Marigliano

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Marigliano
comune
Marigliano – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Napoli-Stemma it.png Napoli
Amministrazione
Sindaco Massimo De Stefano (commissario) dal 25/07/2014
Territorio
Coordinate 40°56′00″N 14°27′00″E / 40.933333°N 14.45°E40.933333; 14.45 (Marigliano)Coordinate: 40°56′00″N 14°27′00″E / 40.933333°N 14.45°E40.933333; 14.45 (Marigliano)
Altitudine 30 m s.l.m.
Superficie 22 km²
Abitanti 30 370[1] (31-12-2010)
Densità 1 380,45 ab./km²
Frazioni Lausdomini, Casaferro, Miuli, Faibano, Pontecitra, San Nicola
Comuni confinanti Acerra, Brusciano, Mariglianella, Nola, San Vitaliano, Scisciano, Somma Vesuviana
Altre informazioni
Cod. postale 80034
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 063043
Cod. catastale E955
Targa NA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 014 GG[2]
Nome abitanti mariglianesi
Patrono San Sebastiano, San Vito, San Rocco e San Francesco d'Assisi
Giorno festivo 20 gennaio e prima domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Marigliano
Posizione del comune di Marigliano nella provincia di Napoli
Posizione del comune di Marigliano nella provincia di Napoli
Sito istituzionale

Marigliano è un comune italiano di 30.304 abitanti della provincia di Napoli in Campania.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Marigliano si trova nella pianura a nord del Vesuvio, in prossimità dell'Area Nolana e forma un unico agglomerato urbano con i comuni limitrofi. Il comune si è sviluppato lungo la Strada statale 7 bis di Terra di Lavoro nel tratto che collega Pomigliano d'Arco a Nola. Dista 17 km da Napoli.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalle origini all'anno 1000[modifica | modifica sorgente]

Sulle origini di Marigliano non si hanno dati certi. Sicuramente però la città esisteva già in epoca romana, come testimoniano iscrizioni funerarie e reperti archeologici risalenti al I-II secolo.

Le ipotesi sulla genesi della città sono sostanzialmente due. La prima individua il nucleo originale in una antica villa, fatta costruire da una famiglia di latifondisti Romani (la gens Maria, oppure secondo altre ipotesi Marilia o Mariana) al centro del proprio latifondo nell'agro nolano.[3]

La seconda invece fa risalire il nucleo originario ad una colonia romana sorta fra il 216 e il 214 a.C. ad opera del console Marco Claudio Marcello, impegnato nella lotta contro Annibale. Nell'89 a.C., Silla strappò definitivamente Nola e le terre circostanti ai Sanniti, redistribuendole ai legionari impegnati nella Guerra sociale. In particolare la famiglia Mari venne premiata con i territori oggi appartenenti a Marigliano.[4]

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Marigliano fu oggetto di un'aspra contesa fra le città di Nola e Napoli, che rivendicavano il possesso di quelle terre.

Il primo documento che attesta l'esistenza di Marigliano risale al 27 marzo 917: è un atto, scritto su pergamena, di donazione di un fondo nei pressi di Marilianum. Sempre al X secolo appartengono altri documenti attestanti l'esistenza anche di due casali (attualmente sue frazioni): Ca­sa-Ferrea (Casaferro) e Faibanum (Faibano).

La dominazione normanna e angioina[modifica | modifica sorgente]

Il Ducato di Napoli, di cui Marigliano ed altre ter­re della Liburia facevano parte, subì l'invasione normanna nel 1132, quando il Duca Sergio VII si sottomise a Ruggero II di Sicilia. L'area venne trasformata in feudo ed assegnata al normanno Ruggero di Medania, conte di Acerra. A questi successe poi Riccardo, cognato di re Tancredi.

In seguito alla conquista del Regno normanno di Sicilia da parte di Enrico VI, Marigliano passò sotto dominio svevo. Nel 1197, proprio Enrico VI costrinse il signore di Marigliano Riccardo di Acerra (ultimo rappresentante della dina­stia normanna) ad essere prima trascinato da un cavallo per le vie di Capua e poi ad essere impiccato a testa in giù.

Le sue terre passarono così a Diopoldo d'Acerra, che consegnò materialmente Riccardo ad Enrico VI. Diopoldo fu successivamente imprigionato da Federico II e privato delle terre, che vennero date al conte di Aquino Tommaso, che le trasferì a sua volta al nipote Tommaso. Questi le tenne fino al 24 aprile 1274, quando il Regno svevo venne conquistato da Carlo I d'Angiò.

Questi passò il feudo di cui Marigliano era parte al conte Roberto di Alverno. Il figlio di Tommaso II d'Aquino, Adinulfo, riuscì ad entrare nelle grazie di Carlo II ed si impossessò dell'acerrano e del mariglianese. Adinulfo si macchiò poi di fellonia ed i feudi furono ceduti (assieme al Principato di Salerno) a Filippo I, figlio di Carlo I. A Filippo I successe il figlio Roberto e, quindi, il fratello Filippo II.

Nel 1348 le terre del napoletano, dell'acerrano e del mariglianese furono saccheggiate dall'esercito ungherese di Luigi I, intenzionato a vendicare il fratello Andrea, marito di Giovanna I e ucciso nel 1345.

A Filippo II successe il nipote Giacomo Del Balzo, che si trovò a scontrarsi due volte proprio contro la regina Giovanna I, accorsa in aiuto di Ugone Sanseverino (a cui Giacomo aveva sottratto Matera). L'acerrano ed il mariglianese finirono per essere assegnate ad Ottone di Brunswick, duca di Sassonia e quarto marito di Giovanna I.

In seguito alla lotta fra Giovanna (sostenitrice dell'Antipapa Clemente VII) e Carlo di Durazzo (sostenitore di Papa Urbano VI) ed alla vittoria di quest'ultimo, Marigliano venne venduta a Ramondello Orsini del Balzo. Dopo la morte di questi, le terre vennero confiscate da re Ladislao I e vendute ad Annecchino Mormile di Napoli per 7.700 ducati d'oro.

Il 7 giugno 1421, il feudo di Marigliano fu assediato dai mercenari di Braccio da Montone, assoldato da Giovanna II per strapparlo al ribelle Mormile, sostenitore del duca Ludovico d'Angiò al trono di Napoli.

Il periodo aragonese[modifica | modifica sorgente]

Il 1º aprile 1422, Marigliano tornò fra i possedimenti del Principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. Alla sua morte (16 novembre 1463), tutti i suoi averi andarono per sua volontà a Ferdinando d'Aragona. Per 16 anni, Marigliano fece parte del Regio Demanio.

Il 26 agosto 1479, Ferdinando vendette il feudo per circa 6.000 ducati al Regio Consigliere Alberico Carafa, che ottenne nel 1482 il titolo di conte. Il Conte Carafa fu molto impegnato nella ricostruzione e restauro del borgo: si ricordano, ad esempio, l'ampliamento e restauro della Chiesa di San Vito e Santa Maria delle Grazie (che diventò anche Collegiata).

Ad Alberico successero dapprima il figlio Francesco e poi il nipote Alberico II. Questi però si vide confiscati tutti i beni e costretto a fuggire in Francia in seguito all'accusa di tradimento, per aver parteggiato contro l'Imperatore Carlo V. Il 30 giugno 1532, Carlo V (divenuto nel frattempo anche re delle Due Sicilie) donò il contado di Marigliano e il Ducato di Ariano a Ferrante I Gonzaga, principe di Molfetta.

A questi successe il figlio Cesare che il 6 settembre 1566 vendette Marigliano a Vincenzo Carafa, fratello di Alberico II. Carafa morì sette anni dopo (1573), lasciando pesanti debiti di ogni genere, tanto che il 14 aprile 1573 le sue stesse terre (fra cui il contado di Marigliano) vennero messe all'asta e comprate da Geronimo Montenegro, banchiere di Napoli che il 23 dicembre 1578 ottenne il titolo di marchese dall'Imperatore Filippo II.

Dal 1644 alla fine del XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Montenegro vendette il possedimento mariglianese a Cesare Zattera di Genova che, a sua volta, lo cedette a Giulio Mastrilli per 136.800 ducati. Questi, già consigliere del Re, il 4 agosto 1644 ottenne il titolo di duca da Filippo IV. I Mastrilli esercitarono il controllo del territorio per circa 150 anni. Da ricordare è il notevole interessamento di Isabella Mastrilli per i fiorentissimi centri di cultura dell'epoca, costituiti per la gran parte da accademie culturali: ella fu anche l'iniziatrice della Accademia di Marigliano, di cui fecero parte notissimi esponenti della cultura del secolo tra i quali Carlo Pecchia.

Il lungo dominio della famiglia Mastrilli, però, fu comunque costellato da problemi e traversie: è il caso della rivolta dei vassalli di Giulio Mastrilli, costretto a rinchiudersi nel Convento di San Vito a causa delle tasse troppo alte; dell'epidemia di peste del 1656; dell'inondazione del casale di Faibano del 1743; della carestia del 1764; della siccità dell 1779; della eruzione del Vesuvio dell'8 agosto 1779.

Il 3 maggio 1799, l'ultimo Duca di Marigliano Giovanni Mastrilli venne arrestato. Dopo la breve restaurazione borbonica durata fino al 1806, Napoleone Bonaparte nominò il fratello Giuseppe re di Napoli. Questi, il 2 agosto 1806, dichiarò definitivamente estinta la feudalità e Marigliano diventò un libero Comune.

Dopo la Restaurazione, Marigliano non rimase estranea alle lotte risorgimentali. Tra i tanti che presero parte ai moti, si ricorda la figura di Mariano Semmola, docente universitario e poi Segretario del Parlamento, che parte­cipò insieme a Michele Morelli e Giuseppe Silvati ai moti del luglio 1820.

Il 2 aprile 1896, il Re Umberto I e il Presi­dente del Consiglio Francesco Crispi firmarono il Decre­to col quale si concedeva a Marigliano il titolo di "Città".

Il XX secolo[modifica | modifica sorgente]

L'area mariglianese soffrì le condizioni di sottosviluppo del Mezzogiorno per tutto il XX secolo e l'estrema incertezza delle condizioni di vita nei due dopoguerra. Anche se viene risparmiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nel secondo dopoguerra l'agricoltura subì un gravissimo danno dalla dorifora (o "parassita della patata"): la produzione di tuberi (l'ortaggio più coltivato con il pomodoro di San Marzano) fu devastata per anni, causando enormi ripercussioni sull'economia della zona soprattutto negli anni cinquanta.

L'esasperazione culminò con la protesta del luglio 1959, quando quasi tutti i contadini del paese manifestarono per le precarie condizioni di vita. La protesta degenerò poi con l'incendio del Palazzo del Municipio e vari episodi di violenza.

A partire dagli anni sessanta, il mariglianese venne interessato dalla modernizzazione agricola, da una timida industrializzazione (legata più che altro al polo di Pomigliano d'Arco) e dallo sviluppo dell'edilizia e dell'artigianato.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Luoghi di culto[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Santa Maria delle Grazie[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Santa Maria delle Grazie nacque come parrocchia con fonte battesimale intorno all'anno 1000. Il primo documento in cui viene menzionata è una bolla di Papa Innocenzo III del 1215, che determinava i confini della Diocesi di Nola.

Nel 1494, la Chiesa fu elevata a Collegiata per volere del conte Alberico Carafa. Nel 1633, fu ulteriormente ampliata ed abbellita dalla famiglia ducale dei Mastrilli, che si rivolse ai maggiori artisti dell'epoca. La trasformazione più importante, che connota l'immagine della Chiesa come ancora oggi appare, è quella operata nei primi decenni del Settecento da Domenico Antonio Vaccaro. Del suo intervento restano ancora intatte le decorazioni a stucco, i marmi, le tele del soffitto e la pala dell'altare maggiore. Sono invece opera di Ludovico Mozzanti le due tele del presbiterio, gli affreschi della cupola e dei pennacchi.

Nella cappella dei Santi Patroni di particolare interesse sono le sculture raffiguranti i tre santi: quelle di San Vito e San Rocco, in legno scolpito e dipinto, risalgono al XVIXVII secolo, mentre la statua di San Sebastiano, in argento, è stata più volte rifatta a seguito di furti.

Il Campanile della Collegiata fu probabilmente eretto nel 1494. La costruzione è in tufo, mattoncini rossi e pietra lavica ed è alta circa 40,3 metri. È strutturata su cinque piani: tre sono a base quadrata, mentre i restanti due a base ottagonale. In origine, questi erano sormontati da un cupolino ricoperto di maioliche gialle e decorazioni verdi, alla cui sommità vi era la sfera con banderuola e croce. Crollato insieme all'ultimo piano durante il terremoto del 1980, il cupolino è stato ricostruito con la stessa forma, ma utilizzando materiali diversi.

Chiesa dell'Annunziata[modifica | modifica sorgente]

Adiacente e comunicante con la Collegiata è la Chiesa dell'Annunziata, sede della Congrega dell'Ave Grazia Plena, di antica costruzione, come testimonia il catino absidale coperto da una caratteristica volta di forme tardo-gotiche.

Di notevolissimo interesse il polittico dell'altare maggiore, in legno scolpito policromo e dorato. La struttura, realizzata nel 1628, racchiude un più antico trittico risalente alla fine del XV secolo, raffigurante l'Annunciazione ed i Santi Giovanni e Pietro. La Chiesa custodisce, inoltre, un notevole corredo di marmi (lapidi funerarie ed iscrizioni) e sculture lignee di Santi del XVIIXVIII secolo.

Complesso monastico di San Vito[modifica | modifica sorgente]

L'antica Chiesa fu probabilmente ricostruita intorno al 1496, quando Alberico Carafa decise di affidare il Convento francescano ad essa connesso ai Frati minori. A quest'epoca appartengono il portale d'ingresso alla Chiesa, che riutilizza antichi marmi scolpiti, l'affresco che sovrasta la tomba di San Vito ed altri elementi scultorei oltre al magnifico chiostro del Convento.

L'ampia chiesa rinascimentale, a tre navate, fu ridecorata in periodo barocco, quando lo spazio fu ridotto ad un'unica navata con cappelle laterali, immagine tramandata fino ad oggi. Della costruzione cinquecentesca resta la cappella d'Avenia, con pianta quadrata sormontata da cupola, nella quale sono conservati un notevole monumento funerario ed altri interessanti elementi scultorei.

L'antica pala d'altare della cappella, attribuita ad un artista napoletano tardo manierista, è attualmente conservata nel coro posto sopra al pronao d'ingresso alla Chiesa, insieme ad un'altra tavola di epoca coeva raffigurante l'Immacolata. Notevole è il ciclo di tele del XVII-XVIII secolo, che decorano gli altari laterali.

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

Ospitale della Santissima Annunciata[modifica | modifica sorgente]

Un elegante palazzo borghese, affacciato sul corso principale della città e preceduto da un piccolo giardino con due alte palme. L’elegante costruzione al civico 226 del corso Umberto I appare anni luce lontana dalla moderna concezione dei grandi centri ospedalieri, frutto della pianificazione regionale della degenza sanitaria. Ma l’attuale edificio dell’ospedale civile, ormai poliambulatorio dell’ASL Napoli 4 e sede della Guardia medica, rappresenta solo l’ultima e più “moderna” dimora dell’antica istituzione sanitaria di Marigliano, già esistente almeno dal XIII secolo. Il testamento di Orlando Maniscalco del 1292, punto di partenza della fondazione a Marigliano del monastero poi divenuto Casa Comunale, contiene anche il seme della fondazione di un ospedale, donando egli ai monaci di Montevergine, tra l’altro, alcune case all’interno del paese affinché vi si fondasse anche un ospedale a sollievo dei poveri, dotato di quattro letti. A questo primo nucleo dovettero aggiungersi altri spazi che ampliarono la primitiva esigua capienza, e la conduzione dovette passare alla Congregazione dell’Annunziata, istituita a Napoli durante il Regno di Carlo d’Angiò e che a Marigliano godeva del diritto di patronato sulla chiesa dell’Annunziata, accanto alla Collegiata Santa Maria delle Grazie. A tal proposito è molto illuminante la Santa Visita del Vescovo di Nola, mons. Spinola, datata 1580 in cui si legge che “Questa confraternita gestisce l’Ospedale trasferito da poco nella vicinanza delle mura della suddetta terra, in cui viene esercitata l’ospitalità…..Si prendono cura di inviare, a loro spese, i bambini abbandonati al sacro Ospedale dell’Annunziata di Napoli. Soccorrono anche i poveri e si esercitano in altre opere di carità”. Poco prima quindi del 1580 l’ospedale lascia l’antica sede, posta forse in prossimità del Monastero in via Montevergine nelle case lasciate dal Maniscalco, per trasferirsi “nelle vicinanze delle mura”, in viella del Campanile, alle spalle dell’abside della Chiesa dell’Annunziata. Il tratto meridionale delle mura cittadine correva infatti lungo tale strada, e il complesso della Collegiata e dell’Annunziata occupava il primo lotto edificato entro le mura. Negli attuali locali di servizio della Collegiata è presente al pianterreno un salone di vaste proporzioni lungo oltre dieci metri, coperto da una volta a botte alta oggi quasi quattro metri in chiave. Recenti scavi nella zona hanno avvalorato l’ipotesi che il livello di calpestio dei pianterreni antecedente al XVII sec. doveva essere posto almeno 0,80 metri più in basso dell’attuale quota, anche in seguito alla violentissima eruzione del Vesuvio del 1631.Il salone in origine poteva avere quindi un’altezza di almeno cinque metri, e l’ambiente essere quindi ben più vasto di quel che appare oggi. Si può dunque ricondurlo direttamente al modello classico dello “spedale” medievale, costituito da un’unica sala ad un sol piano, di una o più navate, con finestre sul lato lungo e simile a una chiesa. L’altare doveva essere ben visibile a tutti gli ammalati e la struttura doveva soddisfare tutte le principali esigenze dell’uomo: casa, cibo, cure e,soprattutto, servizio divino. Il nostro potrebbe quindi essere stato una replica in miniatura delle grandi sale-ospedali francesi, e della grande Sala dell’Ospedale in Santa Maria della Pace a Napoli, lungo via dei Tribunali. Lo “Statuto dell’Ospedale di Marigliano” datato 11 agosto 1874 e approvato dal Re Vittorio Emanuele II, ci informa che all’antico ospedale di carattere religioso se ne sostituisce uno di natura più “laica”, voluto dalla Duchessa di Marigliano Giovanna Caracciolo, che nel 1770 fece costruire un locale per quest’uso dotandolo di suoi beni, arricchito da successive donazioni tra cui quelle del Primicerio Francesco Antonio della Badessa. L’importanza assunta nell’ottocento dalla strada Regia delle Puglie, e il progressivo disfacimento delle mura della città nel corso dello stesso secolo, determinano il nuovo affaccio di alcuni edifici pubblici verso l’asse viario principale, oltre all’espansione urbanistica lineare dell’edificato cittadino. Il caso emblematico è rappresentato dalla Casa Comunale, che inverte il suo fronte principale, e capovolge sul corso l’ingresso, fino ad allora prospiciente la via Montevergine. Il processo di abbellimento del corso Umberto produce i lavori di rifacimento della facciata del Municipio nel 1938, che assieme alla costruzione della Casa del Fascio, della Villa comunale e dell’Edificio scolastico, definiscono l’immagine cartolina di Marigliano nel periodo tra le due guerre. L’Ospedale civile, vanto della Municipalità e del Duca Mastrilli, patrono conservatore dell’istituzione, ne subisce ugual sorte. Dotatosi nel frattempo dello statuto e riconosciuto sotto ogni profilo giuridico, l’istituzione avrà una nuova elegante sede in luogo delle strutture volute dalla Duchessa Giovanna Caracciolo. A ben guardare però, anche questa risulta solo un’operazione di facciata, poiché il nuovo edificio rappresenta solo un corto avancorpo aggiunto alla stecca più bassa, rappresentata dai locali su viella del Campanile.

Il Castello Ducale[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo ducale è la trasformazione di un antico castello-fortezza la cui esistenza è attestata nei documenti almeno dal XII secolo. L'immagine attuale è frutto degli interventi successivi, in particolare di quelli voluti dalla famiglia Mastrilli tra il XVII e il XVIII secolo.

Dell'antica fortezza la costruzione conserva la pianta quadrata con torri angolari, le feritoie ed i ponti sopra il doppio fossato che la circonda, mentre le ampie logge porticate, le eleganti finestre e gli altri elementi decorativi della facciata sono frutto della trasformazione (XVIII secolo) della fabbrica militare in dimora gentilizia. Nella torre a nord ovest vi è ancora la barriera daziale con lo stemma marmoreo dei Carafa e la grande bascuglia.

Annesso al Palazzo vi è un grande parco, in cui si rinvengono ancora le tracce del disegno della sistemazione settecentesca che venne eseguito in base alle più raffinate teorie paesaggistiche dell'epoca, con viali decorati in stile neoclassico, fontane ed un laghetto artificiale.

Attualmente l'edificio, molto rimaneggiato negli interni, è sede dell'Ordine delle Suore Vincenziane, cui venne venduto dai discendenti della famiglia Mastrilli. Inoltre, è diffusa fra il popolo mariglianese una sorta di leggenda secondo la quale esisterebbe un cunicolo sotterraneo che dovrebbe collegare il Castello Ducale al Complesso Monastico di San Vito.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

La presenza della camorra[modifica | modifica sorgente]

Come si evince dalla relazione approvata dalla Camera dei deputati nel 2000 sullo stato alla lotta alla criminalità organizzata in Campania, la zona di Marigliano era stata "teatro di uno scontro tra il gruppo riconducibile ad Antonio Capasso e una cellula operativa del clan Mazzarella, insediatasi a Pontecitra. L'arresto di alcuni componenti di quest'ultimo sodalizio ha, peraltro, consentito ai Capasso di riappropriarsi completamente del territorio".[6]

Il problema delle discariche abusive[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano.

Nell'agosto 2004, la rivista medica inglese The Lancet Oncology pubblicò un lavoro di Alfredo Mazza, ricercatore in Fisiologia Clinica del CNR. In questo rapporto, Marigliano viene indicata come uno dei tre vertici di un "triangolo della morte" assieme ai comuni di Nola ed Acerra: in seguito alle operazioni di smaltimento illegale dei rifiuti tossici compiute dalla criminalità organizzata, l'area indicata è pesantemente esposta a sostanze tossiche e cancerogene.

Si registrano inoltre picchi di mortalità legata a tumori al fegato, alla vescica, al sistema nervoso e alla prostata ben più alti della media nazionale.[7]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Centro storico[modifica | modifica sorgente]

Il centro storico di Marigliano conserva ancora immutato il suo aspetto originario, generato da un castrum militare romano, con la sua rete di cardini e decumani, ortogonali tra loro. Fino alla metà del XIX secolo, erano ancora visibili le mura di cinta e le quattro porte d'accesso, coincidenti con i punti cardinali.

La Via Giannone, antico cardo maximus dell'accampamento militare, continua a svolgere la sua funzione di via principale della città, segnata da alcune delle architetture più significative, quali il complesso della Collegiata, la Chiesa di San Biagio, la Chiesa del Purgatorio. Tra le architetture civili, si segnalano Palazzo Nicotera (interessante complesso nato dall'unificazione nel XVIII secolo di più edifici, di epoca anteriore, in un'unica dimora gentilizia), Palazzo Cesarano (che conserva ancora intatto il colto disegno del XVIII secolo) e il cosiddetto "Palazzo delle Ornie Catalane".

In Via Torre, uno degli antichi decumani, oltre all'antica costruzione che dà il nome alla strada, si trovano alcuni tra gli edifici civili più significativi, quali Palazzo Griffo (che reca visibili tracce della sua origine rinascimentale) e Palazzo De Ruggiero.

Gran parte di un'insula, prospettante su Via Giordano Bruno, è occupata dal complesso monastico carmelitano dei Santi Giuseppe e Teresa, divenuto casa gesuitica nel XVIII secolo e poi sede della scuola "Antonia Maria Verna" fino al sisma del 1980, che ne ha determinato la chiusura.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Marigliano rappresenta un importante centro agricolo della Pianura Campana: circa il 45% della forza lavoro è impiegata nel settore primario. Forte la tendenza verso la terziarizzazione.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

I trasporti urbani e interurbani di Marigliano vengono svolti con autoservizi di linea gestiti da EAV.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Mariglianese Calcio che milita nel girone B dell'Eccellenza Campania. È nata nel 2004. Attualmente, causa la momentanea inagibilità del campo sportivo "Santa Maria delle Grazie", la società gioca le gare in casa nel campo sportivo di Brusciano.

Basket[modifica | modifica sorgente]

La squadra di basket maschile cittadina milita in Serie C regionale. Mentre la Squadra Femminile è la NAB Marigliano che milita nel campionato di serie B.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Raffaele Alfonso Ricciardi, Marigliano ed i comuni del suo mandamento, Stabilimento tipografico M. Gambella, Napoli, 1893.
  4. ^ Tommaso Turboli, Ricerche storiche di Marigliano e Pomigliano d'Arco, Napoli, 1794.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  6. ^ Relazione sulla criminalità organizzata in Campania, Commissione Parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della Mafia e delle altre associazioni criminali similari, 24 ottobre 2000, pag. 28.
  7. ^ Maria Novella De Luca, Giuseppe Del Bello, "Discariche piene di rifiuti tossici, quello è il triangolo della morte", La Repubblica, 31 agosto 2004

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]