regionale dell'Appia Antica
- Foto amatoriali Via Appia Antica
- Le Catacombe sulla via Appia
- Studio sulla Via Appia a cura del Liceo Bertrand Russell di Roma
- Luigi Rossini, Viaggio Pittoresco da Roma a Napoli (1839), con le illustrazioni
- Foto dell'urbanista Antonio Cederna sugli abusi edilizi dell'Appia Antica
- "Appia Antica - Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma"