Pisticci
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| Pisticci | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 364 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 231 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 77,6 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Casinello, Centro Agricolo, Marconia, Pisticci Scalo, Tinchi | ||||||||
| Comuni contigui: | Bernalda, Craco, Ferrandina, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pomarico, Scanzano Jonico | ||||||||
| CAP: | 75015 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0835 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 077020 | ||||||||
| Codice catasto: | G712 | ||||||||
| Class. sismica: | zona 2 (sismicità medio-alta) | ||||||||
| Nome abitanti: | pisticcesi | ||||||||
| Santo patrono: | San Rocco | ||||||||
| Giorno festivo: | 16 agosto | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
| « ... Bianca sul suo colle argilloso la piccola città silente, sovrana coronatrice del vasto paesaggio tra i fiumi Basento e Cavone, svetta da vie tortuose e chiare. Il sole indugia in lunghi ozii meridiani fra le ospitali case basse e cuspidate, sullo sfondo delle montagne gibbose orlate di agavi aguzze, di secolari ulivi e di fichi d'india... » | |
Pisticci è un comune della provincia di Matera. Con i suoi 17.925 abitanti[1] è il terzo della regione per numero di abitanti.
[modifica] Toponimo e stemma
L'ipotesi meno probabile vuole che l'etimologia del nome Pisticci derivi dal greco Pistoikos, luogo fedele (da pistis, fede, e oikos, luogo). Infatti, durante la guerra tra Taranto e Roma nel 291 a.C., Pisticci fu l'unica città metapontina che rimase fedele a Taranto, da qui il nome di luogo fedele, poi latinizzatosi in Pisticium.
L'altra ipotesi, al momento la più accreditata, vuole che il nome derivi dal tardo latino Pesticium o dal basso franco Pestiz che significano terreno pascolativo. Il toponimo dialettale, Pstizz, mostra una notevole assonanza fonetica con il termine francese.
La M e la P presenti sullo stemma cittadino ricordano come Pisticci gravitasse nell'area di influenza di Metaponto, un fatto di cui è simbolo anche la spiga di grano: infatti la spiga era il simbolo stesso di Metaponto ed era effigiata sulle monete della colonia greca. Il primo stemma cittadino, visibile sul basamento dell'altare della chiesetta rurale di San Vito, era costituito dalla sola spiga.
[modifica] Geografia
Il territorio di Pisticci si estende per 23.000 ettari ed è compreso tra i fiumi Basento, a Est, e Cavone, a Ovest, che separano il territorio pisticcese rispettivamente dai comuni di Bernalda e Montalbano Jonico.
Le tre colline su cui sorge il centro storico, Serra Cipolla, San Francesco e Monte Como, sono situate nella parte occidentale, dove il terreno è prevalentemente argilloso e i versanti sono caratterizzati da profonde scanalature, i calanchi.
A causa della natura del terreno, Pisticci è stata spesso interessata da fenomeni di dissesto idrogeologico e frane.
Nella parte orientale del territorio invece, si estende un altopiano che digrada dolcemente verso la pianura metapontina e verso gli 8 km di costa, limite comunale sul mar Jonio.
[modifica] Storia
I primi insediamenti in territorio di Pisticci risalgono al X secolo a.C., ad opera degli Enotri, e sono testimoniati da diverse necropoli.
Successivamente l'area venne colonizzata dai Greci e Pisticci divenne un importante centro del territorio di Metaponto. Tra il V e il IV secolo a.C. vi visse e operò il cosiddetto Pittore di Pisticci, primo ceramografo italiota ad aver adottato in Magna Grecia la produzione di vasi a figure rosse.
Dopo la sconfitta di Taranto, Pisticci passò sotto la dominazione romana e diventò un importante centro agricolo.
Intorno all'anno 1000 i Normanni costituirono il feudo di Pisticci, posseduto in successione dai Sanseverino, dagli Spinelli, dagli Acquara e dai De Cardenas. Sempre nello stesso periodo, i Benedettini fondarono il cenobio di Santa Maria del Casale, poco distante dall'abitato, sui resti di un antico insediamento basiliano.
Nel 1565, in una località che dopo prenderà per questo il nome Scannaturchi, si combatte una battaglia tra Pirati Saraceni e un manipolo eterogeneo di pisticcesi, professionisti, chierici e contadini. In questi decenni le invasioni dei pirati sono molto frequenti e per questo viene costruita, nel territorio metapontino, una rete di torri di avvistamento .
Nel Seicento l'abitato contava circa 6000 abitanti e comprendeva i rioni Terravecchia, Santa Maria dello Rito (oggi Loreto), Osannale, Santa Maria del Purgatorio e Casalnuovo. La notte del 9 febbraio 1688, a seguito di un'abbondante nevicata, una frana di enormi proporzioni fece sprofondare i rioni Casalnuovo e Purgatorio, causando circa 400 morti. Dopo la frana la popolazione rifiutò l'offerta del conte De Cardenas, sotto la quale si nascondeva una grossa speculazione, di spostare l'abitato più a valle, dove sarebbero state costruite nuove case per gli abitanti, che in cambio avrebbero dovuto pagare tasse supplementari al conte. Sul terreno della frana furono quindi costruite 200 casette in filari, tutte uguali, bianche, a fronte cuspidata. Il nuovo rione prese significativamente il nome di Dirupo, a ricordo della frana.
Nei primi anni dell'Ottocento fu particolarmente cruenta l'azione del brigantaggio in tutto il territorio. Nel 1808 fu soppresso il regime feudale e nel 1861, entrata a far parte del regno d'Italia, Pisticci diventò municipio: il primo sindaco fu Nicola Rogges. A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento si ebbe la prima grande ondata migratoria, soprattutto verso le Americhe.
Durante il periodo del fascismo, Pisticci concorse con Matera per divenire capoluogo provinciale, titolo assegnato alla città dei sassi nel 1927. Nel territorio di Pisticci fu realizzato dal regime un campo di confino per antifascisti, che furono impiegati per disboscare e bonificare la malarica e paludosa pianura metapontina. In onore di Guglielmo Marconi questo campo venne chiamato "Villaggio Marconi" ed oggi è la popolosa frazione di Marconia, che ospita circa la metà dell'intera popolazione comunale e che si è molto sviluppata in seguito ad una grande speculazione edilizia tra gli anni '60 e '70 del Novecento.
Dopo la prima e la seconda guerra mondiale, ci fu nuovamente una forte emigrazione verso il Nord America e la Germania. A metà del Novecento a Toronto si era formata una comunità di oltre 5.000 pisticcesi.
Nel 1975, a seguito di forti piogge, franò una parte del rione Croci, a molti abitanti di quel quartiere fu assegnata una casa a Marconia, il che favorì la speculazione edilizia nella frazione.
Dagli anni '80 fino alla fine degli anni '90 il centro storico ha subito un notevole spopolamento soprattutto dei rioni più antichi, i cui abitanti hanno preferito trasferirsi nella frazione Marconia, che, notevolmente cresciuta ha iniziato ad aspirare all'indipendenza amministrativa, tuttavia osteggiata dalla gran parte della popolazione residente nella frazione stessa. Nei primi anni del XXI secolo, tuttavia lo spopolamento del centro storico si è sostanzialmente fermato e il flusso demografico risulta in controtendenza rispetto agli anni precedenti.
Il 27 aprile 1991 Papa Giovanni Paolo II, in Basilicata, visitò Pisticci dove incoronò la statua di Santa Maria la Sanità del Casale, conservata nell'omonima Abbazia.
Pisticci è uno dei cento comuni della "Piccola Grande Italia".
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Le frane
La storia di Pisticci è fortemente legata alle frane che più volte, nel corso del tempo, ne hanno modificato topografia, toponomastica e storia.
[modifica] Cause
La natura argillosa del terreno predispone la collina su cui sorge l'abitato ad eventi di questo genere, che hanno interessato peraltro anche altri centri limitrofi, su alture con le stesse caratteristiche geologiche.
Tuttavia la causa riconosciuta come principale di tali eventi a Pisticci è il fosso detto La Salsa, un piccolo torrente di acqua salmastra che scorre sotto i rioni del centro abitato più interessati dai movimenti franosi e a cui è stata imputata la destabilizzazione del terreno. Quest'ultimo è caratterizzato da una sedimento marnoso permeabile in superficie poggiante su uno strato argilloso impermeabile che, in occasione di abbondanti precipitazioni, tende a far "smottare" lo strato sovrastante.
A ciò si sono aggiunte in epoche più recenti il disboscamento subìto dalla collina e la costruzione scriteriata di nuove case, o l'aggiunta di nuovi piani a quelle già esistenti, spesso in maniera abusiva, che ha appesantito il terreno; vi ha concorso poi la costruzione di una rete idrica e fognante assolutamente inadeguata, inaugurata nel 1930, ma chiusa poco dopo per le notevoli perdite d'acqua dalle condutture, che hanno eroso e destabilizzato ulteriormente il terreno fino a quando non si posto rimedio con la completa riparazione delle tubature. Per non considerare la pratica locale, ora abbandonata, della costruzione di cisterne per la raccolta di acque piovane a corredo delle abitazioni, la cui tenuta, per via dei materiali e delle tecniche impiegate, è quantomeno dubbia nei riguardi di pericolose infiltrazioni. In presenza di queste situazioni, ogni volta che si è verificato un evento atmosferico di particolare potenza e durata (forte e abbondante nevicata o alluvione) si sono verificati movimenti franosi della collina. Si può dire che tutto il territorio porta il segno di queste rovine: esempio ne sono "le mesole", terrazzamenti un tempo agganciati alla collina che sono collassati verso valle, in direzione del Cavone, sì da guadagnarsi quel nome che sembra appunto voler dire terre "a mezza altezza", tra il monte e il fondovalle.
[modifica] Frana del 1555
È la prima frana registrata e documentata avvenuta a Pisticci. Franarono alcune case del Rione Casalnuovo a seguito di forti piogge.
[modifica] Frana del 1688
È la frana più imponente e che ha influito di più sulla struttura dell'abitato. Dopo un'abbondante nevicata, la notte del 9 febbraio (rimasta nella memoria collettiva come la notte di Sant'Apollonia) il centro urbano di allora, costituito dai rioni Terravecchia, Casalnuovo e Loreto, si spezzò letteralmente in due parti ben distinte: tutto il rione Casalnuovo franò sotto il rione Terravecchia; il movimento franoso si fermò solo quando incontrò l'enorme mole della Chiesa Madre, la cui zona delle fondamenta venne chiamata perciò Palorosso.
Morirono 400 persone e furono travolte case contadine ma anche palazzi gentilizi e tutta la piazza antistante alla Chiesa Madre, che all'epoca era il centro di tutte le attività del paese.
Per la ricostruzione, il Conte De Cardenas propose un luogo di sua proprietà in contrada Caporotondo, poco lontano da Pisticci. Sperava così di rendere suoi affittuari tutti i pisticcesi, che tuttavia decisero di non abbandonare il colle, sia per il legame affettivo con il paese natale, sia perché avevano intuito l'inganno.
[modifica] Frana del 1976
Nel 1796, dopo due secoli in cui non si registrarono eventi significativi, a seguito delle piogge di novembre franò una parte del rione Croci. Tutta l'area interessata fu evacuata in tempo così non ci furono vittime o feriti.
I disagiati furono ospitati nelle scuole di Pisticci e in seguito furono assegnate delle case nella frazione Marconia: si produsse una grande speculazione edilizia, in quanto molti assegnatari rientrarono abusivamente nelle proprie case del rione Croci lasciando ai figli le case ricevute dopo il disastro.
Alcune case del rione furono dichiarate inagibili e poi abbattue, altre furono rioccupate spesso abusivamente. Lungo tutta la sede della frana fu costruito un grande muro di contenimento in cemento armato. Ancora oggi l'ultima fila di case del rione è come la strada di un paese fantasma, con case disabitate, case demolite solo a metà e porte che non danno sulla strada ma sono sospese in quanto dopo la frana la sede stradale si abbassò di qualche metro.
Oltre al rione Croci franò anche il muro a sostegno del sagrato della Chiesa Madre (la stessa zona interessata dalla frana del 1688) e ancora una volta il movimento franoso è stato fermato dalla mole della cattedrale, che rimase con il portale principale sospeso nel vuoto fino alla ricostruzione della piazza e del muro.
[modifica] La situazione attuale
A seguito dell'ultima frana Pisticci fu inserito dal ministero dell'interno nell'elenco dei comuni da trasferire altrove per dissesto idrogeologico; nacque allora una disputa sul da farsi con tre opzioni prevalenti:
- il totale trasferimento della popolazione nella frazione di Marconia
- la costruzione di una nuova città in prossimità della costa
- il consolidamento del centro storico con opere di contenimento e rimboschimento
Fu la terza opzione quella preferita dalla popolazione, nonostante ciò l'emigrazione nella frazione Marconia non cessò. Furono fatte allora diverse opere di contenimento come muraglioni e i calanchi furono rimboschiti. Per molti anni un vincolo vietò la costruzione di nuove case e la sopraelevazione di quelle esistenti per evitare l'appesantimento del terreno. Questo vincolo oggi non sussiste più.
[modifica] Economia
L'economia pisticcese subì la prima grande trasformazione, da prettamente agricola ad industriale, negli anni '60, quando nella valle del Basento furono scoperti grossi giacimenti di metano, che determinarono la costruzione, da parte dell'Eni, dello stabilimento petrolchimico Anic, chiuso poi verso la fine degli anni '70, a seguito della crisi petrolifera mondiale. Sempre all'Eni faceva capo lo stabilimento dell'EniChem Fibre, specializzato nella produzione di fibre sintetiche e intermedi per materie plastiche.
Oggi l'economia pisticcese è debole, lo sviluppo è fermo spesso a causa della mentalità clientelare molto diffusa. Anche se meno acuta rispetto agli altri centri, resta alta l'incidenza della disoccupazione, soprattutto giovanile, che va ancora ad alimentare il problema dell'emigrazione, soprattutto verso Roma e le città del Nord Italia.
Si punta ad interventi mirati di sviluppo come le colture intensive e pregiate del metapontino, sulle aziende della valle del Basento e sul turismo balneare, archeologico e agricolo. Numerosissime sono le attività e le botteghe artigianali, tra cui rinomata la produzione di manufatti della pregiata argilla locale, bianca con incisioni bluastre.
A Pisticci ha sede la celebre azienda Amaro Lucano S.p.A., dall'anno della sua fondazione, avvenuta il 1894 ad opera di Pasquale Vena.
[modifica] Monumenti
| Per approfondire, vedi la voce Chiesa Madre di Pisticci. |
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- Ruderi del Castello normanno. Resta un torrione quadrato, decorato da una successione di archetti a tutto sesto.
- Torre dell'acquedotto: enorme torre cilindrica realizzata nel 1930.
- Torre Bruni: torre cilindrica, ritenuta antichissima, anche se se ne ignora la data di costruzione. Secondo una leggenda per un breve periodo vi trovò anche rifugio Bruto dopo la congiura contro Cesare.
- Palazzo De Franchi: in stile rinascimentale, è caratterizzato da un loggiato a quattro arcate a tutto sesto. Imponente il portale, costruito in blocchi di pietra bianca, sovrastato dallo stemma nobiliare.
- Palazzo Rogges
- Rione Dirupo: una delle 100 meraviglie della "Piccola Grande Italia".
- Chiesa dell'Immacolata Concezione: piccola chiesa edificata intorno al XVI secolo. Ha pianta a croce latina e uno splendido soffitto ligneo a carena di nave, tutto dipinto a tempera con decorazioni floreali e figure di santi. L'altare è in stile barocco.
- Chiesetta della Madonna di Loreto: già esistente nel Cinquecento e ampliata nel Ottocento, ospita una statua di Salvatore Sacquegna.
- Chiesa di Sant'Antonio o del Convento: si affaccia sulla piazza centrale del paese. Fino al 1860 era parte del convento di Santa Maria delle Grazie, i cui locali furono destinati a municipio. Si compone di tre navate e al suo interno vi sono altari barocchi e in marmo di Carrara, affreschi e numerosissimi dipinti tra cui uno di Andrea Vaccaro.
- Palazzotto o Palazzocchio: costruito tra il 1528 e il 1571 dai mastri Pietro e Antonio Laviola (gli stessi che lavorarono alla Chiesa Madre), venne denominato Palazzocchio per la sua posizione dominante. Ospita un archivio del Cinquecento.
- Palazzo del tribunale.
- Chiesa di San Rocco: costruita tra il 1930 e il 1934 su progetto dell'architetto Ernesto Lapadula sulla chiesa preesistente del Purgatorio. Costituita da tre navate ospita un ciclo di affreschi sulla vita di San Rocco realizzato nel 1940 e la statua del santo patrono, laminata in oro. Interessante in quanto primo esempio in Italia di stile novecento applicato ad un edificio religioso.
- Torre dell'orologio in Piazza Plebiscito.
- Piazzetta di Sant'Antuono con fontana e chiesetta.
- Monumento ai Caduti
- Palazzo Giannantonio: attualmente ospita il comune. Di stampo cinquecentesco è stato tuttavia completato solo nel 1695. Interessanti il portale monumentale con cancello in ferro battuto intarsiato e la corte interna con cisterna.
- Abbazia del Casale
| Per approfondire, vedi la voce Abbazia Santa Maria La Sanità del Casale. |
Chiesa di Cristo RE: Chiesa fondata intorno agli anni 60. Essa è una struttura moderna abbellita da stupendi mosaici in oro. Sopra la chiesa si erge maestoso Cristo re affianco alla chiesa vi è una piazza della parrocchia e una chiesa scoperta. Alla parrocchia Cristo re appartiene l'Abbazia del casale.
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- Statua bronzea in onore del Santo Padre Pio, dello scultore Egidio Ambrosetti, presso la piazza principale della città, Piazza Umberto I, dove è situata la chiesa di Sant'Antonio di Padova.
- Dintorni:
- Cappella della Madonna delle Grazie: poco distante dal centro abitato, l'interno è riccamente decorato e presenta un imponente altare con statua della Madonna.
- Area archeologica dell'Incoronata (località di San Teodoro).
| Per approfondire, vedi la voce Area archeologica dell'Incoronata. |
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- Castello di San Basilio
| Per approfondire, vedi la voce Castello di San Basilio (Pisticci). |
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- Piazza Elettra: è la piazza centrale della frazione Marconia, intitolata alla figlia dello scienziato Guglielmo Marconi da cui la cittadina prende il nome, è interessante in quanto tipico esempio di centro abitato fascista nato in seguito alla bonifica delle paludi e presenta quindi la torre littoria al centro circondata dagli edifici del fascio e dalla chiesa, il tutto costrutio secondo le proporzioni auree.
- Piazza Bologna Marconia - Monumento al Confinato Politico, eretto nel maggio del 1980 a ricordo della colonia confinario di Pisticci, durante il fascismo.
[modifica] Rioni del centro storico
- Terravecchia - Costituisce la parte più antica dell'abitato da cui nel 1688 franò l'attuale rione Dirupo. In esso sono ubicati il castello, l'antica porta del paese, la Chiesa Madre, la Chiesetta dell'Annunziata e i ruderi della chiesa della Madonna della Stella e diversi palazzi gentilizi. Vi è situato il torrione dell'acquedotto dell'Agri, di epoca fascista. Si tratta di un serbatoio costruito per il fabbisogno idrico del paese, con adiacente un altro serbatoio più piccolo di asservimento a Montalbano Ionico. Per la costruzione fu abbattuto il castello normanno-svevo che sorgeva sul posto, di cui sopravvive una massiccia fortificazione quadrata, forse il mastio, fino a qualche tempo fa adibito a ricovero di capre. Sorte molto simile a quella toccata al castello di Lagopesole, di federiciana memoria,oggi restaurato, dopo essere stato per anni destinato a ovile per le pecore.
- Osannale - Piccolissimo e inglobato nel rione Terravecchia, è costituito dalla piazzetta omonima e da pochi vicoli adiacenti. Nella piazzetta è situata la Croce delle Palme, una croce in pietra bianca su un lungo basamento cilindrico. A ricordo dell'eccidio di vittime innocenti ivi perpetrato dal terribile "capobanda" Pagnotta.
- Loreto - Alle spalle del rione Terravecchia, prende il nome dall'antica chiesetta delle Madonna dello Rito, locuzione trasformatasi col tempo in Loreto. Vi avevano sede le antiche carceri cittadine, ossia mandamentali, essendo il paese sede di Mandamento.
- Dirupo (comunemente in dialetto T'rrup) - Ha preso nome dalla rovinosa frana del 1688, sulle rovine della quale fu costruito. Vi è ubicata la chiesetta dell'Immacolata Concezione. A Pisticci t'rrupist (abitante del Dirupo) è sinonimo, usato oggi scherzosamente, di rozzo in quanto la popolazione del rione era costituita soltanto da contadini senza famiglie di professionisti né tanto meno di nobili. Questi contadini ebbero però la forza e l'orgoglio di ricostruire le loro case sulle rovine di quelle precedenti, dopo che il tentativo di ricostruirle in zona più sicura, in contrada non a caso detta "terranova", fu frustrata dalle esose pretese del signorotto locale,tale De Cardenas.
- Marco Scerra (comunemente in dialetto Mac'Scerr) - Deve il suo nome al brigante Marco Scerra, proprietario della vigna su cui fu edificato il rione. Alla sua estremità è situata la seconda piazza principale del paese, piazza Plebiscito o più comunemente San Rocco, su cui si affacciano la chiesa del Santo Patrono, la torre dell'orologio e l'agenzia delle entrate.Quest'ultima allocata in una costruzione moderna,edificata sulle rovine di una casa gentilizia, il Palazzo Durante, sopravvissuto alla terribile frana del 1688, ma non alla incuria e all'abbandono degli uomini, sì da determinarne il crollo rovinoso non molti anni addietro.
- Tredici - Il nome indica il numero delle case che si affacciavano anticamente sull'odierna via Manzoni.
- Cammarelle - Il nome è quello del proprietario del vigneto su cui il rione fu costruito da circa metà 1900. In cui è stato appena ultimato un parcheggio multipiano che a breve sarà inaugurato. E dove fu trovata, ma fisicamente non se ne conserva memoria,a differenza del parcheggio, la fornace del più grande ceramista italiota, il "Pittore di Pisticci".
- Municipio - Prende il suo nome dalla presenza del vecchio palazzo municipale, oggi sede del tribunale. Occupa la parte centrale dell'abitato con la piazza principale su cui si affaccia il Convento, da cui in realtà il palazzo municipale era stato ricavato: tant'è che l'antico chiostro, sormontato da una meridiana, archivoltato intorno a un magnifico pozzo dal boccaglio geometrico è stato trasformato in sala udienze consiliari.Questo in tempi recentissimi. Il boccaglio del pozzo però si è salvato.
- Picchione (raramente Montebello) - Dalla famiglia sui cui terreni è stato costruito, sviluppatosi a partire dal 1700.Sede di una chiesetta prima sconsacrata e poi ricostruita nel rione dedicata alla Madonna d'u clumm", cioè del "fiorone", il fico "primitivo", inteso come frutto, che matura a luglio, mese in cui cadeva la solennità religiosa.
- Piro - Anticamente detto Contrada del Pero dalla presenza di numerose piante di pero su questi terreni. Si sviluppò a partire dal 1800, è attualmente sede dei servizi del distretto sanitario e della sede attuale del Comune di Pisticci a Palazzo Giannantonio.Sicuramente assunse importanza perché lì era ubicato il cinema "Colosseo", in via Basento, quasi a strapiombo sulla sottostante via Cammarelle, opera ardita non solo sotto il profilo costruttivo, ma anche educativo: in mancanza dell'odierna televisione, era a scuola e al cinema che si apprendeva di essere italiani.
- Croci - Deve il suo nome alle 5 croci lì collocate nel 1752 in occasione di speciali predicazioni missionarie, prima di questo evento il rione aveva il nome di Contrada Belvedere. Tutto il versante sud del rione è sostenuto da un muraglione in cemento armato, costruito dopo la frana del 1975, che l'ha quasi completamente distrutto. Sempre dopo la frana trovarono posto qui la villa comunale e alcune strutture sportive.
- Le Matine - Comprendono la parte orientale dell'abitato e il nome, termine dialettale per "mattine" deriva proprio dal fatto che questa è la parte del centro urbano esposta al primo sole. È costituito da tre rioni.
- Matina Soprana - I primi insediamenti vi nacquero nel 1700 nella forma di case sparse, mano a mano inglobate dall'avanzare della città costruita.
- Matina Sottana - Si sviluppò a partire dall metà del 1800 come prolungamento della Matina Soprana.
- Matina Nuova - È la parte più nuova del paese. Le prime case furono costruite nel 1880 ma il popolamento vero e proprio avvenne durante il secondo dopoguerra. Infatti, prima che fosse un rione si trattava della contrada delle Case Popolari, oggi meglio individuate come INA CASA: una specie di casermone che nel passato significava molto sotto il profilo di poter disporre di un'abitazione praticamente "gratis". Nel rione sono ubicati il Commissariato di Polizia, la Parrochia Cristo Re, la caserma dei Carabinieri, l'Istituto Professionale e il Liceo Classico Giustino Fortunato, tutti costruiti praticamente sul terreno di un unico proprietario, che è stato anche l'unico costruttore nonché l'unico locatore degli immobili presi in fitto dallo Stato.
[modifica] Frazioni
- Marconia - nata come colonia confinaria durante il fascismo, conta oltre 8.000 abitanti, divenendo più popoloso del comune d'origine.
| Per approfondire, vedi la voce Marconia di Pisticci. |
- Tinchi - Il nome deriva dalla Contrade delle Tinghe su cui il borgo è costruito. Sorge sulla strada provinciale Pisticci-Mare e conta 506 abitanti. Vi è situato l'Ospedale di Pisticci che serve l'area est del metapontino e il Carcere Circondariale.
- Centro Agricolo - Borgo di poche decine di abitanti, adiacente a Tinchi. Anche esso ha origine da una colonia confinaria fascista, più piccola di quella di Marconia, di cui rimangono ancora i caseggiati disposti intorno ad una piazza.
- Pisticci Scalo - Nacque negli anni '60 come quartiere residenziale dello stabilimento petrolchimico ANIC, negli anni dell'industrializzazione della Val Basento. Conta 572 abitatnti e vi sono situate diverse industrie, lo scalo ferroviario e l'aviosuperficie Enrico Mattei. Attualmente è in fase di progettazione la costruzione dell'aeroporto di Basilicata.
- Casinello - Piccolo borgo di poche decine di abitanti a ridosso della Strada Statale 106 Jonica. La popolazione cresce durante la stagione estiva.
- Marina di Pisticci - Ha la denominazione di frazione ma è più un insieme di case sparse in mezzo ai complessi dei villaggi turistici, spesso dotati del servizio di animazione, compresi tra i lidi di San Basilio e San Teodoro (più comunemente 48, dal nome del casello ferroviario adiacente).
Demografia delle frazioni di Pisticci, ISTAT 2001
| Località | m s.l.m. | Popolazione |
|---|---|---|
| MARCONIA | 106 | 8.258 |
| PISTICCI | 364 | 7.043 |
| PISTICCI SCALO | 54 | 572 |
| TINCHI | 141 | 506 |
| Borgo Casinello | 10 | 31 |
| Caporotondo | 193 | 22 |
| Centro Agricolo | 124 | 113 |
| Marconia-San Basilio | 90 | 110 |
| San Teodoro | 64 | 21 |
| Case Sparse | - | 1.135 |
[modifica] Infrastrutture e Servizi
[modifica] Trasporti
- Strade Principali
- Strada Statale 106 Jonica - attraversa a sud il territorio comunale parallelamente a tutta la linea costiera con due svincoli in direzione Pisticci.
- Strada Statale 407 Basentana - percorre tutto il confine est del territorio comunale
- Autoguidovie - il paese è collegato da servizi navetta con tutti i centri limitrofi, i capoluoghi di provincia lucani, l'aeroporto di Bari-Palese e durante la stagione estiva è attivato un regolare servizio navetta Pisticci Scalo-Pisticci-Marconia-Mare. Inoltre servizi di pullman di linea effettuano i collegamenti con le principali città d'Italia.
- Ferrovie - hanno corso parallelo alle due strade statali. Sono presenti due scali ferroviari: la stazione di Marconia e la stazione di Pisticci Scalo.
- Aeroporti - a Pisticci Scalo è ubicata l'aviosuperficie Enrico Mattei, destinata nei prossimi anni a diventare l'Aeroporto di Basilicata
[modifica] Servizi
Pisticci è sede di:
- Comando Compagnia dei Carabinieri (sia a Pisticci che a Marconia)
- Commissariato di Polizia di Stato Pisticci
- Giudice di Pace Pisticci
- Sezione staccata del tribunale di Matera Piazza Umberto I Pisticci
- Sezione staccata dell'agenzia della Camera di Commercio di Matera
- Guardia Forestale Pisticci
- Carcere Circondariale (Tinchi di Pisticci)
- Presidio Ospedaliero (Tinchi di Pisticci)
- Ufficio delle entrate Ministero delle Finanze Pisticci
- Sede territoriale di Acquedotto Lucano Marconia di Pisticci
- Distretto Sanitario di II livello Pisticci
La sede del Palazzo di Città è ubicata a Pisticci centro, in Piazza dei Caduti,1 nelle frazioni di Marconia e Pisticci Scalo sono presenti le delegazioni comunali.
[modifica] Scuole
Tra il Pisticci centro e le frazioni si contano un asilo nido, 4 scuole materne, 4 scuole elementari, 2 scuole medie.
L'istruzione superiore è garantita dal Liceo Classico Giustino Fortunato e dall'Istituto Professionale ubicati a Pisticci e dall'Istituto Agrario e dall'Istituto Alberghiero presenti a Marconia.
In alcuni locali dell'edificio dell'Istituto Agrario di Marconia sono ospitati i corsi telematici della facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Bologna.
[modifica] Parrocchie
In tutto il territorio comunale operano 6 parrocchie suddivise come segue:
Pisticci
- San Pietro e San Paolo
- Sant'Antonio di Padova (Vecchio convento)
- Cristo Re
Pisticci Scalo
Tinchi
Marconia
[modifica] Cultura
Numerose sono le associazioni culturali e i circoli in tutto il territorio comunale. Sono molti gli eventi organizzati durante tutto l'arco dell'anno; l'evento di maggior rilevanza per la comunità sono comunque le feste patronali del 15, 16 e 17 agosto.
[modifica] Feste e fiere
- 17 gennaio: Piazza Sant'Antuono, festa di Sant'Antonio Abate con falò e benedizione degli animali.
- Febbraio - Marzo: "Carnevale Pisticcese": tradizionali serenate notturne; concerti, sagre ed eventi culturali; sfilate di carri e gruppi in maschera organizzate dall' associazione "ACT in Circus"
- Marzo - Aprile: riti e processioni della settimana santa e allestimento dei "sepolcri" Sacri Cibori nelle varie chiese cittadine.
- Aprile:Ultima domenica di aprile Festa millenaria di Maria SS.la sanità del Casale anticipata da una novena che richiama molti pellegrini e devoti.
- Maggio: Festa della Madonna delle Grazie che viene portata in paese il 1 maggio;
festività in onore del santo Padre Pio. Nella piazza principale della città, infatti, vi è una statua in bronzo dello scultore Egidio Ambrosetti raffigurante il Santo.
- Giugno: festa di Sant'Antonio da Padova.
- Luglio:
- LucaniaFilmFestival, rassegna internazionale di cortometraggio.
- Raduno regionale di bande da giro.
- Varie manifestazioni culturali, sportive e spettacoli.
- Prima settimana di luglio, festività in onore della Madonna di Fatima e Cristo Re.
- Ultima domenica del mese di luglio, gara podistica su percorso cittadino a cura del Centro Studi Gymnasium.
- 26 luglio - Sagra dell'anguria e festa di Sant'Anna nella frazione di Casinello.
- Agosto:
- 1° agosto, sparo di mortaretti e giro della Banda di Pisticci per le vie della città alle ore 6.00 per segnalare l'inizio ufficiale delle festività e dell'"agosto pisticcese".
- 6° agosto, rassegna musicale "Cantabimbi" a cura del Centro Studi Gymnasium.
- 1-10 agosto, manifestazioni culturali e spettacoli organizzati dalla Proloco Pisticci.
- 8 agosto, XI edizione del Premio "Dirupo d'Oro",(Voluto nel lontano 1996 dal Presidente dell'epoca Giovanni Rotundo,e altri amici avendo trovato molte difficoltà ad allestire la prima edizione) assegnazione del premio a personalità lucane distintesi nel mondo in vari settori professionali, organizzato dalla Proloco Pisticci.
- 1-14 agosto, "Lammieinmusica", rassegna di musica popolare organizzata dall'associazione "Allelammie".
- 12 agosto, alla mattina fiera-mercato, retaggio dell'antica fiera del bestiame, alla sera fiera dei prodotti tipici organizzata dall'Associazione "La Spiga" con assaggi di specialità pisticcesi e lucane.
- 15-16-17 agosto, feste patronali in onore di della Madonna Assunta, di S. Rocco e di S. Vito; processioni, concerti bandistici, gare pirotecniche, illuminazioni, manifestazioni culturali e sportive, spettacoli di musica leggera. 17 a sera processione del carro trionfale trainato dai cavalli.
- 18 agosto, serata conclusiva delle feste patronali con concerto di un cantante.
- Manifestazioni culturali e sportive fino alla fine del mese.
- Fine agosto - Feste di San Pietro e San Leonardo nei pressi delle rispettive chiesette rurali con bancarelle e spettacoli.
- Settembre:
- Festività in onore della Madonna delle Grazie (Frazione Marconia), Madonna di Loreto, Madonna di Viggiano.
- Dicembre:
- Festa dell'Immacolata Concezione, patrona del paese insieme a San Rocco.
- Concerti di musica sacra e popolare a cura della Proloco Pisticci.
- Mostra internazionale dei presepi- dall' 8 Dicembtre al 7 gennaio- a cura dell'Ass"Arte-Cultura-Tradizione" con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale.
[modifica] Cinema
Pisticci è stato lo sfondo per alcuni film[2]::
- 2004: The Big Question, diretto da Francesco Cabras, Alberto Molinari
[modifica] Bande Musicali
Operano tre bande musicali:
- Gran Concerto Bandistico Città di Pisticci,diretto dal M°Prof. Mariano Pastore, ha le sue origini nel 1986, è molto rinomato e si è classificato ai primi posti in numerosi concorsi per bande nazionali ed internazionali.
- Associazione Culturale Bandistica "Guglielmo Marconi" Città di Marconia, diretta dal M° Prof. Michelangelo Liccese - Presidente Onorario Principessa Elettra Marconi
- Banda "Città di Marconia", appartenente all'associazione "Nuovi Orizzonti", diretta dal M° Prof. Vito Gennaro Paolicelli, attiva nel posto dal 1982.
- Il Gran Concerto dell'Orchestra di Fiati "Guglielmo Marconi" Città di Marconia, diretta dal M° Prof. Michelangelo Liccese
[modifica] Principali associazioni culturali
- Associazione [Mp3] - Si occupa principalmente di informazione sportiva online
- Associazione Turistica Culturale Pro Loco Pisticci
- Associazione Turistica Culturale "LA SPIGA" Pisticci
- Centro Studi Gymnasium - Pisticci
- Allelammie Pisticci organizza il Lucania Film Festival (festival internazionale di cortometraggi e artivisive)
- Associazione " Arte-cultura-tradizione" Pisticci
- Associazione culturale teatrale "La Nuova Frontiera"Pisticci
- Associazione folcloristica "La Pacchianella" Pisticci
- Associazione NIM Pisticci
- ANSPI, Associazione Nazionale San Paolo Italia - Sezione di Pisticci.
- Compagnia Teatrale "Giovanni Paolo II - Le Sentinelle del Mattino".Pisticci
- Accademia Pianistica Lucana "Ferruccio Busoni".Pisticci
- Associazione Culturale Bandistica "Guglielmo Marconi" Città di Marconia Presidente Onorario Principessa Elettra Marconi
- Associazione Movimento Culturale Giovanile - Marconia
- Associazione Culturale Lykeios - Marconia
- Il Gran Concerto Musicale dell'Orchestra di Fiati "Guglielmo Marconi" Città di Marconia
[modifica] Dialetto
Il dialetto pisticcese è un tipico dialetto meridionale dell'area lucana, di derivazione prevalentemente greca e latina con influenze di spagnolo e francese derivanti dalle varie dominazioni subite. Sono presenti anche alcuni termini di chiara impronta anglosassone, portati dagli emigranti tornati d'oltreoceano, a dimostrazione dell'intensità del fenomeno migratorio: in certi casi le persone hanno conservato tal quale il soprannome che si sono guadagnate, loro direttamente o i loro progenitori, durante i trascorsi americani.
È definito un dialetto cantante perché caratterizzato da una fonetica che inclina spesso alla cantilena. Non a caso esisteva una ricca tradizione basata sul canto funebre: " a nnaccarata", che fa pensare alla "trenodia" greca o alle "preficae" romane. Si trattava di manifestazioni, davanti alle spoglie del defunto, che stemperavano il parossismo fisico dell'autopercuotimento e del ferimento a sangue del volto in autentiche creazioni poetiche intese a far rivivere il morto lodandone la grandezza in vita e le gesta. Anche se il canovaccio era abbastanza ripetitivo, i contenuti della lamentazione erano di volta in volta differenti e non era raro il caso in cui tra le "interpreti" non si accendesse una vera e propria competizione, a chi meglio celebrava e rappresentava la memoria dello scomparso.
Il dialetto stretto non viene quasi più parlato, sostituito dalla forma inflazionata dall'Italiano presente oggi. Rimangono tuttavia molti elementi del dialetto puro, soprattutto alcuni termini o forme verbali.
[modifica] Cucina
La cucina tradizionale è la tipica meridionale: piatti semplici della tradizione contadina con pasta fatta in casa, verdure e ogni cosa commestibile producibile dal maiale.A tal proposito Pisticci fa onore alla tradizione che vuole la salsiccia lucana assolutamente superlativa rispetto a tutte le altre se è vero, come è vero, che il nome di "lucanega", che fin dal tempo dei Romani al nord significa salsiccia, non può che venire da Lucania. La salsiccia pisticcese si caratterizza per l'abile dosaggio di ingredienti, assolutamente naturali, che impediscono possa avariarsi, a onta del clima non particolarmente freddo tipico di una realtà collinare. Tra questi ingredienti spicca l'"anese", che pare debba essere la spezia nota come "coriandolo" e il peperoncino in polvere, dolce o piccante a seconda dei gusti, che veniva ottenuto direttamente dalla molitura dei peperoni precedentemente essiccati. Vi sono fondamentalmente due tipi di salsiccia, quella "magra", più prelibata e quella grassa, ottenuta con più dovizia di lardo e più adatta alla cottura sotto la brace.L'una e l'altra comunque capaci di ispirare gli strambotti e le composizioni improvvisate al suono del cupa cupa. Per non parlare della soppressata pisticcese, ormai rara, autentico capolavoro della tecnica casalinga e contadina dell'insaccamento e della successiva conservazione, che nel caso della soppressata avveniva secondo modalità antichissime che prevedevano l'uso della paglia o della cenere come ambienti idonei alla stagionatura. Altro autentico capolavoro locale è il pane, ancora oggi prodotto seguendo costumanze che si perdono nella notte dei tempi.L'ingrediente fondamentale, ormai in via di estinzione, è la farina ottenuta da una varietà indigena di grano duro, il cosiddetto"cappello" o "cappella" che rende il pane, opportunamente impastato anche con l'aggiunta di patate, particolarmente fragrante e capace di conservarsi diversi giorni. La stessa farina viene impiegata per la pasta fatta in casa.
I tipi di pasta tipici sono le tapparédde (a forma di rombo), i rucchélé (ruccoli, gnocchetti concavi), i tagghiariédde (tagliolini), maccheroni ai ferri e orecchiette, con sughi spesso insaporiti da cacciagione, una volta lepre e cinghiale, ma anche uccelletti prede della micciarola. Tagliolini e ruccoli si prestano anche a piatti con verdure cotte: i ruccoli in particolare vengono impiegati per un piatto molto simile a quello pugliese degli "strascinati" e cime di rape, mentre i tagliolini vanno bene con i ceci, i fagioli o i piselli.Per non dire della cicerchia, leguminosa assai discussa, almeno nel vissuto popolare, per un'antica credenza che la vuole capace di far perdere la ragione.
Le verdure tipiche sono fave e cicorie, lambasciùne (cipolline).I lambascioni sono bulbi selvatici, che si scavano nel terreno usando una zappa lunga e stretta, " u zappudd'". Corrispondono presumibilmente alla pianta nota come muscaro: leggermente amarognoli, ricchi di proprietà sconosciute, digestivi, forse afrodisiaci, si cucinano e si conservano secondo diverse modalità, con l'olio fritto e l'aceto, con il peperoncino, impanati nell'uovo e così via.
I dolci tipici natalizi sono le pettole, le ‘ncartagghiate (cartellate), i porcedduzzi (porcellini).
[modifica] Abito tradizionale
- Il costume femminile
Il vestito tipico delle donne pisticcesi era la pacchiana. L’abito era formato da una gonna di panno scuro a pieghe larghe chiamata vunnèdd legata da una cinta (u cinte), che poggiava sulle anche e sulla quale è presente u senale di seta nera, ad un corpetto finemente ricamato (u sciupp). A onor del vero, "a vunnèdd" era tipica delle giovani donne che venivano iniziate a questa forma di vestizione in corrispondenza della loro uscita dall'adolescenza, come segno del loro essere pronte al matrimonio. Sicché più propriamente la gonna di panno scuro a pieghe larghe, comunque spesso impreziosita di ricami a fili d'oro appena al di sopra dell'orlatura inferiore, andrebbe riportata come "stuana". Una stola che scendeva per le spalle e copriva il petto era a sciarpett,di colore bianco, come bianco era il colore delle maniche della camicia, gonfie, finemente orlate di pregiati merletti, eventualmente avvolti da un nastro di seta nero, u lutte. Completavano il vestito u sciuppe , corpetto in velluto ornato di frange e ricami e u panne, copricapo di lana o seta.La bellezza di questo costume ha pochi uguali in Lucania. Anche Carlo Levi ne parla, celebrandone la ricchezza e lo sfarzo rispetto a quello locale di Galliano (Aliano), suo luogo di confino. Non può escludersi in tale cura e bellezza una sorta di celebrazione matriarcale, legata forse al fatto che la donna pisticcese preferiva governare la casa e i figli piuttosto che seguire il marito nei campi. Questo sembra testimoniato da un'antica cura verso la dimora nel paese e verso tutto ciò che le gravita intorno: la strada, il marciapiede, che rappresentano una specie di pertinenza dell'abitazione, quasi diventando privati, non tanto nel vietarne l'uso o il transito agli altri, quanto nel curarne la pulizia e l'ordine. Sicché se del rione Dirupo sono suggestive le case spioventi bianche ed allineate, altrettanto suggestiva è la sensazione del "pulito", lo stesso che promana dal costume della pacchiana.
- Il costume maschile
Il vestito tipico dell'uomo era composto da pantaloni di stoffa di fustagno corti, allacciati sotto il ginocchio con una ghette; una giacca ampia alla cacciatora in fustagno e velluto; una camicia di tela con pistagna senza colletto coperta da uno smanicato. Completava l'abbigliamento un cappello a tese dure. D'inverno si usava come riparo dal freddo un mantello a ruota.
[modifica] Sport
Gli impianti sportivi sono distribuiti tra Pisticci e la frazione Marconia: entrambi i centri dispongono di uno stadio, un palazzetto dello sport, dei campi di calcetto e da tennis e di una piscina olimpionica comunale.
- Calcio
- Polisportiva CS Pisticci[1] - Campionato di serie D - Stadio: Gaetano Michetti di Pisticci - Colori sociali: giallo e ble
- Atletico Marconia - Campionato di Promozione Basilicata - Stadio: Comunale di Marconia - Colori sociali: rosso e blu
- Tennis
- Circolo Tennis Pisticci - Serie A1 campionato nazionale a squadre femminile
- Ciclismo
- A.S. Bicisport - Campionato regionale lucano
A Marconia di Pisticci terminò la settima tappa del Giro d'Italia 1984, vinta da Urs Freuler.
- Calcio a 5
- A.S.D. Fecip 2002 - Campionato di serie C1 - Colori sociali: Giallo e Blu.
- Setac Pisticci - Campionato di serie C2 - Colori sociali: giallo e blu.
Il campo di gioco utilizzato per le partite delle due squadre pisticcesi di Calcio a 5 si trova all'interno del Circolo Tennis Pisticci.
Annualmente si svolge presso lo stadio Gaetano Michetti di Pisticci la manifestazione calcistica del Memorial Michetti, tributo all'uomo politico Pisticcese a cui è intitolato lo stadio.
[modifica] Curiosità e Leggende
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- Ugo de Pagani (de Payens), il fondatore dell'Ordine dei Templari, soggiornò nel Castello di San Basilio con il suo esercito di cavalieri Crociati prima del viaggio verso la Terra Santa. Nel giugno 2005, una squadra di archeologi, di storici medievali con la testimonianza di giornalisti, si è interessata a questo evento storico appurandone la veridicità.
- Un manoscritto antico ritrovato di recente, narra che, Ugo de Pagani, avesse trovato e custodito il Santo Graal, e poiché si trovava in prossimità di morte, mandò un suo cavaliere in Basilicata per nascondere la preziosa reliquia, che si troverebbe nel Baricentro del triangolo formato unendo i seguenti vertici: Petrolla - Castello di San Basilio - Castello Normanno di Pisticci.
- L'abitato di Pisticci ha la forma di una "S", formando una sorta di anfiteatro naturale, caratteristica per la quale, data la sua posizione strategica e dominante, è denominata "il balcone sullo Ionio" o "L'anfiteatro sullo Ionio".
- Una leggenda narra che nel XV secolo i Monaci Benedettini dell'abbazia di Santa Maria del Casale di Pisticci scavarono un tunnel lungo e tortuoso dal Castello di San Basilio fino all'abbazia. Il tunnel era utilizzato per proteggersi da eventuali attacchi nemici, probabilmente dei Saraceni, o per sfuggire agli attacchi epidemici di malaria e colera.
- Altra versione della leggenda dice il tunnel sotterraneo percorreva sotterraneamente il paese, collegando tra loro l'abbazia del Casale, La chiesa del Convento e la Chiesa Madre.
- Una leggenda narra che nella Torre Bruni trovò rifiugio Bruto dopo la congiura di Cesare.
- Nel 1555 Pisticci fu risparmiato dalla peste che imperversava nel Regno di Napoli e che aveva fatto strage nei paesi vicini; molti videro San Rocco sopra la parte più alta del paese nell'atto di benedirlo. Per essere stati risparmiati dalla peste, i pisticcesi lo proclamarono patrono.
- La zona prospiciente all'ingresso al paese dalla strada che porta al mare è denominata "le Varre". In particolare hanno assunto questa denominazione le due ultime due curve prima dell'entrata nel centro urbano. Infatti erano talmente ripide che i carri per salire dovevano mettere la varre (sbarre) tra le ruote e andare avanti a poco a poco; inoltre tutte le persone a bordo tranne le donne e i bambini dovevano scendere, per evitare che la carrozza si ribaltasse o andasse indietro, in quanto i cavalli non ce la facevano da soli a superare la pendenza.
- Una leggenda narra che i monaci Basiliani, arrivati al bivio di Santa Croce (che da una strada entra nel paese, dall'altra porta sull'altura del Casale, ormai inglobata nel centro abitato), dato che i cavalli non rispondevano più ai comandi e rimanevano fermi, diedero le redini alla statua della Madonna che avevano portato con loro; allora i cavalli portarono il carro sull'altura, dove venne costruita l'abbazia.
[modifica] San Rocco
Il protettore di Pisticci ha origini francesi: pare venisse da Montpellier e si guadagnò fama e venerazione per il suo operato durante una delle terribili pestilenze che hanno funestato l'Italia; La figura di San Rocco è strettamente associata alla peste e il nome del santo è diffuso in tutto il meridione e, in particolare, in Lucania, dove San Rocco è protettore di diversi paesi, come Tolve, in provincia di Potenza. "Rocco e i suoi fratelli", capolavoro della cinematografia italiana, fa presagire dal titolo che la vicenda narrata è vicenda di meridionali; Rocco Petrone era il lucano figlio di emigranti che in America diventò responsabile del programma Nasa per lo sbarco sulla luna. San Rocco dunque, pur francese, è lucano di adozione.
A Pisticci San Rocco rappresenta la divinità per eccellenza: su di lui, osannato e bestemmiato, si polarizzano sentimenti opposti e intense emozioni al passaggio della sua processione nella canicola estiva, con la familiare iconografia della sua statua sfavillante d'oro: il volto vagamente somigliante al Nazareno, il cappello sulla spalla, il bastone del pellegrino in mano, la cosiddetta "mazza", con cui si ritiene egli vada a punire di notte i suoi bestemmiatori, il cane, e la vistosa piaga della peste sulla coscia, il tutto in una mescolanza di oro e di argento che sfavillano al sole di agosto. Lungo il percorso della processione vengono delle tavole, in mezzo alla via, finemente addobbate, perché il Santo si fermi, poggiato dai suoi portantini ed accetti l'offerta accompagnata dall'esortazione: "Azzetta ti sia, Santi Rocca mija" ("Che accetta ti sia, San Rocco mio"). Si tratta di banconote, messe in fila l'un all'altra, con spille e nastrini a formare mantelli, poggiati sulle spalle del Santo. Non solo euro, una volta lire, ma anche le offerte degli emigranti: dollari americani, canadesi e le sterline australiane, che serviranno a finanziare la festa.
Il San Rocco portato invece sul carro trionfale, la sera del diciassette di agosto, è più piccolo: viene chiamato "Santrucchicchio", con un'espressione che ha un che di blasfemo. L'onore di portare il carro è conteso a suon di offerte in denaro, con il nome del vincitore scandito dal megafono del "comitato", a celebrarne la ricchezza, la potenza. Si cerca, nel successo della "riffa", una sorta di investitura paesana, di cui molto spesso beneficia gente venuta dal nulla, senza arte né parte, che cerca quella occasione come un momento di gratificazione sociale, non altrimenti possibile. Una tempo, quando la moneta non era il bene più diffuso, l'aggiudicazione del carro avveniva con l'offerta granaria, a suon di "tomoli"[3] di grano. La licitazione per aggiudicarsi il carro non avveniva sempre in modo lineare; insorgevano contrasti di vario tipo, per via di alleanze che si formavano all'ultimo momento, di pretese relative a verifiche immediate circa l'effettiva capacità contributiva dei partecipanti all'asta o addirittura sulla qualità del grano offerto, che avrebbe potuto essere non dei più fini, di scarso valore, "a sulim" invece che "u cappell". Tutti i contrasti si ricomponevano all'ombra del santo. La sua statua veniva accompagnata trionfalmente alla sua chiesa a renderlo disponibile per la nuova tornata, l'anno successivo, a devozione e ringraziamento di un raccolto più copioso e migliore.
[modifica] Personalità legate a Pisticci
- Pittore di Pisticci (V secolo a.C. - IV secolo a.C.), importante ceramografo magnogreco.
- Maria la Pastora, mitica figura del brigantaggio "al femminile", di cui parla Carlo Levi nel suo "Cristo si è fermato a Eboli". Era la consorte di Ninco Nanco, fedele braccio destro di Carmine Crocco.
- Arcangelo D'Alessandro, studente diciassettenne morto sui campi di Venezia e di Bezzecca al seguito dei volontari garibaldini, perché si compisse l'Unità italiana.
- Alessandro Bruni, antifascista e patriota.
- Luigi De Canio (Matera, 1957) , ex giocatore e allenatore del Pisticci calcio.
- Pasquale Vena(Pisticci, 1871 - Pisticci, 1937), fondatore dell'Amaro Lucano.
- Leonardo Vena, figlio di Pasquale, Cavaliere del Lavoro.
- Giuseppe Vena, figlio di Pasquale, Grand'Ufficiale della Repubblica italiana.
- Gaetano Michetti, sindaco democristiano di Pisticci e presidente della regione Basilicata.
- Ernesto Lapadula(Pisticci, 1902 – Roma, 1968), architetto.
- Domenico Giannace (Pisticci, 1924), sindaco di Pisticci dal 1963 al 1965, per quattro volte consigliere provinciale per il PCI, consigliere regionale dal 1980 al 1985, figura carismatica nella lotta per l'occupazione delle terre contro lo strapotere degli agrari locali e leader indiscusso del movimento contadino. Cinque volte in carcere per motivi politici, fu compagno di cella di Rocco Scotellaro nel Carcere di Matera.
- Antonio da Pisticci, servo di Dio
- Pietro Leone, docente universitario, filologo insigne.
- Johnny Lombardi (Toronto, 1915 – Toronto, 2002), fondatore di radio CHIN, figlio di emigrati pisticcesi; una targhetta lo commemora in Piazza Plebiscito e a lui è intitolata la Piazza-Anfiteatro di Pisticci.
- Dino D'Angella, ricercatore e storico
- Rocco Luigi Fanuzzi, compianto giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e sostenitore del locale gruppo folkloristico della "Pacchianella"
- Giovanni Quinto, studente,giovane di valore, ucciso a Napoli nel 1948 durante una carica della Polizia intervenuta a disperdere una manifestazione per l'attentato a Togliatti. Morto nello stesso luogo dove si immolò un altro grande lucano, Luigi La Vista.
[modifica] Le contrade
Era difficile, anticamente, stabilire dove veramente finiva il paese e dove incominciava la campagna; perché il perimetro dell'abitato era continuamente attraversato per via della penuria di acqua potabile, per cui bisognava portarsi fuori per farne provvista, per riempire il "pitale", chiamato così alla stessa maniera di come lo chiamavano i greci, "pithos", appunto. Sicché il maggior contributo alla toponomastica locale è stato dato dai pozzi, dalle fontane, dalle vene d'acqua che fin dai tempi più remoti assolvevano alla funzione di dissetare gli abitanti, indigeni italici o greci venuti dalla piana di Metaponto per sfuggire alla malaria che ivi imperversava. Per cui si può dire che è stata l'acqua, elemento primario dell'uomo, a marcare il territorio più d'ogni altro elemento, sopravvivendo nella continuità della tradizione con il nome dei posti dove si rendeva disponibile.
- Il Trano: antica fonte appena sotto il monastero benedettino di Santa Maria del Casale, dal lato che degrada verso il Basento. La contrada era attraversata da un antico tratturo che portava al fondovalle per raggiungere Bernalda. Il nome viene da Avetrano, famiglia di possidenti della zona;
- Le Fontanelle: completamente scomparse in seguito ai dissesti franosi che hanno interessato la zona sotto il rione Tredici e il rione Croci;
- Pattuglione: in dialetto "Patugghialme", dal lato orientale del paese,con il pozzo tristemente famoso come "pozzo a due bocche" per la sua capacità quasi "magnetica" di attrarre gli sventurati a por fine alla loro sfortunata esistenza;PATUGGHIALM=ABATE GUGLIELMO che era proprietario della vigna in cui si trovava quella fonte
- La Rupe: sotto quello che era una volta il macello, dal lato settentrionale dell'abitato: un posto sinistro, dove le sventurate costrette ad attingere barili e barili d'acqua per la riserva domestica, completamente prostrate dalla fatica e dal dolore, raccontavano, forse per non tornarci, di aver visto "la rupa", ossia la personificazione dei due costoni di argilla, che erano costrette ad attraversare, che diventavano le cosce di una donna dall'aspetto terribile, gigantesca, che le scrutava dall'alto in atteggiamento minaccioso;
- La Manca: così chiamata perché dentro una "manca", ossia una depressione del terreno. L'acqua era ottima ma con un'insidia: le sanguisughe. Che, facendo eccezione per i barbieri che le usavano per salassi, dovevano rappresentare un problema se è vero che il medico materano dott. Ridola, fondatore dell'omonimo museo, ascrive tra le sue trattazioni di carattere scientifico anche quella relativa al caso di un soggetto, presumibilmente contadino, colpito dagli effetti dell'ingestione d'acqua infetta da sanguisughe.
I Santi vengono appresso, a marcare il territorio, con le cappelle a loro dedicate, alcune perdute, altre intatte,costruite dalla devozione contadina o da quella baronale, distrutte o sopravvissute senza apparente ragione, al punto di poter dire che in fondo tutto si livella, nella miseria e nella grandezza dell'uomo. Tra tutti eccelle San Leonardo, protettore dei carcerati, con le catene che si dicono portate dai due pisticcesi riusciti a fuggire in modo rocambolesco dalla "galera" turca pronta a salpare dal porto di Gallipoli, dopo che erano stati fatti prigionieri in una delle scorrerie saracene sul litorale jonico. E non a caso, matrice la vendetta, la contrada di San Leonardo conserva il ricordo di un eccidio di infedeli, "scannaturchi", appunto. Perché,come in tante altre parti d'Italia, gli indigeni seppero organizzarsi contro la minaccia che veniva dal mare. Le torri di avvistamento costiere ne sono un esempio. Ma non c'è solo San Leonardo. Ci sono San Gaetano, San Pietro, San Vito, Sant'Angelo, la Madonna delle Grazie, la Madonna del Pantano, la Madonna del Carmine. Sono andati perduti San Francesco, San Simone, Sant'Janne, la Madonna della Neve, San Donato. Quest'ultimo pare artisticamente istoriato. Travolto dalle ruspe per una giusta circonvallazione dell'abitato. Poi viene l'uomo, nel bene e nel male;"Pagnotta" è la località così detta perché lì fu sepolta una gamba di quel terribile delinquente, opportunamente squartato dalla Giustizia che ritenne di distribuire i diversi brandelli nei posti dove il lestofante, capobanda, si era macchiato dei crimini peggiori.Il fosso del "brigante", forse perché vi si nascondevano i briganti. Il fosso del "lavandaio", dubbia trasposizione del dialettale "lavannaro". La "tempa di mala mogliera", altura da dove un marito buttò giù la moglie fedifraga. Poi vengono la natura e il paesaggio: il vaddone della noce, il pantone della ciquera, il feroleto, la canala,la Petrolla, il cicimone, l'olivastrella, le mesole, i foteri, tempa rossa,le ficagnole,il fosso della chiobbica, la petrolla, il cugno del capretto, la serra della cipolla, il fosso trecculi, pantone largo,lammia mozza, la serra, serricchio, la rizzitella, caporotondo, boscosalice, il coppo. Infine le masserie o comunque le case rurali padronali, alcune abbandonate, ridotte allo stato di rudere: il Casino di Durante, la Castelluccia, la torre di Minnaja, il Casino di Franchi, l'oliveto del Conte, Concarone, San Basilio.
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Michele Vimiano Leone (centrodestra) dal 29/05/2007
Centralino del comune: 0835 585711
Posta elettronica: segreteria@comune.pisticci.mt.it
L'amministrazione pisticcese è stata contrassegnata negli ultimi 18 anni da una instabilità fortissima, che ha visto succedersi ben 7 sindaci:Giovanni D'Onofrio-dc 1990-93, Nicola Cataldo-rifondazione comunista 1993-95, Giovanni Modugno-diesse 1995-96, Vittorio Vitelli-popolari 1996-98, Giovanni Giannone-cdu 1998-2001, Pasquale Bellitti-diesse 2002-07 e Michele Leone-forzaitalia 2007.
L'amministrazione Bellitti, composta da DS, Margherita e Rifondazione Comunista, che, fino ad oggi, è l'unica durata una intera legislatura, ha avuto gravi contrasti interni tra le due anime piu'importanti, ex Margherita ed ex DS, che hanno portato alla spaccatura del centrosinistra, il quale, nelle amministrative del 2007, è stato abbondantemente battuto dal centrodestra, presentatosi unito a differenza di 5 anni prima.
Bisogna comunque dire che anche in epoca precedente ( fine anni '60 - principio anni '70) la storia amministrativa del Comune non è stata immune da repentine rotture nell'ambito degli schieramenti costituiti, che determinavano polemiche laceranti e arroventavano il clima politico cittadino. Memorabile a tal proposito il passaggio di un esponente dell'allora PCI al PSI con conseguente trasformazione del monocolore PCI in un bicolore PCI-PSI con la DC all'opposizione e il fuoriuscito nella carica di vice-sindaco nonché assessore ai lavori pubblici. Andando ancora più indietro nel tempo,in mancanza di quello che oggi si definisce ceto medio, si registra un forte bipolarismo DC-PC con connotazioni che, se non fosse per il substrato di autentica sofferenza e dolore, farebbero pensare alle storielle del Guareschi: da un lato i contadini senza terra, i braccianti alla continua ricerca della giornata, i giovani in perenne bilico tra il restare o l'emigrare e dall'altro gli agrari, i notabili, il clero e i miracolati dal posto fisso. Si spiegano così i consensi quasi plebiscitari del Partito comunista, che aveva organizzato le lotte per l'occupazione delle terre, che aveva sfidato i potentati locali anche con rischio fisico di alcuni militanti, che furono oggetto di attentati e di persecuzioni. È in questo scenario che si inserisce l'industrializzazione degli anni '60: che cambia lo scenario, bloccando l'emigrazione selvaggia, portando cultura e benessere, smorzando i toni di un confronto politico altrimenti da terzo mondo.
[modifica] Note
- ^ Bilancio demografico Istat 2008. URL consultato il 04-02-2009.
- ^ Film girati a Pisticci, da imdb.com. URL consultato il 26-02-2009.
- ^ Il "tomolo" è un'antica misura di estensione fondaria, che, per analogia, serviva anche a indicare una quantità granaria, basata non sul peso, ma sulla capacità di contenimento di un recipiente campione, con tanto di sottomultipli, come "u m'nzett" e "u stuppiedd". Quest'ultima doveva essere assai piccola, se per definire una persona male in arnese, sgraziata nel fisico, si diceva che era "nu mienz (mezzo) stuppiedd".
[modifica] Collegamenti esterni
- Pisticci su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Pisticci")
- Comune di Pisticci


