Acerenza

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Acerenza
Panorama di Acerenza
Acerenza - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Basilicata
Provincia: stemma Potenza
Coordinate: 40°48′0″N 15°57′0″E / 40.8, 15.95Coordinate: 40°48′0″N 15°57′0″E / 40.8, 15.95
Altitudine: 833 m s.l.m.
Superficie: 77 km²
Abitanti:
2.705 ISTAT 30-12-2006
Densità: 35 ab./km²
Comuni contigui: Cancellara, Forenza, Genzano di Lucania, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Pietragalla
CAP: 85011
Pref. telefonico: 0971
Codice ISTAT: 076002
Codice catasto: A020 
Class. sismica: zona 2 (sismicità medio-alta)
Class. climatica: zona E, 2270 GG
Nome abitanti: acheruntini 
Santo patrono: San Canio, San Laverio, San Mariano 
Giorno festivo: 25 maggio, 17 novembre, 30 aprile 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Acerenza è un comune di quasi 3.000 abitanti in provincia di Potenza. Assieme ai comuni lucani di Venosa, Castelmezzano e Guardia Perticara, è considerato uno dei borghi più belli d'Italia dall'associazione omonima, che comprende in totale 37 località della penisola.[1]

Indice

[modifica] Storia antica

Per approfondire, vedi la voce Arcidiocesi di Acerenza.

Posta su un altipiano dai fianchi ripidi, tra il fiume Bradano e il suo affluente Fiumarella, è stata sempre molto importante dal punto di vista strategico per la difesa del territorio.

Le prime notizie di insediamenti abitati risalgono al VI secolo a.C. e sul luogo dell'attuale abitato nacque l'antica Acheruntia, citata dagli scrittori romani Tito Livio e Orazio, e nel Medio Evo da Procopio. Tutti la citano come "Fortezza di guerra" e "presidio".

Nel V secolo fu istituita come una delle Diocesi lucane.

Al tempo dell'Imperatore Giustiniano e nella metà del VI secolo, la città di Acerenza è ugualmente forte; infatti, Procopio dice che Totila, avendo preso un certo presidio presso i Lucani… che alcuni abitanti chiamano Acerenza, vi pose un presidio di 300 uomini". E lo stesso Procopio ci dice che il suddetto presidio, comandato dal capitano Morra, passò all'Imperatore Giustiniano.

Nel 788 Carlo Magno per liberare Grimoaldo III, suo ostaggio e permettergli di tornare a Benevento, chiede come condizione l'abbattimento delle mura di Acerenza, condizione accettata.

Nell'IX secolo la Lucania, è divisa in un certo numero di gastaldati: secondo un trattato tra il duca di Benevento Radelchi e il principe di Salerno Siconolfo, che è generalmente datato 849, attribuisce al principato di Salerno tutta la parte sud ovest dei domini longobardi dell'Italia meridionale, nell'elenco dei gastaldati che lo compongono c'è la è metà del gastaldato di Acerenza, anche se nei fatti Acerenza mantenne la sua indipendenza da Salerno.

La cittadina fu oggetto di una lunga contesa tra Longobardi e Bizantini.

Gli ufficiali longobardi divennero a volte collaboratori dei funzionari bizantini e addirittura rendevano conto più allo stratego di Bari, rappresentante dell' Imperatore d'Oriente in Italia che al principe di Salerno.

Significativa delle interferenze tra longobardi e bizantini nella zona in questo periodo è controversia per alcune terre di proprietà dell'abbazia di Acerenza, date in affitto ad un contadino di Matera, perché l'affitto sia valido occorre il consenso del principe di Salerno, legittimo proprietario delle terre. Un inviato del principe di Salerno rappresenta l'abbazia nel giudizio, ma la sentenza finale è ratificata a Matera da un giudice che è un funzionario bizantino insignito del titolo di scudiero imperiale.

Acerenza è citata in un documento bizantino del 1002, sottoscritto dal catapano Gregorios Tarkaneiotes, nel quale si fa menzione di una contesa sorta tra il kastron (città fortificata) di Tricarico e quello di Acerenza, per il possesso di alcune terre a seguito della cacciata, da parte delle forze bizantine, di un manipolo di arabi insediati a Pietrapertosa al comando di un certo Loukas (un cristiano convertito all'Islam) che compiva scorribande nella zona. Interessante è il fatto che in quel documento vengono ristabiliti i confini indicando punti fissi che ancora oggi sono individuabili e che costituiscono l'attuale confine tra il territorio di Tricarico e quelli di S. Chirico Nuovo e Tolve.

[modifica] Storia Normanna

Il 4 maggio 1041 il Vescovo di Acerenza, Stefano (1029-1041), che appoggiava il Catapano di Bari, muore combattendo sulle rive dell'Ofanto contro i primi Normanni che avevano conquistato la zona intorno a Melfi.

In seguito a questa battaglia, Acerenza viene conquistata dai Normanni, tra le prime località del sud Italia, in particolare da Asclettino I, della Casata Drengot Quarrel (famiglia), noto anche come Asclettino maggiore, Cavaliere che emerge tra i primi Capi Normanni che fondano la Contea di Puglia. È un condottiero normanno, che si afferma nel territorio del Vulture, ed è attivo anche nella zona di Vieste (nel promontorio del Gargano).

All'assise di Melfi, che termina al principio dell’anno 1043, partecipa lo stesso Asclettino I. Va rilevato che egli è l'unico della casata Drengot ad essere insignito di una Signoria nella Contea di Puglia, tra undici diversi altri condottieri che appartengono tutti alla famiglia Altavilla.

In questo Parlamento generale, Guaimario V garantisce a Rainulfo I Drengot il dominio sui territori della Campania. Si distingue, così, da Braccio di Ferro, capo della Contea di Puglia. L'intera regione, ad eccezione di Melfi, viene suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni ed assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture.

Guglielmo stabilisce che la prima capitale della Contea di Puglia sia Melfi, che rimane al di fuori dalla spartizione: il centro della città è diviso in dodici quartieri, in ognuno dei quali ciascun Conte (compreso, ovviamente lo stesso Asclettino I Drengot) possiede un Palazzo e controlla un settore dell’abitato. I Normanni dividono in dodici Contee le terre conquistate o da conquistare. Il Sovrano attribuisce i feudi secondo il rango ed il merito ed ognuno dei condottieri si dedicherà alla conquista di quanto concessogli.

[modifica] Nomina di Asclettino a primo Conte di Acerenza

In particolare è questa la circostanza in cui Asclettino I Drengot (Asclettino minore), che risiede nel castello di Genzano, prende il titolo di Conte di Acerenza. Le vicende della Contea di Puglia e della Casata Altavilla si intrecciano con quelle di Aversa e dei Drengot. Questi ultimi, infatti, all'interno della stessa Contea, sono presenti nelle zone di Vieste (promontorio del Gargano), Acerenza e Genzano (Basilicata) proprio con Asclettino I.

Asclettino II Drengot succede a Rainulfo Drengot nel titolo di conte di Aversa e duca di Gaeta nel 1045. Asclettino II è eletto dai normanni di Aversa ed investito della contea da Guaimario IV principe di Salerno. Ma i nobili di Gaeta eleggono duca il longobardo Atenolfo, Conte di Aquino. Guaimario, signore sia di Gaeta che di Aversa, e di cui Rainulfo è stato vassallo, interviene per conto di Asclettino II, attacca Atenolfo, lo sconfigge e lo prende prigioniero. Ma successivamente lo libera e lo confermato duca di Gaeta. Asclettino II governa solo pochi mesi e muore prematuramente. Arriva, poi, nella penisola Riccardo I Drengot, figlio di Asclettino I (Asclettino maggiore), si pone al servizio di Umfredo d'Altavilla e ne sposa la sorella Fressenda: a Melfi gli è assegnato il titolo di Conte di Acerenza e Signore di Vieste.

Nel 1061 Roberto il Guiscardo ne fece una roccaforte rendendola un centro di difesa da rappresaglie bizantine.

Il centro storico mantiene ancora importanti testimonianze storiche, con edifici del XVII-XVIII secolo.

Acerenza è patria di San Laviero martire, un giovane che nasce ad Acerenza nel vico Tergia e che muore martire a Grumento il 17 novembre 312; la festa annuale del 17 novembre è preceduta da un triduo di preghiere nella chiesa a lui intitolata.

[modifica] Monumenti

[modifica] Architetture religiose

[modifica] Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio Vescovo

La Cattedrale è un pregevole monumento, uno tra i più importanti della regione risalente all'XI secolo e ricostruita nel 1281 in stile romanico con influenze gotiche. Ha una grande abside ed un interno a tre navate con importanti tavole cinquecentesche, una Cripta del 1524, sulle pareti della quale ci sono degli affreschi di Giovanni Todisco da Abriola. Sia la facciata sia i campanili sono stati ritoccati nel corso dei secoli; la cupola sulla crociera è del XIX secolo. All'interno della sacrestia emerge un busto di Giuliano l'Apostata; un passaggio consente di girare attorno al coro e di ammirare le absidi in pietra squadrata. Di recente sono stati ritrovati, dopo alcuni scavi le fondamenta di un battistero adiacente la cattedrale.

[modifica] Chiesa di San Laviero Martire

La chiesa è del 1100 e venne dedicata a S. Laviero martire patrono della città di Acerenza con S. Canio e S. Mariano, al suo interno si può ammirare un bellissimo altare in pietra in stile barocco su cui troneggia la tela che raffigura il martirio di S. Laviero martire, opera di Filippo Donzelli del 1700. Si conservano similmente nella chiesa le statue di S.Rocco, di S.Giuseppe e della Madonna Addolorata; la chiesa viene usata in occasione della festa di S.Laviero il 17 novembre di ogni anno dopo un triduo di preghiere.

[modifica] Altro

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Cultura

[modifica] Eventi religiosi

  • 30 aprile : festa di S.Mariano
  • 8 maggio : festa di S.Michele
  • 25 maggio : festa di S.Canio
  • 13 giugno : festa di S.Antonio
  • 15 agosto : festa della SS. Assunta
  • 1 settembre : festa di S.Canio
  • 17 novembre : festa di S.Laviero

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Rossella Quinto ([[]]) dal 07/06/2009
Centralino del comune: 0971 741811
Posta elettronica: comune@comune.acerenza.pz.it

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • John Julius Norwich, I Normanni nel Sud 1016-1130, Mursia, Milano 1971 (ed. or. The Normans in the South 1016-1130, Longmans, Londra, 1967).

[modifica] Note

  1. ^ I Borghi più belli d'Italia. URL consultato il 1 settembre 2008.

[modifica] Collegamenti esterni


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