Nicastro

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Nicastro
circoscrizione
Rione San Teodoro e castello Normanno-Svevo
Rione San Teodoro e castello Normanno-Svevo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Comune Lamezia Terme-Stemma.png Lamezia Terme
Territorio
Coordinate 38°58′28″N 16°19′05″E / 38.974444°N 16.318056°E38.974444; 16.318056 (Nicastro)Coordinate: 38°58′28″N 16°19′05″E / 38.974444°N 16.318056°E38.974444; 16.318056 (Nicastro)
Altitudine 216 m s.l.m.
Abitanti 40 000[1]
Altre informazioni
Cod. postale 88046
Prefisso 0968
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 079160 (ex 079085)
Cod. catastale M208 (ex F888)
Nome abitanti nicastresi
Patrono Sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Nicastro
Sito istituzionale

1leftarrow.pngVoce principale: Lamezia Terme.

Nicastro è una delle circoscrizioni comunali della città di Lamezia Terme. È stato un comune autonomo sino al 1968, anno dell'unificazione con Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia per la nascita del nuovo comune[2], del quale è il quartiere più popoloso. Nel territorio dell'ex comune sono presenti la curia vescovile della diocesi di Lamezia Terme, l'ospedale civile, il tribunale, la casa circondariale e vari uffici amministrativi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'ex comune ha una storia radicata iniziata tra il IX e il X secolo in pieno dominio bizantino in Calabria. La storia nicastrese è fatta da continui domini ricordando fra tutti quello normanno-svevo. Per quanto riguarda la storia degli ultimi secoli si può dire che durante l'occupazione francese in Calabria avvenuta tra il 1806 e il 1814 Nicastro viene saccheggiata in lungo e in largo dai briganti che combattono contro i francesi.

Nicastro divenne, dopo la restaurazione, uno dei più attivi centri carbonari. Molti carbonari nicastresi seguirono Garibaldi al Volturno nel 1860 e proprio in questo periodo avvenne un plebiscito per far sì che il Regno delle Due Sicilie entrasse a far parte del Regno dei Savoia soprattutto per la grande apertura della popolazione e del clero alla causa unitaria.

Nel XIX secolo, una forte stagione di emigrazione, come risposta ad una forte crisi, fa del nicastrese il primo comprensorio della provincia di Catanzaro per numero di immigrati al Nord Italia. Un'altra forte ondata di emigrazione si ebbe a Nicastro dopo il secondo dopoguerra, quando, falliscono sia i vari moti contadini che le occupazioni delle terre.

Il 4 gennaio 1968 Nicastro venne aggregata ai comuni di Sambiase e Sant'Eufemia Lamezia per costituire il comune di Lamezia Terme[2].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo (Lamezia Terme).
  • Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo: fu fondata dalla Contessa Eremburga intorno al 1100, in stile normanno, più volte danneggiata dai terremoti, andò completamente distrutta col terremoto del 1638, fu ricostruita ancora più grande, in stile barocco, dal vescovo Giovan Tommaso Perrone, con ampliamento dell'edificio, portato a termine nel 1642. All'interno si possono ammirare una pala d'altare nella Cappella del SS. Sacramento rappresentante la cena del Signore ed eseguita dal pittore Francesco Colelli nel 1762 oltre ad una croce processionale del XVIII secolo e a dei busti dorati dei SS. Pietro e Paolo;
  • Chiesa della Veterana: è la chiesa della Madonna delle Grazie e risale al 1601. Fu costruita perché la Madonna apparve in sogno alla figlia di Federico II dicendole che aveva il desiderio di vedere edificata una chiesa sul colle. È chiamata veterana perché dopo la distruzione della cattedrale è la chiesa più antica del quartiere Nicastro. Da rilevare al suo interno una tela raffigurante la Madonna con ai suoi piedi la principessa della leggenda. Vi era inoltre un'opera di grande valore eseguita da Francesco Colelli, solo che è stata trafugata e il pittore Giorgio Pinna l'ha riprodotta e collocata al posto dell'originale;
  • Chiesa San Teodoro: fu eretta nel XIV secolo, presenta un orologio, collocato sul campanile, del 1840. Sembra sia l'unico di questo tipo ancora funzionante. Al suo interno si può apprezzare un organo del 1600 e l'altare maggiore costruito in stile barocco e datato 1861;
  • Chiesa San Domenico: conserva numerosi affreschi ed il quadro di San Domenico, che ha una cornice barocca ad intaglio dorata del 1647. Vi è inoltre un ostensorio in argento fuso e sbalzato, databile alla prima metà dell'Ottocento. Di notevole pregio è l'organo del Settecento, in legno con decorazione dorata. Di pregevole fattura, tra la prima e la seconda arcata, si può ammirare la Grotta della Madonna di Lourdes mentre di fronte vi è un altarino dedicato al SS. Ecce Homo;
  • Santuario Sant'Antonio di Padova: la chiesa di Sant'Antonio, officiata dai minori cappuccini, ha annesso il convento, costruito dopo il terremoto del 1638. La chiesa, inizialmente ad una sola navata, conserva all'interno, sopra l'altare maggiore una grande tela con la Madonna degli Angeli, San Francesco d'Assisi e Innocenza III. La chiesa è denominata Santa Maria degli Angeli, in seguito vi fu costruita una navata progettata come cappella, dedicata a Sant'Antonio. Di notevole valore è il quadro di Sant'Antonio datato 1664, opera del pittore Giacomo Stefanone. Nella navata dedicata a Sant'Antonio vi è un dipinto di Andrea Cefaly raffigurante l'Immacolata;
  • Santuario Madonna della Spina: la tradizione vuole che un contadino, andando nel bosco a fare legna, ebbe la visione di una "donna bellissima" che lo invitava a roncare lo spineto che si conserva ancora appoggiato al muro della chiesa della Spina. Eseguito l'ordine, l'uomo vide comparire un dipinto parietale che raffigurava una Madonna con Bambino. Avendo fatto quanto richiesto, la signora gli fece dono di una moneta d'oro con la quale per più settimane provvide alle necessità della famiglia. In seguito all’evento miracoloso in quel sito si costruì una chiesetta, intitolata a Santa Maria detta la Bella;
  • Santuario Madonna del Soccorso.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Complesso monumentale di San Domenico;
  • Palazzo Blasco;
  • Palazzo D'Ippolito;
  • Palazzo Niccoli;
  • Palazzo Nicotera (Monachelle);
  • Palazzo Nicotera (Severisio);
  • Palazzo Panariti;
  • Palazzo Statti;
  • Palazzo della curia vescovile;
  • Palazzo del seminario vescovile;
  • Teatro Grandinetti;
  • Teatro Umberto.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

  • Ruderi del castello Normanno-Svevo: fu fatto costruire verso la metà dell'XI secolo dai Normanni per difendere la piana di Sant'Eufemia dagli eventuali incursori. Successivamente fu fatto ampliare da Federico II, all'interno vi furono costruite anche delle caserme che poi vennero adibite a carcere. Fu fortemente danneggiato dal terremoto del 1638;
  • Ruderi porta di Sant'Antonio: secondo alcune testimonianze questa rappresentava la porta d'ingresso dell'ex comune di Nicastro. In parte distrutta, rimangono visibili solo i due grandi pilastri a pianta quadrata.

Altro[modifica | modifica sorgente]

  • Corso Numistrano;
  • Corso Giovanni Nicotera;
  • Piazza della Repubblica;
  • Piazza Giuseppe Mazzini (ex piazza D'Armi);
  • Piazza Mercato Nuovo;
  • Piazza Mercato Vecchio;
  • Piazza Pietro Ardito;
  • Piazza Santa Maria Maggiore;
  • Piazza San Giovanni;
  • Piazzetta San Domenico;
  • Statua del Sen. Arturo Perugini;
  • Statua di Federico II;
  • Via Sen. Arturo Perugini;
  • Via XX Settembre;
  • Via del Progresso;
  • Via Guglielmo Marconi;
  • Via Giuseppe Garibaldi;
  • Villetta comunale di corso Numistrano;
  • Giardino "Adelchi Argada";
  • Obelisco della Madonnina in piazza Pietro Ardito;
  • Monumento ai caduti in guerra di Nicastro su corso Numistrano;
  • Busto del Sen. Arturo Perugini in piazza della Repubblica;
  • Statua di Federico II di Svevia in via Garibaldi;
  • Statua della sirena Ligea su corso Numistrano;
  • Fontana a zampillo nella villetta comunale di corso Numistrano;
  • Fontana a zampillo in piazza Mazzini;
  • Ponte Niola nel rione San Teodoro sottostante al castello Normanno-Svevo.

Società[modifica | modifica sorgente]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Feste in onore dei Santi

  • 12, 13, 14 giugno: festa in onore di Sant'Antonio di Padova.
  • 27, 28, 29 giugno: festa in onore dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Lamezia Terme.

Fiere

  • Fiera di Sant'Antonio di Padova, dal 12 al 14 giugno;
  • Fiera dei Santi Pietro e Paolo, dal 27 al 29 giugno.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Biblioteca comunale di Lamezia Terme.
  • Biblioteca Comunale: fu fondata nel 1897 inglobando i fondi librari dei conventi dei Domenicani e dei Cappuccini che aggiunti a titoli moderni e ad una sezione interamente dedicata alla Calabria e alla stessa città, raggiunge attualmente i 25.000 volumi; fa parte della biblioteca la Casa del Libro Antico che conserva e valorizza oltre 2.500 libri stampati dall'inizio del XVI secolo nei vari centri italiani (Venezia, Roma, Napoli) ed europei (Lione, Anversa, Parigi) ove fiorì l'arte tipografica, alcune opere manoscritte dello stesso periodo e frammenti di codici manoscritti greci (probabile datazione XI sec.) e latini (databili XIV-XV sec.) recuperati quali maculature, insieme a una serie di testimonianze archivistiche. La collezione libraria e documentaria raccolta, comprende opere di teologia, filosofia, patrologia, storia ecclesiastica ed esegesi, insieme a raccolte omiletiche, agiografiche, canoniche e bullari, ed è costituita soprattutto da fondi librari provenienti dai conventi dei Cappuccini e dei Domenicani di Nicastro e in piccola parte dalla biblioteca dei Frati Minimi di Sambiase. Importante è poi la presenza di alcuni testi più antichi sui quali si trovano annotazioni a margine apposte di proprio pugno di Tommaso Campanella. Inoltre tra il materiale conservato si trovano esemplari stampati dai celebri torchi di Manuzio, Giunta, Gioito, Froben e Platin.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo archeologico lametino.
  • Museo archeologico lametino: il museo accoglie numerosi reperti rinvenuti in diversi siti della piana lametina attraverso i quali è possibile seguire le dinamiche storiche del territorio dal paleolitico fino all'età tardo-medioevale, suddivise in tre sezioni che rappresentano la preistoria, l'ètà classica e il medioevo. Nella sezione preistorica, sono esposti reperti del paleolitico calabrese (consistente il nucleo di strumenti provenienti da Casella di Maida, 700.000-500.000 anni fa) e del Neolitico lametino (Casella di Maida, Acconia, Palazzo). La sezione classica offre al visitatore l'opportunità di ammirare i materiali recuperati presso il villaggio di Sant'Eufemia Vetere ed ascrivibili all'abitato di Terina della seconda metà del IV secolo a.C. Tra i reperti spicca la cosiddetta hydria di Cerzeto (380-370 a.C), un grande vaso a figure rosse con scena di gineceo. La sezione medievale raccoglie il frutto degli scavi effettuati negli anni novanta nel castello Normanno-Svevo di Lamezia Terme;
  • Museo diocesano: il museo diocesano con i suoi reperti contribuisce a documentare le vicende della diocesi di Lamezia Terme. Il più antico oggetto conservato nel museo è un cofanetto in avorio dipinto del XII secolo di bottega arabo-sicula. Vanno segnalati poi, tra quelli più significativi dal punto di vista storico artistico, i bracci reliquiari di San Giovanni Battista e di Santo Stefano protomartire, collegati alla storia secolare dell'ordine dei Cavalieri di Malta e del baliaggio di S. Eufemia, databili nel XV secolo e di provenienza mediorientale. Altri oggetti preziosi sono: uno scrigno seicentesco in madreperla, il bacolo vescovile del 1655 del vescovo Perrone e due croci astili del '700. Inoltre vengono conservati nel museo, la scultura quattrocentesca della Madonna delle Grazie di Domenico Gagini, le statue lignee dell'Annunciazione, il busto di San Martino del XVI secolo, il grande dipinto su tavola della Madonna tra San Luca e Santo Stefano (detto Pala della Veterana), la tela di San Francesco d'Assisi attribuita a Mattia Preti e quella dell'Assunta della scuola del Maratta. Assai significativi sono i dipinti del pittore Francesco Colelli, che abbracciano un arco di 20 anni dal 1762 al 1782.

Persone legate a Nicastro[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Marasco (Nicastro, 1896 – Firenze, 1975), pittore, scultore e scrittore appartenente alla corrente artistica del futurismo;
  • Arturo Perugini (Nicastro, 1919 - Roma, 1983), avvocato, politico e fondatore della città di Lamezia Terme;
  • Carlo Carlei (Nicastro, 1960), regista e sceneggiatore;
  • Carlo Rambaldi (Vigarano Mainarda, 1925 – Lamezia Terme, 2012), pittore, scultore e creatore di effetti speciali per il cinema;
  • Danilo Pileggi (Nicastro, 1958), allenatore di calcio ed ex calciatore;
  • Dario Galli (Nicastro, 1914 – Catanzaro, 1977), poeta;
  • Francesco Stocco (Decollatura, 1806 – Nicastro, 1880), patriota e generale garibaldino;
  • Guido D'Ippolito (Nicastro, 1892 – Altamura, 1933), pilota automobilistico della nascente Scuderia Ferrari;
  • Pietro Ardito (Nicastro, 1833 – 1889), prete e critico letterario;
  • Pietro De Sensi (Nicastro, 1966), allenatore di calcio ed ex calciatore.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La proteina Nicastrina, anche conosciuta come NCSTN, deriva il suo nome dal quartiere Nicastro, riflettendo il fatto che il morbo di Alzheimer fu descritto nel 1963 dopo aver studiato i discendenti di una estesa famiglia originaria di Nicastro che fu affetta largamente dal morbo. Alla Casa del Libro Antico sono infatti conservati cinque fascicoli contenenti certificati di nascita, matrimonio e morte appartenuti alla più antica parrocchia di Lamezia Terme, quella di San Teodoro, situata nel centro storico di quello che era una volta il comune di Nicastro, che si sono rivelati d'importanza fondamentale negli studi sul morbo di Alzheimer come strumento di ricerca e studio delle famiglie e dei loro discendenti colpiti da questa malattia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Approssimativamente
  2. ^ a b Legge 4 gennaio 1968, n. 6, in materia di "Costituzione del comune di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro."

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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