Craco

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Craco
comune
Craco – Stemma Craco – Bandiera
Craco – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Matera-Stemma.png Matera
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Lacicerchia (lista civica) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate 40°23′00″N 16°26′00″E / 40.383333°N 16.433333°E40.383333; 16.433333 (Craco)Coordinate: 40°23′00″N 16°26′00″E / 40.383333°N 16.433333°E40.383333; 16.433333 (Craco)
Altitudine 391 m s.l.m.
Superficie 77,04 km²
Abitanti 762[1] (30-09-2012)
Densità 9,89 ab./km²
Frazioni Craco Peschiera
Comuni confinanti Ferrandina, Montalbano Jonico, Pisticci, San Mauro Forte, Stigliano
Altre informazioni
Cod. postale 75010
Prefisso 0835
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 077007
Cod. catastale D128
Targa MT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti crachesi
Patrono san Nicola
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Craco
Posizione del comune di Craco nella provincia di Matera
Posizione del comune di Craco nella provincia di Matera
Sito istituzionale

Craco (Graculum in latino) è un comune italiano di 762 abitanti[1] della provincia di Matera in Basilicata.

Negli anni sessanta, il centro storico ha conosciuto un'evacuazione che lo ha reso una vera e propria città fantasma. Tuttavia, questo fenomeno ha contribuito a rendere particolare l'abitato di Craco, che per tale caratteristica è diventato una meta turistica ed un set cinematografico per vari film.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Craco sorge nella zona collinare che precede l'Appennino Lucano a circa 390 m s.l.m., a mezza strada tra i monti e il mare, nella parte centro-occidentale della provincia. Il territorio è vario, con predominanza dei calanchi, profondi solchi scavati in un terreno cretoso dalla discesa a valle delle acque piovane.

I comuni limitrofi sono Pisticci (20 km), Montalbano Jonico e Stigliano (25 km), San Mauro Forte (27 km), Ferrandina (33 km). Dista 58 km da Matera e 104 km dal capoluogo di regione Potenza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce delle origini di Craco sono alcune tombe, che risalgono all'VIII secolo a.C. Come altri centri viciniori, è probabile che abbia offerto riparo ai coloni greci di Metaponto, quando questi si sono trasferiti in territorio collinare, forse per sfuggire alla malaria che imperversava nella pianura.

Craco fu successivamente un insediamento bizantino. Nel X secolo monaci italo-bizantini iniziarono a sviluppare l'agricoltura della zona, favorendo l'aggregamento urbano nella regione.

La prima testimonianza del nome della città è del 1060, quando il territorio fu sottoposto all'autorità dell'arcivescovo Arnaldo di Tricarico, che chiamò il territorio Graculum, ovvero piccolo campo arato.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Erberto, di probabile origine normanna, ne fu il primo feudatario tra il 1154 e il 1168. La struttura del borgo antico risale a questa epoca, in cui le case sono arroccate intorno al torrione quadrato che domina il centro. Durante il regno di Federico II, Craco fu un importante centro strategico militare. Il torrione infatti domina la valle dei due fiumi che scorrono paralleli, il Cavone e l'Agri, via privilegiata per chi tentava di penetrare l'interno. La torre di Craco, insieme ad altre fortificazioni ed avamposti della zona, come la Petrolla, di rimpetto a Craco, erano barriera di protezione per città al tempo ricche quali Pandosia e Lagaria, entrambe al di là dell'Agri, entrambe prospicienti la Siritide.

Nel 1276 Craco divenne sede di una Universitas. Nel XV secolo, la città si espanse intorno ai quattro palazzi:

  • Palazzo Maronna, vicino alla torrione, con bell'ingresso monumentale in mattoni, e con grande balcone terrazzato.
  • Palazzo Grossi, vicino alla Chiesa Madre, ha un alto portale architravato, privo di cornici. I piani superiori sono coperti da volte a vela e decorati con motivi floreali o paesaggistici racchiusi entro medaglioni. Parte delle finestre e dei balconi conservano ringhiere in ferro battuto.
  • Palazzo Carbone, edificio della fine del Quattrocento, ha un ingresso monumentale. Nel Settecento, il palazzo fu rinnovato ed ampliato.
  • Palazzo Simonetti.

Moti rivoluzionari e brigantaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1799 Innocenzo De Cesare, studente a Napoli, rientrò a Craco, e capeggiò il movimento della "borghesia rurale", movimento rivoluzionario della Repubblica partenopea che si proponeva, con sommosse e tumulti in tutta la regione, di rompere i rapporti feudatari che caratterizzavano l'agricoltura del tempo. A Craco, la rivolta fu sedata nel sangue, a Palazzo Carbone.

Come gran parte dei centri lucani, anche Craco non fu estranea al brigantaggio. Durante il decennio napoleonico, bande di briganti comandate da capimassa come Domenico "Rizzo" Taccone, Nicola "Pagnotta" Abalsamo e Gerardo "Scarola" Vota, sostenute dal governo borbonico in esilio, attaccarono Craco il 18 luglio 1807, depredando e uccidendo i notabili filofrancesi e dando libero sfogo a vendette personali.

L'8 novembre 1861, nel pieno della reazione borbonica poco dopo l'unità d'Italia, l'armata brigantesca di Carmine Crocco e José Borjés, dopo aver occupato e devastato Salandra, si diresse verso Craco. Crocco raccontò nelle sue memorie che incontrarono «a mezza via una processione di donne e fanciulli con a capo il curato colla croce. Venivano a chiedere clemenza per il loro paese e clemenza fu accordata, poiché non si verificarono che piccoli disordini difficili ad evitarsi con tanta gente e più semplicemente con gente di tal natura».[2] Secondo altre versioni, sembra che i disordini avvenuti a Craco non fossero del tutto marginali, tant'è che Borjès annotò nel suo diario: «riuniamo la truppa [...] poi abbiam fatto strada verso Cracca (Craco), ove noi siam giunti a tre ore di sera: la popolazione intiera ci è venuta incontro; e malgrado di ciò, avvennero non pochi disordini».[3]

Sui fatti di Craco e sulla situazione esistente dopo l’uscita del paese delle bande in marcia verso Aliano, ne parlò anche Giuseppe Bourelly, militare del regio esercito che partecipò alla repressione del brigantaggio in Basilicata, il quale sugli avvenimenti di quelle giornate riporta: «Intanto il Maggiore Cappa del 50° di linea informato che Borjés con la sua banda minacciava invadere Miglionico, Grassano e Grottole, radunava in Altamura tutte le truppe ch’erano pronte e si metteva in marcia per Miglionico. Da questo paese andò a Pisticci e da qui si portò a Craco che trovò saccheggiato e nel massimo disordine».[4]

In questo periodo si distinse un brigante crachese chiamato Giuseppe Padovano, ex soldato borbonico datosi alla macchia. Il suo soprannome era "Cappucino" in quanto da giovane frequentava il monastero di Craco per poter studiare. Essendo dunque un uomo di cultura fra tanti analfabeti riuscì a spiccare fra tutti in tutta la zona crachese e pisticcese.

Abbandono[modifica | modifica wikitesto]

A causa di una frana di vaste proporzioni, nel 1963 Craco iniziò ad essere evacuata e parte degli abitanti si trasferì a valle, in località "Craco Peschiera". Allora il centro contava quasi 2000 abitanti. La frana che ha obbligato la popolazione ad abbandonare le proprie case sembra essere stata provocata da lavori di infrastrutturazione, fogne e reti idriche, a servizio dell'abitato. Nel 1972 un'alluvione peggiorò ulteriormente la situazione, impedendo un eventuale ripopolazione del centro storico e dopo il terremoto del 1980 Craco vecchia venne completamente abbandonata.

Paese fantasma[modifica | modifica wikitesto]

Ad onta di questo esodo forzato, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in un paese fantasma. Nel 2010, il borgo è entrato nella lista dei monumenti da salvaguardare redatta dalla World Monuments Fund.[5]

Il comune, nella realizzazione di un piano di recupero del borgo, ha istituito, dalla primavera del 2011, un percorso di visita guidata, lungo un itinerario messo in sicurezza, che permette di percorrere il corso principale del paese, fino a giungere a quello che resta della vecchia piazza principale, sprofondata in seguito alla frana. Nel dicembre 2012, è stato inaugurato un nuovo itinerario, che permette di addentrarsi nel nucleo della città fantasma.[6]

Nel 2013, il centro storico ha registrato un'affluenza di circa 5.000 visitatori.[7]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Interno di un edificio abbandonato

Numerosi turisti salgono a Craco per vedere le rovine del paese fantasma e per avventurarsi tra i vicoli e i dintorni. Il terreno argilloso e brullo coesiste con quello marnoso: su uno sperone di marna calcificata dal tempo sorge il torrione, che per i Crachesi è il "castello". Olivi secolari misti a cipressi antichi sono dal lato del paese verso lo Scalo, quest'ultimo sulla ferrovia calabro lucana da questo lato divelta e abbandonata.

Le contrade[modifica | modifica wikitesto]

  • "Canzoniere": prende il nome da un'antica taverna posta lungo un tratturo una volta molto frequentato. La storia vuole che a gestire la taverna fosse una donna affascinante che riduceva in suo potere i malcapitati sedotti dalla sua avvenenza: la maliarda li uccideva e li metteva sotto aceto, facendone il piatto forte della sua osteria.
  • "San Lorenzo": un'antica fontana a volta, sulla via verso il Cavone dove palme alte convivono con gli olivi sullo sfondo di masserie, arroccate e nel contempo aperte al territorio, come quelle "Galante" e "Cammarota", con il loro svolgersi su due livelli, gli archi che reggono la scala esterna e i terrazzi che sembrano spalti a difesa di non improbabili attacchi.
  • "Sant'Eligio": protettore dei maniscalchi trova in Craco un tributo che va al di là della semplice menzione toponomastica, con la sua cappella affrescata, forse del Cinquecento, con le sue scene di santi intorno a un Cristo che pur crocifisso resta Pantocratore.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Rovine di Craco

Craco è stata scelta da molti registi come location per i loro film. Da citare La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson, ove Craco fu scelta dal regista come sfondo durante la scena dell'impiccagione di Giuda, e Cristo si è fermato a Eboli (1979) di Francesco Rosi: nell'episodio dell'arrivo di Carlo Levi alla nuova destinazione di confino, Gagliano. Per l'occasione furono disposti sulle prime case del paese degli stendardi a lutto, per ricreare lo scenario descritto nel libro, i quali ancora oggi sono visibili.

Altri film girati a Craco sono[9][10]:

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • A Craco sono state girate alcune scene della serie televisiva Classe di ferro (1989-1991) di Bruno Corbucci.[10]
  • Il borgo è stato uno dei luoghi di ripresa della telenovela brasiliana O Rei do Gado (1996-1997), diretta da Luiz Fernando Carvalho.[11]

Persone legate a Craco[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Angelo Raffaele Barbalinardo Lista Civica Sindaco Scadenza naturale del mandato
2009 in carica Giuseppe Lacicerchia Lista Civica Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bilancio demografico 2010, dati Istat. URL consultato il 14 giugno 2010.
  2. ^ Carmine Crocco, Come divenni brigante, Edizioni Trabant, 2009, p.58
  3. ^ Marc Monnier, Notizie storiche documentate sul brigantaggio , G. Barbera, 1862, p.143
  4. ^ Giuseppe Bourelly, Il brigantaggio dal 1860 al 1865, Osanna, 2004, p.161
  5. ^ 2010 World Monuments Watch, comune.craco.mt.it. URL consultato l'8 dicembre 2013.
  6. ^ Nuovo percorso di visita guidato nel centro storico di Craco, alparcolucano.it. URL consultato il 4 dicembre 2013.
  7. ^ Craco, il paese fantasma tra Basento e calanchi, lagazzettadelmezzogiorno.it. URL consultato il 13 luglio 2014.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Film girati a Craco, da imdb.com. URL consultato il 26 febbraio 2009.
  10. ^ a b Craco Cinema 2014, comune.craco.mt.it. URL consultato il 9 dicembre 2013.
  11. ^ O Rei do Gado: bastidores, teledramaturgia.com.br. URL consultato il 24 luglio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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