Geraci Siculo

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Geraci Siculo
comune
Geraci Siculo – Stemma Geraci Siculo – Bandiera
Geraci Siculo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
Sindaco Bartolo Vienna (Per Geraci) dal 17/06/2008
Territorio
Coordinate 37°52′00″N 14°09′00″E / 37.866667°N 14.15°E37.866667; 14.15 (Geraci Siculo)Coordinate: 37°52′00″N 14°09′00″E / 37.866667°N 14.15°E37.866667; 14.15 (Geraci Siculo)
Altitudine 1.077 m s.l.m.
Superficie 112 km²
Abitanti 1 943[1] (31-12-2010)
Densità 17,35 ab./km²
Comuni confinanti Castel di Lucio (ME), Castelbuono, Gangi, Nicosia (EN), Petralia Soprana, Petralia Sottana, San Mauro Castelverde
Altre informazioni
Cod. postale 90010
Prefisso 0921
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082037
Cod. catastale D977
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti geracesi
Patrono san Bartolomeo
Giorno festivo 24 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Geraci Siculo
Posizione del comune di Geraci Siculo all'interno della provincia di Palermo
Posizione del comune di Geraci Siculo all'interno della provincia di Palermo
Sito istituzionale

Geraci Siculo (Jiràči in siciliano[2]) è un comune italiano di 1.956 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia.

Vi si combatté, nel 1338, una cruenta battaglia fra Pietro II di Sicilia e Francesco I Ventimiglia.

Fa parte del Parco delle Madonie ed è incluso nel club de I borghi più belli d'Italia.[3]

Geraci Siculo è un paese dalle antiche origini con un impianto urbanistico risalente al medioevo. È un paese dedito all’agricoltura e alla pastorizia, la principale attività economica è lo stabilimento per la raccolta e l'imbottigliamento dell'acqua minerale proveniente dalla fonti delle montagne geracesi. Molto particolari sono anche le tradizioni del borgo, fra cui almeno vanno ricordate la festa del ringraziamento (dedicata ai Santi Bartolo e Giacomo e all'Annunziata) e la festa del Crocifisso. Tra le manifestazioni il torneo cavalleresco in costume d'epoca.

Geraci Siculo diede i natali al famoso matematico Giacomo Albanese.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Geraci Siculo fu abitato sin dall’epoca preistorica, come testimoniano i reperti rinvenuti nelle campagne limitrofe. Oggi questi oggetti sono esposti nel Museo Minà Palumbo di Castelbuono e nel Museo Archeologico di Palermo.

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

La colonizzazione greca dell’isola avvenne dall’VIII secolo a.C. ma interessò il territorio geracese solo poco dopo il 550 a.C., furono loro che assegnarono all'insediamento il nome Jerax, avvoltoio, poiché la Rocca era abitata da questi predatori. Nel 241 a.C. Geraci era un importante insediamento romano. Le Madonie entrarono infatti a far parte della sfera culturale del mondo greco-romano e poi bizantina.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

La zona di Geraci continuò a essere popolata anche durante l’età alto medievale, come testimonia il ritrovamento di alcuni frammenti risalenti al periodo della colonizzazione agricola della campagna madonita. Notizie certe riguardanti specificatamente Geraci si hanno dall’840 d.C., data della conquista saracena. Durante la dominazione il Castello, che vi si trovava già da prima, fu ampliato e fortificato. Dopo la divisione della Sicilia, da parte dei Musulmani, in tre province (Val Demone, Val di Noto e Val di Mazzara), le Madonie, quindi anche Geraci, fecero parte della prima e, a differenze delle altre valli, riuscirono a mantenere la propria fede, convivendo pacificamente con l’elemento islamico. Dopo la dominazione saracena Geraci divenne la località interna più importante, data la sua posizione strategica.

La Contea di Geraci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Contea di Geraci.

Con la conquista Normanna (1062-1064), il borgo, in seguito alla battaglia di Cerami, fu concesso in feudo da Ruggero I al nipote Riccardo Serlo II d'Altavilla.

In epoca sveva, la contea entrò nell'orbita della famiglia Ventimiglia: nel 1258, Enrico II Ventimiglia, sposando la contessa Isabella, di origine normanna e membro della Casa reale di Federico II, fu creato Conte di Geraci. Durante il regno di Corrado II, la contea allargò i propri confini, includendo Collesano, Petralia Superiore e Inferiore, poi Gratteri e Isnello; il conte Enrico, inoltre, ottenne importanti beni e palazzi nella città vescovile di Cefalù.

Nel 1270, gli Angioini, divisero e concessero agli invasori provenzali i territori della contea. Durante la guerra del Vespro, però, Enrico II e suo figlio Aldoino, guidarono il partito svevo-aragonese nella ribellione contro Carlo I d'Angiò, riacquisendo il controllo della contea. Gradualmente, la contea di Geraci divenne un vero e proprio "stato nello stato", giungendo ad amministrare la giustizia e a coniare proprie monete.

Nel 1419, la capitale dello "stato delle Madonie" fu trasferita da Geraci a Castelbuono, per volere del conte Giovanni I Ventimiglia. Costui, valoroso comandante militare, fu anche Governatore generale e Reggente del Regno di Napoli e, tra il 1430 e il 1432, Viceré di Sicilia; nel 1444, divenne anche Viceré del Ducato di Atene. Nel 1430, inoltre, Alfonso V d'Aragona concesse alla contea il diritto ereditario di piena giurisdizione penale. Nel febbraio-marzo 1436, la Contea di Geraci diventa Marchesato, ponendo il signore di Geraci al primo posto - per rango - del Parlamento siciliano.

Dall’età moderna a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 1595 e 1606 il Marchese di Geraci e Principe di Castelbuono è nominato Presidente del Regno. Da quel momento Castelbuono assume le funzioni centrali, sia dal punto di vista amministrativo che militare. Negli anni successivi Geraci vive una vita politica e amministrativa uguale a quella di tanti altri Paesi dell’entroterra siciliano.

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant’Anna[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Anna (Cappella palatina)

La chiesetta di Sant’Anna al Castello si ritiene sia la cappella palatina dei Ventimiglia, pertanto la sua storia sembra legata alle vicende storiche-culturali del signore di Geraci. Fu costruita o ricostruita entro le mura del Castello da Francesco I Ventimiglia che ereditò la contea di Geraci dal padre Alduino; ciò è attestato da una lapide oggi sistemata all’interno della cappella. L’anno di costruzione della chiesa non è stato definito precisamente in quanto si tramanda che la reliquia di Sant’Anna era già custodita e venerata nell’antico castello sin dal 1242. Degli elementi originali della chiesa rimangono le colonnine in pietra viva con capitelli che, a gruppi di tre, poggiano nei muri laterali. Sull’altare vi è la tela raffigurante la Natività di Maria attribuita a Giuseppe Salerno, detto Lo Zoppo di Ganci, e nel muro di sinistra l’acquasantiera in pietra scolpita. In questa chiesa ogni anno si svolgono due manifestazioni religiose: il 26 luglio la festa di Sant’Anna e l’8 settembre la festa della Beata Vergine Maria Bambina.

Chiesa di San Giacomo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giacomo

La Chiesa di San Giacomo, situata nei pressi del Castello, è formata da una navata centrale e due ampie cappelle laterali. Durante i lavori di restauro del 1984 sono state rinvenute varie sovrapposizioni e in un pilastro è stato trovato un affresco bizantineggiante del XIV secolo raffigurante un Santo benedicente. Tra le opere d’arte ospitate, si segnalano: una statua lignea del XVIII secolo, raffigurante San Giacomo, attribuita a Filippo Quattrocchi, e le tele ritraenti l’Immacolata tra i Santi Giacomo e Chiara e la Conversione di San Paolo, attribuita al pittore madonita De Galbo; un Crocefisso ligneo trecentesco, raro esemplare di Crocefisso legato alla corrente nordica del gotico doloroso in Sicilia.

Chiesa dei Santi Cosma e Damiano[modifica | modifica wikitesto]

A Nord-Ovest del territorio, nella zona denominata San Cusimano, in un’oasi pianeggiante, sorge una piccola cappella dedicata ai Santi Cosma e Damiano. La chiesetta è molto antica, come denota il portale goticheggiante. L’unica opera presente nella cappella era una tela del pittore De Galbo rappresentante i due Santi che purtroppo è stata trafugata nel 1983.

Chiesa di Santa Maria Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Santa Maria Maggiore

Dagli Atti dell’archivio parrocchiale risulta che la chiesa fu consacrata il 16 agosto 1495, ma la sua costruzione risale a più di un secolo prima, cioè verso la metà del XIV secolo, come si desume dal portone e da alcuni elementi dello stile originario venuto alla luce durante i lavori di restauro. La Chiesa anticamente non aveva le attuali dimensioni poiché originariamente non era una parrocchia (cominciò ad esserlo nel 1460). Le modifiche furono apportate, a causa dell’aumento della popolazione, dall’arciprete Don Nicola Giaconia, e portarono a un mutamento radicale dello stile. La facciata, che si affaccia sulla piazza principale del paese, è composta dal portale ogivale in pietra, risalente alla costruzione originale, da un arco decorativo a sesto acuto, da una bifora, un rosone e da una torre campanaria, aggiunti in un secondo tempo,. In stile barocco sono rimaste le cappelle laterali. Tra le tante opere d’arte contenute all’interno della Chiesa, le più pregiate sono: l’acquasantiera in marmo bianco del XVI secolo, che reca al centro scolpita la figura della Madonna con il Bambino; le statue marmoree della Madonna della Neve, sulla cui base ottagonale risalta tra le varie rappresentazioni scolpite lo stemma della famiglia dei Ventimiglia, e della Madonna delle Mercede realizzate dalla bottega dei Gagini; il fonte battesimale in marmo alabastrino riccamente scolpito, su cui risalta la rappresentazione del Battesimo di Cristo, proveniente anche questo dalla bottega dei Gagini; le tele rappresentanti il Purgatorio e la Natività rispettivamente attribuite agli artisti madoniti Lo Zoppo di Ganci e De Galbo. L’altare maggiore è stato recentemente sostituito con un blocco di pietra proveniente dalla cava di Geraci a causa dei danni riportati dall’originale, ricavato da un sarcofago del 1511, ora spostato in sacrestia. Il coro ligneo, opera della scuola di Antonino d’Occurre di Mistretta, risale al 1650 ed è formato da 19 posti a sedere decorati con motivi tipici del repertorio tardo-manierista e da pannelli dipinti raffiguranti la Vita di Gesù e della Madonna Dalla sacrestia, contenente i ritratti di alcuni tra gli arcipreti che si sono succeduti dal 1461, si accede alle stanze che contengono il tesoro della parrocchia.

Il tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Nel tesoro sono esposti tutte le più importanti suppellettili liturgiche d’argento della Chiesa Madre di Geraci (alcune in stile barocco, rococò e neoclassico) e numerosi paramenti sacri finemente ricamati. Tra le opere più rilevanti vi è l’ostensorio d’argento e argento dorato del XIV secolo raffinatamente lavorato dall’orafo toscano Pino di San Martino da Pisa e il reliquiario architettonico che culmina con la figura di San Bartolomeo, patrono di Geraci, opera della scuola argentiera palermitana e risalente al XVI secolo. Grazie ad un’iscrizione sappiamo che il primo fu donato da Francesco Ventimiglia conte di Geraci originariamente come reliquiario e trasformato in seguito in ostensorio. Sono poi presenti numerosi calici quattro - cinquecenteschi, alcuni recanti il più antico marchio della maestranza degli orafi di Palermo (l’aquila con ali a volo basso e la scritta RUP, acronimo di Regia Urbs Panormi). Sono anche esposti alcuni gioielli donati dalle famiglie come ex voto ai Santi protettori. La prima sistemazione del tesoro si deve all’arciprete don Isidoro Giaconia: nel 1995 esso fu riorganizzato utilizzando il criterio espositivo cronologico consentendo al visitatore di notare come attraverso i secoli cambino tipologie e stili.

Chiesa del collegio di Maria[modifica | modifica wikitesto]

Il Collegio sorse nel 1738; la chiesa ad essa collegata è ad una navata, ornata con stucchi a rocaille in oro. La facciata marmorea che dà su Piazza del popolo risale al XVIII secolo. Tra le opere d’arte che contiene, vi è la tela raffigurante la Madonna del Rosario del XVIII secolo, la scultura lignea policroma risalente al tardo-seicento di San Michele, un’altra tela raffigurante la Natività datata 1651 e una croce dipinta risalente al XVII secolo, legata alla ricca produzione madonita dei secoli precedenti. Inoltre all’interno del collegio vi è una collezione privata di Bambinelli in cera con culla appartenenti alle suore; alcuni sono del XVIII secolo ornati con coralli e trine di fattura artigianale locale.

Chiesa di Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Santo Stefano

La chiesa, che oggi funge da Auditorium, ha una struttura a croce greca irregolare risalente al primo Seicento e possiede un caratteristico campanile a conci policromi. Tra le opere d’arte che contiene, è interessante la scultura lignea policroma e dorata di Santo Stefano del XVI secolo e la tela che raffigura il Santo e il suo martirio datata 1609, attribuita all’artista madonita soprannominato Zoppo di Ganci.

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Questa chiesa risale al XIV secolo ed è una delle più antiche del paese; è adiacente alla Porta Baciamano e si presenta a una navata. Tra le opere d’arte che racchiude, vi è la scultura lignea raffigurante San Rocco, opera di maestro siciliano del XVI secolo, e la tela ovale raffigurante la Madonna della Catena del XVIII secolo.

Chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Composta da una sola navata, contiene la tela raffigurante la Madonna del Lume, opera del 1757, le statue lignee raffiguranti Sant’Antonio di Padova e San Francesco, la tela raffigurante il Transito del Patriarca San Giuseppe e la scultura lignea della Madonna del Salvatore del XVII secolo.

Monastero Santa Caterina[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di questo monastero delle Benedettine cassinesi sono collegate a un congregazione di donne ritirate che avevano la loro abitazione presso la prima chiesa madre del paese dedicata a San Giuliano. Nel monastero sono conservati paramenti ricamati in oro e argento, alcuni dei quali risalenti al XVIII secolo, e alcuni atti e documenti interessanti. Fra le opere che include, si ricorda il reliquiario architettonico di San Giuliano che reca alla base le figure di Santa Caterina e della Vergine e che culmina con il Cristo risorto. È un’opera goticheggiante risalente al XVI secolo e attribuita alla maestranza argentiera palermitana. Da ricordare vi è anche la scultura marmorea rappresentante Santa Caterina, di Giuliano Di Marino da Palermo, e l’organo risalente al 1765, attribuito a Giacomo Andronico di Palermo.

Chiesa di San Giuliano[modifica | modifica wikitesto]

Annessa al monastero delle Benedettin,e si presenta a una navata. Esisteva già prima del 1495, anno in cui cessò di essere parrocchia. Risalente al 1818 è l’altare maggiore lavorato in legno da Gaetano Durante da Palermo. Fra le opere d'arte che la chiesa contiene, la più caratteristica è la scultura lignea di San Lorenzo, opera risalente al XVII secolo. La grata inferiore del coro è pregevole opera di maestri siciliani del 1652 circa, la parte superiore dovette essere realizzata nel XVIII secolo e la cantoria in ferro battuto alla fine del settecento.

Chiesa di Santa Maria della Cava[modifica | modifica wikitesto]

La cappella è ubicata nella contrada Vicaretto in uno spazio pianeggiante circondato da una folta vegetazione e da alture. La costruzione risale al XIV secolo, al tempo di Francesco I Ventimiglia, e vi si possono scorgere ancora reperti di gran pregio architettonico, scultoreo e pittorico quali il portone ogivale, il rosone, entrambi decorati in rilievo, l’arco interno a sesto acuto montato con pietre a blocchi lineari, le finestre in stile romanico, i resti di affreschi bizantineggianti, uno dei quali raffigura il busto di un Santo. Nella chiesetta era conservata la tela dell’Annunciazione, ora custodita nella chiesa madre, che secondo la tradizione, appena fu portata in paese in processione, fece cessare il colera che in quel periodo imperversava nel borgo mietendo molte vittime.

Chiesa di Santa Maria La Porta[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa, costruita nel 1496, prende il nome di Santa Maria La Porta perché collocata in corrispondenza di una delle porte che chiudevano Geraci al tempo dei Ventimiglia. È a una navata e a croce latina; s’ipotizza che abbia inglobato una piccola cappella già esistente. Il portale di marmo bianco, datato 1496 e attribuito a Giovannello Gagini e ad Andrea Mancino, presenta sull’architrave tre medaglioni tondi in cui sono rappresentati l’annunciazione e l’eterno padre (in quello centrale). Sull’architrave ci sono dei cherubini alati sovrastati da una Madonna col bambino attorniata da angeli. Una croce sormonta il portale, fiancheggiato da due colonnine scolpite alla cui base sono rappresentati la creazione di Adamo ed Eva e il peccato originale. Il soffitto è ornato da affreschi ottocenteschi raffiguranti quattro scene dell’antico testamento e sull’architrave di una finestra che porta alla torre campanaria, grazie ai restauri, è stato scoperto un Cristo deposto dalla croce finemente scolpito in legno. Tra le opere d’arte della chiesa vi è il polittico marmoreo policromo dell’altare maggiore, risalente al XVI secolo e attribuito alla bottega dei Gagini, la scultura raffigurante la Madonna della Porta con il bambino del 1475 attribuita a Domenico Gagini e il Crocifisso ligneo policromo del XVII attribuito generalmente alla scuola di Fra Umile Pintorno. Sotto l’altare di quest’ultimo è stato trovato un affresco raffigurante la Deposizione di Gesù del XVIII secolo. Nella chiesa ci sono numerose tele, risalenti al XVII-XVII secolo, e un affresco raffigurante la Madonna in trono col Bambino del XV secolo.

Chiesa di San Bartolomeo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Bartolo e Convento Agostiniano

Incerta è la data della costruzione che probabilmente risale alla seconda metà del XIII secolo. Si ipotizza sia il Sepolcreto dei Ventimiglia: qui infatti venne sepolto Francesco I Ventimiglia nel 1338. La chiesa, a una navata, fu ampliata nel 1775 e abbellita e decorata nel 1794. Tra le opere che contiene, vi sono due colonnine binate provenienti dal chiostro agostiniano del XIV secolo, un polittico marmoreo attribuito a Antonello Gagini, e una scultura lignea raffigurante San Bartolomeo della fine del XVIII secolo con caratteristiche stilistiche che rimandano allo scultore Filippo Quattrocchi. Alla chiesa è affiancato l’ex convento agostiniano risalente alla fine del XVII secolo che ancora conserva la sua antica struttura planimetrica e altimetrica e l’originaria disposizione degli spazi interni.

Altri edifici e monumenti[modifica | modifica wikitesto]

"Bevaio" della SS. Trinità[modifica | modifica wikitesto]

"Bevaio" della SS. Trinità

L'abbeveratoio della SS. Trinità, fatto costruire dal Marchese Simone Ventimiglia, poggia su un rettangolo di venti metri di lunghezza, ha due fontane laterali in pietra con quattro bocche che riversano l’acqua in coppe di arenaria e una vasca centrale dove l’acqua proveniente dalle fontane è riunita. Una cornice merlata si eleva sul timpano e le fontane sono sovrastate da due piramidi, ognuna delle quali porta uno stemma, raffigurante le tre contee normanne, con tre strisce orizzontali e tre stelle e al di sotto due mascheroni. La costruzione di sinistra è fiancheggiata di motivi floreali, quella di destra da un vaso di fiori. Dentro una cornice rettangolare vi è lo stemma del casato dei Ventimiglia raffigurante un leone rampante che sostiene una spada con le zampe anteriori, mentre quelle posteriori sono coperte da un elmo. La costruzione fu abbassata nel periodo fascista per renderla funzionale come abbeveratoio per gli animali.

Il Castello[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello

Sopra una massiccia roccia arenaria si trovano gli antichi resti del Maniero dei Ventimiglia. La costruzione fu la prima difesa occidentale della vasta Contea in quanto la sua posizione la rendeva inaccessibile. Oltre per la sua posizione l’inaccessibilità era dovuta anche alla struttura: all’interno gli ambienti avevano una distribuzione e collocazione militaresca, priva di lussi, ed era preparata ad resistere anche a lunghi assalti. Nel sottosuolo vi erano le cisterne per l’acqua, gli spazi per le provviste e le prigioni; al pian terreno c’erano le scuderie, le cucine, le sale d’armi e le feritoie per i tiratori mentre il piano superiore era adibito a residenza della famiglia del conte. Si presume che il castello sia stato costruito in età bizantina. I Normanni lo trasformarono per le loro esigenze militari e al tempo degli Aragonesi e dei Ventimiglia divenne una vera e propria fortezza militare; risale a questo periodo infatti la chiusura del perimetro urbano con le grandi porte di cui ancora oggi si possono intravedere i segni. Del castello oggi sopravvivono i ruderi: gli angoli mozzati delle torri, le feritoie, le cisterne vuote e la chiesetta di Sant’Anna, integra in mezzo alle rovine.

Biblioteca Comunale[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca è sorta intorno al 1866 e all’interno conserva, oltre a un considerevole patrimonio librario sia antico sia moderno, l’archivio storico e una tela raffigurante la Trasfigurazione sul monte Tabor che reca la firma dell’artista De Galbo e che è datata 1794. Grazie a una donazione, possiede un prezioso volume a stampa del famoso trattato di Federico II sulla Falconeria, l’unico esistente in Sicilia, risalente al 1595: Reliqua Friderici Imperatori De Arte Venandi Cum Avibus.

Archivio Storico[modifica | modifica wikitesto]

Ha un notevole patrimonio documentario che consente di ricostruire la vita amministrativa ed economica del Comune dal 1500.

Convento dei Padri Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

Convento dei Padri Cappuccini

La prima pietra fu posta il 28 novembre del 1689, su richiesta del Marchese di Geraci,. L’edificio si sviluppa a ferro di cavallo con, al centro, uno spazioso cortile. A sinistra c’è la chiesa settecentesca, dove è possibile intravedere ancora i fini stucchi che l’abbellivano, a destra vi è il refettorio con due affreschi settecenteschi raffiguranti l’Ultima Cena e la Crocifissione, mentre al piano superiore vi è il dormitorio con le varie celle. Il convento oggi ospita il museo dei mestieri e la mostra dei presepi locali.

Monumento alla pace universale[modifica | modifica wikitesto]

Opera dello scultore contemporaneo Tommaso Geraci raffigurante Massimiliano Kolbe, Salvo D'Acquisto e Mahatma Gandhi, si trova all’interno del Parco delle Rimembranze.

Cittadinanze onorarie[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e feste[modifica | modifica wikitesto]

Festa del SS. Crocifisso (3 maggio)[modifica | modifica wikitesto]

Certamente la più sentita dai fedeli geracesi, la festa del Crocifisso, detta anche semplicemente "tre maggiu", si distingue per la sua singolarità. Già dal 25 aprile, nella Chiesa di Santa Maria la Porta, dove è custodito il pregevole simulacro del XVII secolo, i fedeli si radunano mattina e sera, per otto giorni, in preparazione alla festa. Dopo aver recitato la tradizionale crunedda viene celebrata l'Eucaristia. Non è difficile incontrare persone che, durante questi giorni, si recano in chiesa a piedi scalzi per adempiere a un voto. La mattina del 3 maggio, verso le dieci, dalla chiesa Madre si muove un corteo processionale composto dalle sette confraternite, dal comitato, dai sacerdoti e dalle autorità civili e militari. Quattro uomini portano le teche contenenti gli ex voto donati nei secoli al SS. Crocifisso. Giunta la processione alla chiesa di Santa Maria la Porta, ha luogo la Messa Solenne. Al termine, verso mezzogiorno, arriva il momento più atteso di tutta la festa: il simulacro del Crocifisso viene deposto dalla pala d'altare dove aveva troneggiato per otto giorni. Il suono di campanelle e lo sparo di alcuni colpi di cannone fuori dalla chiesa accompagnano questo momento, insieme al grido dei bambini di Geraci che rimarrà ininterrotto per tutto il corso della processione che prende inizio subito dopo: "Pani e Paradisu, misericordia Signuri!". I bambini, a piedi scalzi e camminando all'indietro rivolti al Crocifisso, con corone di spine e flagellandosi simbolicamente con cordicelle, precedono immediatamente il fercolo processionale. Ogniqualvolta vengono esplosi i mortaretti, i piccoli si inginocchiano tutti insieme e gridano più forte. Precedono il Crocifisso centinaia di fedeli, donne e uomini, con grossi ceri spenti adornati con fiocchi bianchi, le torce. In piazza del Popolo ha luogo una sosta per la predica, affidata di anno in anno a un sacerdote diverso, ma non prima che l'intero corteo, Crocifisso compreso, abbia effettuato il giro delle navate laterali della Chiesa Madre. Al termine della processione, giunta ormai verso le tre del pomeriggio nella chiesa da cui era partita, ai fedeli viene distribuito del pane benedetto. L'assenza di manifestazioni ludiche di qualsiasi tipo rende la festa un evento esclusivamente liturgico e penitenziale, unico nel circondario e immutato nei secoli.

Giostra dei Ventimiglia (4-5-6 agosto)[modifica | modifica wikitesto]

È una manifestazione che si svolge ogni anno nel mese di agosto e fa parte di un progetto turistico e culturale denominato "Progetto Contea dei Ventimiglia", all’interno del Grande Evento “Madonie tradizioni nobiliari e contadine”, inserito nel calendario delle manifestazioni di grande richiamo turistico della regione Siciliana, assieme ai Comuni di Gangi e Petralia Sottana. Il progetto si riferisce ad una serie di iniziative culturali, sociali ed economiche finalizzate alla promozione e al recupero della memoria storica di tutti i comuni (28) che fecero parte a vario titolo della prestigiosa Contea di Geraci, vero stato nello stato del regnum Siciliae. La manifestazione prevede sfilate in costumi del XIV secolo, giochi cavallereschi, esibizione di falchi in simulazione di caccia, cucina medievale, musica e rappresentazioni medievali, esibizione di cavalli d'alta scuola, incontri culturali, riproposizione della moneta ventimigliana. Il tutto s’impernia sulla riscoperta della medievalità in questi Centri che conservano ancora intatti le caratteristiche e l'impianto urbanistico medievale.

Festa di San Giacomo Apostolo (II domenica di agosto)[modifica | modifica wikitesto]

Insieme al patrono San Bartolomeo, San Giacomo Apostolo il Maggiore è venerato a Geraci come protettore. In occasione della festa liturgica del Santo, che ricorre il 25 luglio, da sempre sono state celebrate una o più Messe nella chiesa a lui dedicata, nei pressi dei ruderi del Castello. Ultimamente, in questo giorno, è stato effettuato anche il prelevamento del simulacro, che prima avveniva nella vigilia della festa, durante il quale, processionalmente, la statua del santo viene portata nella Chiesa Madre. La seconda domenica di agosto è giornata di festa, certamente di tono minore rispetto ad altre, ma non per questo meno sentita. All'imbrunire ha luogo la solenne processione che prevede la partecipazione di tutte le congregazioni e che si conclude ancora una volta nella Chiesa Madre, dove il simulacro del Santo rimarrà fino al 24 settembre, festa del Ringraziamento. A sera, in piazza del Popolo, si svolge uno spettacolo di intrattenimento.

Festa patronale di San Bartolomeo Apostolo (23-24 agosto)[modifica | modifica wikitesto]

Le statue lignee rappresentanti San Giacomo e San bartolo

Fin dal Medioevo l'apostolo San Bartolomeo, identificato con il Natanaele dei Vangeli, è venerato come patrono del paese di Geraci. A lui è dedicata una chiesa collocata all'ingresso nord del paese, a cui è annesso un convento dei padri agostiniani oggi, purtroppo, in rovina. La devozione al Santo patrono è stata da sempre associata dai geracesi a quella verso il santo protettore, San Giacomo Apostolo il Maggiore. Ciò è confermato dal fatto che il simulacro di San Bartolomeo, nelle diverse processioni, è sempre affiancato da quello di San Giacomo, anche se ultimamente, il 22 di agosto, è stata introdotta una ulteriore processione del solo simulacro del Patrono nel quartiere Sant'Antonio Abate, zona di recente espansione del paese. La festa del Santo è preceduta da un intero mese di preparazione durante il quale, ogni mattina, dopo la recita della tradizionale Coroncina, viene celebrata una Messa nella Chiesa a lui dedicata. Curioso è sentire come, in questi trenta giorni, la campana di questa chiesa venga suonata a distesa allAngelus e allAve Maria.

Prescindendo dall'aggiunta recente del 22, la festa ha inizio la mattina del 23 agosto. La banda musicale effettua prima un giro nella parte superiore del paese. Intorno alle dieci, dalla Chiesa Madre ha inizio la processione durante la quale si effettua il prelevamento del simulacro di San Bartolo, momento molto sentito: si va pigghia a SanMartulu. Quindi la statua di San Giacomo viene portata fin di fronte l'ingresso della Chiesa del Patrono. Uscito fuori il simulacro di quest'ultimo è il momento del salutu: attraverso una serie di inchini è come se i due santi, considerati tradizionalmente come cugini, simbolicamente si salutassero. Dove possibile a fianco, i due simulacri vengono ricondotti poi nella Chiesa Madre attraverso il Corso principale. Oltre a diverse manifestazioni ludiche e alle celebrazioni liturgiche, la festa prevede l'indomani, giorno 24, una seconda processione, in cui i fercoli dei due Santi vengono condotti lungo il percorso tradizionale delle processioni. Al termine vengono posti entrambi nel presbiterio della Chiesa Madre, dove rimarranno esposti alla venerazione dei fedeli fino al 24 settembre, festa del Ringraziamento. A sera, dopo uno spettacolo in piazza, chiudono i fetseggiamenti i fuochi d'artificio.

Festa in onore di Maria SS. Annunziata (2ª domenica di luglio)[modifica | modifica wikitesto]

Preceduta da una Novena durante la quale viene cantato il tradizionale Stellario in dialetto e la Salve Regina, la festa in onore della Compatrona della cittadina si svolge con solennità la seconda domenica di luglio di ogni anno. Questa data risale al 1837, anno in cui nello stesso giorno il popolo di Geraci, afflitto dal colera, si recò con fede nella Chiesa dell'Annunziata alla Cava (bosco nel territorio del paese), e prelevò la tela dell'Annunciazione, portandola fino alla Chiesa Madre del paese. Miracolosamente, subito dopo tale atto di fede, la cittadina fu liberata dal flagello. Per tale prodigio la Madre Annunziata fu proclamata celeste Compatrona (insieme a San Bartolomeo) dei geracesi e festeggiata ogni anno. I festeggiamenti, oltre alla già citata Novena, prevedono una solenne e suggestiva processione con il Quadro per le vie del paese, molto partecipata e sentita da tutta la popolazione. A sera si svolgono vari spettacoli nella piazza principale.

Festa del ringraziamento (24 settembre)[modifica | modifica wikitesto]

Festa del ringraziamento

Un mese dopo la festa patronale Geraci torna ancora a far festa nel ricordo dei suoi santi protettori Bartolomeo e Giacomo. Dall'indomani del 24 agosto ogni pomeriggio, nella Chiesa Madre, dove i simulacri sono collocati uno a fianco dell'altro, hanno luogo le celebrazioni del mese di ringraziamento in onore degli Apostoli. Il 24 settembre (o ultimamente per comodità la domenica più vicina a questa data) ancora una volta il corso principale torna a riempirsi di bancarelle per l'ultima festa della stagione, mentre la giornata è allietata dalle note della banda musicale. In tarda mattinata mattinata ha luogo la Messa Solenne, mentre nel pomeriggio dalla Chiesa Madre muove la Processione. Le statue dei santi vengono portate tra i vicoli fino alla chiesa di san Giacomo, nei pressi dei ruderi del Castello ubicati sul punto più alto del paese; lì ha nuovamente luogo, come il 23 agosto, il salutu che precede l'ingresso in chiesa della statua di San Giacomo. Quindi la processione prosegue in discesa fino all'estremità opposta del centro abitato, dove è la chiesa di San Bartolomeo. Lì, dopo un prolungato sparo di mortaretti (a maschiata) viene introdotto il simulacro del santo che, ubicato nella sua nicchia, rimarrà in quel luogo fino all'anno successivo. La festa è detta del Ringraziamento in quanto, anticamente, in questa data si ringraziava il Signore e i santi protettori per il buon esito del raccolto dell'annata. Segno visibile di questo era la consuetudine di adornare le statue dei santi con delle primizie stagionali. P. S. A causa della momentanea chiusura al culto per motivi statici della chiesa di San Giacomo, il saluto tra i santi avviene provvisoriamente in piazza del Popolo e la statua del santo custodita nella Chiesa Madre.

A Carvaccata di Vistiamara[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione della Cavalcata dei pastori viene tramandata dal 1643, primo anno in cui venne svolta, e si festeggia ogni sette anni la terza domenica di luglio. È un’originale forma di ringraziamento e riconoscenza per la predilezione dimostrata da Dio verso i pastori e probabilmente, nella maniera con cui si svolge, vi è un richiamo alla pastorizia nomade per i boschi dell’isola. La “Cavalcata dei Pastori” consiste in una sfilata a cavallo che parte dall’abitazione del “cassiere” e termina alla chiesa madre dopo aver percorso le vie del paese. Vi è un preciso ordine nel corteo nel rispetto della gerarchia patriarcale: prima i ragazzi, poi i giovani, gli adulti, gli anziani e per ultimo il cassiere. I cavalli e le mule vengono riccamente bardati, i pastori indossano antichi costumi tradizionali e portano i doni che competono a ogni gruppo: i più giovani cavallucci, le pecorelle e colombe realizzati con caciocavallo che vengono sistemati su piccole impalcature (Cunocchie), gli adulti ceri e gli anziani paramenti sacri. Il cassiere, infine, reca il calice, l’antisfera e un drappo di velluto di seta nera riccamente ricamata.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 302.
  3. ^ Sito dell'Associazione Borghi più belli d'Italia
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Paruta, Geraci Siculo, Palermo 1977.
  • G. Chici G., Geraci Siculo - Guida alla Capitale dei Ventimiglia, Palermo 1997.
  • M.C. Di Natale, I tesori nella contea dei Ventimiglia: oreficeria a Geraci Siculo, Caltanissetta 1995.
  • Forme d’Arte a Geraci Siculo dalla pietra al decoro, a cura di M.C. Di Natale, Geraci Siculo 1997.
  • Le immagini della memoria. Foto d’epoca ed altre immagini del repertorio iconografico geracese, a cura di G. Antista e C. Musciotto, Palermo 2000.
  • Pani e Paradisu. La festa del 3 maggio a Geraci Siculo, a cura di G. Antista e C. Musciotto, Geraci Siculo 2006.
  • Geraci Siculo. Arte e devozione. Pittura e Santi Protettori, a cura di M.C. Di Natale, San Marino delle Scale - Geraci Siculo 2007.
  • Alla corte dei Ventimiglia. Storia e committenza artistica, atti del convegno di studi (Geraci Siculo, Gangi, 27-28 giugno 2009) a cura di G. Antista, Geraci Siculo 2009.
  • G. Antista, Architettura e arte a Geraci, San Marino delle Scale - Geraci Siculo 2009.
  • Itinerario gaginiano, Gangi 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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