Rocca Imperiale

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Rocca Imperiale
comune
Rocca Imperiale – Stemma
Rocca Imperiale – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Ranù (lista civica Rocca che Cambia) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 40°07′00″N 16°35′00″E / 40.116667°N 16.583333°E40.116667; 16.583333 (Rocca Imperiale)Coordinate: 40°07′00″N 16°35′00″E / 40.116667°N 16.583333°E40.116667; 16.583333 (Rocca Imperiale)
Altitudine 199 m s.l.m.
Superficie 55,03 km²
Abitanti 3 306[1] (30-09-2012)
Densità 60,08 ab./km²
Frazioni Marina di Rocca Imperiale
Comuni confinanti Canna, Montegiordano, Nova Siri (MT)
Altre informazioni
Cod. postale 87074
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078103
Cod. catastale H416
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti rocchesi
Patrono Madonna della Nova
Giorno festivo 2 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rocca Imperiale
Posizione del comune di Rocca Imperiale all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Rocca Imperiale all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Rocca Imperiale è un comune italiano di 3.306 abitanti della provincia di Cosenza, bagnato dal Mar Jonio e situato al confine con la Basilicata. Rocca Imperiale è famosa per i suoi pregiati limoni che, oltre ad essere riconosciuti Prodotto Agroalimentare Tradizionale ed in corsa verso il marchio IGP, sono ultimamente divenuti apprezzati ed esportati in buona parte d'Italia.

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

A metà dell’arco che circoscrive il Golfo di Taranto, 4 km circa distante dal mare e su di un colle dei contrafforti appenninici che si protendono al lido a dare inizio all’antica pianura Siritide, sorge sontuosa Rocca Imperiale. (Non ci si meravigli se trattando di Rocca e della sua storia fino ai primi decenni dell’800 si farà riferimento prevalentemente alla Basilicata; giacché, essendo terra di confine, fino al 1816 ha sempre fatto parte della Lucania ed ha sempre avuto, ed ha tuttora, rapporti frequenti con i centri limitrofi di questa Regione). Il suo abitato, edificato sulla convessità orientale del pendio, a meno di 200 metri di altitudine, ha le case disposte a gradinata ai piedi della fortezza che gli diede il nome, e ristretto com’è su un’area pressoché inampliabile, con i suoi viottoli, le ripide salite di accesso alla sommità, il campanile vetusto e la severa mole delle costruzioni militari, conserva l’aspetto di un borgo medievale ingentilito dal progresso, ma non sostanzialmente mutato da qual era nei secoli decorsi. Finestre e veroni spaziano sulla calma distesa dello Jonio e, dalle eminenze del castello, il panorama costiero si rappresenta bello e suggestivo. A destra e alle spalle, con vario susseguirsi di declivi, di ondulazioni e di avvallamenti, si elevano i monti; ma sfuma a sinistra l’orizzonte sulle alture salentine ingemmate di ville e d’incolati e, nello spazio interposto, sul piano ammantato di verde, ecco delinearsi le zone archeologiche di Siri, Eraclea, Pandosia e Metaponto, culle della prima civiltà Italica. Al tempo delle “polis” questo fertilissimo lembo della Magna Grecia veniva posto da Archiloco e da Erotodo come termine di paragone alle più desiderabili contrade del globo; poi le lotte per l’egemonia locale, fra i centri Italioti, e l’invidia di favolose ricchezze, vi apportarono quei lutti e quelle distruzioni che le guerre di Pirro, di Annibale, di Spartaco e dei Goti resero definitive ed irrimediabili. Sparirono così le tracce delle “città – stato” ioniche ed achee e, uniche superstiti di un’era remota e fastosa, rimasero le colonne del tempio metapontino dei Dioscuri.

Nascita del paese[modifica | modifica wikitesto]

Unica via di comunicazione tra le Puglie e la Calabria, sul versante Jonico, era, ancora nel 1200, la via costiera ionica citata dalla Tabula Peutingeriana che, partendo da Reggio Calabria e costeggiando il mare, andava a congiungersi a Brindisi con l’Appia che proveniva da Capua. D’altra parte la Calabria era allora parte integrante della Sicilia, e se i baroni siciliani, sempre contrari alla monarchia per le limitazioni imposte alle loro prerogative, si fossero ribellati, attraverso questa arteria stradale avrebbero potuto tentare l’invasione del resto dello Stato. Appare dunque evidente l‘importanza militare del luogo e Federico II, che di strategia si intendeva, volle erigervi un castello che al fine principale difensivo unisse il compito di dare asilo alla Corte negli spostamenti e nelle partite venatorie alle quali il territorio era adattissimo.

Poiché gli apprestamenti necessari ad una grande opera in muratura non si improvvisano, sull’altura che dinanzi era brulla o macchinosa, l’Imperatore, molto tempo prima dell’inizio dei lavori architettonici, dovette inviare operai per i movimenti di terra e la cottura della calce; i quali operai si stabilirono “in situ” formando così il primo nucleo del nuovo abitato. Essi stessi, e i villici poi, cominciarono a distinguere il luogo con l’appellativo dialettale di Ri-carcari o Li-carcari, che fu presto dimenticato e sostituito, e castello ultimato, con nome di Rocca Imperiale. Il termine Ri-carcari, esaminato alla luce della fonetica locale, è un chiaro nome composto da Ri + carcari o Li + carcari equivalente a “Le fornaci”, le quali dovettero essere in gran numero apprestate per la calce ed i mattoni prima di iniziare la costruzione della fortezza.

Il villaggio, formato dagli operai e da pochi altri individui che erano andati a porvi dimora con la famiglia per la sicurezza, dopo oltre due lustri era ancora insignificante, per cui Federico II, che da principio non aveva inteso dar vita ad un nuovo incolato, decise di inviarvi una colonia nel 1239. Sebbene manchino attestazioni probatorie esplicite, la nascita di Rocca, paese e castello, deve quindi attribuirsi a Federico II di Svevia e fra gli antenati degli odierni Rocchesi sono da annoverare degli abitatori medievali dell’alpestre cittadina (a Nord-Ovest) di Castrovillari, con la quale noi conserviamo tuttora una stretta parentela linguistica.

La Marina di Rocca Imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Bagnata dalle acque del mare Jonio, per 7 km di spiaggia alternata da scogli, ciottoli e fine sabbia dorata, verso il confine Lucano, la marina di Rocca Imperiale, distante appena 4 km dal centro storico, si pone come meta privilegiata per la balneazione, beneficiando di strutture balneari d’ogni tipo. Di importante rilevanza storica l’imponente magazzino, fatto costruire nel XVIII secolo (1731) dal duca Fabio Crivelli, a testimonianza dell’importanza marittima e commerciale di Rocca Imperiale, e la Torre di Guardia del XVI secolo (1563-69). Le zone archeologiche di Monte Soprano, Masseria Saliva, Timpone Ronzino, Murge Santa Caterina (in questo luogo si presume, da alcuni resti in muratura e dal rinvenimento di cocci di vasellame ed altri oggetti, la presenza di un antico presidio con funzione di avamposto per la difesa del Castello) rappresentano un museo a cielo aperto nel panorama dell’antica Siritide. In contrada Cesine, a poca profondità dalla superficie, sono stati rinvenuti ruderi di fabbriche a condutture laterizie, le quali ultime sembra vengano da Ciglio dei Vagni, con sbocco in una cisterna (tullianum) di malta durissima, accanto a cui era possibile notare la vasca di un trapetum. In grande quantità, con i lavori agricoli di aratura, appaiono tombe di diverse età e di diverso tipo. Alcune ad inumazione, formate da una lastra di tufo poggiante su altre due più piccole, poste in senso verticale, manifestano la loro derivazione dal tipo dolmenico; altre, ad incinerazione, contengono oggettini vari anche in oro (anellini, spille) ed altre ancora sono costituite da urne cinerarie decorate a rilievo racchiuse in rozzi sarcofaghi. Di maggiore attenzione fu il ritrovamento di una punta di lancia di bronzo, una bottiglia di sagoma egiziana, qualche statuetta fittile acefala, lucerne, urne e vasetti vari rinvenuti nei pressi di una duplice deposizione di cadaveri, col capo su origliere di pietra, praticata sotto il pavimento di una capanna rettangolare, con uno dei lati più brevi absidato di tipo orientale, che subito si disfece.

All’estremità nord del lungomare di Rocca Imperiale Marina esiste un ampio parco pubblico attrezzato di giochi e vaste zone d’ombra con tavoli e panchine. Non mancano i festeggiamenti popolari, e sono giorni in cui il paese cambia volto, assumendo quello di un centro festaiolo, con spettacoli musicali e pirotecnici e le strade bardate da sfarzose luminarie. Numerose sono le occasioni di svago durante il periodo estivo, grazie all’organizzazione di spettacoli all’aperto, manifestazioni ludiche, festive, ricreative e culturali. I costumi, il patrimonio architettonico e storico, la civiltà, il clima, le bellezze naturali del mare e la qualità delle acque, la ricchezza della collina e della montagna retrostante, la posizione geografica tra il Parco nazionale del Pollino, la piana di Sibari e l’area del Metapontino, costituiscono per Rocca Imperiale un pregevole richiamo per una tappa importante negli itinerari possibili della regione Calabria.

Il Castello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello Svevo (Rocca Imperiale).

Le Chiese[modifica | modifica wikitesto]

La prima chiesa di Rocca Imperiale sorse, come attesta il campanile, col nascere dell'abitato, al tempo dell'imperatore Federico II di Svevia, nel secolo XIII (1239), ed è la Chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta, attuale chiesa madre. Non ci sono notizie di cappelle nell'abitato, ma, annessa all'ospedale, doveva esserci, già nel secolo XIV, quella del Crocifisso. Con l'andare del tempo ne sorsero diverse: prime fra tutte quella di San Giovanni, quattrocentesca; poi, in ordine cronologico, furono edificate quella delle Cesine, in campagna; quella del Rosario, del Carmine, di San Biagio e, in ultimo, quella della Croce, all'ingresso del paese, e dell'Immacolata, addossata alla matrice, al posto del monumento dei caduti della grande guerra. Nel '700 si menzionano come diroccate le chiesette della SS. Annunziata e di S. Giovanni nelle contrade omonime. Non è escluso che ve ne fosse una a S. Elia, attorno al 1100, officiata dai monaci basiliani, di rito greco. Vuole la tradizione che la cappella delle Cesine, sotto il titolo di Santa Maria della Nova (attualmente inclusa tra i santuari designati dall'Autorità Ecclesiastica nei quali è possibile lucrare le Indulgenze Giubilari), fosse edificata ad opera di un principe pellegrino, che, dopo essere naufragato sulle nostre coste, si ritirò sull'altura antistante l'approdo a farvi penitenza di ringraziamento. Si racconta che il ritratto del principe figurasse sulle pareti della vecchia chiesetta, ma questa immagine è sparita nel corso dei secoli, com'è svanita l'immagine della Madonna cui il principe si era rivolto. L'episodio citato dovette accadere non prima del 1400, infatti l'istituzione della festa liturgica della Visitazione risale al 1389 per decreto di Papa Urbano VI, promulgato dal successore Bonifacio IX. Il Giubileo, che suscitò intenso fervore di pellegrinaggi, fu indetto da costui nei primi anni del XV secolo, per cui potrebbe darsi che il naufragio sia avvenuto attorno a quell'epoca. Il dipinto della Visitazione che si venera ora, infatti, non è quello originario, né è originario il tempio che subì almeno tre trasformazioni.

Campanile e particolare della facciata della chiesa madre dedicata all'Assunta

Nulla sappiamo circa la celebrazione delle feste dell'epoca, ma si può ritenere per certo che la solennità del 2 luglio divenne patronale subito dopo l’incursione turca del 1644. Il 29 giugno di quell'anno, comparve una grande flotta turca, forte di 50 galee; sbarcati sulla nostra spiaggia da due a tremila armati, gli invasori circondarono le mura della cittadina mentre gli abitanti dormivano. Questi, svegliati di soprassalto e ritenendo impossibile ogni difesa, si rifugiarono nel castello. Nonostante l’assedio, i turchi non riuscirono ad impadronirsi della roccaforte. Diedero fuoco a molte case tra le quali, degna di particolare memoria, la Chiesa Madre di cui rimase indistrutto, quasi a ricordo, il campanile. In questa triste circostanza il popolo, raccolto nel castello, dal quale si scorgeva di lontano la chiesetta della Nova, fece voto di solennizzare in perpetuo la data se fosse stato liberato dal pericolo e se avesse subito il danno minimo. E la grazia, venuta il giorno successivo, fu ritenuta dagli scampati come un segno della protezione divina, di cui bisognava mantenere sempre vivi la riconoscenza e il ricordo attraverso le generazioni future. In seguito, per la fiducia riposta nella Madre di Dio, sorse l’uso di andare a rilevare la sacra effigie la domenica in albis per riportarla in sede con pompa il 2 luglio e sotto stessa data fu indetta una fiera, sostituita verso il 1888 con quella del 28 maggio alla Marina. Eccezionalmente, e negli anni di straordinaria siccità, era consuetudine recarsi in processione ad invocare la grazia della pioggia alla cappella e si portava la sacra immagine in paese per una novena propiziatoria.

Chiesa Madre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta (Rocca Imperiale).

Chiesa della visitazione della Beata Vergine Maria[modifica | modifica wikitesto]

Istituita nel 1964, venne retta nei primi anni dal parroco del paese Don Francesco Guarino; successivamente, dal Natale del 1967 fino all'agosto del 1984, venne affidata ai Padri Stimmatini per poi passare, a settembre del medesimo anno, all’attuale parroco Don Mario Nuzzi. Prima della presente costruzione moderna, era adibito a chiesa un capannone di fortuna; il 4 agosto 2001 fu finalmente inaugurata l’attuale opera architettonica i cui lavori sono stati seguiti in un primo momento dall'architetto Affuso, il cui progetto originario è stato completamente stravolto, e successivamente dall'architetto Forace. La struttura esterna ha l'aspetto di una nave orientata al porto, a testimonianza che la Chiesa è la nave che deve condurre al cielo i fedeli. La struttura interna ha forma di anfiteatro per dare la possibilità ai fedeli di avere una corretta ed equa visione delle celebrazioni liturgiche; la volta, in legno lamellare, crea figure geometriche che le danno un senso di dinamismo e mobilità, vista in tutta la sua profondità sembra una navicella spaziale elevata verso il Cielo. La struttura presenta poi al suo interno alcune opere d’arte: Il Tabernacolo, (architetto Antonio De Prosperis) è stato completamente realizzato in loco intagliando a mano libera le tessere (pregiati materiali provenienti da Murano) che compongono il Mosaico. Quest'opera crea per mezzo della luce dei giochi di irraggiamento; al centro della porta vi è un cuore in bronzo argentato a testimonianza dell'amore di Dio. Esaminata poi accuratamente, la raggiera del mosaico crea grattacieli e casupole, testimonianza del fatto che la Luce di Dio deve illuminare sia le grandi città sia i piccoli paesi.

Il Paliotto dell'altare, anch'esso in bronzo, raffigura l'istituzione dell'eucaristia (Salvo). Dietro di esso un presbiterio (arch. Forace), in marmo con sedia per chi presiede le celebrazioni, raffigura il Colle del Calvario sul quale si erige il Cristo Crocefisso, 2.15 m di bronzo, realizzato dal Cagni. A ridosso dell'altare troviamo un ambone, realizzato anch'esso dal Salvo, a forma di biga e raffigurante i simboli dei quattro Evangelisti: l'aquila, il leone, il bue e l'angelo. In prossimità dell'ambone vi è il Battistero, con la base in bronzo a tuttotondo raffigurante una colomba (simbolo dello Spirito Santo) che sostiene una grossa "coppa in marmo" dalle stesse tonalità cromatiche dell'altare, sormontata da un coperchio, anch'esso in bronzo, recante alle estremità un bassorilievo raffigurante San Giovanni Battista. Tutte le opere sono state realizzate con il contributo dei fedeli e di persone amiche.

Il Monastero[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monastero dei Francescani (Rocca Imperiale).

Madonna della Nova[modifica | modifica wikitesto]

Si festeggia il 1 e 2 luglio di ogni anno.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Rocca Imperiale è segnalata dal 2006 sulla prestigiosa Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, con due vele.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Museo delle Cere[modifica | modifica wikitesto]

Ospitato all’interno dell’antico Monastero dei “Frati Osservanti” , il museo offre una sensazionale e suggestiva atmosfera grazie alla compresenza di elementi di misticità, vetustà e alla combinazione spettacolare tra il sacro ed il profano. Numerosi sono i personaggi, qui rappresentati con ricercata e acuta verosimiglianza a quelli che sono stati gli uomini simbolo del Novecento, che hanno contribuito a dare luce e spessore economico, artistico, culturale, politico, religioso e sociale al nostro Bel Paese e all’intero genere umano.

Da Federico II di Svevia a De Gasperi, da Mussolini a Che Guevara, da Madre Teresa di Calcutta a Rita Levi Montalcini, da Giuseppe Verdi a Totò (principe Antonio de Curtis), tutti a grandezza umana con occhi di cristallo e capelli veri adornati da un vestiario più che reale, rappresentativo del nostro immaginario collettivo. Non mancano poi personaggi popolari che con le loro gesta hanno dato splendore e fama a tutta la comunità come ad esempio il pluridecorato milite Francesco Mesce: chiamato alle armi il 15 marzo 1920 e destinato al 63º Reggimento fanteria "Cagliari" a Torino, fu trasferito sul fronte francese, dove prese parte ai combattimenti dell’avanzata italiana nei territori francesi. Rimpatriato, si imbarcò per la Grecia, dove ricoprì l’incarico di artificiere nel Genio Artificieri e, dopo aver ricevuto la medaglia sul Fronte Greco-Albanese il 18 agosto 1943, gli fu concessa una licenza straordinaria. Ritiratosi a Rocca fu invitato, viste le sue capacità, a far brillare delle mine sotterrate dai tedeschi in ritirata dalla Sicilia. Nel tentativo di far brillare gli ordigni per tutelare la popolazione Rocchese rimase ucciso dallo scoppio di una seconda mina nascosta sotto la prima. Tra le pareti di quello che un tempo fu luogo di preghiera e di culto, completamente immersi nelle vestigia del già di per sé sensazionale Monumento, si respira un’aria trascendentale con le statue che evocano un contatto quasi umano. Inaugurato e aperto al pubblico il 1º agosto 2003 è visitabile tutti i giorni dalle 17:00 alle 20:00 e la domenica anche di mattina dalle 10:00 alle 13:00[2]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Passaggio in Basilicata[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Rocca Imperiale è interessato al progetto "Passaggio in Lucania" che assieme ad altri 15 comuni dell'Alto Jonio Cosentino tramite referendum cittadino lo porterebbe all'annessione alla Basilicata.[4]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il presidio del castello fu costituito, fino all’invenzione della polvere da sparo, da arcieri e balestrieri, che si appostavano in combattimento dietro le feritoie e i merli. Due moschetti a miccia anteriore, del ‘400, furono rinvenuti in una cisterna del vecchio maniero. Durante la dominazione borbonica le cortine del forte erano protette da 25 pezzi di artiglieria i quali furono tolti dopo il 1861. Uno rimase dimenticato e regge ora la mensola di un terrazzino del paese.
  • Nel film "Destinazione Piovarolo", del 1955, con il celebre Totò Protagonista e Tina Pica al suo fianco, viene menzionata Rocca Imperiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2012.
  2. ^ http://portal.comune.roccaimperiale.cs.it/default.asp?id=24&mnu=24
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Il quotidiano della Calabria.it, Sindaci dell'Alto Jonio, pronti a staccarsi dalla Calabria e a unirsi alla Basilicata

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]