Melilla

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Melilla
città autonoma
(ES) Ciudad Autónoma de Melilla
Melilla – Stemma Melilla – Bandiera
Melilla – Veduta
Dati amministrativi
Stato Spagna Spagna
Comunità autonoma Non presente
Provincia Non presente
Alcalde Juan José Imbroda (PP) dal 20/07/2000
Territorio
Coordinate 35°17′31.36″N 2°56′19.06″W / 35.292045°N 2.938628°W35.292045; -2.938628 (Melilla)Coordinate: 35°17′31.36″N 2°56′19.06″W / 35.292045°N 2.938628°W35.292045; -2.938628 (Melilla)
Superficie 12,3 km²
Abitanti 73 460 (2009)
Densità 5 972,36 ab./km²
Comuni confinanti Ben Ansar (MA-NAD), Farkhana (MA-NAD)
Altre informazioni
Cod. postale 52001
Prefisso +34 952
Fuso orario UTC+1
Targa ML
Nome abitanti Meligliense (Melillense)
Patrono Virgen della Victoria
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Spagna
Melilla
Sito istituzionale

Melilla (nome ufficiale spagnolo Ciudad Autónoma de Melilla, arabo: مليلية, Malīliya, in lingua berbera Mrič[senza fonte] o Tamlilt, "la bianca"; anticamente conosciuta dai romani come Rusadir; dai greci Ῥυσσάδειρον, Ryssadeiron) è una città autonoma spagnola situata sulla costa orientale del Marocco, nell'Africa del Nord. È un porto franco, e l'attività principale è la pesca. Altre fonti di entrata sono il commercio attraverso la frontiera (legale o di contrabbando) e le sovvenzioni spagnole e dell'Unione Europea.

Breve storia[modifica | modifica sorgente]

Melilla fu una colonia fenicia, con il nome di Rusadir. Nel 72 d.C. l'imperatore romano Vespasiano le concesse lo statuto di colonia e conobbe un periodo di splendore, arrivando a battere moneta. Nel 430 fu saccheggiata e occupata dai Vandali di Genserico dopo che questi ebbe attraversato lo Stretto di Gibilterra, per iniziare la conquista del Nordafrica. Liberata dal generale Belisario nel 534, tornò in orbita romano-orientale fino alla conquista islamica (fine del VII secolo). In epoca musulmana Melilla conobbe un periodo di decadenza. Nell'859 venne distrutta da un'incursione normanna. Nel 926 fu presa e fortificata dal califfo di Cordova Abd al-Rahman III. Successivamente passò sotto la sovranità delle differenti dinastie che governarono il Marocco, fra cui gli Almoravidi (nel 1080) e gli Almohadi (dopo il 1141).

Il 17 settembre 1497, la Spagna occupò la città, nel corso della Reconquista. Da allora il Marocco ha tentato ripetutamente di annettere Melilla. Tra il 9 dicembre 1774 e il 19 marzo 1775 la città fu sottoposta a un assedio durato 100 giorni ad opera del sultano Mohammed ben Abdallah, ma senza esito. Il governo marocchino reclama dal 1982 Melilla, insieme a Ceuta e ad alcune piccole isole spagnole prossime alla costa africana[1].

La città confina con i centri abitati marocchini di Beni Chiker, Ben Ansar e Bou Mahroud.

Melilla oggi[modifica | modifica sorgente]

Melilla ha un rappresentante al Congresso spagnolo e due al Senato. Ha ottenuto lo Statuto di Autonomia il 14 marzo 1995.

Lo standard ISO 3166-1 riserva la sigla EA per Melilla e Ceuta.

Solo le persone con discendenza marocchina parlano il berbero, per la precisione un dialetto della tarifit, la lingua del Rif. Nei dialetti del Rif di solito al suono l degli altri parlari berberi corrisponde un suono r, mentre al suono geminato, ll, corrisponde ğ o, in fine di parola, č. Da qui il nome Mrič per un antico Mlill, "la Bianca". La lingua ufficiale e più diffusa è tuttavia lo spagnolo, unica ad essere insegnata nelle scuole.

Il confine terrestre tra Melilla e l'entroterra marocchino è recintato e sorvegliato, allo scopo di contenere l'ingresso di immigranti nell'enclave che, in quanto territorio spagnolo, garantisce ulteriore libero accesso all'area europea delle nazioni aderenti al trattato di Schengen.

Mappa

Personaggi nati a Melilla[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ * François Papet-Périn, "La mer d'Alboran ou Le contentieux territorial hispano-marocain sur les deux bornes européennes de Ceuta et Melilla". Tome 1, 794 p., tome 2, 308 p., thèse de doctorat d'histoire contemporaine soutenue en 2012 à Paris 1-Sorbonne sous la direction de Pierre Vermeren.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Rézette, Les enclaves espagnoles au Maroc, Parigi 1976

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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