Colobraro

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Colobraro
comune
Colobraro – Stemma Colobraro – Bandiera
Colobraro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Matera-Stemma.png Matera
Amministrazione
Sindaco Andrea Bernardo (lista civica) dal 29-5-2007
Territorio
Coordinate 40°11′00″N 16°26′00″E / 40.183333°N 16.433333°E40.183333; 16.433333 (Colobraro)Coordinate: 40°11′00″N 16°26′00″E / 40.183333°N 16.433333°E40.183333; 16.433333 (Colobraro)
Altitudine 630 m s.l.m.
Superficie 65,91 km²
Abitanti 1 320[1] (31-09-2012)
Densità 20,03 ab./km²
Comuni confinanti Noepoli (PZ), Rotondella, Sant'Arcangelo (PZ), Senise (PZ), Tursi, Valsinni
Altre informazioni
Cod. postale 75021
Prefisso 0835
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 077006
Cod. catastale C888
Targa MT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti colobraresi
Patrono san Nicola
Giorno festivo 7 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Colobraro
Posizione del comune di Colobraro nella provincia di Matera
Posizione del comune di Colobraro nella provincia di Matera
Sito istituzionale

Colobraro è un comune italiano di 1.320 abitanti[1] della provincia di Matera in Basilicata.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

È un centro agricolo dell'Appennino lucano nella valle del fiume Sinni. Sorge sulle pendici meridionali del Monte Calvario a 630 m s.l.m., arroccato su uno sprone dal quale domina da sinistra un ampio tratto della valle, nella parte sud-occidentale della provincia al confine con la parte sud-orientale della provincia di Potenza. Il paese si trova nei pressi della Strada statale 653 della Valle del Sinni (che collega Policoro a Lauria) e non lontano dal bacino artificiale formato dalla diga in terra (la più grande in Europa) costruita sul fiume Sinni tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta in prossimità della stretta di Monte Cotugno e da cui prende il nome di Lago di Monte Cotugno. Confina con i comuni di Valsinni (8 km), Tursi (15 km), Senise (PZ) (19 km), Rotondella e Sant'Arcangelo (PZ) (22 km) e Noepoli (PZ) (23 km). Dista 80 km da Matera e 126 km dal capoluogo di regione Potenza.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Cenni storici ed artistici[modifica | modifica sorgente]

Antico centro basiliano, appartenne alla Badia di Santa Maria di Cersosimo di cui seguì le sorti fino al secolo XII. Posseduto per breve tempo dal conte Bertaimo d'Andria, passò ai Conti di Chiaromonte e da questi, nel 1319, ai Sanseverino di Tricarico. Assegnato a metà del secolo XIV ai Poderico, fu successivamente dei Pignatelli, dei Carafa (principi dal 1617) ed infine dei Donnaperna. La parrocchiale conserva un trittico (Madonna col Bambino) del secolo XIV; nella chiesa dei Francescani vi sono ricchi altari in marmo policromo.

Il "paese senza nome"[modifica | modifica sorgente]

Nei paesi vicini, il paese è chiamato anche, in modo scaramantico più che dispregiativo, "Quel paese", in dialetto lucano (a seconda dei paesi): Cudde puaise (a Montalbano Jonico) o Chille paìse (a Valsinni). Ciò a causa della presunta innominabilità della parola "Colobraro" per la credenza superstiziosa che la semplice evocazione del nome porti sfortuna. È divenuto leggenda metropolitana a tutti gli effetti[2] che tale innominabilità risalga ad un aneddoto di prima della seconda guerra mondiale. L'allora podestà (carica istituzionale equivalente a quella odierna di sindaco), avvocato di grande cultura e persona molto nota alla fine di una sua affermazione avrebbe detto qualcosa del tipo: "Se non dico la verità, che possa cadere questo candelabro". A quanto pare in seguito il candelabro sarebbe caduto davvero, secondo alcuni facendo molte vittime, secondo altri in una stanza deserta. Più probabilmente, la sinistra fama del paese deriva dalla credenza, soprattutto degli abitanti dei paesi vicini, nelle arti magiche di alcune donne che vi dimoravano nel secolo scorso, tra cui la famosa "Cattre", al secolo Maddalena la Rocca, immortalata da Franco Pinna nei primi anni cinquanta, una "masciara", ovverosia una maga locale. Il famoso antropologo Ernesto De Martino visitò il paese nel 1952 (dal 29 settembre al 29 ottobre) e successivamente nel 1954 (tra l'8 e il 14 agosto), e riferì di essere stato protagonista, in accordo con la superstizione, di episodi sfortunati insieme al suo gruppo di ricerca (di cui faceva parte lo stesso Pinna).

Paesaggio urbano[modifica | modifica sorgente]

Colobraro visto da Rotondella
Colobraro - Piazza Elena

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

La mostra contadina.

La mostra di arte contadina[modifica | modifica sorgente]

Dal 2007 nei locali delle ex scuole medie è aperta al pubblico la Mostra dell'Arte Contadina[4], organizzata per i primi due anni dalle scuole di Colobraro e aperta tutte le estati. La mostra è curata da Rocco Modarelli e Pasquale Troccoli. Sono esposti, inoltre, alcuni quadri dell'artista Luca Celano, le poesie di Antonio Bruno e le sculture di Nicola Iannarelli.

La mostra Fotografica[modifica | modifica sorgente]

La mostra fotografica è aperta nei locali delle ex scuole medie in cui sono contenute le fotografie storiche del paese.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Modeste le risorse agricole (frutta, foraggi, olive e uva) e dell'allevamento (ovini e lavorazione dei formaggi).

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Bilancio demografico 2010. URL consultato il 14 giugno 2010.
  2. ^ Colobraro, il paese che porta sfortuna ilgiornale.it
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Sito ufficiale della mostra contadina.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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