Regi corpi truppe coloniali

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Regi corpi truppe coloniali
Una cartolina rappresentante il gruppo squadroni amhara
Una cartolina rappresentante il gruppo squadroni amhara
Descrizione generale
Attiva 1885 - 1946
Nazione bandiera Regno d'Italia
Alleanza Triplice alleanza (1882-1915)
Intesa (1915-1918)
Asse (1938-1940)
Tripartito (1940-1943)
Alleati (1943-1945)
Battaglie/guerre Guerra d'Eritrea
Campagna contro i dervisci
Guerra d'Abissinia
Riconquista della Libia
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Comandanti
Comandanti degni di nota Oreste Baratieri
Antonio Baldissera
Amedeo di Savoia-Aosta
Amedeo Guillet

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

I regi corpi truppe coloniali (RCTC) erano dei corpi delle forze armate del Regno d'Italia nei quali vennero raggruppate tutte le truppe di ogni colonia, fino alla fine della seconda guerra mondiale in Africa.

Corpi[modifica | modifica wikitesto]

In tempi diversi furono costituiti i seguenti RCTC:

Dal 1936, con la creazione dell'Africa Orientale Italiana, i regi corpi truppe coloniali di Eritrea e Somalia confluirono nelle

che, sebbene non fregiate della denominazione di RCTC, ebbero la stessa funzione e le stesse specialità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli RCTC dipendevano direttamente dai governatori delle colonie italiane. Erano corpi autonomi pluriarma, con unità di fanteria, artiglieria, cavalleria e genio proprie. Dal 1924 agli RCTC di Tripolitania e Cirenaica e alle forze armata dell'AOI vennero aggregate le legioni e battaglioni della Milizia Coloniale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale.

Tutti gli ufficiali dei erano nazionali del Regio Esercito, mentre i sottufficiali e la truppa erano nella quasi totalità eritrei, somali, etiopi, libici ed in piccola parte yemeniti e sudanesi.

Queste truppe furono impiegate su tutti i fronti africani a partire dalla guerra d'Eritrea e dalla guerra di Abissinia, poi nella guerra italo-turca, fino riconquista della Libia. Nella campagna di conquista dell'Etiopia il RCTC d'Eritrea fornì un intero Corpo d'armata eritreo. Nel 1940 nel Regio Esercito erano presenti 256.000 ascari nell'Africa Orientale Italiana; di questi 182.000 erano stati reclutati in Africa orientale (Eritrea, Somalia ed Etiopia) e 74.000 in Libia durante la seconda guerra mondiale.

Specialità[modifica | modifica wikitesto]

Ascari schierati a Dessiè nel 1936.

I RCTC comprendevano sia specialità comuni a tutte le colonie, sia specialità peculiari, frutto della tradizione militare dei singoli luoghi:

  • Basci-buzuk: truppe irregolari impiegate per compiti di polizia in Eritrea. Costituirono in assoluto il primo reparto coloniale italiano, prima ancora della fondazione ufficiale della Colonia. Derivavano dalle truppe irregolari ottomane, ereditate dal Khedivato di Egitto e quindi dalla concessione italiana della baia di Assab. Organizzati in orde, furono gradualmente sostituiti dai reparti regolari (ascari)[1].
  • Ascari: gli ascari eritrei vengono costituiti nel 1888 e avrebbero combattuto per gli italiani fino alla caduta dell'Impero. La denominazione venne estesa a tutto il personale libico, somalo ed etiopico, non solo del Regio Esercito, ma anche della Regia Marina, della Regia Guardia di Finanza, della Regia Aeronautica, della Polizia dell'Africa italiana e della Milizia Forestale[2]. Oltre che i battaglioni di fanteria, gli ascari servivano anche nelle batterie di artiglieria indigene e, in AOI, negli squadroni di cavalleria coloniale (le famose "Penne di falco") montate su cavalli, mehari o bagalì (muletti etiopici). Organizzati in "Battaglioni indigeni", poi dal 1908 "Battaglioni eritrei" e "Battaglioni arabo-somali" ed infine dal 1936 solo "Battaglioni coloniali". In Libia a partire dal 1937, anno dell'annessione della colonia al territorio metropolitano italiano e della relativa estensione della cittadinanza a tutti i libici, la denominazione per i reparti di fanteria diventò "Battaglione fanteria libico".
Zaptié arabo di pattuglia a Tripoli con un carabiniere nazionale.
  • Zaptié: costituiti nel 1888 in Eritrea[1], erano il personale coloniale dei Reali Carabinieri. Il termine derivava dal turco zaptiye (polizia), che designava la polizia a cavallo ottomana reclutata nell'isola di Cipro. Vennero reclutati anche in tutte le altre colonie.
Dubat nella Somalia italiana (1938)
  • Dubat: fanteria irregolare somala, arruolata dal 1924 su direzione del maggiore Camillo Bechis[3]. Il nome significa "turbanti bianchi", a causa del copricapo che, insieme ad una gonna ("futa") ed una stola di traverso sul torace, tutti di stoffa rigorosamente bianca, ne costituivano l'abbigliamento. Organizzati in Bande armate di confine, erano dotati di equipaggiamento leggerissimo, per potersi spostare il più velocemente possibile, senza rifornimenti, che si procuravano sul posto. Furono costituite anche alcune bande di dubat cammellati, montati su dromedari.[4][5].
Meharisti nel deserto libico.
  • Spahis: cavalleria irregolare libica. Derivava dagli spahi, truppe scelte della cavalleria dell'Impero ottomano, che controllava anche la Libia fino al 1912[6]. Mentre i savari erano la cavalleria regolare di linea, organizzata come quella nazionale, gli spahis erano un corpo di cavalleria irregolare leggera, con compiti di esplorazione, scorta e soprattutto vigilanza dei confini[8] e caratterizzata da equipaggiamento, organizzazione e tattiche proprie[9].
  • Bande irregolari: nei primi anni dell'insediamento italiano ad Assab ed in Somalia fino alla guerra d'Etiopia, nel corno d'Africa gli italiani fecero grande uso di bande irregolari di mercenari, che prendevano il nome dell'area di provenienza o dal comandante proprietario. Rapidi e coraggiosi, in quanto mercenari si dimostrarono poco affidabili, passando spesso, soprattutto durante la guerra d'Abissinia, allo schieramento avversario.

Oltre agli ufficiali ed ai quadri, nei RCTC servirono anche reparti organici interamente formati da nazionali. Alcune di queste unità erano specifiche per l'impiego in colonia:

  • Cacciatori d'Africa: si trattava di unità composte da personale nazionale esclusivamente volontario, tratto da vari reparti e varie specialità, ed in seguito arruolato anche tra gli italiani residenti in colonia. Destinati all'impiego come cacciatori, ovvero come unità di fanteria veloci e leggere, ai reparti a piedi si affiancarono quelli di fanteria montata su dromedari o cavalli.
  • Milizia coloniale: come nelle grandi unità del Regio Esercito, le legioni ed i battaglioni di camicie nere d'Africa rafforzavano le unità dei RCTC. Erano costituiti da italiani partiti volontari o residenti in colonia e soggetti a richiamo.

Anche il Regno albanese costituì dei propri reparti che combatterono con le forze armate italiane; tuttavia questi non potevano essere considerati corpi coloniali in quanto l'Albania non era una colonia ma un regno in unione personale con la corona del Regno d'Italia dal 1939 al 1943. Le forze armate albanesi confluirono in quelle italiane con legge del 13 luglio 1939 n. 1115. Anche la Gendarmeria reale albanese e la Guardia di confine confluirono rispettivamente nei carabinieri reali e nella Regia Guardia di Finanza. Mantenevano invece la propria specificità albanese:

Altre truppe straniere combatterono nelle forze armate italiane durante la seconda guerra mondiale ma, non trattandosi di sudditi dell'Impero italiano, non facevano parte del RCTC.

Uniformi[modifica | modifica wikitesto]

Le uniformi differivano tra le varie specialità e, in minor misura, nei differenti periodi. Comune a tutti i reparti regolari di tutte le colonie era invece il sistema delle fasce-distintivo. Ogni reparto era identificabile dai colori e dal motivo della larga fascia di lana avvolta intorno alla vita ("etagà") e, nei reparti di cavalleria eritrea e dell'AOI, avvolta intorno al tarbush[10][11]. Gli stessi colori erano ripresi sulla filettatura delle controspalline degli ufficiali nazionali che guidavano i reparti[12].

Gli ascari di Eritrea, Somalia ed AOI indossavano l'uniforme coloniale in tela bianca o cachi con le suddette fasce-distintivo, tarbush in feltro con fiocco e fregio a seconda della specialità[12]. Le fasce mollettiere o i gambali erano spesso indossati sui piedi nudi: infatti, nel rispetto della tradizione, le calzature erano facoltative. Quando presenti potevano essere costituite sia da sandali che da scarponi o stivali d'ordinanza.

Gli ascari musulmani dell'Africa Orientale (la maggior parte dei coloniali erano copti) indossavano compe copricapo il turbante, con una fascetta del colore di battaglione. Gli ascari libici ed i savari usavano, in luogo del tarbush, la tradizionale tachia[13]) di feltro rosso granata con fiocco azzurro e "sotto-tarchia" bianca[12]. I colori della farmula distinguevano i reparti savari, oltre alle solite fasce.

Gli zaptié di tutte le colonie si distinguevano per gli alamari dei carabinieri, la fiamma sul copricapo e la fascia distintivo scarlatta.

Solo il personale nazionale indossava le stellette, in quanto segno distintivo della condizione militare del cittadino italiano. Dal 1939, poiché la colonia libica era diventata a tutti gli effetti territorio nazionale (come provincia di Tripoli e di Bengasi) il personale militare libico si fregiò anch'esso delle stellette.

Per definizione per i reparti irregolari (dubat, basci-buzuk, spahis e le bande) non è possibile parlare di uniformi né di distintivi di grado.

Equipaggiamento[modifica | modifica wikitesto]

Da regolamento[10] giberne e bandoliere erano del tipo regolamentare del Regio Esercito: giberne Mod. 77, Mod. 91, Mod. 07, giberne per spahis Mod. 27, cartucciere Mod. 28 e soprattutto bandoliere Mod. 97, in cuoio naturale. L'armamento individuale per la truppa era costituito dai fucili e moschetti con relative baionette dei modelli Vetterli Mod. 1870 e Vetterli-Vitali Mod. 1870/87, mai del tutto sostituiti dai Carcano Mod. 91. Dalla Grande Guerra, le truppe coloniali ricevettero anche i Steyr-Mannlicher M1895 di preda bellica austro-ungarica. Gli sciumbasci e gli zaptié erano armati anche di revolver Chamelot-Delvigne Mod. 1874 e Bodeo Mod. 1889. La cavalleria era armata anche di sciabola da cavalleria Mod. 71; gli squadroni indigeni eritrei erano dotati anche di lancia da cavalleria Mod. 1860 con l'asta in frassino sostituita dal bambù. Alle armi bianche d'ordinanza si affiancavano pugnali e spade tradizionali, come i billao e gli shotel[14].

Le armi di squadra, assegnate a partire dagli anni dieci, erano le Gardner binate dismesse dalla marina per l'impiego in postazione fissa e le Maxim someggiabili. Dopo la grande guerra le compagnie mitraglieri ricevettero le Fiat Mod. 14 e le Schwarzlose di preda bellica. Negli anni trenta i meharisti ricevettero anche la mitragliatrice leggera Breda Mod. 5C.

Gli autoveicoli dei RCTC negli anni venti erano ancora dotati della targa con la sigla "S.M." (Servizio Militare); mentre infatti in Patria dal 1923 le sigle delle targhe furono diversificate per ogni forza armata, in colonia la vecchia targa fu abbandonata più tardi. Agli inizi degli anni trenta fu infatti sostituita dalle targhe con sigla "R.C.T.C." ed in seguito anche "R.C.T.L." (Regio corpo truppe libiche), a caratteri rossi su fondo bianco sulla riga superiore, mentre sulla riga inferiore era stampato il numero a quattro cifre in nero. Queste targhe scomparirono negli anni precedenti la guerra, sostituite da quelle con la sigla "R.E." del Regio Esercito[15].

Gradi e distintivi[modifica | modifica wikitesto]

Il personale indigeno aveva una propria gerarchia diversa da quella del Regio Esercito, anche questa uguale per tutti i RCTC. Il più alto grado raggiungibile per gli indigeni era quello di sottufficiale, mentre gli ufficiali dei corpi erano tutti nazionali.

I distintivi di grado erano costituiti da galloni i tessuto di lana rossa e gialla, fatto ad angolo, con la punta rivolta verso la spalla, soppannato di panno nero a triangolo. I gradi erano ripetuti sul tarbush con galloni e stellette a cinque punte. I gradi erano[16][11]:

  • ascari, savari: corrispondente al soldato semplice; nessuna insegna.
  • uachil: corrispondente soldato scelto; grado introdotto nel novecento; distintivo: triangolo blu con stella rossa.
  • muntaz: corrispondente al grado di caporale; distintivi: un galloni rossi sulla spalla ed una stelletta sul tarbush.
  • bulucbasci: corrispondente al grado di sergente; distintivi: due galloni rossi sulla spalla ed due stellette sul tarbush.
  • bulucbasci capo: corrispondente al grado di sergente maggiore; distintivi: due galloni rossi ed un galloncino sulla spalla e due stellette sovrastate da un galloncino sul tarbush o una barretta sovrastata da due stellette sulla tarchia libica.
  • sciumbasci: corrispondente al grado di maresciallo; distintivi: tre galloni rossi sulla spalla ed tre stellette sul tarbush[17].
  • sciumbasci capo: corrispondente al grado di maresciallo aiutante; grado introdotto nel 1936; distintivi: tre galloni rossi ed uno giallo sulla spalla e tre stellette ed un galloncino sul tarbush.
  • jusbasci: corrispondente al grado di sottotenente, abolito nel 1902; rimase in Somalia come sinonimo di sciumbasci[18].

Sul triangolo di panno nero del distintivo erano posti anche i contrassegni di anzianità - secondo la tabella qui di seguito - e di merito (la corona dei Savoia) come distintivo di promozione per merito di guerra, nonché il fregio di specialità (mitragliere, mitragliere scelto, musicante, trombettiere, tamburino, sellaio, maniscalco, bracciale internazionale) e il distintivo di ferita in guerra.

Gradi delle truppe coloniali
Flag of Italy (1860).svg
Regi corpi truppe coloniali
Flag of Italy (1860).svg
Regio Esercito
Sottufficiali
Sciumbasci capo Maresciallo aiutante
Sciumbasci Maresciallo
Truppa
Bulucbasci Sergente
Muntaz Caporale
Àscari Soldato
1 stelletta di panno rosso 2 anni di anzianità
2 stellette di panno rosso 6 anni di anzianità
3 stellette di panno rosso 10 anni di anzianità
1 stelletta di tessuto argento 12 anni di anzianità
2 stellette di tessuto argento 14 anni di anzianità
3 stellette di tessuto argento 15 anni di anzianità
1 stelletta di tessuto oro 20 anni di anzianità
2 stellette di tessuto oro 24 anni di anzianità
3 stellette di tessuto oro 28 anni di anzianità

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Regio corpo truppe coloniali dell'Eritrea

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«In centocinquanta combattimenti gloriosamente sostenuti al servizio di S.M. il Re e dell'Italia, dava costanti eroiche prove di salda disciplina militare, di fiero spirito guerriero, di indiscussa fedeltà e alto valore, prodigando il proprio sangue con uno slancio e una devozione che mai ebbero limiti. Eritrea - Tripolitania - Cirenaica, 1889 - 1929.»
— 12 maggio 1930.[19]

Regio corpo truppe coloniali dell'Eritrea

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Con l'ardimento proprio della razza alimentato dall'amore per la Bandiera e dalla fede nei più alti destini d'Italia in terra d'Africa - dava, durante la guerra, innumerevoli prove del più fulgido eroismo. Con generosità larga, quanto sicura è la sua fedeltà, offriva il proprio sangue per la consacrazione dell'Impero Italiano. Guerra italo-etiopica, 3 ottobre 1935 - 5 maggio 1936.»
— 19 novembre 1936.[20]

Regio corpo truppe coloniali della Libia

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Con l'ardimento proprio della razza - alimentato dall'amore per la Bandiera e dalla fede nei più alti destini d'Italia in terra d'Africa - dava, durante la guerra, innumerevoli prove del più fulgido eroismo. Con generosità larga, quanto sicura è la sua fedeltà, offriva il proprio sangue per la consacrazione dell'Impero Italiano. Guerra italo-etiopica, 3 ottobre 1935 - 5 maggio 1936.»
— 19 novembre 1936.[21]

Regio corpo truppe coloniali della Somalia

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Con l'ardimento proprio della razza - alimentato dall'amore per la Bandiera e dalla fede nei più alti destini d'Italia in terra d'Africa - dava, durante la guerra, innumerevoli prove del più fulgido eroismo. Con generosità larga, quanto sicura è la sua fedeltà, offriva il proprio sangue per la consacrazione dell'Impero Italiano. Guerra italo-etiopica, 3 ottobre 1935 - 5 maggio 1936.»
— 19 novembre 1936.[22]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Ascari d'Eritrea. Volontari eritrei nelle Forze armate italiane. 1889-1941. Catalogo della mostra. Vallecchi, Firenze, 2005. ISBN 978-88-8427-117-4
  • Renzo Catellani, Giancarlo Stella, Soldati d'Africa. Storia del colonialismo italiano e delle uniformi per le truppe d'Africa del regio esercito italiano. Vol. I - 1885/1896, Albertelli, Parma, 2002 ISBN 978-88-8737-220-5
  • Renzo Catellani, Giancarlo Stella, Soldati d'Africa. Storia del colonialismo italiano e delle uniformi per le truppe d'Africa del regio esercito italiano. Vol. II - 1897/1913, Albertelli, Parma, 2004 ISBN 978-88-8737-239-7
  • Renzo Catellani, Giancarlo Stella, Soldati d'Africa. Storia del colonialismo italiano e delle uniformi per le truppe d'Africa del regio esercito italiano. Vol. III - 1913/1929, Albertelli, Parma, 2006 ISBN 978-88-8737-255-7
  • Renzo Catellani, Giancarlo Stella, Soldati d'Africa. Storia del colonialismo italiano e delle uniformi per le truppe d'Africa del regio esercito italiano. Vol. IV - 1930/1939, Albertelli, Parma, 2008 ISBN 978-88-8737-265-6
  • Gabriele Zorzetto, Uniformi e insegne delle truppe coloniali italiane 1885-1943. Studio Emme, Vicenza, 2003. ISBN 978-88-9013-020-5
  • Raffaele Ruggeri, Le Guerre Coloniali Italiane 1885/1900, Editrice Militare Italiana, Milano, 1988.
  • Marco Scardigli, Il braccio indigeno. Ascari, irregolari e bande nella conquista dell'Eritrea (1885-1911). Franco Angeli, Milano, 1996.
  • Alessandro Volterra, Sudditi coloniali. Ascari eritrei (1935-1941). Franco Angeli, Milano, 2005.
  • Domenico Quirico, Squadrone bianco, Mondadori, 2002. ISBN 978880452132-7
  • Gabriele Zorzetto, Uniformi e insegne delle truppe coloniali italiane 1885-1943. Studio Emme, Vicenza, 2003. ISBN 9788890130205

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

  • Lanfranco Sanna, La campagna contro i dervisci, Quaderni della SCSM, n. 1, maggio 2013[2].
  • Gian Carlo Stella, Anch'io per la tua bandiera, "Africus", anno II n. 6, settembre 2003, pagg. 6-9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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