Carafa

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Stemma dei Carafa della Stadera, con la caratteristica bilancia.

I Carafa o Caraffa[1] sono una nobile ed antica famiglia di origine napoletana, decorata dei più alti titoli e divisa in numerosi rami.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Le origini dei Carafa sono incerte e si perdono nella leggenda.

Una tradizione sostiene che il capostipite sarebbe stato un nobile pisano dei Sismondi il quale avrebbe salvato la vita all'imperatore Enrico IV frapponendosi tra lui e la lama di un attentatore. Il sovrano, avendolo abbracciato, gli disse: "Cara fe m'è la vostra", da cui il cognome "Carafa"[2]. Passando tre dita sulla corazza insanguinata del fedele gentiluomo, l'imperatore venne a segnarvi tre bianche fasce: da qui lo stemma con tre fasce d’argento in campo rosso[3] della famiglia. Altri raccontano diversamente l'episodio, identificando l'imperatore con Ottone I[4][5] ed il gentiluomo con un cavaliere della casa Caracciolo.

Secondo un'ulteriore versione, la famiglia sarebbe stata di origine polacca o ungherese e stabilitasi in Italia attorno al 1000, tradusse il proprio cognome Korczak in "Carafa"[6]

Altri studi propendono invece per una discendenza dei Carafa dal ramo dei Caracciolo detti "Rossi" (per distinguerli dai "Pisquizi" e dai "Cassano"), i quali furono soprannominati poi "Carafa" poiché, nel XIII secolo, erano concessionari di una tassa sul vino, comunemente detta appunto "campione della carafa"[7][8]. A questo proposito, lo Scandone[9] sostiene che il capostipite fosse Gregorio Caracciolo, il cui figlio Tommaso è chiamato "de Caraffa" in un documento del 1269. Dallo stesso documento si viene a sapere che a Gregorio (già citato nel 1186) appartenevano vari feudi tra Napoli, Acerra e Aversa. A ciò si aggiunge l'epigrafe di Letizia, morta nel 1340 e vedova di Philippi. Caraczoli. dicti Carrafa[10]. Sempre nel XIV secolo, fiorì a Napoli Bartolomeo Caracciolo detto Carafa (1300 ca. – 7 dicembre 1362), nobile e diplomatico del Regno di Napoli, autore anche di una sintesi storica, la Breve Informazione e figlio di un padre omonimo[11]. Anch'egli fu seppellito nella chiesa di San Domenico Maggiore di Napoli[11]. Dalla stessa epoca, si ha notizia di un atto, custodito tra le pergamene della Certosa di San Martino di Napoli, nel quale Francesca Filomarino e il marito Nicola Caracciolo vendono a un certo Francesco Barbato, dell'Ordine dei frati minori e a un Bartholomeo Caracciolo Carafa (forse uno dei due già citati), un appezzamento fondiario in Casauria (Casoria, in località Pontone Sancti Martini[12].

Dei Carafa si distinsero col tempo varie linee, tra i quali emergono i Carafa della Spina e i Carafa della Stadera.

Questa famiglia fu feudataria di oltre trecento tra città e terre, delle quali:

fra le contee: Ruvo, Santaseverina, Montorio, Montenegro, ecc.

fra i marchesati: Corato, Castelvetere, Sant'Eramo, Anzi, ecc.

fra i ducati: Andria, Castel del Monte, Maddaloni, Bruzzano, Nocera, Rocca di Mondragone, Boiano, Laurino, Noja, ecc.

fra i principati: Sacro Romano Impero, Roccella, Belvedere, Colubrano, Castel San Lorenzo, Stigliano, Butera, ecc.

La famiglia, inoltre, ha dato a Santa Romana Chiesa diciassette cardinali, molti vescovi e un Papa (Paolo IV) ed è stata illustrata da molti uomini insigni nelle armi e nelle lettere.

Ha goduto nobiltà in Napoli al Sedile di Nido (Nilo) e in molte altre città.

Rami principali[modifica | modifica sorgente]

Stemma dei Carafa

La dinastia dei Carafa si è divisa in due grandi rami detti Carafa della Spina, perché porta nell'arme una spina di traverso e Carafa della Stadera, perché ha una stadera fuori dallo stemma.

A tal proposito si racconta[13] che due cavalieri della famiglia Carafa, presentatisi ad una giostra che si svolgeva nei pressi della chiesa di San Giovanni a Carbonara, portando sugli scudi le tre fasce d'argento in campo rosso, incuriosirono il re Carlo II d'Angiò, che vi assisteva, per il fatto che due privati cavalieri usassero le regie armi del Regno di Ungheria sul quale lo stesso re regnava. I due stemmi erano infatti alquanto simili. Appreso ciò, i due cavalieri strapparono da una siepe una lunga spina che posero di traverso sullo scudo, così da differenziarlo. E da ciò ebbe origine il soprannome della Spina.

I Carafa della Spina sono: principi di Roccella, principi del S.R.I., duchi di Bruzzano, marchesi di Castelvetere, conti di Policastro, conti di Grotteria, ecc.

I Carafa della Stadera sono: duchi di Andria, duchi di Castel del Monte, principi di Stigliano, principi di Belvedere, duchi di Maddaloni, conti di Ruvo, Montorio, Cerreto e Airola, marchesi di Corato, marchesi di Montenero, duchi di Castelnuovo,duchi di Noja, duchi di Nocera, ecc.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Il ramo "siciliano"[modifica | modifica sorgente]

Un ramo dei Carafa nel XV secolo si stabili a Girgenti ed a Trapani.

Carafello fu consigliere di re Alfonso V d'Aragona, ricevendone in compenso la castellania di Girgenti (1443).

Giovanni, sotto il re Ferdinando II d'Aragona, nel 1486, ebbe il governo dell’Isola del Gozzo; i suoi figli si stabilirono a Modica ove occuparono i maggiori ufficii.

Il ramo "pugliese"[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Ducale di Noja-Noicattaro, portale d'ingresso

La famiglia Carafa si stabilì in Puglia acquistando nel 1425 la contea di Ruvo. Nel 1552 Fabrizio Carafa acquistò Andria e assieme ad essa Castel del Monte e il Palazzo Ducale.Al duca di Andria Fabrizio I successe (1554) suo figlio Antonio mentre suo fratello Vincenzo ricevette il titolo di Gran Priore d’Ungheria per essersi messo in luce durante la battaglia di Lepanto (1571) contro i Turchi. La gloriosa storia dei Carafa subì una crisi all'inizio del XIX secolo quando la città di Andria, fedele ai Borboni, si oppose strenuamente (1799) all’attacco del Generale francese Broussier e di Ettore Carafa, duca di Andria e conte di Ruvo di Puglia, divenuto giacobino durante la costituzione della Repubblica Partenopea. Tale drammatico episodio si concluse con la caduta della Repubblica Partenopea, il ritorno dei Borbone e la decapitazione di Ettore Carafa.

I Carafa di Noja: Famiglia Nobile Napoletana che nel 1601 a seguito del matrimonio tra Don Pompeo Carafa e la Figlia di Gian Lorenzo Pappacoda, diventano Signori di Noja (odierna Noicattaro). Nel 1606 Noja divenne Ducato ed i Carafa conservarono il feudo sino al 1806, tra i personaggi più importanti di questa casata, si ricorda Giovanni Carafa III, autore della Mappa del Duca di Noja riproducente la città di Napoli. Leggendario il duello di Norimberga tra i Carafa di Noja e i D'aragona di Conversano.

Il ramo "campano"[modifica | modifica sorgente]

I Carafa di Nocera[modifica | modifica sorgente]

Stemma della famiglia Carafa - Castriota Scanderbeg

Nel 1521 Tiberio Carafa della Stadera acquistò la città di Nocera de' Pagani per 50.000 ducati. Tiberio, marito di Girolama Borgia (nipote di Alessandro VI), restò duca fino al 1527, anno della sua morte.

Il titolo passò nelle mani di Ferdinando (o Ferrante I) Carafa, che sposò Eleonora Isabella Concublet. Alla morte di Ferdinando, il 25 maggio 1558, divenne duca il figlio, Alfonso Carafa. Sposato con Giovanna Castriota Scanderbeg, morì nel 1581, e fu sepolto nella chiesetta del Convento di Sant'Andrea. Sul monumento funerario a lui dedicato campeggia lo stemma della famiglia Carafa - Castriota Scanderbeg.

Alla sua morte il ducato passò nelle mani del figlio, Ferdinando II Carafa. Sposato con Anna Clarice Carafa, fu amico di Torquato Tasso, il quale gli dedicò una delle Rime d'occassione e d'encomio (la 1411). Morì l'11 settembre 1593 lasciando in eredità titolo e palazzo al figlio.

Francesco Maria Carafa, che ebbe due mogli: Anna Pignatelli e Giovanna Ruffo; morì il 16 luglio 1642.

Gli successe Francesco Maria Domenico. Sposato con Maria Ruffo, fu l'ultimo dei Carafa a tenere Nocera. Morì nel 1647.

Il ramo "marchigiano"[modifica | modifica sorgente]

Le prime notizie della presenza della famiglia Caraffa nelle Marche risalgono alla seconda metà del XVI secolo, quando uno dei rami della famiglia fu esiliato “per ragioni di Stato” dallo zio Gian Pietro Caraffa, papa Paolo IV, nel castello di Montalto, circondario di Camerino, con assegnazione di beni e possedimenti[14].

Angelo (1651-1738) è Ufficiale della Venerabile Compagnia del SS.mo Sacramento del Castello di Montalto.

Amico (1690-1747) è Priore della Chiesa di San Paolo nel Castello di Borgiano

Giuseppe Antonio Caraffa (1737-1815), è avvocato, dottore in utroque iure, conte palatino e cavaliere della Milizia Aurata - Ordine dello Speron d'Oro (in tempi anteriori alle sue modifiche giuridiche volute da Gregorio XVI e, quindi, ancora Titolo di rango e nobilitazione della Santa Sede e dello Stato Pontificio ). Desiderio dei Marchesi Spreti, governatore generale del Ducato di Camerino, lo nomina suo rappresentante al Consiglio generale della città. Successivamente fu uno dei principali attori della prima Repubblica Romana, quale prefetto consolare nel territorio di Camerino.

Francesco (1772-1861) è Procuratore della Signoria di Beldiletto, con tutte le prerogative attribuite ai ministri camerali.

Felice Ottavio Caraffa (1831-1918), filosofo, ingegnere e architetto. È Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia. Ingegnere Capo della Giunta Liquidatrice dell'Asse Ecclesiastico (1873), Regio Economo Generale dei Benefici Vacanti per le Provincie Venete (1887), è l'autore de "Il nuovo Catasto del Regno d'Italia" ed è annoverato nel "Dictionnaire International des écrivains du monde latin". Nel 1906 acquista il palazzo gentilizio di Tolentino dalla famiglia Costaroli, trasferendovi la famiglia.

Tito[15] (1859-1930), avvocato, è il fondatore dell'azienda agraria Caraffa, improntata alle migliorie ed alle innovazioni.

Tullio Felice (1894-1962), dottore in giurisprudenza, cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, croce di guerra al valor militare, è tra l'altro uno dei fondatori dell'Unione Sportiva Tolentino, presidente della allora neonata azienda elettrica della città e artefice della trasformazione delle fonti di Santa Lucia in una stazione termale e turistica. Una lapide all'interno della Basilica di San Nicola da Tolentino, lo annovera fra i benefattori della stessa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La grafia di questo cognome è indifferentemente Carafa o Caraffa - Rivista del Collegio Araldico, anno XXXIV, marzo 1936.
  2. ^ Memorie delle famiglie nobili delle provincie meridionali d’Italia raccolte dal conte Berardo Filangieri di Candida Conzaga
  3. ^ Benedetto Minichini, Del cognome e dello scudo dei Carafa, nobili napoletani.
  4. ^ Dizionario di erudizione Storico Ecclesiastica di Gaetano Moroni Romano.
  5. ^ Novaes, t.VII, pag. 102.
  6. ^ Biagio Aldimari, Historia genealogica della famiglia Carafa, Napoli 1691
  7. ^ Roberto Fuda I Carafa in Calabria: dai primi feudi al principato, CORAB
  8. ^ «Carafa», Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  9. ^ F. Scandone, I Carafa di Napoli, in P. Litta, Famiglie celebri italiane, seconda edizione, Napoli, 1913
  10. ^ Il sepolcro, si trova a Napoli presso la chiesa di San Domenico Maggiore, nella cappella Carafa della Spina.
  11. ^ a b Carlo De Frede, CARACCIOLO, Bartolomeo, detto Carafa, Dizionario Biografico degli Italiani, Vol XIX, 1976, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
  12. ^ Citato in Giuseppe Pesce, Casoria. Ricostruire la memoria di una città, 2006, p. 75
  13. ^ Memorie delle famiglie nobili delle provincie meridionali d'Italia raccolte dal conte Berardo Filangieri di Candida Conzaga.
  14. ^ Album biografico di Roma, Roma, Pallotta, 1875.
  15. ^ Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione Storico - Ecclesiastica, Vol. IX , Venezia, Tipografia Emiliana, 1841
  • Benedetto Minichini, Del cognome e dello scudo dei Carafa, Nobili Napoletani , Napoli, Stabilimento tipografico del Cav. Gaetano Nobile, 1860
  • Berardo Candida-Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, G. de Angelis, 1883
  • Tullio Torriani, Una tragedia nel cinquecento romano: Paolo IV e i suoi nepoti , Roma, Fratelli Palombi, 1951
  • Donata Chiomenti Vassalli, Paolo IV e il processo Carafa: un caso d'ingiusta giustizia nel cinquecento, Milano, Mursia, 1993
  • Volker Reinhardt, Le grandi famiglie italiane, Vicenza, Neri Pozzi, 1996
  • Luigi Perego Salvioni, Collezione di carte pubbliche, proclami, editti, ragionamenti ed altre produzioni tendenti a consolidare la rigenerata Repubblica Romana, 1798
  • Album biografico di Roma, Roma, Pallotta, 1875
  • Angelo de Gubernatis, Dictionnaire International des écrivains du monde latin , Firenze, Società Tipografica Fiorentina, 1905
  • Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Arnaldo Forni, 1981
  • Franco Muscolini, Così eravamo, Tolentino, La Linotype, 2006
  • Franco Muscolini, Così eravamo - seconda parte, Tolentino, La Linotype, 2008

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