Sannicandro di Bari

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sannicandro di Bari
comune
Sannicandro di Bari – Stemma
Sannicandro di Bari – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Bari-Stemma2.png Bari
Amministrazione
Sindaco Vito Michele Domenico Novielli (lista civica) dall'08/05/2012
Territorio
Coordinate 41°00′00″N 16°48′00″E / 41°N 16.8°E41; 16.8 (Sannicandro di Bari)Coordinate: 41°00′00″N 16°48′00″E / 41°N 16.8°E41; 16.8 (Sannicandro di Bari)
Altitudine 183 m s.l.m.
Superficie 55 km²
Abitanti 9 780[1] (gennaio 2013)
Densità 177,82 ab./km²
Comuni confinanti Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Binetto, Bitetto, Bitritto, Cassano delle Murge, Grumo Appula
Altre informazioni
Cod. postale 70028
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072040
Cod. catastale I053
Targa BA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sannicandresi
Patrono san Giuseppe
Giorno festivo ultima domenica di giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sannicandro di Bari
Posizione del comune di Sannicandro di Bari all'interno della provincia di Bari
Posizione del comune di Sannicandro di Bari all'interno della provincia di Bari
Sito istituzionale

Sannicandro di Bari (Sannecàndre in dialetto barese, fino al 1863 chiamata San Nicandro) è un comune italiano di 9.780[2] abitanti, della provincia di Bari, in Puglia. Sorge a 183 m s.l.m., a 14 chilometri a sud del capoluogo. Famosa per il Castello Normanno-Svevo (Sannicandro di Bari) e per le olive dolci a cui è dedicata una sagra che si tiene la seconda domenica di ottobre. Nella notte tra il 25 ed il 26 giugno 1943, durante la seconda guerra mondiale, fu bombardata da bombardieri Royal Air Force, con il tragico bilancio di 87 vittime, specie donne, bambini ed anziani. Al paese fu donata la medaglia d'argento al merito civile per il soccorso ai feriti ancora sotto le macerie, ed il recupero delle vittime.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio di Sannicandro di Bari è interamente pianeggiante, tranne la fascia depressa attraversata dal torrente Picone in direzione sud-nord, e si estende per 5,5 km2. Il clima è tipicamente mediterraneo (fascia adriatica), con inverni miti ed estati calde, caratterizzati da periodi di forte siccità. Le colture prevalenti sono oliveti (specialità coratina), vigneti (uva da tavola e da vino), mandorleti ed ortaggi ad uso privato. Non mancano gli alberi da frutta come il fico, il melo cotogno, il ciliegio, il melograno, il fico d'India, il pesco, il pero e il percoco. La flora è quasi totalmente costituita da colture piantate dalla mano dall'uomo attraverso un duro lavoro su una terra con poca acqua. La vegetazione arborea spontanea è molto povera. La fauna è costituita da rari esemplari volpi, conigli selvatici, talpe e donnole. Suggestivo è il centro storico, caratterizzato dal castello di Federico II di Svevia, con le sue maestose torri bizantine, intorno a cui si snodano stupendi vicoli e vicoletti.

  • Classificazione sismica[3]: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 aggiornata al 16/01/2006 con le comunicazioni delle regioni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il corposo materiale archeologico rinvenuto dimostra che il territorio di Sannicandro fu colonizzato già in età magno greca e fu sede di un villaggio, denominato "Mezardo" <!—citazione delle fonti>>. Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, seguì le vicende di quest'area dell'Italia, finendo dopo alterne lotte nella sfera d'influenza dei Longobardi, che nel 585, per difendersi dai Bizantini, che miravano alla riconquista dell'Italia meridionale, costruirono un circuito di mura intorno al villaggio ed un castello al suo interno. A partire da quel momento, il piccolo casale fu chiamato "Castrum Mezardi". L'imperatore bizantino Costante II lo distrusse, riducendolo a un ammasso di rovine, ma già nell'VIII un gruppo di monaci basiliani, fuggiti dall'oriente in seguito alla persecuzione iconoclasta, scelsero Castel Mezardo come luogo adatto per fissare la loro dimora e vi costruirono una Chiesa dedicata a San Nicandro, vescovo e martire di Myra. "Castrum Mezardi" fu per questo ribattezzato "Sannicandro".

A Sannicandro nel 1773 vivevano 1974 abitanti, la maggior parte dei quali aveva la propria abitazione nelle immediate vicinanze del castello baronale. Una fonte di guadagno per San-Nicandro derivava dall’allevamento di 10.000 animali ovini e suini.

Dai documenti risulta che a San-Nicandro agli inizi dell’Ottocento su 5000 ettari complessivi era coperto per circa il 12% da vigneti, per il 63% da seminativi, per il 13% da orti e per il 25% da boschi. Poco significativa era la presenza di uliveti.

V’era quindi sufficiente spazio per il pascolo. Gli animali erano portati ogni mattina nei boschi per il pascolo. Al tramonto venivano condotti nel paese ove vivevano a stretto contatto con la gente nelle stesse case. I liquami degli animali e delle persone confluivano in un fosso addossato alle mura del castello, ricavato dall’antico fossato munito di due bocche da cui poi nei mesi estivi venivano estratti e trasportati nei campi. Mentre all’esterno dell’abitato cominciavano i lavori della nuova chiesa matrice, all’interno le condizioni di vita erano pessime.

In mezzo all’abitato esisteva l’antico castello o palazzo comunale, circondato da una strada fiancheggiata da abitazioni private. In un lato di questo castello ed attaccato alle sue mura vi era l’antico fosso dove defluivano le acque delle diverse strade interne.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'argento al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Merito Civile
— settembre 1943

La città è stata bombardata nel 1943 dalle truppe alleate

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture civili e militari[modifica | modifica sorgente]

Castello normanno-svevo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello Normanno-Svevo di Sannicandro di Bari.
"castello normanno svevo"
Castello normanno svevo

Nel comune di Sannicandro esisteva in mezzo all’abitato l’antico castello o palazzo comunale, circondato da una strada fiancheggiata da abitazioni private. In un lato di questo castello ed attaccato alle sue mura vi era l’antico fosso dove defluivano le acque delle diverse strade interne, in particolare quelle che venivano dalla strada dell’Ospedale. Questo fosso un tempo scoperto, fu coperto da una volta In esso esistevano canali di scolo attraverso i quali le acque si radunavano e due bocche per poterle estrarre come se fossero cisterne. Le acque che vi si raccoglievano per l’intero anno, putride e malsane, emanavano dalle bocche una esalazione pessima, che in estate si accresceva infinitamente allorché le acque riscaldate si mettevano in fermentazione. Le esalazioni erano così micidiali che sarebbero state capaci di far mancare all’istante la vita se si fosse respirato vicino alle bocche. Perciò ad onta dell’aria elevata del comune, gli abitanti erano soggetti a malattie infettive endemiche. Nel marzo del 1816 gli amministratori chiesero che questo inconveniente fosse tolto e l’ingegner Gimma con un consigliere di Intendenza esaminò l’abitato per trovare una soluzione.

Il Castello di Sannicandro di Bari sorge nella zona medievale del paese, tra le caratteristiche case a scalinata esterna, ed è circondato dall'antico fossato svevo, colmato e trasformato in strada solo nel 1836. È composto di due parti distinte messe l'una nell'altra, costruite in epoche distanti tra loro, ad opera dei Bizantini e degli Svevi.

Il monumento ai Caduti[modifica | modifica sorgente]

Monumento ai caduti di sannicandro di bari

Situato in piazza Unità d'Italia (una volta Parco della Rimembranza) è dedicato ai 127 militari sannicandresi caduti durante la prima guerra mondiale e alla seconda guerra mondiale. Eretto nel 1929 su iniziativa di don Cosimo Losurdo su progetto dell'architetto barese Saverio Dioguardi. La campana, detta Augustea, che pende dall'alto del monumento fu realizzata con il bronzo dei cannoni austriaci.

Altri monumenti e lapidi[modifica | modifica sorgente]

La più antica lapide è quella che era fissata nel muro che chiude il grande portale esterno del castello. In essa è trascritta in latino una sentenza del re Filippo III di Spagna, dell'anno 1602, contro il conte di Conversano Antonio Acquaviva d'Aragona, il quale pretendeva far da giudice nelle cause fra gli abitanti della baronia. Approfittando sull'ignoranza del popolo minuto, scrisse sulla lapide "Per allestire il banchetto ai numerosi operai che lavorarono per la costruzione del castello, furono spesi 100 ducati (£ 425) di solo prezzemolo". Ora la lapide si trova negli scantinati del castello normanno svevo. Una seconda lapide già apposta sul frontale del vecchio municipio, ora sul retro del monumento ai caduti, ricorda i tre sannicandresi Nicola Caputo, Giovanni Riccardi e Tommaso Del Re, caduti nell'imboscata di Dogali, nella colonia Eritrea il 26 gennaio 1887 durante la guerra coloniale. Accanto alla predetta lapide, sempre sul retro del monumento ai caduti, è stata collocata una lapide in memoria dell'alpino della Julia Pasquale Mauro Scalera, concittadino, deceduto a causa di un incidente in attività di addestramento sul Montasio il 20 settembre 2007.
Nel cimitero sorge il monumento ossario per gli ottantanove cittadini vittime del bombardamento aereo subito da Sannicandro la notte tra il 25 e 26 giugno 1943. Fu progettato dall'ingegnere Domenico Lobalsamo. A ricordo del tragico evento sono collocate anche una lapide ed una croce su un basamento di marmo in largo Carmine, ove sorgeva la vecchia Chiesa del Carmine, e un monumento in Piazza Caduti 26 giugno (Spirito Santo) con i nomi delle vittime. L'ultimo monumento, in ordine cronologico, è quello dedicato a San Nicandro vescovo di Myra, collocato in piazza Cesare Battisti. La statua bronzea ha le fattezze delle antiche statue greche e il piedistallo, con la scritta San Nicandro Vescovo di Myra in italiano e greco, racchiude le preghiere che i sannicandresi hanno scritto al santo e vuole rappresentare il mare, simboleggiando l'unione tra oriente e occidente. L'opera è stata eseguita dallo scultore Vito Sabini sulla base dei disegni di mons. Giacomo Giampetruzzi, ed è stata inaugurata il 5 novembre 2005 (giorno della memoria del santo) alla presenza di S.E. Chrysostomos Kalaitsis, attuale vescovo di Myra e di monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Santa Maria Assunta[modifica | modifica sorgente]

"Chiesa S. Maria Assunta"
Chiesa S. Maria Assunta

Fuori del paese esisteva l'antica chiesa dedicata all'Assunta della lunghezza di 13 metri e larghezza metri 10 circa, chiaramente insufficiente a contenere la popolazione che, specialmente durante le feste, vi accorreva numerosa per partecipare alle sacre funzioni.

A Sannicandro oltre a quelle interne c'erano diverse chiese poste fuori dell'abitato: la chiesa di San Gio-vanni, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, la chiesa di Santa Maria di Torre, la chiesa di Santa Maria della Pietà.

Nel 1815 le cose cambiarono radicalmente, perché si cominciò a parlare di una nuova chiesa. In quell'anno il comune di Sannicandro affidò all'architetto Giuseppe Gimma l'incarico di fare i disegni di una nuova chiesa; questi assunse anche la direzione dei lavori avvalendosi dell'opera dei maestri muratori Francesco Schiavulli e Michelangelo Squicciarini sotto la garanzia fideiussoria di Antonio Mossa. L'architetto Giuseppe Gimma si trovava a Sannicandro perché era stato incaricato dall'Intendenza di progettare il ripristino degli argini ad uno dei laghi che circondavano il paese. Negli anni 1815 e 1816 si dedicò come progettista e direttore dei lavori alla costruzione della Chiesa Matrice.

Quasi tutta la chiesa è stata costruita in pietra viva ricavata dalle cave esistenti nel territorio e non in tufo, in quanto questo materiale era ritenuto più costoso.

Chiesa del Carmine[modifica | modifica sorgente]

Maria ss del carmine sannicandro

È la seconda chiesa principale di Sannicandro di Bari. L'attuale chiesa è la ricostruzione della vecchia, voluta dal canonico Leonardo Carnicella, al quale è dedicata una via del paese, che fu distrutta dal bombardamento aereo che colpì Sannicandro nella notte tra il 25 e il 26 giugno del 1943 e che era ubicata nelle vicinanze del Castello Normanno Svevo, in Largo Carmine, ove oggi sorgono una lapide ed un monumento. La nuova Chiesa sorge infatti nella zona tra la via per Adelfia e la via per Bari. Col contributo dello Stato e dei cittadini la Chiesa del Carmine, sorta nel 1651, è stata ricostruita, come detto, in luogo diverso, ed aperta al culto dal 21 dicembre 1958, ed è stata elevata a Parrocchia, diventandone la seconda di Sannicandro. Solo l'Immagine della Madonna restò intatta: il 16 luglio è portata in processione, seguita da una moltitudine di fedeli.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[4]
Molta popolazione sannicandrese è emigrata all’estero verso città come Toronto (Canada), New York e Germania

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Qualche decennio fa a Sannicandro di Bari, c'era una scuola superiore denominata "agraria" per il tipo di indirizzo e di specializzazione che forniva, agrario appunto; come lo si può anche notare dalla conformità del territorio prevalentemente adatto ad ospitare oliveti e vigneti.

Ricordiamo un famoso detto popolare della fine del Settecento: "I sent' daffèor, e i puorc da jind" per indicare che alla fine del Settecento a Sannicandro, c'erano gli animali da cortile nelle case degli abitanti: maiali, capre e conigli, come in tutto il meridione d'altronde, e le chiese maggiori, fuori dalle mura interne.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Cicerchie[modifica | modifica sorgente]

La cicerchia (i gnagnaul) è un legume molto citato a Sannicandro, soprattutto in forma dialettale, ma anche un legume prezioso che ha il sapore un po' di ceci, un po' di fave ed un po' di lenticchie. Si mangia bollita, condita con olio d'oliva abbondante. Si conserva secca e si mette a bagno almeno 12 ore prima della cottura (con un cucchiaio di sale o meglio di bicarbonato). Può essere preparata con un brodo di cotica o fatta stufare con mezza cipolla, una carota, sedano, aglio e tre cucchiai abbondanti del nostro olio d'oliva.

Involtini[modifica | modifica sorgente]

È un piatto che si prepara con le interiora di agnello: fegato, cuore, polmone, retina e budelline.

Orecchiette con le cime di rape[modifica | modifica sorgente]

Piatto a base di orecchiette con aggiunta di cime di rapa (racemi ancora non fioriti della Brassica campestris, varietà cymosa) e talvolta di piccoli pezzi di mollica di pane soffritta.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Dal 2006 l' Associazione Amici della Musica Giuseppe Verdi organizza, in collaborazione con il Comune di Sannicandro di Bari e con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Puglia, della Provincia di Bari e della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, il Concorso Internazionale per Corno Federico II di Svevia, a cui partecipano musicisti di tutto il mondo. Solitamente si svolge nei mesi di agosto o settembre.

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

Memoria di San Nicandro 4 e 5 novembre Riscoperta da qualche anno per l'interessamento di Mons. Giacomo Giampetruzzi e del Parroco, Don Nicola Rotundo, la memoria di San Nicandro onora il primo Vescovo di Myra (cattedra del più noto San Nicola) ordinato dal Vescovo Tito, discepolo di San Paolo, martirizzato per volere del governatore Libanio. Il Santo ha dato il toponimo al nostro paese. Da qualche anno nella Chiesa Matrice è gelosamente custodita una reliquia di San Nicandro, proveniente dalla Diocesi di Roma. L'esatta memoria liturgica cade il 4 novembre, ma la concomitanza con la memoria di San Carlo Borromeo, rende opportuno il rinvio della solenne concelebrazione presieduta per tradizione consolidata da un vescovo, al giorno successivo, e vede la presenza di una delegazione della Chiesa Ortodossa, guidata dal rispettivo Vescovo. La presenza degli ortodossi indica la vocazione ecumenica della festa, in quanto San Nicandro, al pari di San Nicola è venerato anche nella Chiesa Orientale. Suggestivi i canti e le preghiere "vespri" che gli ortodossi rivolgono al Santo il 4 novembre, al termine delle quali si tiene un momento conviviale semplice ma sentito tra la comunità parrocchiale e la comunità ortodossa, specie rumena, presente in paese.

La Quarantana[modifica | modifica sorgente]

(mercoledì delle Ceneri) La tradizionale processione che annuncia la fine del carnevale. È tipica la figura di "Arunz", fantoccio per l'appunto simbolo del carnevale, che viene portato in processione per le strade cittadine e poi bruciato in piazza.

La Madonna di Torre[modifica | modifica sorgente]

(lunedì dell'Angelo) La Madonna di torre è una piccola chiesa situata nella campagna limitrofa al paese. Durante il lunedì dell'angelo viene portato in processione per le vie cittadine un quadro raffigurante la Madonna. L'occasione è buona, data la stagione, per organizzare una scampagnata nei pressi della chiesa.

San Giuseppe[modifica | modifica sorgente]

(ultima domenica di giugno) Sicuramente la festa religiosa più importante del paese. Tradizionale è la processione della domenica mattina, dove il parroco della Chiesa dell'Assunta consegna alla statua del Santo patrono le chiavi della città, simbolo tangibile della profonda venerazione della popolazione verso il patrono. È divenuto ormai una consuetudine, il lancio di un pallone aerostatico al termine della processione come anche la manifestazione pirotecnica che normalmente si svolge alla fine della giornata, degna conclusione della celebrazione.

L'abitino dei Quattro Cantoni e la Madonna del Carmine[modifica | modifica sorgente]

(15 e 16 luglio) Nel contesto della festa religiosa della seconda parrocchia sannicandrese, il Carmine, per l'appunto, si inserisce la manifestazione dell'abitino dei Quattro Cantoni, meglio conosciuta come "U Pizz'kellò". Questa manifestazione ha origini antiche. Nei decenni scorsi si svolgeva al termine delle fatiche dei campi, ed era un modo per attirare l'attenzione delle ragazze. Il gioco consisteva e consiste tutt'oggi nel realizzare una piramide umana, composta da nove persone che deve avanzare su un percorso rettilineo. I "Quattro Cantoni" sono le quattro contrade del paese (ossia Assunta, Torre, Carmine e Castello) che si sfidano in gare ad eliminazione diretta. Rimarrà solo una contrada che sarà la trionfatrice del Pizz'kello!
La Madonna del Carmine è anche memoria storica, legata alla notte tra il 25 e 26 giugno del 1943 (testimonianza dell'accaduto) nella quale squadroni di bombardieri inglesi devastarono con lancio di due bombe, l'inoffensiva comunità sannicandrese, provocando la morte di 87 concittadini. Fu distrutta anche la Chiesa del Carmine... solo l'Immagine della Madonna restò intatta: il 16 luglio è portata in processione, seguita da una moltitudine di fedeli.

Festa dell'Assunta[modifica | modifica sorgente]

(14 e 15 agosto) Una grande fiaccolata si snoda dalla Chiesa Madre alla Sacra immagine scultorea della Madonna dell'Assunta in via Diaz. Nelle stradine del paese vengono allestiti piccoli altari devozionali.

Festa della Madonna delle Grazie[modifica | modifica sorgente]

(7 settembre) Questa festa rientra nella tradizione come momento di aggregazione rionale. È famosa soprattutto per l'arrosto alla brace del "pezzetto", dei fegatini e della salsiccia, che sono degustati lungo la strada che porta all'omonima chiesetta.

Festa del Crocifisso[modifica | modifica sorgente]

(quarta domenica di settembre) Molto simile alla festa patronale e allestita dal Comitato Feste Patronali. La festa prende avvio dal momento in cui padre Balsaniello, era il 27 settembre 1731, donò una particella della Santa Croce di Cristo alla Chiesa del Purgatorio che diventò così del Crocifisso, in quanto la Sacra Reliquia fu incastonata in una teca posta in un crocifisso in argento. Da quel momento il Crocifisso è portato in processione e, al centro del paese, è innalzato dal Parroco a protezione degli antichi quattro cantoni di Sannicandro.

Sagre[modifica | modifica sorgente]

Sagra delle olive[modifica | modifica sorgente]

(seconda domenica di ottobre) È la festa che attira più gente al paese, organizzata dall'associazione ARCI di Sannicandro di Bari. Nella piazza del castello vengono allestiti stand di olivicoltori. Vengono offerti ai visitatori degustazioni di olio e di altri prodotti locali. Il tutto è accompagnato da musica con artisti famosi in campo nazionale. Da un paio d'anni, inoltre, durante la manifestazione si svolgono visite guidate al castello normanno-svevo nell'ambito del progetto "I Princìpi"

Sagra delle Orecchiette[5][modifica | modifica sorgente]

(Week-end prima della festa del Crocifisso) È una festa nata dalla scoperta che le orecchiette sono state create a Sannicandro di Bari! Le orecchiette, semplice e squisita specialità sannicandrese, sono strettamente legate alla storia e alla cultura del territorio. Insigni studiosi di enogastronomia pugliese - ricordiamo qui solo il più autorevole, il professor Luigi Sada - hanno dimostrato che le orecchiette avrebbero proprio avuto origine nel territorio di Sannicandro, durante la dominazione normanno-sveva, tra il XII e il XIII secolo. Secondo il professor Sada, un'interessante caratteristica delle orecchiette, legata al particolare atteggiamento di protezione nei confronti della comunità israelitica locale da parte dei normanno-svevi, è la loro probabile derivazione da alcune ricette della tradizione ebraica, come le orecchie di Haman - l'antagonista del libro di Esther - che ritroviamo, ad esempio, in alcuni dolci sefarditi oppure nelle croisettes, un tipo di pasta preparato nelle vallate occitane del Piemonte, lontana parente delle orecchiette di Sannicandro anche nella probabile influenza mediorientale.

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

  • Biblioteche
  • Associazioni
  • Musei
  • Università della terza età
  • Scuola Media "A.Manzoni"

Persone legate a Sannicandro di Bari[modifica | modifica sorgente]

  • Vito Angiuli, vescovo
  • Domenico Losurdo, storico della filosofia
  • Giovanni Arcamone (1732-1793), vescovo. Nato a Sannicandro di Bari nel 1732 dal cavaliere Filippo Arcamone, duca di S. Demetrio e feudatario di Sannicandro di Bari, e da Donna Vittoria Caracciolo, e battezzato nella chiesa matrice di Sannicandro di Bari, a dodici anni inizia il noviziato a Napoli, nella congregazione dei Teatini, presso S. Paolo Maggiore. A ventitré anni viene ordinato sacerdote, tra il 1783 e il 1786 è preposito generale dell'Ordine Teatino, ed infine nel 1792 viene nominato vescovo della diocesi di Lucera, ove muore nel 1793. Le sue spoglie mortali riposano nella chiesa del Carmine di Lucera, ove furono traslate nel 1889.[6]

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia del paese è basata prevalentemente sulla coltura dell'olivo e sulla vendita dell'olio.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Dal maggio 2012 si è insediata l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Vito Michele Domenico Novielli, lista civica a prevalenza centro sinistra. La nuova consigliatura vede la riduzione del numero dei consiglieri comunali che passano da 17 a 11, sindaco compreso e dei componenti la giunta, che passano da 7 a 5. Il Sindaco che mantiene il record di durata del mandato, è invece l'avv. Antonio Baccellieri, eletto nel 2002, riconfermato nel 2007, in carica fino al 2012 e non immediatamente rieleggibile, per aver espletato due mandati consecutivi. L'attuale amministrazione perde la presenza in giunta dell'assessorato all'agricoltura e dell'assessorato alle politiche giovanili, per i quali hanno una speciale delega, non assessorile, due consiglieri di maggioranza all'uopo designati.

Sport[modifica | modifica sorgente]

È presente una squadra di calcio che attualmente milita in 2ª divisione (A.s.d Real Sannicandro)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente a gennaio 2013.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente a gennaio 2013
  3. ^ Classificazione sismica dei comuni italiani, Protezione Civile. URL consultato il 4 febbraio 2011.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Per mancanza di fondi non viene organizzata dal 2006
  6. ^ La riscoperta della figura di Mons. Arcamone, al quale un tempo era intitolata l'attuale via Biagio Azzone, si deve all'opera di Don Nicola Rotundo. Il 6 novembre 2012 è stato presentato il volume, dello stesso Don Nicola Rotundo, " Mons. Giovanni Arcamone C.R. (di Sannicandro di Bari) Vescovo di Lucera".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]