Bitetto

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Bitetto
comune
Bitetto – Stemma Bitetto – Bandiera
Bitetto – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Bari-Stemma2.png Bari
Amministrazione
Sindaco Stefano Occhiogrosso (PdL) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 41°02′00″N 16°45′00″E / 41.033333°N 16.75°E41.033333; 16.75 (Bitetto)Coordinate: 41°02′00″N 16°45′00″E / 41.033333°N 16.75°E41.033333; 16.75 (Bitetto)
Altitudine 139 m s.l.m.
Superficie 35 km²
Abitanti 11 717[1] (31-12-2010)
Densità 334,77 ab./km²
Frazioni Contrada Fratta
Comuni confinanti Binetto, Bitonto, Bitritto, Grumo Appula, Modugno, Palo del Colle, Sannicandro di Bari
Altre informazioni
Cod. postale 70020
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072010
Cod. catastale A892
Targa BA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti bitettesi
Patrono Beato Giacomo, san Michele Arcangelo, Maria S.S. Addolorata
Giorno festivo 27 aprile, 29 settembre, prima domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bitetto
Posizione del comune di Bitetto all'interno della provincia di Bari
Posizione del comune di Bitetto all'interno della provincia di Bari
Sito istituzionale

Bitetto (Vetétte in dialetto barese[2]) è un comune di 11.351 abitanti della provincia di Bari noto per la presenza delle spoglie del Beato Giacomo, un frate laico morto in odore di santità, il cui corpo è rimasto nei secoli intatto.

Nominata "Città dell'Oliva Termite", Bitetto ha ricevuto il titolo di città nel 2007 dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sede vescovile fino al 1818, conserva una pregevole cattedrale in stile romanico pugliese.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Diversi ritrovamenti di corredi funerari testimoniano che il territorio cittadino era abitato sin dal IV secolo a.C., ma il primo documento risae solo all'anno 959 d.C. e riporta l'impegno degli abitanti residenti "in loco Vitecte" a pagare un censo annuale all'arcivescovo di Bari. Nel 1011 il territorio bitettese fu teatro della battaglia tra Melo di Bari e i bizantini. Nel corso dell'XI secolo Bitetto fu elevata a sede vescovile, in quanto nel 1089 una bolla di papa Urbano II la cita come suffraganea di Bari. La città venne quindi donata nel 1176 da Guglielmo II alla chiesa di Monreale.

In epoca normanna, parte del territorio comunale venne stornato da Federico II e devoluto alla nascente città di Altamura, dove si stabilirono molti bitettesi. Con l'ascesa degli angioini, Bitetto fu tra le città più ricche della Terra di Bari e il borgo fu ingentilito da diversi edifici civili, alcuni dei quali pervenuti ad oggi.

Nel 1349 Bitetto fu assediata e saccheggiata dalle truppe ungheresi calate in Puglia per regolare la successione a Roberto d'Angiò. Successivamente la città venne ceduta dalla corona alla nobiltà feudale degli Arcamone e, dopo il 1419 a Lorenzo de Attendolis, talmente autoritario da allontanare il vescovo. Il XV secolo vide il progressivo peggioramento delle condizioni di vita della popolazione bitettese: la peste del 1489 e la carestia ridussero il numero degli abitanti, che abbandonarono gli alloggi fuori dalle mura cittadine. L'area all'esterno del centro storico non sarebbe stata ripopolata che nel primo Ottocento.

Intanto nel 1731 il regio demanio sottrasse il feudo di Bitetto, comprendente anche Carbonara, Binetto, Erchie e Mesagne al marchese di Mesagne Donato Timperi, reo di insolvenza fiscale per oltre un trentennio. Successivamente se lo aggiudicò all'asta per 61.000 ducati il barone Francesco Noya di Mola di Bari, ma di ascendenza fiamminga, e che fece edificare nei pressi delle mura il suo palazzo.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

«D'azzurro, alla vite sradicata, al naturale, fogliata di sette, di verde, fruttata di sei, di porpora, posta a destra, e al liocorno, ritto, d'argento, posto a sinistra, il tutto sormontato dalla stella di sette raggi, d'argento, posta in capo.»

Lo stemma, risalente al 1200, raffigura su campo azzurro un liocorno rampante, a sinistra, e una vite, a destra, sormontati da una stella argentea a sette punte.

Il liocorno sta a significare che il valore dei bitettesi deve risiedere nelle virtù intellettive della saggezza, della prudenza e dell'astuzia, così come l'animale fantastico ha la sua forza nel capo. La vite, rigogliosa e carica di grappoli, rappresenta l'abbondanza e la fertilità delle campagne del territorio. La stella, infine, simboleggia gli ideali a cui l'uomo deve tendere e che, come le stelle, non tramontano mai.

Il gonfalone cittadino ripropone lo stemma su un drappo verde, riccamente ornato con ricami argentei e recante in alto la denominazione della città.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Occupata dalle truppe tedesche all'indomani dell'armistizio, la città si rese protagonista di una coraggiosa e tenace resistenza. Oggetto di una feroce rappresaglia contò numerose vittime, ma la popolazione tutta, dando prova d’indomito coraggio, reagì con fierezza all'invasore costringendolo alla fuga.»
— 9 settembre 1943

Monumenti e luoghi d'Interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Cattedrale[modifica | modifica sorgente]

Principale monumento del paese, la Cattedrale di San Michele Arcangelo è uno degli esempi più puri del romanico pugliese. L'epigrafe nei pressi del portale rivela che fu edificata nel 1335 da Mastro Lillo da Barletta su commissione del vescovo Bonocore, che volle ricostruire il tempio della città nel luogo dove sorgeva la cattedrale più antica. Bitetto fu infatti sede diocesana sin dall'XI secolo.

Orientata secondo l'antico uso con il presbiterio ad est, la cattedrale presenta una severa facciata tripartita da paraste e munita di un grande rosone archivoltato. Dei tre portali, quello centrale si connota per un ricco apparato scultoreo: due leoni in pietra, accosciati su possenti mensoloni, reggono colonne dai capitelli a motivi vegetali che sostengono una lunetta con i bassorilievi del Cristo e dei dodici Apostoli. Gli stipiti esterni presentano invece scene del Nuovo Testamento.

L'interno, che nel Settecento fu pesantemente intonacato ed è stato riportato all'originario stile romanico nel 1959, è scandito in tre navate da setti murari a triplo ordine, dove le arcate a doppia ghiera sono sormontate da falsi matronei e più in alto da monofore. Il transetto è triabsidato secondo gli stilemi del romanico pugliese.

Il corpo trecentesco è affiancato sui due lati da due cappelle settecentesche, quella del Purgatorio (a sinistra) e quella del Santissimo Sacramento (a destra). All'esterno il campanile, sempre risalente al XVIII secolo, poggia sulla facciata romanica dalla tipica struttura a capanna.

Chiesa di San Domenico[modifica | modifica sorgente]

Edificio minore situato fuori dalle mura medievali, databile tra la fine dell'XI secolo e la metà del successivo, la Chiesetta di Santa Maria e San Giovanni Battista venne inglobata negli ultimi anni del 1500 nella chiesa che i Padri Predicatori costruirono a Bitetto in onore di San Domenico, diventandone il presbiterio. Sul retro si può ben notare l'abside semicilindrica contrassegnata da una cornice a denti di sega, presente anche lungo i lati scoperti del tiburio sul quale poggiava la cupola dell'edificio originario. Le coperture delle volte e del catino absidale erano un tempo rivestite con chiancarelle, in seguito manomesse e sostituite con delle semplici tegole.

Chiesa di Santa Maria La Veterana[modifica | modifica sorgente]

Situata in fondo a Corso Garibaldi, la Chiesa di Santa Maria La Veterana (o Vetere) è una delle chiese bitettesi situate extra-moenia. La testimonianza più antica di questo edificio risalirebbe a un documento del 959, dove si parla di una chiesa consacrata a Santa Maria, mentre la lettura dello stemma presente sulla facciata, se appartenente a Mons. Scicutella, permetterebbe di datare la ricostruzione della chiesa in un periodo compreso tra il 1294 e il 1300. Appartenuto con alterne vicende ai Padri Conventuali, oggi non c'è più traccia dle monastero annesso. La chiesa presenta una facciata spoglia, ingentilita solamente sul lato destro dal campanile eretto sul portale principale e addossato ad edifici successivi. internamente la chiesa è divisa in tre navate da pesanti archi: a tutto sesto nella prima campata e a sesto acuto nelle altre due. Questi ultimi sono più bassi rispetto al primo, mentre i pilastri di sostegno sono più spessi; inoltre una cornice della modanatura corre lungo i muri sopra gli archi e si interrompe presso la prima campata. Tutto ciò a testimonianza del fatto che l'edificio ha attraversato almeno due fasi di costruzione. Di pregevole fattura sono gli affreschi presenti lungo le pareti interne della chiesa, riguardanti le "Storie della Vergine" (sul lato sinistro), le "Storie di Cristo" (sulla parete di fondo) e il "Giudizio Universale" (sul lato destro). nella nicchia dell'altare maggiore c'è una statua policroma di legno raffigurante la Vergine.

Il Convento del Beato Giacomo[modifica | modifica sorgente]

Il convento, fondato nel 1432, fu inizialmente abitato dai Frati Minori Osservanti, quindi dai Frati minori riformati, per passare poi nelle mani del Comune, che lo cedette alla confraternita del Purgatorio. Rimasto abbandonato, fu in seguito occupato dai Frati nel 1908, ma non nel complesso originario, bensì in un nuovo convento costruito sulle volte del coro e della sagrestia. L'antico convento, malridotto e depredato, fu affidato nel 1981 ai Frati, diventando casa di formazione per i chierici di teologia.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo del Barone[modifica | modifica sorgente]

Situato a ridosso delle mura medievali e della Porta Piscina, l'unica sopravvissuta delle quattro originali, si trova il Palazzo Baronale, complesso molto pregevole costruito nel 1773 su volere della famiglia Noya, proveniente da Mola di Bari, che nel 1743 aveva acquistato il feudo di Bitetto dal Principe de Angelis. Il palazzo dei Noya, essendo situato a ridosso delle mura, ha inglobato parte del complesso medievale ed inoltre il palazzo dei De Angelis, attualmente adibito ad abitazione privata.

Il Sedile[modifica | modifica sorgente]

Posto di fronte alla Cattedrale, il Sedile, antica sede del Comune, era il punto di riferimento per l'Universitas riguardo l'amministrazione, la giustizia e le attività economiche. Al suo interno erano conservate le unità di misura per il confronto con quelle usate dai forestieri. Qui risiedeva il Mastro Mercato, che regolava lo svolgimento di mercati, fiere e aste.

Inizialmente era di forma cubica, con tre grandi arcate ogivali rivolte alla piazza che davano accesso agli uffici per le cause riguardanti piccoli reati e per la redazione degli atti legati alla vita pubblica. Nel XVIII secolo fu innalzato il primo piano e fu costruita una torre campanaria. Al primo piano fu alloggiata, nel XIX secolo, la gendarmeria borbonica. Probabilmente una delle stanze fu adibita a prigioni per i criminali in attesa di trasferimento. Sulla facciata è presente una protome leonina, utilizzata come gogna per i condannati, e una meridiana con gnomone, trasformata in un quadrante di orologio.

La casa dei Cavalieri di Malta[modifica | modifica sorgente]

Di questo monumento medievale, sito nel centro storico, si sa pochissimo: la stessa attribuzione all'Ordine dei Cavalieri di Malta proviene dalla tradizione locale. Databile tra il XIII e il XIV secolo, la costruzione, in conci ambrati, è a due piani. All'esterno della facciata una scala rampante parte dalla strada fino ad arrivare all'ingresso del primo piano, sormontato da un architrave con cornice a denti di sega. Al secondo piano una bifora ogivale ravviva la parete spoglia. Ai lati della bifora, a livello del piano d'imposta dell'arco, fuoriescono due mensole decorate e forate. Il lato orientale presenta due ingressi ogivali al piano terra. L'intero edificio ha sul retro una corte di servizio, grazie al quale si scopre l'impianto "a tau" della casa poiché, perpendicolarmente al corpo della fabbrica, si innesta un'ala occultata da edifici successivi, anch'essa a due piani.

Il Monumento ai Caduti[modifica | modifica sorgente]

Situato in piazza Umberto I, il monumento, dedicato ai caduti bitettesi della Prima guerra mondiale, fu eretto nel 1923 grazie all'avvocato Domenico Abruzzese, ai cittadini, all'amministrazione comunale e alla comunità bitettese risiedente negli Stati Uniti d'America. Esso è costituito in pietra bianca con iscrizioni metalliche ed elementi statuari, tra cui spicca quello bronzeo della Vittoria Alata, che campeggia sulla sommità del monumento.

Foto storica

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]


Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Bitetto.

Bitetto fu sede vescovile dal XI secolo fino al 1818. Oggi l'antica diocesi è divenuta una sede titolare.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Museo della Devozione e del Lavoro[modifica | modifica sorgente]

Parte integrante del Santuario del Beato Giacomo, il Museo documenta le umili condizioni di vita della popolazione locale nei secoli passati. Il museo espone oggetti provenienti da donazioni private o da altri conventi, che rappresentano uno spaccato di vita quotidiana, incentrato sui temi della vita domestica, del lavoro femminile del ricamo, della vita dei campi e dei mestieri ormai quasi scomparsi.

Persone legate a Bitetto[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio prima dei lavori di ammodernamento

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Bitetto che milita nel girone A pugliese di 1ª Categoria.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Città gemellate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 81.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Avviso evento del gemellaggio sul sito di Bitetto. URL consultato il 7 agosto 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]