Montemilone

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Montemilone
comune
Montemilone – Stemma Montemilone – Bandiera
Vista da nord del centro storico.
Vista da nord del centro storico.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Gennaro Mennuti dall'08/05/12
Territorio
Coordinate 41°02′00″N 15°58′00″E / 41.033333°N 15.966667°E41.033333; 15.966667 (Montemilone)Coordinate: 41°02′00″N 15°58′00″E / 41.033333°N 15.966667°E41.033333; 15.966667 (Montemilone)
Altitudine 320 m s.l.m.
Superficie 114,14 km²
Abitanti 1 680[1] (novembre 2014)
Densità 14,72 ab./km²
Frazioni Ariaccia, Casalini, Costa del Sole, Coste Zio Canio, Demanio Grande, Demanio Piccolo, Difensola, Dulcito, Fontana Ioanna, Macinali, Medicanda, Mezzamese, Murgese, Perillo, Santa Maria, Spinamara, Sterpara, Torre, Valle Castagna Soprana, Valle Castagna Sottana, Valle Cornuta Soprana, Valle Cornuta Sottana
Comuni confinanti Lavello, Minervino Murge (BT), Spinazzola (BT), Venosa
Altre informazioni
Cod. postale 85020
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076051
Cod. catastale F568
Targa PZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 405 GG[2]
Nome abitanti montemilonesi
Patrono santo Stefano, Maria Gloriosa del Bosco
Giorno festivo 26 dicembre; 11, 12, 13 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Montemilone
Posizione del comune di Montemilone all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Montemilone all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Montemilone (Mundemelaùne in dialetto locale) è un comune italiano di 1.680 abitanti[1] della provincia di Potenza in Basilicata.

Dista da Lavello (19 km), Venosa (17 km), Spinazzola (21 km), e Minervino Murge (19 km).

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il paese sorge su un rialzo, che si spinge dai 320 m s.l.m. a 351 m s.l.m. Il territorio è compreso tra l'altopiano delle Murge a est, la depressione bradanica (Forra di Venosa) a sud, e il Tavoliere delle Puglie a nord.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti nei fondovalle depositi alluvionali sabbiosi e ciottolosi dell'Olocene-Pleistocene. Il substrato roccioso è formato da rocce sedimentarie datate tra l'emersione pontica del Miocene superiore e il Quaternario.

    • Conglomerati di Irsina: conglomerati poligenici rossastri e giallastri in cemento prevalentemente arenaceo, con orizzonte intercalato di argille sabbiose e siltose giallastre.
    • Sabbie di Monte Marano: sabbie calcareo-quarzose gialle con livelli cementati di color marroncino e, in alto, con sottili lenti ciottolose, nidi di macrofossili generalmente verso la base. (Calabriano-Pliocene superiore)
    • Argille subappennine: argille marnose, più o meno siltose, grigio-azzurre o giallastre per alterazione, con resti di Echinidi e Lamellibranchi. Microfaune con Ammonia beccarii, Cassidulina laevigata, Cancris Auriculus, Reussella spinulosa, Planorbulina mediterranensis, e argille sabbiose al passaggio con le sovrastanti Sabbie di Monte Marano.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Torrente Locone, affluente di destra dell'Ofanto, è il principale elemento idrografico, e segna il limite comunale a nordest. Il bacino del Loconcello, affluente di sinistra del Locone, occupa buona parte del territorio. È alimentato dal Vallone Melito, che drena la zona sudorientale del comune, e dal Vallone San Nicola, che drena la zona sudoccidentale. Il Vallone San Nicola, posto ai piedi del centro abitato, si divide in: Vallone Santa Maria (sud) e Valle Cornuta (ovest). La parte settentrionale del territorio comunale è afferente al bacino del corso d'acqua che attraversa il Vallone Occhiatello - Vallone dei Briganti. In località Tre Fontane si divide in: Valle Cugno Lungo (sud) e Valle Castagna (ovest). La Valle dei Greci, una zona posta a sud-est dell'abitato, corrisponde al fondovalle di un affluente minore del torrente Locone.

Rioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Fronzone: situato nella parte sottostante alla Chiesa Madre, è il rione più antico del paese.

Piazze e vie principali[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

La data è incerta, ma Montemilone, secondo alcuni numismatici, viene fondata nel 291 a.C., quando il console Lucio Postumio Megello, dopo avere espugnato Venosa con altre città della Daunia, ottiene dal Senato Romano di spedire in questa regione una colonia di 20.000 uomini. È probabile che i primi insediamenti si siano formati nelle pianure limitrofe all'odierna Montemilone, pianure ricche di abbondanti pascoli. La presenza di un agglomerato urbano, seppure di modesta entità, è un'ipotesi di avallata dai ritrovamenti di vasellame di vario tipo, di lucerne, di pesi da telaio, di monete, di resti di tegole e di mattoni e da altri oggetti coevi rinvenuti un po' ovunque nell'agro di Montemilone.

Una ricostruzione storica più dettagliata può essere formulata a partire dal II secolo d.C., grazie ai rinvenimenti di alcune lastre tombali e di altri reperti archeologici, che testimoniano come il paese fosse in quel periodo una tenuta imperiale. Le iscrizioni delle lastre ci parlano di schiavi e liberti che conducono fondi, tenute o fattorie. Non sappiamo, tuttavia, quando questi fundi divengono di proprietà imperiale né come fossero organizzati, né tanto meno è possibile determinare con esattezza dove essi fossero ubicati. Sempre a quest'epoca risale la costruzione di un acquedotto nella località chiamata "La Gloriosa" in Contrada San Nicola che, come afferma il Bozza, si vuole edificato da Erode Attico nel 143 d.C. per produrre acqua a Canosa. Di questa grandiosa opera di ingegneria che, secondo il Di Sanza si estendeva per una lunghezza di 18 miglia, ancora oggi si possono ammirare gli ultimi resti.

Origine del toponimo

Presente già nel Catalogo dei Baroni del XII sec., il toponimo è composto da Monte e il nome di persona latino Milo-onis.

In un diploma greco del 983, di cui parla Racioppi nella sua storia, compare invece il nome di Monte-Melune come castello o castrum appartenente alla giurisdizione del vescovo di Trani, Rodostamo. Racioppi lo fa derivare da meulon, diminutivo di meule, cumuli di fieno o paglia o trifoglio ammontati nei campi: dalla loro forma il nome di Montemilone.

Del 1004 è una pergamena scritta a caratteri longobardi in cui si fa menzione di una donazione fatta dal sacerdote Savino, abitante del castello di Monte Milone, all'abate Giovanni di Venosa. Diversi storici lo fanno derivare dal latino mons, monte, e dal greco meros, pomo, frutta o gregge, quindi, un monte abbondante di pomi o pastori.

Altri documenti parlano di Mons-Melior o Mons-Meliorus, etimologia questa da ricercarsi nella scissione del casale San Lorenzo, che avviene quando i monaci ed i coloni, per motivi di sicurezza e calamità naturali, si stanziano in un luogo o su di un colle, migliore per lo svolgimento delle loro attività. Di qui il nome di Mons-Melior, monte migliore.

Tuttavia non ci è dato sapere con certezza quale sia la giusta etimologia, data la dibattuta e controversa ricostruzione storica sull'origine del toponimo, affrontata dai suddetti e da diversi altri storici.

Età medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Le chiese scomparse

Delle chiese di Sant'Andrea Apostolo e di San Nicola oggi non rimane alcuna traccia, tant'è che pur essendo menzionate in diversi documenti che vanno dal 1120 al 1232, è difficile allo stato attuale stabilirne l'effettiva ubicazione. Difficile è anche la ricostruzione storica della sede vescovile, poiché vi sono poche testimonianze su di essa.

Verso il sec. VIII, nella "Valle dei Greci", vi si stanziano alcuni monaci basiliani, eremiti, probabilmente provenienti da Venosa. Danno origine al casale di San Lorenzo. Intorno ad esso si stabiliscono anche coloni e contadini, le cui abitazioni sono delle semplici grotte scavate nel terreno arenoso, ancora oggi visibili. Successivamente il casale si scinde in due: casale di San Lorenzo e casale Mons-Meliorus, località dove oggi sorge il paese. I due casali conoscono un periodo di floridezza e prosperità, testimoniate dal millenario Santuario della Gloriosa con la statua lignea della "Vergine col Bambino" per il Casale di San Lorenzo.

Durante il periodo feudale il paese appartiene a diversi signori. In un diploma greco del 972 (documento di dubbia provenienza), Montemilone figura come proprietà del conte Rambaldo, che ne fa dono all'abbazia della Santissima Trinità di Venosa. Nel 983 dipende dal vescovo di Trani che, dopo la distruzione avvenuta nel IX secolo di Canosa, da parte dei Saraceni, esercitava una vasta influenza anche su parte della Lucania. Il paese fu sede di un episcopato di origine bizantina nell'XI secolo, e l'elevazione della sua chiesa a sede vescovile avviene tra il 974 e il 1025.

Con l'arrivo dei Normanni, l'influsso della chiesa latina e la progressiva riduzione delle sedi vescovili di rito greco determinano la definitiva scomparsa di questa diocesi, soppressa tra il 1172 e il 1187. Parte del suo territorio e dei suoi beni - tra i quali la chiesa di Santa Maria della Gloriosa - appartennero all'abbazia di Banzi. Diviene feudo normanno sotto Riccardo del Guasto e Nicola de Brahi. Passò alla contea di Gravina in Puglia nel 1198 sotto la dinastia di Federico II, succeduto nel 1250 dal figlio Manfredi, al quale Montemilone è fedele. Pagata a caro prezzo: il 14 luglio del 1268 il paese verrà distrutto da Ruggero Sanseverino, braccio destro di Carlo d'Angiò, nuovo padrone del Regno di Napoli, che sconfigge Manfredi in una battaglia a Benevento nel 1266, segnando così la fine degli Svevi in Italia. Intorno al 1338, Montemilone diviene di proprietà di Gianfilippo di Santacroce, della casa Angioina.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1454 diviene dominio di Maria Donata del Balzo Orsini, figlia del Duca Gabriele di Venosa, nel 1497 viene donato da re Federico al cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti e nel 1505 è ceduto a Ferrante d'Andrada, valoroso capitano di Ferdinando III.

Sotto la dominazione spagnola, che intorno a quegli anni si sostituisce agli Angioini nel governo del Regno di Napoli, Montemilone continua a passare da un dominatore ad un altro. Tra il 1561 e il 1595 sotto Geronimo del Tufo, figlio di Giacomo, si registra un incremento economico dovuto ad uno sviluppo dell'agricoltura, della pastorizia e del commercio. Anche nella demografia: si passa dagli appena 15 abitanti registrati nel 1533 ai 275 del 1561, fino ad arrivare addirittura a 665 nel 1595.

Dopo essere stato occupato brevemente dagli austriaci passò ai Borbone di Napoli che ne detennero il potere sino all'unità d'Italia. Verso il 1730 passa a Vincenzo Tuttavilla, duca di Calabritto.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

L'agro di Montemilone è anche teatro di delitti e scontri durante il periodo post-unitario, caratterizzato dal passaggio del Brigantaggio. Famoso è lo scontro dell'aprile 1861 alla Masseria Quinto, tra il maggiore Giuseppe d'Errico e la banda dei briganti capeggiata da Pasquale Domenico Romano. Il maggiore d'Errico, con un'imboscata, riesce a sventare l'incontro tra la banda di Romano e quella di Carmine Crocco. Gli uomini che periscono in quell'agguato, vengono gettati in un pozzo, ancora oggi ricordato come il "Pozzo dei Briganti".

Dalla seconda metà dell'Ottocento, l'amministrazione comunale, pur affrontando difficoltà economiche, finanzia una serie di importanti opere pubbliche: strade per facilitare i collegamenti con i centri limitrofi, Chiesa Madre, cimitero, Torre dell'Orologio, ufficio telegrafico-postale e asilo infantile.

Con l'avvento del Fascismo, molti sono stati i volontari nelle Camicie Nere. Infatti, diverse sono le organizzazioni fasciste presenti in paesem e molti partecipano alle varie campagne di guerra. In questi anni, dal 1934 al 1938, si colloca anche la costruzione dell'edificio della scuola elementare. Dopo la seconda guerra mondiale, i montemilonesi, nel referendum del 1946, esprimono un voto a favore della Repubblica.

Come tutto il Mezzogiorno, anche Montemilone dovrà sostenere una pesante emigrazione con tutte le ovvie conseguenze che ne derivano.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il gonfalone

Drappo blu ornato da fregi dorati e caricato dello stemma con l'iscrizione "Comune di Montemilone". Le parti che sorreggono il drappo sono in metallo, con asta a punta di lancia, sotto tale drappo è annodata la fascia tricolore.

Lo stemma

Di forma ovale, con due rami, uno d'alloro e l'altro di quercia che si incrociano alla base, è sovrastato da una corona dorata con interno rosso e composta da cinque torri. All'interno è raffigurata una quercia alla cui base c'è un lupo.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario della Gloriosa[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa della Santa Gloriosa.

Chiesa madre[modifica | modifica wikitesto]

È la chiesa principale del paese.

Chiesa dell'Immacolata Concezione[modifica | modifica wikitesto]

Ad una sola navata, viene edificata nel 1890 vicino alla primitiva cappella del 1700 situata sul lato sinistro, che conserva un altare in pietra della stessa epoca. Internamente la chiesa è molto semplice, presenta un solo altare sul quale troneggia la settecentesca statua dell'Immacolata. Misura 13.60m. di lunghezza e 11.50 m. di larghezza. La facciata, in tufo e zoccolatura in pietra bianca, è abbellita da quattro lesene con capitelli ionici, mentre al centro, sopra il portale, campeggia un grande rosone in pietra. Sulla sommità del tetto è collocata un'artistica statuetta dell'Immacolata. Sul sagrato vi è un'edicola in pietra bianca sormontata da una croce al cui interno vi è custodita una piccola riproduzione della Pietà di Michelangelo, sul retro vi è la scritta In memoria di Michele Conte di F.1916.

Ex chiesa del Purgatorio[modifica | modifica wikitesto]

L'ex chiesa del Purgatorio.

Costruita tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, è la chiesa in cui si venera San Filippo Neri e la Madonna del Carmine. Nel 1959, dopo l'abbattimento del campanile, viene alienata. Oggi è sede della Biblioteca Comunale. Fondata negli anni Ottanta del XX sec. dal prof. Gerardo Labriola, ospita circa 5000 libri e il primo nucleo dell'Antiquarium Civico, che raccoglie diversi reperti archeologici di età romana, tra i quali le lastre tombali del II secolo d.C.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Torre dell'Orologio
Torre dell'Orologio

Nei pressi della Biblioteca, nella piazza antistante il vecchio Palazzo Comunale, è possibile ammirare la Torre dell'Orologio, edificio del XIX sec. Opera dell'Ing. Pomodoro di Molfetta, viene inaugurata il 14 marzo 1882 dal sindaco dott. Guglielmo Quinto. Alta 35 m .ca, è un esempio di architettura civile di fine secolo e in tal senso è una rara testimonianza sull'intero territorio del circondario di Montemilone.

Monumento ai Caduti

Una colonna a quattro facce, su cui è riportata un'epigrafe dettata da Giustino Fortunato, poggia su di un plinto decorato. Essa è sormontata da un'aquila in bronzo con un'ala spezzata. Quattro colonnine chiudono il monumento. Viene inaugurato nel 1925 in Piazza Municipio e in seguito viene sistemato nell'attuale Villa dei Caduti.

Borgo Antico

Situato nella parte sottostante alla Chiesa Madre, è il rione più antico del paese, dove ci si ritrova tra le vecchie case contadine, alcune ancora con i solai di travi di legno e canne. In Piazza Emigranti, su cui si affaccia la Chiesa Madre, si può ammirare il murales "Il ritorno di Giustino", dipinto dal pittore rionerese Giovanni Brenna e inaugurato, con la stessa piazza, nel 1984. Nei vicoli antichi, non sfuggono i portali, le vecchie ciminiere e le scale contorte delle case.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio che circonda Montemilone è pieno di acque sorgive e di una rigogliosa vegetazione. Si può trascorrere una piacevole giornata presso le fontane "Chiancone" e "Schiaffone", dove è possibile fermarsi anche nelle aree pic-nic. Gli amanti del cicloturismo possono seguire un lungo itinerario. Esso parte da via Madonna del Bosco, abbracciando l'intero territorio. Al paesaggio fa da cornice un vasto e folto bosco, habitat ideale di molte specie animali.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Festività[modifica | modifica wikitesto]

  • Venerdì Santo: Processione della Madonna Addolorata
  • Corpus Domini: Processione del S.S. Sacramento
  • 11-12-13 agosto: Festeggiamenti in onore della Madonna del Bosco (Protettrice)
  • 26 27 e 28 dicembre: Festa di Santo Stefano Protomartire (Patrono)

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Numerose sono le associazioni montemilonesi. In passato ha avuto notevole importanza la Pro Loco. Alla Festa Patronale, in onore della Madonna del Bosco, è attivo un Comitato Festa ad hoc, che si occupa non solo della festa estiva ma anche delle altre feste religiose e civili della comunità montemilonese. Altre associazioni presenti sono: Associazione "Montemilonesi nel mondo", Associazione Giovani Protagonisti, AVIS, Croce Rossa Italiana e UNITALSI.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina montemilonese conserva ancora i sapori di una volta. Ricca di verdure, legumi e carne, propone varie pietanze, con piatti unici e peculiari da assaporare. Tanti i prodotti gastronomici tipici, tra cui spiccano la salsiccia di maiale, i formaggi, i caciocavalli, e la ricotta di pecora. Per il Natale e la Pasqua in molte famiglie si preparano i dolci tradizionali: famoso è il cauzòn, insieme a scartëddàtë, susumìddë, cuzengìddë e marzapani. Le “pastë cu cëlëppë” sono dei dolci il cui pandispagna è farcito con crema pasticciera e ricoperto da una delicata glassa. Altri prodotti tipici qui riportati:

  • Pèttëlë - frittelle fatte con pasta di farina lievitata e lavorata. Nelle vigilie dell'Immacolata, di Natale, di Capodanno e di Carnevale in ogni casa montemilonese si mangiano queste squisite leccornie. Un antico proverbio recita: "se pèttele vu mangià dalla Immacolata haja accumnzà".
  • Ciambellenë - ciambella glassata, è un tipico dolce nuziale.
  • Rucelatìddë - tipico pane delle feste pasquali con semi di finocchio che, prima di essere infornato, viene bollito.

Ricette[modifica | modifica wikitesto]

  • Spezzatìnë - Ingredienti: carne di agnello, uova, asparagi selvatici, formaggio pecorino grattugiato, olio extra vergine d'oliva, prezzemolo e sale. Procedimento: soffriggere la carne di agnello nell'olio. Appena rosolata, salare, aggiungere acqua quanto basta, un ciuffo di prezzemolo e far ultimare la cottura. Separatamente scottare gli asparagi, mondati e lavati. Scolarli ed aggiungerli alla carne. Dopo alcuni minuti unire le uova sbattute con formaggio. Spegnere il fuoco appena le uova sono addensate.
  • Rìsë, vendërëcìddë, e fasiulë - Ingredienti: riso, ventre di maiale essiccato, fagioli, olio di oliva, prezzemolo, aglio, semi di finocchio, pomodori, polvere di peperoni secchi macinati (piccanti o dolci), sale. Procedimento: In una casseruola mettere dell'acqua, fagioli e il ventre di maiale, portare ad ebollizione e cuocere a fuoco lento. A cottura quasi ultimata salare quanto basta. Separatamente soffriggere in un tegame due spicchi di aglio in un filo d'olio, aggiungere alcuni pomodori pelati, un ciuffo di prezzemolo e lasciare cuocere. Unire il pomodoro così preparato, con fagioli e ventre di maiale, aggiungere una manciata di semi di finocchio e lasciare insaporire a fuoco lento. Il tutto va unito al riso, scottato e scolato, con l'aggiunta di un cucchiaino di polvere di peperoni. Infine versare olio fumante, messo a scaldare in precedenza. Per migliorarne il sapore, si può aggiungere del formaggio pecorino.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il fenomeno dell'emigrazione, pur attenuatosi rispetto al passato anche grazie alla presenza dall’ultimo decennio del Novecento dell’insediamento industriale nella piana di Melfi, continua ad esserci, si registra infatti un dato del 3%.

Agricoltura e allevamento[modifica | modifica wikitesto]

L'agricoltura è la risorsa principale del paese. È favorita dalle grandi distese di terreno in cui si coltivano ortaggi (specialmente pomodori) e cereali (grano, orzo e avena). Buona è anche la produzione di olive. Non mancano le coltivazioni di frutta. Nel comune è coltivata il vitigno Aglianico usato per la produzione di Aglianico del Vulture D.O.C. Altro comparto importante è l'allevamento ovino e bovino, con una fiorente produzione di prodotti caseari.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Da Nord: A14 oppure A1 - A16, uscita Candela - SS. 655 dir. Matera, uscita Venosa sud - Montemilone;
  • Da Sud: A14, uscita Canosa - dir. Minervino Murge - seguire indicazioni per Montemilone - Strada Statale 658 Potenza-Melfi dir. Melfi, uscite Rapolla, Barile - Ginestra e Rionero - Ripacandida.
  • Strada Provinciale 21 Italia.svg Strada provinciale 21 delle Murge

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Stazione di Palazzo S. Gervasio - Montemilone.

Autobus[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il paese ha due associazioni sportive:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ISTAT, Bilancio demografico (provvisorio), maggio 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • D'Amelio A., Prima Enciclopedia storico-turistica dei Comuni della Basilicata.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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