Certosa di San Martino

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Coordinate: 40°50′36″N 14°14′28.46″E / 40.843333°N 14.24124°E40.843333; 14.24124

bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima certosa di Parma, vedi Certosa di San Martino de' Bocci.
Certosa di San Martino
La certosa di San Martino
La certosa di San Martino
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione cattolica
Diocesi Napoli
Consacrazione 1368
Stile architettonico architettura barocca

La certosa di San Martino è tra i maggiori complessi monumentali di Napoli; costituisce, in assoluto, uno dei più riusciti esempi di architettura e arte barocca insieme alla Reale cappella del tesoro di San Gennaro. Essa è situata sulla collina del Vomero, accanto a castel Sant'Elmo. Nel dicembre 2010 il decreto n. 851 del Ministero per i Beni Culturali emesso su proposta della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici di Napoli e provincia, ha dichiarato la collina su cui sorge la certosa “monumento nazionale[1].

Dal 1866 la certosa ospita il Museo nazionale di San Martino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso del museo sulla destra e la chiesa delle donne di fronte

Nel 1325, sulla sommità del colle, Carlo duca di Calabria, primogenito di Roberto d'Angiò, fece erigere il monastero. Della primitiva soluzione architettonica della fabbrica, voluta accanto al castello di Belforte (1325), rimangono pochissimi elementi: sono riconoscibili alcune aperture con archetti in stile catalano che si trovano nell’ex refettorio, usate probabilmente come passavivande, venute alla luce in un recente restauro.

Gli architetti che iniziarono la costruzione della Certosa furono i medesimi che lavoravano negli stessi anni al castello: Tino di Camaino e Francesco di Vivo, cui successero nel tempo ad Attanasio Primario e Giovanni de Bozza. La certosa fu inaugurata nel 1368, sotto il regno della regina Giovanna I, ma i certosini avevano preso possesso del monastero già dal 1337.

La chiesa vista da Sant'Elmo

Il complesso fu dedicato a Martino di Tours, probabilmente per la presenza nel luogo di un'antica cappella preesistente a lui dedicata verso la seconda metà del secolo XVI, sotto la spinta della Controriforma la Certosa fu modificata secondo criteri più moderni e grandiosi.

I certosini entrarono nel monastero nel 1337 e la chiesa, nel 1368, fu consacrata sotto il regno di Giovanna d'Angiò. Alla fine del XVI secolo la certosa subì rimaneggiamenti e ampliamenti in stile tardomanierista e barocco. I lavori vennero affidati dal 1589 al 1609 al Dosio che fu di fatto il primo artefice di gran parte delle trasformazioni ricevute dal complesso. Dal 1618 al 1625 la direzione del cantiere passò a Giovan Giacomo di Conforto, mentre dal 1623 al 1656 lasciò la sua impronta artistica Cosimo Fanzago.

Nella prima metà del XVIII secolo i lavori passarono al Tagliacozzi Canale e a Domenico Antonio Vaccaro.

Nel 1799 i certosini vennero cacciati per giacobinismo, ritornarono nel 1804 e dopo un po' (nel 1807) vennero di nuovo espulsi; nel 1836 vennero di nuovo riammessi e infine espulsi definitivamente nel 1866, quando la certosa divenne bene monumentale proprietà dello Stato.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Piazza e cortile d'onore[modifica | modifica wikitesto]

Sul piazzale c'è la chiesa delle donne opera del Dosio, e ornata da stucchi nel XVII secolo. A destra è l'ingresso, nell'androne è situato uno stemma angioino. Dall'ingresso si accede al cortile d'onore realizzato sempre dal Dosio.

Sulla sinistra prospetta la chiesa trecentesca rimaneggiata dal Dosio (che riadattò il pronao da cinque arcate a tre arcate ricavandone due cappelle) e da Cosimo Fanzago (che costrui una serliana per mascherare la facciata precedente); la parte superiore e le pareti sono del Tagliacozzi Canale.

Nello spazio tra la serliana e la facciata ci sono gli affreschi di Micco Spadaro, Giovanni Baglione e Belisario Corenzio.

Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa
La volta dell'abside

La chiesa, a navata unica con sei cappelle (due di esse sono comunicanti con le prime di destra e di sinistra), presenta un alto livello di decorazione a cavallo tra il XVI secolo e il XVIII secolo.

Cosimo Fanzago è l'autore delle transenne delle cappelle e della decorazione delle cappelle di San Bruno e del Battista; sempre del Fanzago sono i festoni di frutta sui pilastri e quattro putti marmorei sulle arcate delle cappelle.

Il pavimento marmoreo della navata è di frà Bonaventura Presti che riutilizzò alcuni marmi intarsiati dal Fanzago.

Ai lati del portale d'ingresso ci sono due statue del medesimo Fanzago, che tuttavia furono terminate da Alessandro Rondone; sempre nei pressi del portale sono collocate due tele di Jusepe de Ribera e sopra il portale una Deposizione di Massimo Stanzione. La volta è arricchita da un ciclo pittorico di Giovanni Lanfranco che maschera le strutture a crociera della copertura.

Cappelle di destra[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di Sant'Ugo

Vi sono dipinti dello Stanzione e di Andrea Vaccaro, affreschi di Belisario Corenzio e sculture di Matteo Bottiglieri. A destra si accede alla Cappella del Rosario, decorata da Domenico Antonio Vaccaro, dove si trova pure una tela di Battistello Caracciolo.

Cappella del Battista

Decorata dal Fanzago, si presenta con dipinti di Carlo Maratta, di Paolo De Matteis, Carlo Maratta e dello Stanzione, a cui si devono anche gli affreschi, e con sculture di Lorenzo Vaccaro, che fece anche la pavimentazione, terminate dal figlio Domenico Antonio.

Cappella di San Martino

C'è una decorazione del Seicento trasformata da Nicola Tagliacozzi Canale nel Settecento. La cappella è arricchita con statue di Giuseppe Sanmartino, affreschi di Paolo Finoglio, mentre le due tele laterali sono opera di Francesco Solimena.

Cappelle di sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Gennaro

Decorata con marmi commessi del primo Seicento, presenta affreschi e tele di Battistello Caracciolo, altorilievi e statue di Domenico Antonio Vaccaro e decorazioni in stucco di Cosimo Fanzago. A destra si accede alla Cappella di San Giuseppe, decorata dal medesimo Domenico Vaccaro.

Cappella di San Bruno

Decorazione marmorea fanzaghiana, pitture dello Stanzione e statue di Lorenzo Vaccaro (terminate dal figlio Domenico Antonio). Sempre di Lorenzo Vaccaro sono il pavimento e due angioletti marmorei.

Cappella dell'Assunta

Presenta una decorazione secententesca completata da Nicola Tagliacozzi Canale; sull'altare e alle pareti dipinti di Francesco De Mura, nella volta affreschi di Battistello Caracciolo, statue di Giuseppe Sanmartino. A destra si accede alla Cappella di San Nicola con affreschi di Belisario Corenzio e una tela di Pacecco De Rosa.

Presbiterio e abside[modifica | modifica wikitesto]

La balaustrata dell'altare maggiore (G. Sanmartino su disegno di Tagliacozzi Canale)

Nel presbiterio, antistante all'altare, c'è la balaustra in pietre dure realizzata su disegno del Tagliacozzi Canale. L'altare invece è realizzato su disegno di Francesco Solimena.

L'abside vanta un pavimento marmoreo del Fanzago ed un grandioso coro ligneo del 1629. Nella parete di fondo sono disposte statue di Pietro Bernini e Giovanni Battista Caccini e una Natività di Guido Reni. Gli affreschi della volta sono del Cavalier d'Arpino e di Giovanni Lanfranco. Nella parete destra vi sono affreschi dello Stanzione, di Carletto Caliari; in quella di sinistra invece gli affreschi sono di Jusepe de Ribera e di Battistello Caracciolo.

Dalla zona absidale si accede agli altri ambienti del complesso.

Altri ambienti del complesso[modifica | modifica wikitesto]

La Sala Capitolare

Sala del Capitolo[modifica | modifica wikitesto]

Nella Sala del Capitolo sono presenti affreschi di Belisario Corenzio sulla volta e tele di Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Francesco De Mura e Paolo Finoglio, a cui si devono le lunette con raffigurazioni dei dieci grandi fondatori degli ordini religiosi, col fine di tracciare una sorta di storia del monachesimo, databili al primo quarto del Seicento.

Coro dei Conversi[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono vedute della certosa gotica e arazzi su cui sono dipinte Storie sacre, un monumentale lavamano di Cosimo Fanzago e nella parte inferiore della sala invece vi è la presenza del cinquecentesco coro in legno intarsiato.

Cappella della Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

La cappella è affrescata con prospettive e sull'altare è collocata una tela di Andrea Vaccaro.

Sagrestia

Sagrestia e Cappella del Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

La sagrestia è decorata nella volta con affreschi del Cavalier d'Arpino mentre in basso vi sono arredi mobiliari intarsiati di fine Cinquecento. Sulle due pareti vi sono una Crocifissione del cavalier d'Arpino, un Ecce Homo dello Stanzione ed una Negazione di Pietro di scuola caravaggesca.

Agli affreschi posti nel passaggio alla cappella del Tesoro lavorarono invece Massimo Stanzione, Luca Giordano, Paolo De Matteis e Micco Spadaro.

La Cappella del Tesoro è invece affrescata da Luca Giordano con il Trionfo di Giuditta e Storie del Vecchio Testamento (1703 circa). Sono inoltre presenti arredi mobiliari di fine Seicento di Gennaro Monte, un altare del 1610 di Giovanni Selino ed infine la celebre Pietà di Jusepe de Ribera.

Chiostri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiostri di San Martino.
L'accesso al chiostro dal convento

I chiostri di San Martino sono due: il chiostro dei procuratori e quello grande.

Il Chiostro dei procuratori è stato disegnato dal Dosio. Ad esso è collegato il corridoio che porta al refettorio del XVIII secolo disegnato da Nicola Tagliacozzi Canale. Al centro è presente un pozzo in piperno.

Il Chiostro grande è stato progettato dal Dosio, fu rifatto dal Fanzago che realizzò le mezze lesene agli angoli dell'ambulacro; i busti sulle sette porte sono dello stesso Fanzago, tranne due che sono opera di Domenico Antonio Vaccaro. La balaustra del cimiterino dei monaci è di Cosimo Fanzago che realizzò un motivo con teschi ed ossa. Al centro è presente un pozzo in marmo scolpito dal Dosio.

Museo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo di San Martino.

All'interno della certosa è situato il Museo di San Martino, dove sono conservate diverse opere che vanno dalla Napoli Borbonica fino al periodo postunitario.

Ad esempio, numerose tavole di artisti quali José de Ribera, Luca Giordano, Francesco De Mura e Battistello Caracciolo, nonché importanti tavole risalenti al periodo risorgimentale di Napoli e tavole della scuola di Posillipo.

Di notevole interesse sono anche le porcellane di Capodimonte e l'arte presepiale che il museo ospita. Nella certosa sono collocate, infine, diverse sculture di Pietro Bernini, come la Madonna col Bambino e San Giovannino ed una tavola, recentemente acquistata dallo Stato italiano, di rilevanza storica per quanto concerne l'evoluzione urbanistica della città: la Tavola Strozzi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.lapilli.ue

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]