Guadalajara (Spagna)

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Guadalajara
comune
Guadalajara – Bandiera
Guadalajara – Veduta
Localizzazione
Stato Spagna Spagna
Comunità autonoma Bandera Castilla-La Mancha.svg Castiglia-La Mancia
Provincia Flag Guadalajara Province.svg Guadalajara
Amministrazione
Alcalde Antonio Román Jasanada (PP) dal 16 giugno 2007
Territorio
Coordinate 40°37′59″N 3°10′00″W / 40.633056°N 3.166667°W40.633056; -3.166667 (Guadalajara)Coordinate: 40°37′59″N 3°10′00″W / 40.633056°N 3.166667°W40.633056; -3.166667 (Guadalajara)
Altitudine 708 m s.l.m.
Superficie 235,51 km²
Abitanti 84 453 (2011)
Densità 358,6 ab./km²
Comuni confinanti Aldeanueva de Guadalajara, Aranzueque, Atanzón, Cabanillas del Campo, Centenera, Chiloeches, Ciruelas, Fontanar, Fuentelahiguera de Albatages, Galápagos, Horche, Loranca de Tajuña, Lupiana, Málaga del Fresno, Marchamalo, Pioz, Pozo de Guadalajara, Torija, Tórtola de Henares, Valdarachas, Valdeavellano, Valdeaveruelo, Valfermoso de Tajuña, Yebes, Yunquera de Henares
Altre informazioni
Cod. postale 19001-19005
Prefisso (+34) 949
Fuso orario UTC+1
Targa GU
Cartografia
Mappa di localizzazione: Spagna
Guadalajara
Sito istituzionale

Guadalajara è una città spagnola di 84.453 abitanti (2011), capoluogo dell'omonima provincia, situata nella comunità autonoma di Castiglia-La Mancia. Guadalajara si trova nel centro della penisola Ibérica, nella valle del fiume Henares, affluente del fiume Jarama, a sua volta del Tajo. Economicamente, si trova nell'area industriale del Corredor del Henares, nella parte orientale del area metropolitana di Madrid.

È sede vescovile assieme a Sigüenza.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Di origine iberica (iberi vasconi), possibilmente in origine ebbe il nome di Arriaca. Arriaca si traduce come "fiume dei sassi" "camino dei sassi" in vascón.Un'altra origine è celtibera (celtiberi) dovuto agli assentamenti dei Carae o Caraca, descritti da Plutarco come delle cave di fianco al fiume Tagonio, posteriormente chiamato Henares.[ fu conquistata dai Romani e in seguito dagli Arabi. Nel 1085 il re Alfonso VI di Castiglia la riconquistò. Oggi è una città industriale molto attiva a non molta distanza da Madrid nella ondulata pianura della Castiglia Centrale sulla strada per Saragozza.

Fra i monumenti notevoli: il bel Palacio del Infantado del 1480 in stile isabellino fra gotico e rinascimento. La facciata è bugnata a punte di diamante e contiene il Museo de Bellas Artes e alcune chiese del centro storico: San Nicolás, San Ginés e la chiesa del Convento de la Piedad.

La battaglia di Guadalajara[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Guadalajara.

Presso questa località si svolse tra l'8 ed il 23 marzo 1937 una sanguinosa battaglia tra le forze italiane (alleate degli insorti nazionalisti) e i repubblicani, appoggiati dalle brigate internazionali e dai sovietici, che alla fine riuscirono a frustrare il piano nazionalista di puntare su Madrid, sebbene a prezzo di pesanti perdite. Le forze attaccanti erano costituite quasi esclusivamente dal Corpo Truppe Volontarie, italiani mandati da Mussolini a sostegno della ribellione franchista; circa 35 000 uomini distribuiti in quattro divisioni e reparti minori. Le truppe furono lanciate in un'unica colonna motorizzata sulla sola strada esistente allora, la cosiddetta 'Via de Francia' che collega Madrid e Saragozza. In questa maniera una sola divisione italiana poteva essere dispiegata come forza di attacco, una seconda si teneva pronta alle sue spalle per eventuale scavalcamento e le altre due venivano tenute in riserva (una di queste, inoltre, era in afflusso). Nel settore destro, invece, avanzava una divisione spagnola franchista, la ''Sòria.

Comandanti delle truppe inviate da Mussolini erano i generali Roatta, Gambara, Nuvoloni e Bergonzoli, con alle spalle la campagna d'Africa. Equipaggiamento ed armamento italiano erano inadeguati: le truppe erano dotate di uniformi estive in un clima ancora invernale, e le tankette CV35 a due posti dotate solo di mitragliatrice (detti Latas de Sardinas dagli stessi alleati franchisti) erano fortemente surclassate dai carri sovietici BT-5 e T-26B.

Le condizioni meteo furono, durante la maggior parte della battaglia, pessime, con pioggia, gelo e nevischio: ciò impedì anche il dispiegamento dell'artiglieria fascista (che diversamente avrebbe goduto di notevole superiorità numerica sui difensori) e la stessa copertura aerea alla colonna del CTV. Al contrario l'aviazione repubblicana poté intervenire con maggiore intensità e frequenza perché i campi d'aviazione nei pressi di Madrid avevano piste in asfalto e non in terra battuta.

Dai telegrammi del comando del CTV a Roma si evince come l'avanzata nelle prime fasi fu relativamente semplice, con perdite leggere e scarsa resistenza delle truppe repubblicane, in minoranza anche di 1 contro 10 nel settore di attacco. Nella notte fra il 9 e il 10 marzo la cittadina di Brihuega fu occupata dagli italiani catturando l'intero presidio repubblicano (comandante, 5 ufficiali, 130 uomini e 2 cannoni). Tuttavia la mancata realizzazione degli attacchi previsti sui settori di fronte nazionalisti (a sud-ovest di Madrid e soprattutto nel settore del fiume Jarama, la cui direttrice doveva coordinarsi con quella italiana convergendo su Alcalà de Henares) consentì così al comando repubblicano di far affluire forze fresche e ben equipaggiate dal settore della capitale. I difensori riuscirono a raccogliere quindi altri 15-20 000 uomini e soprattutto molte decine di carri armati sovietici. Già l'11 marzo i repubblicani potevano tentare delle puntate di contrattacco, ancorché senza successo. il giorno 12 le truppe repubblicane schieravano già una dozzina di brigate "internazionali" (fra cui il battaglione di fuoriusciti italiani "Garibaldi"). Il 13 finalmente le truppe spagnole sullo Jaraba iniziavano una timida avanzata, con soli 6 battaglioni sui 20 previsti, senza avanzare in profondità, tanto che complessivamente dal fronte dello Jaraba i repubblicani poterono distogliere 18-20 000 uomini, 8 carri, 3 squadroni di cavalleria e 30 pezzi d'artiglieria da destinare al contrattacco contro gli italiani.

L'avanzata italiana si fece così sempre più difficoltosa. In prima linea nei pressi di Brihuega vennero schierate due divisioni, contro circa 15 brigate internazionali e repubblicane. Il giorno 18, una profonda puntata di un battaglione carri sovietico sul fronte della divisione Dio lo vuole! provocò un improvviso cedimento del suo comandante, che ordinò all'unità un ripiegamento generale. Il panico si trasmise ai comandi superiori, che per tutta la giornata successiva ritennero necessaria una ritirata strategia. Il 20, tuttavia, in un'ispezione delle truppe schierate sulla linea di ripiegamento il comandante del CTV doveva constatare che non si era verificata alcuna rotta, ma le truppe erano arretrate con ordine ed erano nuovamente impiegabili, sebbene provate dalla stanchezza e dal freddo.

Nei giorni successivi altri attacchi repubblicani furono condotti contro le linee italiane, ma senza successo. La mancata realizzazione degli attacchi previsti dal piano originario per le truppe spagnole franchiste condusse il comando italiano a riconoscere l'impossibilità di procedere oltre avendo perduto il vantaggio numerico sui difensori, e quindi a dichiarare la fine dell'operazione e l'attestamento sulle posizioni conquistate (15–20 km in avanti rispetto a quelle di partenza), in attesa d'essere rilevati da truppe franchiste fresche per un periodo di riposo. La battaglia di Guadalajara era virtualmente conclusa con uno scacco per gli italiani.

La battuta d'arresto subita dal corpo italiano inviato da Mussolini ebbe una vastissima eco nel mondo, soprattutto dal punto di vista politico e venne considerata una "sconfitta", addirittura una "Waterloo", sebbene le truppe italiane fossero rimaste padrone del campo, su posizioni avanzate e avessero subito perdite inferiori a quelle repubblicane e internazionali. Hemingway dichiarò che "la battaglia di Brihuega avrà il suo posto nella storia militare fra le altre battaglie decisive del mondo". In realtà il valore dello scontro fu più propagandistico che strategico, e valse a sollevare il morale dei repubblicani nei mesi successivi.

L'inattività spagnola sugli altri fronti aveva frustrato la puntata italiana, e Franco approfittò per rimuovere alcuni dei comandanti nei settori di Madrid e dello Jarame. Il CTV riconobbe che molte delle difficoltà incontrate dipesero dalla scarsa qualità degli ufficiali inferiori e dei sottufficiali, spesso volontari di classi troppo anziane o poco preparati.

Al termine della battaglia, per gli italiani le perdite umane consistevano in 423 morti, 1.835 feriti e 396 dispersi. Le perdite materiali in tre carri L3 e sei aerei, oltre a numerosi automezzi mitragliati dall'aviazione repubblicana. Da parte dei rojos le perdite umane assommarono a circa 2.200 morti, 4.000 feriti, 363 prigionieri, oltre a 21 carri armati (tutti sovietici) e 15 aeroplani.

Sull'aria della nota canzonetta fascista "Faccetta Nera", molto diffusa tra i soldati di Mussolini, gli antifascisti spagnoli (ma anche i franchisti!) cantarono sul ritornello:

"Guadalajara no es Abisina!
porquè los rojos tiran las bombas de pinas,
los italianos se van, se van!
y de recuerdo un cadaver dejaràn!"

(Guadalajara non è l'Abissinia! perché i 'rossi' tirano bombe ananas (a mano, a frammentazione), gli italiani se ne vanno, se ne vanno! e per ricordo un cadavere lasceranno). Come sottotitola Olao Conforti nel saggio "Guadalajara", la battaglia fu per la futura Resistenza italiana, La "Prima Sconfitta del Fascismo".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Olao Conforti Guadalajara. La prima sconfitta del fascismo. Mursia, Milano ISBN 9788842526612

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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