Tricarico
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| Tricarico | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 698 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 176,91 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 33,4 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Calle | ||||||||
| Comuni contigui: | Albano di Lucania (PZ), Brindisi di Montagna (PZ), Calciano, Campomaggiore (PZ), Grassano, Grottole, Irsina, San Chirico Nuovo (PZ), Tolve (PZ), Vaglio Basilicata (PZ) | ||||||||
| CAP: | 75019 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0835 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 077028 | ||||||||
| Codice catasto: | L418 | ||||||||
| Class. sismica: | zona 2 (sismicità medio-alta) | ||||||||
| Nome abitanti: | tricaricési | ||||||||
| Santo patrono: | San Potito | ||||||||
| Giorno festivo: | 14 gennaio | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Tricarico è un comune di 5.904 abitanti[1] della provincia di Matera.
Indice |
[modifica] Geografia
Il territorio di Tricarico si estende per 17.691 ettari, con un'isola amministrativa nella provincia di Potenza: la Serra del Ponte, ove sorge la Toppa Pizzuta.
Molto variegato nell'altitudine e nel tipo di vegetazione esistente, spontanea o coltivata che sia, si presenta a carattere prevalentemente montuoso, con altitudine massima che raggiunge quasi i 1000 m s.l.m. (monte La Pila). Nel suo territorio si trovano i boschi di Mantenera, di Fonti, Tre Cancelli e Cupolicchio, oltre ad altri boschi privati (Serra del Cedro, San Marco, Martone-Carbonara ed altri), estesi complessivamente circa 3000 ettari e costituiti principalmente da querce e cerri con fitto sottobosco, ad un'altitudine compresa tra gli 800 e i 1000 metri.
L'area urbana, definibile come l'insieme urbanisticamente inteso di edificazione che forma una città, è molto vasta. Al centro storico, ancora abitato, si contrappongono diverse aree di recente urbanizzazione (quali i quartieri Santa Maria, San Valentino, Carmine, San Giovanni, Lucano e Appio) e una moltitudine di case sparse nelle contrade periurbane e rurali. Presente, ed attiva, una comunità rurale, composta da circa trecento famiglie, ancora dedita all'agricoltura e pastorizia allocata nel Borgo di Calle.
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Tricarico. |
Il clima è mite e caratteristico delle zone interne dell'Italia meridionale. L'inverno meteorologico ha inizio nella seconda metà di novembre con temperature che gradualmente iniziano ad abbassarsi sino a scendere di qualche grado sotto lo zero tra la metà di dicembre e la fine di febbraio, con punte di -6, -7 gradi. L'estate è piuttosto fresca e, a parte pochi giorni, mai afosa.
[modifica] Cenni storici
Tricarico, città arabo-normanna, per tradizioni e costruzioni (segnalata dai percorsi turistici della Basilicata), è un'antica cittadina situata nel cuore della Lucania interna, ricca di monumenti e protagonista di una storia millenaria, intrecciata, da un lato, con la diocesi di cui è sede sin dal X secolo, e, dall'altro, con la cultura delle genti che l'hanno popolata.
Sebbene di antichissima origine (testimonianze archeologiche risalenti al VI-V secolo a.C. sono state ritrovate nel rione cappuccini, nei pressi del cinquecentesco monastero di S. Maria delle Grazie), le prime notizie documentate la riportano come cittadella longobarda nell'849, poi roccaforte araba, quindi città fortificata bizantina (kastron) e poi contea della potente famiglia normanna dei Sanseverino. Nel '400 vide la presenza di una consistente comunità ebraica e, nel '500, di una comunità albanese. Culture distanti, anche da un punto di vista religioso che qui hanno trovato un favorevole punto di incontro e di sviluppo, testimoniato non solo attraverso l'arte e l'architettura ma anche attraverso un modo sapiente di utilizzare il territorio nel rispetto della natura. Un esempio di straordinaria rilevanza, anche storica, sono gli orti e giardini terrazzati, di origine araba ed ancora oggi in uso, realizzati a ridosso della città verso il vallone del Milo rendendo fertili, così, terreni scoscesi altrimenti brulli ed improduttivi.
Le favorevoli vicende storiche e culturali che l'hanno caratterizzata, hanno fatto di Tricarico un centro di primaria importanza, tanto da essere l'unica città lucana ed una delle pochissime dell'intero meridione, ad essere raffigurata nella prestigiosa opera di G. Braun e F. Hogemberg "Theatrum Urbium Praecipuarum Mundi" pubblicata a Colonia nei primi anni del '600.
[modifica] Toponimia
L'origine del suo nome è, finora, sconosciuta ed al riguardo sono state fatte solo ipotesi non suffragate da elementi concreti: alcuni ritengono possa derivare dal greco treis = tre ed akros, akris = vetta, monte, vertice, ossia "città dalle tre vette", altri dal greco treis kari kora o treis kariaris, da intendersi come "città delle tre grazie" o "città graziosa", altri ancora la associano al latino trigarium (il termine indica il luogo dove si allenavano gli aurighi che montavano la triga, ossia un carro trainato da tre cavalli). Il nome latino sarebbe coerente con il fatto che da Tricarico passa la via Appia, importante strada di collegamento di Roma con il porto di Brindisi, anche se le tombe del VI-V secolo a.C. ritrovate nei pressi del convento di S. Maria delle Grazie, rendono plausibile una fondazione ed un toponimo di più antica origine.
[modifica] Monumenti e luoghi di interesse
| Per approfondire, vedi la voce Patrimonio monumentale di Tricarico. |
Innumerevoli sono le emergenze architettoniche situate nel centro abitato:
- L'imponente cattedrale di Santa Maria Assunta, voluta da Roberto il Guiscardo, nella quale, nel 1383, Luigi I d'Angiò fu incoronato re di Napoli;
- Le numerose chiese (nel 1585 ve n'erano ben 52, di cui 13 parrocchiali), alcune delle quali interamente affrescate;
- I conventi (Sant'Antonio di Padova, Santa Chiara, Santa Maria del Carmine, San Francesco d'Assisi, Santa Maria delle Grazie);
- La maestosa torre normanna che è un vero e proprio gigante di pietra di 27 metri e con pareti spesse anche oltre 5 metri, interessante non solo da un punto di vista storico ed architettonico ma anche per un singolare, curioso fenomeno naturale: infatti sulla sua sommità, sebbene non vi siano muri intorno e gli archetti di coronamento siano quasi allo stesso livello del pavimento, se ci si mette sulla pietra posta al centro della superficie, si sente la propria voce rimbombare come se si fosse in una caverna.
Altre torri sono la torre della Saracena e la torre della Ràbata;
- Le porte della città fortificata: Fontana (duecentesca e che ancora conserva i cardini in pietra di alloggiamento del portone), del Monte, della Ràbata, della Saracena, delle Beccarie (che conserva due piccole nicchie con mensola dove venivano posizionate le lucerne per rendere visibile l'accesso anche di notte);
- Il palazzo ducale e il museo archeologico ivi ubicato, ed i palazzi nobiliari.
Le strade e vicoli del centro storico sono caratterizzati da un diverso andamento a seconda che ci si trovi nei quartieri arabi della Ràbata e della Saracena (a struttura labirintica, con strade principali, "shari" in arabo, da cui si dipartono strade secondarie, "darb", che spesso si concludono in vicoli ciechi "zouquaq") o nei quartieri normanni del Monte e del Piano (a pianta regolare, con strade principali parallele unite perpendicolarmente da vicoli per lo più gradinati ed a forte pendenza).
[modifica] Aree archeologiche
I vasti boschi e la natura ben conservata fanno da cornice a diverse aree archeologiche: Piano della Civita (città lucana del IV secolo a.C.), Calle (insediamento romano, con impianto termale), Serra del Cedro (città lucana del VI secolo a.C.), S. Agata (villa romana con pavimento mosaicato policromo), sono solo tra le più importanti.
[modifica] Serra del Cedro
Il sito è molto vasto. La cinta muraria, interamente individuata, racchiude un area di circa 60 ettari all'interno della quale sono state ritrovate molte fondazioni di case ed è stata individuata ed in parte esplorata un'area artigianale. La presenza umana sul sito di Serra del Cedro si data a partire dalla metà del VI sec. a.C. e continua per i sec. V e IV a.C. Nella seconda metà del IV sec., la città vive una fase di ampliamento che dura pochi decenni. Ogni testimonianza archeologica, infatti, si interrompe agli inizi del III sec. a.C. . La sua distruzione è probabilmente da collegare agli eventi bellici che si svolsero sul territorio lucano e che si conclusero nei primi decenni del II sec. a.C. quando Roma completò la conquista della Magna Grecia dopo aver distrutto Taranto, nel 272 a.C.
[modifica] L'area archeologica della Civita
E' un sito archeologico situato in località Civita.
Il sito comprende un centro fortificato che si estende per circa 47 ettari e che è dotato di tre cerchie murarie concentriche in pietra a blocchi squadrati, munite di porte monumentali.
All'interno, alcune abitazioni presentano pavimenti mosaicati. Sull'acropoli cittadina sono situati una domus e un tempietto del I secolo a.C., testimonianza dell'adesione al modello romano dopo la conquista.
Nei pressi dell'acropoli è una delle porte monumentali della città. Le mura di fortificazione sono costruite secondo canoni consolidati: un paramento esterno ed uno interno realizzato con "conci" squadrati e lo spessore tra i due paramenti riempito con materiale lapideo, il c.d. "emplekton". Il sito di Piano della Civita desta grande interesse tra gli studiosi poiché si è rivelato un insediamento molto più grande di quanto non siano gli altri insediamenti lucani conosciuti. Si ipotizza, per questo, che dovesse avere una funzione di primaria importanza ed essere punto di riferimento di un territorio molto vasto.
[modifica] Calle
L'insediamento, ubicato nell'omonima contrada, è al centro di un fitto sistema viario. La sua esplorazione è soltanto all'inizio e, ad oggi, ha potuto accertare una fase di espansione tra il II ed il I sec. a.C., epoca a cui risale un importante impianto termale con pavimento mosaicato (il mosaico è oggi esposto a Matera, nel Museo Ridola). La città di Calle avrà grande importanza fino al VI, V sec. d.C. nella produzione della ceramica (ceramica di Calle); importanza testimoniata dalla consistente diffusione, dei prodotti ivi realizzati, in un vasto territorio che supera i confini dell’attuale Regione.
[modifica] Il Santuario della Madonna di Fonti
| Per approfondire, vedi la voce Patrimonio monumentale di Tricarico. |
Ubicato nel bosco omonimo, il santuario, secondo le fonti della tradizione, sarebbe stato costruito intorno ad una antichissima immagine della Madonna con Bambino dipinta su un muricciuolo e scoperta, in mezzo ai rovi ed alla fitta vegetazione, grazie ad un vaccaro che dopo aver smarrito una mucca la ritrovò, inginocchiata sulle zampe anteriori, a contemplare questa immagine. Il santuario è, comunque, uno dei principali luoghi Mariani della Regione, ancora oggi meta di pellegrinaggi soprattutto nelle domeniche di maggio. Molti fedeli, per devozione, compiono il tragitto a piedi dai comuni di provenienza, alcuni dei quali, come San Mauro Forte, distanti oltre 40 km.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Le maschere di Tricarico
| Per approfondire, vedi la voce Carnevale di Tricarico. |
Le maschere di Tricarico (semplicemente "L' màsh-k-r" nel dialetto tricaricese), costituiscono un prezioso retaggio di culture ancestrali, legato, si ritiene, a riti di fertilità. Mucche e tori, impersonati da uomini (la partecipazione è interdetta alle donne) rappresentano una mandria in transumanza nella quale i partecipanti mimano l'andatura ed i movimenti degli animali, comprese le "prove di monta" dei tori sulle vacche.
La maschera da mucca è costituita da un cappello a falda larga coperto da un foulard e da un velo e riccamente decorato con lunghi nastri multicolori che scendono fino alle caviglie; la calzamaglia indossata (o, in alternativa, maglia e mutandoni di lana) è anch'essa decorata con nastri o foulards dai colori sgargianti al collo, ai fianchi, alle braccia ed alle gambe. La maschera da toro è identica nella composizione ma si distingue per essere completamente nera con alcuni nastri rossi. Ogni maschera ha un campanaccio, diverso nella forma e nel suono a seconda che si tratti di mucche o di tori.
All'alba del 17 gennaio, giorno dedicato a S. Antonio Abate, protettore degli animali, è usanza che i fedeli, insieme ai propri animali per i quali si invoca la benevolenza del Santo e che per l'occasione vengono agghindati con nastri,collanine e perline colorate, compiano tre giri intorno alla chiesa a lui dedicata per poi ricevere, dopo la messa, la benedizione da parte del prete. Lo stesso rituale è osservato dalla mandria, prima di muoversi verso il centro storico e percorrerne tutti gli antichi rioni. La sfilata delle maschere si ripete l'ultima domenica prima della chiusura del carnevale.
È un rito collettivo, nel quale anche il semplice spettatore si trova coinvolto, catturato da immagini e suoni che balzano dalla notte dei tempi.
[modifica] Cultura
[modifica] Personalità legate a Tricarico
- Rocco Scotellaro (1923-1953), poeta e uomo politico. Un percorso letterario, a lui dedicato, è stato allestito dalla locale Pro Loco con una selezione di sue poesie riportate su pannelli lignei, collocati lungo le strade ed i vicoli del centro storico, che consentono al visitatore di leggere i componimenti nei luoghi che hanno ispirato l'autore.
- Rocco Mazzarone (1912-2005) Nato a Tricarico il 17 agosto 1912. Medico, specializzato in tisiologia e malattie polmonari presso l'Università di Milano, ha insegnato statistica medica nella facoltà di medicina all’Università di Bari durante gli anni 1969-1982. È stato uno dei maggiori intellettuali della Regione. Amico di Rocco Scotellaro, Carlo Levi e Manlio Rossi-Doria, ha rappresentato il punto di riferimento di tutti gli studi italiani e stranieri condotti in regione nel secondo dopoguerra, da quelli etnografici di Ernesto de Martino, alle indagini dello storico americano George Peck, ai reportage fotografici di Henri Cartier-Bresson.
- Raffaello delle Nocche (Marano 1877 - Tricarico 1960) Servo di Dio. Venne nominato vescovo di Tricarico nel 1922, sede che non volle abbandonare per il resto della sua vita. Figura di grande levatura morale, lavorò molto in ambito sociale. Fondò a Tricarico una congregazione di suore, le "Discepole di Gesù Eucaristico", fondò scuole, favorì l'operato del prelato don Pancrazio Toscano per il recupero della chiesa e del convento di Sant'Antonio di Padova a Tricarico, ove fu costituito un istituto di ricovero per anziani e diseredati, mise a disposizione una parte del palazzo vescovile per farvi insediare l'allora costituendo Ospedale Civile di Tricarico (raro esempio di istituzione sanitaria fondata da una cittadinanza, retta, per i primi sette anni, esclusivamente con i liberi contributi della Comunità Tricaricese). Il suo corpo riposa nella Cattedrale di Tricarico.
- don Pancrazio Toscano (1883 - 1961). Nacque a Tricarico ove visse ed operò. Diventato sacerdote nel 1907, si distinse per la particolare propensione al pragmatismo. Si deve principalmente alla sua determinazione il recupero della chiesa e convento di Sant'Antonio di Padova per ivi insediare un orfanotrofio ed un istituto di ricovero per anziani e diseredati. Sua fu l'idea di coinvolgere l'intera popolazione nei lavori di recupero. Quando, per rendere più agevole il collegamento tra il convento e l'abitato, si rese necessario costruire un ponte sul vallone che li separa, chiese ai tricaricesi di portare con sé una pietra ciascuno e di lasciarla in prossimità del vallone ogni volta che si recavano a messa. Ancora oggi quel ponte costituisce il principale collegamento tra il centro storico, il complesso di Sant'Antonio di Padova e l'intero rione S. Maria che è sviluppato nei suoi dintorni. Emblematica l'epigrafe a lui dedicata: "la sua volontà tenacissima piegò dolcemente alla divina come alla sua volontà costruttrice, fece obbedienti uomini e rocce e fu per questo sacerdote esemplare, padre dei poveri, apostolo di grazia per gli erranti, questo grandioso convento da lui restaurato ed ampliato, del suo grande cuore è monumento imperituro ... " . Il suo corpo riposa nella chiesetta del Rosario, realizzata di fronte al complesso monumentale da lui recuperato.
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Raffaello Marsilio (lista civica) dal 30/05/2006
Centralino del comune: 0835 526100 Polizia Municipale 0835 526132
Posta elettronica: non_disponibile
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ Bilancio demografico 2008, dati Istat. URL consultato il 25-06-2009.
[modifica] Bibliografia
- Tricarico Storia - Arte - Architettura, Carmela Biscaglia e Sabrina Lauria, 129 Edizioni, 1993;
- Tricarico, Rocco Stasi, in Enciclopedia dei Comuni della Basilicata,2005;
- Tricarico. Rinvenimento di tombe d'età greca, E. Bracco, in "Notiz. Scavi", 1945;
- Tricarico, Maria Giuseppina Canosa,in Basilicata. L'espansionismo romano nel sud-est d'Italia. Il quadro archeologico, edizioni Osanna,1990;
- La fornace di Calle (Tricarico): produzione e diffusione, H. Di Giuseppe, in Ceramica in Italia, pp. 735-752, 1998;
- Civita di Tricarico I. Le quartier de la maison du monolithe et l'enceinte intermédiaire, Olivier de Cazanove, Ecole française de Rome, 2008;


