Lungro

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Lungro
comune
Lungro – Stemma Lungro – Bandiera
Lungro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Giuseppino Santoianni (centrosinistra) dal 29/05/2007
Territorio
Coordinate 39°45′00″N 16°07′00″E / 39.75°N 16.116667°E39.75; 16.116667 (Lungro)Coordinate: 39°45′00″N 16°07′00″E / 39.75°N 16.116667°E39.75; 16.116667 (Lungro)
Altitudine 650 m s.l.m.
Superficie 35,65 km²
Abitanti 3 260 (31-08-2012)
Densità 91,44 ab./km²
Comuni confinanti Acquaformosa, Altomonte, Firmo, Frascineto, Orsomarso, San Basile, San Donato di Ninea, Saracena
Altre informazioni
Cod. postale 87010
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078069
Cod. catastale E745
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti lungresi (Ungërnjotë in arbëreshë)
Patrono San Nicola (Shën Kolli)
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lungro
Posizione del comune di Lungro all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Lungro all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Lungro (Ungra[1] in lingua arbëreshë) è un comune italiano di 3.260 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

Sita a 650 m s.l.m. e distante 67 chilometri dal capoluogo della omonima provincia, fu fondata da profughi dall'Albania nella seconda metà del XV secolo.

Tra i maggiori centri della comunità albanese in Italia, gli arbëreshë, è la capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, sede dell'Eparchia bizantina, che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità arbëreshe continentali che hanno conservato il rito greco bizantino. L'antica lingua, le tradizioni e i tipici costumi della cultura albanese sono gelosamente tramandati a Lungro.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato è situato alle falde del monte Petrosa a 650 m s.l.m. nell'altopiano di Campolongo, ed è fiancheggiato da due fiumi: il Galatro e il Tiro. Confina ad est con il territorio del comune di Saracena, a sud con quelli di Firmo e Altomonte, a nord-ovest con il territorio di Acquaformosa. L'ambiente è prevalentemente montagnoso verso la parte settentrionale, con boschi di faggio e castagno, mentre nella parte meridionale con vigneti e colture miste a rotazione. Il paese apre un'ampia veduta, che si estende sino alla piana di Sibari, ed è circondato da campi coltivati, a parte il lato a monte ove è presente vegetazione spontanea che anticipa le amenità floreali e faunistiche. È uno dei comuni in cui è presente il Pino Loricato. Dal punto di vista idrologico Lungro è un paese ricco di acqua (Lungro, Ungros in greco, significa umido) con le sue circa 40 sorgenti di acqua ed il suo fiume Tiro che non va mai in secca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lungro fu fondato alla seconda metà del XV secolo da coloni arbëresh, sviluppandosi intorno ad un monastero Basiliano nelle terre donate in vassallaggio nel 1156 dal feudatario Ogerio del Vasto di Altomonte. I coloni, emigrati dall'Albania e nelle seconde migrazioni dalla Grecia albanofona in seguito dell'invasione dei turchi dei territori dei Balcani, guidati dal condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg (in albanese Gjergj Kastrioti Skënderbeu), comandante che organizzò la resistenza armata all'avanzata turca per circa 25 anni, popolarono il casale intorno al 1486 dopo aver lasciato la propria terra. Gli albanesi furono accolti dall'Abate Paolo della Porta con il benestare del principe di Bisignano, Geronimo Sanseverino. Il popolo albanese, guidato dallo stesso Skanderbeg, era riuscito a resistere alle offensive dell'impero turco ottomano e costituì un baluardo in difesa dell'Europa intera. Solo alcuni anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1468, i turchi musulmani riuscirono a scardinare la resistenza albanese ed occuparono il paese intero. In seguito a questi tragici eventi si registrò in Italia la più consistente migrazione di popolazioni albanesi, con la conseguente fondazione di Lungro. Il nome "Lungru" appare per la prima volta nella storia, intorno al XII secolo. L'etimo "Lungrum" o "Ugrium" sembra riferirsi alla particolare umidità del suo territorio. Secondo Domenico De Marchis, il suo nome deriva dal greco Ugros (umido, fluido, acqua). Quest'ipotesi è avvalorata anche dal nome dell'antico monastero del casale di Lungro, che andava acquistando sempre maggiore prestigio e in poco tempo divenne uno dei più importanti centri di spiritualità bizantina e cultura greca. Furono gli albanesi (arbëreshë) a dare linfa vitale al piccolo agglomerato rurale preesistente.

Nell'anno 1525 i monaci basiliani abbandonarono il monastero, che già prima dell'insediamento dei transfughi attraversava un periodo di profonda crisi, trasformandosi in Commenda a disposizione del Pontefice e gli abitanti di Lungro seppero resistere ad ogni tentativo di giurisdizione civile e politica dei feudatari. Nella seconda metà del XVII secolo e durante il XVIII secolo, si intensificarono gli scontri tra le famiglie baronali dei Sanseverino di Altomonte ed i Pescara di Saracena. A Lungro si verificarono numerosi scontri politici per l'acquisizione di alcuni diritti baronali su feudi precedentemente contesi. Nel corso degli anni si intensificarono i secolari contrasti religiosi tra il rito greco-bizantino degli albanesi e il rito latino delle popolazioni confinanti. Numerosi preti albanesi subirono il carcere a causa della pratica del rito orientale, ma i lungresi, si strinsero intorno a loro e, lottando con tenacia, riuscirono a conservare la propria identità religiosa. Dal 1768 gli albanesi di Lungro tenacemente intrapresero la difesa del proprio rito liturgico greco-bizantino, poiché, provenienti dall'Albania meridionale, dall'Epiro e dalla Grecia albanofona, erano sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli. Per secoli, grazie anche all'opera della Chiesa bizantina, hanno continuato a mantenere il proprio rito come elemento della propria identità. Così si definì religione cattolica perché unita a Roma, e greco-bizantina per l'unione con l'Oriente e il credo bizantino nella liturgia e teologia spirituale.

L'Eparchia di Lungro è il fondamentale punto di riferimento per gli italo-albanesi continentali, e continua a custodire la tradizione religiosa, linguistica e l'identità culturale arbëreshë. L'Eparchia venne creata il 13 febbraio del 1919 da Papa Benedetto XV e il primo Eparca fu Giovanni Mele, cui succedettero Giovanni Stamati ed Ercole Lupinacci. Attualmente è retta dall'eparca Donato Oliverio. L'Eparchia preserva e tutela la lingua, gli usi, il patrimonio religioso e culturale della minoranza albanese d'Italia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Completamente diversa dal borgo medioevale le cui case davano su strade parallele con qualche strada trasversale per il passaggio (simile all'accampamento romano), la struttura architettonica del paese albanese è per lo più a forma circolare. Infatti gli edifici venivano costruiti attorno ad una piazzetta a forma circolare. Tutte le aperture principali davano sulla piazzetta. Ogni agglomerato di case costituiva un rione il cui nome derivava da elementi presenti nel territorio: Kastjeli (presenza di un castello), Bregu (costa della collina in pendenza), Konxa (Icona - Presenza della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli con l'icona della Madonna. La chiesa, a forma quadrata, rispecchia i canoni del rito bizantino-greco e pare che sia stata la prima chiesa costruita dagli albanesi), Shin LLiri (Presenza della chiesa di S. Elia), Kriqi (presenza di un crocefisso), Abati (presenza, un tempo, dell'Abbazia di S. Maria).

L'abitato, articolato intorno a due piazze centrali ed in parte lungo un percorso di attraversamento che lo collega all'esterno, è dislocato in declivio, presentando un'articolazione compatta ma irregolare nell'aggregazione delle singole unità, alquanto preservate nella destinazione d'uso, nei caratteri architettonici e nell'uso dei materiali. Fortemente caratterizzato da edifici di matrice popolare, sia in area urbana che rurale, fra cui unità abitative, piccole cappelle. Tra le strette vie del centro storico, le tipologie architettoniche sono distinte per gjitonia, ossia vicinato in albanese, le porte del borgo medioevale e gli antichi palazzi signorili. La gjitonia è un settore del rione, ha rappresentato e rappresenta tuttora, anche se in maniera più limitata essendosi il centro storico svuotato a seguito dello sviluppo edilizio che ha spostato gran parte degli abitanti verso zone nuove e con caratteristiche cittadine, un vero e proprio nucleo sociale con regole proprie. Qui si possono percorrere itinerari suggestivi storici per riscoprire gli ambienti e le vicende di un popolo che ha mantenuto la propria identità, esaltando la proprià diversità etnica e culturale.

Il paese conserva emergenze architettoniche religiose e civili, nonché poche altre strutture industriali ridotte ad archeologia. Forti sono ancora le espressività riconducibili alla “protezione” simbolica, in particolare le edicole votive come quelle di San Leonardo e Sant'Elia, sulle omonime strade. Per ricordare i salinari della miniera di Salgemma è stato instaurato un palco-monumento (rappresentanti i minatori al lavoro) in Corso Skanderbeg, a fianco della villetta comunale. È stato creato un museo della miniera di salgemma, con costumi, strumenti, manufatti e scritti di allora. A Lungro, come nella maggior parte dei paesi Arbëreshë, nella piazza principale ha il busto di Giorgio Castriota Scanderbeg, per ricordare le proprie origini etniche e linguistiche.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Cattedrale di San Nicola di Mira (Qisha e Shën Kollit, XVIII secolo), è la principale chiesa dell'Eparchia di Lungro. La costruzione dell'attuale chiesa è del 1721, dopo che il terremoto della fine del XVII secolo aveva distrutto quella preesistente, dedicata sempre a S. Nicola di Mira. La Cattedrale di S. Nicola di Mira si impone per la sua vastità tra tutte le altre chiese del circondario. È a pianta basilicale romanico-barocca, a tre navate, con ampia Abside e Cupola centrale. Ricca di mosaici, icone e affreschi bizantini, ha la bellezza delle strutture sacre cristiano-orientali. Il Santuario è separato dal resto della Chiesa dall'Iconostasi, la prima realizzata in una chiesa dopo la creazione dell'Eparchia di Lungro. Il 1825 è l'anno che segna il completamento strutturale della chiesa, per l'allestimento artistico non è possibile fissare una data precisa di ultimazione dei lavori, poiché, ancora oggi, sono in fase di esecuzione le opere musive nonché gli elementi decorativi della navata centrale e di quelle laterali del Tempio. A partire dal 1921, dopo l'erezione della Eparchia di Lungro, nel 1919, da parte del Papa Benedetto XV, la Chiesa di S. Nicola di Mira, elevata a Cattedrale, subisce profonde modifiche, per essere adattata alle esigenze del rito bizantino-greco. L'architettura romanico-barocca della Chiesa, pur non alterando le strutture murarie e il disegno originale dell'edificio sacro, si presta, con i suoi ampi spazi, ad essere uniformata allo spirito ed alle esigenze liturgiche della Chiesa d'Oriente. La Cattedrale dell'Eparchia di Lungro è ricca di mosaici. Il mosaico del Pantocrator copre l'intera superficie della cupola centrale, cioè circa 120 m², che è interna e non fuoriesce dal tetto, e ha un'altezza di 18 metri. Rilevante è anche il mosaico del vasto catino dell'abside, sormontato dal mosaico della Platitera e circondata dalle figure degli Arcangeli Gabriele e Michele, dal Re Davide e dal Profeta Isaia, e il mosaico della Cappella del Fonte Battesimale, realizzato dal pittore e mosaicista albanese Josif Droboniku, che ha eseguito il grande mosaico della cupola centrale con il Cristo Pantocrator. Dello stesso artista albanese è il mosaico del Giudizio Universale, che sovrasta la navata centrale della Cattedrale. Nella sacrestia della cattedrale vi è una preziosa testimonianza dell'antica chiesa bizantina medioevale di Santa Maria delle Fonti, costituito da un frammento di affresco che raffigura Santa Parasceve (XII secolo), insieme a preziose tele di scuola napoletana e statue lignee di pregevole fattura. Le navate laterali del Tempio, già affrescate da K.Tsitlavidis pittore macedone, sono state recentemente arricchite delle tele degli artisti greci T. Charalambos e T. Gregorio di Salonicco, che rispettano i canoni cromatici della tradizione bizantina. Poste sulla navata laterale sinistra, le sei tele rappresentano la vita di San Nicola di Mira, patrono di Lungro. Degli stessi autori sono le opere della navata laterale destra che rappresentano la vita di Gesù Cristo. Di notevole fattura artistica sono le tre porte in bronzo con altorilievi realizzati con la tecnica a cera persa dallo scultore calabrese Talarico che rappresentano le scene del Vangelo. Le finestre del Tempio e delle due navate laterali che raffigurano i profeti, rendono la cattedrale di Lungro un luogo unico in Italia dove arte bizantina e spiritualita orientale completano il prezioso mosaico del mondo italo-greco albanese.
  • Chiesa di Santa Maria dell'Icona o di Costantinopoli (Qisha e Shën Mëria e Konxis, XVI secolo), sorge su di una rupe in prossimità del fiume Tiro, che a quei tempi segnava il confine naturale del territorio tra Lungro e Saracena. È la prima chiesa edificata dagli albanesi in onore della Madonna Odigitria, molto venerata in Oriente. All'interno vi è custodita la prima testimonianza di iconografia bizantina su pietra che raffigura appunto la Madonna con Bambino. Molto interessante è il soffitto ligneo a cassettoni che allestisce la chiesa e che venne realizzato nel 1663 da Angelo La Petra artista calabro. Di notevole fattura era anche il baldacchino, trafugato di recente, che incorniciava la preziosa icona. La sua edificazione posta sul confine nord-est del borgo medievale segna il termine dell'agglomerato urbano del borgo. Osservando la struttura urbana medievale si può notare come gli albanesi, oltre a insediarsi nella parte più alta del casale (ka bregu), vollero edificare le proprie dimore anche in prossimità del borgo. Il tessuto architettonico di quel periodo si apriva, probabilmente, con il monastero di Santa Maria delle Fonti a sud ovest, e terminava a nord-est con la chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli. Il proseguimento di tale linea urbana oltre a dare maggiori garanzie di protezione agli albanesi, rendeva più fruibili le risorse idriche e territoriali del vicino fiume Tiro.
  • La chiesa di Sant'Elia (Qisha e Shën Llirit, fine del XVII secolo), sorge su un punto che, probabilmente, fungeva da posto di vedetta per gli abitanti del piccolo borgo. Strategicamente la chiesetta dedicata a Sant'Elia il profeta, è posta su di una splendida e suggestiva rupe che partendo dalle gole del fiume Tiro, si innalza vertiginosamente sopra la chiesa di Santa Maria dell'Icona e segna uno dei punti più alti dell'agglomerato urbano del paese. In prossimità dell'edificio, sul versante sud è possibile scorgere la grotta di Sant'Elia, una profonda insenatura tra le pietre di interessanti peculiarità speleologiche ancora oggi inesplorate. Nel periodo del Risorgimento il culto del santo era molto praticato poiché Sant'Elia veniva considerato il liberatore del popolo albanese di Lungro dalle repressioni borboniche. Alcuni versi in albanese, i pochi tramandati fino ad oggi e che ancora si canta dai fedeli nella processione del Santo, furono scritti dal poeta Vincenzo Stratigò nel 1852. Da allora il governo borbonico proibì la processione perché aveva intuito il significato rivoluzionario di quei versi che il popolo di Lungro cantava per inneggiare al santo battagliero invocando da lui la caduta del regime borbonico ed il ritorno alla libertà.
  • Chiesa Santa Maria del Carmelo (Shën Mëria e Karmunit, inizio XVII secolo) eretta nel 1608 come convento ebbe una fiorente attività culturale fino al 1808 quando venne chiuso e (per l'editto di Napoleone) fu adibito a cimitero. La chiesetta è dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo e conserva la statua in legno della Vergine con il Bambino. Nelle due domeniche intorno al 16 di Luglio vi sono due processioni: la domenica prima del 16 luglio la Madonna viene portata all'alba dalla chiesetta in Cattedrale (dopo la veglia nella notte); la domenica dopo il 16 luglio vi è la Solenne Processione per le vie del paese.

Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

  • Santa Maria delle Fonti (Qisha e Shin Mëris e Ujravet), dell'importante monastero di Santa Maria delle Fonti, non è rimasta nessuna testimonianza, tant'è che neanche i ruderi dell'imponente fabbricato, oggi, è possibile scorgere nel sito dove nel 1156 venne edificato. Le calamità naturali come i terremoti e gli avventati interventi edilizi, non hanno lasciato traccia dell'importante edificio. Alcune recenti ricerche eseguite da uno studioso di Lungro hanno individuato, nei pressi del sito, la cappella appartenuta al monastero. L'attendibilità di tale studio inedito, viene suffragata da molti elementi scientifici distintivi. Le misure della cappella, per esempio, si attestano, in maniera inequivocabile, alle tipologie di costruzione standard del periodo. I materiali usati e la disposizione delle finestre e dell'ingresso corrispondono all'orientamento che veniva dato alle cappelle costruite in Calabria tra il 1000 e il 1200. La cappella basiliana dell'antico monastero di Santa Maria delle Fonti (XII secolo), oggi è integralmente conservata e costituisce una preziosa testimonianza archeologica.
  • San Leonardo, sprofondata (Shin Linardi)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo De Marchis
  • Palazzo Stratigò
  • Palazzo Kabregu
  • Palazzo Damis
  • Palazzo Belluscio
  • Palazzo Cucci

Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Piazza XVI Luglio
  • Piazza Garibaldi
  • Corso Skanderbeg
  • Kastieli

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Ruderi di un castello medievale nella parte alta del paese
  • Antica miniera di salgemma, archeologia industriale

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Rito Greco-Bizantino[modifica | modifica wikitesto]

La spiritualità religiosa che lega le chiese degli arbëreshë a Costantinopoli è millenaria. L'Eparchia di Lungro, istituita nel 1919 per volere di Papa Benedetto XV, raggruppa sotto la propria giurisdizione la maggior parte delle chiese arbëreshë di rito greco-bizantino della provincia di Cosenza e alcune anche fuori la regione Calabria. La spiritualità arbëreshe, che fa riferimento al cristianesimo di tipo bizantino, si definisce nella profondità del rito, ricco di simbolismo e di suggestivi cerimoniali. Il mantenimento del rito ha coeso la civiltà arbëreshe tramandando le tradizioni popolari, i canti liturgici in lingua greca e albanese, gli usi e i costumi. Il ruolo che la Chiesa bizantina ha avuto in più di cinque secoli è stato di fondamentale importanza perché ha consentito ai propri fedeli di praticare il rito orientale e di mantenere e coltivare la propria lingua e la propria identità. È proprio il rito bizantino-greco che diventa elemento principale e cardine della conservazione del patrimonio della cultura e della tradizione albanese. La liturgia e tutte le celebrazioni religiose sono celebrate in greco e in albanese e, in rare occasioni, in italiano. La lettura del Vangelo, le Omelie, le antifone e la lettura dell'Epistola sono rigorosamente in albanese.

È importante ricordare tuttavia, le grandi difficoltà che hanno dovuto superare gli arbëreshë nel preservare la propria identità, etnica e religiosa, dai continui attacchi della cultura dominante indigena (latina), volti a dissuadere i fedeli albanesi dalla pratica del rito orientale. Le differenze sostanziali tra il cristianesimo greco-bizantino e quello latino, si notano per il diritto canonico, che segue quello degli ortodossi, per il calendario liturgico proprio e i cerimoniali orientali. La messa è quella di San Giovanni Crisostomo che viene celebrata in lingua greca nelle funzioni solenni, in lingua albanese nelle funzioni quotidiane. Le peculiarità del rito orientale, inoltre, si evidenziano nei paramenti sacri, nella venerazione delle sante icone nonché nella struttura architettonica della Chiesa. Le particolarità suggestive del rito bizantino, si basano sui differenti cerimoniali che si praticano per i sacramenti dell'Iniziazione cristiana. Battesimo (Pagëzim), Cresima (Vërtetim) ed Eucarestia (Kungjimi) vengono somministrati insieme mentre la Comunione viene fatta con il pane e con il vino. Molto suggestivo è il cerimoniale del matrimonio e particolarmente mistiche e cariche di spiritualità sono le funzioni della Settimana Santa, preparata dalla Grande e Santa Quaresima. La Settimana Santa (Java e Madhe), che ha inizio nella vigilia della Domenica delle Palme (E Diellja e Dhafnis) fino alla vigilia della domenica di Pasqua (Pashkët), con il suo cerimoniale ed i suoi riti carichi di spiritualità, si colloca tra le più importanti e suggestive festività del calendario liturgico bizantino. Le sere del Lunedì Santo, Martedì Santo e Mercoledì Santo vi è il Mattuttino del Nymphios. Il Giovedì Santo nella mattinata vi è il Vespro e Solenne Liturgia di San Basilio il Grande, nella serata il Mattutino della Passione di Cristo con la lettura dei 12 Vangeli, la Processione ed Esposizione del Crocifisso. Il Venerdì Santo è caratterizzato dal Vespro della Deposizione con Adorazione della Croce e nella sera il Mattutino del Seppellimento con le lamentazioni sul Cristo Morto (particolari sono i canti degli enkòmia divisi in tre stasis) a seguire Solenne Processione che attraversa le strade buie del paese. Durante il Sabato Santo viene celebrata la sepoltura del Signore e vi è il Preannuncio della Resurrezione (il canto dei "Tre Fanciulli" rispecchia l'esplosione di energia di fede e di gioisità per il Preannuncio). La Domenica di Pasqua (E Diella e Pashkëvet) comincia con il Cristòs Anèsti (Cristo è Risorto) all'alba per poi proseguire con il Solenne Pontificale in mattinata e la sera il Vespro Solenne con la lettura del Vangelo della Risurrezione in più lingue.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Il Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

Il Carnevale (Karnivalli) a Lungro riveste una particolare importanza e desta grande interesse in tutto il comprensorio del Pollino. Le peculiarità etniche e folcloriche collocano questa festa tra gli eventi più importanti della tradizione popolare albanese. Per le vie del paese si incontrano comitive di ragazzi e adulti e a ritmo percorrono le strette vie del centro storico. Queste comitive poi vengono accolte nelle case e viene offerto loro vino e cibi casarecci, tutto allietato dal suono degli organetti e delle zampogne e intermezzato dagli antichi e famosi vjershë (poesie) della tradizione canora arbëresh. Il Carnevale a Lungro riveste una incredibile funzione di socializzazione che pone lo spettatore come protagonista assoluto della festa. Non si tratta di una semplice scorribanda di compagnie e organetti, bensì di una festa che si vive in maniera particolarissima che non si può descrivere senza che si viva l'esperienza diretta.

Il rito del fidanzamento e matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Il rito del fidanzamento e matrimonio (riti i kushqit e martesës), quindi il rito delle nozze presso gli arbëreshë, ha avuto sempre un suo particolare fascino e per il cerimoniale preparatorio e per la funzione religiosa. Naturalmente nel corso dei secoli è andato a modificarsi il prima e il dopo in alcune sfaccettature, mentre la cerimonia religiosa di rito bizantino è rimasta invariata. Queste descrizioni del matrimonio presso gli Albanesi d'Italia sono state scritte da Francesco Tajani in “Historie albanesi” del 1866.

Il rito del fidanzamento avviene in un giorno stabilito, quando lo sposo, con un corteo di uomini e di donne di tutto il suo parentado, si avvia per farne la conoscenza. I nuovi parenti lo ricevono con gioia. Le donne intonano un canto di lode, poi esse da un lato, gli uomini dall'altro, intrecciano una danza; lo sposo agli altri uniti, carotando a lei d'intorno le gitta nella madia lo anello nuziale, a sua volta la sposa lo raccoglie, e continuando nella sua occupazione lo tiene in fior di labbra. Indi il corteo si scioglie. Con questa pubblica formalità il nodo è divenuto indissolubile, la coppia ha scambiato un primo segno di amore, il paese intero lo sa, ardono già le tede, gli Albanesi non saprebbero spegnerle altrimenti che col sangue. Fino a quando non si preparano gli sponsali si usa che il giovane innamorato con gli amici a coro tutta notte al chiarore di luna, spiega coi canti albanesi sotto la finestra della sua bella gli spasimi della concepita passione, la inneggia, le tramanda i suoi sospiri, e perciò i canti erotici sono molto comuni. Non sempre però va bene: può capitare di ricevere addosso qualche secchio d'acqua. Anche se i due giovani si erano fidanzati, l'ultima parola spettava al padre della ragazza. Se il padre è d'accordo allora si fa il fidanzamento ufficiale (kushqia). Il giorno del fidanzamento viene indicato generalmente con "i qelljin artë" (portano l'oro) alla ragazza e non con "bejin kushqin" (si fidanzano). Infatti il rito del fidanzamento, oltre che incontro ufficiale tra le famiglie per il consenso al matrimonio, è caratterizzato dai regali in oro che il fidanzato e la sua famiglia donano alla ragazza. La regola diceva che il fidanzato doveva regalarle l'anello e la madre sia la collana che il bracciale. Prima dello scambio dei regali e quindi dell'ufficialità del fidanzamento si discute delle prospettive che il ragazzo può dare alla ragazza e della dote (paja) della ragazza. Anche dopo il fidanzamento i ragazzi possono uscire assieme solo se accompagnati dai genitori della ragazza o da qualche parente intimo. Fissata la data delle nozze, si fanno le pubblicazioni e si scelgono i testimoni (kumbartë) che generalmente sono parenti o amici di famiglia. La settimana che precede il giorno del matrimonio, che si svolgeva di domenica, le famiglie ricevono le visite di parenti ed amici che portano i doni. Il giovedì la famiglia dello sposo manda a casa della sposa un canestro (kanistra) con abbigliamento e il costume albanese da sposa. La famiglia della sposa, invece, il sabato ricambia i regali inviando una guantiera (spaza). La donna che porta quest'ultima guantiera percorre le strade che avrebbe fatto, il giorno dopo, il corteo nuziale. Le portatrici dei cesti ottenevano un compenso in denaro dal ricevente. Più era alto il compenso, più si erano apprezzati i regali ricevuti.

La mattina del matrimonio comincia il rito della vestizione con il costume albanese completo di tutti i suoi particolari. Il rito è abbastanza lungo, tanto che ancora oggi, quando uno perde tempo si dice "vë stolit", cioè indossa il costume albanese. Quando la sposa è pronta, viene inviato il dolce nuziale (mastacualli) in casa dello sposo. Il corteo dello sposo può così muoversi per raggiungere la casa della sposa attraversando vie diverse da quelle che avrebbe percorso il corteo nuziale. Il primo a partire è il corteo dello sposo, seguito da quello della sposa. A capo del primo corteo c'e il padre dello sposo e un parente stretto, seguito poi dallo sposo con i due testimoni e gli invitati dello sposo. Subito dopo la sposa con il padre e gli invitati. Arrivati davanti al portone principale della chiesa lo sposo si ferma e attende l'arrivo della sposa, e si entra in chiesa dove li aspetta il papàs e dove avrà luogo la funzione. Usciti dalla chiesa il corteo si reca generalmente nella casa dello sposo. Durante il passaggio dei cortei era consuetudine lanciare confetti e monetine agli sposi da parte del vicinato o di conoscenti che non partecipavano al matrimonio. Arrivati sulla soglia della casa, ad attenderli c'e la madre dello sposo che cinge entrambi con una fettuccia elegante accogliendo la nuova coppia in casa. Iniziano allora i festeggiamenti con il vino migliore, conservato per l'occasione, e dolci tutti fatti in casa. Bisogna ricordare che le donne albanesi, al pari dell'uomo, esercitano dominio all'interno della casa.

Oggi, in linea di massima, il rito e le tradizioni del matrimonio sono gli stessi. Il rito del fidanzamento ha perso in parte di valore e da una cinquantina d'anni in pochi ci si sposa in costume albanese. Si sta perdendo anche l'usanza di andare a casa della sposa prima di recarsi in chiesa. Infatti spesso lo sposo attende la sposa direttamente in chiesa. La funzione religiosa è rimasta invariata. Il consumismo la fa da padrone. Alcuni importanti termini sono: fidanzato e genero: "dhëndërr", fidanzata "nusja", suocero/suocera: "vjehërr/vjehëra", nuora: "e re", fidanzamento: "kushqi", matrimonio: "martesë".

Il rito del Mate[modifica | modifica wikitesto]

Il rituale del mate (riti i matit) ha una radice proveniente dai flussi migratori che hanno portato molti albanesi di Lungro ad abbandonare il paese per sbarcare in America, specialmente in Argentina. Tra le usanze culinarie esclusive di Lungro, il rito del mate, rappresenta un grande esempio di contaminazione gastronomica e inclusione sociale. Kungulli, contenitore incavo ottenuto da una zucchina accuratamente svuotata, Pumbixhi, una specie di cannuccia di metallo e Çikullatera , il contenitore dove bolle l'acqua, sono accessori fondamentali del rituale. La preparazione del mate è molto semplice. Dopo aver posto Çikullateren sul fuoco e riscaldata l'acqua si prepara kungullin all'interno del quale si mette un pezzo di brace, una buccia di arancia precedentemente essiccata, la mate si mette pumbixhi e si aggiunge lo zucchero quindi si versa l'acqua calda e si consuma il contenuto aspirandolo chiaramente tramite pumbixhin. L'atmosfera fa da cornice a questo rituale è quella invernale, quando i lungresi amano sedersi in cerchio vicino alla focolare (vatra), per gustare il mate, facendolo circolare di mano in mano in gjitonì o agli ospiti che bevono tutti nello stesso pumbixh. Questa pratica circolare, ha attecchito in maniera istantanea a Lungro, una delle culle della cultura arbëreshe dove la cognizione di circolarità è fortemente presente sia nel concezione del modo di vivere che negli ambiti architettonici. Questo elemento di notevole interesse socio-antropologico ha ulteriormente rafforzato i connotati della socialità ed ha contribuito a rendere ancora più solidi i principi della gjitonia arbëreshe.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Associazione Culturale «A.C.T.A. UNGRA»
  • Associazione Culturale e Musicale Arbëreshe «Rilindja»
  • Associazione Bandistica (Banda Musicale) «Paolino Moscogiuri»
  • Gruppo di ricerca e recupero musicale tradizionale arbëreshe «Moti i Parë»
  • Gruppo folkloristico albanese «Të bukurit»
  • Associazione musicale corale «I Paradosis»
  • Associazione ambientale «Vitambiente»
  • Coro polifonico bizantino-greco «San Nicola di Mira»
  • Compagnia Teatrale «Kusìa Hares»
  • Associazione culturale e musicale «Officina della musica»
  • Centro per la Calabria «Studi Storici Umanistici e Sociali»
  • Centro Culturale di «Studi Bizantini e Italo-albanesi Santa Maria delle Fonti»
  • Associazione WWF Pollino H24
  • Associazione di Protezione Civile Pollino H24

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca comunale;
  • Fondo Curia vescovile;
  • Fondo privato Alfredo Frega;
  • Fondo privato Famiglia Stratigò.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Lajme (Periodico dell'Eparchia di Lungro)
  • DIELLI - Il sole (Periodico di politica e cultura)

Costume[modifica | modifica wikitesto]

I tipici costumi femminili (stolit) arbëreshe di Lungro sono ancora oggi indossati, sia dalle giovani che dalle più anziane. Ci sono due tipi di costumi femminili: uno usato per le feste e l'altro giornaliero. Il costume di gala è formato dai seguenti pezzi: due sottogonne (sutanina), una gonna pieghettata di raso rosso (kamizola) coi bordi intrecciati di filo d'oro (galuni), una gonna pieghettata di raso blu che viene raccolta a conchiglia e appoggiata sul braccio (cofa), una camicia bianca merlettata (linja) un gilè corto azzurro tutto ricamato in oro (xhipuni), capelli divisi al centro, intrecciati con nastri e raccolti indietro nella "kesa", uno scialle di colore rosso per le donne sposate (pani). Il costume giornaliero è l'abito giornaliero. È molto semplice ed è formato da: una gonna rossa pieghettata bordata di verde, una camicia bianca, un grembiule (vandizini), un gilè nero con ricamo in bianco. ll costume albanese maschile si usa solo in occasione di manifestazioni religiose e folcloristiche. È formato da pantaloni bianchi (brekët të bardha) con strisce laterali rosse o blu e ricami in giallo, camicia (këmish) bianca, gilè nero ricamato e cappello (këleshi) bianco di lana a forma di tronco di cono.

Musica e canti[modifica | modifica wikitesto]

"I canti popolari albanesi, adunque, sono espressioni individuali, materiati dei sentimenti del popolo, nutriti del patrimonio di ideale, che empivano di sé quell'età epica, quando tutto il popolo era cavaliere. ... Ma gli Albanesi la difesero con la spada e la eccitarono col canto, e quando le loro speranze furono troncate, molti abbandonarono la patria, fuggendo in direzioni diverse, e recando seco, poiché altro non potevano, le loro memorie e le loro canzoni, che rifiorirono nella terra dell'esilio. ... I canti amorosi ed elegiaci, che ci presentano un altro aspetto della vita, appaiono una scelta delle poesie più teneri ed eleganti che possegga la letteratura popolare albanese. Concezione chiara e squisita, sentimento fine e morbido, immagini pastose ed agili, c'empiono, ora di dolore ora di gioia, il cuore e le orecchie di musica gradita." Così scrisse il Marchianò sul popolo albanese, mettendo in luce quanto il canto fosse importante per la determinata etnia.

I canti (këngat) degli arbëreshë di Lungro generalmente sono di quattro tipologie diverse:

  • Canti epici che raccontavano le gesta di Skanderberg e del popolo albanese;
  • Canti d'amore;
  • Canti sacri (come le kalimere);
  • Canti funebri.

Tra i canti più famosi ci sono: Ill i bukur, Ka mali, Kostandini i vogëlith, Vdekja e Skanderbeut, Ngushti Moresë, Kopile moj Kopile,

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La gastronomia (të ngrënit) arbëreshe trova a Lungro un interessante crocevia per degustare le specialità tipiche arbëreshe e mediterranee. A Lungro è possibile gustare la pasta fresca in tutte le sue forme: maccheroni (rrashkatjelt), gnocchi (strangulrat), lasagne (tumac), spaghettini (fidhilt), bucatini (hullonjrat), conditi da semplici salse al pomodoro fresco e basilico, oppure da sughi a base di carne di maiale o capretto.

Tra le specialità tipiche ha un posto di rilievo Shtridhëlat me fasule, una particolarissima pasta lavorata finemente a mano e condita con una salsa al pomodoro e fagioli. È il piatto tipico di Lungro di origine albanese, in quanto non trova riscontri se non in altri paesi albanesi. La pasta, lavorata completamente a mano assume una forma particolare che si avvicina un po' a quella delle tagliatelle. Un altro piatto tipico è Dromsat a base di farina e acqua, condito con sugo di pomodoro fresco carico di peperoncino. Tra i secondi piatti, i funghi hanno un posto di prestigio per l'abbondanza del vegetale presente nel territorio montano. Tra le svariate ricette ci piace citare le più caratteristiche: funghi porcini con peperoni (këpurdhë me kangariqra), funghi e patate (këpurdhë me pataka). Prelibati sono inoltre i numerosi stufati di carne e peperoni: stufato di salsiccia e peperoni secchi (stufatjel me saucicë), stufato di costolette di maiale e peperoni (stufatjel me brinjaz derku). E poi la carne di maiale: le frattaglie (drudhezit), carne bollita (cingaridhet), la gelatina (puftea), oltre ai prelibati salami di Lungro con il caratteristico aroma del finocchio selvatico che li rende inconfondibili. I formaggi, prodotti dai pascoli di alta quota, ricchi di erbe aromatiche, hanno guadagnato un posto di rilievo. Il tutto si accompagna con i robusti vini locali dei vitigni di Galzei (Gauxet) o con i raffinati vini D.O.C. del Pollino. I dolci, infine, in primis kulaçi, sfarzoso dolce nuziale a base di miele; i dolci di Natale, grispellet, xhuxhullet, kanarikulit, bukunotet; i dolci di Pasqua, nusezat, biscotti con farina (viscote të pirvëluarë), olio e semi di anice, senza dimenticare la frutta secca dove primeggiano i famosi fichi di Lungro (fiqë të bardha e kriqezit).

Persone legate a Lungro[modifica | modifica wikitesto]

  • D. Nicolò De Marchis (? -1756), Vescovo di Nemesi, Presidente del Collegio Greco-Albanese Corsini, ed abbate Commendatario di San Benedetto Ullano.
  • Raffaele Maida (Dhën Rafeli, 1795-1857), valente giurista, filosofo, educatore, insigne letterato e poeta, fu uno dei personaggi più importanti di Lungro nella prima metà dell'Ottocento.
  • Vincenzo Stratigò (1822-1885), poeta in lingua albanese, genio rivoluzionario del Risorgimento arbëreshë.
  • Domenico Damis (18241904), letterato, studioso, cospiratore e stratega, generale garibaldino.
  • Enzo Domestico Kabregu (1906-1971), nasce ad Acquaformosa, è stato il più illustre pittore di Lungro, autore di numerose opere artistiche.
  • Vincenzo Borrescio (1927-1995), politico e poeta in lingua albanese.
  • Dr. Augusto César Belluscio (1930), figlio di genitori italo-albanesi, professore e avvocato.
  • Josif Droboniku (1952), nasce in Albania a Fier, è un mosaicista, iconografo e pittore, vive e lavora a Lungro.

Tra i personaggi più importanti che hanno dato un contributo alla storia del risorgimento e alla letteratura italiana e albanese vanno ricordati: Angelo Damis, Alberto Straticò professore di lettere ed autore della "Letteratura Albanese", Michele Bavasso medico, linguista e matematico, Camillo Vaccaro pedagogo e sociologo, Gabriele Frega giurista e Procuratore Generale, Domenico De Marchis autore di un Cenno Monografico sulla storia di Lungro e Michele Rio, poeta.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Miniera di Salgemma[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi dell’abitato troviamo un’importante e profonda miniera di salgemma. Il giacimento salifero di Lungro, citato anche da Plinio il Vecchio, è stato la più grande ricchezza della Piana di Sibari a partire dal 1812 sino al 1976, anno della chiusura. Il sale di Lungro veniva esportato in tutta la Calabria, in qualche altra regione d'Italia, e anche in Europa. La miniera di salgemma di Lungro diede lavoro a tantissimi lavoratori, che ogni giorno scendevano i 2000 gradini che portavano alle gallerie. Il santo protettore dei salinari era San Leonardo a cui venne edificata una chiesetta che sprofondò per problemi idrogeologici (dove ora sorge la parrocchia Ss. Salvatore). Nella storia della salina c'è da ricordare il glorioso sciopero generale del 1969 che evitò la chiusura. Ma tanti sono i fatti e le vicissitudini che hanno accompagnato l'estrazione del sale. Dal 1976 ad oggi la salina è stata abbandonata anche se nel 2010 è stato inaugurato il Museo Storico della Miniera di Salgemma che raccoglie cimeli, documenti, divise di chi ha lavorato all'interno dello stabile.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Icone[modifica | modifica wikitesto]

L'origine orientale e costantinopolitana delle icone è stata, da sempre, un elemento a favore dell'imputata autenticità supportata, tra l'altro, da un testimone d'eccezione: il saccheggio di Costantinopoli del 1204 da parte dei Crociati, in seguito al quale, iniziarono a circolare in Occidente un gran numero di icone e reliquie. Altro requisito, necessario per l'attribuzione dello "status", il potere di operare miracoli, non perché miracolose di per sé, ma perché, tramite di esse, si rende manifesta l'opera taumaturgica del Signore. Nelle chiese arbëreshë di rito greco-bizantino le Sacre Immagini trovano collocazione in uno spazio loro destinato, l'iconostasi, che distingue il vima riservato ai celebranti, dalla navata destinata ai fedeli. Realizzate in materiale diverso da quello della struttura che le accoglie, le icone offrono ai fedeli di ogni livello culturale la possibilità di contemplare "quell'invisibile resosi visibile", oggetto di non poche argomentazioni patristiche, dimostrandosi detentrici di un linguaggio universale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale amministrazione comunale di Lungro (2007-2017) è guidata dal sindaco Giuseppino Santoianni (al suo secondo mandato).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Per raggiungere Lungro è necessario percorrere l'Autostrada A3, uscire allo svincolo di Sibari e proseguire per le SS 534-SS105. In treno si può usufruire della ferrovia Spezzano Albanese (18 km) e di Sibari (32 km). L'aeroporto più vicino è quello di Lamezia Terme (174 km)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 364.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bavasso Nicola, Ungra katund i Arbërisë.
  • Damis Francesco, Gli Albanesi di Lungro.
  • De Marchis Gabriele, Profilo storico geografico del comune di Lungro.
  • De Marco Ambrogio, Guida illustrata di Lungro.
  • De Marco Ambrogio, Lungro profilo geografico, storico, religioso, economico, politico, sociale. Fatti, personaggi, immagini, ricordi.
  • Mattanò Vincenzo Maria, Il centro antico di Lungro. Un raro documento di rigore tipologico e di sofisticata strategia insediativa.
  • Moccia Daniela, Iconografia neo-bizantina nell'eparchia di Lungro.
  • Rennis Giovan Battista, La tradizione popolare della comunità arbëreshe di Lungro.
  • Rennis Giovan Battista, La tradizione bizantina della comunità italo-albanese Lungro il rito, le festività, la storia e le usanze.
  • Sole Giovanni, Breve storia della reale salina di Lungro.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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