Poggiorsini
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| Poggiorsini | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 461 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 43 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 34 ab./km² | ||||||||
| Comuni contigui: | Genzano di Lucania (PZ), Gravina in Puglia, Spinazzola (BT) | ||||||||
| CAP: | 70020 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 080 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 072034 | ||||||||
| Codice catasto: | G769 | ||||||||
| Nome abitanti: | poggiorsinesi | ||||||||
| Santo patrono: | Maria SS. Addolorata | ||||||||
| Giorno festivo: | 11 agosto | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Poggiorsini è un comune di 1.462 abitanti della provincia di Bari. Fu un tempo feudo della famiglia Orsini che diede il proprio nome al paese.
Indice |
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Territorio e Risorse
Poggiorsini, è aggrappato con le sue rade case alla parte più alta delle Murgie. Ha circa 1500 abitanti e prende iI nome dal fatto che anticamente fu feudo degli Orsini. È il più piccolo centro urbano dell'Alta Murgia ma ed anche il comune di più recente formazione avendo acquisito solo nel 1957 l'autonomia amministrativa su di un'area la cui estensione supera appena i 42 kmq. Affacciato al margine del vallone del torrente Roviniero che è l'affluente di sinistra del Basentello. Vi si giunge percorrendo, all'uscita di Spinazzola, la statale 169 per Genzano di Lucania in direzione sud-est seguendo il profondo avvallamento delta Fossa Premurgiana. Dopo aver rasentato l'altopiano del Garagnone, il gradino delle Murge si alza ripidamente, interrotto da profonde lame. Allo sbocco di una lama c'è Ia masseria del Garagnone dopo Ia quale c'è II breve tronco di strada che porta a Poggiorsini. La campagna è molto varia: uliveti e vigneti si alternano ad ampi tratti coltivati a cereali degradanti verso il vallone.
La sua elevata posizione sull’altopiano delle Murge offre un panorama molto suggestivo sul paesaggio murgiano e sulle valli dcl torrente Roviniero, affluente del Basentello. Resa accogliente dat suo clima mite, Poggiorsini ha una campagna fertile e rigogliosa dove uliveti e vigneti si alternano a vaste distese coltivate a cereali. Non manca la vegetazione spontanea tipicamente mediterranea, con stupende orchidee (circa 50 specie) che fioriscono sulle Murge.
La storia di questa piccola cittadina si intreccia tuttavia con la storia più antica dell'AltaMurgia e, in particolare, con la storia che si è sedimentata tra il Costone murgiano e la Fossa Bradanica, lungo il tracciato di antichissimi fratturi che prepararono sicuramente il fondo alla successiva "costruzione" della via Appia più o meno coincidente con l'attuale strada statale 97.
Per questa sua strategica posizione, quasi a metà strada tra Silvium-Gravina e Ad Pinum-Spinazzola, tra l'Appia Antica e la via di Cipro (Tratture dei Pezzenti) percorsa dai Crociati, il sito fu certamente frequentato già a partire dal in milllennio a.C., anche grazie alla presenza di sorgenti d'acqua perenni che ancora scaturiscono nelle sue prossimità come fontana D'ogna, fontana Latrigna o i torrenti di Capo d'Acqua e di Roviniero. A favorire i primi insediamenti fu anche la presenza di cavità naturali come il complesso sistema rupestre delle Grottellini collocato ad ovest del paese, presso la masseria Salomone, quasi al limite della via Appia, di fronte alla Rocca del Garagnone. Si tratta di un sito archeologico importante e, fino ad oggi, ancora poco studiato, che va messo in relazione con altri siti limitrofi per completare un mosaico archeologico stratificato e di estremo interesse, dal Neolitico al tardo Medioevo. Ma è soprattutto a partire dal IV secolo a.C. che i reperti archeologici rinvenuti attestano una più consistente presenza di insediamenti sparsi lungo la via Appia e al sistema viario ad essa connesso. I 30 km dell'attua le perimetro dell'agro di Poggiorsini delimitano un territorio strategico, un crocevia obbligato ed esclusivo, almeno fino alla costruzione della via Traiana (lin secolo d.C.), per tutti coloro che con gli animali o con gli eserciti, attraversavano gli Appennini meridionali per dirigersi verso lo Jonio e l'Adriatico. L'archelogia insediativa di Poggiorsini perciò cela alla memoria segni importanti del passaggio di popoli e civiltà, teatro di alterne vicende umane collegate alla storia più generale del Mediterraneo.
[modifica] Storia di Poggiorsini
Storicamente, il suo territorio fu popolato sin dal Paleolitico antico, come attestano i numerosi resti archeologici che si rinvengono presso i più antichi insediamenti di Grottellini e Castel Garagnone. I suoi primi abitanti furono cacciatori, allevatori e agricoltori. Fu una stazione della via Appia antica e del tratturo regio MelfiCastellaneta.Il suo primo toponimo fu Monte Folicato, sostituito da Macchia Vetrana e Poggiorsini. Quest'ultimo nome gli fu imposto dai suoi padroni e signori Orsini.Nel Medioevo il suo territorio fece parte del feudo Castel Garagnone e appartenne agli Altavilla di Andria fino al 1190, quando fu tolto al conte Ruggero. Nel 1197 fu donato ai Cavalieri Gerosolimitani di Malta del Priorato di Barletta. Parte delle sue contrade furono dei Cavalieri Templari, di Istituzioni ecclesiastiche e di famiglie benestanti di Gravina. La famiglia Orsini ne fece una proprietà privata a partire dal 1609 e detenne il possesso sino al 1910. Gli Orsini trasformarono l'insediamento rurale in un centro urbano, dotandolo di infrastrutture servizi necessari. Essi fecero costruire il casale e il palazzo ducale (1723-1727), fecero erigere dalle fondamenta la chiesa parrocchia di Maria Santissima dei Sette Dolori (1726-1727). Nel 1810 gli Orsini perdettero il feudo di Gravina ed il territorio feudale di Poggiorsini. e il villaggio divenne frazione di Gravina, amministrato da questo Comune sino al 1957. Dal 1960 Poggiorsini ha un suo territorio ed una amministrazione eletta dai suoi abitanti. Oggi è considerato Comune d'Europa perchè gemellato con alcuni centri europei, interessati a progetti pilota per l'integrazione delle attività primarie con quelle del turismo e della cultura.
Un documento di epoca normanna, risalente al 1197, riporta il toponimo di Mons Folicatus cui si fa risalire la prima testimonianza scritta che attesta, appunto, l'esistenza di una contrada che risultava a quell'epoca già aggregata al Feudo Garagnone, dato in beneficio da Enrico vi a frate Diligio, Priore dell'Ordine dei Gerosolimitani di Barletta. Il toponimo ("fogliame") indica in modo esplicito l'esistenza di una ricca vegetazione spontanea che copriva le alture e la fossa intorno a Poggiorsini, di "fogliame", di macchie e arbusti. L'area si prestava ad essere utilizzata soprattutto da pastori che potevano trovare in loco terreni adatti al pascolo per le greggi ma anche un rifugio più lontano e al riparo dalle rappresaglie cui gli insediamenti più popolosi e vicini erano non di rado sottoposti, a causa delle vicende belliche legate alla penetrazione romana e alla lotta tra Tarante, Messapi e Lucani.
Solo a partire da un documento del 1197 è contem piato anche il toponimo Curtem Templi (Grottellini), un possedimento che appartenne quasi sicuramente ai Templari fino alla soppressione dell'Ordine nel 1308.
La riorganizzazione territoriale imposta dai Normanni determinò la costruzione di vari castelli come il presidio di Monte Serico, sopra il laghetto del Basentello e, nei pressi di Poggiorsini, del Castello di Garagnone, che si erge su di una rocca suggestiva a dominare il traffico lungo la via Appia. Allo stesso periodo si deve ascrivere la leggenda di Fontana D'ogna, situata nei pressi dell'attuale stazione ferroviaria di Poggiorsini. Si vuole infatti che la sorgente sia scaturita dallo scavo provocato dall'unghia del cavallo assetato di Orlando, il paladino di Francia, che, a sua volta, in preda alla pazzia, recise con la sua spada una roccia carsica del Costone murgiano.
Nel 1273 i territori comprendenti Monte Folicato, Grottelini e, ad est, Montegrosso risultano inclusi nel Feudo e nella Università di Gravina.
Il toponimo di Monte Folicato viene sostituito da quello di Macchia Vetrana {macula veterana), anch'esso in realtà un fitonimo indicante la presenza di macchie e boscaglie selvagge, come attesta un documento relativo al passaggio di proprietà in favore della famiglia degli Orsini, datato 1609. Prima di questa data il territorio intorno a Poggiorsini, in particolare il Feudo del Garagnone, sarà al centro di continue contese tra feudatari e tra questi e le Università di Gravina o di Altamura (in quanto i cittadini di quest'ultima beneficiavano di usi civici nel territorio del Garagnone).
Nel xvi secolo la contrada Macchia Vetrana registra la presenza di varie famiglie proprietarie a cui si aggiungono i frati Agostiniani e Francescani appartenenti ai rispettivi conventi della vicina Gravina e il cui apporto risulta decisivo per la stabilità e la consistenza dell'insediamento, specie dopo l'abbandono del casale del Garagnone.
Tuttavia, è a partire dal 1609 che la "Pezza di Macchiavetrana" si connota come un più stabile insediamento col nome di Poggio degli Orsini. La costruzione del Casale fu voluta dal duca Michele Antonio Orsini come risulta da un apprezzo del 1686. Gli Orsini operarono d'imperio e contro le consuetudini legate agli usi civici cui erano sottoposte alcune aree e, soprattutto, entrando in conflitto con l'Università di Gravina. Con l'intenzione di trasformare il casale in un embrione di "città" autonoma e tendenzialmente autosufficiente, gli Orsini razionalizzarono a loro modo, con ogni abuso, le attività economiche legate all'agricoltura e alla pastorizia, utilizzando le strutture rurali esistenti nel territorio. Fecero costruire dal 1723 al 1727 il palazzo ducale, la chiesa parrocchiale dedicata a Maria Santissima dei Sette Dolori con annesso cimitero, il molino, il forno, il mattatoio (costruzioni che il terribile terremoto del 1930 ridurrà in desolati ruderi).
Nel 1808 tutto il complesso di Poggiorsini divenne proprietà della città di Gravina. Verso la metà del secolo alcune case vengono costruite intorno al vecchio casale. Dal 1907, anno in cui il duca Filippo Bernoaldo abbandona i suoi possessi ormai venduti all'asta, si inaugura una nuova fase di gestione della borgata. Nel 1937, si apre ai fedeli la nuova chiesa parrocchiale, nuove costruzioni sorgono con uno sviluppo urbanistico a scacchiera intorno alla piazza del Popolo, nuovo centro della comunità. Seguendo questo percorso con orgoglio e tenacia la comunità di Poggiorsini invocò e infine ottenne l'autonomia amministrativa dalla città di Gravina nel 1957 e, dal 1960, uno stemma e un gonfalone di comune d'Italia e d'Europa.
[modifica] Le Murge
La sua elevata posizione sull'altopiano delle Murge offre un panorama molto suggestivo sul paesaggio murgiano e sulle valli dcl torrente Roviniero, affluente del Basentello. Resa accogliente dat suo clima mite, Poggiorsini ha una campagna fertile e rigogliosa dove uliveti e vigneti si alternano a vaste distese coltivate a cereali. Non manca la vegetazione spontanea tipicamente mediterranea, con stupende orchidee (circa 50 specie) che fioriscono sulle Murge
[modifica] Il Castello del Garagnone
Lungo il tracciato tra Gravina e Spinazzola, a 3 km da Poggiorsini, sorgeva il Castello del Garagnone. Il rinvenimento di iscrizioni d’età romana sembrano avallare l’ipotesi che il Garagnone insista sul luogo di fondazione dell’antica Silvium, città peuceta citata da Strabone, da Diodoro Siculo, da Livio, oltre che da vari itinerari antichi, come centro importante, posto sul percorso della via Appia e conquistato dai Romani nel 250 a.C. Proprio ai piedi della rocca doveva passare la via Appia.
Ma solo a partire dal XII secolo la storia del Garagnone incomincia a delinearsi con chiarezza. Nel 1129 compare per la prima volta in alcuni documenti il nome di Rogerius Varannone, feudatario di Terlizzi. Nel 1197 il castello viene donato ai Frati di San Giovanni Gerosolimitano di Barletta che lo conserveranno fino alla metà del XIV secolo. In più occasioni il Garagnone è citato come castello di Federico II. In particolare il castrum compare in un elenco di castelli e domus imperiali federiciani (lo Statum de reparatione catrorum del 1241-1246 ). Dopo la morte di Federico II, a anche gli Angioini prestarono particolare cura al Garagnone. L’importanza del castello derivava soprattutto dalla sua posizione privilegiata che insieme ai Castelli di Monte Serico e di Palazzo San Gervasio formava un sistema efficace di controllo e di difesa proprio ai confini della Basilicata. Funzione militare quindi ma non solo. Il castello e il casale sono presenti in cronache che indicavano anche l’importanza produttiva del luogo. Le notizia permettono di seguire le vicende del feudo almeno fino 1731 quando un terremoto distrugge il castello
[modifica] II Borgo antico
Il Borgo antico di Poggiorsini ha origini che risalgono alla seconda metà del XV secolo, quando inizia a prendere forma il Casale di Macchia Vetrana. Tale insediamento si poneva in relazione con una serie di strutture rurali sparse sul territorio circostante, in particolare a nord con la Fontana D'Ogna e a sud con la grande masseria per pecore Capoposta e con il torrente Roviniero. Il duca Michele Orsini, come risulta da un documento del 1686, fece costruire il Casale che funse da catalizzatore di pastori e braccianti in cerca di occupazione o di altre dimore. Una serie di addendi rurali trasformarono l'insediamento in un borgo rurale di una certa consistenza, oltre che di controllo e di presidio delle vie di comunicazione più importanti. Tra il 1723 e il 1727 furono costruiti il Palazzo Ducale e la nuova chiesa parrocchiale sempre per volere di un Orsini, Filippo Bernoaldo I, nipote del papa gravinese Benedetto xm. Da quel momento, intorno al palazzo, sorsero varie costruzioni più modeste. Abbandonato nel 1907 dagli Orsini, il palazzo divenne proprietà del Comune di Gravina nel 1917, ospitando i pochi servizi pubblici esistenti (scuola elementare, caserma dei Carabinieri, l'ufficio postale e quello dello Stato Civile, nonché la residenza del medico condotto). Nel 1930 il terremoto del Vulture compromise seriamente una parte consistente della struttura che verrà demolita nel 1934. Quello che resta dell'antico casale, del palazzo Ducale e della chiesa, ormai sconsacrata, di Santa Maria dei Sette Dolori è oggi in stato di abbandono nonostante alcuni lavori di restauro già eseguiti dalla Soprintendenza..
[modifica] La Chiesa Maria Santissima Addolorata
Fù costruita, a tre navate, subito dopo il terremoto del 1930, tra il 1933 e il 1937, e consacrata nel 1988. All'interno si conserva un pulpito ligneo realizzato da Vito Tritto di Acquaviva; dietro il fonte battesimale vi è una tela di datazione incerta con l'immagine di Sant'Antonio. Nella navata di sinistra è collocata la pregevole Deposizione settecentesca di Leonardo Antonio Olivieri
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Ignazio Di Mauro (lista civica Insieme) dal 14/06/2004 (secondo mandato)
Centralino del comune: 080 3237127 - 080 3237194
Posta elettronica: info@comune.poggiorsini.ba.it


