Coloni italiani nel Dodecaneso

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I Coloni italiani nel Dodecaneso furono gli italiani che si radicarono nel Dodecaneso tra le due guerre mondiali.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente dopo la Grande Guerra vi erano solo 56 "Regnicoli" a Rodi[2], ma a partire dagli ultimi anni venti alcune migliaia di coloni italiani si trasferirono nel Dodecaneso.

A Rodi e a Coo, in aree destinate a colture speciali, sorsero alcuni villaggi di colonizzazione. A Rodi furono fondati i centri rurali “Peveragno Rodio” (1929); “Campochiaro” (1935-36); “San Marco” (1936); “Savona” (1936-38), dal 1938 denominato “San Benedetto”. A Coo sorsero invece i centri “Anguillara” (1936-38), dal 1939 denominato “Vittorio Egeo”, e “Torre in Lambi” (1936). Una nuova cittadina, denominata "Portolago" fu creata nella baia principale di Lero negli ultimi anni trenta.[3]

Questi coloni venivano principalmente dal Meridione, dal Veneto e dal Polesine emiliano-romagnolo.

Nel 1940 il numero degli italiani che si stabilirono nel Dodecaneso era di quasi 8.000, concentrati principalmente nell'isola di Rodi. Alcuni (membri della Milizia di Rodi[4]) perirono nelle vicende legate alla resa dell'Italia nel settembre 1943[5]. Comunque la Centuria Egea "Conte Verde" (costituita in parte da coloni) rimase operativa fino a maggio 1945, come Reggimento Volontari "Rodi" della R.S.I.[6].

Dopo l'occupazione tedesca del Dodecaneso[7] e la fine della seconda guerra mondiale, le isole del Dodecaneso italiano andarono alla Grecia nel 1947: di conseguenza la maggior parte degli italiani fu costretta ad emigrare e tutte le scuole italiane sono state chiuse. Tuttavia, il loro apporto architettonico nelle isole è ancora evidente, soprattutto a Rodi e Lero.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Regno d'Italia occupò le isole del Dodecaneso nel Mar Egeo durante la guerra italo-turca del 1911. Successivamente con il Trattato di Losanna del 1923, il Dodecaneso fu formalmente annesso all' Italia, come Possedimenti Italiani dell'Egeo.

Nel 1930, Mussolini intraprese un programma di italianizzazione, sperando di rendere l'isola di Rodi un centro per la diffusione della cultura italiana in Grecia e nel Levante. Il programma fascista ebbe alcuni effetti positivi nei suoi tentativi di modernizzare le isole, con conseguente eliminazione della malaria, la costruzione di ospedali e scuole, acquedotti, centrali elettriche e finanche la creazione del Catasto del Dodecaneso.

Vista del Mercato ("Nea Agorà") di Mandraki, costruito durante il periodo italiano

Inoltre il castello principale dei Cavalieri di San Giovanni fu ricostruito in forma monumentale, creando una delle massime attrazioni turistiche dell'isola. L'architettura italiana abbellì notevolmente le isole, specialmente nella seconda metà degli anni trenta.[8]

Nel censimento italiano delle isole del Dodecaneso (fatto nel 1936) la popolazione totale era di 129.135 abitanti, di cui 7.015 italiani. Quasi l'80% di questi coloni italiani vivevano nell'isola di Rodi. Va notato che nella città di Rodi vi erano 6.977 italiani (compresi i militari burocrati, temporaneamente residenti e non considerati coloni) su una popolazione di 27.797 abitanti: ossia quasi il 30% del totale erano italiani nel 1936; percentuale che crebbe ad oltre un terzo nel 1941[9]. Inoltre circa 40.000 soldati e marinai italiani erano in servizio militare nelle isole del Dodecaneso nel 1940.

Il primo governatore, Mario Lago, fu apprezzato dalle comunità greche, turche ed ebree dell'isola dando al Dodecaneso un cosiddetto "periodo d'oro" tra il 1923 ed il 1936. Lago attuò in questi anni una politica lungimirante e rispettosa dell'identità etnica e culturale degli abitanti della colonia, creando anche un grande piano di opere pubbliche a Rodi e nelle altre isole.

In suo onore venne edificata la nuova città di Portolago (base della Regia Marina nell'isola di Lero) ed il villaggio agricolo di Peveragno Rodio, centro di insediamento di coloni italiani. In questo villaggio la "Società Agricola Frutticoltura" aveva acquistato da latifondisti turchi una vasta estensione (3500 ettari) di terreno incolto in località Calamona e vi realizzò un moderno comprensorio piantato ad olivi, viti, gelsi e piante da frutto. Il centro agricolo fu battezzato Peveragno Rodio, luogo natale del governatore Lago, e fu dotato di tutti i servizi e delle officine per la lavorazione e trasformazione dei prodotti. Vi abitavano alcune centinaia di famiglie coloniche provenienti dall' Italia (ma con la cessione di Rodi alla Grecia nel 1947, il villaggio e l'azienda vennero abbandonati).

Successivamente nel 1936 la nomina del quadrumviro fascista Cesare Maria De Vecchi come governatore delle Isole Egee ha segnato una svolta nella colonizzazione italiana[10]. Infatti De Vecchi promosse un programma più vigoroso ed energico di italianizzazione, che è stato interrotto solo dalla sconfitta italiana nella seconda guerra mondiale.[11] De Vecchi sviluppò un'importante base navale nella Portolago di Mario Lago, dove oltre alle attrezzature militari fu costruita una vera e propria città "ex novo" secondo i canoni del Razionalismo Italiano[12]. Attualmente, dopo decenni di abbandono, ha ritrovato splendore la sua struttura urbana con l'architettura in stile Littorio" riconosciuta come una delle più importanti opere realizzate dal Movimento Moderno in architettura. Portolago fu costruita secondo i canoni architettonici dell'epoca fascista che la rendono simile a Sabaudia, nel Lazio, e fu popolata principalmente da coloni italiani di dichiarata fede fascista.

Inoltre De Vecchi promosse la possibile unificazione delle isole all' Italia come parte dell'ideale fascista di una Grande Italia, rifacendosi all'irredentismo italiano nell'obbligo di insegnare l'italiano come unica lingua ufficiale in tutte le scuole del Dodecaneso a partire dal 1937[13]

Veduta di Portolago

A conseguenza anche di questo tentativo di italianizzazione, praticamente quasi tutti i coloni italiani furono costretti a rimpatriare dopo il 1945, lasciando semi-deserte località come Portolago.[14].

Con la fine dell'amministrazione britannico e il passaggio del Dodecneso sotto l'amministrazione della Grecia, nel 1947, il governo greco pretese l'opzione tra l cittadinanza italiana e quella greca. Gran parte degli italiani, per non rinunciare alla cittadinanza italiana, preferì tornare in patria.

Finanche la Chiesa cattolica (e le sue scuole) fu vessata in quel dopoguerra: il Governo italiano si era rivolto ai fratelli lasalliani delle Scuole Cristiane della Provincia di Torino, i quali iniziarono delle attività scolastiche nell’isola nell’anno scolastico 1921-1922, ma dopo la cessione del Dodecaneso alla Grecia, il 9 settembre del 1950 gli ultimi due Fratelli delle Scuole Cristiane italiani lasciarono Rodi e la loro scuola italiana venne chiusa definitivamente.

Nell'ottobre del 1951 fu rimpatriato in Italia anche l'arcivescovo cattolico Florido Ambrogio Acciari, O.F.M., titolare dell'Arcidiocesi di Rodi, su pressione dei vertici dell'ordine religioso, nella speranza di allentare le tensioni col governo greco [15].

Il governo greco di Pericle Jioannidis identificò cattolicesimo con italianità e trattò con ostilità negli anni cinquanta i pochi coloni italiani rimasti ed i greci "collaborazionisti" od imparentati con loro[16].

Attualmente di questi coloni restano pochi vecchi nel Dodecaneso[17] ed in Italia, i quali ancora mantengono una loro associazione a Napoli detta "Stella di Rodi"[18].

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonicelli, Franco. Trent'anni di storia italiana 1915 - 1945. Mondadori. Torino, 1961.
  • Clogg, Richard. A Concise History of Greece. Cambridge University Press. Cambridge, 2002.
  • Clementi Marco. Camicie Nere sull'Acropoli. L'occupazione italiana della Grecia, DeriveApprodi, Roma, 2013.
  • Doumanis, Nicholas. Italians as "Good" Colonizers: Speaking Subalterns and the Politics of Memory in the Dodecanese, in Ruth Ben-Ghiat and Mia Fuller, Italian Colonialism. New York: Palgarve Macmillian. 2005. ISBN 0312236492.
  • Manicone, Gino. Italiani in Egeo La Monastica. Casamari, 1989.
  • Pignataro, Luca. Il tramonto del Dodecaneso italiano 1945-1950 in "Clio. Rivista internazionale di studi storici", 4 (2001)
  • Pasqualini, Maria Gabriella. L'esercito italiano nel Dodecaneso. Speranze e realtà. I documenti dell'Ufficio Storico dell'Esercito, Roma, AUSSME, 2005
  • Pignataro, Luca Ombre sul Dodecaneso italiano in "Nuova Storia Contemporanea" 3 (2008)
  • Battaglia, Antonello Il Dodecaneso italiano: una storia da rivisitare, in Eurostudium (2010)
  • Pignataro, Luca Il Dodecaneso italiano, con appendice fotografica, in "Nuova Storia Contemporanea" 2 (2010)
  • Battaglia, Antonello, L'Italia e gli accordi di pace tra Dodecaneso e guerra greco-turca, in G. Motta (a cura di), Vincitori e Vinti, Nuova Cultura, Roma, 2011

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]