Mare nostrum

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La locuzione latina Mare nostrum, tradotta letteralmente, significa il nostro mare.

L'Impero romano nell'anno 117, sotto Traiano, ai tempi della sua massima estensione territoriale (6,5 milioni di chilometri quadrati).

Mare nostrum fu il nome romano per il Mar Mediterraneo. Negli anni successivi al Risorgimento, il termine venne rivisitato dai nazionalisti italiani che ritenevano che l'Italia fosse lo stato successore dell'Impero romano[1] e come tale avrebbe dovuto riprendere il controllo degli ex-territori romani nel Mediterraneo.

Uso in epoca romana[modifica | modifica sorgente]

I Romani, quando ancora erano lontani i secoli del "popolo di navigatori santi e poeti", ai legni delle navi traballanti sull'acqua hanno sempre preferito la terraferma, tanto è vero che contro la flotta di Cartagine vinsero solo grazie al "corvo", cioè a ponti volanti d'abbordaggio che si agganciavano alle navi nemiche grazie a degli "artigli" (il nome deriva dalla somiglianza di questo dispositivo con la zampa di un corvo) permettendo così di invaderne il ponte e trasformare la battaglia navale in lotta corpo a corpo.

Il termine mare nostrum venne usato originariamente nella roma antica per riferirsi al Mar Mediterraneo dopo la conquista della Sicilia, della Sardegna e della Corsica durante le Guerre romano-puniche, combattute contro Cartagine. Dal 30 a.C., il dominio romano si estendeva dalla Penisola iberica all'Egitto, e l'espressione mare nostrum cominciò ad essere usata per riferirsi a tutto il Mediterraneo[2]. Venivano impiegati anche altri nomi, come Mare Internum ("Mare Interno"); è attestato che l'espressione Mediterraneum Mare venne creata solo dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente[3].

Un'interessante e insolita coincidenza è che "Mar Ionio" in lingua albanese significa "mare nostro".

Uso da parte dei nazionalisti italiani[modifica | modifica sorgente]

L'unità d'Italia nel 1861 portò con sé la convinzione che l'Italia, politicamente e strategicamente, meritava un proprio impero coloniale d'oltremare, accanto a quelli delle altre potenze d'Europa, introducendo per la prima volta un rinnovato e moderno concetto di Mare nostrum.[4]

Il nazionalismo italiano durante la "Corsa per l'Africa" degli anni 1880, si batté per la creazione di un Impero coloniale italiano.

« Anche se la costa tripolina non fosse che una landa deserta, anche se non vi potessimo mandare un solo dei nostri contadini, né stabilire una sola fattoria commerciale, noi dovremmo impadronircene per non farci soffocare nel mare nostrum»
(Emilio Lupi[1])

Uso in epoca fascista[modifica | modifica sorgente]

Mappa del Mare Nostrum Italiano nel 1942: in verde i territori controllati dalla marina italiana, in rosso i territori controllati dagli alleati nell'estate del 1942.
Il progetto mussoliniano di un ingrandito Impero italiano - dopo l'eventuale vittoria dell'Asse - includeva l'Egitto, il Sudan, Gibuti ed il Kenya orientale. Questo impero ingrandito (limiti in verde) doveva essere la continuazione in Africa della Grande Italia (limiti in arancione)

Il termine venne nuovamente usato da Benito Mussolini e dalla propaganda fascista, in modo simile al lebensraum nazista. Secondo il Duce, già nel 1922, se si fosse governata bene la nazione «indirizzandola verso i suoi destini gloriosi», «proiettando gli italiani come una forza unica verso i compiti mondiali», facendo del Mediterraneo un lago italiano, si sarebbe inaugurato un periodo grandioso della storia italiana.[5][6]

Mussolini sognava di ripristinare la potenza dell'Impero romano antico in chiave moderna e considerava l'Italia la principale potenza mediterranea dopo la prima guerra mondiale[7]. Dichiarò infatti che "Il XX secolo è il secolo della potenza italiana" e creò una marina militare tra le più potenti al mondo per controllare il Mediterraneo[8].

In realtà, la nazione che dominava il Mediterraneo nel 1940 era il Regno Unito, che controllava lo Stretto di Gibilterra e il Canale di Suez, oltre a possedere le poderose basi navali di Gibilterra, Malta, Alessandria d'Egitto e Cipro.

Quando l'Italia entrò nella seconda guerra mondiale (10 giugno 1940) era già una grande potenza mediterranea, controllando le sponde nord e sud del bacino centrale. La caduta della Francia (1940) rimosse la minaccia principale ad ovest, mentre l'occupazione italiana dell'Albania (1939), e successivamente l'occupazione della Grecia e di parte dell'Egitto, vennero intraprese per cercare di estendere il controllo dell'Asse ad est.

Mussolini sognava di creare una Grande Italia nel suo "Mare nostrum" e nel corso della seconda guerra mondiale insieme ad altri suoi gerarchi progettò - qualora si fosse fatta una conferenza di pace dopo la vittoria dell'Asse[9] - un ingrandimento dell'Impero italiano, che si sarebbe esteso dalle sponde mediterranee dell'Egitto alle rive dell'Oceano Indiano della Somalia e del Kenya orientale.
Questo progetto era basato nel congiungimento delle due sezioni dell'Impero italiano nel 1939 (la Libia italiana e l'Africa Orientale Italiana) tramite la conquista dell'Egitto e del Sudan[10]. Ad esso si sarebbero aggiunte la Somalia inglese (occupata temporaneamente nell'estate del 1940), Gibuti e la parte orientale del Kenya britannico[11].
Il progetto prevedeva una notevole colonizzazione di Italiani (oltre un milione da trasferire principalmente in Etiopia ed Eritrea e circa mezzo milione in Libia[12]), ed il controllo del Canale di Suez[13].

Nel novembre 1942 fu occupata la Tunisia, che fu aggiunta amministrativamente alla "Quarta Sponda" della Grande Italia, fino alla sua perdita nel maggio 1943[14].

Mussolini in più occasioni fece riferimento a fare del Mediterraneo un "lago italiano". Infatti, già nell'aprile 1926, in un discorso a Tripoli, avanzò l'idea di un mare nostrum, con una talassocrazia italiana sul Mediterraneo. Dopo l'occupazione italo-tedesca della Grecia e della Iugoslavia nell'aprile del 1941, il Duce incominciò a usare l'espressione (inizialmente in un discorso celebrativo ad Atene) di Mare Nostrum Italiano, riferendosi al Mediterraneo.

Questo obiettivo, tuttavia, è stato contestato per tutta la campagna dalle marine Alleate in mare e dai movimenti di Resistenza e dagli eserciti Alleati a terra. Per esempio, la Grecia venne facilmente incorporata nell'impero romano ma il nuovo stato greco si rivelò troppo potente per gli italiani e resistette accanitamente all'invasione fino a quando le forze tedesche non giunsero in aiuto dell'alleato italiano.

Tutti questi progetti, nonostante i periodi di ascesa dell'Asse durante la Battaglia del Mediterraneo, non furono mai completati e si conclusero con la capitolazione italiana dell'8 settembre 1943.

Aree del Mediterraneo controllate dall'Italia[modifica | modifica sorgente]

L'Italia controllava (direttamente o indirettamente) le coste delle seguenti nazioni e territori mediterranei quando Mussolini parlava di un Mare nostrum italiano nei suoi discorsi pronunciati tra il 1941 e il 1943:

La battaglia per il controllo del Mediterraneo[modifica | modifica sorgente]

La corazzata italiana Vittorio Veneto durante una delle battaglie navali nel Mediterraneo.

Dopo il collasso della Francia nel 1940, Mussolini iniziò a espandere il controllo marittimo italiano nel Mediterraneo centrale, attaccando i possedimenti britannici. Ciò innescò un conflitto, noto come Battaglia del Mediterraneo, che, dopo molti cambiamenti di fortuna, terminò con la vittoria degli Alleati.

Ci furono un serie di azioni di superficie (ad esempio, la battaglia di Capo Matapan, la battaglia di Punta Stilo, la battaglia di capo Teulada, la seconda battaglia della Sirte, la battaglia di mezzo giugno, la battaglia di mezzo agosto) tra le marine alleate e la Regia Marina italiana, durante le quali gli inglesi, in grado di sostituire le navi da guerra perdute ridistribuendole da altri teatri, alla fine preso il sopravvento.

La battaglia di Taranto nel 1940 fu un attacco aereo di successo sulla flotta italiana alla fonda nel porto: 21 aerosiluranti inglesi affondarono uno corazzata e ne danneggiarono altre due. La Regia Marina italiana, anche se si riprese lentamente da quell'attacco (che fu poi copiato dai giapponesi a Pearl Harbor), non era sconfitta e lo dimostrò nella battaglia di capo Teulada.

L'attacco di maggior successo della Marina italiana, tuttavia, si ebbe con l'Impresa di Alessandria quando, il 19 dicembre 1941, sei incursori della Regia Marina italiana, a bordo di tre mezzi d'assalto subacquei denominati colloquialmente maiali e tecnicamente siluri a lenta corsa, penetrarono nel porto di Alessandria d'Egitto ed affondarono con testate esplosive le due navi da battaglia britanniche HMS Queen Elizabeth e HMS Valiant, danneggiando inoltre la nave cisterna Sagona (7.750 t) ed il cacciatorpediniere HMS Jervis (1.690 t). Dopo questi affondamenti (e la distruzione contemporanea della Forza K britannica), la Marina italiana ottenne per alcuni mesi il controllo quasi totale del Mediterraneo centrale[15]. In questo modo la Regia Marina fu in grado di fornire le forniture militari e di carburante per la vittoria dell'Asse a Tobruk e per l'avanzata verso El Alamein in Egitto.

Controllo aereo del Mediterraneo[modifica | modifica sorgente]

SM.79 Sparviero in formazione sopra il Mediterraneo nel 1942.

La Regia Aeronautica scese in guerra con 3.296 aeroplani (1.332 bombardieri e 1.160 caccia) distribuiti in tutto l'Impero italiano, ma solo 1.796 esemplari erano in perfette condizioni per combattere. La maggior parte erano vecchi modelli, del tipo usato nella guerra di Spagna, e non potevano competere con gli aerei britannici del periodo.

Ma nell'aprile 1941, quando l'Italia iniziò insieme ai tedeschi a coordinare l'attacco dell'Asse nel Mediterraneo (occupando la Iugoslavia e la Grecia, nei Balcani, e contrattaccando in Libia), l'aeronautica italiana poté contare sul nuovo e competitivo Macchi C.202, in grado di combattere con successo contro gli "Spitfire" britannici. Questi aeroplani, sebbene in scarso numero, insieme ai nuovi Reggiane Re.2002 ed ai Messerschmitt Me.109 tedeschi, contesero il controllo dello spazio aereo maltese e libico alle squadriglie dell'Impero Britannico durante la vittoriosa campagna del general Erwin Rommel a Tobruk.

Uno dei più famosi aerei da combattimento italiani fu il bombardiere aerosilurante chiamato "Sparviero" (Savoia-Marchetti S.M.79)[16], che affondò molte navi Alleate nel Mediterraneo, soprattutto nel 1941 e nel 1942.

La Regia Aeronautica aveva un solo tipo di bombardiere a lungo raggio: i Piaggio P.108 B. Raggruppati nel "274 Gruppo Bombardieri", questi quadrimotori attaccarono ripetutamente dalla Sardegna Gibilterra durante l'estate 1942[17], sebbene con scarsi risultati.

Solo agli inizi del 1943 apparvero nei cieli della Tunisia i moderni Macchi C.205 e Reggiane Re.2005, ma non poterono far fronte alla schiacciante superiorità numerica degli aerei Alleati dopo l'intervento degli Stati Uniti in Nordafrica.

Il prezzo pagato dagli aviatori italiani per controllare il "Mare nostrum italiano" fu molto alto: nei primi mesi del 1943, quasi l'88% dei velivoli italiani utilizzati nel Mediterraneo fino ad allora erano stati distrutti in combattimento.

Controllo del Regio Esercito delle coste del Mare nostrum[modifica | modifica sorgente]

Mussolini sapeva che l'Esercito italiano non era in condizione di combattere una guerra mondiale dopo il suo coinvolgimento nella guerra civile spagnola e la conquista dell'Etiopia, e nel 1939 aveva promosso il Patto d'Acciaio tra Germania, Italia e Giappone per preparare (anche in funzione anti-Comintern) una guerra mondiale dopo il 1942, quando l'Unione Sovietica di Stalin sarebbe stata attaccata da Germania e Italia ad ovest (Russia europea) e dal Giappone ad est (Siberia orientale)[18].

Ma i risultati della "guerra lampo" in Polonia e Francia precipitarono gli eventi e così l'esercito italiano entrò in guerra in cattive condizioni, per un ordine sbagliato di Mussolini riteneva, erroneamente, che l'Inghilterra sarebbe sta sconfitta in poche settimane dopo la resa della Francia[19].

Il Regio Esercito cominciò la guerra con 73 divisioni (e una legione fascista di "Camicie Nere"), ma solo 19 erano completamente pronti per il combattimento nel giugno del 1940.

In effetti l'Italia durante i primi due anni di guerra aveva carri armati solo di piccole e medie dimensioni (come il Fiat M13/40 e il Fiat M15/42), che non potevano competere con i carri armati inglesi. Solo dall'estate 1943, gli italiani poterono contare su un carro armato pesante (il P40)[20], anche se furono impegnate in combattimento solo 5 unità prima dell'armistizio italiano del settembre 1943.
Inoltre, l'esercito italiano aveva buoni cacciacarri (come il Semovente 75/18)[21] e autoblindo (come l'AB40/41)[22].

Lentamente, le battute d'arresto iniziali italiane (sofferte soprattutto nelle colonie africane) furono corrette con l'aiuto tedesco e nella primavera del 1941 gli italiani iniziarono un'offensiva nei Balcani (Grecia e Jugoslavia) e nel Nord Africa (Libia).

Nell'estate/autunno del 1942 l'Esercito Italiano controllava il territorio costiero europeo del Mediterraneo dal Rodano nella Francia occupata, al Monte Olimpo in Grecia. Allo stesso modo controllava i territori costieri africani dalla Tunisia a El Alamein in Egitto. Questo dominio italiano era ulteriormente aumentato dal fatto che la maggior parte degli altri territori che si affacciano sul Mediterraneo appartenevano a paesi "amici" o alleati di Mussolini: la Spagna fascista del generale Francisco Franco, la Francia di Vichy e la Turchia di Kemal Ataturk.

In quei mesi Mussolini si riferiva al Mar Mediterraneo come Mare nostrum[23], in un modo simile a quello usato dagli antichi romani, quando dominavano il "Mondo Classico". In ogni caso bisogna ricordare che il Mare nostrum di Roma durò quasi sette secoli, mentre il Mare nostrum di Mussolini è durato solo un paio di anni.

L'esercito del Regno d'Italia subì quasi 210.000 morti nei combattimenti per il controllo dei territori del Mediterraneo tra il giugno 1940 e il settembre 1943, dall'invasione della Francia nel 1940 alla conquista della Jugoslavia e della Grecia nel 1941 alle battaglie per il Nord Africa (1940-1943).

Tutti i possedimenti d'oltremare dell'Italia nel Mar Mediterraneo (Dodecaneso italiano, Libia italiana, isola di Saseno, ecc.) furono perduti formalmente a seguito del trattato di pace con l'Italia (1947).

La Regia Marina e il Mare nostrum italiano[modifica | modifica sorgente]

Quando il 10 giugno 1940 l'Italia entrò nella seconda guerra mondiale, la Regia Marina era la quarta marina del mondo e aveva due basi principale a La Spezia e Taranto.
Aveva diverse navi da guerra moderne, con tecnologia leader in quel momento.

Il supporto aereo venne fornito dall'Aviazione Ausiliara per la Marina, il servizio aereo navale in tempo di guerra. L'Aviazione ausiliario era responsabile di tutti gli aerei e gli idrovolanti della Marina Militare italiana.

Le navi da guerra italiane avevano la reputazione, in generale, di essere ben progettate e di bell'aspetto. Ma alcune classi di incrociatore italiane erano piuttosto carenti in armatura.
Tutte le navi da guerra italiane mancarono di radar per la maggior parte della guerra, a differenza della Royal Navy britannica, e questo fattore fu determinante nelle battute d'arresto subite nel 1940 e all'inizio del 1941 (battaglie di Capo Matapan e di Punta Stilo). La mancanza del radar fu in parte compensata dal fatto che le navi da guerra italiane erano dotate di una buona telemetro e sistemi di "controllo-fuoco".
Inoltre, mentre i comandanti in mare britannici potevano nell'emergenza prendere decisioni in piena autonomia, i comandanti italiani dovevano interpellare la sala di comando di Supermarina, a Roma, dove si stabilivano sulla carta le operazioni da eseguire[24]. Questo a volte portava ad evitare un'azione quando gli italiani avevano un evidente vantaggio (ad esempio, durante l'"Operazione Hats").

Un altro fattore negativo era la scarsità di carburante, che ridusse il funzionamento delle corazzate e degli incrociatori italiani, soprattutto nel 1943.

Dopo l'affondamento di due corazzate britanniche ad Alessandria (Egitto), effettuato dai "maiali" (siluri a lenta corsa italiani), la Marina italiana cominciò a controllare il Mediterraneo per quasi un anno (dal dicembre 1941 al novembre 1942).

LA FLOTTA ITALIANA (1940-1943)
7 Corazzate (3 nuove da 35.000 ton.)
7 Incrociatori da 10.000 ton.
14 Incrociatori leggeri (meno di 8.000 ton.)
12 Cacciatorpediniere
28 Cacciatorpediniere moderni
19 Cacciatorpediniere antiquati
69 Torpediniere
117 Sottomarini
Nota: La portaerei italiana "Aquila" era pronta per essere consegnata alla Regia Marina quando l'Italia firmò l'armistizio nel 1943.

Nella stessa notte, la K Force ("Forza K"), composta da tre incrociatori e quattro cacciatorpediniere con sede a Malta, finì su un banco di mine italiano davanti a Tripoli. Affondarono un incrociatore (HMS Neptune) e un cacciatorpediniere (HMS Kandahar), mentre vennero gravemente danneggiati altri due incrociatori, l'Aurora e la Penelope e morirono oltre 900 uomini. La Forza K venne così messa fuori combattimento e le capacità offensive di Malta vennero ridotte al minimo; da quel momento in poi la marina italiana poté attaccare continuamente tutti i convogli di aiuti per l'isola, distruggendo decine di mercantili e affondare diverse imbarcazioni Alleate nel Mediterraneo che Mussolini cominciò a chiamare "Mare nostrum italiano".

In questi stessi mesi tutti gli scontri navali furono favorevoli all'Asse; il più importante di questi fu la cosiddetta "battaglia di mezzo agosto", nella quale gli inglesi persero la portaerei Eagle.

Nell'estate del 1942 la Regia Marina aveva anche pianificato un attacco contro New York, che fu rinviato per vari motivi e alla fine non fu mai effettuato.

Tuttavia, questo fu solo un breve periodo felice per Mussolini. I rifornimenti e il carburante di petrolio portato a Malta, nonostante le perdite pesanti, grazie all'Operazione Pedestal nel mese di agosto e lo sbarco alleato in Nord Africa, l'Operazione Torch, nel novembre del 1942, rovesciarono le sorti della guerra contro l'Italia. Dopo anni di stallo, le forze dell'Asse furono cacciate dalla Libia e dalla Tunisia in sei mesi dopo la battaglia di El Alamein, mentre le loro linee di rifornimento si assottigliavano giorno dopo giorno per via della crescente e schiacciante supremazia aerea e navale degli Alleati in quello che fino ad allora era il "Mare nostrum italiano" di Mussolini.

La Regia Marina eseguì bene e con coraggio[25] i suoi compiti di convoglio nel Nord Africa, ma rimase in posizione di svantaggio tecnico. Le navi italiane si basavano su un vantaggio di velocità, ma potevano essere facilmente danneggiati da colpi o siluri, a causa della loro armatura relativamente sottile. Il colpo mortale e definitivo alla Marina Militare italiana è stata la carenza di carburante, che ha costretto la sua unità principali a restare all'ancora per la maggior parte dell'ultimo anno dell'alleanza tra Italia e Germania.

La Marina Militare italiana ha subito enormi perdite tra il 10 giugno 1940 e l'8 settembre 1943: 28.937 morti a causa dell'affondamento di 13 incrociatori, 42 cacciatorpediniere, 41 fregate, 3 corvette, 84 sottomarini e molte imbarcazioni più piccole. Per dominare il Mediterraneo, in quegli anni, la Regia Marina perse 314.298 tonnellate di navi da guerra e affondò navi da guerra Alleate per 411.935 tonnellate.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Uso contemporaneo[modifica | modifica sorgente]

Il termine "Mare nostrum" venne scelto come il tema della Conferenza Inaugurale della Società di Diritto e Cultura del Mediterraneo, tenutasi nel giugno 2012 alla Facoltà di Legge dell'Università degli Studi di Cagliari, in Sardegna[26]. In questo uso contemporaneo, il termine è usato per mostrare la diversità delle culture mediterranee, con particolare attenzione agli scambi e alla cooperazione tra le nazioni del Mediterraneo[26]. Il disco Mare nostrum composto dal Solo Fresu, Galliano, Lundgren, è una citazione della Famosa Frase.

In seguito al naufragio di Lampedusa, il governo italiano, guidato dal Premier Letta, ha deciso di rafforzare il dispositivo nazionale per il pattugliamento del Canale di Sicilia autorizzando l'operazione «Mare nostrum», una missione militare ed umanitaria la cui finalità è di prestare soccorso ai clandestini prima che possano ripetersi altri tragici eventi nel Mediterraneo.
Il dispiegamento di forze, comprende, tra gli elicotteri, l'HH-139 SAR del 15º Stormo, rischierato a Trapani, per la ricerca e soccorso; aerei da ricognizione Piaggio P-180 ed un aeromobile Breguet Atlantic del 41º Stormo di Sigonella. Completano lo schieramento aereo i droni Predator B, i quali disponendo di una autonomia di 27 ore, possono acquisire immagini dai porti da cui salpano i barconi, consentendo alle unità di superficie di intercettarli appena fuori dalle acque territoriali dai quali sono partiti. La formazione navale è composta da cinque unità d’altura; una nave anfibia, la San Marco, due pattugliatori delle classi Costellazione e Comandati e due fregate classe Maestrale. È possibile che possano fungere da scorta alle altre navi, ma probabilmente opereranno in ambiti tattici più complessi congiuntamente con le altre marine dell'Africa Mediterranea, in particolare quella libica, in azioni militari contro trafficanti non solo di uomini, ma anche di armi.[27]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Lowe (2002), p.34
  2. ^ Couperus (1993), p.32
  3. ^ Online Etymology Dictionary. "Mediterranean". Accessed 29 agosto 2011.
  4. ^ Betts (1975), p.12
  5. ^ Benito Mussolini, Discorso della Sciesa di Milano, 4 ottobre 1922, in Orano, Le direttive del duce, 1937, pagina 37
  6. ^ Davide Rodogno Il nuovo ordine mediterraneo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003, pagg. 72-73
  7. ^ Anthony Rhodes, Propaganda: The art of persuasion: World War II, p70 1976, Chelsea House Publishers, New York
  8. ^ Fleming, Thomas. The New Dealers' War. Perseus Books,2001
  9. ^ Maravigna, General Pietro. Come abbiamo perduto la guerra in Africa. Le nostre prime colonie in Africa. Il conflitto mondiale e le operazioni in Africa Orientale e in Libia. Testimonianze e ricordi. p. 127
  10. ^ Rovighi, Alberto. Le Operazioni in Africa Orientale pag. 83
  11. ^ Antonicelli, Franco (1961). Trent'anni di storia italiana 1915 - 1945 pag. 107
  12. ^ 'Systematic "demographic colonization" was encouraged by Mussolini's government. A project initiated by Libya's governor, Italo Balbo, brought the first 20,000 settlers--the ventimilli--to Libya in a single convoy in October 1938....Plans envisioned an Italian colony of 500,000 settlers by the 1960s' (Una sistematica "colonizzazione demografica" fu incoraggiata dal governo di Mussolini. Un progetto iniziato dal governatore della Libia, Italo Balbo, portò i primi 20.000 coloni, detti Ventimilli, in Libia nell'ottobre 1938.....Progetti visionavano una colonia italiana di 500.000 coloni negli anni sessanta) da Chapin Metz, Hellen. Libya: A Country Study. Washington: GPO for the Library of Congress, 1987
  13. ^ Maravigna, General Pietro. Come abbiamo perduto la guerra in Africa. Le nostre prime colonie in Africa. Il conflitto mondiale e le operazioni in Africa Orientale e in Libia. Testimonianze e ricordi.pag. 183
  14. ^ Maravigna, General Pietro (1949). Come abbiamo perduto la guerra in Africa. Le nostre prime colonie in Africa. Il conflitto mondiale e le operazioni in Africa Orientale e in Libia. Testimonianze e ricordi. pag. 214
  15. ^ Blitzer, Wolf. Century of War. Friedman/Fairfax Publishers,2001
  16. ^ Savoia-Marchetti SM.79 - Italy
  17. ^ Piaggio P.108 Heavy Bomber - Comando Supremo
  18. ^ Mack Smith, Denis. Mussolini's Roman Empire. Fromm ed., 1976
  19. ^ De Felice, Renzo. Mussolini l'Alleato: Italia in guerra 1940-1943. Rizzoli, 1990
  20. ^ Carro P.40 - Comando Supremo
  21. ^ Semovente da 75/18 - Comando Supremo
  22. ^ Italy's Autoblinda AB 40, AB 41, AB 43 Armored Cars - World War II Vehicles, Tanks, and Airplanes
  23. ^ Lamb, Richard. Mussolini as Diplomat. Fromm Ed.,1999
  24. ^ Arrigo Petacco, La nostra guerra 1940-1945. L'avventura bellica tra bugie e verità, Mondadori; pagina 31
  25. ^ Blitzer, Wolf; Garibaldi, Luciano. Century of War. pag 151. Friedman/Fairfax Publishers. New Yoyk, 2001. ISBN 1-58663-342-2
  26. ^ a b International Law Prof Blog: Society for Mediterranean Law and Culture
  27. ^ L’OPERAZIONE MARE NOSTRUM | eurasia-rivista.org

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]