Mendicino

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Mendicino
comune
Mendicino – Stemma Mendicino – Bandiera
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Sindaco Ugo Piscitelli (Costruiamo il futuro) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 39°16′00″N 16°12′00″E / 39.266667°N 16.2°E39.266667; 16.2 (Mendicino)Coordinate: 39°16′00″N 16°12′00″E / 39.266667°N 16.2°E39.266667; 16.2 (Mendicino)
Altitudine 450 m s.l.m.
Superficie 31 km²
Abitanti 9 462[1] (31-12-2010)
Densità 305,23 ab./km²
Frazioni Candelisi, Cappelli, Ferrera, Malaugello, Palagani, Pasquali, Pirillo, Ponte di Carolei, Rizzuto, Rosario, San Bartolo, Santa Maria, Tivolille
Comuni confinanti Belmonte Calabro, Carolei, Castrolibero, Cerisano, Cosenza, Dipignano, Domanico, Fiumefreddo Bruzio, Lago, Longobardi,
Altre informazioni
Cod. postale 87040
Prefisso 0984
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078079
Cod. catastale F125
Targa CS
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 799 GG[2]
Nome abitanti mendicinesi
Patrono san Nicola
Giorno festivo 6 dicembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Mendicino
Posizione del comune di Mendicino all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Mendicino all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Mendicino (Minnicìnu in calabrese[3]) è un comune di 9.422 abitanti[4] della provincia di Cosenza.

Molto incerte, anche se antichissime, sono le origini di Mendicino. Alcuni storici ritengono, per i reperti archeologici ritrovati, che sia l'antica Pandosia Bruzia, capitale degli Enotri, nel cui assedio, presso il fiume Acheronte (oggi Caronte), nel 300 a.C. morì Alessandro il Molosso, re dell'Epiro, chiamato dai tarantini che combattevano contro i Bruzi. Quale casale di Rende appartenne agli Adorno e successivamente ai Marchesi Alaçorn Mendoza.

Il paese[modifica | modifica sorgente]

Notizie storiche.

“Ecateo da Mileto, logografo del VI secolo a.C., enumerando le “città” enotrie, cita Moenekine, nome originario alterato nel tempo, del comune di Mendicino, che farebbe pensare ad una coincidenza di luoghi, se non si facesse mente alle tremende catastrofi che si sono abbattute nei secoli su queste sfortunate contrade. Sertorio Quattromani, Mario Napoli, Aceti, Ughelli, Marincola Pistoia, Ciaceri, De Grazia, Greco R., Curia, e molti altri pongono in territorio mendicinese il sito dell'antichissima e mitica Pandosia, città reggia degli Enotri, in seguito subcolonia magnogreca legata a Sibari prima ed a Crotone dopo. Dalle caverne paleolitiche di “Micino Vecchio” nei pressi del ponte “Alimena”, in sinistra del fiume Caronte, di “Sant'Agata” nella contrada “Laurata”, in sinistra del fiume “Mericano” e di “Le Grotte” alla confluenza dei fiumi “Arconte” e “Mericano”, ai numerosi resti di villaggi neolitici disseminati sulle alture rocciose, ai ritrovamenti archeologici del periodo greco e romano di “San Michele”, agli agglomerati caratteristici e pittoreschi di età medioevale, alle ricostruzioni ottocentesche di palazzi e chiese, ai nuovi quartieri di espansione, l'osservatore e lo studioso possono rintracciare scolpita nella natura e nei manufatti la luminosa storia delle fatiche umane dagli albori della civiltà ad oggi. La stessa natura dei luoghi mendicinesi, contrassegnata da appicchi paurosi, forre strette e folte, valli verdi e lussureggianti colline, aspre e ombrose montagne, e dalla cima maestosa del Cocuzzo, oltre a costituire un completo catalogo della geografia calabrese, risulta talmente forte e significativa da richiamare alla coscienza la struttura originaria della psicologia antica. La toponomastica ancora inalterata di fiumi (Caronte, Arconte, Mericano) e di contrade (Merenzata, Micino Vecchio, Pannosia), tradizioni e leggende ancora vive nei ricordi dei “vecchi” del paese (La farchinoria di Cocuzzo, il Re Corvo ed i suoi tesori), stabiliscono certamente un importante legame tra luoghi e costumi di oggi e di ieri. Così, sottaciuta per mancanza di dati certi, riemerge chiara l'ipotesi che la favolosa Pandosia trovasse la sua ragione di esistenza, emblematica, politica, religiosa ed economica sopra una o più di queste formidabili rupi rocciose che si ergono e dominano le valli del Caronte e del Campagnano, forse proprio là ove i resti possenti e maestosi di mura ciclopiche, in località “Castellucci”, a quota 1100 m s. l. m., ai confini tra Cerisano e Mendicino, ricordano a distratti passanti e superficiali studiosi la importanza imprescindibile di un esatto, organico ed armonioso rapporto uomo – natura – territorio – insediamento.(V.De Rose, Mendicino alla radice di un mito)

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Mendicino è un piccolo centro del cosentino, sito in felicissima posizione ai piedi della sua montagna, Cocuzzo, non lontano dal mare e a pochissimi chilometri dal capoluogo. Risalendo da Cosenza verso il paese, la recente espansione edilizia si apre in ampi spazi verdi; distese di ulivi e di fichi, querce e vigneti, campi seminati a grano limitati da viottoli erbosi che serpeggiano la strada, radi casolari bevuti dalle colline. Arrivati a Candelisi, ci appare, a meridione, il primo scorcio del paese antico: due chine di case che si affrontano in un formidabile duetto. Il sole nasce sul poggio che si stacca da una gola fiumana e culmina con la torre dell'orologio, posata su un ventoso spiazzo di ulivi. Sul pendio il rione “Castello” affida le sue vecchie case al panciuto muro che le cinge in avanti col viale arborato, che dalla vecchia Piazza del Duomo arriva alla piccola chiesa di S.Caterina. L'altra sponda nasce sulla strada e sulla piazza principale con belle e grandi case tardo ottocentesche; portoni e scale in pietra, larghi balconi, terrazze ed inferriate leggere di tipologie rinascimentali. Il rione si arrampica sulla collina con case sempre più piccole e fitte, vicoli a gradoni e rumorose piazzuole, archi e scalette sospese, finestre di gerani; è il corpo centrale di Mendicino: “ u paise”. In testa, il vecchio “Palazzo Campagna – Del Gaudio”, dimora nobiliare fine Settecento, che si erge dal cortile di ippocastani in delicatissimi toni di bigio e bianco e con un elegante porticato laterale in pietra. Risalendo i tornanti che portano al Santuario in stile gotico di S. Maria, la veduta opposta è altrettanto bella: ad Ovest il paese che sfuma in collina nelle sue tinte giallo e rosa; di fronte, il Duomo con la sua facciata laterale con finestroni e campanile, posata su un'enorme roccia color senape, dimora di gazze. Tutto intorno al centro di Mendicino, la sorpresa di quartieri su fiumi e costoni di roccia, piccoli e panoramici colli e finalmente la montagna, bella e selvaggia, meta di cacciatori di cinghiale e di gitanti domenicali, ansiosi di pace e di azzurri paesaggi che si stendono fino alla Sicilia.”(V.De Rose, Mendicino alla radice di un mito)

Il territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale di Mendicino ha una superficie di 35,31 km². Confina ad Ovest con lo spartiacque di Monte Cocuzzo, che lo divide dai territori di Fiumefreddo Bruzio, Longobardi e Belmonte Calabro; a Sud con il territorio di Lago e Domanico; ad Est il fiume Caronte lo separa da Carolei, il Busento da Dipignano e il Santomiele da Cosenza; a Nord, infine, i torrenti Janno e Campagnano lo dividono, rispettivamente, da Cerisano e da Castrolibero.

Venendo dall'autostrada si esce allo svincolo sud di Cosenza, si percorre Via P. Rossi, poi Viale della Repubblica fino all'ospedale dell'Annunziata, alla fine del quale si imbocca a destra la strada provinciale n. 113 per Cerisano e Mendicino. Dopo meno di due chilometri si entra in territorio mendicinese, ove un cartellone stradale annunzia di trovarsi in Mendicino, sito dell'antica città di Pandosia, reggia degli Enotri.

Provenendo da sud attraverso la S.S. 18, si costeggia il colle Pancrazio di Cosenza e si attraversa il ponte Mancini sul Busento, quindi si può svoltare a sinistra per imboccare la ex S.S. 278 per Potame e Amantea; dopo circa cinquecento metri, costeggiando il Busento sulla sua sponda sinistra, si sottopassa il viadotto autostradale e si entra già in territorio mendicinese; si lascia a sinistra lo svincolo per Dipignano e subito dopo ci si immette, a destra, sulla strada Acheruntia, che, costeggiando la sponda sinistra del fiume Caronte porta direttamente al Centro Storico dopo appena cinque chilometri circa.

Superato il ponte Mancini, si può anche proseguire verso l'ospedale, svoltare a sinistra e imboccare il primo percorso descritto.

Da Cosenza Sud, si raggiunge dalla Piazza della Riforma, affrontando la salita del Crocefisso e percorrendo la S.P. per Cerisano e Mendicino; da Cosenza Nord, invece, dal quartiere San Vito si prende la stradina di Serra Spiga, che si immette sulla provinciale in contrada Pirillo, tra Rosario e Pasquali.(V:De Rose, Mendicino alla radice di un mito)

Patrimonio Storico e artistico[modifica | modifica sorgente]

Area archeologica di San Michele, decreto della Sovrint.BB.AA.RC n.829/1982, "agglomerato urbano del IV-II secolo a.C."

Chiesa Matrice di San Nicola: è sita nell'antica Piazza Duomo. È contraddistinta da una facciata in blocchi di tufo; vi è annessa torre campanaria. Nell'omonimo sito si trova la Chiesetta di San Sebastiano. Parroco della Parrocchia San Nicola di Bari è il Rev.mo don Enzo Gabrieli, a Mendicino da quasi dieci anni.

Chiesa di San Pietro e San Bartolomeo: Costruita sui ruderi di un convento domenicano è meta di moltissimi visitatori da dicembre a gennaio per l'artistico presepe, allestito annualmente dagli artigiani locali.

Torre dell'orologio (1907): Si trova nell'antico rione "Castello" su un colle da cui si domina la vista di tutto il paese e che si può raggiungere attraverso una caratteristica scalinata di 132 scalini scavati nella roccia.

Palazzo del Gaudio oggi Campagna: Sito nell'antico quartiere Pilacco, è databile al 1780. Costruito con blocchi di tufo lavorati a mano dagli scalpellini locali, è oggetto di un progetto di restauro da parte dell'amministrazione comunale.

Santuario di S. Maria dell'Accoglienza: Facciata in tufo. Il primo insediamento cristiano sul luogo dove oggi sorge il santuario è datato intorno al VII-VIII secolo d.C. (Il Santuario di Santa Maria - Don Enzo Gabrieli). All'interno una statua in pietra raffigurante la Madonna di Schiavonea, recentemente restaurata con iconografia moderna.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

L'attuale sindaco di Mendicino è il professore Ugo Piscitelli della lista civica "Costruiamo il futuro"

Sport[modifica | modifica sorgente]

La squadra locale di calcio è la Polisportiva Mendicino fondata nel 1969 che attualmente milita in Prima Categoria calabrese. Lo stadio è il Giovannino de Luca situato nel centro del paese che ha un terreno di gioco in terra con sotto un piccolo campo di calcio a 5 usato dai ragazzini del paese fatto di un tappeto sintetico. Altre strutture di rilievo sono lo Sporting situato in Contrada Rosario e la palestra Antonio Gaudio, situata vicino all'istituto comprensivo del paese, che ospita la squadra locale di pallavolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 390.
  4. ^ Bilancio demografico aggiornato al 31 luglio 2008 dati Istat
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]