Amedeo di Savoia-Aosta (1898-1942)

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Amedeo di Savoia-Aosta
Amedeo di Savoia
Amedeo di Savoia
Duca d'Aosta
Stemma
In carica 4 luglio 1931 –
3 marzo 1942
Predecessore Emanuele Filiberto, secondo duca d'Aosta
Successore Aimone, quarto duca d'Aosta
Nome completo Amedeo Umberto Lorenzo Marco Paolo Isabella Luigi Filippo Maria Giuseppe Giovanni Adriano Francesco Manuel
Nascita Torino, 21 ottobre 1898
Morte Nairobi, 3 marzo 1942
Dinastia Savoia-Aosta
Padre Emanuele Filiberto, secondo duca d'Aosta
Madre Elena, duchessa d'Aosta
Consorte Anna, duchessa d'Aosta
Figli Margherita di Savoia-Aosta
Maria Cristina di Savoia-Aosta
Religione Cattolicesimo
Amedeo di Savoia

Viceré d'Etiopia
Durata mandato 21 dicembre 1937 –
19 maggio 1941
Capo di Stato Vittorio Emanuele III d'Italia
Primo ministro Benito Mussolini
Predecessore Rodolfo Graziani
Successore Pietro Gazzera

Dati generali
Prefisso onorifico Flag of viceroy of the Kingdom of Italy.svg
Suffisso onorifico Duca d'Aosta
Alma mater Reale Collegio della Nunziatella
Università degli Studi di Palermo

Amedeo Umberto Lorenzo Marco Paolo Isabella Luigi Filippo Maria Giuseppe Giovanni di Savoia-Aosta, soprannominato Duca di Ferro ed eroe dell'Amba Alagi (Torino, 21 ottobre 1898Nairobi, 3 marzo 1942), è stato un membro di Casa Savoia, appartenente al ramo Savoia-Aosta, ed un generale italiano. Fu viceré d'Etiopia dal 1937 al 1941.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Amedeo nacque a Torino nel 1898 da Emanuele Filiberto, secondo duca d'Aosta, e da Elena di Borbone-Orléans. Come erede del Ducato d'Aosta, ricevette il titolo di Duca delle Puglie. A nove anni venne inviato in Inghilterra a studiare presso il collegio di St. Andrew di Londra. Tornato in Italia, a quindici anni venne avviato alla carriera militare iscrivendosi al Reale Collegio della Nunziatella di Napoli.

Ben presto Amedeo si scontrò con le rigide consegne imposte agli altri studenti: nessuno doveva rivolgersi per primo al principe, e, se interpellato, doveva mettersi sull'attenti e rispondere esclusivamente: "Sì altezza reale, no altezza reale". Infastidito da tanta formalità, Amedeo permise ai propri compagni di dargli del "tu" e di omettere il titolo di Altezza Reale[1].

All'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale si arruolò volontario, a soli 16 anni, come soldato semplice nel Reggimento artiglieria a cavallo "Voloire". Il padre Emanuele Filiberto lo presentò al generale Petitti di Roreto dicendo: "Nessun privilegio, sia trattato come gli altri"[1].

Amedeo di Savoia-Aosta venne subito destinato alla prima linea come servente d'artiglieria sul Carso, guadagnandosi sul campo il grado di tenente per merito di guerra. Al termine del conflitto ottenne dal padre il permesso di seguire lo zio Luigi Amedeo, duca degli Abruzzi, in Somalia, dove era impegnato nell'esplorazione del fiume Uèbi Scebèli con lo scopo di realizzare una fattoria per la coltivazione di cotone, canna da zucchero e semi oleosi. Insieme costruirono una ferrovia ed un villaggio, battezzato Villaggio Duca degli Abruzzi.

Successivamente Amedeo studiò all'Eton College ed alla Oxford University, imparando perfettamente la lingua inglese. Nel 1921 Amedeo partì per il Congo Belga. L'"esilio" temporaneo, secondo la cronaca scandalistica dell'epoca, derivò da una sua battuta sul re e la regina. Durante un ricevimento, all'apparire dei regnanti, fu riportato avesse detto "ecco Curtatone e Montanara". Il riferimento era sia alle battaglie risorgimentali, ma anche alla bassa statura di Vittorio Emanuele e alla nazione di provenienza della regina: il Montenegro. La battuta fu sentita e il giorno dopo, fu convocato il padre dal re e deciso l'allontanamento da corte. Amedeo si recò in Africa e si fece assumere sotto pseudonimo come operaio semplice in una fabbrica di sapone a Stanleyville (oggi Kisangani). Il 24 luglio 1925, rientrato in Italia, conseguì la licenza di pilota militare. Tornato in Africa, Amedeo compì numerosi voli di ricognizione, guadagnando una medaglia d'argento al valor militare per le ardite azioni in volo sulla Cirenaica[1].

Successivamente si laureò in giurisprudenza all'Università di Palermo con una tesi intitolata I concetti informatori dei rapporti giuridici fra gli stati moderni e le popolazioni indigene delle colonie, esaminando il problema coloniale sotto l'aspetto morale e sostenendo che l'imposizione della sovranità di uno stato sugli indigeni si giustifica moralmente solo migliorando le condizioni di vita delle popolazioni colonizzate.

Amedeo di Savoia, primo a destra, con i piloti del 4º stormo all'aeroporto di Gorizia.

Durante gli anni trenta risiedette presso il Castello di Miramare, a Trieste, mentre comandava il 4º Stormo Caccia di Gorizia, passando poi al comando della Brigata Aerea e infine dela Divisione Aerea "Aquila". In quel periodo fu anche presidente onorario dell'Unione Sportiva Triestina Calcio. Nel 1935, allo scoppio della Guerra d'Etiopia, chiese d'andare al fronte, ma il Re rifiutò, motivandolo con la sua posizione nell'ordine di successione al trono.

Intanto si parlava anche di proposte ed intese per far diventare Amedeo re di qualche nazione europea. Al termine della guerra civile spagnola, nel 1939, si era pensato di dargli il trono di Spagna, lasciato libero dai Borbone. La proposta decadde per l'opposizione di Francisco Franco.

In seguito ci furono incontri fra alti esponenti politici ungheresi ed italiani affinché Amedeo cingesse la corona d'Ungheria, rimasta vacante dopo la sconfitta degli Asburgo al termine della prima guerra mondiale (volendo mantenere la monarchia, dato che la corona rappresentava l'unità e l'indipendenza dello stato, al termine della prima guerra mondiale gli ungheresi trovarono una soluzione di compromesso nominando un reggente nella persona dell'ammiraglio Miklós Horthy, in attesa della futura salita al trono di qualche re che non fosse un Asburgo, dinastia contro la quale le potenze vincitrici della guerra avevano posto il veto. La morte di Amedeo nel 1942, però, fece sfumare il piano di mettere un Savoia sul trono di Budapest[2]).

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Amedeo d'Aosta ed Anna d'Orléans il giorno delle nozze.

Sposò a Napoli, il 5 novembre 1927, Anna d'Orléans (Nouvion-en-Thiérache, 5 agosto 1906 - Sorrento, 19 marzo 1986).

Dal matrimonio ha avuto:

Eroe dell'Amba Alagi[modifica | modifica sorgente]

Aeroporto di Gorizia, 14 giugno 1935. L'arciduca d'Austria, il duca d'Aosta (con la divisa bianca) ed il tenente colonnello Cerutti assistono alle esibizioni delle squadriglie aeree.
Maggio 1940 Il duca d'Aosta in visita in un villaggio etiopico

A seguito della morte del padre Emanuele Filiberto nel 1931, Amedeo assunse il titolo di duca d'Aosta. Nel 1932 entrò nella Regia Aeronautica e diventò, dopo la conquista italiana del 1936, viceré d'Etiopia. Dopo la seconda guerra italo-abissina, il 21 ottobre 1937 Amedeo di Savoia fu nominato governatore generale (e quindi comandante in capo) dell'Africa Orientale Italiana e viceré d'Etiopia. Nel 1941, di fronte alla travolgente avanzata degli inglesi nell'Africa Orientale Italiana, le poche truppe italiane rimaste al suo comando si ritirarono per organizzare l'ultima resistenza sulle montagne etiopi. Amedeo si asserragliò dal 17 aprile al 17 maggio 1941 sull'Amba Alagi con 7.000 uomini, una forza composta da carabinieri, avieri, marinai della base di Assab, 500 soldati della sanità e circa 3.000 militari delle truppe indigene.

Lo schieramento italiano venne ben presto stretto d'assedio dalle forze del generale Cunningham (39.000 uomini). I soldati italiani, inferiori sia per numero che per mezzi, diedero prova di grande valore, ma, rimasti stremati dal freddo e dalla mancanza di munizioni, acqua e legna, si dovettero arrendere ai britannici. Il giorno 14 Amedeo ottenne da Mussolini l'autorizzazione alla resa e designò come negoziatore il generale Volpini, che, però, fu massacrato con la sua scorta dai ribelli etiopi che circondavano le linee italiane. Poco prima della resa Amedeo autorizzò gli indigeni della sua truppa a tornare nei propri villaggi (e altrettanto autorizzò a fare ai suoi ufficiali), ma, come risulta dai bollettini del 1941 del SIM, gli abbandoni non furono superiori alla quindicina di casi, testimoniando il profondo legame che si era instaurato fra lui stesso, i suoi più giovani ufficiali ed i loro ascari[1]. A mezzogiorno del 17 maggio le condizioni della resa vennero pattuite dai generali Trezzani e Cordero di Montezemolo per parte italiana e dal colonnello Dudley Russel per parte britannica. I militari di Sua Maestà Britannica, non solo in omaggio del comandante nemico appartenente alla migliore nobiltà europea, ma anche in segno di ammirazione per la fermezza da loro mostrata[3], resero gli onori delle armi ai superstiti, facendo conservare agli ufficiali la pistola d'ordinanza.

Lunedì 19 maggio 1941, all'ingresso della caverna-comando, comparve Amedeo d'Aosta, viceré d'Etiopia, in cravatta d'ordinanza, guanti di filo e stivali color kaki. Da Forte Toselli il Duca si avviò scendendo a passi rapidi, mentre alla sua sinistra marciava il generale inglese Maine, scortato da un sottufficiale sudafricano. Su due colonne li seguivano i soldati del presidio, carichi di armi leggere, zaini, valige di cartone legate con lo spago, chitarre e fagotti. Molti piangevano. Tutti, per ordine di Amedeo, si erano rasati la barba e tagliati i capelli. Ancora più indietro, in disordine, gli ascari superstiti dei battaglioni abissini con le donne tigrine che si erano portate lassù. Amedeo d'Aosta rese il saluto al picchetto d'onore ed alla bandiera italiana che si ammainava.

Tuttavia, i britannici non rispettarono del tutto le clausole delle condizioni di resa da essi proposte e liberamente sottofirmate. Dopo la cerimonia dell'onore delle armi, infatti, i soldati italiani vennero lasciati in balìa delle truppe indigene, che li depredarono di ogni cosa. Allo stato maggiore non fu concesso di seguire il Duca come stabilito[1].

Savoia Aosta

Coat of arms of the savoy-aosta line.svg

Amedeo I (1845-1890)
Emanuele Filiberto (1869-1931)
Amedeo (1898-1942)
Aimone (1900-1948)
Amedeo (1943)
Aimone (1967)

La prigionia[modifica | modifica sorgente]

Amedeo, prigioniero di guerra numero 11590, venne trasferito in Kenya in aereo. Durante il volo gli vennero ceduti per alcuni istanti i comandi, in modo da consentirgli di pilotare per l'ultima volta[1]. Arrivato in Kenya venne tenuto prigioniero dagli inglesi presso Dònyo Sàbouk, una località insalubre ed infestata dalla malaria a 70 chilometri da Nairobi. Nonostante Amedeo intercedesse presso le autorità inglesi affinché migliorassero le condizioni dei militari italiani e per il rimpatrio dei civili, il comando britannico non gli consentì di ricevere nessuno né di visitare gli altri prigionieri.

Nel novembre 1941 iniziò ad accusare alcuni malori. A dicembre una febbre alta lo costrinse a letto. Tre settimane dopo il comando britannico permise ad Amedeo di recarsi a visitare i prigionieri italiani (sarebbe stata l'ultima sua uscita), ma gli impedirono di salutarli personalmente: Amedeo ottenne solo che la sua vettura procedesse a passo d'uomo di fronte ai cancelli del campo di prigionia. Dietro i cancelli i prigionieri italiani gli tendevano le mani e lo chiamavano per nome, mentre Amedeo non si curava di asciugare le lacrime che gli rigavano il volto.

Il 26 gennaio 1942 gli vennero diagnosticate malaria e tubercolosi[1]. Amedeo morì il 3 marzo 1942 nell'ospedale militare di Nairobi dove fu da ultimo ricoverato. Al suo funerale anche i generali britannici indossarono il lutto al braccio. Per sua espressa volontà è sepolto al sacrario militare italiano di Nyeri, in Kenya, insieme a 676 suoi soldati. Poiché Amedeo aveva avuto solo figlie femmine, nel titolo ducale gli succedette il fratello Aimone.

Amedeo aveva fama di essere un gentiluomo. Prima di lasciare la sua sede di Addis Abeba scrisse una nota ai comandi britannici per ringraziarli in anticipo della futura protezione alle donne e ai bambini del luogo. L'imperatore Hailé Selassié, inoltre, fu impressionato dal rispetto che Amedeo dimostrò nei suoi confronti. Durante la sua visita ufficiale in Italia, nel 1953, Hailé Selassié invitò per un tè Anna d'Orléans, vedova del Duca d'Aosta, ma, quando il governo italiano lo informò che ricevere la Duchessa avrebbe offeso la repubblica, Hailé Selassié fu costretto a cancellare l'incontro con dispiacere. In sostituzione, invitò il quinto duca d'Aosta in Etiopia verso la metà degli anni sessanta e gli accordò tutti gli onori di un capo di stato.

Monumenti e dediche[modifica | modifica sorgente]

A Roma sono intitolati ad Amedeo di Savoia-Aosta la Galleria Principe Amedeo di Savoia-Aosta, che sottopassa il Gianicolo fuori dal Vaticano, tra Porta Cavalleggeri e Porta Santo Spirito, e il ponte omonimo, aperto nel 1942. In origine le due opere venivano designate come "Galleria gianicolense" e "Nuovo ponte dei Fiorentini"[4].

Il 4 novembre 1962, per iniziativa dell'aeroclub locale e con la partecipazione dell'Associazione Arma Aeronautica e dell'Aeronautica Militare, il presidente della Repubblica Antonio Segni inaugurò un monumento in onore del Principe Amedeo all'aeroporto di Gorizia. Il monumento è composto da 10 cippi rievocanti le tappe più significative delle imprese militari di Amedeo, sopra i quali si eleva una statua in marmo travertino alta 5 metri che raffigura il Duca in divisa da aviatore con il viso rivolto verso l'Africa[1].

Un altro monumento ad Amedeo si trova nel parco del Castello di Miramare a Trieste, dove risiedette con la famiglia prima della partenza per l'Etiopia. Questo castello è risultato funesto per chi vi ha abitato: Massimiliano d'Asburgo partì per cingere la corona imperiale del Messico e vi morì, Amedeo partì per l'Impero d'Etiopia di cui fu viceré e morì in prigionia.

In questi anni molte vie e piazze sono state intitolate al Viceré Amedeo. Un suo busto di bronzo, dono della moglie Anna di Francia, si trova all'interno del Castello di Miramare e due stanze dello stesso sono a lui dedicate con interessante documentazione. Il portale web dell'Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, ponendo Amedeo di Savoia-Aosta tra di esse.[5]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1919
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1919
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1919
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia
Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 10 agosto 1928[6]
Medaglia per il cinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia (1911) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il cinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia (1911)
Medaglia di benemerenza per i combattenti volontari - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di benemerenza per i combattenti volontari
Croce al merito di guerra (1918) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra (1918)
Medaglia commemorativa della vittoria (1918) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della vittoria (1918)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935–1936) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935–1936)
Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna in Africa Orientale Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna in Africa Orientale Italiana
Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito (10 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di lungo comando nell'esercito (10 anni)
Medaglia militare aeronautica per lunga navigazione aerea (10 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia militare aeronautica per lunga navigazione aerea (10 anni)
Medaglia d'oro ai benemeriti della salute pubblica - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della salute pubblica
«per essersi reso in modo eminente benemerito della pubblica salute durante la recente epidemia colerica»
— 15 novembre 1884[7]
Medaglia d'argento al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valore Militare
Medaglia d'oro al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Valore Militare
«Comandante superiore delle Forze Armate dell'Africa Orientale Italiana, durante undici mesi di asperrima lotta, isolato dalla Madre Patria, circondato da nemico soverchiante per mezzi e per forze, confermava la già sperimentata capacità di condottiero sagace ed eroico. Aviatore arditissimo, instancabile animatore delle proprie truppe le guidava ovunque, per terra, sul mare e nel cielo, in vittoriose offensive, in tenaci difese, impegnando rilevanti forze avversarie. Assediato nel ristretto ridotto dell'Amba Alagi, alla testa di una schiera di prodi, resisteva oltre i limiti delle umane possibilità, in un titanico sforzo che si imponeva all'ammirazione dello stesso nemico. Fedele continuatore delle tradizioni guerriere della stirpe sabauda e puro simbolo delle romane virtù dell'Italia Imperiale e Fascista. Africa Orientale Italiana, 10 giugno 1940-18 maggio 1941.»
— 1941[8]

Albero genealogico[modifica | modifica sorgente]

Amedeo di Savoia, duca d'Aosta Padre:
Emanuele Filiberto di Savoia, duca d'Aosta
Nonno paterno:
Amedeo I di Spagna
Bisnonno paterno:
Vittorio Emanuele II, re d'Italia
Trisnonno paterno:
Carlo Alberto di Savoia
Trisnonna paterna:
Maria Teresa d'Asburgo-Lorena
Bisnonna paterna
Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena
Trisnonno paterno:
Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena
Trisnonna paterna:
Maria Elisabetta di Savoia-Carignano
Nonna paterna:
Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna
Bisnonno paterno:
Carlo Emanuele dal Pozzo della Cisterna
Trisnonno paterno:
Giuseppe Alfonso dal Pozzo della Cisterna
Trisnonna paterna:
Maria Anna Balbo Bertone
Bisnonna paterna:
Luisa Carolina Ghislaine di Merode
Trisnonno paterno:
Werner di Merode-Westerloo
Trisnonna paterna:
Victoire de Spangen d'Uyternesse
Madre:
Elena di Francia
Nonno materno:
Filippo d'Orléans
Bisnonno materno:
Ferdinando Filippo d'Orléans
Trisnonno materno:
Luigi Filippo I di Francia
Trisnonna materna:
Maria Amelia di Borbone-Napoli
Bisnonna materna:
Elena di Meclemburgo-Schwerin
Trisnonno materno:
Federico Ludovico di Meclemburgo-Schwerin
Trisnonna materna:
Carolina Luisa di Sassonia-Weimar-Eisenach
Nonna materna:
Maria Isabella d'Orléans
Bisnonno materno:
Antonio d'Orléans, duca di Montpensier
Trisnonno materno:
Luigi Filippo I di Francia
Trisnonna materna:
Maria Amelia di Borbone-Napoli
Bisnonna materna:
Luisa Ferdinanda di Spagna
Trisnonno materno:
Ferdinando VII di Spagna
Trisnonna materna:
Maria Amelia di Borbone-Napoli

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h Amedeo II di Savoia Duca delle Puglie e III Duca D'Aosta. URL consultato il 25 maggio 2008.
  2. ^ Giulio Vignoli, Il Sovrano Sconosciuto, Tomislavo II Re di Croazia, Milano, Mursia Editore, 2006.ISBN 88-425-3583-4
  3. ^ Non potrà essere dimenticato come, al fine di minare il morale delle truppe indigene italiane, queste fossero esplicitamente fatte oggetto di minacce verbali (ben presenti nei Bollettini del SIM del 1941, conservati nell'Archivio Centrale dello Stato a Roma) in cui si affermava che le loro famiglie sarebbero state massacrate in caso non avessero disertato, dopo aver sottoposto a stupro le loro donne.
  4. ^ Si veda qui la didascalida della foto dei lavori di costruzione nel 1940.
  5. ^ I grandi aviatori in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  6. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  7. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 293 del 26 novembre 1884
  8. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alfio Berretta, Amedeo d'Aosta, Milano, Garzanti, 1948.
  • Alfio Berretta, Amedeo Duca d'Aosta, Roma, 1953.
  • Alfio Berretta, Amedeo d'Aosta. Il prigioniero del Kenia, Roma, ELI, 1956, ISBN/ISSN/EAN:8108.
  • A. Fedin, I Condottieri, Roma, 1964, pp. 269-424.
  • E. Borra, Amedeo di Savoia, Milano, Mursia, 1985.
  • Carlo Delcroix, Quando c'era il Re, Rizzoli, Milano, 1959, pp. 79 ss..
  • Giulio Vignoli, Ricordo del Duca d'Aosta (Amedeo di Savoia, Viceré d'Etiopia), in Scritti politici clandestini. Politicamente scorretti, ECIG, Genova, 2000, pag.39.

separatore

Preceduto da: Duca d'Aosta Succeduto da:
Emanuele Filiberto Amedeo di Savoia
dal 4 luglio 1931 al 3 marzo 1942
Coat of arms of the savoy-aosta line.svg
Aimone

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Preceduto da: Viceré d'Etiopia Succeduto da:
Rodolfo Graziani Amedeo di Savoia
dal 21 dicembre 1937 al 23 maggio 1941

Flag of viceroy of the Kingdom of Italy.svg
Pietro Gazzera

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