Battaglia di Dogali
| Battaglia di Dogali | |||||||
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| Parte Guerra di Abissinia | |||||||
Battaglia di Dogali |
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| Schieramenti | |||||||
| Comandanti | |||||||
| Effettivi | |||||||
| 548 uomini | circa 7.000 uomini | ||||||
| Perdite | |||||||
| 461 morti | 1.071 morti | ||||||
La Battaglia di Dogali fu combattuta tra le truppe del Regno d'Italia e le forze abissine durante la prime fase di espansione italiana in Eritrea.
Indice |
[modifica] La premessa alla battaglia
La mattina del 25 gennaio 1887 il maggiore Boretti, comandante italiano del forte di Saati, dopo aver respinto il giorno precedente un assalto di circa 25.000 abissini con soli 1167 uomini (dei quali 1000 eritrei e 167 italiani) e due batterie di artiglieria, che causarono gravi perdite tra le file indigene, si rese conto che non avrebbe potuto resistere ad un altro attacco visto che al forte scarseggiavano viveri e munizioni. Così chiese rifornimenti al forte di Moncullo.
[modifica] La battaglia
La mattina del 26 partirono i rifornimenti di generi alimentari, munizioni e venne inviata anche una colonna di rinforzo, formata da 548 soldati, comandata dal tenente colonnello De Cristoforis. La colonna fu però avvistata da alcuni guerrieri etiopici vicino alla località di Dogali. Ras Alula, generale abissino e signore di Asmara[1], invece di riprendere l'attacco del forte di Saati decise di assaltare la colonna in movimento. Nella stessa mattina la colonna fu attaccata da circa 7000 abissini. Gli italiani ripiegarono su una collinetta che si affacciava sulla valle e resistettero fin quando non terminarono le munizioni e a quel punto si arrangiarono come meglio poterono. Dopo quattro ore di combattimenti la colonna fu completamente travolta con lo stesso De Cristoforis che perì sotto le lance abissine.
Successivamente fu mandata una nuova colonna in aiuto a De Cristoforis che tuttavia arrivò, a battaglia conclusa, trovando solo qualche ferito superstite. Da parte italiana si salvarono solo un ufficiale e 86 soldati, mentre gli etiopi ebbero qualche centinaio di morti.
[modifica] Le conseguenze politiche
La mossa di Ras Alula provocò una frattura nelle relazioni tra re Giovanni IV d'Etiopia e l'Italia[2]: le competenze per la colonizzazione dell'Eritrea passarono dal ministero degli Esteri a quello della Guerra, inoltre il governo italiano rafforzò il proprio appoggio a Menelik per minare l'autorità di re Giovanni IV e di Ras Alula.[1]
In Italia vennero anche costruiti dei monumenti in onore dei soldati caduti come ad esempio "Piazza dei Cinquecento" a Roma che venne nominata così per i circa cinquecento italiani che presero parte alla battaglia.
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ a b R. A. Caulk. Firearms and princely power in Ethiopia in the nineteenth century, in: The Journal of African History anno XIII, numero 4, pp. 609-630. Cambridge (GB), 1972.
- ^ Haggai Erlich. Alula, "the son of Qubi": a "king's man" in Ethiopia, in: The Journal of African History, anno XV, numero 2, pp. 261-274. Cambridge (GB), 1974.