Stigliano

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Stigliano
comune
Stigliano – Stemma
Stigliano – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Basilicata – stemma Basilicata
Provincia Matera – stemma Matera
Sindaco Leonardo Digilio (lista civica) dal 29-5-2007
Territorio
Coordinate 40°24′0″N 16°14′0″E / 40.4°N 16.23333°E / 40.4; 16.23333 (Stigliano)Coordinate: 40°24′0″N 16°14′0″E / 40.4°N 16.23333°E / 40.4; 16.23333 (Stigliano)
Altitudine 909 m s.l.m.
Superficie 209 km²
Abitanti 4 746[1] (30-06-2011)
Densità 22,71 ab./km²
Frazioni Calvera, Caputo, Carpinello, Gannano, Santo Spirito, Serra di Croce [2]
Comuni confinanti Accettura, Aliano, Cirigliano, Craco, Gorgoglione, Montalbano Jonico, San Mauro Forte, Sant'Arcangelo (PZ), Tursi [3]
Altre informazioni
Cod. postale 75018
Prefisso 0835
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 077027
Cod. catastale I954
Targa MT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 472 GG[4]
Nome abitanti stiglianesi
Patrono sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Localizzazione
Stigliano è posizionata in Italia
Stigliano
Posizione del comune di Stigliano nella provincia di Matera
Posizione del comune di Stigliano nella provincia di Matera
Sito istituzionale

Stigliano è un comune italiano di 4.746 abitanti[1] della provincia di Matera in Basilicata.

Indice

[modifica] Geografia

Stigliano si trova a 909 m s.l.m. nella parte centro-occidentale della provincia al confine con la parte centro-orientale della provincia di Potenza. ed estende i suoi territori per 209 km².

Confina a nord con i comuni di Accettura (18 km) e San Mauro Forte (31 km), ad est con Craco (26 km) e Montalbano Jonico (47 km), a sud con i territori di Aliano (14 km), Sant'Arcangelo (PZ) (33 km) e Tursi (42 km), mentre ad ovest con Cirigliano (18 km) e Gorgoglione (20 km). Dista 79 km da Matera e 72 km dal capoluogo di regione Potenza. È sede della Comunità Montana Collina Materana.

[modifica] Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Stigliano.

Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +3,4 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +22,2 °C [6].


STIGLIANO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 6,1 7,2 9,8 13,3 18,7 23,4 27,0 27,5 23,1 16,8 12,0 8,4 7,2 13,9 26 17,3 16,1
T. min. mediaC) 0,7 0,7 2,6 5,6 10,2 13,9 16,7 17,0 13,9 9,5 5,9 2,6 1,3 6,1 15,9 9,8 8,3

[modifica] Storia

Stigliano fu fondato dai Lucani; in seguito passò sotto i Greci di Metaponto. Il nome risale, forse, all'epoca romana: deriva probabilmente dalla famiglia degli Hostilius, della quale il paese era una delle proprietà. Il nome antico era quindi Hostiliusanus, da cui Ostigliano e quindi Stigliano.

Stigliano passò dopo le invasioni barbariche ai Longobardi, che lo posero nel Principato di Salerno. Nel 1070 fu donato al vescovo di Tricarico.

Nel 1269 andò a Carlo d'Angiò, che lo infeudò a Giacomo di Bosciniano nel 1274. Nel 1289 Carlo II lo affidò alla potentissima famiglia napoletana dei Carafa. Nel 1556 tutta la proprietà passò alla famiglia spagnola dei duca di Medina, che lo eresse a capoluogo della Basilicata.

Nel 1806 furono aboliti i privilegi feudali e Stigliano passò sotto l'amministrazione diretta del Regno di Napoli prima e del Regno delle Due Sicilie poi. Nel 1861 entrò nel Regno d'Italia. Fu occupata in seguito dai briganti di Carmine Crocco dopo uno scontro con il regio esercito, noto come battaglia di Acinello.

Negli anni del fascismo Stigliano fu un luogo di confino dei fascisti dissidenti, in quanto, trovandosi a quasi 1000 metri d'altitudine, era l'unico a sfuggire alla malaria.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Architetture religiose

[modifica] Il convento di Sant'Antonio

Il convento risale al XVII secolo, conserva un importante crocifisso ligneo, attribuito a padre Umile da Petralia, creatore di molte opere simili in zona. Tale effigie, secondo la tradizione popolare, si rese protagonista in passato di un prodigioso miracolo, attestato inoltre da una preziosa tavoletta lignea del tempo: liberò la cittadina dalla peste.

Il 1º ottobre 1656, secondo la leggenda, una luce luminosa e un rombo portentoso si abbatterono in chiesa avvolgendo l'imponente opera d'arte, nel momento in cui il volto del Cristo, fino ad allora chinato sulla parte sinistra, si spostò verso quella destra. Nello stesso attimo in cui avvenne questo prodigioso evento, Stigliano fu liberata dal terribile morbo che aveva decimato la popolazione a circa 1600 anime.

La chiesa vanta inoltre una facciata barocca del XVII secolo con un imponente campanile con cupola a carattere arabeggiante e due preziosi quadri del XVII secolo, attribuiti ad Antonio Stabile, uno dei quali raffigura la Vergine Maria col Bambino. Un altro dipinto risalente al XVIII secolo raffigurante l'Immacolata con Santo monaco è attribuito a Domenico Guarino. La Chiesa, che in origine era dedicata a Santa Maria la Nova, probabilmente della struttura attuale comprendeva soltanto la facciata. Il campanile, infatti, apparteneva al convento di Sant'Antonio che si trovava nella parte del paese tutt'oggi conosciuta con il nome di area di Sant' Antonio.

[modifica] La chiesa Madre

La chiesa madre è dedicata a Santa Maria Assunta, presenta una facciata in stile barocco.

Essa può vantare numerose opere d'arte tra le quali spicca un sontuoso polittico del XVI secolo attribuito a Simone da Firenze, caratterizzato da una solenne statua della Vergine (Madonna del Polittico) e da dipinti con santi, angeli e Dio Padre. Esso apparteneva al convento di Sant'Antonio che fu distrutto nel XIX secolo cosi come una statua lignea di Sant'Anna con la Vergine e una Santa Lucia.

La struttura è caratterizzata da una splendida volta in legno dorato nella navata centrale e tante cupole nelle due navate laterali. Molto particolari sono il coro in legno intagliato, fatto rifare nel XIX secolo dall'arciprete Correale, e l'armadio ligneo della sacrestia costruito a spese dell'arciprete Tancredi. Interessante anche la statua della Vergine Assunta, di scuola veneta, conosciuta con il nome di Santa Maria della Neve, che fu donata alla chiesa nel 1522. Notevole la cripta, nella parte sottostante la chiesa, all'interno della quale venivano seppelliti i morti e dove, di recente, sono stati rinvenuti alcuni affreschi.

[modifica] Architetture civili

  • Il castello e parte della cinta muraria.
  • Il Palazzo Santo Spirito
  • Il Palazzo Formica
  • Il Palazzo Porcellini
  • Il Palazzo Vitale

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Si nota un netto calo della popolazione di Stigliano, che è arrivata dopo oltre un secolo a scendere fino a 4.951 abitanti (demoIstat 31-12-2008), perdendo circa 1000 abitanti ogni 10 anni.

[modifica] Etnie

Sebbene i valori siano ancora molto lontani dalla media italiana, gli stranieri regolari nel 2007 erano 71 (26 maschi e 45 femmine) pari al 1,41% della popolazione stiglianese[8].

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Museo contadino

Molto del passato stiglianese lo si può ripercorrere toccando con mano suppellettili, arnesi domestici e da lavoro, costumi tradizionali e un magnifico frantoio in pietra raccolti e sistemati con cura da Rocco Derosa e Antonio Fanelli nel prezioso museo L'angolo della memoria. Spazio ubicato nel centro storico e aperto gratuitamente al pubblico, a cui si aggiunge anche una tipica casa contadina completamente restaurata e arredata e un Centro documentazione ricco di testi e immagini di interesse storico locale e regionale.

[modifica] Media

[modifica] Cinema

Pur se in modo del tutto marginale, Stigliano vanta una dignitosa presenza nel cinema. E questo grazie a registi come il grande Mario Camerini, Fabio Segatori e Domenico Ciruzzi i quali, tra pura fantasia e scene girate sul posto, restituiscono l’atmosfera passata e recente che da sempre caratterizza il paese e il suo territorio. Tuttavia, se da una parte Camerini per il suo I briganti italiani ricostruisce angoli di Stigliano e delle sue zone agresti in alcune aree della Campania e a Cinecittà, Segatori con Terra bruciata (1999) e Ciruzzi con il cortometraggio Sbraineff’ (1999) fissano su pellicola il paesaggio reale con le sue fiumare, palazzi e masserie.

[modifica] Cucina

I "dolci" (L' DOLC') (noti anche come sospiri) di Stigliano, tipici dolci preparati con crema pasticcera o al cioccolato e ricoperti di glassa.

[modifica] Personalità legate a Stigliano

[modifica] Eventi

Dal 2009 nel mese di agosto si svolgono a Stigliano una serie di eventi che culminano con lo spettacolo La leggenda del drago. Si comincia con la Giostra di cavalli e cavalieri, torneo equestre tra i rappresentanti di nove comuni posti a cavallo tra le province di Matera e Potenza e situati nei territori appartenuti in passato al feudatario Eligio Della Marra e poi al principato di Stigliano[9]. Nei giorni successivi nel centro storico si tiene lo spettacolo La leggenda del drago, rappresentazione scenica all'aperto rievocativa dell'arcaico racconto locale secondo il quale un drago che nei pressi di un lago montano divorava persone e greggi fu affrontato ed ucciso dal signore del posto[10].

[modifica] Stigliano e i briganti nel cinema e nei fumetti

Carmine Crocco, Sante Carbone, Ninco Nanco, sono solo alcuni dei nomi di briganti che ancora oggi sopravvivono in un cantuccio della memoria collettiva lucana. Protagonisti per certi versi ambigui di eventi caratterizzati da un’efferata violenza che hanno per teatro, fra gli altri, proprio Stigliano, questi uomini danno vita nella seconda metà dell’Ottocento a un fenomeno di grande importanza storica, politica e sociale. Evento che dopo aver impegnato a fondo gli studiosi, in quest’ultimo mezzo secolo è oggetto di grande attenzione anche da parte del cinema e del fumetto. Due discipline artistiche che si soffermano sull’intera epopea del brigantaggio riservando uno spazio significativo proprio agli avvenimenti che videro protagonisti Stigliano e i suoi abitanti. Ma quale è stato in realtà il ruolo svolto dal brigantaggio nell’intero Meridione d'Italia e quale posto occupa Stigliano in questa vicenda?

La natura del brigantaggio è ancora oggi velato da una patina di mistero. Molti interrogativi e soprattutto molti punti oscuri permangono intorno a questo importante spaccato della storia meridionale. Dalla vasta letteratura che si è occupata dei briganti si evince come siano diversificate le interpretazioni e come non sempre si riesca a intendere quale sia stata in realtà la funzione svolta da questi uomini nel panorama generale dell’Italia del sud. Molti sostengono che il brigantaggio è stato principalmente un fenomeno di banditismo fine a se stesso che raggiunge livelli di crudeltà inenarrabili, mentre per altri ha avuto origini fondamentalmente politiche. Opinione, quest’ultima, che si è mantenuta per molto tempo fortemente radicata soprattutto nella mentalità popolare. Infatti, quelli che ai nobili apparivano belve sanguinarie, per i contadini risultavano una speranza, uomini che uccidevano, saccheggiavano e seviziavano i ricchi per rendere giustizia ai poveri.

Un caso dunque di grande importanza politica e sociale i cui scenari più significativi sono proprio le terre di Basilicata. Fitti boschi che ammantano interminabili catene montuose prive di strade e ponti fanno di questa regione, assieme alla Calabria e alla Puglia, per molto tempo il luogo ideale del proliferare del brigantaggio. Qui si consuma nel sangue uno degli ultimi tentativi di dare un indirizzo filoborbonico ai moti contadini. Siamo nel 1861. Il comitato borbonico di Roma dà l’incarico a José Borjés, ex cabecilla spagnolo esiliato a Parigi, di tentare di riunire sotto un’unica bandiera tutti i briganti e i contadini dell’Appennino meridionale. Una decisione che suscita molta diffidenza in capi storici del brigantaggio quali, per esempio, Crocco. Tuttavia, il 22 ottobre del 1861, il generale Borjés si incontra con Crocco nel bosco di Lagopesole. Da qui partono alla volta del Basento per raggiungere in seguito Potenza. Da allora, sostenendo molti scontri cruenti in varie contrade della zona, il 9 di novembre riescono finalmente a raggiungere il territorio di Stigliano. Località nella quale prima di accedervi il generale Borjés e il generale Crocco devono sostenere una sanguinosa battaglia lungo le sponde del fiume Sauro. In quella schermaglia contro i piemontesi le truppe ribelli uccidono circa 40 soldati nazionalisti.

Della permanenza di Borjés e di Crocco a Stigliano esiste la testimonianza scritta di pugno dello stesso ufficiale borbone il quale aveva l’abitudine di annotare giorno per giorno su una sorta di diario i suoi movimenti:

«10 novembre [...] Abbiamo fatto alto a un miglio da Stigliano lasciando in pace i nemici. Le nostre perdite sono meschinissime. Il che è piuttosto un miracolo che frutto del caso... dopo una ora di riposo, un corriere di Stigliano viene ad avvertirci che la popolazione ci attende, e ci prega di andarvi, in conseguenza di che faccio mettere la truppa sotto le armi, e mi pongo in marcia. Appena avevamo sfilato, scorgo delle croci e di preti che venivano verso di noi, e una folla immensa che riempiva le strade con bandiere bianche e gridavano Viva Francesco II. In mezzo a tale entusiasmo siamo entrati trionfalmente nella città, con ordine ai soldati, che abbiamo pagato prima di alloggiarli, di osservare la più stretta disciplina. Ma siccome hanno l’abitudine del male, hanno cominciato a farne delle loro solite, di guisa che siamo stati costretti a fucilarne due: provvedimento che ha ristabilito subito l’ordine».

«11 novembre ...Stigliano. Abbiamo passato la giornata tranquillamente, o meglio lavorando. Ci si presentarono 300 uomini di diversi paesi, di guisa che... contiamo 700 uomini ben armati».

«12 novembre ...Nove ore del mattino. Partiamo da Stigliano per recarci a disarmare i Nazionali a Cirigliano...».

Inquadrando questi avvenimenti locali in un contesto più amplio essi potrebbero risultare, se analizzati superficialmente, frammenti di una microstoria. Dettagli poco significativi rispetto ai grandi accadimenti verificatisi altrove. Ma ogni storia, piccola o grande che sia, ha una propria dignità. E quelli che possono sembrare dettagli e frammenti, per la loro peculiarità possono entrare a far parte di diritto anche di una macrostoria. Come Stigliano e le sue vicende brigantesche che sopravvivono nel tempo e varcano i propri confini grazie anche alle immagini partorite da discipline artistiche, come fumetto e cinema, che per modernità e caratteristiche intrinseche non appartengono certo alla cultura di questa regione. Di conseguenza, a fianco di molta letteratura specialistica -purtroppo relegata in un ambito molto ristretto-, sono proprio le immagini a fumetti e quelle del cinema a universalizzare e rendere accessibile a tutti i risvolti drammatici di un lontano passato. E queste testimonianze risultano ancora più significative se si considera che quando si pensa ai fumetti si corre con la mente ai grandi dei comics americani, ad Andrea Pazienza, a Tex Willer o a Diabolik, e quando si pensa al cinema la mente vola a Cinecittà, Pinewood e Hollywood. Ma la storia di una piccola comunità, come per esempio quella di Stigliano, spesso ha una forza tale da risorgere anche a distanza di tempo e influenzare l’interesse e la fantasia di artisti distanti fra loro quanto dalla cultura e la storia di questo territorio. Così, grazie alla matita di Alarico Gattia, uno dei grandi del fumetto italiano e non solo, che negli anni Settanta realizza le tavole per la Cepim di Sergio Bonelli raccolte nel volume "L’uomo del Sud", tavole poi pubblicate a puntate a partire da mercoledì 27 gennaio 1982 anche dal quotidiano Il Giorno, le vicende stiglianesi, con i suoi contadini e baroni, briganti e idealisti, entrano di diritto in una delle più visionarie espressioni artistiche dell’uomo moderno. Anche se, per la verità, nell’ambito delle arti visive, esclusa la fotografia, il primo a citare Stigliano è stato il cinema. La settima arte, infatti, battezza l’ingresso di questo paese nell’immaginario collettivo con il film del 1961 di Mario Camerini dal titolo I briganti italiani[11]. Lungometraggio ispirato al romanzo omonimo di Mario Monti nel cui cast spiccano attori di prima grandezza come Vittorio Gassman, Ernest Borgnine, Rosanna Schiaffino, Katy Jurado, Philippe Leroy, Mario Feliciani, Carlo Giuffré, Akim Tamiroff, Bernard Blier e Micheline Presle.

Tavole del fumetto, riprodotte dagli originali in bianco e nero concesse da Gattia, e affiche del film di Camerini compongono ora anche la mostra permanente "Stigliano e i briganti nei fumetti e nel cinema" esposta presso la Biblioteca Comunale Rocco Montano. Immagini che, al di là di alcune imprecisioni soprattutto di carattere temporale, catturano lo spirito delle travolgenti trasformazioni sociali, politiche e culturali che all’epoca caratterizzarono l’intero meridione e, di conseguenza, anche Stigliano. Una testimonianza ricca di atmosfere ormai rarefatte e profondamente pervasa dall’essenza di questo paese. Un emozionante e insolito itinerario che sull’estro della fantasia recupera il passato di questa travagliata comunità per visualizzarlo per sempre nel tempo.

[modifica] Economia

Tutt'oggi, il prodotto tipico dell'economia stiglianese è la pasta, e la celebre farina del mulino, venduta in tutta la regione e oltre. Ancora rinomata è l'avanzata funzione svolta dal noto pastificio Sarubbi, ormai dismesso, che esportava i suoi prodotti addirittura in America.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Leonardo Digilio (lista civica) dal 29-5-2007

[modifica] Gemellaggi

Stigliano è gemellata con:

[modifica] Note

  1. ^ a b Bilancio demografico 2011, dati Istat. URL consultato il 28-11-2011.
  2. ^ dati Istat 2001
  3. ^ dati del ministero dell'ambiente
  4. ^ D.P.R. 26 agosto 1993 n. 412 in efficienzaenergetica.acs.enea.it. URL consultato il 27 settembre 2009.
  5. ^ Classificazione sismica dei comuni lucani
  6. ^ Tabella climatica
  7. ^ Classificazioni climatiche dei comuni lucani
  8. ^ Statistiche ISTAT - 31 dicembre 2007. La presenza straniera a Stigliano
  9. ^ II edizione della Giostra di Cavalli e Cavalieri. Stiglianoeventi.org. URL consultato il 29-11-2011.
  10. ^ III edizione della Leggenda del Drago. Stiglianoeventi.org. URL consultato il 29-11-2011.
  11. ^ I briganti italiani di Mario Camerini. URL consultato il 30-05-2009.

[modifica] Bibliografia

  • La scuola a Stigliano prima e dopo l'unità: 1822-1912. Benito Urago, Matera, Amministrazione provinciale, stampa 1992
  • Paesaggio agrario e rapporti sociali a Stigliano a meta del 18. secolo. Sebastiano Villani. - Napoli: Edizioni scientifiche italiane, 1984
  • Stigliano: nuove notizie storiche ed archeologiche con documenti inediti. Raccolte da Giuseppe Pennetti; e pubblicate a cura del Comune. - Napoli M. D'Auria, 1899
  • Stigliano: notizie storiche con 34 documenti inediti ed un'appendice su Aliano - Cirigliano - Gorgoglione. Giuseppe Pennetti. - Matera: BMG, stampa 1978
  • Stigliano sotto gli spagnuoli: storia locale derivata dall'esegesi documentaria per i secoli 16. e 17. : nelle appendici i documenti originali; alcuni documenti alianesi e alcuni capitoli e carte montalbanesi riguardanti la medesima epoca. Benito Urago; a cura dell'Amministrazione provinciale di Matera. - Matera: F.lli Montemurro, 1964
  • Borjés, José, La mia vita tra i briganti, Lacaita, Manduria, 1964.
  • Camilleri, Andrea, La bolla di componenda, Sellerio, Palermo, 1999.
  • Colangelo, Giuseppe, I sentieri del cinema - Guida per argomenti al primo secolo di film, La Vita Felice, Milano, 1997.
  • Colangelo, Giuseppe - Porro, Francesca, A zonzo per il materano - Guida ai tesori, ai sapori e ai set cinematografici di una terra tutta da scoprire, BaMa Edizioni, Milano, 2002.
  • Cutrufelli, Maria, R., L’unità d’Italia. Guerra contadina e nascita del sottosviluppo del Sud, Edizioni Bertani, Verona, 1974.
  • Gattia, Alarico, L’uomo del Sud, Edizioni Cepim, Milano, 1978.
  • Il Giorno, Milano, gennaio - febbraio, 1982.
  • Levi, Carlo, Cristo si è fermato a Eboli, Mursia, Milano, 1945.
  • Monti, Mario, I briganti Italiani, Longanesi, Milano, 1959.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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