Cattedrale di Palermo

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Coordinate: 38°06′52″N 13°21′22″E / 38.114444°N 13.356111°E38.114444; 13.356111

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Sito web Sito ufficiale

La cattedrale metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo e sede vescovile dell'[[Arci

Ampia visuale laterale della cattedrale di Palermo
Il prospetto della cattedrale su via Bonello.

La prima Chiesa è costruita nell'attuale area a poche centinaia di metri dal primitivo insediamento Fenicio - Punico ove adesso sorge il Palazzo dei Normanni, lo stesso luogo deputato durante il I, II e III secolo al sacrificio dei primi martiri palermitani oggetto di persecuzioni cristiane. Del luogo di culto edificato intorno al IV secolo e in seguito distrutto dai Vandali, non sono pervenute testimonianze.

Un secondo tempio dedicato alla Vergine Maria Assunta è riedificato sulle rovine del precedente nel 604 del quale è pervenuto, la cripta, la pianta basilicale a forma quadrata. Con l'invasione dell'isola da parte dei Saraceni, nel lungo contesto della dominazione araba che a Palermo spazia dall'anno 831 al 1072, la Basilica è trasformata in Moschea. Il ritorno alla sovranità di matrice cristiana e cattolica avviene con l'avvento dei Normanni grazie al contributo congiunto del Gran Conte Ruggero e di Roberto il Guiscardo. Per celebrare la riconquista territoriale dell'isola, la casata degli Altavilla, promuove e favorisce la costruzione di splendide e monumentali Cattedrali Normanne in tutte le località teatro delle battaglie più cruente, riservando a Palermo la costruzione più laboriosa ma, altrettanto fastosa.

Nel 1184 - 1185 è completata la ricostruzione della nuova cattedrale, voluta dall'Arcivescovo Gualtiero Offamilio. La chiesa fu modificata ancora più volte, ma lo sviluppo in pianta della nuova cattedrale risentì sempre dei forti influssi religioso-architettonici precedenti.

Ripetutamente rimaneggiata e riedificata per svariati eventi, un solo intervento è documentato cronologicamente dovuto a fenomeni sismici, nel 1726 un terremoto distrugge la parte superiore della torre campanaria.

La chiesa, felice espressione di molteplici stili, ha subito nel corso dei secoli vari rimaneggiamenti, a volte discutibili. L'ultimo più ponderoso è stato alla fine del Settecento, quando, in occasione del consolidamento strutturale, si rifece radicalmente l'interno su progetto di Ferdinando Fuga. Nel 1767 infatti, l'arcivescovo Serafino Filangieri aveva commissionato a Ferdinando Fuga un restauro conservativo dell'edificio, teso solamente a consolidarne la struttura. I lavori ebbero inizio solo dal 1781, eseguiti non dal Fuga ma dal palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia e durarono fino al XIX secolo inoltrato. I rifacimenti del Marvuglia furono in realtà molto più invasivi e radicali dei progetti dell'architetto fiorentino, che pensava invece di conservare, almeno in parte, il complesso longitudinale delle navate e l'originario soffitto ligneo. Il restauro intervenne a cambiare l'aspetto originario del complesso, dotando la chiesa della caratteristica ma discordante cupola, eseguita secondo i disegni del Fuga. Fu in quest'occasione che si distrusse la preziosa tribuna che Antonello Gagini aveva innalzato all'inizio del XVI secolo e che era ornata di statue, fregi e rilievi. Anche le pittoresche cupolette maiolicate destinate alla copertura delle navate laterali risalgono al rifacimento del 1781. In questa cattedrale, sintesi di storia e di arte dell'ultimo millennio in Sicilia, oltre ai sovrani normanni, svevi, catalani, sono stati incoronati Vittorio Amedeo II di Savoia e Carlo III di Borbone.

Prospetto occidentale[modifica | modifica sorgente]

Contrariamente alla maggior parte degli edifici di culto come monumento a se stante, la Cattedrale offre oltre alla facciata principale, altri tre interessanti e variegati prospetti:

Prospetto principale o occidentale o di via Matteo Bonello. La via prende nome dal signore di Caccamo dapprima fedele ambasciatore e in seguito cospiratore contro Guglielmo I di Sicilia. La facciata si presenta molto articolata dal punto di vista prospettico, anche nello spazio, per la presenza di due poderosi archi a sesto acuto ispirati all'architettura islamica che raccordano la Cattedrale all'adiacente Palazzo Arcivescovile. Una cancellata e una balaustra a colonnine, in sostituzione dell'antica recinzione costruita da Vincenzo Gagini nel 1575, protegge lo spazio antistante alla facciata, sui pilastri che delimitano i varchi sono poste le statue di San Giuseppe, San Pietro, San Paolo e San Francesco di Paola opere di Giovan Battista Ragusa del 1724 - 1725. Un'intricata, quanto spettacolare selva di torri campanarie neogotiche realizzate nel torrione medievale dell'Arcivescovado su progetto dell'architetto Emmanuele Palazzotto dal 1826 al 1835 si fronteggia con i due torrioni occidentali che delimitano lateralmente la facciata della Cattedrale. Il complesso presenta decorazioni opera di maestri lapicidi trecenteschi e quattrocenteschi. Il portale strombato centrale in stile gotico è del 1353 ed è sormontato da un'edicola contenente un bassorilievo di “Maria con il Bambino”. La porta centrale è del palermitano Filippo Sgarlata del XX secolo. In simmetria e speculari all’asse dell’ingresso sono poste quattro iscrizioni lapidee sovrastate da altrettante nicchie. Il portale è arricchito in alto da una bellissima bifora posta in prossimità della navata centrale all’interno di una cornice mistilinea. I due portali laterali sono sormontati da targhe marmoree e grandiose monofore strombate cieche con più ordini di colonnine e ghiere prospettiche. Tutte le pareti sono coronate dalla caratteristica merlatura.

Prospetto settentrionale[modifica | modifica sorgente]

Prospetto settentrionale o di via Incoronazione. La via prende nome dall'antico passaggio riservato agli imperatori e alla Corte per raggiungere il Tempio per le solenni cerimonie ufficiali. Sul fianco sinistro della Cattedrale si trova integrato l’edificio dell’antica cappella dal quale si affaccia la cosiddetta “Loggia dell’Incoronazione”. Secondo la tradizione dopo l'incoronazione nella Cattedrale, i Re e Sovrani di Sicilia si mostravano ai sudditi affacciandosi dallo spazio sopraelevato presentandosi per la prima volta al popolo. Il Pronao e l'attigua Cappella coeva della Cattedrale erano collegati al grande tempio normanno tramite un portico che grazie alla copertura assicurava a reali, cortigiani e clero di spostarsi da un luogo all'altro anche con condizioni climatiche avverse, a distanza dalla folla per motivi di sicurezza. Appunti d'illustri viaggiatori, cronisti e storiografi, quali Ibn Jubayr, Ugo Falcando, Tommaso Fazello, Giovan Francesco Pugnatore, Vincenzo Di Giovanni, Michele Amari, riconducono alla "Via Coperta", che identifica il corridoio che attraverso l'Arcivescovado Vecchio collegava la Torre Pisana del Palazzo Reale con la Cattedrale. Gli elementi architettonici che decorano l'ingresso alla navata destra sono recuperati dal portico realizzato su questo lato della Cattedrale da Fazio e Vincenzo Gagini nel 1563 - 1567, discutibilmente rimodulati durante i lavori del grande intervento di restauro della fine del XVIII secolo. Il monumentale ingresso è contraddistinto da quattro gruppi di colonne binate in conci di pietra reggenti un complesso architrave spezzato dall'articolata modanatura. Le coppie centrali delimitano l'apertura vera e propria, i vani simmetrici laterali, rientrati e ciechi, ospitano altrettante coppie di colonne ornate da capitelli corinzi. Il portale costituito da colonne marmoree con timpano ad arco spezzato reca al centro una stele a sua volta sovrastata da timpano e aquila imperiale.

Prospetto orientale[modifica | modifica sorgente]

Prospetto orientale o di Piazza dei Sette Angeli o via Simone Beccadelli di Bologna Arcivescovo di Palermo e promotore della costruzione del Palazzo Arcivescovile. Le statue della balaustra della via sono: San Mamiliano di Giovanni Travaglia, Sant'Eustorgio e San Proculo di Antonio Anello; San Golbudeo di Giovanni Travaglia realizzate nel 1673. La parte absidale stretta fra le torricelle è quella più originale del XII secolo. Il prospetto orientale, visibile dalla Piazza Sette Angeli, è delimitato dalle torri angolari orientali poste sud e nord che racchiudono il maestoso vano corrispondente al vasto presbiterio, dalle pareti esterne sono visibili i due catini absidali laterali aperti e ricollegabili all'antico tempio gualteriano incastonati fra le torri di raccordo dalle quali si protende la mole cilindrica dell'abside principale che presenta nel complesso, solo il primo ordine decorato con archi ciechi con più ordini di rilievi. Questo prospetto della Cattedrale è un mirabile esempio di decorazione a tarsia lavica, ovvero di figure geometriche e floreali in pietra lavica alloggiate fra conci di tufo, l'intero secondo ordine è caratterizzato dall'intreccio di doppi rilievi d'archi a tutto sesto che sottintendono monofore o oculi. Una serie di alte monofore cieche sottese da archi segnati da doppia ghiera, decorata a bugne e conci a guanciale, contiene un doppio ordine di strette finestre. Un terzo ordine comprende due grandi archi, il quarto ordine dieci altissime monofore cieche con più ordini di rilievi con inscritte finestre, piccole monofore e oculi ciechi. Le estremità superiori sono ornate da merlatura sinusoidale comune ai vani orientali.

Prospetto meridionale[modifica | modifica sorgente]

Prospetto meridionale o di via Vittorio Emanuele o anticamente strada del Cassaro, parola di derivazione araba indicante la "fortificazione". Il fianco destro della costruzione, con le caratteristiche torrette avanzate e l'ampio portico in stile gotico catalano eretto intorno al 1465, si affaccia sulla "planum Ecclesiae" a sua volta recintata da una balaustra di marmo sui cui pilastri sono poste statue di santi, piazza ridisegnata dall'Architetto Vincenzo Gorgone nell'anno 2000. Sulla destra San Gregorio e Sant'Agostino realizzate da Giovanni Travaglia nel 1673, San Girolamo e Sant'Ambrogio realizzate da Antonio Anello. Le statue che si affacciano sul Corso Vittorio Emanuele partendo da sinistra: Sant'Agatone, Santa Cristina, Santa Silvia realizzate da Carlo D'Aprile; Santa Rosalia, Sant'Oliva, Santa Ninfa di Gaspare Guercio; San Sergio di Carlo D'Aprile realizzate nel biennio 1655 - 1656. Al centro della piazza si trova la statua di Santa Rosalia di Vincenzo Vitaliano del 1744 collocata al posto della "Fontana dei tre vecchioni" che già nel 1664 aveva subito un primo intervento di restauro. Il portale d'ingresso è opera di Antonino Gambara, eseguito nel 1426 per l'incoronazione di Alfonso il Magnanimo, i cui battenti lignei sono di Francesco Castellamare del 1432, occupa la porzione di spazio anteriore compresa tra la seconda cupoletta maiolicata con lanternino e la sesta, corrispondenti alle rispettive campate interne della navata destra. Il portico dalla conformazione a capanna, presenta l'accesso costituito da tre arcate ogivali corrispondenti a tre volte a crociera nell'interno, sorrette da capitelli fioriti e sostenuti da colonne provenienti dalla moschea, la prima colonna a sinistra reca scolpita un'iscrizione tratta dal Corano. L'arco centrale più ampio e più elevato presenta come i due laterali, una ricca decorazione tortile. La trave di sostegno del timpano del portico è decorata da un arabesco nelle cui intercapedini è raffigurata una teoria di Sante Vergini, Profeti, Apostoli, Dottori della Chiesa, Evangelisti, alternata in corrispondenza dei vertici ogivali degli archi, dagli stemmi del Regno di Sicilia, del Senato Palermitano e da quello della Cattedrale. Il timpano è caratterizzato dalla figura di "Dio Padre" al centro della scena dell'"Annunciazione" inserito in una trina scolpita raffigurante girali e fiori stilizzati dalla forte e complessa connotazione geometrica di matrice araba. Il portico è delimitato da piloni, ognuno contraddistinto da tre ordini decorati con monofore appaiate cieche e strombate. All'interno un portale di Antonino Gambara del 1426 ricco di figure floreali e immagini antropomorfe, chiuso in alto da un'edicola contenente un mosaico riproducente la Madonna del XIII secolo; i due monumenti alle pareti commemorano l'incoronazione di Carlo III di Borbone del 1735 a destra quella di Vittorio Amedeo II di Savoia del 1713 a sinistra realizzata da Giovan Battista Ragusa del 1714. Ai lati del mausoleo sono poste le statue provenienti dalla Tribuna di Antonello Gagini: San Giovanni, San Matteo, San Marco e San Luca assieme a numerose targhe, epigrafi e steli marmoree. Il secondo ordine del prospetto meridionale corrisponde alle pareti della navata centrale, risale al periodo normanno ed è caratterizzato da una sequenza di monofore che si alternano aperte e cieche e dalle cupolette che danno luce alla navata laterale. La mole del transetto interseca il lungo parallelepipedo della navata centrale è sovrastato dal tamburo e dalla cupola di Ferdinando Fuga che domina il prospetto meridionale, opera realizzata durante il grande restauro del 1781 - 1801. A sinistra i volumi degradanti dei locali adibiti a Museo, sagrestia dei canonici, con la tipica decorazione a colonnine pensili, dominati dalla mole del corpo sovrastante il "Titulo e Antitulo", dalla torre dell'orologio di Vincenzo Gagini e l'iscrizione "OPERIBVS CREDITE" di sud - est e dal muraglione di raccordo con il corpo centrale. Tutte le pareti sono ingentilite dalla presenza di cornici e decorazioni dovute alla realizzazione di serie contigue di monofore aperte o cieche; ad arco, a ogiva con cuspide acuta, ad arco ribassato; lobate o strombate con più ordini di rilievi, per culminare nelle pareti absidali, con la presenza di monofore sovrapposte inscritte in monofore allungate, rispettando sempre criteri di raffinata simmetria.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Affresco nel catino dell'abside, dove sono rappresentati Roberto il Guiscardo e il conte Ruggero
L'interno dopo il rifacimento del 1781
Il sarcofago di Federico II nella cattedrale di Palermo. Dietro si intravede il sarcofago di Ruggero II

L'interno, che ha subito profonde trasformazioni tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, è a croce latina con tre navate divise da pilastri (gruppi tetrastili con 4 colonne incastonate provenienti dalla antica costruzione rogeriana[non chiaro]) con statue di santi che facevano parte della decorazione della tribuna del Gagini.

Nella navata destra, la prima e la seconda cappella, comunicanti fra di loro, custodiscono le tombe imperiali e reali dei normanni, intorno alle quali ruota una storia romanzesca e ricca d'interesse. Ruggero II, re dal 1130, aveva stabilito già nel 1145 che il Duomo di Cefalù da lui fondato diventasse il mausoleo della famiglia reale. In tal senso aveva predisposto la sistemazione di due sarcofagi in porfido, un granito molto prezioso e di notevole durezza, originario dell'Egitto, dal colore rosso cupo che, nell'antichità, era usato esclusivamente per le commissioni imperiali. Alla sua morte nel 1154, però, egli venne sepolto nella cattedrale di Palermo in un avello di porfido dalla forma molto più semplice. Nel 1215 Federico II fece trasportare i due sarcofagi da Cefalù alla cattedrale di Palermo destinandoli a sé e al padre Enrico VI. Il sarcofago di Federico II è sormontato da un baldacchino con colonne in porfido e l'urna è sorretta da due coppie di leoni; insieme a quelli di Federico II sono stati conservati anche i resti di Pietro II d’Aragona. Le altre tombe sono quelle di Costanza d'Aragona (1183-1222), sorella del re d'Aragona e moglie di Federico II, di Gugliemo, duca d'Atene figlio di Federico III d'Aragona, e dell’imperatrice Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II e madre di Federico II.

Sul pavimento della navata centrale è stata realizzata, durante i rifacimenti moderni, una meridiana in marmo con tarsie colorate che rappresentano i segni zodiacali, (opera di Giuseppe Piazzi astronomo qui collocata nell'anno 1801). Il ricco altare del Sacramento, in bronzo, lapislazzulo e marmi colorati, è stato realizzata su disegno di Cosimo Fanzago(XVII secolo). Nel presbiterio si dispone il bellissimo coro ligneo tardo-quattrocentesco in stile gotico-catalano e il trono episcopale, ricomposto in parte con frammenti d'antichi mosaici del XII secolo. Durante la fase dei restauri della fine del XVIII secolo, fu incaricato il pittore di Sciacca Mariano Rossi di decorare la cattedrale. Gli affreschi, secondo il disegno originale, dovevano ricoprire il catino dell'abside, la volta del coro, la cupola e la navata centrale, e dovevano rappresentare idealmente il ristabilimento della religione cristiana in Sicilia ad opera dei Normanni. Mariano Rossi iniziò nel 1802 e non terminò tutto il lavoro, ma ancora oggi si possono ammirare gli affreschi nel catino dell'abside, dove sono rappresentati Roberto il Guiscardo e il conte Ruggero che restituiscono la chiesa al vescovo Nicodemo e nella volta del coro, dove è dipinta l'Assunzione di Maria Vergine.

A destra del presbiterio si trova la cappella di Santa Rosalia, patrona di Palermo, con le reliquie e l'urna d'argento, opera seicentesca di Matteo Lo Castro, Francesco Ruvolo e Giancola Viviano, portata in processione durante la festa patronale il 15 luglio. I due altorilievi di Valerio Villareale, rappresentano: Santa Rosalia invoca Cristo per la liberazione della peste e l'Ingresso delle gloriose reliquie di Santa Rosalia a Palermo. Oltre al coro ligneo in stile gotico-catalano del 1466 e ai resti marmorei della tribuna gaginiana riadattati, di alto interesse artistico sono la statua marmorea della Madonna con Bambino di Francesco Laurana, eseguita insieme ad altri aiuti nel 1469, la pregiata acquasantiera (posta al quarto pilastro) opera incerta di Domenico Gagini e la Madonna della Scala eseguita nel 1503 da Antonello Gagini e posta sull'altare della sacrestia nuova.

La navata destra o meridionale[modifica | modifica sorgente]

  • Seconda campata: Seconda Cappella delle Tombe Reali: monumento funebre di Federico II del 1222, Pietro II d'Aragona e una donna, sarcofago in porfido rosso, sorretto da quattro leoni e baldacchino con sei colonne. Sugli spioventi del coperchio del sarcofago tre tondi scolpiti in ambo i lati, quello centrale dello spiovente destro raffigura Cristo Pantocratore, a sinistra la Vergine con il Bambino. I tondi esterni raffigurano i simboli dei quattro Evangelisti. A ridosso della parete esterna monumento funebre di Ruggero II del 1154, sarcofago in porfido rosso, sorretto da quattro telamoni e baldacchino con sei colonne mosaicato. Nella parete di sinistra la tomba di Guglielmo d'Aragona del 1338 raffigurato in abiti domenicani tra stemmi della Corona d'Aragona. I due impianti di porfido rosso si ritiene provengano dal Duomo di Cefalù per volontà di Federico II.
  • Quarta campata: Ingresso laterale lato sud corrispondente al Portico Meridionale di Via Vittorio Emanuele. Accedendo, addossata al 4° pilastro è presente una monumentale acquasantiera in stile Rinascimentale di Domenico Gagini. Nella conchiglia due bassorilievi illustrano la "benedizione del Fonte Battesimale" e il "Battesimo di Gesù". Sul cupolino l'Angelo dell’Annunciazione.
  • Sesta campata: Cappella dedicata al Beato Pietro Geremia. Costituisce pala d'altare il dipinto dedicato al Beato di Antonio Manno del 1785. Nella parete sinistra "La Gloria di San Francesco e San Domenico" tela dipinta da Fedele di San Biagio, a destra una tela che raffigurante i "Sette Angeli" d'autore ignoto.
  • Settima campata: Cappella dedicata delle Sacre Reliquie. All'interno sono allocate le urne di Santi e Sante palermitani: l'urna di Santa Cristina prima Santa Protettrice di Palermo, la secentesca urna di Santa Ninfa, la lastra tombale di San Cosma del XII secolo, l'urna di San Mamiliano primo Vescovo di Palermo.
  • Nona campata: Cappella dedicata a SS. Maria Assunta. Costituisce pala d'altare il dipinto "Madonna Assunta" di Giuseppe Velasco del 1801, i bassorilievi alle pareti sono di Antonello e Fazio Gagini del 1535 raffiguranti le sante patrone palermitane, la "Dormitio Virginis", gli "Apostoli" e gli "Angeli che conducono Maria alla sepoltura".

La navata sinistra o settentrionale[modifica | modifica sorgente]

  • Nella prima campata: Cappella del Battistero: fonte battesimale ottagonale realizzato da Filippo Pennino e Gaetano Pennino del 1801. Fra due scenografiche rampe con balconate si erge il fonte battesimale di forma ottagonale, che richiama alla mente il peccato originale con la figura dell’albero di melo o della conoscenza infestato dal serpente che tenta e corrompe Adamo ed Eva raffigurati accovacciati in basso, disperati e prostrati per la colpa. Su ogni lato della vasca bassorilievi riproducenti episodi biblici legati al sacramento del Battesimo. Sullo sfondo della cappella il "Battesimo di Gesù" opera di Giuseppe Crestadoro.
  • Terza campata: Cappella dedicata a Sant'Antonio da Padova. Costituisce pala d'altare il dipinto "Sant'Antonio da Padova e Sant'Atanasio Chiaromonte" attribuito a Vito d'Anna del 1768. Sulla parete destra il dipinto con "San Benedetto" del pittore Mariano Rossi opera del 1786.
  • Quarta campata: Ingresso laterale lato nord corrispondente a via Incoronazione. Il nome deriva dall'accesso riservato ai sovrani per la presenza del passaggi coperto che lo collegava al Palazzo dei Normanni. Accedendo addossata al 4° pilastro è presente una monumentale acquasantiera a baldacchino in stile Rinascimentale simile a quella opposta di Domenico Gagini opera nata dalla collaborazione di Giuseppe Spatafora e Antonino Ferraro del 1535 con buoni esiti di originalità stilistica. La conchiglia è ornata da due rilievi con "Mosé che fa sgorgare acqua dalla roccia" e "Gesù che guarisce il paralitico". Sul cupolino raffigurata la Vergine Maria.
  • Sesta campata: Cappella dedicata all'Immacolata Concezione. Nella nicchia dell'altare il simulacro della Vergine del settecento. Ai lati due monumenti funerari.

Il Transetto[modifica | modifica sorgente]

  • Absidiola meridionale o destra o Cappella di Santa Rosalia.

La cappella ubicata nel braccio meridionale del transetto si presenta chiusa da una cancellata in ottone, dall’arcata superiore pendono sette lampade votive in argento, quella centrale, donata dal re Vittorio Amedeo di Savoia nel 1714. Incastonata nell'arco d'ingresso della cappella, campeggia la grande aquila imperiale dalle ali spiegate, simbolo della città di Palermo. Ai lati, due bassorilievi del 1830 di Valerio Villareale raffiguranti episodi della vita della "Santuzza" palermitana: a destra "Santa Rosalia ferma il braccio all'angelo della morte", a sinistra la "Processione delle sacre spoglie", sono altre sì presenti alcune paraste provenienti dalla dismessa Tribuna di Antonello Gagini. Sul drappeggio del catino absidale campeggia l’immagine più diffusa di Santa Rosalia dipinta da Giuseppe Velasco. Sulla parte anteriore del basamento della mensa un paliotto argenteo raffigura Rosalia con alcuni degli elementi iconografici a essa ascrivibili: il teschio metafora allegorica dell'abbandono della vita terrena per quella trascendente e contemplativa, il libro sacro simbolo dell'esistenza condotta nella parola di Dio, le rose che identificano il rosario e la purezza, lo scettro nella mano sinistra rappresentante la discendenza dagli imperatori normanni. Dietro l'altare d'argento sbalzato, protetta da un cancello di rame del 1655, avente funzioni di sopraelevazione, è presente la preziosa e composita urna in argento disegnata da Mariano Smiriglio, realizzata dagli argentieri Giuseppe Oliveri, Francesco Rivelo, Giancola Viviano, Matteo Lo Castro con la collaborazione di Michele Farruggia e Francesco Roccuzzo. L’imponente realizzazione datata 1631 sostituisce l’arca similare realizzata in tempi brevissimi in "argenti et cristalli" della "Gloriosae Sanctae Rosaliae", commissionata dal Senato di Palermo il 3 marzo 1625, tramite Nicola Placito e Giacomo Agliata, adesso esposta nella cripta delle reliquie. L'intera opera rappresenta uno dei capolavori più preziosi dell'argenteria siciliana barocca. [1] Il basamento è costituito da aquile che si spalleggiano ad ali spiegate appollaiate su cartigli e la conchiglia di San Giacomo, quattro putti alati sorreggono l'urna e sostengono lo scudo appiedato recante il simbolo della rosa. Il corpo dell'arca decorato con incisioni a basso e altorilievo con scene di vita della Giovane Eremita su ognuno dei quattro lati, i cosiddetti "teatrini": "La Vocazione", "L'eremo di Quisquina", "La vita Contemplativa", "La Coronazione fatta da Gesù Cristo", quattro cherubini assisi sui bordi di ognuno dei fianchi più lunghi, il coperchio con sviluppo a forma di parallelepipedo con sei ovali in bassorilievo riproducenti: "L'eremo di Quisquina", "L'eremo di Monte Pellegrino", "La Vocazione", "La Vita Contemplativa", "La Recita del Rosario", "Il Transito", fra teste alate di cherubini poste sugli angoli, il tutto sormontato dalla statua di Santa Rosalia in abiti da monaca basiliana, la corona di rose sul capo, la croce patriarcale nella mano sinistra, nell'atto di sconfiggere schiacciando con i piedi il drago, figura allegorica della peste e del male. Il reliquiario custodisce il corpo della Santa, la sua prima biografia e un manoscritto con la firma autografa del cardinale Giannettino Doria, Arcivescovo di Palermo. Dell'antica Cappella di Santa Rosalia restano delle tracce d'intarsi marmorei e i fastosi resoconti d'illustri viaggiatori che delle visite in Cattedrale e nell'eremo di Monte Pellegrino hanno lasciato dettagliate descrizioni: Johann Wolfgang von Goethe, Guy de Maupassant, Alexis de Tocqueville per citare solo alcuni degli stranieri.

Iscrizioni sul reliquario:

« "URBANUS VIII P.O.M. PANORMITANAE PIETATIS FELICITATIS AMPLIFICATOR S. ROSALIAE VIRGINIS SOLEMNES QUA NATA QUAQUE INVENTA IN TERRIS DIES ECCLESIAE FASTIS ADSCRIPSIT A.D. MDCXXIX PONT.VI IOANNETTINUS DORIA S.R.E.P.C. ARCHIEP. PANORM. CORPUS DIVINITUS REPERTUM PROBATUM COLENDUM EXPOSUIT ANNO IUBILEI MDCXXV SEN. PAN. ARGENTO INCEUSIT MDCXXXI D. FRAN. VALGUARNERAE PRINCEPS, PRAET. GAP. D. PETRUS PALAGIO, HORATIUS LOMEEEINUS, D. CAROLUS DEL VOGLIA CAMPIXANO, ANDREAS VESP. AGLIATA, FRANCISCUS DEL COLLE, SIMON BONACCOLTI P.P.C.C."  »
« "PHILIPPO IV REGE NOSTRO FELICISS. D. FRANC.O FERNANDEZ DE LA CUEVA DUCE ALBURQUERQUII PRO REGE UMANISS. S. ROSALIAE PATRIAE SERVATRICI D. FRANCISCUS VALGUARNERAE PRINCEPS, ASSOPÌ COMES PRAETOR GAP. D. PETRUS PALAGIO, HORATIUS LOMEEEINUS, D. CAROLUS DEL VOGLIA CAMPIXIANO, ANDREAS VESPASIANI AGLIATA, FRANCISCUS DEL COLLE, SIMON BONACCOLTI SENATORES ARCAM HANC QUINQUEMESTRI PROPERATO ABSOLVTOQ. OPE­RE PERFECTAM AERE PUB. EX VOTO D.D. ANNO MDCXXXI"  »
  • Absidiola settentrionale o sinistra o Cappella del Santissimo Sacramento.

Elegante cappella con decorazioni in stucco dorate. Preziosissimo altare ciborio realizzato su disegno di Cosimo Fonsaga del 1653. Mensa con pannelli, sopraelevazione riproducente un tempio con pianta esagonale a tre elevazioni: colonnato, tamburo, cupola realizzati interamente in lapislazzuli. Capitelli, modanature, cornici, inserti, fregi, nervature e decorazioni superiori col colore in contrasto in oro zecchino. Sulla parte sinistra è realizzato un imponente monumento funerario.

Davanti alla Cappella la lampada d'argento donata dal re Carlo III di Borbone.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Sulle cantorie neoclassiche ai lati dell'abside, si trova l'organo a canne Tamburini opus 305, costruito nel 1951.

Lo strumento è a trasmissione elettrica ed ha consolle mobile indipendente situata nel presbiterio nel pressi dell'antico altare maggiore, avente quattro tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note.

Di seguito, la disposizione fonica dell'organo:

Prima tastiera - Positivo Espressivo
Bordone 16'
Principalino 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Flauto ottaviante 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Terza di nazardo 1.3/5'
Ottavino 2'
Cornetto combinato
Tromba armonica 8'
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Principale forte 8'
Flauto armonico 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Principalino 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 3 file
Ripieno 6 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Unda maris 8'
Terza tastiera - Espressivo
Controgamba 16'
Viola 8'
Eufonio 8'
Corno di camoscio 8'
Fugara 4'
Sesquialtera 2 file
Coro viole 4 file
Oboe 8'
Corno francese 8'
Campane
Tremolo
Quarta tastiera - Eco Espressivo
Eolina 8'
Corno di notte 8'
Flauto orchestrale 8'
Flauto a camino 4'
Eolina 4'
Armonia eterea 4 file
Voce celeste 8'
Voci corali 8'
Cromorno 8'
Campane
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Violone 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Campane
Tremolo

Campane[modifica | modifica sorgente]

Foto scattata dal museo Diocesano

Le campane medioevali sulle torri del complesso erano sei. Nel 1893 la ditta Cavadini di Verona fornì un complesso di cinque bronzi in scala di Re3 con il maggiore del peso di 12 q.li. Furono montati per essere suonati a concerto secondo la tecnica delle Campane alla Veronese. Nel 1942 vennero requisite ed in seguito la ditta De Poli fornì l'attuale complesso ad otto elementi in Sib2 montato con il sistema ambrosiano

Il tesoro[modifica | modifica sorgente]

In alcuni ambienti è esposto il "tesoro della cattedrale": paramenti sacri dal XVI al XVIII secolo, paliotti, ostensori, calici, un breviario miniato del Quattrocento, la tiara d'oro di Costanza d'Aragona (prelevata dal suo sepolcro), splendido esempio di gioielleria medievale con smalti, ricami, gemme e perle. Altri oggetti preziosi, smalti, ricami e gioielli, sono esposti nelle bacheche centrali come per esempio il breviario membranaceo del 1452 con lo stemma dell'Arcivescovo Simone da Bologna, miniato dal pittore Guglielmo da Pesaro e da altri miniatori; il calice di tipologia madonita della seconda metà del XV secolo; il reliquiario architettonico del XV secolo caratterizzato da guglie e pinnacoli che rinviano allo stile gotico-catalano dell'epoca oppure il calice seicentesco ornato da smalti policroni e gemme, opera dell'orafo palermitano Don Camillo Barbavara.

La meridiana[modifica | modifica sorgente]

Sul pavimento, con inizio presso la Cappella di San Francesco di Paola ha inizio la meridiana realizzata nel 1801 dall'astronomo teatino Abate Giuseppe Piazzi una delle otto esistenti in Sicilia. Una lunga striscia in ottone incastonata nel marmo attraversa la navata centrale affiancata da tarsie policrome raffiguranti i segni zodiacali. Una lapide indica lo strumento e riproduce le unità di misura in vigore in quell'epoca nel Regno di Sicilia: il palmo.

Fede e Scienza, Religione e Tecnologia camminano da sempre assieme in Sicilia. Massimi cultori delle scienze astronomiche quasi sempre appartenenti agli ordini religiosi, luoghi deputati al culto raccolgono il frutto di meticolosi studi che pongono l'isola in primo piano per la presenza e numero di meridiane a camera oscura funzionanti in Italia.

L'elenco dei siti ospitanti le installazioni: la Cattedrale di Maria Santissima Annunziata di Acireale, la Scuola Tecnica Regia di Caltanissetta, la Chiesa dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo di Castiglione di Sicilia, il Duomo di Santa Maria Assunta di Castroreale, la Chiesa di San Nicolò l'Arena di Catania, la Basilica Cattedrale Protometropolitana della Santa Vergine Maria Assunta di Messina, il Duomo di San Giorgio di Modica, la Cattedrale Metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta di Palermo.

La cripta[modifica | modifica sorgente]

Dal lato sinistro della cattedrale s'accede alla cripta con le volte a crociera sostenute da colonne di granito: questo luogo di grande suggestione contiene le tombe e i sarcofagi d'età romana. Tra i personaggi famosi racchiusi in questa cripta, va ricordato l'arcivescovo Giovanni Paternò, morto nel 1511, che fu il mecenate di Antonello Gagini il quale ne scolpì la commovente immagine giacente.

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