Canna (Italia)

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Canna
comune
Canna – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Prof.ssa Giovanna Panarace (lista civica M5S) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 40°06′00″N 16°30′00″E / 40.1°N 16.5°E40.1; 16.5 (Canna)Coordinate: 40°06′00″N 16°30′00″E / 40.1°N 16.5°E40.1; 16.5 (Canna)
Altitudine 417 m s.l.m.
Superficie 20 km²
Abitanti 790[1] (31-08-2011)
Densità 39,5 ab./km²
Comuni confinanti Montegiordano, Nocara, Nova Siri (MT), Oriolo, Rocca Imperiale
Altre informazioni
Cod. postale 87070
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078024
Cod. catastale B607
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti cannesi
Patrono Madonna del Soccorso
Giorno festivo Ultima Domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Canna
Posizione del comune di Canna all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Canna all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Canna è un comune italiano di 790 abitanti della provincia di Cosenza.

Storia del paese[modifica | modifica sorgente]

Nel '400 sorgeva, in corrispondenza dell'attuale centro abitato, un piccolo nucleo di case. I loro abitanti erano originari di Nocara, dalla quale dipendevano anche burocraticamente. Da quel piccolo gruppo di persone si sviluppò negli anni il paese di Canna, il quale fu feudo della famiglia Sanseverino, conti di Lauria, e successivamente (1498) di quella dei Loffredo, duchi di Nocara e marchesi di Canna.

Nei circa trecento anni successivi Nocara e Canna passarono di mano in mano dalla famiglia Merlini, ai Calà, ai Pignatelli, ai Villanova, ai Virgallito. Soltanto nel 1788 Canna ottenne l'autonomia amministrativa distaccandosi definitivamente da Nocara, pagando una tassa che di fatto era il valore dell'intero paese. La famiglia Melazzi abitò a Canna fino alla prima metà dell''800, quando l'ultimo erede dei Melazzi vendette i possedimenti e gli averi di famiglia ai Pitrelli ed ai Failla.

Attualmente Canna si presenta come un paese di origine medioevale, circondato da ulivi secolari e dal bosco Commaroso. Ha una struttura urbanistica tipicamente seicentesca, con elementi rinascimentali, barocchi e neoclassici, come i palazzi Toscani, Pitrelli, Ielpo, i cui portali in marmo testimoniano la grande maestria degli artigiani locali.

Canna raggiunse il massimo della popolazione (circa 1.800 abitanti) e il maggiore sviluppo economico agli inizi del secolo scorso. Oggi, con una popolazione di circa 800 abitanti e una economia che si basa principalmente sull'agricoltura, è un grazioso e ospitale paese che conserva intatti gli usi e i costumi di un tempo.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[2]


Religiosità[modifica | modifica sorgente]

A Canna è molto viva la devozione per la Madonna del Soccorso, venerata molto probabilmente già a partire dalla seconda metà del XVII secolo. La Madonna del Soccorso non è comunque la patrona del paese.

La statua della Madonna viene portata in processione dai devoti la prima domenica successiva al giorno di ferragosto, il giorno dopo la processione di San Rocco.

Canna è un paese molto legato al culto mariano, ed era proprio dedicato alla Madonna il convento dei frati minori osservanti che qui si insediarono nel XV secolo. Di questo convento ormai non rimangono che pochi resti di mura.

La chiesa[modifica | modifica sorgente]

Facciata della chiesa madre

La chiesa di Canna fu costruita lungo la cinta muraria che circondava il paese e, come si può leggere su una lapide posta al suo interno, fu "restaurata a devozione del popolo nel 1864 e nel 1964". Al suo interno si possono ammirare una fonte battesimale in pietra recentemente restaurata, un pulpito rinascimentale e diverse effigie di santi per lo più in cartapesta fra cui San Francesco d'Assisi, San Biagio, la Madonna del Carmine, San Pietro, Sant'Antonio e l'effigie dell'Immacolata concezione, patrona della città.

La facciata settecentesca con un portale in pietra eseguito da abili artigiani locali, è divisa in due sezioni: una parte inferiore comprendente le entrate e due pinnacoli in pietra in corrispondenza delle lesene più esterne; una parte superiore che occupa interamente la sezione della navata centrale, nella quale sono presenti una vetrata policroma, due pinnacoli in pietra e sulla sommità una croce provvista di illuminazione.

Volta decorata

All'interno della chiesa troviamo le tre navate già distinguibili dall'esterno. La navata centrale è separata da ogni navata laterale da tre colonne con archi a tutto sesto, che formano nelle navate laterali volte a botte in parte decorate con affreschi seicenteschi.

La stessa navata centrale presenta una volta a botte, decorata con elementi floreali barocchi. Prima dell'abside, un arco trionfale a tutto sesto forma con due lesene una cupola affrescata, non visibile dall'esterno.

Il transetto della chiesa, di lunghezza pari alla metà della navata centrale, è occupato da due nicchie: la nicchia dell'Immacolata concezione e la nicchia di San Francesco d'Assisi.

L'abside presenta una volta a botte che precede una semicupola, e due finestre policrome. Infine dietro l'altare osserviamo l'altare del pisside in marmo policromo decorato con fantasie geometriche.[3]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sindaci del Regno d'Italia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Truncelliti (1860)
  • Filippo Morano (1881)
  • Giuseppe Toscani (1883)
  • Alessandro Pitrelli (1886)
  • Giuseppe Toscani (1895)
  • Filippo Morano (1898)
  • Angelo Cosentino (1900)
  • Luigi Giannattasio (1905)
  • Nicola Tarsia (1915)

Podestà dell'èra fascista[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Failla (1923)
  • Felice Santoro (1927)
  • Domenico Miceli (1930)
  • Antonio Stigliano (1931)
  • Francesco Candio (1939, commissario)
  • Antonio Gradilone (1942, commissario)
  • Mario Cosentino (1943, commissario)

Sindaci del dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

  • Domenico Morrone (1946, commissario)
  • Filippo Ielpo (1947)
  • Italo Campolongo (1952)
  • Francesco Campolongo (1956)
  • Vincenso Tarsia (1960, commissario)
  • Mario Cosentino (1961)
  • Vincenzo Silvestri (1965)
  • Domenicantonio Catapano (1975)
  • Benito Lecce (1977)
  • Domenicantonio Catapano (1980)
  • Antonio Baffa (1994, commissario)
  • Pietro Antonio Groia (1994)
  • Alberto Cosentino (2003)
  • Prof.ssa Giovanna Panarace (2013)

Passaggio in Basilicata[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Canna è interessato al progetto "Passaggio in Lucania" che assieme ad altri 15 comuni dell'Alto Jonio Cosentino tramite referendum cittadino lo porterebbe all'annessione alla Basilicata.[4]

Il dialetto[modifica | modifica sorgente]

Il dialetto di Canna si presenta particolarmente interessante perché questo centro della Calabria settentrionale, per quel che riguarda il vocalismo tonico, linguisticamente entra a far parte di quella zona detta "arcaica", tanto studiata dal Lausberg prima, dal Parlangeli poi e attualmente così discussa e contestata da dialettologi quali Caratù, Mancarella, Rensch, Falcone, ecc., nonché dal Melillo che, partendo dal Salento ha parlato, per quest'area, di regione dialettale "calabro-siculo-salentina". Canna fu fondata da Nocaresi, coloni greci dell'epoca della Magna Grecia, che influirono molto nel dialetto di Canna. Per questo motivo storico-culturale troviamo elementi che ci riportano al greco antico. Inoltre nel dialetto cannese confluiscono i sistemi vocalici di tipo "arcaico" e di tipo napoletano. Si ha pertanto:

  • 1) confusione degli esiti di ed > i:u: wìv "oliva", cìnn'r "cenere", frutt "frutto", inn "legno", vùkk "bocca", krùc "croce", ecc. (di tipo "arcaico");
  • 2) passaggio di : a i:u: cìt "l'aceto" , fìmm'n "femmina", sùw "sola", patrùn "padrone". (di tipo siciliano);
  • 3) esito in e:o < , : , : stèss "stessa",sèr, "sera", mès "mese", krèsc "crescere", sèmb "sempre", nòv "nuova", bbun "buona" (di tipo "arcaico");
  • 4) chiusura di : in i:u in condizioni di metafonesi di tipo napoletano: ìnn "legno", sìcchj "secchio", jùrn "giorno", mùst "mosto", nùzzw "nocciolo".
  • 5) l'esito in i:u metafonetico da : : martìll "martello", kurtìll "coltello", fìrr "ferro" , fùss "fosso" , fùk "fuoco", pùrc "porco".
    • 2. A tonica: In ogni condizione si conserva schietta o tende alla palatilizzazione (tende alla vocale e). Da evidenziare è inoltre la presenza della velarizzazione(tende alla vocale o) di A tonica in sillaba aperta e negli infiniti da -ARE, limitatamente a due fonti su quattro che non solo sono quelle più anziane, ma che provengono dalla "zona del mercato", la parte più conservativa del paese;
    • 3. Caduta della laterale.
  • 1) In posizione iniziale: ìnn "legno", àzz "laccio", ùr "loro" , ùn "luna" , àur "lauro" , òng "lunga";
  • 2) In posizione intervocalica: sòw "sole", mèw "male" , skè "scala", paàng "palanco", kundè "quintali", skò "scuola", anmè "animali", fìsku "fiscolo" .
    • 4. Caduta della occlusiva velare sonora.
  • 1) In posizione

iniziale: òcc "goccia", allìn "gallina", àmm "gamba", ònn "gonna";

  • 2) In posizione intervocalica: reolarmènd "regolarmente", rèuw "regola", aùst "agosto".
    • 5. Esito della fricativa labiodentale sonora iniziale:
  • 1) >g- guìj "voglia".
  • 2) >b- bbìd's "vedi", bbìn'd "viene.
    • 6. Dissimilazioni del tipo strìnd "stretto", mìnz "mezzo".
    • 7. Prostesi :
  • 1) gg-: gghjùt "andato" , gawrèt "arato", gàwzet "alzato", gungìs "ungevi".
    • 8. Palatalizzazione del nesso -nc-: vìgn "vinchio".
    • 9. Aferesi di a- iniziale di tipo: ccètt "accetta", cìt "aceto", rrùst "arrosto".
    • 10. Conservazione delle desinenze latine:
  • 1) II pers. sing. pres. ind.: skòrd's "dime-ntichi", fàjs "fai" , vìd's "vedi";
  • 2) III pers. sing. pres. ind.: fàjd "fa", azzìkk'd "comincia" akkumènz'd "comincia";
  • 3) II pers. pl. pres. ind. : faìt's "fate", putàt's "potate";
  • 4) II pers. sing. imperf. ind.: akkumnzàv's "cominciavi" , avìs "avevi";
  • 5) III pers.sing. imperf. ind.: chjandàv'd "piantava", jèr'd "era".

II pers. pl. imperf. ind.: purtàbb "portavate", ibb "andavate".

Inoltre dal latino troviamo le forme presenti indicative del verbo essere: sum, es, est, sumus, estis, sunt in latino diventano sung, si', jè, sum, sit's, sun in cannese

e altre forme dello stesso verbo al congiuntivo: fuier, (che io) fossi stato, dal latino fuerim

    • 11. Forme particolari di congiuntivo esortativo del tipo jemùc "andiamoci", jatìc "andateci" , differenti dalla forma imperativa jèmc e jàtc'.
    • 12. Condizionale presente del tipo sapèr "io saprei", d'cèr "io direi", avèr "io avrei"
    • 13. Costrutti del tipo von fàtt "bisogna farli", vo ggjrèt "bisogna girarle".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2011.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ S.G., De Cannae historia.
  4. ^ Il quotidiano della Calabria.it, Sindaci dell'Alto Jonio, pronti a staccarsi dalla Calabria e a unirsi alla Basilicata

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

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