Bersaglieri

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Bersaglieri
Fre ftr ber.jpg
Fregio per basco adottato nel 1976
Descrizione generale
Attiva 18 giugno 1836 - oggi
Nazione Flag of Kingdom of Sardinia (1848).svg Regno di Sardegna
bandiera Regno d'Italia
Italia Italia
Alleanza NATO
Servizio Armata Sarda
Regio Esercito
Esercito Italiano
Ruolo alla costituzione: esploratori, fanteria leggera; oggi: fanteria pesante
Dimensione 6 reggimenti
Soprannome Fanti piumati
Colori cremisi
Anniversari 18 giugno (fondazione)
Decorazioni 12 medaglie d'oro
11 medaglie d'argento
28 medaglie di bronzo
9 croci di cavaliere dell'OMI
Comandanti
Comandanti degni di nota Alessandro La Marmora, fondatore del Corpo
Simboli
Fregio per cappello Orobers.GIF
Mostrine Image-Bersaglieri mostreggiatura right.svg Bersaglieri mostreggiatura left.svg

[senza fonte]

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I bersaglieri sono una specialità dell'Arma di fanteria dell'Esercito italiano. Ogni 18 giugno si festeggia l'anniversario della loro costituzione, avvenuta nel 1836. L'associazione d'arma di riferimento è l'Associazione nazionale bersaglieri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Corpo dei bersaglieri venne istituito, con regio brevetto del 18 giugno 1836, da Carlo Alberto di Savoia su proposta dell'allora capitano del Reggimento guardie[1] Alessandro La Marmora, e ricevette il battesimo del fuoco l'8 aprile 1848 nella battaglia di Goito[2] durante la prima guerra di indipendenza italiana.[3]

Il compito assegnato alla nuova specialità prevedeva le tipiche funzioni della fanteria leggera - esplorazione, primo contatto con il nemico e fiancheggiamento della fanteria di linea (senza però schierarsi e frammischiarsi con quest'ultima) - ma si caratterizzava, come nelle intenzioni del suo fondatore, per un'inedita velocità di esecuzione delle mansioni affidate ed una versatilità d'impiego che faceva dei suoi membri, ancorché appiedati, oltreché dei cacciatori, anche delle guide e dei guastatori ante litteram[4].

Lapide a Goito a ricordo della battaglia dell'8 aprile 1848

Dotato di ampia autonomia operativa, il corpo era formato da uomini addestrati alla corsa ed al tiro con moderni fucili a retrocarica[5] pronti ad agire, anche isolatamente, per impegnare di sorpresa l'avversario in azioni di disturbo col preciso intento di sconvolgerne i piani[6], organizzati in piccoli gruppi schierati in quadrato, però, i bersaglieri potevano essere impiegati anche in contrasto alla cavalleria per romperne la carica.

Le prime quattro compagnie che confluiranno poi nel I battaglione vennero formate, rispettivamente, nel luglio 1836 (1ª), nel gennaio 1837 (la 2ª), nel gennaio 1840 (la 3ª) e nel febbraio 1843 (la 4ª). Un secondo battaglione si formò il 23 aprile 1848 ed a cinque il 30 dicembre 1848, il 10 marzo 1849 gli furono aggiunti due battaglioni bersaglieri della divisione lombarda. Nell'aprile 1849 le truppe comandate da Alfonso La Marmora intervennero per sedare i moti nella città di Genova. Con il trascorrere degli anni aumentò il numero dei battaglioni: 10 nel 1852, 16 nel 1859, 27 nel 1867 e nel 1861, divenuti 36, vennero riuniti in sei comandi di reggimento con compiti amministrativi e disciplinari. Nel 1856 fu creata la carica di "ispettore del corpo dei bersaglieri", con le attribuzioni dei comandanti di brigata. Nel 1854 furono impegnati nella guerra di Crimea, prima "missione all'estero" di truppe italiane dove mori' lo stesso Alessandro La Marmora.

16 agosto 1855. Bersaglieri combattono a Cernaia
4 giugno 1859. Bersaglieri combattono a Magenta nel 1859
20 settembre 1870. Il maggiore Giacomo Pagliari, comandante del 34º Bersaglieri colpito a morte durante la presa di Porta Pia

I bersaglieri vennero impiegati, dopo l'unificazione italiana, anche per contrastare il brigantaggio a sud. In questa occasione si dimostrarono un corpo particolarmente adatto specie per le impervietà del territorio dove vennero impiegati. Non mancarono episodi brutali che caratterizzarono alcune operazioni di pacificazione del regno messe in atto dal governo italiano. Episodi di questo genere furono particolarmente cruenti in Basilicata dove imperversava il famoso brigante Carmine Donatelli Crocco. Protagonisti della presa di Roma del 20 settembre 1870, i battaglioni persero l'autonomia operativa dal 1º gennaio 1871 e passarono alle dipendenze dei reggimenti, portati a dieci. Questi, dal 1882, passarono su quattro battaglioni ciascuno. Con l'ordinamento del 1910 presso ogni reggimento si formò un "battaglione ciclisti", soppresso poi nel marzo 1919. Durante la prima guerra mondiale (1915-1918) il corpo venne ordinato in 2 divisioni speciali, 7 brigate, 21 reggimenti e 5 battaglioni autonomi. Nel 1924 i 12 reggimenti rimasti vennero trasformati in ciclisti, organico che poi cambiò nel 1936.

Reparti di Bersaglieri parteciparono all’occupazione dell’Albania le cui operazioni durarono pochi giorni e, salvo qualche scontro, non ci furono grosse battaglie. Il corpo di spedizione era composto da 2 scaglioni, del primo facevano parte 12 battaglioni bersaglieri, 9 ciclisti, 1 motociclista, 1 autoportato ed 1 misto. I reparti bersaglieri che parteciparono all’occupazione dell’Albania erano così inquadrati:

  • Colonna Durazzo: comando del 2° reggimento;
  • Colonna S. Giovanni di Medua:comando del 9° reggimento;
  • Colonna di Valona: comando del 1º reggimento;
  • Colonna di Santi Quaranta:comando del 12º reggimento.

In tre giorni tutti gli obiettivi furono raggiunti. L’ultimo fu la città di Fieri che venne occupata alle ore 18 dell’8 aprile. Durante la seconda guerra mondiale i reggimenti bersaglieri erano inquadrati nelle divisioni corazzate, motorizzate e celeri, e combatterono su tutti i fronti. Si distinsero soprattutto sul fronte Africano sotto il comando del generale Rommel che grazie al loro intervento di schermaglia, riuscì ad ottenere una ritirata strategica in netta inferiorità numerica durante la Seconda battaglia di El Alamein, contro le truppe inglesi con minime perdite. Da questo evento la famosa citazione di Rommel:

"Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco"

Il 22 agosto la Germania diede inizio all'operazione Barbarossa, l'attacco all'Unione Sovietica, dando inizio alla più vasta operazione militare terrestre di tutti i tempi, che determino' qualche anno più tardi la sconfitta del Terzo Reich. Il nostro esercito inviò, 10 luglio 1941 un corpo di spedizione (C.S.l.R.) composto da 3 divisioni: Pasubio, Torino e Principe Amedeo Duca d’Aosta (celere). In quest'ultima divisione confluì il 3° reggimento bersaglieri, così composto: battaglioni XVIII, XX e XXV, 3 compagnie motociclisti (1^, 2^, 3^), 2 compagnie controcarro (172° e 173°) ed il 122° autoreparto. Nelle varie azioni i reparti vennero spostati alle dipendenze delle varie unità. Alla fine del 1941 il reggimento aveva perso la metà degli effettivi, così ne fu inviato uno nuovo, il 6°, reduce dalla Jugoslavia. Questo risultava composto da 3 battaglioni, il VI, XIII e XIX, 106ª compagnia motociclisti, 272^ cannoni e dal XIV autogruppo. La 17^ motociclisti e la 72^ cannoni, che appartenevano al 6°, erano in Africa Settentrionale mentre la 2^ motociclisti e la  172^ cannoni erano già in Russia con il 3º reggimento. Dall’Italia, per rinforzare il 3° giunse il 103º battaglione complementi bis con 600 uomini. Nell’estate del 1942 arrivò un nuovo battaglione, si trattava del LXVII reparto di bersaglieri corazzato su carri L6-40. Con 3 compagnie motociclisti, la 106°^/6°, la 2^/6° e la 3^/3° fu costituito il XLVII battaglione motociclisti. Il 9 luglio il C.S.I.R. diventò XXXV corpo d’armata inquadrato neIl’8ª armata Italiana. Verso la fine del dicembre 1942, il 3º reggimento venne praticamente distrutto in combattimento! Anche il 6°, a causa delle gravi perdite, fu ricostituito: comando, VI e XIX battaglione (con alcuni superstiti del 3°e altri reparti minori. Il reggimento tornò in Italia verso la fine di marzo deI 1943. Alcuni scampati dalla distruzione deI3° vennero riuniti Il 14 marzo presso il comando celere, a Sytnlcovo, per far parte di un nucleo provvisorio deI 3° comandato da un capitano che li riportò in Patria alla fine del marzo 1943.

Un contributo del corpo venne dato durante la guerra di liberazione italiana e nella Repubblica Sociale Italiana.

Per quanto riguarda i reparti che combatterono con il Regno del Sud occorre dividere le vicende tre parti. Iniziamo dalla prima con la creazione del 1º raggruppamento motorizzato del 28/9/1943. In questo reparto, forte di 5.000 uomini, venne inquadrato il LI battaglione bersaglieri d’istruzione allievi ufficiali di complemento. Ricordiamo che il raggruppamento motorizzato prende parte alla battaglia di Montelungo. Nel gennaio 1944 fu ricostituito il 4º reggimento bersaglieri su: compagnia comando, XXIX battaglione su 3 compagnie moschettieri, 1 accompagnamento ed 1 comando, XXXIII battaglione della stessa consistenza dell’altro. Il secondo periodo è quello del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) che dal 18/4/1944 sostituì il raggruppamento motorizzato. lI 4º reggimento fu ampliato (agosto ‘44) con l’aggiunta della 1ª compagnia motociclisti. Il terzo periodo inizia il 24 settembre con la creazione dei gruppi di combattimento che operarono fino all’8/5/1945. Il 4º reggimento venne sciolto, e fu formato il battaglione Goito inquadrato nel Legnano. Il battaglione era compostoda una compagnia comando, 5^, 6^ e 7^ compagnie bersaglieri e l'8ª compagnia armi d’accompagnamento. Poco prima della fine, a Brescia, cambiò nuovamente in LI battaglione con sede a Milano. Oltre a questi reparti, ci fu anche il 447º battaglione bersaglieri che assorbì anche i colleghi del battaglione DLVIII dislocato in Calabria, ma che non combatté alcuna battaglia.

Riguardo ai reparti che combatterono nelle file della Repubblica Sociale Italiana il primo reparto a costituirsi fu il 3° reggimento volontari si forma a Milano il 27/9/1943 con personale proveniente dal vecchio 3° reggimento. In pochi giorni si creò il comando, il reparto comando reggimentale, i battaglioni XVIII, XX, XXV e LI. I battaglioni erano formati da una compagnia Comando e da quattro compagnie bersaglieri. Il XX battaglione aveva due compagnie ciclisti e fungeva da battaglione allievi ufficiali. Agli inizi del ‘44 il reggimento prima doveva diventare 1° reggimento, poi il comando venne spostato in Germania per raggiungere la divisione bersaglieri Italia. I battaglioni che formavano il reggimento diventarono autonomi, cambiando la numerazione e lasciando la vecchia come riferimento.  I nuovi reparti erano: il I (LI), il Il (XX), il III (XXV) ed il IV (XVIII).

Dal 2 agosto si trovarono alle dipendenza dell’Armata Italiana Liguria. L’8° rgt bersaglieri, successivamente denominato Manara, venne costituito l’11 /9/1943 a Verona. Il primo reparto a formarsi e a raggiungere il fronte fu il 1º battaglione bersaglieri Mussolini che combatté dalla fine di ottobre del 1943 fino al 30 aprile del 1945 sulla frontiera orientale; era costituito su: comando, compagnia comando, 1ª compagnia guastatori, 2ª e 3ª compagnia mitraglieri, 4^’ compagnia mortai. La zona dioperazioni fu la zona della valle Boccia, la valle dell’lsonzo da Caporetto a Monfalcone. Tolmino, Piedicolle e Capivano. Questo reparto subì perdite gravissime. lI 28/4/1 945 ebbe l’ordine di riunirsi a Santa Lucia e da lì muovere insieme col 3° battaglione verso Cividale.

Durante il ripiegamento i reparti furono attaccati e praticamente distrutti. I pochi superstiti vennero deportati nel campo di concentramento di Borovnica, presso Lubiana, dove subirono le peggiori angherie, solo pochissimi nel 1946 riuscirono ad uscire da quel vero inferno. Altri reparti furono il 2° battaglione Mameli che operò sul fronte adriatico, in Garfagnana e si arrese nella zona di Parma. lI 3° battaglione Toti fu formato il 20/5/1944. La divisione bersaglieri Italia, fu costituita a Heuberg in Germania con volontari provenienti dai campi di concentramento (in tutto erano 14.000 uomini). Era dislocata a sud di Parma, combatté in Garfagnana e si sciolse il 28 aprile in vai di Taro. Per ultimo citiamo il battaglione bersaglieri Fulmine inquadrato nella X Mas, successivamente Decima divisione. Il reparto combatté sul fronte orientale, venne accerchiato a Tarnova della Selva, in territorio slavo, e fu liberato grazie all’azione di un altro reparto della Decima, la 1ª compagnia del battaglione guastatori alpini Valanga. Anche qui, come per il Mussolini, si ebbero molte perdite e i prigionieri trattati in maniera disumana, la loro unica colpa fu quella di essere italiani e di aver combattuto Per l’onore d’Italia!

Già nel 1946 avvenne la ricostruzione del 3º Reggimento cui fece seguito nel 1949 quella dell' che nel 1975 darà vita alla Brigata bersaglieri "Garibaldi". I bersaglieri a partire dagli anni'80 furono una delle specialità utilizzate in missioni militari italiane all'estero (Libano, Iraq, Afghanistan).

Decalogo di La Marmora[modifica | modifica wikitesto]

  1. Obbedienza
  2. Rispetto
  3. Conoscenza assoluta della propria arma
  4. Molto addestramento
  5. Ginnastica di ogni genere sino alla frenesia
  6. Cameratismo
  7. Sentimento della famiglia
  8. Rispetto alle leggi ed onore al capo dello Stato
  9. Onore alla Patria
  10. Fiducia in se stessi sino alla presunzione.
Monumento al bersagliere, Roma, piazza di Porta Pia (1936)

I simboli del corpo[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera fu adottata con regio decreto di Carlo Alberto dell'11 aprile 1848.

I bersaglieri, in quanto ordinati al livello massimo di battaglione, non avevano né potevano avere la bandiera, affidata soltanto ai reggimenti. Non la ebbero nemmeno alla fine del 1870 quando i loro battaglioni furono ordinati in Reggimenti. Si ritenne, forse, che essa con le sue dimensioni, impedisse all’alfiere di sfilare di corsa alla testa del reggimento. Quando, infatti, si giunse – il 19 ottobre 1920 – a consegnare anche ad essi il drappo tricolore, si ricorse al labaro col quale la corsa si effettuava agevolmente.

Il 7 giugno del 1938, infine, il labaro venne sostituito dalla bandiera nazionale, adottando un “formato ridotto” che offrisse meno resistenza al vento nella corsa. Con l'avvento della Repubblica, il “formato ridotto” lasciò il posto al “tipo unico”. L'alfiere dei bersaglieri, tuttavia, ha continuato a sostenerla in modo da farla sventolare in alto, visibile da lontano a tutto il reparto.

La fanfara[modifica | modifica wikitesto]

La fanfara dei bersaglieri in parata per la festa della Repubblica del 2007

La fanfara è nata con la prima compagnia di bersaglieri «…marciavano in testa dodici soldati colla carabina sulla spalla sinistra, tenendo nella destra corni da caccia con cui suonavano una marcia allegra, vivace e tale da far venire la voglia di correre anche agli sciancati…» (Quarenghi)

Era il 1º luglio 1836, la prima volta che i bersaglieri uscirono dalla caserma “Ceppi” in Torino, dove erano nati. I bersaglieri non possono eseguire una sfilata in mancanza della fanfara. Infatti l'atto costitutivo del 18 giugno 1836 stabiliva che per ogni compagnia vi fossero 13 trombette ed un caporale trombettiere. La riunione per l’addestramento musicale dei trombettieri delle varie compagnie diede origine alla fanfara di battaglione, che dopo pochi anni si formò come reparto a sé, mentre le compagnie continuarono a disporre di propri trombettieri.

Oggi è l'unica banda al mondo ad esibirsi a passo di corsa. L'uso deriverebbe, secondo la tradizione popolare, dall'ingresso in Roma, alla breccia di Porta Pia, che doveva effettuarsi a passo di carica, ma che invece divenne spontaneamente una corsa dei soldati.

Oltre alla fanfara della Brigata bersaglieri "Garibaldi", il 6º Reggimento bersaglieri, il 7º Reggimento bersaglieri e l'11º Reggimento bersaglieri hanno una propria fanfara.

L'inno[modifica | modifica wikitesto]

L'inno dei bersaglieri è stato composto nel 1860 dal giovanissimo ufficiale del bersaglieri Giulio Ricordi con testo del poeta Giuseppe Regaldi.[7] Nel 1862 Pietro Luigi Hertel ne fece una versione titolata "Flik Flok". L'arrangiamento attuale fu nel 1886 del maestro R. Cuconato come "Marcia dei Bersaglieri"[8].

L'uniforme[modifica | modifica wikitesto]

Il piumetto dei bersaglieri

Il piumetto o pennacchio[modifica | modifica wikitesto]

Il piumetto è composto di piume di gallo cedrone. ll cappello circolare ed ampio all'inizio veniva usato come protezione dal sole per l'occhio destro, quello che aveva il compito di mirare, e infatti quasi tutti i cacciatori dei vari eserciti, all'epoca della formazione del corpo, ricoprivano il berretto di penne e pennacchi.

Il cappello nero[modifica | modifica wikitesto]

Il cappello piumato, in gergo vaira, che si porta inclinato sul lato destro in modo da tagliare a metà il sopracciglio fino a coprire il lobo dell'orecchio, è l'emblema del Corpo ed il simbolo delle sue tradizioni. A riprova di tale affermazione si ricorda tradizionalmente l'episodio che vide protagonista il tenente colonnello Negrotto, Comandante del 23º Battaglione bersaglieri, che colpito a morte sul Mrzli (campo trincerato di Gorizia) nel 1915, durante la prima guerra mondiale, pose il suo cappello sulla punta della sciabola lanciandolo poi al di là del reticolato nemico gridando: «Bersaglieri, quella è la vostra Bandiera! Andate a prenderla!».

Il fregio[modifica | modifica wikitesto]

Il fregio

Il fregio è in metallo di colore oro: bomba da granatiere con fiamma a sette lingue, cornetta da cacciatore e due carabine intrecciate. La particolarità del trofeo è la fiamma la quale non sale dritta come per le altre armi, quella del bersagliere è inclinata e fuggente rappresentante della corsa dei bersaglieri .

il cordone verde servì a sostenere la fiaschetta della polvere da sparo (che cadeva sul fianco destro) fino a quando non entrò in dotazione la cartuccia completa. Servì anche per le trombette ed i corni. Attualmente viene indossata con l'uniforme da parata.

Il colore cremisi[modifica | modifica wikitesto]

Il colore cremisi comparve nelle mostreggiature e filettature della prima giubba di panno azzurro-nero della truppa, e nelle spalline, colletto, bande e manopole degli Ufficiali. Oggi è conservato nelle fiamme.

I guanti neri[modifica | modifica wikitesto]

I guanti neri vennero adottati, nel 1839, a soli tre anni dalla fondazione del Corpo a simboleggiare lo sprezzo della morte. La Marmora li volle neri perché quelli sperimentati nello stesso anno, blu scuro come la divisa, perdevano il colore. Inoltre all’epoca il guanto calzato era un segno di classe signorile. Gli Ufficiali ed i Sottufficiali dei Bersaglieri, in qualsiasi circostanza di tempo e di luogo e con qualsiasi uniforme nella quale ne sia prescritto l'uso, devono sempre indossare guanti neri di pelle.

Il fez[modifica | modifica wikitesto]

Fez da bersaglieri (solo VFP1 e VFP4)

Il fez ha la sua origine in Marocco, ma i bersaglieri lo incontrarono in Crimea (1855), dove gli Zuavi, reparti speciali del Corpo di spedizione francese, entusiasmati dal valore dei bersaglieri (battaglia della Cernaia), offrirono il loro copricapo, il fez, in segno di ammirazione. Prima, i bersaglieri portavano un “berrettino di maglia di cotone, che copriva le orecchie e poteva tenersi anche sotto il cappello”; di colore rosso aveva un fiocco turchino. Dopo il cappello piumato (chiamato vaira) il fez diventò, ed è tuttora, un elemento tipico del bersagliere. Il regolamento disciplina il trattamento del fez: non dev'essere riposto in tasca, né arrotolato in mano, né piegato sotto la spallina. La nappa azzurra (la "ricciolina") deve avere il cordoncino corto (massimo 30 cm) in modo da consentirgli di dondolare rapido da una spalla all'altra.

Il Basco nero[modifica | modifica wikitesto]

Nuovo basco nero in uso al Corpo dei Bersaglieri dal giugno 2011

Il 19 giugno 2011 a Torino, in occasione del 59º raduno nazionale del Corpo, è stato presentato un nuovo basco nero che prende il posto del tradizionale fez. Sotto il fregio dei bersaglieri, apposto sul lato sinistro del basco, vi è una sottopannatura quadrata di colore cremisi e, in corrispondenza di questa, un piumetto nero: entrambi elementi che ricordano la tradizionale iconografia del Corpo[9].

Consistenza attuale[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente è costituita una brigata, la 8ª Brigata bersaglieri "Garibaldi" che comprende due reggimenti bersaglieri, mentre altri 4 Rgt sono alle dipendenze di altre brigate dell'Esercito:

Le bandiere di guerra dei 6 Reggimenti attuali sono decorate di: 9 croci di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia, 12 Medaglie d'Oro, 11 d'Argento, 28 di Bronzo e 1 Croce di Guerra al Valore Militare, 1 Medaglia d'Oro, 3 d'Argento e 1 di Bronzo al Valore dell'Esercito, 1 Medaglia d'Argento a Valore Civile (oltre ad una Medaglia di Bronzo al Merito Civile, 1 Medaglia d'Argento di Benemerenza per il Terremoto del 1908 e 2 Attestati di Pubblica Benemerenza al Valore Civile, non presenti sulle Bandiere di Guerra).

Reparti non più esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Ritorno dei bersaglieri da una ricognizione (Silvestro Lega, 1861)

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oggi granatieri.
  2. ^ Durante la quale restò ferito lo stesso Alessandro La Marmora.
  3. ^ Un analogo corpo, quello dei "bersaglieri del Po", venne formato nel 1847 nello Stato Pontificio: ammutinatisi, combatterono attivamente durante la prima guerra d'indipendenza per essere poi sciolti nel 1849 con la caduta della Repubblica Romana; il termine "bersagliere" era stato precedentemente utilizzato anche da un corpo civico (guide) di Brescia nel 1805.
  4. ^ La fanteria sardo-piemontese dell'epoca contava già alcune compagnie di cacciatori che si formavano in una preesistente scuola detta dei bersaglieri, da cui il nome del corpo, ma il modello cui maggiormente si ispirò il La Marmora nel proporne l'istituzione, dopo aver lungamente viaggiato in Europa per studiare la riorganizzazione post-napoleonica dei principali eserciti, fu quello degli Chasseurs des Alpes francesi (da non confondersi con i Cacciatori delle Alpi).
  5. ^ Il primo "schioppo" in dotazione ai bersaglieri era stato progettato dallo stesso La Marmora con l'aiuto del fratello Alfonso e poteva sparare sino a sette colpi in due minuti, ma venne presto sostituito da un'arma più efficiente a canna rigata ad elica e a percussione modello Delvigne che con qualche lieve modifica diventerà successivamente la carabina modello 1844 su cui era possibile innestare una lunga sciabola-baionetta.
  6. ^ Così nella Proposizione per la formazione di una compagnia di bersaglieri e modello di uno schioppo per l'uso loro presentata da La Marmora a Carlo Alberto.
  7. ^ Scheda dettagliata &nbsp
  8. ^ Scheda di dettaglio
  9. ^ I bersaglieri dopo la festa mettono il basco - la Repubblica.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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