Cattedrale di Palermo

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Coordinate: 38°06′52″N 13°21′22″E / 38.11444°N 13.35611°E / 38.11444; 13.35611

Cattedrale Metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta
Il prospetto
Il prospetto
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma da Il blasone in Sicilia (Tav 86).pngPalermo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria Assunta
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Stile architettonico romanico normanno, gotico, barocco, neoclassico
Inizio costruzione 1185
Completamento XVIII secolo
Sito web www.cattedrale.palermo.it

La Cattedrale Metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo e sede vescovile dell'omonima arcidiocesi metropolitana.

La chiesa fu eretta nel 1184 dall'arcivescovo Gualtiero Offamilio sull'area della prima basilica. Per breve periodo la chiesa fu, successivamente, anche trasformata in moschea, quando i Saraceni avevano invaso Palermo.

La chiesa, composta da diversi stili, ha subito nel corso dei secoli vari rimaneggiamenti. L'ultimo più ponderoso è stato alla fine del Settecento, quando, in occasione del consolidamento strutturale, si rifece radicalmente l'interno su progetto di Ferdinando Fuga.

Nel 1767 infatti, l'arcivescovo Filangieri aveva commissionato a Ferdinando Fuga un restauro conservativo dell'edificio, teso solamente a consolidarne la struttura. I lavori ebbero inizio solo dal 1781, eseguiti non dal Fuga ma dal palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia e durarono fino al XIX secolo inoltrato. I rifacimenti del Marvuglia furono in realtà molto più invasivi e radicali dei progetti dell'architetto fiorentino, che pensava invece di conservare, almeno in parte, il complesso longitudinale delle navate e l'originario soffitto ligneo. Il restauro intervenne a cambiare l'aspetto originario del complesso, dotando la chiesa della caratteristica ma discordante cupola, eseguita secondo i disegni del Fuga. Fu in quest'occasione che si distrusse la preziosa tribuna che Antonello Gagini aveva innalzato all'inizio del XVI secolo e che era ornata di statue, fregi e rilievi. Anche le pittoresche cupolette maiolicate destinate alla copertura delle navate laterali risalgono al rifacimento del 1781.

In questa cattedrale, sintesi di storia e di arte dell'ultimo millennio in Sicilia, oltre ai sovrani normanni, furono anche incoronati Vittorio Amedeo II di Savoia e Carlo III di Borbone.

Indice

Storia [modifica]

Ampia visuale laterale della Cattedrale di Palermo

La prima chiesa viene costruita nel IV secolo. Nel 604 la Cattedrale è consacrata alla Vergine Maria, di cui è pervenuta, probabilmente, la cripta, a pianta basilicale e forma quadrata. Nel 831 i saraceni conquistano e saccheggiano Palermo, e trasformano la Cattedrale in una moschea, ma nel 1072 i normanni restituiscono la chiesa al culto cristiano. Nel 1184-1185 è completata la ricostruzione della nuova cattedrale, voluta dall’Arcivescovo Gualtiero Offamilio. La chiesa fu modificata ancora più volte, ma lo sviluppo in pianta della nuova cattedrale risenti sempre dei forti influssi religioso-architettonici precedenti.

con l’orologio.

La facciata principale sulla via Bonello presenta decorazioni dovute a maestri lapicidi trecenteschi e quattrocenteschi. L'aspetto goticheggiante deriva dalla presenza delle torri a bifore e colonnine e dalle merlature ad archetti che corrono lungo tutto il fianco destro della costruzione.

Il fianco destro della costruzione, con le caratteristiche torrette avanzate e l'ampio portico in stile gotico-catalano (l'attuale accesso), eretto intorno al 1465, si affaccia sulla piazza. Il portale di questo ingresso è opera di Antonio Gambara, eseguita nel 1426, mentre i battenti lignei sono del Miranda (1432). La Madonna a mosaico è del XIII secolo; i due monumenti alle pareti, opere del primo Settecento, rappresentano Carlo III di Borbone a destra e Vittorio Amedeo II di Savoia a sinistra.

La parte absidale stretta fra le torricelle è quella più originale del XII secolo, mentre la parte più manomessa è il fianco sinistro. La facciata sud-occidentale, che guarda l'arcivescovado, va riferita ai secoli XIV-XV.

Interno [modifica]

L'interno dopo il rifacimento del 1781
Il sarcofago di Federico II nella Cattedrale di Palermo. Dietro si intravede il sarcofago di Ruggero II

L'interno, che ha subito profonde trasformazioni tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, è a croce latina con tre navate divise da pilastri (gruppi tetrastili con 4 colonne incastonate provenienti dalla antica costruzione rogeriana[non chiaro]) con statue di santi che facevano parte della decorazione della tribuna del Gagini.

Nella navata destra, la prima e la seconda cappella, comunicanti fra di loro, custodiscono le tombe imperiali e reali dei normanni, intorno alle quali ruota una storia romanzesca e ricca d'interesse. Ruggero II, re dal 1130, aveva stabilito già nel 1145 che il Duomo di Cefalù da lui fondato diventasse il mausoleo della famiglia reale. In tal senso aveva predisposto la sistemazione di due sarcofagi in porfido, un granito molto prezioso e di notevole durezza, originario dell'Egitto, dal colore rosso cupo che, nell'antichità, era usato esclusivamente per le commissioni imperiali. Alla sua morte nel 1154, però, egli venne sepolto nella cattedrale di Palermo in un avello di porfido dalla forma molto più semplice. Nel 1215 Federico II fece trasportare i due sarcofagi da Cefalù alla cattedrale di Palermo destinandoli a sé e al padre Enrico VI. Il sarcofago di Federico II è sormontato da un baldacchino con colonne in porfido e l'urna è sorretta da due coppie di leoni; insieme a quelli di Federico II sono stati conservati anche i resti di Pietro II d’Aragona. Le altre tombe sono quelle di Costanza d'Aragona (1183-1222), sorella del re d'Aragona e moglie di Federico II, di Gugliemo, duca d'Atene figlio di Federico III d'Aragona, e dell’imperatrice Costanza d'Altavilla, figlia di Guglielmo II e madre di Federico II.

Sul pavimento della navata centrale è stata realizzata, durante i rifacimenti moderni, una meridiana in marmo con tarsie colorate che rappresentano i segni zodiacali, (opera di Giuseppe Piazzi astronono qui collocata nell'anno 1801). Il ricco altare del Sacramento, in bronzo, lapislazzulo e marmi colorati, è stato realizzata su disegno di Cosimo Fanzago(XVII secolo). Nel presbiterio si dispone il bellissimo coro ligneo tardo-quattrocentesco in stile gotico-catalano e il trono episcopale, ricomposto in parte con frammenti d'antichi mosaici del XII secolo. Durante la fase dei restauri della fine del XVIII secolo, fu incaricato il pittore di Sciacca Mariano Rossi di decorare la Cattedrale. Gli affreschi, secondo il disegno originale, dovevano ricoprire il catino dell'abside, la volta del coro, la cupola e la navata centrale, e dovevano rappresentare idealmente il ristabilimento della religione cristiana in Sicilia ad opera dei Normanni. Mariano Rossi iniziò nel 1802 e non terminò tutto il lavoro, ma ancora oggi si possono ammirare gli affreschi nel catino dell'abside, dove sono rappresentati Roberto il Guiscardo e il conte Ruggero che restituiscono la chiesa al vescovo Nicodemo e nella volta del coro, dove è dipinta l'Assunzione di Maria Vergine.

A destra del presbiterio si trova la cappella di Santa Rosalia, patrona di Palermo, con le reliquie e l'urna d'argento, opera seicentesca di Matteo Lo Castro, Francesco Ruvolo e Giancola Viviano, portata in processione durante la festa patronale il 15 luglio. I due altorilievi di Valerio Villareale, rappresentano: Santa Rosalia invoca Cristo per la liberazione della peste e l'Ingresso delle gloriose reliquie di Santa Rosalia a Palermo. Oltre al coro ligneo in stile gotico-catalano del 1466 e ai resti marmorei della tribuna gaginiana riadattati, di alto interesse artistico sono la statua marmorea della Madonna con Bambino di Francesco Laurana, eseguita insieme ad altri aiuti nel 1469, la pregiata acquasantiera (posta al quarto pilastro) opera incerta di Domenico Gagini e la Madonna della Scala eseguita nel 1503 da Antonello Gagini e posta sull'altare della sacrestia nuova.

Organo a canne [modifica]

Sulle cantorie neoclassiche ai lati dell'abside, si trova l'organo a canne Tamburini opus 305, costruito nel 1951.

Lo strumento è a trasmissione elettrica ed ha consolle mobile indipendente situata nel presbiterio nel pressi dell'antico altare maggiore, avente quattro tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note.

Di seguito, la disposizione fonica dell'organo:

Prima tastiera - Positivo Espressivo
Bordone 16'
Principalino 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Flauto ottaviante 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Terza di nazardo 1.3/5'
Ottavino 2'
Cornetto combinato
Tromba armonica 8'
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Principale forte 8'
Flauto armonico 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Principalino 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 3 file
Ripieno 6 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Unda maris 8'
Terza tastiera - Espressivo
Controgamba 16'
Viola 8'
Eufonio 8'
Corno di camoscio 8'
Fugara 4'
Sesquialtera 2 file
Coro viole 4 file
Oboe 8'
Corno francese 8'
Campane
Tremolo
Quarta tastiera - Eco Espressivo
Eolina 8'
Corno di notte 8'
Flauto orchestrale 8'
Flauto a camino 4'
Eolina 4'
Armonia eterea 4 file
Voce celeste 8'
Voci corali 8'
Cromorno 8'
Campane
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Violone 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Campane
Tremolo

Campane [modifica]

Le campane medioevali sulle torri del complesso erano sei. Nel 1893 la ditta Cavadini di Verona fornì un complesso di cinque bronzi in scala di Re3 con il maggiore del peso di 12 q.li. Furono montati per essere suonati a concerto secondo la tecnica delle Campane alla Veronese. Nel 1942 vennero requisite ed in seguito la ditta De Poli fornì l'attuale complesso ad otto elementi in Sib2.

Il Tesoro [modifica]

In alcuni ambienti è esposto il Tesoro della Cattedrale: paramenti sacri dal XVI al XVIII secolo, paliotti, ostensori, calici, un breviario miniato del Quattrocento, la tiara d'oro di Costanza d'Aragona (prelevata dal suo sepolcro), splendido esempio di gioielleria medievale con smalti, ricami, gemme e perle. Altri oggetti preziosi, smalti, ricami e gioielli, sono esposti nelle bacheche centrali come per esempio il breviario membranaceo del 1452 con lo stemma dell'Arcivescovo Simone da Bologna, miniato dal pittore Guglielmo da Pesaro e da altri miniatori; il calice di tipologia madonita della seconda metà del XV secolo; il reliquiario architettonico del XV secolo caratterizzato da guglie e pinnacoli che rinviano allo stile gotico-catalano dell'epoca oppure il calice seicentesco ornato da smalti policroni e gemme, opera dell'orafo palermitano Don Camillo Barbavara.

La cripta [modifica]

Dal lato sinistro della cattedrale s'accede alla cripta con le volte a crociera sostenute da colonne di granito: questo luogo di grande suggestione contiene le tombe e i sarcofagi d'età romana. Tra i personaggi famosi racchiusi in questa cripta, va ricordato l'arcivescovo Giovanni Paternò, morto nel 1511, che fu il mecenate di Antonello Gagini il quale ne scolpì la commovente immagine giacente.

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