Enrico Toti

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« Quante volte di notte i nostri proiettori sono serviti unicamente per far luce ai nemici usciti per soccorrere i feriti e seppellire i morti; potevamo annientarli, eppure un senso di pietà ci spingeva ad aiutarli »
(Enrico Toti nelle lettere a casa del 1916)
Enrico Toti
Enrico Toti in trincea nel 1916
Enrico Toti in trincea nel 1916
Dati militari
Grado Civile
Guerre Prima guerra mondiale
Frase celebre "Io non muoio!"

[senza fonte]

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Enrico Toti (Roma, 20 agosto 1882Monfalcone, 6 agosto 1916) è stato un ciclista, eroe italiano della prima guerra mondiale.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

Enrico Toti nacque e crebbe a San Giovanni, un quartiere popolare di Roma da Nicola Toti, ferroviere di Cassino, e da Semira Calabresi, di Palestrina. Nel 1897 all'età di quindici anni si imbarcò come mozzo sulla nave scuola Ettore Fieramosca, passando poi sulla nave corazzata Emanuele Filiberto e infine sull'incrociatore Coatit. Nel 1904 fu coinvolto in scontri sul Mar Rosso contro i pirati che infestavano il mare antistante la colonia italiana dell'Eritrea.
Congedatosi, nel 1905, Toti fu assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista. Il 27 marzo 1908, mentre lavorava alla lubrificazione di una locomotiva, che si era fermata nella stazione di Colleferro per effettuare l'aggancio a una doppia locomotiva e per fare rifornimento d'acqua, a causa dello spostamento delle locomotive, Toti scivolò rimanendo con la gamba sinistra incastrata e stritolata dagli ingranaggi. Subito portato in ospedale, l'arto gli fu amputato al livello del bacino.[1] Perso il lavoro, si dedicò a innumerevoli attività tra cui la realizzazione di alcune piccole invenzioni custodite a Roma, nel Museo storico dei bersaglieri. Nel 1911, pedalando in bicicletta con una gamba sola, raggiunse dapprima Parigi, quindi attraversò il Belgio, i Paesi Bassi e la Danimarca, fino a raggiungere la Finlandia e la Lapponia. Da lì attraversò la Russia e la Polonia, rientrando in Italia nel giugno 1912. Nel gennaio 1913 partì nuovamente in bicicletta, stavolta diretto verso il sud: da Alessandria d'Egitto raggiunse il confine con il Sudan dove le autorità inglesi, giudicando troppo pericoloso il percorso, gli imposero di concludere il viaggio e lo rimandarono al Cairo da dove fece ritorno in Italia.

La grande guerra[modifica | modifica sorgente]

Statua a Villa Borghese, Roma

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Enrico Toti presentò tre domande di arruolamento che furono respinte. Toti decise, nonostante tutto, di inforcare la bicicletta e di raggiungere il fronte presso Cervignano del Friuli. Qui fu accolto come civile volontario e adibito ai "servizi non attivi", privo, quindi, delle stellette militari. Una sera, però, fermato da una pattuglia di carabinieri a Monfalcone, fu obbligato a tornare alla vita civile. Nel gennaio 1916, anche grazie all'interessamento del Duca d'Aosta, riuscì ad essere destinato al Comando Tappa di Cervignano del Friuli, sempre come volontario civile. Destinato inizialmente alla brigata "Acqui", riuscì a farsi trasferire presso i bersaglieri ciclisti del terzo battaglione. In aprile i medesimi bersaglieri, presso i quali si era trovato a combattere, lo proclamarono uno di loro e lo stesso comandante, il maggiore Rizzini, gli consegnò l'elmetto piumato da bersagliere e le stellette.[2]

Nell'agosto 1916 cominciò la sesta battaglia dell'Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia. Il 6 agosto 1916, Enrico Toti, lanciatosi con il suo reparto all'attacco di Quota 85 a est di Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando: "Nun moro io!" (io non muoio!)[senza fonte], poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell'elmetto.

(Nei pressi di Quota 85, nel luogo in cui cadde eroicamente, a Sablici, sopra Monfalcone, in un bosco da cui si scorge il mare, si trova un cippo eretto in suo onore tra gli evidenti segni di vecchie trincee della Grande Guerra).

« "In pieno giorno superammo lo sbarramento nemico allo scoperto". Alle quindici circa del 6 agosto 1916 arrivammo a quota 85 (appena fuori Monfalcone, prima dell'Lisert, in località Sablici). Venne subito l'ordine d'avanzare ed Enrico era tra i primi. Aveva percorso 50 metri quando una prima pallottola lo raggiunse. M'avvicinai mentre eravamo entrambi allo scoperto. Non ne volle sapere di ripararsi. Continuava a gettare bombe, e per far questo si doveva alzare da terra. Fu così che si prese una seconda pallottola al petto. Pensai che fosse morto. Mi feci sotto tirandolo per una gamba ma questi scalciò. Improvvisamente si risollevò sul busto e afferrata la gruccia la scagliò verso il nemico. Una pallottola, questa volta l'ultima, lo colpì in fronte" »
(Ulderico Piferi)

Fu decorato con la medaglia d'oro al valor militare alla memoria, con motu proprio dal re in persona, non essendo immatricolato come militare a causa della sua inabilità, "perché ne sia tramandato il ricordo glorioso ed eroico alle generazioni future."

Le esequie[modifica | modifica sorgente]

La salma fu trasportata inizialmente a Monfalcone, poi il 24 maggio 1922, settimo anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia, venne trasportata a Roma dove ricevette solenni funerali. Durante e dopo la cerimonia, nel difficile clima politico e sociale del primo dopoguerra italiano, pochi mesi prima della presa del potere del fascismo [3], nei pressi di Porta San Lorenzo, vi furono sanguinosi scontri (alcuni colpi di arma da fuoco colpirono il feretro) tra comunisti ed anarchici da un lato e la Guardia regia[4] [5], seguiti da uno sciopero generale. Gli avvenimenti che, secondo un primo bilancio apparso sui quotidiani, provocarono un morto e venticinque feriti[4], furono oggetto, il giorno successivo, di accese polemiche in una seduta della Camera dei deputati[6].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Targa commemorativa di Enrico Toti (Roma)
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Volontario, quantunque privo della gamba sinistra, dopo aver reso importanti servizi nei fatti d'arme dell'aprile a quota 70 (est di Selz), il 6 agosto, nel combattimento che condusse all'occupazione di quota 85 (est di Monfalcone). Lanciavasi arditamente sulla trincea nemica, continuando a combattere con ardore, quantunque già due volte ferito. Colpito a morte da un terzo proiettile, con esaltazione eroica lanciava al nemico la gruccia e spirava baciando il piumetto, con stoicismo degno di quell'anima altamente italiana.[7]»
— Monfalcone, 6 agosto 1916.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

In sua memoria fu eretto un monumento in bronzo nei giardini del Pincio a Roma e un altro a Gorizia. Un altro monumento in bronzo gli è stato dedicato a Cassino, città d'origine dei genitori, nella piazza a lui intitolata. A lui furono intitolati il sommergibile italiano Enrico Toti, varato nel 1928, e il successivo sottomarino Enrico Toti, varato nel 1968. Nel giugno 1923 gli fu intitolata la XI Legione Ferroviaria Enrico Toti di Bari della Milizia ferroviaria. Molte vie, in tutta Italia, portano il suo nome.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enrico Toti: l'Eroe in bicicletta dal sito SuperEva.it. URL consultato il 14 settembre 2011
  2. ^ Giulio Bedeschi Enrico Toti l'eroe italiano articolo pubblicato su Storia Illustrata, Anno XV, n° 163, giugno 1971, Edizioni Arnoldo Mondadori "Finalmente un giorno gli uomini del 3º Battaglione bersaglieri ciclisti buttano all'aria le pastoie del regolamento e per attestargli un non differibile riconoscimento sul campo lo acclamano dei loro, il comandante del battaglione maggiore Rizzini lo accoglie nel reparto, consegna a Toti l'elmetto piumato, le stellette così a lungo desiderate e sognate."
  3. ^ Il 28 ottobre dello stesso anno si svolse la "marcia su Roma" e pochi giorni dopo, il 31 ottobre, si insediò il governo Mussolini.
  4. ^ a b Vedi l'articolo Trista sanguinosa mischia a Roma attorno alla salma di Enrico Toti pubblicato da La Stampa del 25 maggio 1922, p. 1, Archivio storico.
  5. ^ All'epilogo della marcia, con l'ingresso nella capitale delle squadre fasciste, in quello stesso quartiere, San Lorenzo, ove si erano svolti gli scontri più sanguinosi per i funerali di Toti, ci fu uno scambio di colpi di arma da fuoco con la popolazione che provocò una dozzina di morti. Vedi: Indro Montanelli, L'Italia in camicia nera, Milano, Rizzoli editore, 1977, p. 188.
  6. ^ Vedi l'articolo Rumorosa discussione alla Camera sul sanguinoso conflitto dopo il trasporto della salma di Enrico Toti al Cimitero di Roma pubblicato da La Stampa del 26 maggio 1922, p. 1, Archivio storico.
  7. ^ Medaglia d'oro al valor militare Toti Enrico, Quirinale. URL consultato il 21 luglio 2010.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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