Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
Descrizione generale
Attiva 1923 - 1943
Nazione bandiera Regno d'Italia
Servizio Gendarmeria
Ruolo polizia politica, gendarmeria
Soprannome Camicie Nere
Colori Nero
Decorazioni 20 ordini militari di Savoia
90 medaglie d'oro
1.232 medaglie d'argento
2.421 medaglie di bronzo.
Comandanti
Comandanti degni di nota Asclepia Gandolfo Attilio Teruzzi

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

La milizia volontaria per la sicurezza nazionale (in acronimo MVSN spesso genericamente identificata con la locuzione camicie nere) fu un corpo di polizia civile ad ordinamento militare, dell'Italia fascista.

Per via del colore della camicia, parte integrante della divisa di questo corpo, i suoi membri e la Milizia stessa erano noti anche con il nome «camicie nere» (nome comune con il quale la Milizia è spesso indicata anche nella storiografia non italiana).

La sua fondazione avvenne per decreto legge il 28 dicembre 1922 (convertito in legge il 16 gennaio 1923), nemmeno due settimane essere stata proposta durante una riunione informale dei massimi dirigenti fascisti (quella che sarebbe diventata il Gran consiglio del fascismo). Inizialmente pensata come milizia ad uso esclusivo del Partito Nazionale Fascista (PNF)[1] (rispondeva solo al presidente del Consiglio ed a lui solo era dovuto il giuramento,[2] in contrasto con l'obbligo di giuramento al sovrano), nel tempo con la «costituzionalizzazione» del fascismo e con un evidente contrasto con l'esercito del Regno d'Italia, perse la sua esclusività nei compiti e finì col mescolarsi quasi del tutto con il Regio Esercito, eccezion fatta per qualche compito puramente formale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini e costituzione[modifica | modifica sorgente]

La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale nasceva dall'esigenza del Partito Nazionale Fascista, appena giunto al potere, di irregimentare le squadre d'azione in una vera e propria milizia riconosciuta dallo Stato. A fronte di ciò, Benito Mussolini incaricava una commissione di studio, composta da Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi, Aldo Finzi, Italo Balbo ed Attilio Teruzzi, di studiare il problema.

La commissione realizzava un progetto sulla formazione ed organizzazione di un corpo di volontari, inquadrato nell'esercito nazionale mediante regolare reclutamento, in una fascia di età compresa tra 17 e 50 anni analogamente ad altri Stati che godevano di guardie nazionali. Il progetto era approvato con una deliberazione del Gran consiglio del fascismo il 12 gennaio 1923, previa approvazione del Consiglio dei ministri, il 28 dicembre 1922; diveniva legge con il regio decreto n. 31 del 14 gennaio 1923. La Milizia riceveva così il suo crisma di legalità e veniva alla luce in data 1º febbraio 1923, quale «Guardia armata della rivoluzione», «al servizio di Dio e della Patria».

La MVSN era sottoposta alla Presidenza del Consiglio dei ministri e, per legge, concorreva a mantenere sul territorio italiano l'ordine pubblico ed a difendere gli interessi nazionali. In caso di mobilitazione, il regio decreto n. 31/1923 ne prevedeva l'assorbimento da parte del Regio Esercito e della Regia Marina. Per finanziare la cassa di previdenza della Milizia il 23 ottobre del 1923 fu emessa una apposita serie di francobolli con sovrapprezzo.

Il regio decreto n. 1292 del 4 agosto 1924 faceva assurgere la MVSN a forza armata dello Stato, con dipendenza dal Ministero della Guerra, dal Regio Esercito e dalla Regia Marina (per la specialità artiglieria marittima) in merito ai reparti d'istruzione ed all'impiego bellico. Il citato decreto sanciva all'art. 1 che «La MVSN fa parte delle Forze Armate dello Stato. I suoi componenti prestano giuramento di fedeltà al Re e sono soggetti alle stesse disposizioni disciplinari e penali di quelli appartenenti al Regio Esercito». Con riferimento a quest'ultimo inciso, taluni appartenenti al PNF definivano il provvedimento normativo come «l'evirazione della Milizia».

Tessera M.V.S.N.

La caduta del fascismo[modifica | modifica sorgente]

Militi dei battaglioni M della M.V.S.N.

Alla caduta del regime fascista, il 25 luglio 1943, nonostante qualche reazione isolata da parte di singoli plotoni, la maggioranza dei reparti della M.V.S.N. rimaneva in attesa di ordini da parte del Comando generale. Lo stesso battaglione M di Como, in marcia su Roma, veniva fermato poco lontano dalla capitale in seguito ad un ordine impartito dal capo di s.m. della Milizia, generale Galbiati. La Divisione M riceveva l'ordine tra il 25 ed il 26 luglio 1943 di continuare l'attività di addestramento. Tale reparto si era peraltro messo in contatto con il comando della 3. Divisione Panzergrenadier, onde coordinare un'eventuale reazione armata, ma la cosa era rimasta lettera morta. Di lì a poco il generale Galbiati usciva di scena, lasciando l'incarico di capo di s.m. al generale del Regio Esercito Conticelli. Il generale Pietro Badoglio dava quindi l'ordine alla Milizia di rimuovere i fasci dal bavero della giubba e di sostituirli con le stellette. Veniva nominato quale comandante generale il generale Quirino Armellini, che prendeva il posto di Benito Mussolini. La stessa sorte subivano tutti i comandanti delle Milizie speciali, rimpiazzati con alti ufficiali del Regio Esercito o dell'Arma dei Carabinieri. Le legioni d'assalto di Camicie Nere aggregate alle divisioni del Regio Esercito furono brevemente rinominate come unità "legionarie" e successivamente iniziarono ad essere assorbite come terzo Reggimento di fanteria divisionale (trasformazione ancora in corso nella maggioranza delle divisioni al momento dell'Armistizio).

[modifica | modifica sorgente]

Con l'armistizio di Cassibile, del 4 settembre 1943 reso noto l'8 dello stesso mese, la Milizia non si dissolse nello sbandamento generale delle Forze Armate italiane. I reparti schierati a nord della penisola, in Francia e nei Balcani aderirono in gran parte alla Repubblica Sociale Italiana. I reparti della MVSN passati alla RSI furono assorbiti dalla Guardia Nazionale Repubblicana e dall'esercito della RSI.
Il 6 dicembre 1943 il generale Badoglio stabiliva lo scioglimento definitivo della Milizia, con il Regio Decreto Legge 6 dicembre 1943 n. 16-B[3], disponendo il passaggio del personale in servizio nei ruoli della forza armata in cui prestava servizio al momento, con il grado ricoperto nella forza armata di provenienza.[4]

Alla fine della seconda guerra mondiale, la MVSN annoverava più di 14.000 caduti. Vantava nel proprio medagliere: 20 Ordini militari di Savoia, 90 Medaglie d'oro, 1.232 d'argento e 2.421 di bronzo.[senza fonte]

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

L'organizzazione della Milizia si articolava su un comando generale (il comandante generale era Mussolini, con il grado di Primo caporale d'onore; alle sue dipendenze il capo di stato maggiore, preposto a reggere il comando generale), il quale era sovraordinato a delle "Zone Camicie Nere", suddivise in gruppi e quindi in 111 legioni, di romana memoria.

Ogni legione si componeva di tre coorti, a loro volta formate da tre centurie; ogni centuria era formata da tre manipoli ed ogni manipolo da tre squadre. Dopo alcune modifiche sostanziali all'ordinamento, susseguitesi tra 1929 ed il 1935, nel 1939 si tornava alla struttura di partenza.

Per quanto concerne gli ufficiali, vi erano quelli in servizio permanente effettivo, quelli inclusi nei cosiddetti quadri (non abitualmente in servizio, ma richiamabili) e quelli compresi nella riserva. Il sistema prevedeva la possibilità per gli ufficiali generali e superiori, nonché per i centurioni, di transitare a domanda, dalle altre Forze Armate alla Milizia. Il Comando generale, delegato per legge, provvedeva alla nomina degli ufficiali.

Reparti della MVSN in piazza Siena a Roma passati in rivista dal Duce in occasione del decennale della Marcia su Roma 1933

Il servizio svolto dai miliziani della MVSN fino al grado di caposquadra (che corrisponde grosso modo a quello di sergente) non era di carattere continuativo, ma si basava su delle chiamate periodiche, in genere in vista di particolari eventi o per ragioni addestrative. La mobilitazione generale era di esclusiva competenza di Mussolini. Con l'arruolamento, diveniva obbligatoria l'iscrizione al Partito Nazionale Fascista e l'adozione del saluto romano. L'organizzazione di tale corpo, oltre ad avere una propria progressione di carriera (succedeva ad esempio che il gerarca Achille Starace fosse contemporaneamente generale della Milizia e colonnello del Regio Esercito), non poteva prescindere da una propria struttura amministrativa e sanitaria; idem per quanto concerne i cappellani militari.

Organizzazioni giovanili della Milizia[modifica | modifica sorgente]

Le specialità della Milizia ordinaria[modifica | modifica sorgente]

In seno alla Milizia ordinaria erano altresì presenti:

Mussolini decora militi verosimilmente appartenenti a Battaglioni M

Le Milizie speciali[modifica | modifica sorgente]

A fianco della Milizia strictu sensu erano presenti le seguenti Milizie speciali:

Reparto stampa della Milizia[modifica | modifica sorgente]

Anche la Milizia era dotata di un Ufficio centrale stampa e propaganda con sede presso il comando generale della Milizia. Del comando di questo ufficio fu incaricato il luogotenente generale Auro d'Alba che la strutturò in quattro sezioni:

  • Ufficio stampa interna ed estera;
  • Ufficio propaganda;
  • Ufficio storico;
  • Gabinetto cine-fotografico.

L'Ufficio stampa provvedeva alla regolare pubblicazione del quindicinale Foglio d'Ordini che funzionava da notiziario divulgativo sull'attività della Milizia e del periodico settimanale Milizia Fascista. Vennero create anche delle biblioteche di legioni che erano sotto il diretto controllo dell'Ufficio stampa e propaganda. L'Ufficio storico provvide alla compilazione degli albi d'oro dei caduti e dei decorati, con 367 nominativi il primo volume e con 333 nominativi il secondo volume. Il gabinetto cine-fotografico comprendeva una biblioteca, una emeroteca e una fototeca.

Uniforme, equipaggiamento e distintivi[modifica | modifica sorgente]

I militari erano responsabili della custodia dell'uniforme, del tutto identica a quella del Regio Esercito. Gli elementi distintivi erano il fez nero, la camicia nera con cravatta nera, le fiamme nere a due punte sul bavero in luogo delle mostrine ed i fasci littori al posto delle stellette[5]. L'armamento in dotazione, custodito presso le armerie delle caserme della MVSN, era distribuito ai miliziani al momento della chiamata e riconsegnato al termine della stessa.

Corrispondenza tra i gradi[modifica | modifica sorgente]

Bandiera di rappresentanza per il capo di stato maggiore della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale

Ufficiali[modifica | modifica sorgente]

Regio Esercito MVSN Distintivo
nessun grado equivalente caporale d'onore
generale d'armata comandante generale MVSN-Comandante generale.jpg
generale di corpo d'armata luogotenente generale capo manipolo MVSN-Luogotenente generale capo di manipolo.jpg
generale di divisione luogotenente generale MVSN-Luogotenente generale.jpg
generale di brigata console generale MVSN-Console generale.jpg
colonnello console Fascist Rank Consul 2.jpg
tenente colonnello primo seniore Fascist Rank First Senior 2.jpg
maggiore seniore Fascist Rank Senior 2.jpg
capitano centurione Fascist Rank Centurion 2.jpg
tenente capo manipolo Fascist Rank First Chief Maniple 2.jpg
sottotenente sotto capo manipolo Fascist Rank Second Chief Maniple 2.jpg

Sottufficiali e truppa[modifica | modifica sorgente]

Regio Esercito MVSN Distintivo
maresciallo maggiore primo aiutante MSVN-Primo aiutante.png
maresciallo capo aiutante capo MSVN-Aiutante capo.png
maresciallo ordinario aiutante MSVN-Aiutante.png
sergente maggiore primo capo squadra MSVN-Primo capo squadra.jpg
sergente capo squadra MSVN-Capo squadra.jpg
caporale maggiore vice capo squadra MSVN-Vice capo squadra.jpg
caporale camicia nera scelta MSVN-Camicia nera scelta.jpg
appuntato camicia nera
soldato legionario

L'impiego bellico[modifica | modifica sorgente]

Il primo scenario operativo della Milizia può essere considerato quello libico, nel settembre del 1923. Qui tre legioni prendevano parte agli scontri di Beni Ulid, El Regima, El Zuetina e Got el Sass. Il buon rendimento profuso dai reparti convinceva il governo a costituire due legioni stanziali sulla cosiddetta quarta sponda: una a Tripoli e l'altra a Bengasi.

Dopo aver giurato fedeltà a Vittorio Emanuele III, il 28 ottobre 1924, la Milizia si occupava prevalentemente della formazione militare delle giovani schiere e partecipava ad alcune operazioni di soccorso a favore di popolazioni colpite da calamità naturali (Valtellina, 1926). Nel 1928 lo Stato Maggiore dava impulso al processo di inquadramento della M.V.S.N. nelle grandi unità del Regio Esercito, mentre nel 1934 si rafforzava l'integrazione col predetto attraverso delle esercitazioni congiunte.

Una Legione dell'MVSN schierata in Africa Orientale

Guerra d'Etiopia 1935-1936[modifica | modifica sorgente]

Il battesimo del fuoco giungeva nel 1935, durante la guerra d'Etiopia, dove la Milizia arrivava a dislocare sette divisioni e due gruppi di battaglioni, più alcuni reparti minori. La chiamata alle armi in occasione delle operazioni nel Corno d'Africa, iniziate il 3 ottobre del 1935, coinvolgeva circa 5.611 ufficiali e 162.390 camicie nere (secondo altre fonti circa 3.751 ufficiali e 112.000 militi). La campagna militare si concludeva sette mesi dopo con l'entrata ad Addis Abeba delle truppe italiane e con circa 1.290 caduti per la Milizia. Parte dei militi che avevano partecipato al conflitto rientravano quindi in Italia, altri invece rimanevano in loco con compiti di polizia coloniale.

Guerra di Spagna 1936-1939[modifica | modifica sorgente]

Nel 1936 con l'inizio della guerra civile spagnola, si costituiva il Corpo truppe volontarie italiane, inviato in appoggio alle forze del generale Francisco Franco. Di tale contingente, circa 20.000 unità erano militi inquadrati su tre divisioni ("Dio lo vuole!", "Fiamme Nere" e "Penne Nere"), che nel 1937 saranno ridotte a due divisioni e successivamente ad una, a cui se ne affiancherà un'altra fornita dal Regio Esercito (4ª Divisione fanteria "Littorio"). Nel 1938 anche l'ultima divisione della Milizia veniva smobilitata; permanevano invece sul territorio spagnolo alcune unità minori di camicie nere. I volontari della Milizia furono protagonisti nella conquista di Malaga e Bilbao ed ancora nelle battaglie dell'Ebro e di Santander, nonché a Guadalajara, Tortosa e Levante, per poi entrare a Madrid assieme ai nazionalisti di Francisco Franco. La guerra civile spagnola si concludeva il 1º aprile 1939; la Milizia annoverava tra i suoi caduti circa 3.298 persone.

Spedizione in Albania[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Occupazione italiana dell'Albania (1939-1943).

Nel 1939 sei battaglioni della Milizia partecipavano all'Occupazione italiana del Regno di Albania. Nello stesso anno era costituita l'omologa milizia albanese, retta da ufficiali italiani ed albanesi, che in seguito sarà impiegata sul fronte greco.

La MVSN nella seconda guerra mondiale 1940-1943[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglioni M.

All'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940, venivano mobilitati circa 220 battaglioni (seguiti poi da altri 81 battaglioni costieri, 51 territoriali e 29 compagnie costiere) della MVSN, nelle varie specialità, ed impiegati su tutti i fronti inquadrati in quattro divisioni: la 1ª Divisione CC.NN. "23 marzo", la 2ª Divisione CC.NN. "28 ottobre", la 3ª Divisione CC.NN. "21 aprile" e la 4ª Divisione CC.NN. "3 gennaio".Tutte le 4 grandi unità al momento della dichiarazione di guerra erano stanziate in Africa Settentrionale. La 1ª la 2ª e la 4ª presero parte alla prima fase della guerra in Libia mentre la 3ª venne smenbrata e i suoi reparti servirono per completare le altre 3 grandi unità.

Di tale novero, circa 85.000 uomini erano in forza alla Milizia Artiglieria Contro Aerei, inquadrati in 22 legioni. La Milizia Artiglieria Marittima, subordinata alla Regia Marina, si articolava invece su 10 legioni; gli organici erano di eterogenea provenienza: in genere ufficiali artiglieri in congedo ed individui esenti dagli obblighi militari.

In base alla struttura organizzativa prebellica, la Milizia doveva mobilitare una Legione d'assalto da aggregare a ciascuna divisione di fanteria ordinaria del Regio Esercito (quindi escluse le divisioni motorizzate, autotrasportabili ed alpine). Ciascuna legione d'assalto era costituita da 2 battaglioni d'assalto (mobilitati ciascuno da una diversa legione territoriale) e da una compagnia mitraglieri. A causa del numero insufficiente di battaglioni d'assalto disponibili per carenze di organico, addestrative e di equipaggiamenti all'inizio della guerra la maggioranza delle divisioni di fanteria del Regio Esercito avevano tuttavia un solo battaglione di Camicie Nere, ed alle volte neppure quello, mancanza che venne comunque colmata nel corso del conflitto.

La Milizia mobilitò inoltre quattro divisioni composte interamente da Camicie Nere (eccetto artiglierie e servizi, forniti dal Regio Esercito) per la Libia, ma una di queste venne sbandata prima dell'inizio delle operazioni per rinforzare le altre tre. Successivamente la Milizia mobilitò diversi raggruppamenti (Grecia, Russia, Difesa del Territorio Nazionale), unità circa equivalenti ad una brigata di fanteria ed utilizzate prevalentemente come elementi della riserva di corpo d'armata o di armata.

Nell'ottobre 1941 nacquero anche i Battaglioni M, reparti d'elite formati dai battaglioni d'assalto e da montagna della Milizia che si erano particolarmente distinti in combattimento.

Nell'estate 1942 per la progettata invasione di Malta, (Operazione C3) fu creato un raggruppamento speciale da sbarco di Camicie nere con i seguenti reparti: XLII Battaglione CC.NN. da sbarco "Vicenza", XLIII Battaglione CC.NN. da sbarco "Belluno", L Battaglione CC.NN. da sbarco "Treviso", LX Battaglione CC.NN. da sbarco "Pola". Si addestrarono in Corsica, ma l'operazione fu bloccata nel novembre 1942.

Grecia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi campagna italiana di Grecia.

Dall'ottobre 1940 alla fine della campagna di Grecia nell'aprile del 1941, la M.V.S.N. impiegò in combattimento ben 56 battaglioni. Le perdite subite furono ingentissime se si considera che ben 27 battaglioni andarono persi e fra questi 7 vennero sciolti perché ridotti agli estremi. Alla fine della tremenda campagna i battaglioni che maggiormente si erano distinti vennero trasformati in battaglioni M che da allora costituirono il fior fiore dei reparti combattenti della M.V.S.N. Loro distintivo di onore erano le "M" rosse nella grafia di Mussolini traversate da fascetti dorati, indossate sulle mostrine nere. Nel loro inno essi si definiscono "battaglioni della morte creati per la vita"

I primi battaglioni a trasformarsi in "M" furono i battaglioni del raggruppamento del generale Galbiati e i 2 della Legione Leonessa che inquadrava militi provenienti dalle zone del bresciano. Successivamente il settore balcanico assorbirà lo sforzo di circa 144 battaglioni in compiti di guarnigione tra il 1941 ed il 1943.

Nordafrica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi campagna del Nordafrica.

In Nordafrica, le tre divisioni di camicie nere presenti subivano nel dicembre 1940 l'offensiva delle forze inglesi, che giungevano ad occupare la Cirenaica. Nell'ambito dell'operazione sopra citata tutte e tre furono distrutte in combattimento e non più ricostituite. Il X Battaglione d'Assalto "M" venne trasferito in Tunisia nel febbraio 1943 ed assegnato sulla linea difensiva del Mareth fino alla resa delle forze dell'Asse in Africa avvenuta nel maggio dello stesso anno.

Africa Orientale Italiana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Africa Orientale Italiana.

In Africa Orientale le forze della MVSN (circa trenta battaglioni) presero parte a tutte le fasi della campagna, dall'invasione italiana della Somalia britannica, alla battaglia di Cheren alla (battaglia di Gondar nel novembre del 1941). Alla data del 10 giugno del 1940 giorno della dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna, alla difesa dell Africa Orientale Italiana erano preposti 255.950 uomini così di cui 26.643 appartenevano alla M.V.S.N.

Fronte orientale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi reparti italiani al fronte orientale.

Undici battaglioni della Milizia parteciparono ai combattimenti sul fronte russo all'interno del CSIR prima e dell'ARMIR dopo. Le offensive sovietiche condotte sul fronte orientale nel corso del 1942 vedevano la distruzione di gran parte di questo contingente (rimanevano sul campo circa il 90% dei comandanti di battaglione, il 70% degli ufficiali ed il 55% dei militi).

Difesa del Territorio nazionale[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate stesso anno, alcuni battaglioni d'assalto e costieri della M.V.S.N. partecipavano alla difesa delle coste siciliane dallo sbarco alleato.

Nel maggio del 1943 nasceva la 1ª Divisione corazzata CC.NN. "M", composta da circa 5.700 uomini e costituita su una ossatura di veterani del fronte greco e russo integrati da giovani volontari. In base ad un accordo diretto tra il Comando generale della Milizia e le SS, i tedeschi fornirono il materiale pesante, ossia 36 mezzi corazzati (carri armati Panzer IV modello 'G' e Panzer III modello 'N' e cannoni d'assalto StuG III) e 18 cannoni Flak 36 da 88 mm). Dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943) la divisione passò sotto il controllo del Regio Esercito, venne epurata dai suoi elementi più marcatamente fascisti e fu ribattezzata 136ª Divisione corazzata "Centauro II". Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 venne disarmata dai tedeschi che si riappropriarono dei suoi equipaggiamenti pesanti.

Le divisioni[modifica | modifica sorgente]

Comandanti Generali della Milizia[modifica | modifica sorgente]

Capi di Stato Maggiore della Milizia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Asserisce Renzo De Felice che Mussolini voleva farne sempre più un corpo militare, fascista sì, ma alle dipendenze del governo e non del partito. in Mussolini il fascista - La conquista del potere, Einaudi, 1995, pagg. 541 sgg. Il fatto che sia stata istituita per decreto, quindi all'interno del regime di "pieni poteri" per il riordino della Pubblica Amministrazione (Legge 1601 del 3 dicembre 1922), avvalora questa ipotesi.
  2. ^ Renzo De Felice, Mussolini il fascista - La conquista del potere cit., pagg. 431-32.
  3. ^ Art. 1 comma 1 R.D.L. 6 dicembre 1943 n. 16-B
  4. ^ Art. 2 comma 1 R.D.L. 6 dicembre 1943 n. 16-B
  5. ^ Regolamento uniformi MVSN 1935.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Attilio Teruzzi. La Milizia delle Camicie Nere. Milano, Mondadori, 1939.
  • Pietro Cappellari, La Guardia della Rivoluzione. La Milizia fascista nel 1943: crisi militare - 25 Luglio - 8 Settembre - Repubblica Sociale, Herald Editore, Roma 2012
  • Luigi Salvatorelli; Giovanni Mira. Storia d'Italia nel periodo fascista. Milano, Einaudi, 1964.
  • Renzo De Felice Intervista sul fascismo, (a cura di Michael A. Ledeen). Bari, Laterza, 1975.
  • Lucas-G. De Vecchi. Storia delle unità combattenti della M.V.S.N. 1923-1943. Roma, Giovanni Volpe Editore, 1976.
  • Indro Montanelli. L'Italia in camicia nera. Milano, Rizzoli, 1976.
  • Ricciotti Lazzero. Il Partito Nazionale Fascista. Milano, Rizzoli, 1985.
  • Lucio Ceva. Storia delle Forze Armate in Italia. Torino, UTET Libreria, 1999.
  • Giorgio Vecchiato, Con romana volontà. Marsilio, 2005
  • Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, 2002
  • Carlo Rastrelli, Un esercito in camicia nera, Storia Militare n.129 giugno 2004

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]