Pincio

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Coordinate: 41°54′42″N 12°28′47″E / 41.91167, 12.47972

La salita da piazza del Popolo al Pincio

Il Pincio (o colle Pinciano, dal latino mons Pincius) è un colle di Roma. Il colle si trova a nord del Quirinale, e guarda sul Campo Marzio. Diverse ville e giardini occupano il colle, compresa Villa Borghese. Da piazzale Napoleone I, in cima al colle, c'è un ampio panorama su piazza del Popolo e su quello che è oggi il rione Prati ed era, fino alla fine dell'800, i Prati di Castello .

Indice

[modifica] Storia antica

San Pietro dalla terrazza del Pincio

Era al di fuori dei confini originali della città e non fa parte dei sette colli, tuttavia si trova all'interno delle mura costruite dall'imperatore Aureliano tra il 270 ed il 273. Faceva parte della VII regio augustea.

Molte famiglie importanti dell'Antica Roma avevano dimore e giardini (horti) sul Pincio nell'ultimo periodo repubblicano: tra i personaggi noti, vi avevano proprietà Scipione Emiliano e forse Pompeo. Sicura invece la presenza di possedimenti di Lucullo, gli Horti Lucullani, dove in seguito venne uccisa Messalina, la moglie di Claudio[1], costruiti grazie al bottino realizzato con la vittoria su Mitridate nel 63 a.C.. Vi si trovavano inoltre gli Horti Sallustiani, proprietà in origine dello storico Sallustio e in seguito unificati agli horti luculliani in un'unica proprietà detta in Pincis nell'era imperiale, gli Horti Pompeiani, e gli Horti Aciliorum, degli Acilii. Il colle era noto nell'antichita come il Collis Hortulorum (il colle dei giardini). Il nome attuale viene da una delle famiglie che l'occupò nel IV secolo, i Pincii:[2] la loro villa, con quella degli Anicii e degli Acilii, occupava la parte settentrionale della collina e un resto delle sostruzioni di queste residenze è il cosiddetto Muro Torto.

In epoca augustea la regio subì un'intensa urbanizzazione: qui Agrippa fece edificcare il Campus Agrippae (dedicato nel 7 a.C.), una villa e la sua tomba, mentre sua sorella Polla fece edificare la Porticus Vipsania. In prossimità di piazza Santi Apostoli si trovava la caserma della I coorte dei vigili e poco lontano era il mercato della carne suina, il Forum Suarium.

Alle pendici del colle c'era la tomba dei Domizi, in cui vennero sepolte le ceneri di Nerone.[3]

La fascia della VII regio lungo la via Lata nel corso del II secolo d.C. si trasformò in una zona intensamente edificata con abitazioni. Scavi occasionali in più punti hanno rinvenuto i resti di grandi edifici in mattoni a più piani (insulae), con porticati a pilastri lungo la strada dove si aprivano le botteghe. Tra questi edifici si doveva trovare il Catabulum, una sorta di sede delle "Poste Centrali", nei pressi della chiesa di San Marcello.

Anche nel III secolo l'attività edilizia fu intensa. Sotto Gordiano III abbiamo notizia dell'erezione di un portico lungo mille piedi (pari a cira 3 chilometri) alle pendici del Quirinale, anche se la mancanza di resti ha fatto mettere in dubbio la veridicità della fonte; qui inoltre Aureliano, a partire dal 273, innalzò il grande Tempio del Sole, tra via del Corso e piazza San Silvestro. Era circondato da portici e sotto uno di questi aveva sede la distribuzione gratuita di vino (vino fiscalia).

Nei Cataloghi regionari si ricorda nella regione VII anche un portico di Costantino, forse una parte del complesso delle vicine terme di Costantino, magari facente parte del distrutto recinto.

[modifica] Storia moderna

Piazza del Popolo dalla terrazza

Gian Lorenzo Bernini scolpì sulla Porta del Popolo, l’ingresso nord della città dove giungono pellegrini, mercanti, imperatori, artisti, il benvenuto alla Regina Cristina di Svezia, convertitasi al cattolicesimo e scesa a Roma: "Felici faustoque ingressu". La leggenda dei cronisti del tempo racconta che la Regina del Nord, il giorno del suo arrivo, il 20 settembre 1655, prima spianò il viso con la fronte corrugata, e poi sorrise.

Nel giugno 1816 fu approvato il progetto di piazza del Popolo di Giuseppe Valadier, che in otto anni costruì l'attuale piazza e il vasto giardino del colle del Pincio.

Nel parlare comune viene ancora detto "il Pincio" la parte di Villa Borghese all'interno delle Mura aureliane, dalla terrazza su piazza del Popolo a Villa Medici. Il Pincio è il primo giardino pubblico di Roma, voluto da Napoleone, e tra le passeggiate storiche è forse la più cara ai romani.

Mira dell'osservatorio e busto di Angelo Secchi alla Casina Valadier

La sistemazione odierna è dovuta, appunto, a Valadier che, su richiesta di Pio VII (il cui ritorno è festeggiato proprio con l'arco trionfale di piazza del Popolo), unì il colle più bello della città alla porta Flaminia e a piazza del Popolo in un unicum neoclassico, simmetrico: si è negli anni dell'influenza neoclassica napoleonica, anzi l'esercito francese è ancora a presidio della città eterna. Valadier studiò il delicato disegno dei due tornanti che salgono convergendo a metà della collina dal lato orientale della piazza verso la vasta terrazza panoramica dedicata a Napoleone I, con un viale in falsopiano, oggi viale Gabriele d'Annunzio, che sfiora i bassorilievi, la fontana, e poi i tre alti nicchioni fino alla terrazza panoramica; ideò pure la notevole quinta botanica, formata da palme e altre essenze sempreverdi, che guardano al di sopra delle rampe da piazza del Popolo fino a un incredibile panorama della Roma rinascimentale e vaticana. L'elemento urbano della piazza fu così collegato mirabilmente da Valadier mediante rampe e terrazze a quello paesistico dei giardini del Pincio. Valadier pose inoltre sul Pincio la sua residenza privata, la Casina Valadier, similmente al cassero della nave che Nelson comanda a Trafalgar. Purtroppo per lui morì prima di potervi alloggiare, e diventò così subito caffetteria pubblica e punto di contemplazione sulla città, come ancora oggi.

Idrocronometro di padre Embrìaco
l'Obelisco pinciano
il Quirinale dalla passeggiata del Pincio

Per i viali del Pincio sono collocati numerosi busti, voluti originariamente durante la Repubblica Romana. Il Triumvirato infatti, il 28 maggio 1849 stanziò 10000 lire per la creazione di alcuni busti in marmo di personaggi famosi della storia d'Italia. Ne vennero scolpiti 52, che finirono comunque nei magazzini comunali per essere rispolverati solo nel 1851, quando Pio IX li fece collocare ad ornamento del Pincio e della casina Valadier. Alcuni busti furono scartati in quanto considerati dal pontefice atei, eretici o rivoluzionari e nel 1857 il conte Luigi Antonelli decise che questi ultimi avrebbero dovuto essere cambiati in "aspetto e denominazione". Girolamo Savonarola, Caio Gracco, Pietro Colletta, Leopardi, Machiavelli, Giovanni dalle Bande Nere e Vittorio Alfieri diventarono quindi, rispettivamente, Guido d'Arezzo, Vitruvio, Plinio il Vecchio, Zeus, Archimede, Lorenzo il Magnifico e Vincenzo Monti[4]. Il numero dei busti aumentò nel tempo, e alla fine degli anni '60 i busti erano 228[5], periodicamente afflitti da epidemie di vandalismo che ne attaccano preferibilmente i nasi, le donne ritenute meritevoli di un busto sono solo 3: Vittoria Colonna, santa Caterina da Siena e Grazia Deledda.

Uno di questi busti ha una storia interessante: nel 1860 fu collocata al Pincio, vicino alla Casina Valadier, la "mira" dell'Osservatorio astronomico del Collegio Romano per la determinazione del meridiano di Roma, su richiesta del suo direttore, l'astronomo gesuita Angelo Secchi. Era, in origine, soltanto un segnale a scacchi poi perfezionato in colonna con un foro che permetteva di illuminarlo di notte. Nel 1878, alla morte del Secchi, il suo busto venne piazzato sulla colonna. Danneggiato nel 1960, fu ripristinato nel 2001 e fornisce ancora la mira (anche se non serve più)[6].

In un angolo in fondo c'è anche un monumento a Enrico Toti del 1922.

[modifica] Edifici e monumenti

[modifica] Monumenti antichi della VII regio

[modifica] Note

  1. ^ Tacito, Annales 11, 1; 32; 37.
  2. ^ Cassiodoro, Variae 3, 10.
  3. ^ Svetonio, Nero 50.
  4. ^ Giovanni Di Benedetto, Claudio Rendina, Storia di Roma moderna e contemporanea, Newton Compton Editori. ISBN 88-541-0201-6
  5. ^ fonte: Romaspqr.it
  6. ^ per l'Osservatorio e monsignor Secchi vedi [1]

[modifica] Collegamenti

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 È raggiungibile dalle stazioni: Flaminio - Piazza del Popolo e Spagna.

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