Madonna del manganello

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Il santino della Madonna del manganello

La Madonna del manganello è una rappresentazione iconografica della figura cristiana della Madonna, diffusasi inizialmente a Monteleone (la futura Vibo Valentia) e a Nicastro (oggi quartiere di Lamezia Terme)[1] durante il ventennio fascista e caduta in disuso con la deposizione del regime. Una statua con tale rappresentazione, da cui vennero tratti dei santini[2], era presente a Monteleone, ma scomparve alla fine della seconda guerra mondiale[3]. Tale figura è stata rievocata da Corrado Guzzanti nel film Fascisti su Marte[4].

Iconografia[modifica | modifica sorgente]

La Madonna del manganello, che mai ricevette un riconoscimento ecclesiastico ufficiale, rientrò in un insieme di rappresentazioni, principalmente in forma di statue e santini, diffuse negli anni trenta del XX secolo, nell'ottica dello spirito clerico-fascista voluto da settori della Chiesa cattolica e dal regime stesso. Nell'ambito di questa corrente, si arrivò nel 1926 a definire san Francesco "precursore del Duce", o l'icona di santa Chiara in trionfo sui fasci littori[5].

Quasi omologa alla Madonna del Manganello è la figura della Madonna del buon ritorno, un'altra immagine sacra creata dal religioso Don Gabriele Virgilio nel 1942 per i soldati in guerra, che poi sarebbe stata proclamata patrona dei dispersi e dei reduci. Sempre nel contesto di questa corrente clericale si possono inquadrare le numerose "preghiere per il Duce", che furono composte in quegli anni, e divulgate proprio tramite il retro di questi santini[5].

La statua della Madonna del Manganello fu realizzata da Giuseppe Malecore (1876-1967), uno scultore di Lecce specializzato - al pari del padre, Francesco, e del fratello, Aristide - nella lavorazione della cartapesta[6], come arredo sacro per una chiesa non parrocchiale di Monteleone, dal 1928 diventata Vibo Valentia.

La statua rappresentava una Madonna con bambino, nella tipica iconografia della Madonna del Soccorso[7] che, mentre nella mano sinistra sorreggeva il figlio Gesù, con la destra sollevava un manganello nodoso. Ai piedi della donna si trovava un secondo bambino in piedi. La statua era realizzata in cartapesta colorata, e da questa rappresentazione furono realizzate in seguito, con metodo fotografico, alcune serie di santini[8].

L'immagine fu ripresa dagli organi del partito, che la elessero dapprima a "patrona degli squadristi", poi a "protettrice dei fascisti"[9].

La "preghiera"[modifica | modifica sorgente]

Asvero Gravelli, giornalista organico al regime, direttore della rivista «Antieuropa» e raccoglitore dei canti fascisti, compose una sorta di preghiera, che sarebbe stata collocata anche nel retro del santino della Madonna del manganello, la quale così recitava:

« O tu santo Manganello
tu patrono saggio e austero,
più che bomba e che coltello
coi nemici sei severo.
O tu santo Manganello
Di nodosa quercia figlio
ver miracolo opri ognor,
se nell'ora del periglio
batti i vili e gli impostor.
Manganello, Manganello,
che rischiari ogni cervello,
sempre tu sarai sol quello
che il fascista adorerà.[10] »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ F. Cordova, Il fascismo nel Mezzogiorno: le Calabrie, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, p. 172, n. 196
  2. ^ L. Lanna - F. Rossi, Fascisti immaginari, Vallecchi, Firenze 2003, p. 292.
  3. ^ I. Colonnelli, Giuseppe Moscatelli "Moschino", Halley, Matelica 2008, p. 175 (con foto). Ma si vedano anche M. Franzinelli, Squadristi: protagonisti e tecniche della violenza fascista, Mondadori, Milano 2003, p. 250, e C. Duggan, The Force of Destiny: a history of Italy since 1796, New York 2007, p. 426
  4. ^ La storia della statua sul sito di Vibo Valentia
  5. ^ a b A. Cardano (a cura di), Il volto religioso della guerra: viaggio attraverso santini e immaginette per i soldati (formato doc). Sezione didattica Istituto Storico della Resistenza
  6. ^ Cfr. la scheda I maestri cartapestai sul web. Malecore è stato autore di diverse statue modellate in cartapesta, tra le quali alcune presenti a Gioia Tauro (cfr. Gioia Tauro: storia, cultura, economia, a cura di F. Mazza, Rubbettino, Soveria Mannelli 2004, pp. 204-205) e a Delianuova (cfr. in tal senso il sito web istituzionale del citato comune).
  7. ^ Statua d'argento raffigurante la "Madonna del soccorso" eseguita da Giovanni Vambré - Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
  8. ^ Alessandro Scafetta. Storia Sublacense 1943-1947, 2 volumi.
  9. ^ M. Franzinelli, op. cit., p. 250.
  10. ^ Sulla genesi e sull'utilizzazione dell'inno, nel tempo variamente riprodotto, si vedano, tra gli altri, C. Caravaglios, I canti delle trincee: contributo al folklore di guerra, Leonardo da Vinci, Roma 1930, p. 305; L. Passerini, Torino operaia e fascismo: una storia orale, Laterza, Bari 1984, p. 92; C. Galeotti, Mussolini ha sempre ragione: i decaloghi del fascismo, Garzanti, Milano 2000, p. 42; E. Gentile, Il culto del littorio. La specializzazione della politica nell'Italia fascista, Laterza, Roma-Bari 1998, p. 48.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]