Cineserie

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Una porcellana di Vienna del 1799, decorata ad imitazione di un altro prodotto cinese, il vasellame laccato.

Il termine Cineserie deriva dal francese "Chinoiserie" e si riferisce ad un periodo dell'arte europea, a partire dal XVII secolo, in cui si ebbe una notevole influenza dell'arte cinese[1], anche sulla scia di un crescente interesse che l'Europa aveva sviluppato per tutto ciò che fosse esotico, in generale. Tale periodo era caratterizzato dall'utilizzo di immagini fantasiose di una immaginaria Cina, da asimmetria nei formati e capricciosi contrasti di scala e dai tentativi di imitazione della porcellana cinese oltre che dall'uso di materiali simili alla lacca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pagoda di Sir William Chambers ai Royal Botanic Gardens di Kew a Londra.
Il giardino cinese, dipinto in stile cinese by François Boucher.

Le cineserie entrarono nel repertorio europeo nella seconda metà del XVII secolo, quando l'opera di Athanasius Kircher ebbe molta influenza sullo studio dell'orientalismo. La popolarità delle cineserie raggiunse il suo massimo alla metà del XVIII secolo, quando vennero assimilate nel rococò dai lavori di François Boucher. Andarono poi declinando quando apparvero, agli occhi degli europei, antitetiche al neoclassicismo.

Esse si espressero interamente nelle arti decorative mentre la loro espressione in architettura si realizzò interamente nel campo di capricciose "follie" (costruzioni eseguite esclusivamente a scopo decorativo, ma la cui forma suggerisce un altro scopo). Per contro, le trasformazioni importanti che i modelli cinesi effettuarono, nel XVIII secolo, sullo stile dei mobili del primo periodo georgiano e nello stile naturalistico del paesaggio dei giardini inglesi, non vennero considerate cineserie.

Porcellane cinesi[modifica | modifica wikitesto]

Bottiglia in Porcellana Medici, custodita presso il Museo del Louvre a Parigi. La manifattura del Casino di San Marco fu uno dei primi fortunati tentativi di imitazione della porcellana cinese in Europa.[2]

Dal Rinascimento al XVIII secolo i progettisti occidentali tentano di imitare la complessità tecnica delle porcellane cinesi con successo solo parziale. Uno dei primi tentatitivi di qualche successo fu la cosiddetta Porcellana Medici, creata a Firenze durante il tardo XVI secolo. La manifattura, attiva dal 1575 al 1587, era ospitata presso il Casino di San Marco, sotto il patrocinio di Francesco I de' Medici, Granduca di Toscana. Ulteriori risultati, sebbene non ancora di natura commerciale, furono successivamente conseguiti in Francia, a Rouen, nel 1673, con la creazione di una porcellana a pasta tenera.[3] Sforzi vennero infine fatti per imitare gli oggetti in pasta dura, tenuti in altissima considerazione. L'imitazione in quanto tale dei manufatti e dei motivi decorativi cinesi, iniziata con le faience del tardo XVII secolo, proseguì nella produzione europea di porcellana, quasi totalmente in oggetti per il tè, e raggiunse il picco nell'ondata delle cineserie del rococò (ca. 1740-1770).

I primi accenni di cineserie apparirono nei primi anni del XVII secolo, nelle arti delle nazioni con collegamenti con la Compagnia Inglese delle Indie Orientali, come Inghilterra ed Olanda, e poi, dalla metà del secolo, anche in Portogallo. Le ceramiche realizzate a Delft ed in altre città olandesi adottarono lo stile delle decorazioni della dinastia Ming. Dopo venne pubblicato un libro di Johan Nieuhof, con 150 immagini che incoraggiavano le cineserie, che divenne particolarmente popolare nel XVIII secolo. I primi oggetti in ceramica prodotti a Meissen ed in altri centri, imitarono le forme cinese per piatti, vasi e articoli da tè.

Decorazioni d'interni[modifica | modifica wikitesto]

Pannelli e intagli lignei "alla cinese" nel Castello di Hetzendorf presso Vienna.
Carte da parato, dipinte a mano con motivi di cineserie, dal museo Geelvinck-Hinlopen Huis.
Casa cinese (Potsdam).
Villaggio cinese a Tsarskoe Selo commissionato da Caterina la Grande.

Molti monarchi europei, come Luigi XV di Francia, diedero grande rilievo alle cineserie, miscelandole con lo stile rococo. Intere stanze, come quelle al Castello di Chantilly, vennero dipinte con cineserie ed artisti come Antoine Watteau ed altri portarono grande maestria nello stile.[4] Rivestimenti in pannelli di porcellana nel "gusto cinese" vennero eseguiti per il boudoir della regina nella Reggia di Portici presso Napoli e ad Aranjuez vicino Madrid.[5] I tavoli da tè e le vetrine in mogano di Thomas Chippendale, erano abbelliti con trafori, vetri ed inferriate, intorno al 1753-1770, ma omaggi ai primi sobri arredamenti della Dinastia Qing erano anche abbastanza comuni. Non tutti gli oggetti realizzati secondo i principi di progettazione cinese rientrarono però fra le "cineserie".

Architettura e giardini[modifica | modifica wikitesto]

Padiglioni di svago nel "gusto cinese" divennero comuni nel tardo barocco e nel rococò tedesco e russo. Interi villaggi cinesi vennero costruiti a Drottningholm in Svezia ed a Carskoe Selo in Russia. Piccole pagode vennero realizzate nei giardini. Kew ha una magnifica pagoda disegnata da Sir William Chambers, una copia della quale è stata costruita nell'Englischer Garten di Monaco di Baviera. Quella del castello di Chanteloup in Francia è alta 57 metri e mischia elementi cinesi con colonne neoclassiche. Nonostante il sorgere di un approccio più serio verso il Neoclassicismo, a partire dal 1776, la tendenza a sostituire i disegni ispirati all'oriente, al culmine degli arredi Regency "Grecan", il Principe Reggente fece costruire il Royal Pavilion a Brighton e Chamberlain la Royal Worcester che imitava le porcellane di Imari. Mentre gli stili classici regnavano nelle sale di rappresentanza, alcune case di lusso, a partire da Badminton House (dove la "Camera da letto cinese" era stata arredata da William e John Linnell intorno al 1754) e Casa Loma a Toronto realizzata da Nostell Priory, erano, a volte, dotate di un'intera stanza per gli ospiti arredata in stile cineserie, completa di letto in stile cinese. Più tardi vennero aggiunti esotismi immaginari di temi turchi, in cui un diwan divenne un divano.

Critica letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Il termine venne usato anche nella critica letteraria per descrivere un manieristico stile "cinese" della scrittura, come quello impiegato da Ernest Bramaht nelle sue storie di Kai Lung, da Barry Hughart nel suo romanzo Master Li & Number Ten Ox e da Stephen Marley nella serie Chia Black Dragon.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chinoiserie, The American Heritage Dictionary of the English Language. URL consultato il 28 luglio 2008.
  2. ^ http://www.britannica.com/EBchecked/topic/372403/Medici-porcelain
  3. ^ L'inventore fu Edme Poterat, non a caso, considerato il padre della tradizione della ceramica a pasta tenera in Francia, avendo fondato una propria manifattura nel 1647. http://www.britannica.com/EBchecked/topic/510765/Rouen-ware
  4. ^ Jan-Erik Nilsson, chinoiserie, Gothenborg.com. URL consultato il 17 settembre 2007.
  5. ^ In: Alvar González-Palacios, pp. 340-341.
  6. ^ Marley rigettò l'etichetta di "cineserie" in favore del termine "Chinese Gothic".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alvar González-Palacios, Il tempio del gusto: le arti decorative in Italia fra classicismi e barocco, Vicenza, N. Pozza, 2000, ISBN 88-7305-767-5.
  • Emily Eerdmans, The International Court Style: William & Mary and Queen Anne: 1689-1714, The Call of the Orient in Classic English Design and Antiques: Period Styles and Furniture; The Hyde Park Antiques Collection, New York, Rizzoli International Publications, 2006, pp. 22–25, ISBN 978-0-8478-2863-0.
  • Honour, Hugh. 1961. Chinoiserie: The Vision of Cathay (London: John Murray)

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