Concattedrale di Santa Maria Assunta (Irsina)

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Santa Maria Assunta
Stato Italia Italia
Regione Basilicata
Località Irsina
Religione Cattolica
Titolare Maria
Diocesi Matera-Irsina
Consacrazione 26 settembre 1802
Inizio costruzione X secolo
Completamento XVIII secolo

La chiesa di Santa Maria Assunta è il duomo di Irsina, e concattedrale dell’arcidiocesi di Matera-Irsina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L’edificio ha origini antiche. Secondo una tradizione esso fu ricostruito dopo un incendio in stile romanico nel 988 dal principe di Salerno, Giovanni; fu ancora ricostruito ed ampliato in stile gotico dopo un saccheggio nel 1133. La chiesa fu poi sostanzialmente rifatta in forme barocche nel Settecento e consacrata nel 1802. Solo il campanile, oltre alla cripta romanica, ha conservato il suo aspetto originario, romanico nella parte inferiore e gotico in quella superiore, con finestre bifore ed archetti pensili.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata si presenta in forme barocche napoletane, con un portale centrale riccamente decorato. L’interno è a pianta a croce latina, con tre navate suddivise da pilastri e terminanti con tre absidi, con transetto sormontato da una cupola, e con cappelle laterali.

Tra le opere d’arte degne di menzione, si ricordano:

  • il fonte battesimale in marmo rosso finemente lavorato (1454);
  • una statua in pietra raffigurante una Madonna col bambino di Nicolò Pizzolo (metà del XV secolo);
  • il coro ed il pulpito, di legno, entrambi del Settecento;
  • sopra l’altare maggiore, il Crocifisso ligneo della scuola del Donatello (1454), la cui espressione è resa in termini drammatici e realistici;
  • diverse opere settecentesche di scuola napoletana, tra cui la Visitazione e l'Adorazione del Bambino Gesù ad opera di Andrea Miglionico, ed altre opere della donazione De Mabilia (XV secolo);
  • la cripta romanica con pianta a croce greca e pilastri; parte della cripta poggia sulla pietra viva;
  • la controversa statua raffigurante Sant'Eufemia, patrona della città; l'opera è stata attribuita al Mantegna da Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca provinciale di Bari, con il sostegno di parte della critica tra cui Vittorio Sgarbi, ed è stata esposta alla mostra del Mantegna tenutasi nel 2006 a Mantova[1][2]. Secondo altri critici, invece, tra cui Giovanni Agosti che ha curato l'esposizione del Mantegna al Louvre, l'opera, esposta anche in quella mostra, è da attribuire a Pietro Lombardo[3][4]. Il dibattito tra le due correnti di pensiero è tuttora aperto[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mostra del Mantegna: riscoperte e restauri ma quante novità. URL consultato il 24-12-2009.
  2. ^ Mantegna a Mantova 1460-1506. URL consultato il 24-12-2009.
  3. ^ Dalla Basilicata al Louvre, il viaggio insolito di Sant'Eufemia. URL consultato il 24-12-2009.
  4. ^ Mantegna, Louvre - recensione ed opinioni. URL consultato il 24-12-2009.
  5. ^ Andrea Mantegna o Pietro Lombardo?. URL consultato il 24-12-2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]