Domenico Gagini

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Domenico Gagini o Gaggini (Bissone, 1420 circa – Palermo, 29 settembre 1492) è stato uno scultore svizzero, originario del canton Ticino. Figlio di Pietro, è uno scultore di origini ticinesi che operò in Italia nel Rinascimento. Sposa Soprana de' Savignone e, in seconde nozze, Caterina. Stabilitosi a Palermo, dove rimarrà fino alla morte, darà vita alla nota dinastia artistica siciliana dei Gagini (Giovanni Gagini e Antonello Gagini) e all'omonima bottega.

Indice

[modifica] Gli esordi

Della sua formazione non si hanno notizie documentate, anche se la sua opera rivela influssi gotico-lombardi dovuti quindi alla sua formazione giovanile. A Ovada nell'Oratorio del Battista al primo pilastro di sinistra gli viene attribuito un Crocifisso intagliato.

Secondo Vasari sarebbe stato allievo di Brunelleschi a Firenze, ed anche il Filarete nel suo Trattato di architettura parla di un «Domenico proveniente del lago di Lugano, discepolo di Pippo di Ser Brunelleschi». La sua permanenza a Firenze ebbe luogo probabilmente dal 1444 al 1446; in tale periodo avrà avuto modo ammirare l'opera di Donatello, ma soprattutto le formelle di Lorenzo Ghiberti il cui stile era più congeniale alla sua formazione tardogotica.[1]

Successive sue opere lo attestano a Genova, dove tra il 1447 e il 1448 progetta la cappella del Battista della cattedrale di San Lorenzo e collabora alla sua decorazione fino al 1456 con i nipoti Pace Gaggini ed Elia Gaggini[2], dal 1465: è adorna di un ricco prospetto marmoreo a tre fornici, con ornati, rilievi (Storie del Battista), tondi (Annunciazione), lunette (Evangelisti e Dottori della Chiesa), statuette, e con un coronamento di cuspidi ed archi inflessi, sormontati da statue. Suo e di Giovanni Gaggini è il portale della sagrestia di Santa Maria di Castello dal quale si avvia la nuova tipologia del portale di palazzo genovese. Nel 1455 esegue l'altare perduto di San Gerolamo del Roso.

Madonna col Bambino nel succorpo dell'Annunziata

[modifica] Le sculture dell'arco trionfale di Alfonso V d'Aragona

intorno al 1457 è a Napoli, dove la sua personalità si arricchisce delle innovazioni diffuse da Francesco Laurana. Partecipa infatti ad una delle realizzazioni che aprono la fase rinascimentale nel Meridione d'Italia, cioè l'apparato delle sculture in Castel Nuovo a Napoli dell'Arco di Alfonso V d'Aragona (1457-1458) inserito nella cerchia di artisti organizzata da Laurana. Frutto del suo scalpello è la statua della Temperanza. Sempre in Castel Nuovo gli vengono attribuite la porta d'ingresso alla sala dei Baroni e la Madonna della Cappella di Santa Barbara.

[modifica] Lavori eseguiti in Sicilia

Sull'onda della diffusione dell'arte rinascimentale avviata dall'Arco trionfale del Castel Nuovo, l'artista arriva a Palermo nel 1459 dove apre una bottega che alla sua morte sarà ripresa da suo figlio Antonello. Contribuirà fortemente alla diffusione del linguaggio rinascimentale in Sicilia. Qui gli vengono affidati i restauri dei mosaici della Cappella Palatina (navata sinistra) durati dal 1460 fino al 1462.

Del 22 novembre 1463 è il contratto per l'esecuzione del Monumento ad Antonio Speciale, figlio unico di Pietro, nella Tribuna della chiesa di San Francesco d'Assisi a Palermo, terminato nel 1473; notevole la figura del giovane chiuso nella sua corazza, disteso su una sontuosa coltre arabescata, con ai piedi due cani di guardia. Nella stessa chiesa, nell'allora Cappella del Soccorso, ora Cappella del Sacro Cuore, scolpisce la Madonna del Soccorso, liberamente esemplata sullo stile della nota Madonna di Trapani di Nino Pisano. Successivamente, il 1º dicembre, si obbliga col nobile Riccardo de Lancirotto di Salemi, procuratore della Chiesa Madre, a realizzare un fonte battesimale e la statua di San Giuliano, oggi entrambi al Museo Civico. Verso il 1468 esegue l'Annunciazione oggi al Museo Diocesano di Palermo.

Nella galleria di palazzo Abatellis è conservato il busto di Pietro Speciale datato 1469, già nel palazzo Speciale e nel 1470 esegue un altro ritratto del medesimo ora nella collezione Barresi di Trapani. Dello stesso anno è la Madonna del municipio di Licata, tipologicamente simile alle statue della chiesa del Sangue di Cristo dell'Ospedale di Palma di Majorca. E sempre nel 1470 progetta e orna la Cappella di Santa Cristina nel Duomo di Palermo e nel 1474 s'impegna nella sua decorazione marmorea. L'11 marzo dello stesso anno esegue un fonte marmoreo per un mercante catalano.

Nella chiesa del Carmine a Marsala dal 1475 al 1477 scolpisce il bel sarcofago del cavaliere Antonio Grignano che si era distinto all'assedio di Djerba. Per la chiesa di Santa Maria dei Franchi il 25 maggio 1480 vende all'arciprete Antonio Mini una sua Madonna col Bambino. Il contratto per il monumento al Beato Gandolfo Sacchi, frate di Binasco, patrono di Polizzi Generosa è dell'11 aprile 1482.

A Lorenzo di Faenza il 14 maggio 1483 consegna tre statue da vendere a Barcellona. E per la citata Cappella di Santa Cristina nel Duomo di Palermo nel 1484 collabora con Giorgio da Milano all'esecuzione dell'arco marmoreo di cui si conservano otto scomparti nel Museo Diocesano di Palermo. Il 26 agosto dello stesso anno riceve dal nobile Nicolò de Saladino, procuratore della Confraternita dell'Annunziata di Palermo il pagamento per i capitelli della chiesa, ed esegue la porta laterale della chiesa di Sant'Agostino.

Nella Cattedrale di Mazara del Vallo realizza nella Cappella Barbaro tra il 1485 e il 1487 il monumento al vescovo Giovanni Montaperto e la Madonna Montaperto del tutto in sintonia con quella della Cappella Alliata in San Francesco d'Assisi a Palermo. Come attestazione della stima acquisita, figura nel 1487 come primo iscritto nel Privilegium pro marmorariis et fabricatoribus del Senato di Palermo e coordina l'attività del figlio Giovanni.

Il 23 novembre 1491 con Andrea Mancino si obbliga per la sua ultima opera la Madonna di Loreto per la Cappella Barbaro della chiesa di San Francesco a Marsala. Molte Madonne sono uscite dalla sua bottega (Chiesa di San Francesco, Galleria Nazionale di Palermo, Cattedrale di Mazara del Vallo, Cattedrale di Siracusa, San Francesco di Agrigento) e opere palermitane come la Pietà nella chiesa di San Domenico di Guzmán e il portale della chiesa di Santa Maria di Gesù.

Dopo la sua morte, avvenuta il giorno prima, il 30 settembre 1492 viene sepolto nella chiesa palermitana di San Giacomo alla Marina.

Tabernacolo della Cappella palatina in Castel Nuovo

[modifica] Opere

[modifica] Note

  1. ^ Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale, Volume 2, pag.189-190, 1998, ISBN 8879894293
  2. ^ Mollisi, 2004, 49.

[modifica] Bibliografia

  • Giuseppe Merzario, I Maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600 – 1800), G. Agnelli, Milano 1893.
  • Edoardo Arslan (a cura di), Arte e artisti dei laghi lombardi, I, Tipografia Editrice Antonio Noseda, Como 1959, 77, 173-175, 180, 184, 208, 218, 219, 245-263, 266.
  • Francesco Caglioti, Sull'esordio brunelleschiano di Domenico Gaggini, in Omaggio a Fiorella Scricchia Santoro, "Prospettiva", 91/92, 1998, 70-90.
  • R. Bernini, Gaggini Domenico, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1998, 235-240.
  • Maria Concetta Di Natale (a cura di), La chiesa di santa Cita: ritorno all'antico splendore, Centro San Mamiliano, Palermo 1998.
  • Teresa Viscuso (a cura di), Vincenzo degli Anzani da Pavia e la cultura figurativa in Sicilia nell'età di Carlo V, catalogo della mostra, Ediprint, Siracusa 1999.
  • Gioacchino di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XIV e XVI, Edizioni librarie siciliane, Palermo.
  • Francesco Negri Arnoldi, La Scultura del Quattrocento, Palermo 1994, 203-205.
  • Rosolino La Mattina, Felice Dell'Utri, Salvatore Riggio Scaduto, La Madonna col Bambino di Salemi: un esempio di terracotta policroma toscana del secolo XV in Sicilia, Lussografica, Caltanissetta 2001.
  • Clario Di Fabio, Domenico Gagini da Bissone a Firenze e a Genova con una postilla per suo nipote Elia, in Genova e l'Europa continentale. Opere, artisti, committenti, collezionisti, a cura di Piero Boccardo, Clario Di Fabio, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2004, 48-71.
  • Giorgio Mollisi, La Genova dei Ticinesi. Gli artisti provenienti dal Ticino a Genova dal Medioevo al Settecento, in Arte&Storia, anno 5, numero 20, Edizioni Ticino Management, Lugano 2004, 48-49.
  • E. Romano, La Madonna con il Bambino della bottega dei Gaggini, in Kalós, 17, 4, 2005, 33.
  • Valeria Genovese, Colore, brillio e lustro: I Gagini e la percezione delle imagines depictae, in Promuovere le arti: intermediari, pubblico e mercato a Roma fra VIII e XIX secolo, "Ricerche di storia dell'arte", 90, 2006, 81-100.
  • Riccardo Navone, Viaggio nei Caruggi, edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova 2007, 44, 475.
  • Andrea Spiriti, I Gaggini. Una stirpe di artisti bissonesi, in Giorgio Mollisi (a cura di), Bissone terra di artisti, Arte&Storia, anno 8, numero 41, Editrice Ticino Management S.A., dicembre 2008, 39-40.

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