Micco Spadaro

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Micco Spadaro al secolo Domenico Gargiulo (Napoli, 1609/16121675) è stato un pittore italiano di stile barocco, attivo principalmente a Napoli, ricordato come paesaggista e soprattutto per aver documentato i tumultuosi avvenimenti della Napoli del XVII secolo (eruzioni, epidemie, la rivolta di Masaniello).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Micco Spadaro, ritratto di Masaniello.
Micco Spadaro, Punizione dei ladri durante la rivolta di Masaniello
Micco Spadaro, Uccisione di Don Giuseppe Carafa

Non è nota con sicurezza la data di nascita e di morte di Micco Spadaro. Bernardo De Dominici, il suo primo biografo, scrisse che «nacque nella città di Napoli l'anno 1612 da Pietro Antonio, che l'arte di spadaro esercitava nella strada detta di Visitapoveri»[1] e che morì all'età di 67 anni (nel 1679)[2]. Tuttavia negli archivi parrocchiali dell'epoca lo storico dell'arte Giuseppe Ceci non ha trovato documenti che confermino queste date[3].

Il soprannome con cui è universalmente conosciuto è dovuto al mestiere del padre, che era un artigiano forgiatore di spade[1]. Iniziò quando venne preso a bottega da Aniello Falcone, che frequentò assieme ad Andrea di Leone e Salvator Rosa. In seguito collaborò con Viviano Codazzi e i suoi primi lavori furono influenzati da Paul Bril e Filippo Napoletano.

Fra i suoi maggiori committenti vi fu il collezionista fiammingo Gaspare Roomer, a cui il pittore dovette la sua fortuna. Lavorò anche per la Certosa di San Martino, dove dipinse nel Coro dei Conversi e nel Quarto del priore. Dello Spadaro sono poi molto famose le rappresentazione dell'insurrezione di Masaniello e della peste del 1656.

Commenta Raffaele La Capria, a proposito dei dipinti di Micco Spadaro riguardanti le emergenze di Napoli nel XVII secolo (rivolta di Masaniello, peste, eruzioni):

« Guardando quei quadri, che non mi sembrano neppure “belli” (nel senso che non mi viene di giudicarli dal punto di vista estetico) si esce dalla pittura dell’epoca, e direi, si esce dalla pittura, per entrare in un’altra dimensione, terribile, delle “cose realmente accadute”; nei colori e nelle figure sembra di vedere coagulato il furore di un popolo di miserabili, e Napoli diventa su quelle tele una viscida carta moschicida, piena di mosche invischiate che muoiono nel vano tentativo di liberarsi. La stessa angosciosa sensazione di agonia, quello spasimo che non rassomiglia al contorcimento “teatrale” (grandioso e a volte enfatico) della pittura del tempo, ci comunicano i corpi, la massa dei corpi che non sono corpi ma una “sopressata” di carne viva, uno addossato all’altro, schiacciato sull’altro, confuso e aggrovigliato nella calca, intento ognuno alla sua quotidiana peripezia, e pure impastato nella stessa colla che tutti lega, impigliato nella stessa vischiosa dannazione. E, come nei quadri del grande Hieronymus Bosch, si scoprono man mano particolari raccapriccianti: ma qui, in Micco, non compongono nordiche e infernali allegorie, sono invece bruta realtà presa dal vivo. »
(Raffaele La Capria, L'armonia perduta, Milano: Mondadori, 1986, pp. 83-84)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bernardo De Dominici, Op. cit., Vol. III, p. 401
  2. ^ Bernardo De Dominici, Op. cit., Vol. III, p. 430
  3. ^ Giuseppe Ceci, «Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro. Memoria letta all'Accademia Pontaniana nella tornata del 16 febbraio 1902», Napoli nobilissima, XIV (1905), pp. 65-68, 104-10

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bernardo De Dominici, «Vita di Domenico gargiulo, detto Micco Spadaro pittore ed architetto, e de' suoi discepoli». In: Vite de' pittori, scultori ed architetti napoletani, Vol. III, Napoli: Tip. Trani, 1844, pp. 401-436 (Google libri)
  • Matteo Lafranconi, «GARGIULO, Domenico, detto Micco Spadaro». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 52, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1999
  • Giancarlo Sestieri, Brigitte Daprà, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro: paesaggista e cronista napoletano, Milano; Roma: Jandi Sapi, 1994, ISBN 88-7142-022-5
  • Jane Turner (a cura di), The Dictionary of Art. 29, pp. 253-254. New York, Grove, 1996. ISBN 1-884446-00-0

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