Marsico Nuovo

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Marsico Nuovo
comune
Marsico Nuovo – Stemma
Veduta dalla località Castel di Lepre
Veduta dalla località Castel di Lepre
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Domenico Vita dal 2008
Territorio
Coordinate 40°25′00″N 15°44′00″E / 40.416667°N 15.733333°E40.416667; 15.733333 (Marsico Nuovo)Coordinate: 40°25′00″N 15°44′00″E / 40.416667°N 15.733333°E40.416667; 15.733333 (Marsico Nuovo)
Altitudine 865 m s.l.m.
Superficie 100,97 km²
Abitanti 4 223[1] (novembre 2014)
Densità 41,82 ab./km²
Frazioni Pergola, Galaino, Camporeale, Calabritto
Comuni confinanti Abriola, Brienza, Calvello, Marsicovetere, Padula (SA), Paterno, Sala Consilina (SA), Sasso di Castalda
Altre informazioni
Cod. postale 85052
Prefisso 0975
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076045
Cod. catastale E976
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona E, 2 482 GG[2]
Nome abitanti marsicani
Patrono san Gianuario vescovo
Giorno festivo 26 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Marsico Nuovo
Posizione del comune di Marsico Nuovo all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Marsico Nuovo all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale
« È città con mura, nelle quali sono sei Porte, consagrata a Santi Tutelari, si scuopre con Cupole, e torri nella più alta di tre colline, percossa con raggi solari; e co' vapori freddissimi delle nevi, giusta le stagioni, dall'eminenza de' Monti »
(Giovan Battista Pacichelli)

Marsico Nuovo (Màrseche in dialetto lucano[3]) è un comune italiano di 4.223 abitanti [1] della provincia di Potenza, in Basilicata.

Piazza Umberto I, piazzale principale della città, in una foto d'epoca.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Posto a 865 m sul livello del mare, si sviluppa su tre colline che dominano la Val d'Agri: Civita, la più alta con il centro storico, Portello e Casale, più basse, con l'espansione moderna. Intorno sono le vette dei monti Facito, (1360 m s.l.m.), Maruggio (1576 m s.l.m.), Calvelluzzo (1701 m s.l.m.), Malagrina (1016 m s.l.m.), Tumolo (1198 m s.l.m.), Volturino (1835 m s.l.m.), Cognone (1035 m s.l.m.), Ausineto (1087 m s.l.m.), Lama (1568 m s.l.m.), Cavallo (1336 m s.l.m.), Cavalluccio (1252 m s.l.m.), Fontanalunga (1384 m s.l.m.), Schiavo (1300 m s.l.m.) e Arioso (1707 m s.l.m.).

I corsi d'acqua sono costituiti dal fiume Agri; vi si trova anche il lago di Piana del Lago (1290 m2)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Basilicata.

Ritrovamenti archeologici casuali hanno permesso di attribuire con certezza al territorio una frequentazione già in epoca preromana e forse un abitato nella parte alta della collina della Civita, identificato ipoteticamente con Abellinum Marsicum, menzionato da Plinio, e databile tra il V ed il IV secolo a.C. Il centro era collocato in posizione strategica a controllo dell'imbocco della Val d'Agri e delle vie verso il Salernitano e il Potentino.

La città di Abellinum Marsicum aveva fatto parte della federazione di città stato lucane che si oppose alla penetrazione romana in Lucania. Dopo la fondazione della colonia romana di Grumentum il centro lucano decadde, per riprendersi con la creazione della via Herculea tra le colonie di Venusia e di Grumentum. Sul tracciato della via, del quale è stato rinvenuto un miliario sorse una statio, citata con il nome di Acidios, Aciris, Agri.

Con l'arrivo dei Longobardi e le lotte tra questi e Bizantini e Saraceni ebbe nuovamente importanza strategica, trovandosi sul confine meridionale del principato longobardo di Salerno: il principe Gisulfo I intorno al 940, elevò la città a contea a capo di un vasto territorio. La città venne fortificata e registrò una consistente crescita demografica, ottenendo il titolo di civitas.

Nel 1054 venne trasferita a Marsico la sede episcopale della diocesi di Grumentum. Con i Normanni venne posta come capoluogo amministrativo di un territorio che si estendeva su quasi tutto il Vallo di Diano e il basso Cilento. Roberto il Guiscardo, divenuto principe di Salerno, l'affidò in feudo a Rinaldo Malaconvenienza, figlio di Asclettino. Nel 1144 fu fatto conte di Marsico un Altavilla, Silvestro, figlio del conte di Ragusa e cugino diretto del re di Sicilia. Agli Altavilla succedettero i Guarna e nel XIII secolo la contea di Marsico passò ai Sanseverino.

I conti di Marsico furono quasi tutti gran connestabili e consiglieri reali, influenzando la politica del regno per tutto il periodo angioino, e con gli aragonesi divennero principi di Salerno.

L'ultimo conte di Marsico e principe di Salerno, Ferrante Sanseverino, entrato in contrasto col viceré di Napoli fu esiliato nel 1552 ed i suoi feudi furono messi in vendita. L’Universitas marsicana riuscì a raccogliere la somma necessaria al riscatto e la città venne perciò ascritta al regio demanio.

Nel 1638 però, essendo le casse vicereali in dissesto ed i cittadini impossibilitati a reperire le somme necessarie al mantenimento dell'autonomia amministrativa, la città fu nuovamente messa in vendita ed acquistata dalla famiglia Pignatelli col titolo di principi. Nel 1647 la città fu interessata dai tumulti popolari collegati ai moti rivoluzionari di Masaniello. Il principe Francesco Pignatelli fu costretto alla fuga mentre una decina di cortigiani venivano trucidati dalla folla in rivolta. La peste del 1656 dimezzò la popolazione e solo nel XIX secolo la città poté riacquistare un rilevante peso demografico superando i diecimila abitanti a metà secolo.

Nel febbraio del 1799 anche a Marsico fu innalzato il simbolico ”albero della libertà”: gli stessi feudatari Diego e Vincenzo Pignatelli ed il vescovo Bernardo Maria Della Torre erano a favore delle idee rivoluzionarie e la città aderì presto alla Repubblica Partenopea, subendo danni dalle bande sanfediste. La città nel 1820 era già sede di una “vendita” carbonara (la "Scuola dei costumi") e partecipò alle lotte risorgimentali.

Nel 1857 la città fu colpita dal terremoto che rase al suolo gran parte dei paesi limitrofi. Qualche anno dopo subì fatti di sangue che videro protagonisti i capibanda locali Angelantonio Masini e Federico Aliano, detto "Forgiarello", di Paterno.

Nel XX secolo la città si impoverì a seguito delle ondate migratorie seguite alle due guerre mondiali.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di San Giorgio Martire[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della Cattedrale durante l'ultimo restauro.

La diocesi di Marsico è figlia delle incursioni saracene che distrussero la vicina cattedrale Grumentum e fu eretta nell'VIII secolo.

Nel 1818 per impedire questioni di predominanza con la diocesi di Potenza fu unita aeque principaliter ad essa, ma solo nel 1986 Marsico e Potenza diventarono parte della stessa diocesi.

L'antica Basilica Marsicana era la chiesa di San Michele Arcangelo, ma probabilmente essa iniziò a presentare problemi di spazio. Nel 1131 Goffredo ed Enrico, rispettivamente conte e vescovo di Marsico decisero di costruirne una nuova. Questa volta la chiesa doveva essere più ampia, e per esaltarne la maestosità si decise di costruirla alla sommità del colle detto "Civita", il più alto.

Una lapide oggi assente, trascritta nel XVII secolo da Ferdinando Ughelli recitava:

"Al tempo del Vescovo Enrico e del conte Goffredo fu costruito questo tempio ad onore di Dio e della Beata Vergine Maria e del Beato Giorgio. L'anno del Signore 1131."

Dunque l'edificio venne dedicato alla Beata Vergine Maria e a San Giorgio Martire, primo patrono di Marsico. Era diviso in tre navate con il frontespizio coperto da piccoli marmi quadrati. Nel 1293 si costruì un magnifico campanile grazie al conte di Marsico Tommaso di Sanseverino e del settimo Vescovo Giovanni Vetere da Salerno, a testimoniare questo avvenimento vi è un'altra iscrizione alla base della torre a cuspide, che attribuisce l'opera a Maestro Silvestro.

Nel 1525 il vescovo Ottaviano Caracciolo commissionò il restauro del celebre Sepolcro dei Vescovi, nel quale anch'egli venne sepolto. Il vescovo Parisi, suo successore, ordinò la realizzazione di una Cattedra in pietra nel 1612, e tra il 1614 e il 1648, anni in cui si succedettero i vescovi Caselli e Ciantes, vennero commissionati numerosi lavori di restauro relativi alla chiesa e al palazzo vescovile, in particolare S.E. Giuseppe Ciantes eseguì ampliamenti della sacrestia e del coro, e durante il suo periodo d'amministrazione la chiesa venne decorata con preziose opere d'arte.

Nel 1673 Marsico mostrava le gravi ferite causate da un terremoto e dalla carestia.

I lavori di ristrutturazione del centro liturgico diocesano durarono fino al 1707.  Ma già nel 1703 dall'esterno si osservava un maestoso campanile che appariva come la solita torre a cuspide tripartita che vediamo nella nuova cattedrale, ma con un piano in più. Era già visibile anche la cupola che sormontava le volte della navata e del transetto.

Nel XVIII secolo seguirono altri restauri anche ad opera del celebre vescovo B.M. Della Torre, che vi accolse le reliquie del compatrono Sant'Augustale Martire provenienti dalla catacomba di San Lorenzo, qui si svolse la cerimonia in cui ne donò una parte al vescovo di Sarno.

Nuovamente distrutta nel 1809 in seguito a un incendio,andarono perse molte opere, tra le quali: reliquie, arredi e il coro di noce intarsiato. Riedificata per ordine del vescovo Ignazio Marolda assieme al palazzo vescovile, i lavori durarono fino al 1827, quando nel duomo vennero collocate, assieme ad un pregevole organo, le spoglie di san Gianuario, grande patrono e protettore di Marsico Nuovo, oggi patrono principale dell'Arcidiocesi, il Corpo del Santo, rinvenuto nella chiesa di Santo Stefano (attuale San Gianuario) distrutta dal sisma, venne trasportato in Cattedrale, con Essosi attuò la traslazione in Cattedrale della statua del valente artista Giacomo Colombo, la quale oggi mostra i tratti originali della realizzazione avvenuta nel 1714.

"Incendiato da mani scarileghe nell'anno 1809 il vescovo di Marsico Pietro Ignazio Marolda...lo consacrò l''11 agosto 1833 con rito solenne e stabilì che la IV domenica di luglio se ne celebrasse l'anniversario e concesse ai visitatori 40 giorni di vera indulgenza in perpetuo"

La chiesa subì nel 1857 gli effetti di un nuovo evento nefasto, un terribile terremoto con epicentro nella vicina Montemurro.

Dal 1875 al 1899 iniziarono ancora una volta i lavori di riedificazione.

Il nuovo vescovo Monsignor Durante, il 27 agosto nel 1899, con una cerimonia di dedicazione attribuì alla Cattedrale il titolo di "San Gianuario vescovo e martire".

La nuova cattedrale ha una sola navata e abside a parete curva, due cappelle laterali e una cupola su tamburo. La facciata sormontata da un timpano, presenta due finestre laterali e una nicchia centrale, che ospita la statua della Madonna. Sul lato sinistro si trova l'antico campanile a cuspide.

Abside, chiamato affettuosamente "torrione"

Con il terremoto del 1980 sono crollati: la cupola, il tamburo, il presbiterio e l'abside. E l'ennesimo restauro è ancora in corso.

Il giorno del terremoto quando l'edificio crollò, il parroco arciprete Don Gerardo Marsico, fortuitamente non vi celebrò la messa prevista. Di conseguenza quando la terra cominciò a tremare la chiesa era vuota, il merito di tale prodigio è attribuito al protettore san Gianuario, la statua del santo rimase addirittura intatta sotto le macerie.

I cittadini più anziani ricordano la presenza di pregevoli candelabri in bronzo anticamente donati dalla famiglia Sanseverino e trasferiti dalla Certosa di Padula, con immagini di San Lorenzo e San Giovanni, la statua della Madonna della Speranza che pianse lacrime di sangue, il quadro dell'ultima cena, il pulpito, i quadri dell'estasi di Santo Stefano e di Santa Caterina, alcuni quadri con motivi francescani e il crocefisso con angeli adorato dalla Madonna Addolorata e da santi.

Alcune di queste e molte altre opere sono conservate nella chiesa di San Michele Arcangelo (museo diocesano).[5]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 è stata fondata da marsicani residenti e non l'associazione Civitas Marsicana[6]. L'associazione si occupa dal 1996 delle serate musicali al borgo "Case Nuove" sul colle Civita, dove era stata costituita negli anni quaranta una banda musicale ("Banda musicale della città di Marsico"), fondata da Onofrio Fittipaldi. La famiglia Fittipaldi ha ripreso, assieme alla famiglia Grieco-Ventre le antiche tradizioni, fondando l'Associazione Civitas Marsicana, con una sezione musicale dedicata a Mariele Ventre di origine marsicane. Sono stati tenuti concerti di musica classica, anche operistica (Serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi in abiti d'epoca nell'edizione del 2000 presso il largo del Casale) e jazz. Ogni anno viene consegnata ad un artista ospite della manifestazione la medaglia d'argento del Presidente della Repubblica. La Associazione "Civitas Marsicana" si è impegnata nel corso dei suoi anni di attività, alla valorizzazione artistica e culturale della città di Marsico. Attualmente le attività dell'Associazione sono state sospese, memorabile agli occhi dei marsicani è stato il recital del pianista Aldo Ciccolini, nel 1999. Nel 2004 l'Associazione "Civitas Marsicana" decide di cessare definitivamente la propria attività musicale sia per il disinteresse che riscontra, purtroppo, in tutta la popolazione locale e sia per gli scarsi aiuti economici che riesce ad ottenere per la diffusione della musica classica in Basilicata. La quasi totalità delle spese sono sostenute dai fondatori e dagli iscritti all'Associazione.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina di Marsico Nuovo è una cucina semplice, basata su prodotti locali tradizionali. Tra i piatti tipici si ricordano:

  • la cuccia, fatta con grano, mais, lenticchie, fagioli, cotiche di maiale e salsiccia grassa (pezzente);
  • i fusidd cu a muddica, fusilli fatti in casa con la mollica di pane fritta;
  • i triidd e fasul, cavatelli fatti a mano, conditi con fagioli cotti nella pignatta, al camino;
  • la rafanata, frittata con uova sbattute, rafano grattugiato fresco, formaggio pecorino, salsiccia. La cottura avviene su fuoco in padella di ferro con coperchio ricoperto di brace;
  • il pan m'nisc'c, mosto d'uva cotto con farina di semola, pinoli, noci ed aromi vari.

Persone legate a Marsico Nuovo[modifica | modifica wikitesto]

L'economia del paese è prettamente agricola: in particolare è sviluppato il settore ortofrutticolo e la produzione di fagioli, oltre alla zootecnia.

Successivamente al terremoto del 1980, inoltre, sono state create due aree P.I.P., nelle quali si sono insediate numerose aziende artigianali che hanno dato una notevole spinta all'economia locale, creando un numero considerevole di posti di lavoro.

Un'altra grande spinta al paese, in termini di benessere ed occupazione, è data dall'estrazione petrolifera che da qualche anno interessa parte del territorio di Marsico Nuovo; uno sfruttamento di petrolio nel comune era gia' presente nel passato, almeno nel periodo attorno la meta' del secolo XIX, in quanto il geografo Amati segnala l'esistenza di miniere di asfalto nel comune [7] .

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Marsivo Nuovo è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Particolarmente radicato è il calcio femminile: il Real Marsico gioca stabilmente in Serie A2. La squadra gioca le sue gare nell'impianto cittadino dello Stadio Del Sole. Il paese ha anche una squadra di calcio a 5, anch'essa denominata Real Marsico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ISTAT, Bilancio demografico (provvisorio), maggio 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 380.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ La Lucania- Luigi Ventre (1965)
  6. ^ Sito ufficiale dell'associazione Civitas Marsicana
  7. ^ vedi pag. 134 di Amato Amati, Elementi di geografia dell'Italia: Con cenni storici e statistici,, presso G. Gnocchi editore-librario, Milano, 1860
  8. ^ (ES) Intendencia Municipal de Montevideo, Hermanamiento con Marsico Nuovo (Provincia de Potenza, Italia). Gemellaggio con Marsico Nuovo (Provincia di Potenza, Italia), del 14/12/2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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