Irsina

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Irsina
comune
Irsina – Stemma Irsina – Bandiera
Irsina – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Matera-Stemma.png Matera
Amministrazione
Sindaco Angelo Raffaele Favale (PdL) dal 29/03/2010
Territorio
Coordinate 40°45′00″N 16°14′00″E / 40.75°N 16.233333°E40.75; 16.233333 (Irsina)Coordinate: 40°45′00″N 16°14′00″E / 40.75°N 16.233333°E40.75; 16.233333 (Irsina)
Altitudine 548 m s.l.m.
Superficie 262,2 km²
Abitanti 5 025[1] (settembre 2012)
Densità 19,16 ab./km²
Frazioni Borgo Taccone, Santa Maria d'Irsi
Comuni confinanti Genzano di Lucania (PZ), Grassano, Gravina in Puglia (BA), Grottole, Oppido Lucano (PZ), Tolve (PZ), Tricarico
Altre informazioni
Cod. postale 75022
Prefisso 0835
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 077013
Cod. catastale E326
Targa MT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti irsinesi
Patrono sant'Eufemia di Calcedonia
Giorno festivo 16 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Irsina
Posizione del comune di Irsina nella provincia di Matera
Posizione del comune di Irsina nella provincia di Matera
Sito istituzionale

Irsina (Montepelòse o Mondepelòse in dialetto irsinese[2]) è un comune italiano di 5.025 abitanti[1] della provincia di Matera in Basilicata.

Irsina era, un tempo, sede vescovile; oggi mantiene questa prerogativa solo sulla carta poiché, sebbene esista l'arcidiocesi di Matera-Irsina, essa ha come sede effettiva Matera.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Con 262 km² di superficie territoriale, Irsina è il 59º comune più grande d'Italia per estensione, secondo in Basilicata solo a Matera (388 km²). È situata ad un'altitudine di 548 m s.l.m. in posizione dominante la valle del Bradano, nell'estrema parte settentrionale della provincia, al confine con la parte nord-orientale della provincia di Potenza e la parte occidentale della provincia di Bari.

Confina a nord con il comune di Genzano di Lucania (PZ) (32 km), ad est con Gravina in Puglia (BA) (25 km), a sud con Grassano (22 km) e Grottole (32 km), e ad ovest con Tricarico (32 km), Oppido Lucano (PZ) (33 km) e Tolve (PZ) (35 km). Dista 43 km da Matera e 59 km dal capoluogo di regione Potenza.

Nel suo territorio, a circa 10 km dal centro abitato, si trova il bosco di Verrutoli, area boschiva di circa 650 ettari situata ad un'altitudine di 600 m s.l.m., dotata di un'area attrezzata e riserva naturale di un gruppo di daini che vivono liberamente nel bosco. Irsina ha come frazione Borgo Taccone, situato a circa 14 km a nord-ovest del Comune.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Storia antica[modifica | modifica sorgente]

Irsina è uno dei paesi più antichi della Basilicata, come testimoniano numerosi reperti archeologici risalenti ai periodi greco e romano. Dal Medioevo fino al 6 febbraio 1895 il nome del paese era Montepeloso. Per quanto riguarda l’etimologia, sembra che il nome Montepeloso derivi dal greco plusos, che vuol dire terra fertile e ricca, modificato in pilosum dai latini. Il nome attuale sembra derivare dal latino Irtium.

Fu assediata ed invasa nell'895 dai Saraceni, che nel 988 la distrussero; fu ricostruita dal Principe Giovanni II di Salerno e fu contesa tra i Bizantini ed i Normanni.

Storia normanna[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Irsina è al centro della Battaglia di Montepeloso, combattuta il 3 settembre 1041, a breve distanza dalle rive del fiume Bradano. L'esercito Bizantino è guidato da Augusto Bugiano (Boioannes); le forze Normanne sono comandate da Atenolfo, fratello del Principe di Benevento, che coordina anche i militari Longobardi. I cavalieri sono guidati da Guglielmo d'Altavilla e da Argiro. I Normanni lanciano la prima carica, mentre i Greci accusano il colpo e cadono a centinaia.

Guglielmo I d'Altavilla è infermo, ma lascia la sua tenda, posta sopra una altura, e si lancia nella mischia. Secondo il cronista Guglielmo di Puglia, i cavalieri Normanni sbaragliano le forze Bizantine e le truppe che provengono dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Macedonia ed un gruppo di mercenari Pauliciani. Secondo lo storico De Blosiis, l'eroe della battaglia è Gualtiero, figlio del Conte Amico. I bizantini vengono ricacciati dalle truppe Normanne, che risultano vincenti e, pertanto, la città passò sotto il dominio Normanno. I Normanni catturano Augusto Bugiano, lo trasferiscono a Melfi insieme con le insegne bizantine e poi a Benevento lo consegnano ad Atenolfo.

Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Tristano, cavaliere al seguito della casata Altavilla nel territorio del Vulture, è il primo Conte normanno di Montepeloso, una delle dodici baronie di cui si compone la Contea di Puglia.

Nel 1059 al Concilio di Melfi I, il Pontefice Niccolò II, eleva la Contea di Puglia a Ducato di Puglia e la affida alla Casata Altavilla. Il secondo Signore della città, nel 1068, è Goffredo, conte di Conversano, un nipote di Roberto il Guiscardo.

Nel 1123 il papa Callisto II con una bolla elegge Montepeloso a sede vescovile, anche per contrastare la presenza bizantina ancora forte nel paese. Nel 1132 i cittadini aderiscono alla rivolta contro Ruggero II e Montepeloso diviene feudo di Tancredi di Conversano, conte di Brindisi, ma l'anno successivo Ruggero II la punisce per essersi schierata con i ribelli e la fa radere al suolo.

Storia sveva e successiva[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo svevo fu annessa alla contea di Andria e dopo la morte di Federico II divenne un marchesato sotto la signoria di Manfredi. Nel 1266, dopo la battaglia di Benevento, passò sotto il dominio degli Angioini che la donarono a Pietro di Beaumont conte di Montescaglioso e successivamente a Giovanni di Monfort. Nel 1307 passò al dominio degli Orsini Del Balzo, che la persero in seguito alla congiura dei baroni, quando subentrarono gli Aragonesi. Nel 1586 venne acquistata dalla ricca famiglia genovese dei Grimaldi ed infine passò ai Riario Sforza, che furono gli ultimi signori feudali di Montepeloso.

Nel 1799 aderì ai moti repubblicani innalzando l'albero della libertà, ben presto soffocati dalle truppe del cardinale Fabrizio Ruffo. Dopo l'unità d'Italia fu interessata dal fenomeno del brigantaggio.

Monumenti, chiese e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa del Purgatorio - dipinto di Andrea Miglionico

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Cattedrale di Santa Maria Assunta: costruita nel XIII secolo e rifatta nel 1777, con facciata barocca e campanile a bifore di stile gotico. Al suo interno vi sono una fonte battesimale in marmo rosso e diverse tele di scuola napoletana del XVIII secolo. Sempre all'interno della cattedrale vi è inoltre la statua marmorea di Sant'Eufemia; l'opera è stata attribuita al Mantegna da Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca provinciale di Bari, con il sostegno di parte della critica tra cui Vittorio Sgarbi, ed è stata esposta alla mostra del Mantegna tenutasi nel 2006 a Mantova[3][4]. Secondo altri critici, invece, tra cui Giovanni Agosti che ha curato l'esposizione del Mantegna al Louvre, l'opera, esposta anche in quella mostra, è da attribuire a Pietro Lombardo[5]. Il dibattito tra le due correnti di pensiero è tuttora aperto[6].
  • Chiesa del convento di San Francesco (ex castello di Federico II): con impianto architettonico ad una navata e cappelle laterali. Risalente al XII secolo, viene restaurata a più riprese a partire dal XVI secolo fino ad assumere l'attuale facies barocca risalente al XVIII secolo. La chiesa conserva un Crocifisso ligneo della seconda meta' del XVII secolo, posto a ridosso dell'altare sinistro, e una scultura seicentesca raffigurante San Vito. La sua cripta e' decorata da affreschi di scuola umbro-senese del XIV secolo raffiguranti il Redentore, l'Incoronazione, l'Annunciazione, la Crocifissione e la Resurrezione.
  • Chiesa di Maria Santissima del Carmine (Purgatorio): conserva una tela raffigurante San Michele Arcangelo ed una Madonna del Carmine di Andrea Miglionico, un'Annunciazione del 1622 di Pietro Antonio Ferro ed una tela del 1600 raffigurante le Nozze di Cana.
  • Chiesa della Madonna della Pieta. Sorge di fronte al lato occidentale delle mura dell’antica Montepeloso, in un’area interessata sin dall’XI secolo dal monastero benedettino di S. Maria dello Juso. Riguardo alla sua fondazione un terminus ante quem sarebbe rappresentato da uno stemma vescovile su un lato del'altare risalente al secolo XVI. La sua intitolazione rinvia alla profonda e secolare devozione dell’ Addolorata con il Cristo in grembo che si diffuse in Irsina verso la metà del secolo XVI sec, ad opera di alcuni vescovi in stretto contatto con l’ambiente culturale romano. La prima attestazione rinveniente da una fonte iconografica è datata 1703. Si tratta della veduta del Pacichelli da cui si evince un impianto architettonico costituito da due corpi di fabbrica. Attualmente, la chiesa ha un impianto ad unica navata orientata nella direzione est-ovest ma con la disposizione relativa del presbiterio e dell’entrata non coerente con il canonico asse liturgico che prevede, come si sa, l’altare ad oriente. L’elemento di maggiore pregio artistico è sicuramente l’ingresso principale, il cui arco medievale di reimpiego, in marmo intagliato impreziosito con originali motivi geometrici ad intreccio ed elementi floreali e zoomorfi, è inserito all’interno di un portale con piedritti, cornici e modanature dal gusto tardorinascimentale.[7]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo Lombardi
  • Palazzo Cantorio
  • Palazzo Angeletti
  • Palazzo Nugent
  • Porta Arenacea
  • Porticella dei Greci
  • Porta Maggiore o di Sant'Eufemia
  • Porta della Provvidenza
  • Ruderi Porta Antico Castello Federico II
  • Torretta
  • Torre Castello Federico

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[8]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Museo civico Janora, ospitato nei locali dell'ex convento di San Francesco, frutto del lavoro di raccolta effettuato dallo storico irsinese Michele Janora e dal 1981 acquisito dal comune di Irsina. Ospita una collezione di circa 1600 oggetti, tra cui numerosi reperti archeologici.

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto irsinese.

Il dialetto irsinese costituisce una particolarità rispetto ai dialetti circostanti, quali gravinese e materano che ne hanno costituito un punto cardine, ma esso appartiene ad un triplo gruppo di dialetti (IIIc, Vb e Vc), con influenze apulo-baresi, lucane centrali e materano-tarantine, anche con un proprio strato base. Ciò porta a distaccarlo dai dialetti citati, ma non nettamente, richiamando fonemi da un gruppo, adesso da un altro, o anche assumendo la propria parlata.

Media[modifica | modifica sorgente]

Ad Irsina si pubblica il periodico Diario Irsinese a cura dell'Associazione culturale "Libero Rocco Scialpi".

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Persone legate ad Irsina[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • La festa di Sant'Eufemia, protettrice di Irsina, si svolge dal 14 al 17 settembre. In particolare il 16 settembre vengono consegnate sul sagrato della Cattedrale le chiavi della città all'arcivescovo, e da questi alla patrona e custode della città, Sant'Eufemia. Segue una lunga processione per le vie del paese dell'immagine di Sant'Eufemia, della reliquia del suo braccio e dell'icona della Madonna della Divina Provvidenza.
  • La festa della Pietà ed il pizzicantò, si svolge l'ultima domenica di maggio con una processione dell'immagine della Madonna della Pietà. Segue il tradizionale gioco del Pizzicantò, che prevede la disposizione di due squadre di giovani in cerchio, in un doppio piano, a formare una piramide umana. Nel dicembre 2011, data la notevole affinità tra il gioco del pizzicantò praticato nell'Italia meridionale ed i Castells della Catalogna, si è svolta la seconda edizione del Festival internazionale delle torri umane, con la presenza di gruppi provenienti da diverse zone dell'Italia e dalla Catalogna stessa[9]; per la prima volta il Festival ha interessato anche la città di Matera.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia irsinese si basa in gran parte sull'agricoltura: in particolare sulle coltivazioni cerealicole e viticole. Vi sono inoltre numerose attività artigianali e diverse aziende zootecniche: celebre è la mozzarella di bufala campana.[10]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

  • Strada Statale 655 Italia.svg Bradanica: Irsina è collegata tramite questa importante arteria di collegamento da un lato a Matera e dall'altro al casello autostradale di Candela sull'Autostrada A16 Napoli-Canosa ed a Foggia.
  • Strada Statale 96 Italia.svg SS 96: Irsina funge da prolungamento della statale 96 che conduce da Bari a Potenza.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

  • A.S.D. Real Irsina - Campionato di Promozione Basilicata - Stadio Comunale Giuseppe Meazza - Allenatore Giacomo Rizzi
  • U.S. Irsinese Calcio a 5 - Serie D
  • G.S.C Irsina Gruppo Sportivo Ciclistico 2004 - Colori sociali: bianco e verde - Campioni Regionali FCI Basilicata 2006 e 2007 Categoria Cicloturisti

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Bilancio demografico Istat 2012.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996.
  3. ^ Mostra del Mantegna: riscoperte e restauri ma quante novità. URL consultato il 24 dicembre 2009.
  4. ^ Mantegna a Mantova 1460-1506. URL consultato il 24 dicembre 2009.
  5. ^ Dalla Basilicata al Louvre, il viaggio insolito di Sant'Eufemia. URL consultato il 24 dicembre 2009.
  6. ^ Andrea Mantegna o Pietro Lombardo?. URL consultato il 24 dicembre 2009.
  7. ^ N. Masini, A. Tataranno, Chiesa di S. Maria della Pietà. Irsina (MT) in “Trattato sul consolidamento”, Ed. Mancosu, pp. C526-C535, Roma 2003
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Festival internazionale delle torri umane. URL consultato il 29 maggio 2009.
  10. ^ articolo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • John Julius Norwich, I Normanni nel Sud 1016-1130, Mursia, Milano 1971 (ed. or. The Normans in the South 1016-1130, Longmans, Londra, 1967).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]