San Paolo Albanese

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San Paolo Albanese
comune
(IT) San Paolo Albanese
(SQ) Shën Pali Arbëresh
San Paolo Albanese – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Anna Santamaria (PD) dall'08/06/2009 (II mandato)
Territorio
Coordinate 40°02′00″N 16°20′00″E / 40.033333°N 16.333333°E40.033333; 16.333333 (San Paolo Albanese)Coordinate: 40°02′00″N 16°20′00″E / 40.033333°N 16.333333°E40.033333; 16.333333 (San Paolo Albanese)
Altitudine 800 m s.l.m.
Superficie 29 km²
Abitanti 280[1] (31-12-2012)
Densità 9,66 ab./km²
Comuni confinanti Alessandria del Carretto (CS), Cersosimo, Noepoli, San Costantino Albanese, Terranova di Pollino
Altre informazioni
Cod. postale 85030
Prefisso 0973
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076020
Cod. catastale B906
Targa PZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti sanpaolesi (arbërisht: Shënpaljanë)
Patrono san Rocco
Giorno festivo 16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Paolo Albanese
Posizione del comune di San Paolo Albanese all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di San Paolo Albanese all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

San Paolo Albanese (Shën Pali Arbëresh in arbëreshë[2], dal 1936 al 1962 chiamata Casalnuovo Lucano) è un comune italiano di 280 abitanti della provincia di Potenza.

Ad un'altitudine di 843 metri e situato sul declivio del Monte Carnara 1.284 m s.l.m., è il comune più piccolo della Basilicata con una superficie di 29,9 km². Nato da coloni albanesi nel XVI secolo, per scampare alla dominazione turca in Albania, difende ancora oggi il patrimonio linguistico d'appartenenza, l'arbëreshë, e quello religioso, il rito bizantino, degli antenati.

È attualmente il comune più piccolo della Basilicata[3].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fondazione di San Paolo Albanese risale al 1534 circa, ad opera di profughi arbëreshë provenienti dall'Albania e dalla Morea della zona abitata da popolazioni albanesi, occupate dai turchi ottomani. L'iniziale insediamento urbano si completò definitivamente nel XVIII secolo, aggiungendo alle tipiche case a schiera, architetture che rimandano probabilmente agli antichi centri della Morea albanese. L'altitudine elevata offre panorami (pamjet) unici della regione, sovrastando la vallata del fiume Sarmento e i paesi vicini (gjitonië); si ha perciò una visuale ampia arricchita da folti boschi, come il Bosco Capillo che circonda l'abitato arbëreshë e il Parco nazionale del Pollino.

Gli abitanti sono molto legati ancora oggi alla lingua albanese, al rito bizantino, ai costumi, e alle tradizioni (soprattutto nel rituale matrimoniale e funebre).

Da cinque secoli qui si può ascoltare la lingua arbëreshë, l'albanese antico. La divina liturgia, la messa, a San Paolo Albanese è anch'essa in lingua albanese o, a seconda delle festività e del giorno, anche in lingua greca, secondo il rito bizantino mantenuto nell'Eparchia di Lungro della chiesa cattolica. Valore importante dell'identità della comunità arbereshe è anche il costume tradizionale, ornato da ricami e colori vivissimi. Gli aspetti peculiari della cultura albanese sono custoditi nel Museo della Civiltà Arbereshe/Albanese.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[4]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Il 16 agosto, giorno di San Rocco, a S. Paolo Albanese si svolge un rituale antico: in un sincretismo insolito e incompleto, la statua del santo di Montpellier viene preceduta da un tronetto votivo composto da spighe e ornato di nastri e fiori. La himunea simboleggia la cultura e la tecnologia legata alla coltivazione del grano e in quel giorno è oggetto di un culto che oltre a rappresentare la fine di un ciclo stagionale, è anche la riappropriazione di una conoscenza del mondo agricolo di una tecnica che garantisce la sopravvivenza della comunità stessa. Il tronetto di spighe è preceduto da mietitori che mimano la mietitura in una danza che è allo stesso tempo rituale di esorcismo delle forze avverse della natura e rappresentazione didattica di movimento efficace per mietere il frutto. Da visitare l'antica chiesa di San Rocco, costruita dai profughi albanesi, che conserva affreschi di autori ignoti e pregevoli icone bizantine.

Una manifestazione caratteristica, in occasione della festa di San Rocco, è quella del trasporto delle "grenje" (fascio di spighe di grano), portate a spalla durante la processione, al termine della quale giovani, anziani e gruppi folcloristici si esibiscono nel tipico ballo del "falcetto". La festa di S. Rocco e la danza del falcetto, il tronetto e il ratto delle spighe, sono riconducibili, presuribilmente, alle origini albanesi della comunità (i simboli come le spighe erano ricorrenti degli albanesi). L'arcaicità del rituale si pensa sia spiegata dal fatto che nel XV secolo fuggirono in Lucania, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia i diretti discendenti delle popolazioni proto albanesi, quali di Illiri, gli abitanti dell'attuale Albania, dell'Epiro e dell'Arcadia macedone. Gli albanesi erano popolazioni profondamente legati alla cultura bizantina, detta volgarmente dai non arbresh greca, e alle tradizioni orientali, nonché dal punto di vista religioso erano appunto ortodossi, religione tutt'oggi legata a queste comunità, e che nei secoli ha dovuto accettare un legame con il Papa di Roma.

I culti di Cerere che pure sono diffusi nell'area meridionale e insulare, hanno perso lungo la strada molte delle simbologie arcaiche. I carri di spighe hanno perso il rituale legato alla tecnologia della raccolta, come è avvenuto a Mirabella Eclano in provincia di Avellino, o si sono spogliati dei simboli stessi, come ormai avviene con il carro della Madonna della Bruna a Matera, dove le spighe si sono trasformate in un simbolo più colto e religioso raffigurato in cartapesta. Come manifestazioni a metà tra il sacro e il profano viene abitualmente l'incendio dei "nusazit", fantocci di cartapesta rappresentanti la lotta tra il bene contro il male[5].

Caratteristici piatti tipici, proprio del Paese delle Aquile, sono le shtridhelat.

Persone legate a San Paolo Albanese[modifica | modifica sorgente]

  • Salvatore Mazzaracchio, politico e giornalista
  • Annibale Formica, ingegnere, Presidente del Museo della Cultura Arbëreshë, direttore del Parco Nazionale del Pollino

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2012.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 587.
  3. ^ Comuni più piccoli della Basilicata
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Ricerca etnografica realizzata sul territorio dal professore Antonio Tateo, Direttore dell'OLDS Osservatorio-Laboratorio demoantropologico e del sociale e delle culture minoritarie, nel 1983,a seguito di una specifica ricognizione dell'evento.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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