Istituto nazionale della previdenza sociale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Istituto Nazionale della Previdenza Sociale
Stato Italia Italia
Tipo Ente previdenziale
Sigla INPS
Istituito 1933
Presidente Tiziano Treu
Indirizzo via Ciro il Grande, 21 - 00144 Roma
Sito web http://www.inps.it

L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) è il principale ente previdenziale del sistema pensionistico pubblico italiano, presso cui debbono essere obbligatoriamente iscritti tutti i lavoratori dipendenti pubblici o privati e la maggior parte dei lavoratori autonomi, che non abbiano una propria cassa previdenziale autonoma. L'INPS è sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Esso opera a seguito di numerose riforme previdenziali nel corso di più di settanta anni dalla fondazione, secondo due modelli previdenziali e precisamente, dal lato delle entrate e della gestione finanziaria, secondo il modello previdenziale universale, dal lato delle uscite, secondo il modello previdenziale corporativo fascista attraverso una moltitudine di gestioni (es. FPLD, artigiani, commercianti ecc.).[1]

Dal 1992 le riforme previdenziali sono state orientate a contenere la bolla previdenziale causate dalle generose riforme previdenziali degli anni '70 a partire dalle baby pensioni, dalle pensioni di anzianità fino alle pensioni gonfiate.

L'attività principale, svolta secondo il modello previdenziale corporativo fascista, è quella di garantire il servizio pubblico consistente nelle prestazioni previdenziali contemplate nell'art. 38 della Costituzione e definite dalle specifiche leggi speciali relative alle assicurazioni sociali obbligatorie gestite.

La gestione finanziaria dei vari fondi è quella del sistema pensionistico senza copertura patrimoniale del debito pensionistico latente associato ad uno schema pensionistico con formula delle rendite predefinita per la determinazione delle prestazioni previdenziali, che contempla da parte dello Stato un costante monitoraggio della spesa pensionistica e a ricorrenti riforme previdenziali, al fine di garantire la sostenibilità fiscale dei sistemi pensionistici obbligatori.

Significa che la gestione finanziaria non avviene nel rispetto del principio della capitalizzazione integrale ma anzi che il patrimonio di previdenza è inesistente.

Rientra quindi nei sistemi pensionistici pubblici che la World Bank chiama previdenza di primo pilastro ((Un sistema obbligatori pubblico finanziato con le tasse con gestione pubblica)) dove l'indice di patrimonializzazione è nullo.

L'INPS quindi, paga le pensioni e le altre prestazioni previdenziali con le imposte[2] che derivano, per circa il 70% dai contributi obbligatori per le assicurazioni obbligatorie mediante l'applicazioni di aliquote di scopo chiamate aliquota contributiva pensionistica di finanziamento (l'Agenzia delle Entrate classifica l'INPS tra gli enti impositori al pari di Comuni, Regioni ecc.) (l'aliquota è di ca. il 9% a carico del lavoratore e di ca. il 24% a carico dell'impresa) e, per il restante 30%, mediante trasferimenti da parte dello Stato direttamente dalla fiscalità generale.

Le pensioni erogate dall'INPS vengono quindi pagate con le imposte ne discende che la spesa pensionistica, che rappresenta il 16% del PIL ed il 40% della spesa corrente primaria[3] valutata nel bilancio dello Stato nel conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche.

Il decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 detto "Salva Italia" che contiene anche la riforma delle pensioni Fornero, ha disposto la incorporazione dell'INPDAP e dell'ENPALS, trasferendo all'INPS le relative funzioni portando gli iscritti ai vari fondi gestiti dall'INPS al 95% dei lavoratori italiani, confermando il percorso iniziato con la riforma Dini di transizione dal modello previdenziale corporativo al modello previdenziale universale.[4]

Dal 1º febbraio 2014 la carica di presidente dell'INPS è stata assunta da Vittorio Conti in qualità di commissario a seguito delle dimissioni di Antonio Mastrapasqua. Dal 1º ottobre 2014 la carica di presidente dell'INPS è stata assunta da Tiziano Treu in qualità di commissario straordinario.

L’INPS e la previdenza sociale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, il sistema della previdenza sociale fu istituito nel 1898 con la costituzione della Cassa nazionale di previdenza la quale era competente in materia di previdenza per l'invalidità e la vecchiaia degli operai. Si trattava di una assicurazione volontaria, finanziata dai contributi pagati dai dipendenti, ed integrata dall’intervento statale e da versamenti volontari dei datori di lavoro.

Un "Libretto Personale" rilasciato dall'Ufficio del CNAS di Terni il 1º luglio 1925

Per rafforzare la tutela previdenziale soprattutto in favore dei titolari di bassi redditi, l’assicurazione per l'invalidità e la vecchiaia divenne obbligatoria nel 1919 con l'istituzione della Cassa nazionale per le assicurazioni sociali (CNAS).

Nel 1933 la Cassa assunse la denominazione di Istituto nazionale fascista della previdenza sociale, costituito in ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e a gestione autonoma. Successivi interventi del legislatore ampliarono in modo significativo i compiti dell’Istituto, cui già nel 1939 fu attribuita la gestione dei primi interventi a sostegno del reddito (assicurazione contro la disoccupazione, assegni familiari, integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o ad orario ridotto). Nel 1943 assunse la denominazione attuale di Istituto nazionale della previdenza sociale.

Nel 1968 nasce la pensione sociale e la Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) Nel 1980 fu affidato all’INPS anche il compito, in precedenza assolto dall'ex INAM, di riscuotere i contributi di malattia e corrispondere ai lavoratori dipendenti la relativa indennità.

Nel 1989 entra in vigore la legge 9 marzo 1989, n. 88 di ristrutturazione dell'INPS che introduce i criteri di economicità e separa finanziariamente, l'assistenza dalla previdenza. Dagli anni '90 una serie di istituti previdenziali di categoria, dei dirigenti e di alcuni ordini professionali, sono confluiti nell'INPS, con accollo su quest'ultimo dei relativi debiti e risparmi sui costi amministrativi, derivanti da una gestione pensionistica in capo ad un unico ente.

Attualmente l'INPS ha 26706 dipendenti.

Denominazione nelle lingue minoritarie d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle regioni italiane che beneficiano di un regime di bilinguismo, la denominazione INPS è stata resa:

  • in Valle d'Aosta, bilingue italiano/francese, Institut national de la prévoyance sociale (INPS);
  • nella provincia autonoma di Bolzano, bilingue italiano/tedesco, Nationalinstitut für Soziale Fürsorge (NISF).

Le attività dell’INPS[modifica | modifica wikitesto]

Previdenziale[modifica | modifica wikitesto]

La principale attività dell’INPS è ovviamente quella previdenziale, consistente nella erogazione delle pensioni e delle altre prestazioni previdenziali agli aventi diritto. Accanto ad essa, per finanziare le prestazioni medesime, l'Istituto svolge anche un'attività contributiva (riscossione dei contributi).

Le prestazioni previdenziali traggono il loro fondamento da un rapporto assicurativo obbligatorio, e sono quindi finanziate con i contributi dei lavoratori dipendenti, calcolati in misura percentuale sulla retribuzione. In particolare, l’INPS si occupa della liquidazione delle seguenti pensioni:

La gestione delle prestazioni a sostegno del reddito[modifica | modifica wikitesto]

Accanto alle pensioni, l’Istituto si occupa anche di corrispondere tutte le prestazioni a sostegno del reddito, fra le quali:

Assistenziale[modifica | modifica wikitesto]

Le pensioni “assistenziali” (invalidità civile, integrazione delle pensioni al trattamento minimo, assegno sociale) si configurano invece come interventi dello stato sociale, e sono quindi gestite dall’Istituto al di fuori di un rapporto assicurativo.

Ispettiva[modifica | modifica wikitesto]

L'attività di vigilanza dell'INPS è diretta a controllare l'esatto versamento dei contributi in riferimento ad obblighi di legge, nonché il rispetto della norme inderogabili a tutela del lavoro subordinato.

Già prevista dalla legge n. 438/1983, è stata oggetto di apposita regolamentazione interna da parte dell'INPS stessa (circ. n. 21/1991) che ha valorizzato l'attività di vigilanza, valorizzando, per le individuazioni delle aree a rischio, anche l'importanza dei controlli incrociati. Lo scopo è quello di intraprendere attività di contrasto dell'evasione contributiva, dell'impiego irregolare di manodopera (cosiddetto lavoro nero), nonché della indebita percezione di prestazioni previdenziali. Quest'ultima attività, negli ultimi anni, ha portato significativi risultati, permettendo di fermare numerose truffe di vasta portata a danno delle finanze pubbliche e dei contribuenti [5].

Ogni anno viene predisposto dall'INPS un piano operativo tendente alla lotta al lavoro nero e al controllo sistematico della correntezza (regolare versamento) e correttezza (nella fruizione dei benefici) contributiva da parte dei diversi soggetti tenuti al versamento dei contributi. Tale piano presuppone un'attenta analisi del territorio sia per individuare le aree di intervento e la tipologia delle aziende a più alto rischio di evasione, sia per definire i settori merceologici da prendere in considerazione ai fini ispettivi. Sono stati di recente introdotti alcuni elementi innovativi nella predisposizione di tale piano operativo, attinenti propriamente al processo di pianificazione, al fine di incrementare nel tempo l'efficacia dell'azione ispettiva svolta dall'Istituto.

Il nuovo processo di programmazione del Piano di vigilanza, che tiene conto dei più elevati coefficienti di risultato registrati negli anni precedenti, prevede una forte interazione con le Sedi regionali, che possono proporre specifiche ipotesi di azione ispettiva di propria competenza, sulla base delle peculiarità del territorio di riferimento.

Il programma così definito sarà poi articolato in linee operative per le Sedi provinciali con fissazione di tempi e modalità perché gli interventi siano rapportati al numero di ispettori disponibili. Il conseguimento degli obiettivi di vigilanza programmati viene periodicamente monitorato al fine di garantirne la realizzazione.

L'INPS, spesso, svolge la sua attività ispettiva, oltre che autonomamente, anche congiuntamente agli Ispettori del Lavoro delle Direzioni territoriali del lavoro - DTL e delle Direzioni regionali del lavoro - DRL, nonché con i carabinieri (nucleo ispettorato del lavoro) sempre delle DTL e DRL, oltre che con l'INAIL, gli ispettori delle ASL e la Guardia di finanza, per sviluppare azioni sinergiche, come prevede la legislazione in vigore.

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

L’Istituto si occupa anche di altre attività, in massima parte collegate all’esercizio delle sue funzioni fondamentali. Tra le attività “complementari” si possono annoverare:

  • le visite mediche per l'accertamento dell'invalidità e dell'inabilità, nonché quelle per l’accesso alle cure termali, attraverso convenzioni con le strutture sul territorio
  • la gestione della banca dati relativa al calcolo dell'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente), che consente la fruizione di alcune prestazioni sociali agevolate
  • le attività necessarie al prelievo dei contributi, tra le quali l’iscrizione delle aziende, l’apertura del conto assicurativo dei lavoratori dipendenti ed autonomi, la denuncia del rapporto di lavoro domestico, il rilascio dell'estratto conto assicurativo e certificativo
  • la concessione di una casella PEC (posta elettronica certificata) a tutti coloro che sono iscritti presso il proprio sito internet.[6]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'INPS pubblica la rivista trimestrale Informazione previdenziale, curata dall'Avvocatura dell'Istituto e dedicata alle problematiche del diritto del lavoro e della previdenza sociale[7].

Il registro delle imprese e l'INPS[modifica | modifica wikitesto]

Tutti coloro che intendono svolgere un'attività imprenditoriale (esclusi quindi i professionisti come medici, avvocati ecc.), destinata alla produzione o alla vendita di merci e servizi (anche i ristoranti e i bar), entro 30 giorni dall'inizio dell'attività devono iscriversi al Registro delle Imprese, tenuto presso la Camera di commercio del capoluogo di provincia nel quale si trova l'attività commerciale, allo scopo di renderne pubblica l'esistenza. Sempre entro 30 giorni dall'inizio dell'attività, il commerciante deve regolarizzare la propria posizione presso l'INPS, iscrivendosi alla Gestione speciale dei commercianti. Questo adempimento è necessario per poter usufruire delle prestazioni sanitarie e previdenziali.

Bilancio 2011[modifica | modifica wikitesto]

INPS ha erogato 14.8 milioni di pensioni previdenziali (vecchiaia/anzianità, invalidità/inabilità e pensioni ai superstiti) per 170.51 miliardi di euro e 3.56 milioni di pensioni assistenziali (indennità civili e relativo accompagnamento ecc.) per 25.31 miliardi di euro. Ciò ha portato la spesa pensionistica ad un totale di 195.82 miliardi di euro e 18.36 milioni di beneficiari, ovvero un terzo della popolazione residente in Italia.

La pensione previdenziale media è mediamente pari a 859 euro/mese, il trattamento pensionistico assistenziale ammonta mediamente a 399 euro/mese.

La spesa occorsa per garantire gli interventi di Cassa integrazione guadagni ordinaria è stata pari a 796 milioni di euro, 498 milioni erogati per la contribuzione figurativa (ove previsto dalla legge, garantisce la piena copertura previdenziale ai fini della maturazione dei requisiti previsti per il trattamento pensionistico in caso di sospensione e interruzione del rapporto di lavoro). La Cassa integrazione guadagni straordinaria ha richiesto 1.31 miliardi di euro e la relativa contribuzione figurativa 1.05 miliardi. La CIGS in Deroga è stata finanziata con 678 milioni di euro e 677 milioni per la contribuzione figurativa.

Relativamente alle indennità per la mobilità erogate, sono stati effettuati interventi per 1.40 miliardi più 1.04 miliardi per la contribuzione figurativa e hanno mediamente coinvolto quasi 149000 lavoratori. Le indennità per la disoccupazione invece sono state finanziate con 6.5 miliardi che hanno mediamente coinvolto 494.335 lavoratori non agricoli.

2.80 miliardi le risorse impiegate per il trattamento economico di maternità (400.279 donne interessate), per i permessi di allattamento e i congedi parentali.

Il valore degli assegni familiari erogati ammonta a 5.39 miliardi di euro, 1.97 miliardi la spesa relativa ai trattamenti di malattia per i lavoratori, 207 milioni i versamenti relativi alla Social Card.

INPS si finanzia principalmente attraverso le entrate contributive per una somma di 151.06 miliardi, trasferimenti statali per 84.32 miliardi e partite di giro per 40 miliardi, per un totale di 287.58 miliardi di euro di entrate a fronte di costi per 286.75 miliardi. Ha avuto un avanzo di amministrazione di 831 milioni di euro e ha un patrimonio netto di 40.1 miliardi di euro.

Bilancio di previsione 2014[modifica | modifica wikitesto]

Ad ottobre 2014, secondo l'ultima variazione del bilancio di previsione, si sarebbero avuti 402 miliardi di euro di accertamenti a fronte di 410,3 miliardi di euro di impegni, con un disavanzo previsto in 8,3 miliardi di euro.[8]

Aspetti legali[modifica | modifica wikitesto]

L'INPS, quale ente pubblico, non dichiara profitti e si fonda su un patto di solidarietà fra generazioni. La finalità solidaristica e l'assenza di lucro non lo configurano come impresa.

Il fatto che la previdenza sociale sia gestita da un ente pubblico statale è imposto direttamente dalla Costituzione italiana, la quale, al comma 4 dell'art. 38, stabilisce espressamente che la realizzazione della tutela previdenziale dei lavoratori debba avvenire ad opera dello Stato[9]. Ciò significa che la realizzazione della tutela previdenziale per i lavoratori, secondo la nostra Costituzione, rappresenta un fine fondamentale dello Stato stesso[10].

Siffatta organizzazione della previdenza sociale basata su enti pubblici, oltre a corrispondere al modello adottato dalla totalità degli altri paesi europei, è perfettamente conforme con i principi del diritto comunitario. Infatti, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che un monopolio legale della previdenza affidato ad enti pubblici non rappresenta affatto un abuso di posizione dominante e quindi non è contestabile davanti alle autorità antitrust ai sensi dell'articolo 86 del Trattato UE[11].

Critiche all'informazione giornalistica sull'INPS[modifica | modifica wikitesto]

Nella stampa italiana vengono pubblicati articoli che forniscono una visione distorta della realtà dell'INPS creando disorientamento e fraintendimento fra gli utenti.[12]

Critiche all'affermazione "I 12,8 miliardi di euro persi lo scorso anno"[modifica | modifica wikitesto]

L'INPS non è un ente con fini di lucro ma è un ente dello Stato predisposto per erogare dei servizi, come lo sono i Comuni, le Provincie o le scuole. Pertanto nel bilancio dell'INPS non vi sono utili o perdite ma avanzi o disavanzi di esercizio, che derivano dalla differenza tra le risorse finanziarie assegnate dallo Stato e i costi per i servizi che deve erogare in base alle leggi vigenti.

Se in base alla legislazione vigente, vi è un disavanzo, o viene coperto da ulteriori trasferimenti dello Stato, magari nell'esercizio successivo o c'è il default previdenziale ossia lo Stato fa una riforma previdenziale per ristabilire l'equilibrio dei conti. In caso contrario si andrebbe al default dello Stato, non dell'INPS che è un organo dello Stato che attua le leggi dello Stato e che non ha autonomia negoziale in quanto il diritto della previdenza sociale è una branca del diritto pubblico.

Critiche all'affermazione "Gli unici fondi all'attivo"[modifica | modifica wikitesto]

Le singole gestioni pensionistiche dell'INPS, in base al numero di lavoratori iscritti, al numero dei pensionati nonché all'aliquota contributiva pensionistica di finanziamento, possono determinare un avanzo di esercizio o un disavanzo, ma ciò dipende molto spesso dal modello previdenziale corporativo fascista con cui sono strutturale le gestioni.

Pertanto una gestione "giovane" come può essere quella dei lavoratori parasubordinati o autonomi senza specifiche casse di previdenza, come nel caso della Gestione separata INPS nata nel 1996, a fronte di molti iscritti eroga poche pensioni con un ovvio avanzo di amministrazione. Poiché dal punto di vista finanziario l'INPS è un sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza, quindi con indice di patrimonializzazione nullo, essendo un sistema classificato previdenza di primo pilastro, tutte le tasse che riscuote, indipendentemente dalla gestione, finiscono nel bilancio complessivo dell'ente come deve essere nel caso di gestione finanziaria secondo il modello previdenziale universale.

Pertanto se un fondo pensionistico, in base a delle norme dello Stato sopravvenute, non ha più nuovi iscritti essendo destinato ad esaurirsi, è ovvio che, avendo uno squilibrio crescente tra pensionati ed iscritti è destinato a registrare di anno in anno un sempre maggiore disavanzo di amministrazione.

Critiche all'affermazione "Peccato che quei soldini nel salvadanaio INPS non ci sono già più"[modifica | modifica wikitesto]

I sistemi pensionistici pubblici di primo pilastro della maggior parte dei paesi OCSE sono sistemi pensionistici senza patrimonio di previdenza. L'INPS funziona con tale modalità da oltre 70 anni e tutti i contributi obbligatori che riscuote annualmente sono utilizzati per cassa per pagare le obbligazioni pensionistiche dell'anno corrente e tale schema continuerà ad essere attuato fin quando esisterà lo Stato Italiano, quindi parlare di un ente che non accumulerebbe i contributi versati come se non svolge le sue mansioni è assurdo.

Critiche all'affermazione "Il sistema pensionistico italiano ... fa acqua da tutte le parti"[modifica | modifica wikitesto]

Innanzi tutto si dovrebbe dire del sistema pensionistico pubblico italiano che è distinto dal sistema pensionistico privato.

"Il motivo? Principalmente è questo: in Italia ci sono 21,8 milioni di contribuenti e 21 milioni di pensioni da pagare, praticamente un rapporto uno a uno. Ecco perché gli oltre 200 miliardi che i lavoratori hanno versato nelle casse dell’Inps nel 2013 non sono bastati a finanziare l’intero sistema. Lo Stato ci ha quindi messo altri 114 miliardi, che peraltro servono per pagare gli assegni di invalidità, i contributi di sostegno al reddito e quelli di accompagnamento. E, ancora, la mobilità per chi ha perso il posto di lavoro, le quote della cassa integrazione a carico dello Stato e molto altro ancora."

Questa affermazione contiene una serie di imprecisioni.

  1. In primo luogo il problema del disavanzo tra contributi versati e prestazioni pensionistiche, non deriva dal numero delle stesse ma dagli importi generosi che sono stati previsti dalle leggi passate, le cosiddette promesse pensionistiche. Ciò ha causato la bolla previdenziale che determina di anno in anno disavanzi sempre crescenti.
  2. Le prestazioni assistenziali elencate sono inoltre altri servizi pubblici previsti dalle leggi dello Stato che a volte hanno un loro contributo obbligatorio, altre volte no, quindi sommare tutte le prestazioni in un unico bilancio significa solo fare confusione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ LaVoce.info 03/10/2014, Che il welfare italiano abbia un urgente bisogno di essere riformato è indubbio, stante che si tratta di uno dei sistemi più frammentati, più pieni di buchi, più esposti a manipolazioni e imbrogli tra quelli europei.
  2. ^ Mario Intorcia, INPS, L'ordinamento pensionistico, Cap. XVI-pag. 250-La tesi prevalente è quella che assimila i contributi previdenziali alle imposte (tesi tributaristica).
  3. ^ Claudio Romini, L'Opinione, 15/11/2014, http://www.opinione.it/editoriali/2014/11/15/romiti_editoriale-15-11.aspx#.VGceFCKkNSM.twitter . URL consultato il 15 novembre 2014.
    «Fin da quando ho cominciato ad interessarmi di politica, mi sono sempre posto una domanda: se la mano pubblica si espone eccessivamente dal lato della spesa corrente, come può farvi fronte nel caso di una molto prolungata recessione? O taglia la medesima spesa corrente o aumenta i debiti - tertium non datur - è l’unica risposta possibile.».
  4. ^ Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, articolo 21, in materia di "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici."
  5. ^ Cfr. G.A. Stella - S. Rizzo, Se muore il Sud, Milano, 2013.
  6. ^ Posta Elettronica Certificata gratuita per 3 milioni di italiani
  7. ^ Pagina ufficiale della rivista Informazione previdenziale
  8. ^ Il Sole 24 Ore 01/10/2014, ... la gestione finanziaria di competenza presenta un risultato negativo di 8,3 miliardi, come differenza fra 402 miliardi di accertamenti e 410,3 miliardi di impegni, ...
  9. ^ Cfr. M. Persiani, Diritto della previdenza sociale, Padova, 2007, p. 15.
  10. ^ Ibidem.
  11. ^ Sentenza della Corte di Giustizia Europea 17 febbraio 1993 nelle cause riunite C-159/91 e C-160/91, Poucet e Pistre, in Racc. pag. I-637.
  12. ^ Gloria Riva, Inps, il sistema delle pensioni non regge Ecco le perdite del 2013. Pagano i precari in L'Espresso, 24 ottobre 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014.
    «Una conferma del fatto che il meccanismo non funziona, perché ci sono tanti pensionati quanti contribuenti attivi.».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Leggi[modifica | modifica wikitesto]

Bilanci di previsione[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti annuali[modifica | modifica wikitesto]

Controllo della Corte dei Conti[modifica | modifica wikitesto]

Bilanci sociali[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

News[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

diritto Portale Diritto: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diritto